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VareseFansBasketNews

  • simon89
    [size=4][color=rgb(0,0,0)][font='Times New Roman']Un ritmo da playoff per un finale di stagione che apre addirittura il libro dei rimpianti. Lo show balistico di Pistoia porta a quota 4 le vittorie consecutive di una Openjobmetis che col ritorno a pieno regime di Eric Maynor e il recupero di una condizione efficace di Rautins e Diawara sta prepotentemente risalendo la china. Troppo tardi per riaprire una volata playoff chiusa ormai da oltre un mese, anche se la classifica parziale delle ultime 10 gare - ossia da quando in panchina siede Attilio Caja - vede i biancorossi al quarto posto a 12 punti dietro i 16 di Milano e Trento ed i 14 di Venezia. [/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font='Times New Roman']A conferma che comunque la Varese di quest'anno è stata martoriata da troppi acciacchi per esprimere appieno un potenziale superiore a quanto espresso dalla graduatoria attuale. Certo, però è doveroso dare credito al coach pavese: svolto il lavoro di base da "pronto soccorso" nel traghettare i biancorossi verso la salvezza, la mentalità del lavoro in palestra che Caja ha saputo instillare nel gruppo ha dato frutti sostanziosi (anche se tardivi) in questo finale di stagione in cui l'Openjobmetis ha messo in campo il massimo delle energie a dispetto di motivazioni di classifica ormai azzerate.[/font][/color][/size]
     
    [size=4][color=rgb(0,0,0)][font='Times New Roman']Adesso più che al congedo di domenica prossima contro Avellino si pensa a disegnare la Varese che verrà, con ogni probabilità ripartendo quasi daccapo sul fronte giocatori. Ma il raid di Pistoia senza motivazioni di classifica e in assenza di Eyenga - ad oggi l'unico elemento del roster che ha più del 50 per cento di chances di restare - è un'ulteriore medaglia da mettere sul petto di Caja, che invece sembra poter essere (anche grazie al suo solido rapporto con l'ala congolese) uno dei punti fermi per la stagione 2015/'16. Resta però il passaggio chiave della scelta del direttore sportivo che dovrà comunque sposare la filosofia del "5+5" della quale il coach pavese sembra comunque l'interprete ideale visto il suo ruolo nei quadri tecnici della Nazionale sperimentale. Una strategia probabilmente più adatta a Giulio lozzelli (che per due anni di fila l'ha applicata a Pistoia, facendo in entrambi i casi il massimo - playoff o non playoff - rispetto al budget disponibile) piuttosto che ad un superesperto del mercato americano come Nicola Alberani. [/font][/color][/size]
     
    [size=4][color=rgb(0,0,0)][font='Times New Roman']Il primo snodo futuro è comunque alle porte, toccherà al CdA della Pallacanestro Varese scegliere la direzione giusta. Anche se colui che lo guida ha scelto Maynor prima e Caja poi: una volta che l'ex Oklahoma City si è tolto di dosso la ruggine, ha sfoggiato le stimmate del leader mostrando di avere dentro tanta voglia di rilanciarsi. Proprio l'asse tra un allenatore "da palestra " deciso a sfruttare la chance di fare breccia nel cuore di una piazza storica, e di un giocatore deciso a ricostruirsi un credibilità dopo 10 mesi fuori dal grande giro, ha regalato all'Openjobmetis un finale di stagione sereno che sembrava impensabile solo due mesi fa. Ripartire da Caja ed Eyenga significherebbe la garanzia di un nucleo solido basato su serietà, mentalità ed applicazione, attorno al quale ricostruire una Varese da playoff.[/font][/color][/size]

  • Lucaweb

    Pozzecco....

    By Lucaweb, in VareseFansBasketNews,

    [b][i][size=4][font='arial black']Esterno: notte, le incantevoli colline del Varesotto, un cielo stellato che “kantaniamente” invita a pensare.[/font][/size][/i][/b]
    [b][i][size=4][font='arial black']Interno: elegante appartamento abitato da Gianmarco Pozzecco in versione mooolto rilassata - pantaloncini corti e ciabatte -, e Tania, la sua fidanzata: una presenza quasi invisibile, ma soave nella sua leggerezza. Il “Poz”, per la prima volta dalle sue dimissioni, parla, si confida e apre molti cassetti della memoria. Di alcuni svuota il contenuto senza timori. Da altri estrae solo poche note. Altri ancora, infine, sembrano le scatole di “Jack in the box”: meglio richiuderli subito. Sorprese sgradite, ricordi troppi dolorosi, eventi irriferibili, segreti che è meglio custodire.[/font][/size][/i][/b]
    [b][i][size=4][font='arial black']Poi, quasi fossero appesi alle pareti, ci sono i “murales pozzecchiani”, poster sui quali tutti possono leggere tutto perchè non vi sono verità da nascondere.[/font][/size][/i][/b]
     
