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VareseFansBasketNews

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Primo allenamento vero in biancorosso per Johndre Jefferson (foto Blitz in alto), introdotto ai meccanismi del sistema Openjobmetis nella seduta di ieri che ha inaugurato la settimana di preparazione per il difficile match casalingo di domenica contro Venezia. Grande entusiasmo sin dall'avvio («Sono già innamorato di Varese, non vedo l'ora di lavorare duro tutti i giorni per questa squadra» il suo primo tweet da neobiancorosso) per il 27enne pivot statunitense, cui la società di piazza Monte Grappa ha dato la chance di coronare il sogno di misurarsi con la serie A dopo una carriera nelle leghe minori (Slovacchia, A2 israeliana e A2 italiana con Mantova).[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Seduta a ranghi incompleti con Eyenga ancora ai box (oggi nuova risonanza magnetica per il congolese che continua ad accusare dolori al dito del piede destro) e Kangur a riposo precauzionale come tutti i martedì. Livello di fisicità dunque non elevatissimo per stimare l'impatto del nuovo centro che, comunque, ha confermato le sue annunciate atout atletiche con un paio di schiacciate e ha cercato di prendere confidenza con il sistema biancorosso (più volte indirizzato nella difesa di squadra da Ugo Ducarello, assistente del coach Gianmarco Pozzecco).
    Impressioni a caldo? Il nuovo pivot è agile e mobile, chiaramente andrà valutato al cambio dei contatti con i lunghi di serie A e un livello atletico con 7 stranieri anziché i 2 della Gold, e dovrà abituarsi ad essere servito in spazi stretti da un play vero come Maynor. Però atteggiamento e faccia sono quelle giuste: «Johndre ha avuto un approccio molto positivo in termini di entusiasmo e disponibilità; è ancora spaesato perché deve prendere confidenza con i compagni ed un livello fisico superiore a quello a cui era abituato - spiega il team manager Max Ferraiuolo -. In termini tecnici sembra più giovane della sua età, la sensazione è che possa comunque crescere molto; speriamo possa darci quell'impatto atletico e quell'energia dentro l'area che ci servirebbe molto a partire da domenica».
    A seguire il primo allenamento a Masnago di Jefferson c'erano una cinquantina di curiosi, tra cui due tifosi doc come Toto Bulgheroni e Marino Zanatta. E proprio l'ex g.m. di DiVarese e Ranger dà fiducia al nuovo arrivato: «Jefferson è più alto di Daniel ma è altrettanto leggero, mi auguro però che sappia dare più consistenza rispetto al predecessore. Se Gianmarco Pozzecco ha scelto di cambiare è perché non c'erano più margini con un giocatore che nella scorsa annata ha reso bene in un ambiente in cui c'era armonia e fiducia nei suoi confronti, mentre in questa stagione non è riuscito a dare quel che ci si aspettava da lui. Sbagliato credere che un nuovo arrivo possa cambiare d'incanto, ma a questo punto meglio avere uno che ha entusiasmo e voglia di mettersi in luce. E comunque non carichiamo di ulteriori pressioni una squadra già in difficoltà, che ha bisogno dell'entusiasmo e del calore del pubblico per uscire dal momento critico».
