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VareseFansBasketNews

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Aumentano pure i consorziati per la Pallacanestro Varese che continua a raccogliere consensi fuori dal campo. In attesa che la squadra superi il momento critico in classifica, il novero dei nuovi partner della società di piazza Monte Grappa si arricchisce. Tra le new entries non ci sono soltanto i due nuovi temporary sponsor Nilox e GLS, che debutteranno sulla maglia biancorossa in occasione della trasferta a Trento (e ce n'è un altro in arrivo a partire dalla gara casalinga contro Roma, mentre è in pieno svolgimento una trattativa per un marchio di maglia definitivo). Ma anche un nuovo socio di Varese nel Cuore, a preludio di un altro gruppo di almeno cinque consorziati il cui ingresso nella proprietà condivisa del club dovrebbe essere ratificato nell'assemblea prevista per il 19 marzo. Ed è un socio in grado di dare grande spinta e risalto al consorzio: si tratta infatti della Tigros, la nota catena di supermercati da lungo tempo coinvolta nel mondo dello sport (prima come sponsor di Ivan Basso, attualmente partner della Unendo Yamamay Busto Arsizio e si parla pure di un possibile coinvolgimento nel Varese 1910).[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    L'incontro decisivo tra il presidente di Varese nel Cuore Alberto Castelli e Cecco Vescovi con l'amministratore delegato Paolo Orrigoni (foto Blitz in alto) risale ad una decina di giorni fa: ora l'accordo è stato formalizzato con la firma della lettera d'intenti. Dunque la Tigros può considerarsi a tutti gli effetti come uno dei 50 proprietari delle quote del club di piazza Monte Grappa, portando sin d'ora il suo contributo alla causa biancorossa.
    «Siamo orgogliosi dell'adesione di un'azienda tra le più rappresentative del panorama varesino - spiega Castelli -. L'auspicio è che l'ingresso di Orrigoni tra i soci possa essere uno stimolo per molti altri imprenditori del territorio desiderosi di prendere parte ad un progetto che vuole strutturarsi in maniera sempre più concreta».
    Evidente che il richiamo di un marchio prestigioso possa fungere da apripista per incrementare l'appeal del consorzio in questa fase 2 lanciata dopo lo sdoppiamento dei rispettivi CdA tra Varese nel Cuore e Pallacanestro Varese in occasione della nomina di Castelli alla guida del board dei proprietari. «Ma le due dirigenze sono molto unite e si confrontano costantemente su tanti aspetti: la cosa importante che ci dà sicurezza in questo momento difficile in termini di risultati sportivi è la coesione totale tra società e consorzio», conferma il presidente di Varese nel Cuore. Ed i risultati positivi della raccolta risorse tra sponsor e consorziati dimostra che al momento la società di piazza Monte Grappa sta muovendosi meglio negli aspetti extra-tecnici rispetto ai risultati sportivi. Vincente in tal senso la svolta legata al coinvolgimento diretto di imprenditori di lungo corso (lo stesso Castelli ed i suoi consiglieri, ma anche Monica Salvestrin e Massimo Cozzi tra i membri del CdA della Pallacanestro Varese) che hanno messo a disposizione le loro capacità manageriali.
