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VareseFansBasketNews

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Stefano Coppa (con Vescovi nella foto Blitz in alto) fa appello all'unità di intenti di tutto l'ambiente per spazzar via le nubi che gravano sul cielo di Masnago. Dopo la settima sconfitta nelle ultime otto gare, con tanto di contestazione della Curva Nord all'operato dell'area tecnica Vescovi-Giofrè, il presidente della Pallacanestro Varese indica la strada d'uscita dalle secche della classifica: «Per uscire da questo momento critico la ricetta è una sola, ovvero mettere il bene della squadra davanti a tutti e fare quadrato. Serve fare fronte comune, allenarsi meglio e ridare fiducia ad un gruppo che ha evidenziato di avere paura; magari dando quel minimo di certezze che permettano alla squadra di non perdersi nelle sue incertezze. La situazione è complicata, ma abbiamo al nostro interno gli strumenti per uscirne».[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    La ricetta per uscire dalla crisi suggerita dal presidente è tanto semplice quanto efficace: fare quadrato e lavorare in palestra per far fruttare meglio i talenti a disposizione. «Rivedo la situazione di cinque anni fa nel primo anno di Recalcati: arrivammo alla pausa per la Coppa Italia in grande difficoltà, poi anche grazie all'arrivo di Stipcevic riuscimmo a sistemare le cose e ripartire di slancio. Dobbiamo chiuderci in palestra e lavorare forte per migliorare: inutile cercare capri espiatori, nessuno è esente da colpe e tutti debbono dare di più».
    Di sicuro non sono previsti nuovi correttivi ad una squadra che non riesce a digerire il cambio in corsa in regia tra Robinson e Maynor: «Ulteriori interventi sul mercato? Abbiamo cambiato talmente tanto che sotto certi aspetti si sta rivelando un boomerang e comunque è una scorciatoia della quale non si deve abusare: ricordo che Maynor ha giocato la miglior partita alll'esordio a Cantù e lo stesso Jefferson domenica è stato il migliore. Cose che fanno riflettere, meglio lavorare per far rendere al meglio quelli che abbiamo».
    Anche Coppa auspica che il pit-stop per la Coppa Italia possa servire a recuperare gli acciaccati: «La pausa arriva al momento giusto se sapremo utilizzarla in maniera corretta: sicuramente servirà per recuperare Diawara e Kangur che fra due settimane a Trento saranno in grado di darci quel che ci è indispensabile. Però gli artefici del nostro destino nel bene e nel male restiamo noi: siamo abbastanza intelligenti per capire che cosa va fatto per ripartire, sono certo che i giocatori - anche per autostima e ambizione personale - sapranno farsi trovare pronti a lottare su ogni pallone nelle undici partite che mancano».
    Dunque un fermo e secco no alla caccia al colpevole, rimandando ogni valutazione a bocce ferme dopo aver messo al sicuro la salvezza: «Il risultato minimo per cui dovremo lottare sino alla fine non è certo quello auspicato a inizio stagione. Però serve unità di intenti per superare il momento critico: proprio nei momenti difficili si riesce a fare gruppo in maniera più coesa; dal canto mio opererò per mantenere i contratti con consorziati e sponsor e far sì che i risultati negativi della squadra non abbiano ricadute in tale ambito. Mai come ora si deve lavorare tutti insieme: la società è il bene primario ed eventuali situazioni personali complicate si lascino fuori da Masnago. Isterismi e divisioni sono l'ultima cosa che ci serve ora; a fine campionato, con la massima serenità, faremo le nostre valutazioni, mettendoci tutti in discussione per capire che cosa andrà fatto per migliorare».
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Al peggio non c'è fine, con relative riflessioni. Che facilmente si traggono, fra anime perse, senza regia né trama, senza capo né coda. Il solito copione dell'assurdo, cioè dell'equivoco: prima applausi a scena aperta, persino omaggi e dolci, poi fischi e ululati di contestazione, inevitabili per tanto entusiasmo tradito anche se, a onor del vero, Venezia appartiene a un'altra categoria. Per superarla Varese avrebbe dovuto inventarsi una prova perfetta, possibile nella teoria dei sogni ma irrealizzabile nella realtà, per la manifesta inferiorità del suo sbagliato e fragile assetto, anche dovuto alla pochezza dei suoi singoli, poveri di idee e confusi tra i propri limiti, quindi, non a caso, i più battibili di tutto il campionato come testimoniano i risultati. Soprattutto, in relazione a quelli di Caserta e Pesaro che, già date per condannate a un feroce scontro salvezza, ora fiatano sul collo degli uomini di Pozzecco (foto Blitz).[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Da gennaio ad oggi il passo di Varese è da retrocessione, eppure sino a pochi giorni fa in società e dintorni ci si appellava ai playoff come fossero un emendamento cui far ricorso per il blasone che la squadra si porta addosso, peraltro disonorandolo. Incredibile ma vero il clima di ottimismo, da settimo cielo, che ha preceduto la gara di domenica: evidentemente coloro che hanno rilasciato certe e lusinghiere dichiarazioni non hanno alcuna cognizione della realtà, non meravigliandoci, e da troppo tempo, di scelte così fallimentari. Nell'occasione sono spuntate dalla notte della Stella le trombette, assordanti per tutti, tranne che per la formazione di Recalcati che ha disposto come e quando ha voluto, degli storditi (questi sì) biancorossi. Capiamo l'intenzione di caricare l'ambiente ma senza interpreti adatti sul parquet ogni pensata va a farsi benedire, anzi maledire.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Incuriosiva parecchio il debutto di Jefferson, chiamato al posto del vituperato Daniel che, alla stessa ora, con Cremona ha fornito una discreta prova. Il nuovo "centro", tanto per non far rimpiangere del tutto il suo predecessore, ha fracassato sul ferro un paio di schiacciate, in compenso - dotato di lunghe braccia e di centimetri in più - ha catturato rimbalzi e raccolto punti come dire d'una prova più che passabile. Per valutare ogni differenza di apporto, se migliore o peggiore al cambio, bisognerà aspettare altre gare, al di là di un fatal paragone che vivremo in diretta il 22 marzo, quando Cremona sarà di scena a Masnago.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Si è finiti dalla padella alla brace con la scelta di Maynor come invocato regista, peraltro normale nei passaggi, né più né meno come Biganzoli che, preso dai cugini della Robur, difendeva però con il coltello tra i denti e ciuffava dalla distanza facendosi ammirare. Morale, s'è scomodata la NBA per portare a casa, 25 anni dopo, un Biganzoli dei poveri... Ma come siamo messi? Un mese fa indicammo Meacham, terzo play a Milano ma, al di là delle volontà dell'EA7, crediamo che qui nessuno si sia degnato di un interessamento. Nel frattempo sono rovinose le conseguenze in una squadra senza una mente veloce, pensante e proponente: ognuno finisce per arrangiarsi come può, rifugiandosi nella soluzione più facile come lo è il tiro dalla lunga distanza.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Lo scenario con Pozzecco - un simulacro di lacrime - è sempre più desolante ma chi ne risponde? In una società come questa, sorretta e controllata da un consorzio di soci i quali tutti sono padroni e nessuno lo è, i dirigenti rispondono delle proprie responsabilità a tutti ma anche a nessuno, dipendendo solo da se stessi. Ora a toccarli nel vivo c'è la voce grossa della Curva, come recitava uno striscione con destinatari Vescovi e Giofré, invitati ad andarsene. Tempi duri per i vinti.[/size][/font][/color]