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Gianmarco Pozzecco spazia a tutto campo tra la crisi di risultati dell'Openjobmetis, la trasferta di Reggio Emilia e la situazione fisica e psicologica della squadra. Il coach di Varese ringrazia società ed ambiente per la fiducia nei suoi confronti e ribadisce la volontà di fare il massimo per ripagarla: «Inutile cercare un capro espiatorio o un colpevole: se deve essercene uno quello sono io, ma la società continua a credere in me ed a darmi fiducia, e per ripagarla darei tutto quello che ho per far sì che le cose cambino e la situazione migliori. Posso contare su uno staff eccellente e una dirigenza che mi dà sempre fiducia, oltre ad uno sponsor che regala quotidianamente serenità come Openjobmetis. Tutte componenti che stanno remando dalla stessa parte: stiamo lavorando per trovare soluzioni ai problemi dell'ultimo periodo, sogno una vittoria che consenta di sbloccarci». Resta però il problema oggettivo di una squadra ancora in divenire con Kangur e Maynor da tirare a lucido e Diawara ancora ai box: «Ricevere critiche fa parte del gioco, ma siamo tutti concentrati a fare in modo che le cose migliorino e determinati problemi che hanno anche squadre vincenti possano essere superati. Certo siamo stati anche sfortunati: vincendo una delle due maratone contro Reggio Emilia e Sassari saremmo forse in una situazione diversa, poi c'è il problema oggettivo degli infortuni che hanno colpito Kangur e Diawara, ossia i nostri due giocatori più rappresentativi. Ora Kristjan sta recuperando e nel frattempo stiamo lavorando anche per inserire al meglio Maynor, ma ci vorrà ancora qualche tempo per far sì che i conti tornino». Coach Poz prova a spiegare anche le difficoltà della sua squadra nell'interpretare quel modo di stare in campo con entusiasmo ed energia che ha richiesto fin dall'inizio della stagione, ed auspica che Maynor possa trovare in fretta la miglior condizione: «Tante volte da fuori certi atteggiamenti che sembrano apatici dipendono da incapacità di una reazione tecnica in un momento di difficoltà. Poi bisogna capire se questo distacco è più o meno frequente o è legato a disinteresse, ma non è semplice. L'inserimento di Maynor? Una volta un giocatore come Andrea Meneghin avrebbe dato certezze ad ogni squadre, la generazione moderna è invece molto condizionata dal contesto che si ritrova intorno. Di sicuro beneficierà molto del pieno recupero di Kangur e del ritorno di Diawara, al momento deve superare parecchi ostacoli e sicuramente ha bisogno di avere soddisfazioni dall'attacco per rendere di più in difesa». Ma con il roster ancora in condizioni precarie e il caso Daniel con cui convivere («Ed verrà sicuramente con noi, gli parlerò e cercherò di stimolarlo a dare il massimo anche se è consapevole della situazione difficile attorno a lui» spiega il coach biancorosso) concretizzare il sogno di una vittoria scacciacrisi come avvenuto a Brindisi ad Avellino è davvero complicato: «Forse è così, però indipendentemente da tutto dobbiamo stringere i denti, provare a fare bottino su un campo difficile come Reggio Emilia, recuperare gli acciaccati e metterli tutti insieme per tornare al cento per cento. [/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Al di là del risultato sarà importante anche il modo con cui staremo in campo: di certo andremo in campo per vincere e per farlo dobbiamo crederci e giocare con entusiasmo. La pallacanestro non è una scienza esatta: nel nostro cammino stagionale abbiamo estratto qualche coniglio dal cilindro quando eravamo sfavoriti, mentre in altre occasioni nelle quali sulla carta la partita era più facile abbiamo giocato peggio. Per assurdo ci siamo espressi meglio contro le grandi come Milano, Sassari e Reggio Emilia, mentre contro squadre di bassa classifica abbiamo prodotto prestazioni decisamente modeste; sotto questo aspetto psicologico è evidente che qualche errore abbiamo ed ho commesso in sede di costruzione della squadra».
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Stefano Coppa non getta la spugna: anche dopo il pesante tonfo casalingo di Pesaro il presidente della Pallacanestro Varese crede ancora nella possibilità di raggiungere i playoff.[/size][/font][/color]

