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VareseFansBasketNews

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]La campanella è suonata, la ricreazione è finita: da oggi tutti in aula. Attilio Caja arriva con una mission ben precisa: quella di ridare un'identità ben definita ad una squadra che al momento è in palese difficoltà tecnica e mentale.[/size][/font][/color]

    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Per sostituire il Poz, Varese non poteva scegliere un tecnico più diverso per carattere, formazione, metodologia di allenamento e filosofia di gioco come il veteranissimo allenatore cresciuto a Pavia alla scuola di Tonino Zorzi. Lunghissimo il curriclum di un tecnico che ha oltre 20 anni di esperienza sulle panchine della serie A: partendo dalla nativa città lombarda (dove allenò anche Massimo Ferraiuolo, che ritroverà a Varese come GM pro tempore), Caja ha scritto le pagine migliori della sua carriera a Roma (dal 1995 al 2001 con la parentesi di Pesaro). Poi le tappe a Milano, Roseto, Napoli, Udine e Cremona, specializzandosi in missioni da... pronto soccorso: più volte subentrato nelle ultime 10 stagioni, ha sempre ottenuto la salvezza nelle occasioni in cui è arrivato in corsa (2004 in Abruzzo, 2008 a Milano arrivando in semifinale playoff e due volte a Cremona). Lo scorso anno era sceso in A2 Silver a Firenze, categoria in cui però non si è trovato a suo agio (l'Affrico è retrocessa in B ).
    Inoltre. Caja collabora da due stagioni con il Settore Squadre Nazionali e nella scorsa annata ha guidato la Sperimentale (nelle cui file c'era Andrea Casella) in una lunga tournèe in Cina. Si tratta del classico sergente di ferro, che predica un basket basato sulla difesa aggressiva e sull'organizzazione. E soprattutto ama la disciplina in palestra, ossia tutti i principi che la società chiede al sostituto di Pozzecco (che nell'ultimo periodo aveva cercato di dare un giro di vite al lavoro in allenamento). E proprio alla luce della difficoltà di imporre il suo cambio di ritmo rispetto ad un avvio di stagione nel quale si era proposto come players' coach è probabilmente maturata la decisione di farsi da parte. «Visto il suo background da allenatore da pronto intervento, che ha sempre fatto bene in subentro, abbiamo ritenuto che fosse la persona ad hoc per portarci alla salvezza» conferma il presidente Stefano Coppa. L'idea del tecnico pavese - che ha firmato un accordo fino al termine della stagione con un'opzione per quella succesiva - è quella di ripartire da zero e impostare ex novo regole offensive e difensive in grado di dare un'organizzazione molto più marcata, in particolare in attacco, rispetto alla deregulation precedente di coach Poz, che funzionava efficacemente nella versione iniziale con Diawara e Kangur a pieno regime e Robinson come incursore. Ora, con le due ali reduci da infortuni importanti ed ancora da tirare a lucido, e un play con pochi punti nelle mani come Maynor, servono binari ben definiti per nascondere i limiti e dare certezze ad una squadra che ha pagato dazio alla sua mancanza di punti di riferimento in troppi finali in volata.
    Gi.Sci.[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Gianmarco Pozzecco non è più l'allenatore della Pallacanestro Varese. Dimissioni irrevocabili dal ruolo di head coach biancorosso così come quelle rassegnate la settimana scorsa da Cecco Vescovi dal ruolo di g.m., anche se a differenza dell'altra ex bandiera ammainata tout court dalla società di piazza Monte Grappa, il Poz rimarrà comunque al fianco del club con un ruolo di consulente generale.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Al suo posto arriva Attilio Caja, 54enne tecnico pavese con una lunga esperienza in serie A (17 stagioni e 447 partite): oggi, alle 11, il primo allenamento del nuovo coach dell'Openjobmetis, figura totalmente antitetica rispetto a Pozzecco.