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3]Varese non brilla sul parquet, ma continua a piacere agli sponsor. A dispetto di una classifica asfittica e di una situazione non certo brillante anche alla luce delle dimissioni di Cecco Vescovi, due nuove aziende sono pronti a legarsi alla società di piazza Monte Grappa. Oggi l’annuncio ufficiale dei “Temporary Sponsor” che a partire dal posticipo Tv di lunedì prossimo a Trento vedrà l’esordio dei marchi Nilox e General Logistic System (o GLS) sulle casacche biancorosse. La formula già utilizzata lo scorso anno per coprire a rotazione gli spazi bianchi sulla divisa (disponibili 7 “slot”, coperti solo 4 con il main sponsor Openjobmetis e i top Teva, Cimberio e Leroy Merlin, apparso dalla[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
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    trasferta di Cantù sui pantaloncini) prevede un totale di 3 partite sulla maglia. Segnale comunque positivo per due motivi: il primo è che il “brand” Pallacanestro Varese continua ad attrarre investitori nuovi (le due aziende in entrata sono novità assolute e non consorziati che fanno uno sforzo extra come accadeva lo scorso anno), anche se i risultati sportivi sono tutt’altro che entusiasmanti; il secondo è che la raccolta risorse prosegue a ciclo continuo, sia per la stagione corrente che in ottica futura. E proprio questo è l’aspetto che fa ben sperare la dirigenza biancorossa: pur nelle difficoltà attuali c’è comuque fermento di sponsor vecchi e nuovi e consorziati vecchi e nuovi per supportare la società di piazza Monte Grappa. «Nonostante il momento negativo sul campo evidentemente il progetto risulta comunque interessante per tante ragioni - conferma il presidente Stefano Coppa - A dispetto della situazione complicata c’è tanta gente che sta ribadendo la sua fiducia confermando egualmente la sua disponibilità a proseguire il cammino, non volendo legare la loro presenza ai soli risultati sportivi». Vale dunque il concetto già[/color][color=rgb(37,39,37)]
    espresso le scorse settimane sulle tempistiche anticipate di una programmazione finanziaria - e di pari passo quella tecnica - che Varese potrebbe essere in grado di “calibrare” in largo anticipo rispetto alle ultime due stagioni. Anche se non c’è dubbio che il mancato raggiungimento dei playoff - con i contratti degli sponsor che prevedevano premi importanti “a risultato” - non sarà un problema soltanto sul piano sportivo. Ma prima di[/color][color=rgb(37,39,37)]
    parlare di futuro, c’è un presente non certo brillante che prevede la salvezza come priorità assoluta: «Abbiamo seminato tanto quest’anno con un gran lavoro sul piano del marketing e l’opera preziosa del nuovo CdA del consorzio, e speriamo di raccogliere altri frutti - conferma Coppa - Però la salvezza è imprescindibile sotto ogni profilo, dunque faremo di tutto per invertire il trend negativo dell’ultimo periodo e raggiungere in fretta l’obiettivo minimo».[/color][color=rgb(37,39,37)]
    Giuseppe Sciascia[/color][/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Un dissidio vigoroso per incrinare un legame comunque complesso tra due persone agli antipodi per carattere e filosofia cestistica. La scintilla che avrebbe indotto Cecco Vescovi a chiudere la sua avventura dirigenziale in biancorosso ha radici lontane, così come le dimissioni irrevocabili costituiscono comunque un gesto di amore per Varese nel tentativo di ridare serenità a Gianmarco Pozzecco. Al di là delle singole scelte di mercato, la differenza di fondo nell'approccio sulle modalità di risolvere i problemi è stata subito evidente. Un personaggio come Vescovi, la cui storia da giocatore è stata improntata sulla cultura del lavoro in palestra, ha più volte evidenziato nei 7 anni della sua gestione che il ricorso al mercato dev'essere l'ultima ratio dopo aver provato di tutto per sistemare le criticità tecniche.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Al contrario coach Poz è decisamente più interventista, in particolare nei casi di difficoltà nel fare breccia a livello di rapporti: su tutti i casi Daniel e Deane, palesemente rientranti nell'identikit di «quel paio di giocatori che hanno fatto fatica sin dall'inizio perché non reagiscono alle difficoltà», come dichiarato nella conferenza stampa post Pistoia. Poi, però, complici gli incastri dei passaporti, il primo a partire non è stato il play bulgaro né il pivot (già sotto accusa dopo Trento); il sacrificato è stato invece Robinson, col quale l'allenatore aveva molto più feeling.
    Ma in una società che non ha un proprietario Paperone in grado di coprire gli extrabudget, dover fare di conto - come sa bene Vescovi dopo 4 anni da presidente - è una necessità che spesso diventa prioritaria rispetto alle esigenze tecniche alla base delle logiche di costruzione e di riparazione del roster: per questo il contratto pesante di Deane è un vincolo difficilissimo da superare. Se il coach non condivide (in parte) le scelte di mercato e il g.m. non condivide (sotto alcuni aspetti) il modo di lavorare in palestra dell'allenatore, difficile fare fronte comune come richiesto dai presidenti del club e del consorzio Coppa e Castelli.