    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Ed è categorico nel pretendere che ci credano anche tutti gli altri membri della famiglia biancorossa, dalla dirigenza allo staff tecnico per arrivare alla squadra. «Dopo una prestazione sconcertante come quella di domenica è ora di metterci la faccia: io ho sempre pensato che questa squadra, in versione completa, valga i playoff. L'ho promesso a sponsor e tifosi e resto convinto anche ora, quando la realtà suggerisce di guardarci le spalle, che sia un traguardo ancora raggiungibile. Però, chiedo risposte chiare: con me voglio chi ci crede ed è disposto a lottare per questo obiettivo, gli altri si accomodino altrove, chiunque essi siano».
    Il primo a metterci la faccia è proprio Coppa, che lega la sua posizione personale al raggiungimento dei playoff: se la squadra fallirà l'obiettivo il presidente rimetterà il mandato.
    «Bisogna iniziare a prendersi le proprie responsabilità, ed anche se la parte sportiva non dipende da me annuncio fin d'ora che se non raggiungeremo i playoff rimetterò il mio mandato da presidente all'assemblea dei soci, che deciderà il da farsi. Da parte mia sono convinto che ci siano cose che non vanno bene: se nel gruppo c'è una mela marcia (Daniel? - ndr) che se ne vada, perchè preferisco andare a Reggio Emilia senza un giocatore pur di dare un messaggio inequivocabile di inversione di tendenza».
    Dunque entro oggi o al massimo domani la dirigenza biancorossa deciderà la strategia da seguire: «Ho delle idee che confronterò con il g.m. Cecco Vescovi e con il coach Gianmarco Pozzecco; poi relazionerò il CdA che prenderà le decisioni definitive. Ma la società vuol dare un segnale forte in tempi brevi. Intanto vedremo quale sarà la reazione dell'ambiente alla mia decisione di legare il mandato alla conquista dei playoff. Dopo la sconfitta con Pesaro c'è scoramento nell'ambiente, ma qui serve reagire e non deprimersi, altrimenti rischiamo di sprofondare...».
    Coppa evita di fare nomi, ma chiede comunque a tutta la squadra un cambio di passo in termini di intensità difensiva per nascondere gli attuali problemi di organico.
    «Non voglio imbastire processi ma pretendo una reazione da gente che si rende conto di non aver dato il 100 per cento. Ci sono problemi oggettivi dal punto di vista fisico, ma tutto deve partire dalla difesa, come si è visto domenica: nei primi 15 minuti siamo stati intensi, poi ci siamo letteramente sciolti come neve al sole e con tutti i compagni fermi anche il valore aggiunto di Maynor nel passare la palla si è volatilizzato».
    Di sicuro non è in discussione Gianmarco Pozzecco, che resta un capitale fondamentale per la Varese di oggi e di domani.
    «Dopo la partita il coach era distrutto ma la nostra fiducia nei suoi confronti resta immutata. Egli si mette in discussione ma deve essere più equilibrato e lucido nei momenti difficili: ha la fortuna di lavorare in una piazza che lo ama in maniera incondizionata e gli perdona tutto, ma deve essere un valore aggiunto e non un peso. Sono sicuro che abbiamo trovato le soluzioni per reagire al tonfo contro Pistoia e lo faremo anche stavolta».
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Avventura varesina agli sgoccioli per Ed Daniel? La società sembra avere esaurito la pazienza nei confronti del giocatore del 1990, col quale il coach Gianmarco Pozzecco non è mai riuscito a trovare la giusta empatia. Alla base c'è un problema di rendimento, col giocatore ex Pistoia che non ha mai convinto appieno pagando limiti oggettivi in attacco: il centro ex Murray State incide solo se servito in corsa o in salto - al netto dei ripetuti errori nelle schiacciate... - ma non ha dimensione interna spalle a canestro né alcun raggio di tiro in sospensione. E rispetto alla scorsa annata è peggiorato in quasi tutte le voci statistiche (6,9 rimbalzi contro 7,6, 51% contro 53% da 2, 57% contro 66% in lunetta e 0,5 stoppate date contro 1,0 subite contro le 1,2 date del 2013/2014), se si eccettuano i punti segnati (9,9 contro 8,7).[/size][/font][/color]