    [b][i][size=4][font='arial black']<Il primo poster riguarda ovviamente il mio stato d’animo che – dice Pozzecco -, dopo la vittoria conquistata dai ragazzi e da Attilio Caja contro Caserta è mutato completamente. Adesso sono tranquillo e felice perché la salvezza matematica ha spazzato via ogni mia sofferenza. Fino a quei “maledetti-benedetti” due punti strappati alla Pasta Reggia vivevo in uno stato di perenne agitazione poiché mi sentivo ancora responsabile di gran parte della situazione. Una sofferenza mentale che negli ultimi due mesi mi aveva davvero prostrato anche fisicamente togliendomi la voglia di frequentare gente e vivere la pallacanestro come avevo sempre fatto: in modo naturale, col sorriso sulle labbra, a contatto con le persone. Nelle ultime settimane – chiedi pure conferma a Tania -, ho vissuto molto spesso chiuso in casa, con addosso la malinconia dei giorni tristi. Da qualche giorno, per fortuna, il tappo è saltato e posso ricominciare a vivere perché essendo innamorato patologico di Varese soffrivo come una bestia nel vedere la mia ex-squadra con quella classifica>.[/font][/size][/i][/b]
     
    [b][i][size=4][font='arial black']Ho l’impressione che se il tuo rapporto con [/font]la Pallacanestro Varese[/size] come coach fosse una canzone, questa sarebbe certamente “Questo piccolo grande amore”: un sentimento folle, totale, ma durato troppo poco: è così?[/i][/b]
    [b][i][size=4][font='arial black']<Sì, ci può stare – risponde Gianmarco -. L’estate scorsa ho avuto il privilegio di vivere qualcosa di straordinario. Io, Gianmarco Pozzecco, torno a Varese dopo una dozzina d’anni di lontananza per realizzare, in questa città, la mia città, un altro sogno pazzesco: allenare per la prima volta in serie A . Un sogno che diventa realtà all'esordio vincendo nientemeno che il derby contro Cantù. Dai, roba che nemmeno un grande sceneggiatore… Detto questo, confermo, l’amore non è durato quanto avrei voluto>.[/font][/size][/i][/b]
     [list]
    [*][b][i][size=4][font='arial black']Finito male...[/font][/size][/i][/b]
    [*][b][i][size=4][font='arial black']<Per come si è concluso non ci sono responsabilità da addossare ad alcuno. Ho scelto io di farmi da parte perchè, in quel momento, alla metà di febbraio, era l’unica cosa da fare. L’unico gesto di vero amore che potevo ancora regalare ai miei giocatori e ad un gruppo di dirigenti – Coppa, Salvestrin, Gandini e altri -, cui devo tantissimo e che avrebbero meritato molto di più>.[/font][/size][/i][/b]
    [*] 
    [/list]
    [b][i][size=4][font='arial black']Te la metto come battuta: quello scivolamento laterale ti è pesato quasi come quelli che ti toccava fare in difesa quand’eri giocatore…[/font][/size][/i][/b]
    [b][i][size=4][font='arial black']<Pure di più perché, da giocatore, sapevo che qualche compagno di buon cuore ci avrebbe messo una pezza, mentre in questa circostanza la responsabilità di alzarmi dal tavolo oppure continuare “la mano” toccava solo a me. Così, puoi solo immaginare quanta fatica, quante perplessità, quanti ripensamenti e dubbi ci sono stati dietro ad una simile decisione. Ti dico che se fossi stato solo un pizzico più egoista sarei potuto rimanere perché, è la pura verità, anche dopo la pessima gara persa in casa contro Venezia tutta la squadra stava ancora dalla mia parte e, lo giuro, diversi ragazzi in quel periodo sibilarono: “Non vogliamo che tu te ne vada. Piuttosto retrocediamo, ma lo facciamo con te”. Insomma: una solidarietà importante quella espressa, in mille maniere, dai miei giocatori. Tuttavia proprio quelle frasi, pesanti e significative, mi hanno fatto capire che tutti quanti stavamo per imboccare una china pericolosa. Una discesa che, di quel passo, con quella mentalità, ci avrebbe portato all’auto-implosione. In quel momento, in un lampo di lucidità, ho realizzato che nulla, mai e poi mai, avrebbe giustificato la retrocessione e che io, in tutta coscienza, non mi sarei mai preso la responsabilità di una cosa così devastante e avvilente come un’eventuale retrocessione>.[/font][/size][/i][/b]
     