    Il fattore scatenante del passo indietro del Poz sarebbe stato l'atteggiamento... balneare della squadra in occasione dell'amichevole di sabato a Casale Monferrato. Un comportamento che avrebbe convinto il coach triestino dell'impossibilità di proseguire il lavoro, visto che ormai il gruppo non lo seguiva più. Sensazione già emersa in occasione della gara casalinga contro Venezia, con una tensione palpabile e volti spauriti a tradire uno scollamento sempre più palese tra un tecnico che non riusciva più a dare la carica alla squadra ed un gruppo molto meno talentuoso rispetto all'inizio dell'annata che aveva probabilmente bisogno di regole ferree per nascondere i suoi limiti attuali.
    Da qui l'idea di cambiare ruolo, passando dalla panchina alla scrivania (o quanto meno all'area tecnica): la società ha provato fino all'ultimo a far recedere il "Poz" dalla sua volontà di rimettere il mandato da allenatore, con lunghi conclavi da domenica sera fino a ieri pomeriggio. Ma dopo l'ultimo colloquio con il suo mentore Toto Bulgheroni, Gianmarco è stato irremovibile nella sua decisione di lasciare la guida tecnica dell'Openjobmetis: comunicata la decisione al capitano Kangur, la squadra si è allenata agli ordini del vice Ugo Ducarello. «Abbiamo provato di tutto per fargli capire che secondo noi era una decisione sbagliata, ma egli era convinto che fosse la cosa giusta da fare - conferma il presidente Stefano Coppa -. Però non è giusto parlare di dimissioni: Gianmarco ha voluto lasciare un ruolo nel quale non si sentiva più in grado di esser utile alla società, ma resterà comunque al nostro fianco. Mi dispiace tantissimo per quel che è accaduto ma sono certo di aver fatto il possibile per provare ad andare avanti».
    Si era parlato anche dell'idea di affiancare un tutor a Pozzecco (che un mese fa aveva chiesto un consulto a Dodo Rusconi e nei giorni scorsi si era confrontato a lungo con Lele Molin, l'ex coach di Caserta), ma anche questa possibilità è stata accantonata. «Ci ha detto: Arrivati a questo punto proseguo io oppure ci vuole un altro. Io da solo non ce la faccio più. Da parte sua ho riscontrato una sofferenza enorme; se ci fossimo resi conto un mese fa di questa sua difficoltà si poteva intervenire ma nessuno ci ha detto che i problemi erano così enormi, solo qualche partita fa ce ne siamo resi conto».
    Dunque, in una settimana la Pallacanestro Varese ha perso due icone come Vescovi e Pozzecco. Ma Coppa guarda avanti: «Abbiamo azzerato i punti chiave di un progetto che non ha funzionato: con motivazioni e modi diversi hanno deciso di fare un passo indietro. Gianmarco resta all'interno della società, anche se ieri non era il momento di discutere con precisione il suo ruolo».
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Varese attende notizie da Milano sul conto di Willie Deane. Il play di passaporto bulgaro che lo scorso anno vinse lo scudetto con la maglia dell'EA7 (pur giocando solo 4 minuti dei playoff) potrebbe tornare in maglia Olimpia per sostituire Trent Meacham, che ieri si è ufficialmente trasferito dal capoluogo lombardo all'Asvel Villeurbanne. La società biancorossa aveva chiesto la disponibilità dell'Openjobmetis a cedere il regista del 1980 già in occasione della riunione della Lega Basket dello scorso 10 febbraio, precisando che l'operazione avrebbe comunque avuto luogo dopo le finali di Coppa Italia: immediato il semaforo verde da parte del club di piazza Monte Grappa, considerando che il rapporto tra Deane e Gianmarco Pozzecco non è mai decollato. Di fatto sarebbe un'occasione ghiotta per sbrogliare una matassa intricata: il giocatore del 1980 non ha mai reso secondo le aspettative (8,1 punti e 3,1 assist col 19% da 3 rispetto ai 18,1 punti e 5,1 assist col 35% da 3 dello scorso anno in Russia), anche quando è stato promosso in quintetto base per 4 partite in dicembre. [/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Evidente che al momento della firma di Eric Maynor sarebbe stato lui il giocatore sacrificato da coach Poz; ma per Robinson era pronta