    Dunque, Vescovi ha deciso di fare un passo indietro anche per liberare Pozzecco da una figura che sentiva probabilmente come ingombrante. E far ritrovare la serenità indispensabile ad un allenatore ultimamente frustrato dai risultati negativi a dispetto della smania di ricambiare l'amore incondizionato della città nei suoi confronti. Il coach vive a fior di pelle le sue emozioni e nelle ultime gare questo mix di tensione e negatività si è trasmesso anche alla squadra. L'addio di Cecco dovrà avere un effetto liberatorio su di lui, consentendogli di concentrarsi sulla necessità di lavorare in palestra per rigenerare il gruppo sul piano tecnico, fisico e mentale.
    Rotto il cerchio della negatività e con Kangur e Diawara tirati a lucido durante le due settimane di pausa, la squadra dovrà cambiare faccia: se non dovesse accadere, è fisiologico che dopo l'area tecnica anche la conduzione tecnica possa essere messa in discussione.
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3](G.S.) - Perfetta conoscenza dell'ambiente e della situazione, ed un carattere schietto e deciso che lo rende in grado di confrontarsi e supportare al meglio un altro uomo forte come Pozzecco. Massimo Ferraiuolo (foto Blitz) è la persona giusta al posto giusto per sopperire all'emergenza dell'area tecnica: dopo il terremoto successivo all'addio di Vescovi, nessuno più del barometro dell'ambiente in qualità di team manager è in grado di leggere le dinamiche interne in tutte le loro sfaccettature. Al contrario, inserire ora una figura esterna nel ruolo di g.m. avrebbe richiesto un periodo di adattamento che la società non può permettersi.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    La soluzione interna rende meno traumatica possibile nei confronti di squadra e coach il trapasso dirigenziale in atto. E conoscendo direttamente le situazioni è più facile capire dove intervenire e dove mediare per sbrogliare la matassa e aiutare il coach a riprendere in mano le redini dell'Openjobmetis. Nella sua esperienza da team manager, Ferraiuolo ha sempre saputo mantenere il giusto equilibrio nei confronti di tutte le componenti; dunque è stimato e rispettato all'interno ed all'esterno dello spogliatoio, e con la sensibilità da ex giocatore affinata in diverse stagioni da dirigente, ha saputo conquistarsi un capitale di credibilità spendibile anche nei rapporti con coach Poz. Poi a bocce ferme, o comunque a salvezza acquisita, ci sarà tempo per ragionare sul futuro. Partendo dal mansionario e non dal nome del dirigente che dovrà sostituire Vescovi: prima di decidere tra Tony Cappellari, Bruno Arrigoni o Bogdan Tanjevic - tre possibili e plausibili manager del 2015/2016, l'ultimo suggerito da coach Poz - è necessario stabilire se serve un dirigente dal profilo aziendale (come l'ex presidente biancorosso a metà anni '90), un super scout per il mercato (come l'ex vice di Gamba e Rusconi) o una figura a metà tra tecnica e strategia come l'ex Ct azzurro.
    Ma al momento la priorità è uscire dalla crisi e mantenere la serie A: attenendosi al principio niente mercato e tanto lavoro, oggi non serve un manager che scelga i giocatori ma una persona che conosca l'ambiente e sappia compiere le mosse giuste per rimettere tutto e tutti in sintonia...[/size][/font][/color]
     

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    Cecco Vescovi lascia la Pallacanestro Varese. Il dirigente biancorosso ha rassegnato le sue irrevocabili dimissioni dal ruolo di responsabile dell'area tecnica assunto lo scorso 30 giugno dopo aver lasciato la presidenza della società.