    [b][i][size=4][font='arial black']Quindi…?[/font][/size][/i][/b]
    [b][i][size=4][font='arial black']<Quindi, come risvegliato all’improvviso da un sonno stuporoso, ho capito che per il bene della Pallacanestro Varese dovevo rimettere il mandato e nel farlo sono stato contento di aver offerto alla società l’ultimo consiglio giusto a Stefano Coppa e compagnia: Andate tranquilli, coach Attilio Caja è l’uomo giusto da cui ripartire>.[/font][/size][/i][/b]
     
    [b][i][size=4][font='arial black']Cos’hai pensato appena hai svuotato l’armadietto?[/font][/size][/i][/b]
    [b][i][size=4][font='arial black']<Il primo pensiero, che in realtà mi assillava da tempo, è stato: ho fatto una ca…volata nell'accettare il ruolo da head-coach. Col senno di poi sarebbe stato meglio un periodo preparatorio, diciamo un paio di stagioni, come assistente. Questo perché, a conti fatti, mi sono accorto che il salto dalla LegaDue alla serie A è davvero impegnativo. Non tanto dal punto di vista tecnico-tattico, quanto sotto il profilo mentale perché al top sono richieste concentrazione, dedizione, applicazione, mentalità 24 ore su 24. Un atteggiamento che si può imparare anche lavorando al fianco di allenatori più esperti e affermati. Però, si sa, col senno di poi ci fai poco, mentre io, ripeto, dieci mesi fa, ricevuta l’offerta di Varese, ero l’uomo più contento del mondo e tornando indietro rifarei esattamente le stesse mosse>.[/font][/size][/i][/b]
     
    [b][i][size=4][font='arial black']A proposito di “allenatori più esperti e affermati”: cosa pensi di coach Caja?[/font][/size][/i][/b]
    [b][i][size=4][font='arial black']<Credo che Caja, tecnicamente e umanamente, sia stato eccezionalmente bravo dimostrandosi una volta di più un allenatore di primo livello. Attilio ha gestito molto bene tutte le situazioni proponendo alla squadra chiarezza di idee che, nella confusione generale, era venuta meno nelle ultime settimane della mia gestione. Caja ha ripulito il gioco, diventato subito più fluido e produttivo, e scelto bene nuove gerarchie tecniche e mentali. Insomma: un lavoro eccellente. Aggiungere altro ai risultati ottenuti, vedi il brillante successo contro Sassari, sarebbe superfluo>.[/font][/size][/i][/b]
     
    [b][i][size=4][font='arial black']Pozzecco-Vescovi: ne vuoi parlare?[/font][/size][/i][/b]
    [b][i][size=4][font='arial black']<Mica tanto anche perché – commenta con onestà Gianmarco -, sarebbe più giusto sentire anche il suo parere. Comunque, sinteticamente, posso dirti che, in una situazione di crisi, sono venute clamorosamente a galla le marcate differenze caratteriali tipiche di due persone con caratteri forti e due modi opposti di esercitare [/font]la leadership. I[/size] risultati sportivi negativi ci hanno fatto entrare in rotta di collisione, ma è stata soprattutto la strategia sul come uscire dall’impasse che ci ha fatti esplodere. Di fatto, abbiamo sbagliato entrambi>.[/i][/b]
     