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    [color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3]L’Openjobmetis si affida a…”- Santa pausa” per fermare la sua deriva senza fine verso il fondo della classifica. E’ il momento peggiore dei 5 anni dell’era “Varese nel cuore” per una squadra che continua ad accusare difficoltà evidenti sul piano della condizione fisica e della qualità del gioco. Le speranze di una prova orgogliosa contro la Reyer del caro ex Recalcati si spengono in fretta a fronte dell’assoluta pochezza espressa nel ruolo nevralgico di playmaker da Maynor e Deane. Regia da “B-movie” della peggior specie con la squadra parsa davvero in balia delle difficoltà della sua coppia di playmaker nel mettere in moto i compagni. E troppe volte Varese si è affidata all’improvvisazione ed ai personalismi di giocatori con qualità da specialisti come Rautins ed Eyenga, chiamati a recitare un copione non loro dall’emergenza infortuni. Evidente come l’infortunio di Diawara abbia fatto crollare la[/size][/font][/color][color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3]
    già fragile impalcatura tecnica dei biancorossi; senza l’unico punto di riferimento della manovra – oltre che l’elemento di maggior carisma del gruppo– il cambio Robinson-Maynor in regia ha dato esiti totalmente deficitari. D’altra parte però il distacco della retina accusato dall’ala francese 3 giorni dopo la firma del play ex Oklahoma City è stato il più classico degli “imponderabili”; e di questo non si può dare la colpa a Vescovi e Giofrè, messi formalmente sotto accusa dalla Curva Nord per le scelte di mercato (comunque collegiali in un’estate – e soprattutto in un mercato di riparazione – dove “coach Poz” ha avuto sempre e comunque l’ultima parola su tutto). Ma i problemi di organico non possono e non debbono essere l’unico alibi per spiegare l’involuzione di un gruppo che ieri ci ha provato nel modo sbagliato, facendosi prendere dalla tensione e dalla frenesia per provare a sfogare la sua frustrazione per una classifica comunque ingenerosa anche alla luce di quanto visto nel girone d’andata. Certo la Varese attuale, con Maynor fuori fase e l’architrave Diawara-Kangur piegata dagli infortuni, è oggettivamente a rischio retrocessione in un campionato dove Caserta e Pesaro hanno compiuto progressi esponenziali nell’ultimo mese, mentre i biancorossi hanno viaggiato a passo di gambero. A questo punto è provvidenziale il “pit-stop” per La Coppa Italia, indispensabile sistemare i molti fili staccati nella testa e nelle gambe dei giocatori: fra due settimane a Trento c’è bisogno di un Maynor grintoso e non di quello in ciabatte visto finora, e c’è bisogno di ritrovare il “Kuba” tornituante e il capitano chirurgico delle prime partite della stagione. Confidando che l’esordio positivo di Jefferson non sia un fuoco di paglia, e che l’agile ma leggero centro ex Mantova possa confermare di essere utile alla causa. Ma un salto di qualità importante è chiamato a farlo lo stesso “coach Poz”: prima del match contro Venezia il tecnico biancorosso aveva evidenziato la necessità di ritrovare il suo modo goliardico ed estroso di vivere il suo ruolo di coach. Ma se la sua filosofia scanzonata non riesce a restituire il sorriso ad una squadra “plumbea” come il cielo sopra Masnago, allora c’è da chiedersi se la squadra creda ancora in quello che predica il suo allenatore. Tocca al Poz trovare le chiavi giuste – mentali ma anche tecniche – per sbrogliare la matassa; di sicuro c’è bisogno che tutte le componenti facciano quadrato, recuperando condizione ma anche entusiasmo in un ambiente nel quale in questa[/size][/font][/color][color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3]
    crisi così profonda è del tutto inopportuna la caccia al colpevole per sfogare la delusione per il secondo flop consecutivo..[/size][/font][/color]