    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Ma, più che tecnico, il problema è caratteriale: troppi i comportamenti rivedibili di un giocatore mai entrato davvero in sintonia con l'ambiente e l'episodio di domenica - rifiutando il cinque a capitan Kangur che entrava in campo al suo posto - ha ribadito la criticità della situazione. Che ha indispettito il pubblico di Masnago, con tanto di fischi personalizzati (e non è stata la prima volta) al momento del cambio. L'auspicio era che il cambio in regia Robinson-Maynor servisse anche per coinvolgere maggiormente nel gioco il pivot del 1990, ma la risposta tecnica e comportamentale di domenica è stata sconfortante.
    Dunque, vale la pena insistere con un giocatore che pare ormai fuori sintonia con allenatore e ambiente? La situazione è al vaglio della dirigenza, ma l'ipotesi di un divorzio imminente - anche per dare un segnale forte di supporto al coach e una scossa al gruppo - sembra quella più gettonata. Anche in assenza di un sostituto pronto all'uso, la cui ricerca inizierà eventualmente solo oggi: se Daniel verrà considerato come causa definitivamente persa, meglio chiudere il rapporto piuttosto che riproporre a Masnago un giocatore ormai inviso ai tifosi. Certo, le risorse disponbili per un'ulteriore mossa di mercato sono limitate: qualcosa si potrebbe recuperare anche dall'uscita di Stan Okoye, che nel momento in cui tornerà Kuba Diawara sarà in esubero. Ma con Kangur spostato definitivamente nel reparto lunghi, servirebbe un giocatore disposto ad accettare compiti da colletto blu garantendo freschezza atletica ed energia sui due lati del campo.
    Gi.Sci.[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Senza arte né parte. Questa è la Pallacanestro Varese di Gianmarco Pozzecco i cui proclami di rimonta sono naufragati miseramente contro una formazione che, pur data alla canna del gas per il suo modesto assetto, ha spadroneggiato a Masnago.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Ci si può stupire ma non troppo al di là di ogni vigilia allorquando, in un'orgia di buoni propositi, si accarezzano sogni di gloria (esagerati) salvo poi precipitare nell'impatto con la realtà che puntualmente punisce chi è incapace di far sua la partita. Inutile girarci intorno con prospettive buoniste, giustificate soltanto da un cieco amore: questa squadra non possiede alcun equilibrio di gioco né interpreti in grado di propiziarne un arioso sviluppo, presi un po' tutti dalla foga di risolvere in proprio, soprattutto con forsennati tentativi, da poligono di tiro, stucchevoli e dannosi quando la tensione sporca le percentuali. Se l'impazienza della vittoria (segno di poca lucidità) garantisce la sconfitta, ne abbiamo avuto una prova. Più che volare con l'immaginazione verso obiettivi improponibili, sarebbe cosa buona e giusta restare coi piedi ben saldi a terra dovendosi guardare alle spalle da un pericoloso risucchio, vista la classifica che dà coraggio a Caserta e giust'appunto a Pesaro. Se ti fai umiliare fra i tuoi affetti da una poco più che coriacea pattuglia ritenuta modesta, come puoi cavartela contro formazioni di spessore come s'annunciano le prossime in calendario? Meglio una domanda di riserva, sennò ci si può spaventare dovendo aspettare tempi chiari di recupero per Diawara la cui assenza è nevralgica in una Openjobmetis che, pur recuperando Kangur (ancora arrugginito) e puntando su un nuovo regista ma perdendo un congruo fatturato (di segnature) con l'uscita di scena di Robinson, non può risultare ora, e per forza di cose, più competitiva rispetto ai suoi mortificanti trascorsi.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Ancora una volta la presentazione della squadra, da parata di stelle all'americana, ha fatto a pugni con lo spettacolo, a dir poco penoso. Come d'altra parte il risultato che ha sconquassato le speranze di quei tifosi che, come gli ultimi dei Mohicani, credevano incrollabilmente nei playoff.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Un po' tutti si aspettavano con l'arrivo di Maynor, nientemeno dalla NBA, un manico autorevole, incisivo e determinante, insomma un toccasana per il collettivo. Purtroppo il nuovo americano non ha spazzato via quei dubbi che abbiamo sollevato nel derby con Cantù, definendolo più professore che condottiero, anche per poca predisposizione alla tensione, figuriamoci a quella alta (da chi tocca i fili, muore) di una gara diventata un continuo affanno. Speravamo, riconoscendogli una pulizia di gioco, in un condizionamento da rodaggio ma, francamente, contro Pesaro ci è parso soltanto un buon maestrino, pure supplente.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Gli altri sono sembrati ombre di se stessi, come Rautins, la cui sola e formidabile attitudine al tiro può persino diventare un lusso superfluo se non si riesce a sbarcare il lunario, alludendo a una squadra che, non riuscendo a creare un ventaglio di soluzioni, le cerca con la più scontata delle prevedibilità.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Daniel continua a litigare con se stesso ma, soprattutto, con il canestro, anzi con il ferro sul quale ha scaraventato l'ennesimo pallone della sua stagione nel tentativo di schiacciare: probabilmente è suo il record assoluto, in negativo, relativo a questa voce.[/size][/font][/color]