    [b][i][size=4][font='arial black']Visto che stai parlando di sbagli: quale errore non ti perdonerai mai?[/font][/size][/i][/b]
    [b][i][size=4][font='arial black']<In merito non ho dubbi: il taglio di Dawan Robinson. Quella decisione rappresenta la più grossa stronzata della mia vita da allenatore. Una scelta dettata dal fatto che in quel periodo avevo le “arterie chiuse” dalla sofferenza e al cervello non mi arrivava nemmeno un grammo di ossigeno. Così, inseguendo chissà che cosa, chissà quali fantasmi, ho cacciato un ottimo giocatore e, soprattutto, una grande persona. Un attimo dopo quel “taglio” ho perso tutta la stima verso me stesso e ripensando alle lacrime di Dawan dopo avergli comunicato la mia decisione mi sarei auto-esiliato a Sant’Elena. Nei confronti di Robinson avrò, per sempre, un debito da ripagare anche perché, giusto per aumentare la prostrazione, Dawan è stato il primo che dopo le dimissioni mi ha scritto un bellissimo sms con parole di vicinanza e affetto. Se domani Robinson si trovasse nel deserto senz’acqua e benzina sarei il primo ad accorrere in suo soccorso. Troppo, glielo devo…>.[/font][/size][/i][/b]
     
    [b][i][size=4][font='arial black']E Daniel?[/font][/size][/i][/b]
    [b][i][size=4][font='arial black']<No, Ed, no. Non voglio entrare in particolari sgradevoli, ma ti basti sapere che fino all’ultimo giorno Daniel ha mostrato scarso interesse nel voler essere una persona positiva per il nostro gruppo. A lui, in tutta sincerità, non devo nulla>.[/font][/size][/i][/b]
     
    [b][i][size=4][font='arial black']Domenica a Masnago sarà di scena la “tua” Capo d’Orlando, con i “tuoi” Basile, Soragna, Nicevic[/font][/size][/i][/b]
    [b][i][size=4][font='arial black']<Openjobmetis e Upea: due squadre finalmente “belle”, tranquille, pronte a regalare spettacolo per una splendida festa di fine stagione…>.[/font][/size][/i][/b]
     
    [b][i][size=4][font='arial black']Ad un tratto la potenza devastante dei ricordi, unita al[/font]  rimpianto di non poter essere presente velano gli occhi del “Poz”. E siccome le patate, che da oltre un’ora bollono in pentola, saranno diventate ormai un immangiabile purè, è meglio chiudere qui. Con tante cose non dette. Con tante cose ancora da dirsi. Con Gianmarco - ricordo l’estate di Pila nel lontanissimo 1994 sotto lo sguardo severo di coach Dodo Rusconi-, finisce sempre così. Con appuntamenti sospesi. Come i sogni di quest’uomo che sulla soglia del cancello confessa: <Non avrei mai dovuto lasciare Varese. Volevo, dovevo diventare il “ vostro Giacinto Facchetti” e, ai tempi, non ci sono riuscito. Però, l’idea di rivincere qualcosa con Varese non l’ho ancora mollata. Non so come, né quando, ma prima o poi – conclude Gianmarco -, ce [/size]la farò. Vedrai. Vedrete…>.[/i][/b]
    [b][i][size=4][font='arial black']Massimo Turconi[/font]        [/size][/i][/b]

  • Nicolò Cavalli
    [b]ANDY RAUTINS [/b](15 punti; 0/2 2p; 3/9 3p; 6/6 tl) [b]VOTO: 6,5. [/b]Sporca il tabellino a causa di alcune triple mal accolte dal ferro (alcune dal sapore di beffa). A differenza di altre volte, tuttavia, brucia la retina nel momento clou della rimonta e mette in cassaforte i tiri liberi del sollievo.
     
    [b]ANTERO LEHTO [/b](5 punti; 0/2 2p; 1/4 3p; 2/2 tl)[b] VOTO: 5. [/b]Costretto a calcare il parquet per quasi dodici minuti, zampetta come un ragnetto a cui hanno insegnato i primi rudimenti di basket. Tenta e ritenta, trova la gloria dalla lunetta e con un ciuffo in transizione acclamato con stupore.
     
    [b]ERIC MAYNOR [/b](7 punti; 2/5 2p; 1/7 3p; 0/0 tl)[b] VOTO: 5,5. [/b]Dalla sala stampa la spiegazione più logica per la controprestazione del regista ex Denver: problemi di stomaco, anche durante il gioco. Molto approssimativo al tiro e nella gestione di possessi banali (cinque perse), si redime con sei assist e il sottomano bruciante del 76-73.
     
    [b]ANDREA CASELLA [/b](3 punti; 0/0 2p; 1/4 3p; 0/0 tl)[b] VOTO: 6. [/b]In campo con un piglio fattivo, edifica mattoncini in difesa e velocizza la circolazione di palla. Avrebbe qualche occasione per penetrare nell'area avversaria ma, pigramente, si contenta di azionare i polpastrelli dal perimetro.
     