  • Nicolò Cavalli
    [b]ANDY RAUTINS [/b](12 punti; 0/2 2p; 4/10 3p; 0/0 tl) [b]VOTO: 6. [/b]Appare uno dei pochi ad aver capito l'incubo in cui squadra, allenatore e tifosi sono piombati. La dea bendata non è dalla sua, al pari degli arbitri. Al suo fallo tecnico, di pura frustrazione, vorremmo alzarci in piedi ad applaudirlo: grazie lo stesso.
     
    [b]ERIC MAYNOR [/b](0 punti; 0/3 2p; 0/4 3p; 0/0 tl)[b] VOTO: 4. [/b]Cinque assist lo salvano da giudizi peggiori. Fa rimpiangere amaramente la tartaruga ninja Robinson: ad Eric, quando assegnavano le armi del combattimento tra le fogne, sono state fornite le presine da teiera. Sua maestà evanescenza.
     
    [b]JOHNDRE JEFFERSON [/b](12 punti; 4/5 2p; 0/0 3p; 4/4 tl), [b]VOTO: 6. [/b]Soffre, come ampiamente prevedibile, il salto di categoria. Colleziona comunque rimbalzi (otto) e spazi dove esaltare la propria in agilità. Balla in difesa, ma nel grigiore generale non demerita.
     
