Che questa Pallacanestro Varese fosse una squadra piccola e con poca qualità lo credevamo, personalmente, sin dai primi di agosto. E ora la ritroviamo senza anima né pathos, quindi oppressa e sfiduciata, in un solo termine povera in canna, nel più profondo sud della classifica. La quale le antepone persino Capo d'Orlando, ripescata in extremis dalla serie B o Lega Gold come recita pomposamente la denominazione di un campionato inferiore alla serie A.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
Non solo ma a impressionare non poco è la perentorietà con la quale la formazione siciliana (molto cara a Gianmarco Pozzecco - foto Blitz -, almeno sino alla scorsa primavera) s'è sbarazzata di Sassari, annoverabile fra le antagoniste-scudetto di Milano, non senza adombrare fra noi la possibilità di una più robusta competitività rispetto a una Varese corrosa fatalmente dai suoi equivoci. Ora, a parte l'inno di Mameli imposto dal copione federale, fors'anche utile fra stranieri nel ricordare che si gioca il campionato italiano, possono diventare un paradosso le molte iniziative festose di contorno così come la presentazione all'americana della squadra. Semplicemente non vorremmo che tutto ciò, improvvisamente, possa stridere, quindi apparire come l'imperterrita orchestrina a bordo del Titanic. Si dirà che la macchina del marketing segue per sua vocazione la strada delle proprie finalità, tirando dritto e ben oltre il dimesso rendimento della squadra. Fortunatamente il popolo di Masnago non sottilizza troppo su possibili distinguo, incline com'è all'entusiasmo e al sostegno incondizionato della squadra, soprattutto se essa, pur patendo, mostra grande cuore e tanto impegno. Ed è bello questo già immaginando la madre di tutte le gare, d'un pezzo di stagione, fatalmente cruciale qual è la prossima in casa nella quale, contro la Virtus Bologna, sarà vietato sbagliare. Prima, però, gli uomini di Pozzecco - che li seguirà come spettatore - affronteranno Brindisi in una gara che i pronostici danno per segnata dovendo riconoscere al drappello di americani guidati da Bucchi atletismo e talento, qualità che, in teoria, alla distanza fanno la differenza.[/size][/font][/color]
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