    [size=3][font=verdana]Un vero e proprio choc per tutti coloro che consideravano indissolubile il legame tra colui che è stato giocatore, allenatore, general manager e massimo dirigente del club di piazza Monte Grappa. Ma la lettera che nella giornata di mercoledì è stata inviata al CdA della Pallacanestro Varese - altro incarico dal quale Vescovi si è dimesso - non lasciava margini per un ripensamento: [/font][/size]
    [size=3][font=verdana]«L'ho pregato di recedere dal suo proposito prima che scrivesse la lettera ed ancora ieri ho provato a fargli cambiare idea ieri, ma evidentemente ha fatto quello che sentiva di dover fare» ha spiegato Stefano Coppa nella conferenza stampa in cui il presidente biancorosso (al suo fianco c'erano anche il vicepresidente Monica Salvestrin e il consigliere Massimo Cozzi) ha fatto il punto della situazione, spiegando anche le strategie future per ovviare alla perdita di quello che per molti era un punto di riferimento fondamentale a livello tecnico e societario. [/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Ma quali sono state le ragioni che hanno portato Vescovi a fare un passo indietro, e lasciare il ruolo dirigenziale che aveva assunto nel criticissimo gennaio 2008 (l'anno della retrocessione in LegAdue), riportando immediatamente la Cimberio nella massima serie e poi mettendo le basi per il salvataggio del club attraverso il passaggio di proprietà tra la famiglia Castiglioni ed il consorzio Varese nel Cuore del quale era stato imprescindibile collante? Di certo non è stata una risposta allo striscione esposto domenica dalla Curva Nord (Vescovi e Giofrè solo errori, ora dimissioni): «Posso assicurare che la decisione non è in alcun modo legata alle contestazioni durante la gara contro Venezia: se fatte in maniera civile fanno parte del gioco» assicura Coppa. [/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Meno civile l'aggressione verbale subita domenica dalla moglie all'uscita dal PalaWhirlpool; resta da chiedersi però perché le dimissioni non siano allora state immediate, ed anzi lo stesso Vescovi sembrava condividere la linea espressa su queste colonne dal presidente e dal suo pari ruolo del consorzio Alberto Castelli sulla necessità di compattarsi e fare quadrato. [/font][/size]
    [size=3][font=verdana]«Probabilmente in questi giorni ha ritenuto che questa soluzione non avrebbe sortito gli effetti che al momento servono, e in assoluta autonomia ha preso una scelta diversa: la sua volontà è stata quella di dare una forte scossa all'ambiente ed in effetti per noi è stato uno choc importante».[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Lecito a questo punto chiedersi, visto c'era sintonia con gli altri dirigenti, se ci siano stati problemi con Gianmarco Pozzecco: c'è anche chi parla di uno scambio di vedute tra coach e GM nella giornata di mercoledì, ma Coppa respinge questa lettura.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]«Sicuramente avranno avuto le loro discussioni tecniche, ma è lecito che nel momento in cui le cose non vanno come tutti speriamo possano esserci discussioni sulle strategie da adottare. Ma il messaggio che Cecco vuole mandare con spirito propositivo è questo: provo io a farmi da parte, per vedere se un terremoto del genere darà modo a tutti gli altri di fare di più per uscire da un momento di difficoltà». [/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Certo se Vescovi si sentiva d'ostacolo perché la società potesse conquistare i risultati sperati, per certi versi dunque il suo addio responsabilizzerà ulteriormente coach Poz che dovrà ridare serenità e stimoli giusti al gruppo biancorosso senza più il suo alter ego dirigenziale dell'area tecnica. [/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Al suo posto promozione sul campo per Max Ferraiuolo: «Il Cda ha deciso di sfruttare le risorse interne: abbiamo persone che vivono nel mondo del basket da anni» conferma Coppa. Almeno fino al 30 giugno l'attuale team manager assumerà gran parte delle competenze lasciate libere da Vescovi, mentre Mario Oioli gli subentrerà in diverse mansioni attuali. [/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Giuseppe Sciascia[/font][/size]