    [b]YAKHOUBA DIAWARA [/b](0 punti; 0/2 2p; 0/1 3p; 0/0 tl) [b]VOTO: 5. [/b]Pozzecco sceglie il francese, fermo da un mese e con gli occhiali laser, al posto di Okoye. Kuba spara a salve, ricordando quegli eroi generosi ma fuori luogo: nessun lieto fine.
     
    [b]WILLIE DEANE [/b] (6 punti; 3/6 2p; 0/0 3p; 0/0 tl) [b]VOTO: 5. [/b]La timida reazione dell'ultimo periodo, quando i buoi erano scappati di alcuni ettari dalle stalle, gli consegna un posizionamento tra i meno infimi. Il resto scivola lungo il solito copione: passaggi al rallentatore, tiri rifiutati, carisma nemmeno abbozzato.
     
    [b]CRAIG CALLAHAN[/b] (10 punti; 0/0 2p; 3/5 3p; 1/2 tl) [b]VOTO: 6. [/b]Inserito in colpevolissimo ritardo (del coach) nel tremebondo terzo quarto, l'italo-statunitense apre l'area dell'Umana con alcuni buonissimi tiri dal perimetro. In difesa fatica molto e perde per strada palloni vaganti. Ci mette l'anima e un pizzico di tecnica, a prescindere dal CV.
     
    [b]KRISTJAN KANGUR [/b] (1 punto; 0/2 2p; 0/2 3p; 0/0 tl) [b]VOTO: 5. [/b]I postumi dell'operazione e il recupero forzato lo costringono a boccheggiare. Mena le mani per stare a galla, ma il poco ossigeno non mette in funzioni i neuroni (e KK è uno dei pochi ad averli, in questo manipolo): poche idee, sovente sbagliate.
     
    [b]JACOPO BALANZONI [/b](4 punti; 2/3 2p; 0/0 3p; 0/0 tl) [b]VOTO: 5,5. [/b]L'unico italiano in campo[b] [/b]assomma sei minuti decorosi, sporcati da un sottomano errato quando il punteggio appariva ancora aperto. Deve ancora masticare pallacanestro per avere i movimenti sicuri, ma qualche sprazzo c'è.
     
    [b]CHRISTIAN EYENGA [/b](8 punti; 3/11 2p; 0/2 3p; 2/2 tl)[b] VOTO: 4,5. [/b]I sette palloni al vento irritano tanto quanto il pressapochismo nell'andare al tiro. Qualcuno ci spieghi come un individuo simile abbia potuto calcare, anche solo in allenamento, i campi dell'NBA.

  • Nicolò Cavalli
    27 palloni persi, un'enormità per qualsiasi categoria, volti depressi, un generale senso di impotenza. L'OJM infila il settimo stop casalingo in nove uscite, sprofondando più nel morale che nel punteggio (anche perché il caro vecchio Charlie, con il suo stile, non infierisce sui resti di una Piazza che tanto lo ha amato). Si consuma così un'altra serata orribile, dove la pochezza imbarazzante, a tratti fastidiosa, dei registi viene affiancata dal nulla cosmico delle ali e dei realizzatori. Un K.O. tecnico per manifesta inferiorità dal quale, francamente, appare difficile rialzarsi in tempo utile per scongiurare la retrocessione.
     
    [i][b]Motore a pieni giri. [/b][/i]Pozzecco schiera i suoi a zona e predica gioco veloce per inceppare i meccanismi dello squadrone oro-granata: 7-6 con Stone, risolutore in post basso contro il peso piuma Maynor, a rispondere alla tripla di Rautins. La Reyer non sfrutta a pieno i viaggi in lunetta (2/4 per Stone e 1/2 per l'ex MPS Ress), così a metà periodo regna il massimo equilibrio, 12-12. La partita, godibilissima nonostante alcuni errori in transizione e le sei palle perse dell'OpenJobMetis, vede l'approccio convinto del nuovo innesto Jefferson (sei punti e cinque rimbalzi prima della panchina causa seconda penalità). Le rotazioni non mentono sul peso specifico delle rose, infatti Goss sigla due canestri di pura classe – il secondo, a fil di sirena, fotocopia dell'amaro epilogo del Taliercio – per il 17-25.
     