    [b]JOHNDRE JEFFERSON [/b](7 punti; 3/6 2p; 0/0 3p; 1/1 tl), [b]VOTO: 6. [/b]Le statistiche, in particolare nel primo tempo, lo premiano oltre il suo reale apporto (nove rimbalzi sono comunque un bottino degno di nota). Nella ripresa mostra poca cattiveria, infatti quando il gioco si fa duro deve lasciare il posto sotto le plance al guerriero Callahan.
     
    [b]YAKHOUBA DIAWARA [/b](7 punti; 2/4 2p; 1/2 3p; 0/0 tl) [b]VOTO: 5,5. [/b]I frequentatori di twitter avranno scorto, di recente, alcune foto del simpatico Kuba. Il fatto che spesso e volentieri ritragga succulenti piatti, lascia più di un dubbio sul peso forma del ragazzone francese. L'impegno è encomiabile, la mobilità un filo meno. Sinuoso.
     
    [b]STANLEY OKOYE [/b](22[b] [/b]punti; 9/14 2p; 1/2 3p; 1/1 tl) [b]VOTO: 8. [/b]Gioca dall'incipit al gran finale mettendo in mostra un mix vincente di spensieratezza e di cinismo. Arpiona la bellezza di nove rimbalzi e pesca dall'angolo una tripla esiziale quando i compagni boccheggiavano. Signori, occhio al rapporto qualità/prezzo: scommettiamo che nell'ultimo mese il suo nome cominci a circolare sui taccuini dei GM.
     
    [b]CRAIG CALLAHAN[/b] (8 punti; 0/0 2p; 2/4 3p; 2/4 tl) [b]VOTO: 6,5. [/b]Al fatto che porti palla in un raptus di recitazione fuori ruolo, assomma conclusioni soltanto dalla lunga. Quando tutto sembrerebbe girare all'incontrario, torna però a raccogliere legna nel pitturato: Hunt e Nicevic escono con i segni della museruola sul volto.
     
    [b]KRISTJAN KANGUR [/b] (6 punti; 0/1 2p; 0/1 3p; 6/6 tl) [b]VOTO: 7. [/b]Praticamente etereo in attacco, sfodera la solita prestazione di intelligenza cestistica. Difende con le buone e le cattive, prende posizione a rimbalzo, richiama i compagni, fischietta dalla linea della carità quando, per tanti altri, la tensione farebbe sollevare palle mediche anziché sfere a spicchi. Navigato.

  • Nicolò Cavalli
    In un piovoso pomeriggio di aprile, con gli sbadigli a vincere lo scontro diretto sulle palpitazioni, i ragazzi di Caja trovano lo scatto risolutore e superano una pugnace Orlandina, vendicando in parte la bruttissima sconfitta patita nel messinese nel girone d'andata. Al tempo vi erano altri umori, altri protagonisti, altri obiettivi.
    A testimoniarlo un primo tempo poco significativo, con un agonismo stile partita amichevole a Woodstock nella fumosa stagione 1969. Ma nella ripresa, come sovente accade, la posta in palio ha fatto gola ai contendenti: ed è così che Varese, finita a ridosso del baratro, ha trovato le energie per aggiungere due punti al saldo di una chiusura di stagione vissuta - ci piace evidenziarlo - con la giusta [i]verve[/i].
     
    [i][b]Spirito libero. [/b][/i]L'OpenJobMetis si presenta senza l'acciaccato Eyenga, il miglior elemento del girone del ritorno, e appoggia il gioco soprattutto sul perimetro e sull'estemporaneità (10-6 grazie ad un Rautins volitivo ed in ottima sintonia con Jefferson). L'emergente coach dell'Upea, Giulio Griccioli, prova a destare i suoi con un time-out e qualche cambio: le fiammate di Henry e la tripla di Sulejmanovic valgono il 14-13. Il dardo di Casella scrive 18-15, epilogo di un primo quarto immaginiamo non destinato ad arricchire le cineteche di Legabasket.
    L'ottimo Okoye e il rientrante Diawara provano a scavare un piccolo solco – 24-18 – mentre l'anarchia di fine stagione viene simboleggiata da un piccione che plana nel Lino Oldrini e da Callahan che porta palla. Ci avrebbe stupito meno il volatile in regia e l'ispettore sul tetto. Una sopraffina uscita dai blocchi dell'intramontabile Basile restituisce dignità al contesto, abbellito poco dopo dalla bimane di Jefferson (27-23). L'atteggiamento scioperante di Maynor e un paio di difese morbide punite da McGee obbligano Caja a rifugiarsi nella sospensione tecnica, eppure l'inerzia rimane tutta a favore di Capo d'Orlando. Gli ultimi guizzi, a firma di Okoye ed Henry, consegnano il 34-35 della pausa lunga.
     