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Lavorare forte in palestra. Ridare fiducia e far ritrovare il sorriso al gruppo. Compattarsi attorno alla necessità di uscire dai guai. E dare un'identità ben definita alla squadra per le 11 partite che mancano alla fine della stagione 2014/2015. Ricette indispensabile per riavviare il motore di una Openjobmetis fiaccata da infortuni e problemi più mentali che tecnici dopo un avvio di stagione ricco di prospettive favorevoli. Il fattore chiave è quello di riportare al top della condizione Kristjan Kangur e Kuba Diawara, le architravi tecniche ed umane della squadra di inizio anno i cui infortuni di lungo termine sono alla base dei problemi passati ed attuali del team biancorosso.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Senza l'intelligenza cestistica del capitano e il mix di talento offensivo ed esuberanza agonistica del suo bomber, la Varese attuale ha un tasso tecnico di molto inferiore rispetto a quello di inizio stagione. E la pausa per la Coppa Italia dovrà servire a tirare a lucido i due giocatori che per esperienza, carisma e qualità dovranno guidare l'Openjobmetis fuori dalle secche. Detto che Eyenga doveva essere il sostituto di Okoye come aggiunta di sostanza dalla panchina ed invece gli è stato chiesto di surrogare prima Kangur e poi Diawara, e che il cambio Robinson-Maynor (al di là dell'azzardo su un giocatore mai visto in Europa e reduce da 10 mesi di stop) era stato fatto contando sulle capacità di attivatore di un giocatore che ha dovuto calarsi nella realtà di una squadra priva finora del suo attaccante migliore, a questo punto il mercato non può più essere la soluzione ai problemi che hanno minato l'impalcatura tecnica della squadra. Anche perché l'eccessivo interventismo genera sfiducia all'interno del gruppo. Chiudersi in palestra e lavorare forte e duro per recuperare la condizione degli acciaccati e migliorare gli aspetti tecnici che bisogna oliare dopo il cambio in regia è l'unica strada percorribile affinchè il gruppo torni a credere in sé stesso sulla base di certezze consolidate. Tocca a Gianmarco Pozzecco (foto Blitz) rappresentare il valore aggiunto per spezzare il circolo vizioso di sconfitte e negatività: inaccettabile per un tecnico che basa molto sull'empatia vedere una squadra spaurita e bloccata dalla tensione come quella vista contro Venezia. Dunque al lavoro in palestra bisognerà abbinare la sua la capacità innata di galvanizzatore per ritrovare serrenità e sorrisi. La stoffa dell'allenatore vero andrà dimostrata proprio in questa situazione critica, dovendo individuare i tasti giusti da schiacciare a livello mentale e tecnico per sbloccare il motore ingolfato dell'Openjobmetis. Fare quadrato ora è una necessità che tutte le componenti del puzzle biancorosso - società, allenatore e giocatori - non possono non condividere anche per amor proprio: al momento attuale non servono processi o revisionismi storici sulle scelte estive ed i correttivi successivi, ma soluzioni pratiche per uscire dalla crisi. O se ne esce uniti, o si affonda tutti insieme: nel qual caso nessuno sarà esente da critiche 
    Giuseppe Sciascia [/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3](G.S.) - Da fortezza Masnago a porte aperte al PalaWhirlpool. Fattore campo mai così poco incisivo in 69 anni di vita per la Pallacanestro Varese: solo due volte - all'esordio contro Cantù e il 14 dicembre contro Bologna - i biancorossi hanno festeggiato davanti al proprio pubblico. [/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Nelle altre sette gare sono stati gli ospiti a esultare: un record interno che è il peggiore in assoluto della serie A (la penultima della classe Pesaro e il fanalino di coda Caserta hanno vinto 3 partite su 10 davanti al pubblico amico). E che rappresenta il peggior dato di sempre nella storia del club: anche nell'anno della disgraziata retrocessione in LegAdue i biancorossi vinsero 7 gare casalinghe su 17 (41% di media contro il pessimo 22% attuale). Un trend non troppo dissimile da quello della stagione passata, nel quale è stato stabilito il digiuno più lungo (quasi 3 mesi - esattamente 87 giorni - tra il successo del 26 dicembre 2013 contro Bologna e quello del 23 marzo 2014 contro Pistoia). 
    Anche se poi nel finale di stagione la squadra di Bizzozi trovò le giuste alchimie interne per chiudere con un record di 8 vittorie e 7 sconfitte a Masnago, e veleggiare senza patemi verso la zona tranquillità. 
    L'Openjobmetis può ancora risparmiarsi questo record negativo se riuscirà a battere Roma nella prossima tappa casalinga dell'8 marzo (l'ultimo hurrà risale al 14 dicembre contro la Granarolo, superando l'Acea i giorni di digiuno sarebbero solo 83). 
    Ma è evidente come la strada dell'uscita dalla crisi sia legata a filo doppio alla capacità della squadra di coach Poz di tornare a considerare il fattore-campo di Masnago come un valore aggiunto. Anche perché nelle ultime 11 partite ce ne saranno 6 da giocare al PalaWhirlpool, compresi gli scontri diretti con le attuali rivali in chiave salvezza Caserta e Capo d'Orlando. 
    C'è un problema mentale legato ad una tensione eccessiva che condiziona i biancorossi in occasione delle gare casalinghe? Di certo nel secondo tempo del match contro Pesaro e domenica scorsa contro Venezia Kangur e soci sono parsi davvero contratti, commettendo errori elementari per insicurezza e frenesia. 