    [i][b]Punteggio ad elastico. [/b][/i]L'ottimo Phil timbra il vantaggio in doppia cifra per i lagunari, al che si presenta sul cubo dei cambi lo scudiero Diawara: con occhiali 3D rubati venerdì sera al cinema Impero, torna a respirare il clima partita a meno di un mese dall'operazione alla retina. I ragazzi di casa confezionano tre minuti di difesa leonina, intanto in attacco Balanzoni e Callahan trovano il fondo della retina (24-27). Basta però un battito di ali per innescare Viggiano e Peric: meno otto e nuovo minuto di sospensione domandato dal Poz. La regia stentata di Deane, prevedibile tanto quanto Maynor, viene compensata in parte dalla visione periferica di Rautins: suo il passaggio al bacio, per Jefferson, in concomitanza della bimane del 31-37. Il contropiede sbagliato da un propositivo Eyenga grida vendetta, al pari del 7/19 da due punti a metà gara, con contrappasso immediato: nuova magia di Goss per il 31-39 dell'intervallo lungo.
     
    [i][b]Venezia delizia la platea. [/b][/i]Due ripartenze mortifere dell'Umana, frutto dei malintesi tra un pigro Maynor e un affannato Kangur, smorzano gli entusiasmi di un tifo al solito encomiabile. Jefferson scalcia il secchio del latte, munto dopo cinque minuti senza generi di conforto, piombando sul veterano Ress: il 2+1 dell'ala trentina, seguito dal sottomano di Peric, scrive 35-48. Gli arrembaggi senza copione del quintetto di casa vengono frustrati dall'organizzazione elvetica predisposta da Recalcati, un orologio svizzero con lancette mosse da Stone (un play massiccio artefice di “doppie doppie” quasi ogni domenica: questa volta 13 punti e 14 rimbalzi) e da Peric (sartoriale e cinico come pochi altri lunghi della Serie A). Il disavanzo dell'ultima pausa, malgrado il sussulto dell'orgoglioso Callahan, è sintomatico di un match impari 43-57.
     
    [i][b]La rottura è consumata. [/b][/i]Già affossata da un impietoso meno quindici, all'ennesimo contatto energico non ravvisato dalla terna Varese perde le staffe: il fallo tecnico comminato a Rautins trova il [i]sequel [/i]in un'esistente penalità per blocco in movimento. La signorilità di Recalcati, più volte seduto per lasciare il timone al fido assistente De Raffaele, in un primo momento placa lo strapotere dei veneti. Tuttavia il pallone perso da Maynor, osceno e più adatto ad Halloween piuttosto che al Carnevale, scava la fossa e scatena i mugugni (soprattutto della Curva Nord). La pleonastica reazione, a firma di Deane e Callahan, non conduce più in là del 53-65. L'attenzione è tutta per lo striscione innalzato verso Vescovi e Giofrè “solo errori, ora dimissioni”.
     
    Alla gente di Varese non rimane nemmeno più la forza di fischiare o di lanciare oggetti in campo (per fortuna, sottolineiamo due volte, visti i precedenti).
    Il concerto di trombette dello spicchio di tribuna ospite accompagna gli F5, spasmodici, sul sito di Legabasket. Bilancio in chiaroscuro, con gli scivoloni di Capo d'Orlando e Caserta affianco all'impresa di Pesaro che supera di un punto Reggio Emilia. A testimonianza che altrove il carattere invita ad impennate, mentre a queste latitudini il gioco più popolare appare il nascondino dinnanzi alle responsabilità. Altro che F5; un solo comando sarebbe da usare, con rabbia, per cancellare la miseria di questi cinque mesi: ctrl + z. [i]Tabula rasa[/i].