l'offerta del Bamberg, mentre nessuno si era fatto avanti per rilevare l'oneroso contratto di Deane. Ora l'ipotesi Milano consentirebbe a Varese di risolvere un problema tecnico ed economico, ma al momento attuale quell'interesse espresso quasi due settimane fa non si è ancora concretizzato ufficialmente. Al momento attuale infatti l'EA7 sta concentrando la sua attenzione sul mercato dei lunghi (senza esito i sondaggi per il polacco Kulig e per l'ex romano Mbawke, in forza al Bamberg), lasciando in secondo piano l'operazione Deane che nelle rotazioni di coach Banchi sarebbe comunque il terzo playmaker al pari di Meacham. Varese rimane  in attesa degli eventi, e nel frattempo cerca di farsi trovare pronta nel momento in cui l'Olimpia dovrebbe bussare nuovamente alla sua porta: la cessione di Deane è l'unica circostanza nella quale si valuterebbe un nuovo intervento sul mercato, cercando un play di passaporto europeo (sarebbe il tesseramento numero 15 su 16 disponibili) per puntellare l'attuale situazione traballante in cabina di regia. Ma se Milano dovesse lasciare cadere la trattativa, il mercato in entrata resterebbe chiuso. In ogni caso i tempi sono  ristretti: i trasferimenti tra squadre di serie A sono aperti fino alle 11 di sabato 28 febbraio, ma per i regolamenti bizantini sull'eleggibilità dei giocatori, l'EA7 con la formula 3+4+5 è obbligata a sostituire Meacham entro venerdì per rispettare la regola dei 7 giocatori stranieri con contratto depositato. [/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Al contrario di Varese, che invece ha 8 stranieri contrattualizzati (nell'ultima gara contro Venezia infatti Stan Okoye è andato in tribuna): se Deane dovesse partire nei prossimi giorni, il sostituto non arriverà in tempo per la trasferta di Trento ma sarà in campo per il match casalingo contro Roma. Ma finchè Milano non si muove, l'Openjobmetis deve tenere in stand-by anche le ipotesi alternative. [/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    gi.sci.[/size][/font][/color]

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Aumentano pure i consorziati per la Pallacanestro Varese che continua a raccogliere consensi fuori dal campo. In attesa che la squadra superi il momento critico in classifica, il novero dei nuovi partner della società di piazza Monte Grappa si arricchisce. Tra le new entries non ci sono soltanto i due nuovi temporary sponsor Nilox e GLS, che debutteranno sulla maglia biancorossa in occasione della trasferta a Trento (e ce n'è un altro in arrivo a partire dalla gara casalinga contro Roma, mentre è in pieno svolgimento una trattativa per un marchio di maglia definitivo). Ma anche un nuovo socio di Varese nel Cuore, a preludio di un altro gruppo di almeno cinque consorziati il cui ingresso nella proprietà condivisa del club dovrebbe essere ratificato nell'assemblea prevista per il 19 marzo. Ed è un socio in grado di dare grande spinta e risalto al consorzio: si tratta infatti della Tigros, la nota catena di supermercati da lungo tempo coinvolta nel mondo dello sport (prima come sponsor di Ivan Basso, attualmente partner della Unendo Yamamay Busto Arsizio e si parla pure di un possibile coinvolgimento nel Varese 1910).[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    L'incontro decisivo tra il presidente di Varese nel Cuore Alberto Castelli e Cecco Vescovi con l'amministratore delegato Paolo Orrigoni (foto Blitz in alto) risale ad una decina di giorni fa: ora l'accordo è stato formalizzato con la firma della lettera d'intenti. Dunque la Tigros può considerarsi a tutti gli effetti come uno dei 50 proprietari delle quote del club di piazza Monte Grappa, portando sin d'ora il suo contributo alla causa biancorossa.
    «Siamo orgogliosi dell'adesione di un'azienda tra le più rappresentative del panorama varesino - spiega Castelli -. L'auspicio è che l'ingresso di Orrigoni tra i soci possa essere uno stimolo per molti altri imprenditori del territorio desiderosi di prendere parte ad un progetto che vuole strutturarsi in maniera sempre più concreta».