    [i][b]Scatto d'orgoglio. [/b][/i]Il trend negativo delle palle perse, molte delle quali ascrivibili a Maynor (colpito da problemi di stomaco anche durante l'intervallo), permette ai siciliani di trovare in contropiede la retina (41-43 con Hunt), bruciata invece di rado a difese schierate e dalla linea della carità (saldo globale di 14/23). Varese rimane sul pezzo grazie al solito Stan e a Kangur, quindi manda a bersaglio Lehto in barba alle profezie di Nostradamus. L'Upea reagisce a fatica al parziale prealpino di 9-0 confezionato nel cuore del terzo quarto, anche perché Kuba – per larghi tratti pasticcione – inventa uno dei suoi missili in risposta a Campbell: 56-50, con Nicevic a ridurre il gap sulla sirena.
     
    [i][b]Nessuno vuole perdere. [/b][/i]Capo d'Orlando prova ad aggiungere velocità ed impeto alla manovra offensiva, mentre l'OJM appare all'improvviso molle: il 2/3 dalla lunetta del “Baso” è sinonimo di 62-61 (con Varese già in bonus senza aver subito alcun fallo), la tripla di McGee produce il sorpasso. Con Caja colpevole di non aver interrotto per tempo la crisi di iniziativa dei giocatori di casa. Alle fiammate, quasi letali, di McGee e Soragna rispondono, orgogliosamente, Rautin ed Okoye. Sul 72-72 la terna premia Basile, forse tutelato eccessivamente in nome di una carriera ricca di allori, con un fallo. Il placido Attilio perde le vesti da lord, fortunatamente ricevendo la grazia arbitrale. Qui la partita si capovolge: i 3900 del PalaWhirlpool si travestono da fan del Maracanà, l'ex guarda della nazionale trema (uno su due) e da il là all'assolo biancorosso. Kangur ai liberi, Maynor (finalmente!) in entrata e Rautins sono gli autori del successo, mentre la mira dell'Upea fa cilecca.
     
    Piccole soddisfazioni per chi segue ogni domenica la beneamata e per chi, nonostante una classifica deludente, si è sobbarcato chilometri e caselli per saggiare il clima del Lino Oldrini. Per gli amici del Forum di Varese fans basket, giunti al palazzetto da Toscana ed Emilia, il plasticoso panino dell'autogrill avrà un altro sapore.