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    [color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3]Altro che rincorsa playoff, qui bisogna cominciare a guardarsi le spalle. E a trovare in fretta la “scatola nera” per sistemare il rendimento di una squadra che continua ad accusare paurosi vuoti d’aria nella sua versione casalinga. E’ crisi aperta per una Openjobmetis nuovamente inchiodata dai limiti mentali di un gruppo povero di qualità ma anche di carattere, visto il tracollo contro un’avversaria più grintosa e reattiva come Pesaro. E se Consultinvest e Caserta muovono la classifica, per una squadra totalmente inadatta alle “rudezze” della bagarre salvezza come la Varese attuale le cose potrebbero farsi davvero difficili. Dopo una sconfitta così indigesta perché inattesa e comunque figlia di una ripresa davvero censurabile per atteggiamento ed intensità viene da mettere in discussione tutto e tutti, a partire dal cambio Robinson-Maynor in regia. Ma il problema è più profondo ed articolato, al di là della forma ancora precaria del play ex Oklahoma City. La squadra si trova in piena rifondazione del suo sistema di gioco, con un intervento delicatissimo come quello del cambio del play titolare “caduto” nell’emergenza dello stop forzato per il suo capocannoniere Diawara, caricando ulteriormente di importanza il già delicato reinserimento di Kristjan[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    [color=rgb(37,39,37)]
    Kangur nei meccanismi biancorossi. Più che tecnica, la crisi biancorossa sembra principalmente mentale: come già accaduto contro Pistoia, anche stavolta la squadra ha perso tutti i riferimenti offensivi appena è salito il livello agonistico del match. Ed alla fine del secondo tonfo casalingo “in fotocopia”, Gianmarco[/color][color=rgb(37,39,37)]
    Pozzecco si è messo nuovamente in discussione: la Varese attuale è lontana anni luce dalla squadra grintosa e sbarazzina che “coach Poz” voleva proporre al pubblico di Masnago per divertire e divertirsi. E la sensazione è che il primo a non capacitarsi per le difficoltà della squadra di esprimere con continuità[/color][color=rgb(37,39,37)]
    un’identità corale sia proprio il suo allenatore. Troppi americani leggeri “di testa” senza un riferimento vero in spogliatoio in mancanza di uno “zoccolo duro” italiano, che hanno approfittato delle regole di ingaggio di un “players coach” votato a lasciare le briglie sul collo ai giocatori come il tecnico triestino? La società ha sempre riposto massima fiducia nel suo allenatore “rookie”, ma per provare ad uscire dalla crisi – oltre al tempo per riavere Maynor, Kangur e Diawara a pieno regime- servono comunque interventi decisi di supporto al “Poz”. Eventualmente agendo col pugno di ferro nei confronti di chi è fuori sintonia con l’ambiente: in questo momento critico serve remare tutti dalla stessa parte, e sostenere “coach Poz” se si crede – come più volte ribadito dall’asse Coppa-Vescovi – che sia  lui l’uomo sul quale costruire la Varese del futuro. Per uscire dalle secche bisogna tirare una riga e separare chi ci crede e ci mette gambe e cuore – pur con tutti i suoi limiti – e chi invece continua ad andare per la sua strada. Alla luce della seconda “rottura prolungata” casalinga consecutiva che rischia di spazientire un PalaWhirlpool ancora una volta abbondantemente oltre i 4mila paganti, solo così si potrà trovare l’uscita dal vicolo cieco nel quale l’Openjobmetis rischia di infilarsi in un campionato che rischia di vederla sprofondare in piena zona-pericolo. Le sfide contro Reggio Emilia e Venezia con Diawara ancora ai box e Maynor e Kangur da rodare non offrono certo conforto; ma al di là del valore delle prossime avversarie, conta cambiare facce[/color][color=rgb(37,39,37)]
    ed atteggiamenti. Altrimenti la prossima volta Masnago non fischierà soltanto a fine gara.[/color][/size][/font][/color]
     