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Toccato il fondo, si risale: lo spera ardentemente il tifoso pur sotto una costellazione di vane attese e illusioni. Resta solo da capire quale possa essere, in realtà, la misura più infima di una crisi così perniciosa che talvolta appare persino come un male incurabile, mentre altre lascia intravedere una lenta guarigione. Un solo successo nelle ultime sette gare può far supporre che al peggio non c'è fine ma è ammissibile anche l'altra ipotesi, quella d'un colpo di coda salutare, soprattutto per una dovuta serenità d'animo, infinitamente preziosa quando non si possono disperdere le ultime convinzioni.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Oggi a Masnago è di scena Venezia, un club diventato molto ambizioso. Ne sa qualche cosa Carlo Recalcati (foto Blitz) che, nonostante un'invidiabile posizione di classifica, è sempre sotto assedio, pressato com'è dal suo incontentabile presidente. L'allenatore della Stella, probabilmente invidiato per la sua collocazione in una delle città più fantastiche al mondo (salvo esserci stato da settembre ad oggi due, tre volte, vivendo a Marcon, in campagna), già medita di ritirarsi a fine stagione. Probabilmente esaurito da un interventismo societari, capibile ma eccessivo, peraltro alla luce di risultati che, se fossero arrivati qui, si sarebbe già santificato Gianmarco Pozzecco. Il quale, pur accarezzato dall'intoccabilità, sta soffrendo le pene dell'inferno.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Venezia, nella nostra storia, è stata una bestia nera, non dimenticando una retrocessione e immediatamente dopo una mancata promozione per mano dei lagunari, spietati e cinici in entrambe le occasioni proprio a Masnago.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Oggi, nonostante tristi ricordi e cattivi pensieri, prorompono sulla scena curiosità e carica e ben oltre i più onesti steccati di quel raffronto tecnico che esiste tra le due formazioni, l'una senza Diawara, l'altra attrezzata e completa, peraltro alla ricerca di un altro rinforzo. Ovviamente temiamo per Rautins e Callahan, da tempo gli ultimi ad arrendersi, qualora Recalcati piazzasse un paio di tenaci secondini ai loro fianchi per interdirne tiri comodi. Tuttavia il tecnico canturino evita di entrare nello specifico di mosse e consegne temendo piuttosto una rabbiosa reazione di Varese (in campo e sugli spalti) nonché una fatal compensazione dopo averla rapinata nell'andata grazie al gol dell'ex , intendendo una fucilata allo scadere di Phil Goss, sempre più un asso fra le maglie di questa pallacanestro dai valori crollanti.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Rispetto a quella partita Varese, corretta e ritoccata com'è stata, è cambiata nell'asse play-pivot: se in peggio o in meglio lo intuiremo oggi, non avendo sin qui, in regia o da quelle parti - con il declamato Maynor al posto di un puntero triste (come il rimpianto Robinson) - registrato alcun progresso se non l'esatto contrario, felici d'essere improvvisamente smentiti. Ovviamente non c'è più Daniel per il sollievo di una piazza che non lo sopportava più ma anche, guarda caso, dello stesso Recalcati che a suo dire era stato più fastidioso di un insetto molesto. Dunque nelle premesse, per motivi opposti, l'uscita di scena di Daniel mette tutti d'accordo. Resta da sperimentare Jefferson, il nuovo pivot biancorosso, preceduto qui da giudizi abbastanza discordi tra chi giura su sue determinate qualità, come agilità e intimidazione, personalità e voglia di imporsi, e chi invece non gli riconosce uno straccio di potenzialità offensiva a tre metri dal canestro.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Ogni prefigurazione è soggettiva, inutile acclamarlo o bollarlo preventivamente: lo aspettiamo per capire quale potrà essere il suo rendimento, fra l'altro in una categoria superiore.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Godiamoci questa sfida, ricca di potenti motivi soprattutto per Pozzecco e i suoi uomini, attesi a un giorno da leoni.