  • pxg14
    [color=rgb(0,0,0)][font=verdana][size=3]Sgoccioli di stagione con il pensiero al futuro. Cui la Pallacanestro Varese si apre con il conforto di un presente che, non ancora compiuto, promette una buona fine mai dovendo però dimenticare, se si è capaci di una sobria analisi, un passato che batte in testa. Crediamo che il presidente e i suoi collaboratori non cedano all'emotività, sia euforica che deprimente, nel tirare i conti di un consuntivo sin troppo chiaro per poter essere male interpretato. Non è un esercizio agevole creare le giuste premesse per un domani migliore al di là di un bilancio di spesa ancora indefinito, il che impedisce al momento una reale attuabilità di strategie, partendo in ogni caso da eventuali e possibili volti noti per non dover cambiare in tota baracca e burattini. Per giudicare l'esistente bisognerebbe mettere da parte sentimenti o, peggio, quei sentimentalismi di piazza oltre che non assoggettarsi a questo o a quel procuratore secondo cui ogni proprio assistito è un talento in carne e ossa ma, soprattutto, non indulgere in impressioni parziali rispetto a un intero campionato. Nel mettere insieme pezzi vecchi e nuovi secondo un ideale rapporto fra qualità e prezzo (è qui che si giudica la bravura di una società) bisognerebbe attagliarsi a un preciso progetto dell'allenatore cui affidare un mandato fiduciario con responsabilità relative al rendimento della squadra. Sennò sarebbe come mettere il carro davanti ai buoi. 0, se preferite, aprire un cantiere sen- za l'ingegnere dei lavori. In ogni società, spesso, è preminente la figura del general manager (a dialogo con il tecnico) ma se ne può anche fare anche a meno potendo avvalersi il dottor Coppa delle collaborazioni di Ferraiuolo e Obli, ciascuno secondo le proprie competenze, nel compiere per esempio un giro d'orizzonte presso quei biancorossi che potrebbero tornare utili, soprattutto per capire le loro intenzioni e non di meno appurare le loro eventuali pretese economiche ben sapendo che, in una pallacanestro dai valori in ribasso, le valutazioni mutano da una stagione all'altra lievitando anche esageratamente nel caso di rivelazioni eccellenti. Se passiamo al setaccio le ultime otto prestazioni di Kangur e compagni (delle quali quattro vinte alla guida di Caja), se non la più fresca ed esaltante di Sassari, presumiamo che per qualche buona ragione (d'impiego come vedette o come efficace cambio) Maynor, Eyenga, Jefferson, Okoye, Callahan e Casella (quest'ultimo, perlomeno, in nome di una specie italica da non estinguere) meritino qualche attenzione prima di poter scartare questo o quello, pesandoli sulla bilancia dei pagamenti, in armonia con i desideri dell'allenatore per dare vita a una base di squadra, possibilmente più competitiva, dovendo poi azzeccare i cosiddetti rinforzi. A proposito dell'allenatore, ebbene Caja, in nemmeno due mesi, ha cambiato volto alla squadra (che ha soltanto ereditato, peraltro in condizioni di totale sfiducia) dandole compattezza e convinzione. Evidentemente, impiegando le sue datate e riconosciute capacità, egli ha lavorato duro sino all'applicazione più severa e peculiare di ogni progetto di gioco per far risaltare il collettivo ben oltre quei limiti manifestati nei mesi precedenti. Il dibattito è aperto. Nel frattempo Varese ha stordito l'ambiziosa Sassari a casa sua: il merito va a chi ha sferrato colpi vincenti in campo ma, soprattutto, all'allenatore il quale, puntando su una zona a oltranza o quasi, ha spogliato di energie esplosive i sardi, notoriamente d'assalto, costringendoli a un forsennato e disastroso tiro al bersaglio. Quando il mestiere sconfina nell'arte: Caja batte Sacchetti 2-0.[/size][/font][/color]

  • pxg14
    [color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3]Gianfranco Ponti [/size][/font][/color][color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3]non chiude le porte a “Varese nel Cuore”. L’imprenditore varesino non può certo essere soddisfatto per il “no” espresso dai soci nei confronti della sua offerta per l’acquisto del 50 per cento delle quote, ma esprime comunque la sua disponibilità a proseguire la trattativa su altre basi. Ovviamente parametrando l’impegno alle modalità attuali di partecipazione al consorzio (4mila euro per l’acquisto di una quota e 50mila il taglio massimo della sponsorizzazione) rispetto ai 500mila per due anni contenuti nel “Progetto Varese”: «Esprimo il mio rammarico per la risposta negativa del consorzio riguardo al “Progetto Varese”; non concordo sugli aspetti finanziari contenuti nella lettera aperta di “Varese nel Cuore”, ma preferisco ragionare in maniera costruttiva sul futuro. La proposta di entrare nel consorzio non era quella che mi aspettavo, ma la mia risposta, a determinate condizioni, è “perché no”? Mi aspetto un cenno da parte dei soci per discutere serenamente sulle formule di un mio eventuale ingresso, nelle modalità [/size][/font][/color][color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3]previste dallo statuto attuale di “Varese nel Cuore”». [/size][/font][/color][color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3]La prima considerazione di Ponti è che il consorzio - bocciando il “Progetto Varese” - ha ritenuto di poter continuare con le forze attuali: «Il dato che emerge dalla risposta del consorzio è che la proprietà attuale ha ritenuto di non aver bisogno del mio  [/size][/font][/color][color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3]apporto finanziario supplementare. Significa che “Varese nel Cuore” ritiene di avere al suo interno le competenze e le risorse necessarie per poter garantire una gestione efficace sia in termini finanziari che sportivi e strategici per la stagione ventura. E al di là di tutto questa è una notizia positiva». [/size][/font][/color]