  • Nicolò Cavalli
    [b]ANDY RAUTINS [/b](10 punti; 0/2 2p; 3/9 3p; 1/1 tl) [b]VOTO: 4,5. [/b]Pecca di leadership e di tempismo, fallendo a più riprese i canestri pesanti che avrebbero riaperto il confronto. A volte si incunea nell'area avversaria ma si dimentica della possibilità di tirare da due. Smemorato.
     
    [b]EDWAR DANIEL [/b](2 punti; 1/5 2p; 0/0 3p; 0/0 tl), [b]VOTO: 3. [/b]A livello di atteggiamento e di linguaggio del corpo, è il peggior giocatore del nuovo millennio intravisto a queste latitudini. Sostituito dopo errori banali, si rifiuta di dare il “cinque” al capitano. Lesa maestà e fischi sacrosanti.
     
    [b]ERIC MAYNOR [/b](12 punti; 1/7 2p; 2/6 3p; 4/4 tl)[b] VOTO: 4,5. [/b]Sarà presto per giudicare, eppure ad oggi non assicura alcun [i]quid pluris [/i]rispetto a Robinson. I sei assist, tutti nella prima parte, vengono vanificati da una caterva di palle perse che instrada la Caporetto. E la mano al tiro risulta davvero glaciale.
     
    [b]ANDREA CASELLA [/b](3 punti; 0/0 2p; 1/2 3p; 0/0 tl)[b] VOTO: 5,5. [/b]In campo per cinque minuti e mezzo, non sfigura. In altre piazze meno esterofile forse riuscirebbe a ricavare spazi e fiducia (si veda il dirimpettaio Musso), invece funge da riserva di titolari di infimo rango.
     
    [b]WILLIE DEANE [/b] (10 punti; 5/7 2p; 0/3 3p; 0/0 tl) [b]VOTO: 5,5. [/b]Nel contesto di massima abulia, quanto meno inscena un ultimo quarto con il coltello fra i denti. Butta nel cestino alcuni contropiedi e si incaponisce in tentativi fuori equilibrio, ma gli diamo atto di aver svestito il pigiama per indossare la canotta da gioco.
     
    [b]CRAIG CALLAHAN[/b] (9 punti; 3/5 2p; 1/6 3p; 0/1 tl) [b]VOTO: 5. [/b]Acclamato da tutto il palazzetto dopo le prestazioni arcigne di Avellino e Cantù, parte forte per poi scemare inesorabilmente. La mira ballonzolante si può perdonare, gli spazi lasciati a Pesaro sotto le plance no. C'era una volta il taglia fuori...
     
    [b]KRISTJAN KANGUR [/b] (5 punti; 1/2 2p; 1/2 3p; 0/2 tl) [b]VOTO: 6. [/b]Non ha la forza per smarcarsi con continuità sul fronte offensivo. Sfodera quasi 24 minuti di cattiveria agonistica, di rimbalzi, di palle sporcate, persino di stoppate. Uno dei pochi sul quale scommettere ciecamente nella lotta per la salvezza.
     
    [b]CHRISTIAN EYENGA [/b](19 punti; 8/13 2p; 0/3 3p; 3/8 tl)[b] VOTO: 6. [/b]Giova dell'assenza di Diawara per ricavarsi più spazi e responsabilità. Ne esce sui due lati del parqeut una serata solida e coraggiosa, purtroppo sporcata da un piagnisteo dalla linea della carità. Non ci resta che piangere.

  • Nicolò Cavalli
    Ci hanno raccontato la favola che la Varese di quest'anno, con gli effettivi completi, avrebbe divertito e agito da mina vagante. Ci hanno narrato che un nuovo playmaker avrebbe ridato vigore a Daniel (ci auguriamo vivamente all'ultima apparizione nella Città Giardino) e ai tiratori di casa. Ci hanno indotto a credere che questo Maynor, con un [i]pedigree[/i] da NBA, sarebbe giunto a insegnare la pallacanestro ai comuni mortali. Ci hanno fatto pensare che l'esuberanza e il blasone da giocatore di un allenatore all'esordio nella massima serie avrebbero coperto le pecche.
    A conti fatti, stasera noi crediamo solo alla classifica: la beneamata è terzultima, più indietro Caserta risale la china a larghe falcate e Pesaro riassapora la vittoria. Più in basso di così, c'è solo la Legadue.
     