[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]L'Openjobmetis cerca l'impresa contro la terza forza Venezia per ridare entusiasmo ai tifosi di Masnago. Stasera al PalaWhirpool (palla a due alle 18.15) i biancorossi proveranno a interrompere un digiuno casalingo lungo due mesi (ultimo hurrà interno il 14 dicembre contro Bologna). Il gustoso duello in panchina tra Gianmarco Pozzecco e Carlo Recalcati (il coach dei Roosters della Stella e dell'Italbasket di Atene 2004, i due punti più alti della carriera dell'ex Mosca Atomica) passerà in secondo piano rispetto al peso specifico della posta in palio per una Varese affamata di riscatto dopo un ciclo negativo di 6 sconfitte nelle ultime 7 gare. Se domenica scorsa a Reggio Emilia i biancorossi - privi di Diawara e virtualmente anche di Eyenga - hanno toccato il picco negativo dell'emergenza infortuni dell'ultimo mese, il clima positivo di una settimana di allenamenti a pieno regime fa ben sperare coach Poz sulla possibilità di vedere all'opera la vera Varese. Che in attesa della pausa per la Coppa Italia, fondamentale per completare il recupero di Kangur e l'integrazione di Maynor oltre a reinserire Diawara, confida nell'impatto dell'ultimo arrivato Jefferson per dare sostanza sotto le plance. Riuscirà l'agile ma leggero pivot prelevato dall'A2 Gold di Mantova a dare quell'energia e quella presenza difensiva che il suo predecessore Daniel non era mai riuscito a garantire? Le caratteristiche del centro statunitense calzano a pennello con le necessità tecniche dell'Openjobmetis; tutto sta a capire se Jefferson riuscirà a digerire in fretta il salto di categoria, pur contro un'avversaria dal tonnellaggio limitato come Venezia. [/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    E se i biancorossi riuscissero a recuperare in extremis Diawara? Ieri l'ala francese ha svolto l'allenamento completo pur senza gli occhiali protettivi speciali che debbono arrivare dagli Usa; toccherà a Pozzecco decidere dopo la rifinitura di stamane se portare a referto l'ex di turno (con un'autonomia limitata a qualche minuto), oppure affidarsi a Stan Okoye. Certo il rientro anticipato del bomber biancorosso potrebbe dare ulteriore spinta ad un PalaWhirlpool che si annuncia caliente (con tanto di trombette); ma Kuba o non Kuba, per battere l'Umana specialista delle vittorie in trasferta (ben 7 in 9 gare) servirà una Varese ben diversa rispetto a quella delle tre uscite successive alla pausa per l'All Star Game. 
    Carlo Recalcati ha puntato su esperienza e duttilità per plasmare una squadra molto solida, dando le chiavi in mano all'ex biancorosso Goss e scegliendo la strada della cavalleria leggera con lunghi atipici come Peric, Ress e Nelson e il dinamico Ortner. L'Umana è rodata e ben organizzata, con una difesa di squadra molto efficace e una rotazione resa ancor più profonda dall'aggiunta recente di Jarrius Jackson: se l'Openjobmetis è quella senza energie né qualità di domenica scorsa il pronostico è segnato, ma se squadra e pubblico sapranno darsi la carica a vicenda il sogno è quello di riuscire finalmente a battere una big.
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Gianmarco Pozzecco mette da parte gli umori negativi per le sconfitte in serie dell'Openjobmetis e prova a voltare pagina in vista della sfida contro Venezia.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Il coach varesino (foto Blitz) ritrova la voglia di scherzare («Recalcati non dimentichi il patto stipulato la mattina della gara di andata: una vittoria a testa, stavolta tocca a noi...») ma promette una squadra caricata a molla per il match di domani.
    «Tutti hanno percepito la mia sofferenza per i risultati negativi: sono arrivato a Varese con una clamorosa voglia di fare bene e le cose non sono andate come volevo. Avevo paura di deludere la gente e che ciò potesse mutare l'affetto della città nei miei confronti: così non è stato e adesso è giunto il momento di ripagare i tifosi. Sono convinto che domani andremo in campo con un atteggiamento diverso: sappiamo quanto vale Venezia, ma sono convinto che proveremo a compiere un'impresa».
    Si è mai sentito isolato nell'ultimo periodo? È mancato il Poz sorridente di sempre...
    «Ho sbagliato a somatizzare i risultati negativi e mi sono isolato: è l'errore di chi è troppo innamorato e poi diventa geloso e possessivo. Ora ho capito che devo ritrovare la leggerezza e la goliardìa che mi hanno sempre contraddistinto: essendo meno esperto dei miei colleghi non posso prescindere dall'essere me stesso. Per un periodo non lo sono stato, ma la gente mi ha fatto capire che vuole rivedere il vero Gianmarco».
    Dunque è fiducioso sulle possibilità di rimonta di Varese?
    «Col rientro di Diawara e qualche altro piccolo aggiustamento avremo la squadra per giocarcela sino in fondo: siamo a 4 punti dai playoff così come dalla retrocessione ma non dobbiamo guardare la classifica, concentriamoci su di noi e continuiamo a lavorare con l'entusiasmo e l'energia che hanno contraddistinto l'ultima settimana di allenamenti. C'è stata una metamorfosi importante e questo mi dà molta fiducia».