    Certamente pesano nella testa di tutti quelle due scellerate sconfitte nelle maratone con Reggio Emilia e Sassari, che con una gestione più oculata dei finali avrebbero potuto cambiare il corso della stagione biancorossa. 
    Ma oltre alla condizione ottimale di Kangur e Diawara, c'è da recuperare anche il peso specifico della spinta del PalaWhirlpool come valore aggiunto per evitare guai peggiori. Anche perché il pubblico ha sempre risposto con grande partecipazione, nonostante le sconfitte in serie collezionalte dalla squadra: le presenze viaggiano ad oltre 4.300 spettatori di media, e in tutte e 9 le gare si è superato il dato dei 4.000 paganti (ma nelle ultime due uscite sono andate in calando rispettivamente con 4.115 e 4.019 presenze). 
    Ma ora Varese è abbondantemente in credito con i suoi tifosi: non riuscire ad invertire il trend negativo a Masnago potrebbe riverberarsi non soltanto sulla classifica, ma anche sulla fiducia dei tifosi già minata dalle sconfitte in serie. E di conseguenza anche sulle casse del club. [/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Alberto Castelli sottoscrive l'appello all'unità di intenti lanciato su queste colonne da Stefano Coppa. Il presidente di Varese nel Cuore, ossia il gruppo dei 49 proprietari che possiedono la Pallacanestro Varese, ribadisce la sua fiducia nei confronti dell'attuale dirigenza di piazza Monte Grappa. [/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    «Da tifoso capisco l'insoddisfazione dell'ambiente, ma condivido pienamente l'appello di Coppa sulla necessità di fare quadrato e creare un clima di serenità attorno alla squadra. Non vedo alcuna necessità di dimissioni da parte sua oppure di Vescovi e Giofrè: il presidente dedica quasi interamente il suo tempo al club e ne ricava solo dei gran mal di pancia e, come gli ho confermato in più occasioni, gode della mia più totale stima. Allo stesso modo non condivido la richiesta di farsi da parte nei confronti dell'area tecnica, e molti presenti a Masnago domenica erano altrettanto contrari. Logico non essere contenti dei risultati attuali, ma angoscia e paure fanno solo male».
    La classifica deficitaria dell'Openjobmetis non blocca comunque il lavoro capillare di Castelli (foto Blitz in alto) e del suo CdA alla ricerca di nuovi soci: «L'impegno a coinvolgere nuove aziende c'è a prescindere dai risultati: abbiamo già risposte affermative che annunceremo a breve, a conferma che la passione conta più della situazione contingente. Ovvio che una classifica migliore sarebbe corroborante per tutti, ma per il lavoro che stiamo svolgendo la base societaria consortile non è legata strettamente alle vittorie sul campo».
    Dunque ci sono new-entries in vista dell'assemblea dei soci del prossimo mese, con l'obiettivo di rendere più forte il consorzio: «Una base societaria più ampia e di conseguenza più forte è basilare per garantire una programmazione nel tempo che aiuti ad ottenere risultati migliori; inoltre più persone ci sono e più è facile che si sviluppino nuove idee utili. Aumentare il numero dei soci è l'obiettivo prioritario per far crescere la società, alla quale siamo sempre vicini garantendo totale sostegno e fiducia. Proprio in questi giorni sto sentendo tutti i consorziati per far tesoro di tutte le loro esperienze ed in occasione dell'assemblea del 19 marzo mettere sul tavolo tutto quello che abbiamo recepito per provare a crescere».
    E Castelli confida che la pausa possa restituire l'asse portante Kangur-Diawara a pieno regime, invertendo un trend casalingo decisamente negativo e legato a filo doppio alla spirale negativa a livello mentale: «Il disfattismo nuoce a tutti, la ricetta è solo quella di affidarci al lavoro e cercare di porre rimedio agli errori. La squadra delle prime 4 giornate sembrava in grado di fare molto bene, poi qualcosa è cambiato e di certo hanno pesato tantissimo gli infortuni. Ora è basilare recuperare Kangur e Diawara, i cardini del sistema sia sul piano tecnico che mentale. Ci sono problemi evidenti sul piano mentale, il rendimento casalingo è sintomatico della tensione che attanaglia la squadra: questa situazione ribalta paradossalmente il vantaggio di giocare davanti al proprio pubblico. Anche se Varese dimostra di essere comunque una grande piazza portando stabilmente oltre 4mila spettatori a Masnago a dispetto di una classifica deficitaria». 