    [i][b]Ampie rotazioni. [/b][/i]Pozzecco conferma in partenza il quintetto pesante – assieme sul parquet Callahan e Daniel – trovando risposte in termini di agonismo e contropiede: 6-0 con Eyenga due volte ad alta quota. La Cosultinvest, stravolta nella guida tecnica e nel [i]roster [/i]dopo un turbolento finale di girone d'andata, spreca un paio di tiri aperti e costringe coach Paolini al primi minuto di sospensione a metà periodo (11-5). Maynor comincia alla “Robinson”, ossia con alcune forzature fuori dagli schemi, allora dalla panchina si alza il play occulto Kangur: il boato di Masnago riabbraccia l'estone. A uno scatenato Judge (sei punti in striscia per il 14-11) rispondono i dardi dal perimetro di Callahan e del redivivo Kristjan. I marchigiani boccheggiano e vengono doppiati da una tripla di Casella, finalmente preciso, prima di trovare un canestro pesante con il cannoniere Ross: 22-14 alla mini pausa.
     
    [i][b]Senza identità. [/b][/i]Gli ospiti abbassano saggiamente i ritmi, conducendo Varese nelle secche dell'attacco ragionato: sarà soltanto 6/15 dal campo nel parziale. I balzi prodigiosi a rimbalzo di Eyenga sopperiscono alla mira sbilenca e alla stoppata subita da Deane (da parte di un lillipuziano), intanto Pesaro si riavvicina fino al 27-24 con Wright. Il bonus prematuramente speso dalla Consultinvest regala all'OJM diversi viaggi in lunetta, brava a destarsi con un magistrale contropiede chiuso dalla mitragliata di Rautins per il più dieci. La schiacciata sbagliata da Daniel, sempre sulla lavagna del menù fisso del Lino Oldrini, interrompe il momento positivo: Lorant punisce Varese con il ciuffo del 34-29. Il terzo fallo di Rautins si inserisce in un preoccupante [i]break [/i]di 0-7, solo in parte mitigato dall'entrata di Maynor sul finale di quarto. 41-38 tra il silenzio di un pubblico perplesso.
     
    [i][b]Sprofondo biancorosso. [/b][/i]Wright e Ross completano la rimonta ad inizio ripresa (41-44), punendo meritatamente una narcolettica formazione di casa. Il tabellone incede a scartamento ridotto, a testimonianza della classifica pericolante di due piazze storiche del torneo tricolore. Judge si estromette dalla gara con due penalità in un nanosecondo condite da un tecnico: l'ennesimo eccesso di una classe arbitrale che – da qualunque angolo la si consideri – imbruttisce partite popolate da mediocrità. La regia di Maynor (sei perse e cinque falli nel tabellino a consuntivo) ricorda un [i]b-movie[/i], così alla VL bastano l'impegno di Musso e la caparbietà di Wright per issarsi sul 47-53. I rincalzi della Consultinvest non concedono più un centimetro in difesa e, da buone cicale, scavano un fossato dentro il quale gli alligatori assaggiano i resti dell'OJM: piovono fischi in concomitanza del 47-61, perché un -4 di valutazione complessiva non è accettabile.
     
    [i][b]Fuori dai gangheri. [/b][/i]Due canestri di Callahan e uno di Deane, figli di una difesa a zona un poco più vigile, riaccendono la fiammella della speranza sul 55-64. Il gap potrebbe essere ulteriormente ridotto, ma i due eroi sopra citati falliscono una ripartenza in modo così grottesco da suscitare le ire perfino nel pio convento del Sacro Monte. Un fallo antisportivo del bulgaro regala due punti facili a Lorant, intanto la terna lascia correre impunite alcune scene da tonnara. Pozzecco esagera – a nostra opinione – con il minutaggio concesso a Kangur, esausto, ma lancia un messaggio chiaro alla dirigenza: Daniel non ha dignità sufficiente per calpestare i legni del PalaWhirlpool. La VL si trascina per il campo ma sublima la sua combattività con un altro dardo dell'MVP Musso (14 punti e 19 di valutazione): 63-73. L'ultimo scatto prealpino vale un effimero meno cinque, quindi la dea bendata guida nella retina due conclusioni dei marchigiani.
     