    Evidente che il richiamo di un marchio prestigioso possa fungere da apripista per incrementare l'appeal del consorzio in questa fase 2 lanciata dopo lo sdoppiamento dei rispettivi CdA tra Varese nel Cuore e Pallacanestro Varese in occasione della nomina di Castelli alla guida del board dei proprietari. «Ma le due dirigenze sono molto unite e si confrontano costantemente su tanti aspetti: la cosa importante che ci dà sicurezza in questo momento difficile in termini di risultati sportivi è la coesione totale tra società e consorzio», conferma il presidente di Varese nel Cuore. Ed i risultati positivi della raccolta risorse tra sponsor e consorziati dimostra che al momento la società di piazza Monte Grappa sta muovendosi meglio negli aspetti extra-tecnici rispetto ai risultati sportivi. Vincente in tal senso la svolta legata al coinvolgimento diretto di imprenditori di lungo corso (lo stesso Castelli ed i suoi consiglieri, ma anche Monica Salvestrin e Massimo Cozzi tra i membri del CdA della Pallacanestro Varese) che hanno messo a disposizione le loro capacità manageriali.
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3]Varese non brilla sul parquet, ma continua a piacere agli sponsor. A dispetto di una classifica asfittica e di una situazione non certo brillante anche alla luce delle dimissioni di Cecco Vescovi, due nuove aziende sono pronti a legarsi alla società di piazza Monte Grappa. Oggi l’annuncio ufficiale dei “Temporary Sponsor” che a partire dal posticipo Tv di lunedì prossimo a Trento vedrà l’esordio dei marchi Nilox e General Logistic System (o GLS) sulle casacche biancorosse. La formula già utilizzata lo scorso anno per coprire a rotazione gli spazi bianchi sulla divisa (disponibili 7 “slot”, coperti solo 4 con il main sponsor Openjobmetis e i top Teva, Cimberio e Leroy Merlin, apparso dalla[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
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    trasferta di Cantù sui pantaloncini) prevede un totale di 3 partite sulla maglia. Segnale comunque positivo per due motivi: il primo è che il “brand” Pallacanestro Varese continua ad attrarre investitori nuovi (le due aziende in entrata sono novità assolute e non consorziati che fanno uno sforzo extra come accadeva lo scorso anno), anche se i risultati sportivi sono tutt’altro che entusiasmanti; il secondo è che la raccolta risorse prosegue a ciclo continuo, sia per la stagione corrente che in ottica futura. E proprio questo è l’aspetto che fa ben sperare la dirigenza biancorossa: pur nelle difficoltà attuali c’è comuque fermento di sponsor vecchi e nuovi e consorziati vecchi e nuovi per supportare la società di piazza Monte Grappa. «Nonostante il momento negativo sul campo evidentemente il progetto risulta comunque interessante per tante ragioni - conferma il presidente Stefano Coppa - A dispetto della situazione complicata c’è tanta gente che sta ribadendo la sua fiducia confermando egualmente la sua disponibilità a proseguire il cammino, non volendo legare la loro presenza ai soli risultati sportivi». Vale dunque il concetto già[/color][color=rgb(37,39,37)]
    espresso le scorse settimane sulle tempistiche anticipate di una programmazione finanziaria - e di pari passo quella tecnica - che Varese potrebbe essere in grado di “calibrare” in largo anticipo rispetto alle ultime due stagioni. Anche se non c’è dubbio che il mancato raggiungimento dei playoff - con i contratti degli sponsor che prevedevano premi importanti “a risultato” - non sarà un problema soltanto sul piano sportivo. Ma prima di[/color][color=rgb(37,39,37)]
    parlare di futuro, c’è un presente non certo brillante che prevede la salvezza come priorità assoluta: «Abbiamo seminato tanto quest’anno con un gran lavoro sul piano del marketing e l’opera preziosa del nuovo CdA del consorzio, e speriamo di raccogliere altri frutti - conferma Coppa - Però la salvezza è imprescindibile sotto ogni profilo, dunque faremo di tutto per invertire il trend negativo dell’ultimo periodo e raggiungere in fretta l’obiettivo minimo».[/color][color=rgb(37,39,37)]
    Giuseppe Sciascia[/color][/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Un dissidio vigoroso per incrinare un legame comunque complesso tra due persone agli antipodi per carattere e filosofia cestistica. La scintilla che avrebbe indotto Cecco Vescovi a chiudere la sua avventura dirigenziale in biancorosso ha radici lontane, così come le dimissioni irrevocabili costituiscono comunque un gesto di amore per Varese nel tentativo di ridare serenità a Gianmarco Pozzecco. Al di là delle singole scelte di mercato, la differenza di fondo nell'approccio sulle modalità di risolvere i problemi è stata subito evidente. Un personaggio come Vescovi, la cui storia da giocatore è stata improntata sulla cultura del lavoro in palestra, ha più volte evidenziato nei 7 anni della sua gestione che il ricorso al mercato dev'essere l'ultima ratio dopo aver provato di tutto per sistemare le criticità tecniche.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Al contrario coach Poz è decisamente più interventista, in particolare nei casi di difficoltà nel fare breccia a livello di rapporti: su tutti i casi Daniel e Deane, palesemente rientranti nell'identikit di «quel paio di giocatori che hanno fatto fatica sin dall'inizio perché non reagiscono alle difficoltà», come dichiarato nella conferenza stampa post Pistoia. Poi, però, complici gli incastri dei passaporti, il primo a partire non è stato il play bulgaro né il pivot (già sotto accusa dopo Trento); il sacrificato è stato invece Robinson, col quale l'allenatore aveva molto più feeling.