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]«La caccia al colpevole non serve a nulla, anche perché è evidente come, in situazioni come questa, le responsabilità siano di tutti: quello che serve adesso è lavorare ancora di più, tutti insieme, per trovare il modo di risollevarci». È il pensiero comune di Stefano Coppa e Cecco Vescovi. Il giorno dopo l'ennesimo esame casalingo fallito, la dirigenza biancorossa si esprime compatta nel ribadire come solo attraverso il gioco di squadra - da intendersi come concetto esteso - si possano trovare le forze per scacciare la crisi e le conseguenti paure. [/size][/font][/color]
    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3][b]Attacco vergognoso [/b][/size][/font][/color]
    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Non è bastata l'apparente serenità della vigilia, non è bastato aggiungere Jefferson eliminando Daniel, non è bastato stimolare il gruppo col rientro anticipato di Diawara: la Reyer Venezia di Recalcati ha messo ancora una volta a nudo tutti i guai di questa Openjobmetis. «La squadra è apparsa in grande difficoltà, soprattutto nel secondo tempo - analizza il presidente - Dobbiamo accantonare ogni discorso riguardo all'obiettivo playoff e pensare a ritrovare quelle dinamiche di gioco corale che evidentemente, in questo momento, non ci sono, soffocate dalla paura e da una mancanza evidente di serenità». La delusione cocente del pubblico di Masnago è sfociata in una contestazione piuttosto accesa, a fine partita, con tanto di striscione accusatorio, da parte della Curva, nei confronti della dirigenza (è arrivata anche l'ennesima ammenda stagionale, di 2.200 euro, stavolta per insulti alla terna arbitrale). «Sono reazioni che fanno parte del gioco e che ci possono anche stare -afferma Vescovi, direttamente chiamato in causa - Io tiro dritto per la mia strada e vado avanti a lavorare, però voglio sottolineare come non sia invece accettabile quanto accaduto domenica sera all'uscita dal PalaWhirlpool, ovvero l'aggressione verbale ai danni di mia moglie». Mai un fatto sportivo dovrebbe degenerare nell'attacco personale e violento, peraltro rivolto, nel caso specifico, a un soggetto estraneo a qualunque coinvolgimento diretto: la rabbia di Vescovi per l'accaduto è notevole e il giudizio nei confronti del responsabile non è tenero. «Quello che dobbiamo fare -dice Cecco - è cercare in tutti i modi di aiutare i giocatori a ritrovare quell'identità e quel carattere che abbiamo perso per strada, per tante ragioni: dalla sfortuna, ai cambi effettuati, agli equilibri che sono venuti a mancare». Coppa e Vescovi, insomma, tracciano la stessa linea. [/size][/font][/color]
    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3][b]Traguardo sfumato [/b][/size][/font][/color]
    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]«Pensiamo tutti quanti a fare il bene della società, mettendo in secondo piano gli aspetti personali, e poi solo a maggio tireremo le conclusioni, cercando di capire come evitare infuturo gli stessi errori» afferma il presidente. «Dobbiamo sfruttare al massimo le due settimane di lavoro che ora ci attendono, tenendo ben presente come sia possibile salvarci solo tutti insieme, perché siamo tutti quanti sulla stessa barca» aggiunge il general manager. Dal mercato, che finora non ha dato le soddisfazioni sperate sul fronte Maynor («ma il suo innesto è stato penalizzato dall'immediato stop di Diawara», dice Vescovi), regalando però a Varese un Jefferson promettente («è stato il migliore, domenica, fra i nostri» sottolinea Coppa), è difficile che possano arrivare clamorose sorprese, a parte l'ormai imminente uscita di Okoye. «Se sarà possibile faremo ancora qualcosa, ma le risorse sono limitate e non è il momento di parlare di queste cose» afferma il gm. «Ragioneremo anche su questo, ma il traguardo playoff che sfuma e il calo di pubblico già registrato domenica di certo non ci danno una mano alla voce risorse» conclude il presidente Coppa.[/size][/font][/color]

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