    Il finale scivola via in maniera umiliante: il coach riesce solo a salvare la differenza canestri nel doppio confronto. Senza travalicare la civiltà, rispolveriamo i vecchi aneddoti di tifosi assiepati fuori dal palazzetto con la squadra bloccata alcune ore a meditare sulle proprie nefandezze. Non risolverebbe tutti i mali, ma forse insegnerebbe a finalizzare i tiri liberi (anche stasera un bieco 8/16), a difendere, a guadagnare lo stipendio a fine mese, a dirigere con polso gli effettivi. Perché, ad oggi, pagare abbonamenti e biglietti è un atto di fede.

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Risultato a parte, Cecco Vescovi (a destra di Pozzecco nella foto Blitz in alto) è soddisfatto di quel che l'Openjobmetis d'emergenza ha mostrato nel derby di lunedì: le risposte che Varese si aspettava sul piano tecnico e caratteriale sono state comunque positive nonostante la sconfitta. [/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    «Alla luce delle assenze era oggettivamente molto difficile spuntarla: sarebbe servita una prova perfetta in ogni aspetto e non ci siamo riusciti, anche se ci sono comunque motivi per i quali essere soddisfatti. Vista l'emergenza, aver salvaguardato la differenza canestri potrebbe essere importante in caso di rush finale; per il resto torniamo a casa con l'idea di lavorare sulle note positive sul piano tecnico e caratteriale che abbiamo mostrato».
    Dunque, una Varese senza Kangur né Diawara - mattatori del derby vinto all'andata a Masnago - e con soli 7 effettivi da ruotare non ha comunque sfigurato in occasione del debutto di Eric Maynor: «La realtà è che abbiamo giocato al completo solo le prime tre partite dell'anno. Col cambio del playmaker speravamo nella svolta, invece ci è venuto a mancare Diawara. L'assenza del nostro miglior realizzatore non poteva non pesare sull'economia di una squadra già corta, oltre a penalizzarci nell'inserimento di Maynor. Che, oltre alle nostre difficoltà oggettive, si è trovato calato in un mondo totalmente nuovo dopo 10 mesi senza giocare: ci ha messo due quarti per ambientarsi, poi ha mostrato personalità e leadership. Certo, deve e può crescere dal punto di vista fisico e della tenuta difensiva, in cui non sarà mai un mastino, ma non può neanche essere quello visto nel primo tempo».
    Dopo il minimo storico toccato al Pianella, ora Vescovi confida di poter rivedere in campo Kangur domenica contro Pesaro: «Il primo obiettivo è reinserire Kangur in maniera definitiva, inizialmente con un contributo ridotto ma comunque importante sul piano fisico e tecnico in attesa di riaverlo al 100 per cento. Oggi Diawara avrà l'esame di controllo e capiremo con più esattezza i tempi di recupero: chiaro che la situazione non è semplice per Gianmarco, ma non siamo nelle condizioni di inserire un giocatore a settimana, dunque serve stringere i denti ancora per un po' cercando di trarre il meglio dalle forze disponibili».
    Dunque Vescovi si appella alla fortezza Masnago dopo un girone d'andata zoppicante in casa (2-5 il record dell'Openjobmetis al PalaWhirlpool): «Ci aspettano 8 gare casalinghe su 14 ancora da giocare. Difendere meglio il fattore campo sarà fondamentale a partire dal match di domenica contro Pesaro, che può sembrare facile ma non lo è. Spero che dopo la sosta per la Coppa Italia si potrà riavere la squadra al completo; nel frattempo cerchiamo di far fruttare al massimo quel che c'è: è anche un'occasione per la panchina di dimostrare di poterci dare qualcosa dopo che nel girone d'andata è stata usata poco».
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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