    Ma in una società che non ha un proprietario Paperone in grado di coprire gli extrabudget, dover fare di conto - come sa bene Vescovi dopo 4 anni da presidente - è una necessità che spesso diventa prioritaria rispetto alle esigenze tecniche alla base delle logiche di costruzione e di riparazione del roster: per questo il contratto pesante di Deane è un vincolo difficilissimo da superare. Se il coach non condivide (in parte) le scelte di mercato e il g.m. non condivide (sotto alcuni aspetti) il modo di lavorare in palestra dell'allenatore, difficile fare fronte comune come richiesto dai presidenti del club e del consorzio Coppa e Castelli.
    Dunque, Vescovi ha deciso di fare un passo indietro anche per liberare Pozzecco da una figura che sentiva probabilmente come ingombrante. E far ritrovare la serenità indispensabile ad un allenatore ultimamente frustrato dai risultati negativi a dispetto della smania di ricambiare l'amore incondizionato della città nei suoi confronti. Il coach vive a fior di pelle le sue emozioni e nelle ultime gare questo mix di tensione e negatività si è trasmesso anche alla squadra. L'addio di Cecco dovrà avere un effetto liberatorio su di lui, consentendogli di concentrarsi sulla necessità di lavorare in palestra per rigenerare il gruppo sul piano tecnico, fisico e mentale.
    Rotto il cerchio della negatività e con Kangur e Diawara tirati a lucido durante le due settimane di pausa, la squadra dovrà cambiare faccia: se non dovesse accadere, è fisiologico che dopo l'area tecnica anche la conduzione tecnica possa essere messa in discussione.
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3](G.S.) - Perfetta conoscenza dell'ambiente e della situazione, ed un carattere schietto e deciso che lo rende in grado di confrontarsi e supportare al meglio un altro uomo forte come Pozzecco. Massimo Ferraiuolo (foto Blitz) è la persona giusta al posto giusto per sopperire all'emergenza dell'area tecnica: dopo il terremoto successivo all'addio di Vescovi, nessuno più del barometro dell'ambiente in qualità di team manager è in grado di leggere le dinamiche interne in tutte le loro sfaccettature. Al contrario, inserire ora una figura esterna nel ruolo di g.m. avrebbe richiesto un periodo di adattamento che la società non può permettersi.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    La soluzione interna rende meno traumatica possibile nei confronti di squadra e coach il trapasso dirigenziale in atto. E conoscendo direttamente le situazioni è più facile capire dove intervenire e dove mediare per sbrogliare la matassa e aiutare il coach a riprendere in mano le redini dell'Openjobmetis. Nella sua esperienza da team manager, Ferraiuolo ha sempre saputo mantenere il giusto equilibrio nei confronti di tutte le componenti; dunque è stimato e rispettato all'interno ed all'esterno dello spogliatoio, e con la sensibilità da ex giocatore affinata in diverse stagioni da dirigente, ha saputo conquistarsi un capitale di credibilità spendibile anche nei rapporti con coach Poz. Poi a bocce ferme, o comunque a salvezza acquisita, ci sarà tempo per ragionare sul futuro. Partendo dal mansionario e non dal nome del dirigente che dovrà sostituire Vescovi: prima di decidere tra Tony Cappellari, Bruno Arrigoni o Bogdan Tanjevic - tre possibili e plausibili manager del 2015/2016, l'ultimo suggerito da coach Poz - è necessario stabilire se serve un dirigente dal profilo aziendale (come l'ex presidente biancorosso a metà anni '90), un super scout per il mercato (come l'ex vice di Gamba e Rusconi) o una figura a metà tra tecnica e strategia come l'ex Ct azzurro.