    Quale potrà essere l'impatto del nuovo acquisto Jefferson?
    «In pochi mesi ha fatto un doppio salto dall'A2 Silver alla A; però da lui ho trovato enorme disponibilità e sono convinto che in questo momento serva più del talento. Che comunque c'è nella versione completa di questa squadra: Johndre avrà bisogno dell'aiuto dei compagni, più saranno pronti e più sarà facile ambientarsi. Una grossa mano gli arriverà da Kangur ma anche da Callahan, grande protagonista delle ultime partite».
    Quanto sarà importante la pausa per la Coppa Italia in cui potrà finalmente lavorare al completo?
    «Sapere che da martedì torneremo a lavorare con tutti gli effettivi è davvero una bella notizia. Avevamo scelto di costruire una squadra con un ottimo quintetto e una panchina non proporzionale; la perdita di Kangur ha fatto saltare gli equilibri e quando Kristjan è tornato si è fermato Diawara che era stato il nostro faro. Ora però siamo prossimi a tornare al completo e il recupero di Kangur ci permetterà di far quadrare il cerchio».
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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    [size=3][font=verdana]Johndre Jefferson non vede lora ripagare lentusiasmo con cui Varese lo ha accolto. Il nuovo pivot dellOpenjobmetis ha voglia di dimostrare di valere la serie A, dove sbarcherà per la prima volta dopo una carriera europea trascorsa tra Slovacchia, A2 israeliana ed A2 italiana nelle file di Mantova, il club che lo aveva messo fuori rosa prima che arrivasse la richiesta dei biancorossi («Posso solo ringraziarli ed essere grato per lopportunità che mi hanno dato di mettermi in luce in Italia», afferma il giocatore, glissando sullo sfogo del presidente Negri per la sua sospensione).
    «Attorno a me ho sentito tanto entusiasmo: ho ricevuto tanti messaggi di benvenuto dai tifosi attraverso i social network, mentre lo staff tecnico ed i compagni mi hanno aiutato il più possibile per inserirmi in fretta. Non vedo lora di andare in campo domenica e provare a dare il mio contributo. Limpatto fisico con la serie A? Non sono spaventato, è dagli anni del college che sto lavorando per potermi misurare con questo livello».
    Dunque lo stesso Jefferson è curioso di misurarsi con il massimo campionato italiano, partendo dal debutto casalingo di domenica contro la terza forza Umana Venezia nel quale dovrà dimostrare che il suo fisico agile ma filiforme (207 centimetri per 102 chili) può reggere lurto fisico delle aree del massimo cmpionato: «Ho giocato in Italia per un anno e mezzo e ovviamente la serie A era il mio punto di riferimento: ho visto tante partite e non vedo lora di misurarmi con il massimo campionato, in un livello più importante e con un ambiente stimolante come quello di Masnago. Sono curioso anchio di capire quanto potrò aiutare la squadra». Chiaro sin dallavvio il mansionario tecnico che Gianmarco Pozzecco ha disegnato per Jefferson: il centro del South Carolina dovrà garantire rimbalzi e presenza atletica in difesa: «In questi primi due giorni ho parlato molto con il coach, mi ha presentato tutte le situazioni in cui dovrò rendermi utile. La richiesta è quella di dare aggressività e presenza in difesa oltre che a rimbalzo, cercando di correre il campo con intensità insieme ai compagni. In pratica tutto quello che mi piace fare: sono un giocatore di grande energia che prova a dare sempre il 100 per cento, essendo molto agile posso svettare a rimbalzo ed essere una presenza difensiva per le stoppate. In attacco preferisco le schiacciate e le conclusioni da sotto, devo migliorare il raggio del tiro da fuori e gli aspetti mentali del gioco».
    Dunque Jefferson è esattamente la tipologia di giocatore che Varese stava cercando per sostituire il deludente Daniel («Le schiacciate? Non posso garantire il 100 per cento, ma almeno il 99,5» risponde il giocatore alla domanda scherzosa di chi ricorda i numerosi tentativi lasciati sul ferro del suo predecessore).
    «La chiamata di Varese rappresenta per me loccasione perfetta per provare a mettermi in luce in serie A in una situazione ottimale per esaltare le mie caratteristiche. Quello che mi ha chiesto il coach calza perfettamente con quello che so fare meglio; lo stesso Pozzecco ha detto di avermi visto e seguito lo scorso anno a Mantova, dunque è perfettamente a conoscenza di quello che può chiedermi e ritiene che io possa servire a questa squadra».
    Giuseppe Sciascia[/font][/size]

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