    Ma al momento la priorità è uscire dalla crisi e mantenere la serie A: attenendosi al principio niente mercato e tanto lavoro, oggi non serve un manager che scelga i giocatori ma una persona che conosca l'ambiente e sappia compiere le mosse giuste per rimettere tutto e tutti in sintonia...[/size][/font][/color]
     

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    Cecco Vescovi lascia la Pallacanestro Varese. Il dirigente biancorosso ha rassegnato le sue irrevocabili dimissioni dal ruolo di responsabile dell'area tecnica assunto lo scorso 30 giugno dopo aver lasciato la presidenza della società.
    [size=3][font=verdana]Un vero e proprio choc per tutti coloro che consideravano indissolubile il legame tra colui che è stato giocatore, allenatore, general manager e massimo dirigente del club di piazza Monte Grappa. Ma la lettera che nella giornata di mercoledì è stata inviata al CdA della Pallacanestro Varese - altro incarico dal quale Vescovi si è dimesso - non lasciava margini per un ripensamento: [/font][/size]
    [size=3][font=verdana]«L'ho pregato di recedere dal suo proposito prima che scrivesse la lettera ed ancora ieri ho provato a fargli cambiare idea ieri, ma evidentemente ha fatto quello che sentiva di dover fare» ha spiegato Stefano Coppa nella conferenza stampa in cui il presidente biancorosso (al suo fianco c'erano anche il vicepresidente Monica Salvestrin e il consigliere Massimo Cozzi) ha fatto il punto della situazione, spiegando anche le strategie future per ovviare alla perdita di quello che per molti era un punto di riferimento fondamentale a livello tecnico e societario. [/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Ma quali sono state le ragioni che hanno portato Vescovi a fare un passo indietro, e lasciare il ruolo dirigenziale che aveva assunto nel criticissimo gennaio 2008 (l'anno della retrocessione in LegAdue), riportando immediatamente la Cimberio nella massima serie e poi mettendo le basi per il salvataggio del club attraverso il passaggio di proprietà tra la famiglia Castiglioni ed il consorzio Varese nel Cuore del quale era stato imprescindibile collante? Di certo non è stata una risposta allo striscione esposto domenica dalla Curva Nord (Vescovi e Giofrè solo errori, ora dimissioni): «Posso assicurare che la decisione non è in alcun modo legata alle contestazioni durante la gara contro Venezia: se fatte in maniera civile fanno parte del gioco» assicura Coppa. [/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Meno civile l'aggressione verbale subita domenica dalla moglie all'uscita dal PalaWhirlpool; resta da chiedersi però perché le dimissioni non siano allora state immediate, ed anzi lo stesso Vescovi sembrava condividere la linea espressa su queste colonne dal presidente e dal suo pari ruolo del consorzio Alberto Castelli sulla necessità di compattarsi e fare quadrato. [/font][/size]
    [size=3][font=verdana]«Probabilmente in questi giorni ha ritenuto che questa soluzione non avrebbe sortito gli effetti che al momento servono, e in assoluta autonomia ha preso una scelta diversa: la sua volontà è stata quella di dare una forte scossa all'ambiente ed in effetti per noi è stato uno choc importante».[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Lecito a questo punto chiedersi, visto c'era sintonia con gli altri dirigenti, se ci siano stati problemi con Gianmarco Pozzecco: c'è anche chi parla di uno scambio di vedute tra coach e GM nella giornata di mercoledì, ma Coppa respinge questa lettura.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]«Sicuramente avranno avuto le loro discussioni tecniche, ma è lecito che nel momento in cui le cose non vanno come tutti speriamo possano esserci discussioni sulle strategie da adottare. Ma il messaggio che Cecco vuole mandare con spirito propositivo è questo: provo io a farmi da parte, per vedere se un terremoto del genere darà modo a tutti gli altri di fare di più per uscire da un momento di difficoltà». [/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Certo se Vescovi si sentiva d'ostacolo perché la società potesse conquistare i risultati sperati, per certi versi dunque il suo addio responsabilizzerà ulteriormente coach Poz che dovrà ridare serenità e stimoli giusti al gruppo biancorosso senza più il suo alter ego dirigenziale dell'area tecnica. [/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Al suo posto promozione sul campo per Max Ferraiuolo: «Il Cda ha deciso di sfruttare le risorse interne: abbiamo persone che vivono nel mondo del basket da anni» conferma Coppa. Almeno fino al 30 giugno l'attuale team manager assumerà gran parte delle competenze lasciate libere da Vescovi, mentre Mario Oioli gli subentrerà in diverse mansioni attuali. [/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Giuseppe Sciascia[/font][/size]

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Lavorare forte in palestra. Ridare fiducia e far ritrovare il sorriso al gruppo. Compattarsi attorno alla necessità di uscire dai guai. E dare un'identità ben definita alla squadra per le 11 partite che mancano alla fine della stagione 2014/2015. Ricette indispensabile per riavviare il motore di una Openjobmetis fiaccata da infortuni e problemi più mentali che tecnici dopo un avvio di stagione ricco di prospettive favorevoli. Il fattore chiave è quello di riportare al top della condizione Kristjan Kangur e Kuba Diawara, le architravi tecniche ed umane della squadra di inizio anno i cui infortuni di lungo termine sono alla base dei problemi passati ed attuali del team biancorosso.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Senza l'intelligenza cestistica del capitano e il mix di talento offensivo ed esuberanza agonistica del suo bomber, la Varese attuale ha un tasso tecnico di molto inferiore rispetto a quello di inizio stagione. E la pausa per la Coppa Italia dovrà servire a tirare a lucido i due giocatori che per esperienza, carisma e qualità dovranno guidare l'Openjobmetis fuori dalle secche. Detto che Eyenga doveva essere il sostituto di Okoye come aggiunta di sostanza dalla panchina ed invece gli è stato chiesto di surrogare prima Kangur e poi Diawara, e che il cambio Robinson-Maynor (al di là dell'azzardo su un giocatore mai visto in Europa e reduce da 10 mesi di stop) era stato fatto contando sulle capacità di attivatore di un giocatore che ha dovuto calarsi nella realtà di una squadra priva finora del suo attaccante migliore, a questo punto il mercato non può più essere la soluzione ai problemi che hanno minato l'impalcatura tecnica della squadra. Anche perché l'eccessivo interventismo genera sfiducia all'interno del gruppo. Chiudersi in palestra e lavorare forte e duro per recuperare la condizione degli acciaccati e migliorare gli aspetti tecnici che bisogna oliare dopo il cambio in regia è l'unica strada percorribile affinchè il gruppo torni a credere in sé stesso sulla base di certezze consolidate. Tocca a Gianmarco Pozzecco (foto Blitz) rappresentare il valore aggiunto per spezzare il circolo vizioso di sconfitte e negatività: inaccettabile per un tecnico che basa molto sull'empatia vedere una squadra spaurita e bloccata dalla tensione come quella vista contro Venezia. Dunque al lavoro in palestra bisognerà abbinare la sua la capacità innata di galvanizzatore per ritrovare serrenità e sorrisi. La stoffa dell'allenatore vero andrà dimostrata proprio in questa situazione critica, dovendo individuare i tasti giusti da schiacciare a livello mentale e tecnico per sbloccare il motore ingolfato dell'Openjobmetis. Fare quadrato ora è una necessità che tutte le componenti del puzzle biancorosso - società, allenatore e giocatori - non possono non condividere anche per amor proprio: al momento attuale non servono processi o revisionismi storici sulle scelte estive ed i correttivi successivi, ma soluzioni pratiche per uscire dalla crisi. O se ne esce uniti, o si affonda tutti insieme: nel qual caso nessuno sarà esente da critiche 
    Giuseppe Sciascia [/size][/font][/color]
     

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