    [size=3][font=verdana][color=rgb(28,29,28)]La richiesta preliminare [/color][color=rgb(28,29,28)]che Ponti presenta a “Varese nel Cuore” per discutere di un suo possibile ingresso è quella di avere accesso ai conti: «La prima condizione per discutere di un mio impegno è quella di poter effettuare una [/color][color=rgb(28,29,28)][i]due diligence [/i][/color][color=rgb(28,29,28)]per verifica[/color][color=rgb(28,29,28)]re la situazione economica del club: mi impegno a farla svolgere a mie spese e a darne comunicazione pubblica a tutti i consorziati, sarebbe una cosa che servirà anche a loro oltre che a me. Ma è soltanto un prerequisito: anche se emergesse un disavanzo da coprire, nel momento in cui condividerò il progetto non avrò problemi a sobbarcarmi anche doveri del passato». Dunque Ponti esprime segnali di apertura, condividendo inoltre i punti qualificanti del programma che il CdA della Pall.Varese ha sottoscritto martedì scorso: «Non avrei preclusioni riguardo ad un mio ruolo, che con l’ apporto economico previsto dalla proprietà condivisa avrebbe una rilevanza ben diversa rispetto a quella prevista dal “Progetto Varese”. La discriminante effettiva è la bontà delle idee: investire sui giocatori italiani con la formula del 5+5 ed incrementare l’ attenzione e le risorse per la crescita del vivaio sono idee nelle quali mi ritrovo, ed alle quali contribuirei volentieri qualora ci fossero i margini per un accordo».[/color][/font][/size]



    [size=3][font=verdana][color=rgb(28,29,28)]Giuseppe Sciascia [/color][/font][/size]


     
     

  • Nicolò Cavalli
    [b]ANDY RAUTINS [/b](0 punti; 0/2 2p; 0/4 3p; 0/0 tl) [b]VOTO: 4,5. [/b]Sfortunato nelle conclusioni di inizio gara che avrebbero potuto rifuggire lo 0/9 della trasferta di Bologna, prosegue in maniera indecorosa per un giocatore della sua esperienza. Si palleggia sui piedi, regala palloni ai tentacoli avversari, non si avvede dello scorrere dei cronometri.
     
    [b]ANTERO LEHTO [/b](0 punti; 0/1 2p; 0/0 3p; 0/0 tl)[b] VOTO: 5. [/b]Meno credibile di Topo Gigio come relatore all'ONU, con il pallone in mano sembra al solito spaesato e titubante. Timbra il cartellino solo perché il buon Maynor ogni tanto deve ricaricare le batteria.
     
    [b]ERIC MAYNOR [/b](20 punti; 5/11 2p; 3/7 3p; 1/2 tl)[b] VOTO: 7. [/b]Che sia un giocatore sopra la media del campionato italiano, viene attestato dai canestri siglati per scavare il break, dagli otto assist, dal cipiglio del play navigato. Che sia un giocatore non da corrida, viene invece attestato da licenze poetiche, dal volto sempre uguale (novello Nicolas Cage) e dalle poche gocce di sudore.
     
    [b]ANDREA CASELLA [/b](2 punti; 1/2 2p; 0/1 3p; 0/0 tl)[b] VOTO: 5,5. [/b]Pienamente positivo nel secondo quarto, quando aiuta i compagni a prendere le redini del match con presenza a rimbalzo e in difesa, sbaglia un clamoroso sottomano nel periodo decisivo. Nel cuore della rimonta ospite, un errore che vale l'insufficienza.
     
    [b]JOHNDRE JEFFERSON [/b](8 punti; 3/4 2p; 0/0 3p; 2/3 tl), [b]VOTO: 5,5. [/b]Leggerino e troppo poco smaliziato per mettere in gabbia quel vecchio lupo di Dejan Ivanov, finisce per perdere fiducia e per mostrarsi poco propositivo sotto le plance. Nei momento clou osserva i compagni dalla panchina. Acerbo.
     
    [b]STANLEY OKOYE [/b](10[b] [/b]punti; 4/6 2p; 0/0 3p; 2/2 tl) [b]VOTO: 6,5. [/b]Agile, fantasioso, altruista: nel secondo quarto si guadagna applausi a profusione. Il minutaggio della ripresa scorre con meno sussulti, in quanto il buon Stan non viene mai tutelato in maniera particolare dagli arbitri. Eccellente gregario.
     
    [b]CRAIG C0ALLAHAN[/b] (11 punti; 3/5 2p; 1/2 3p; 2/3 tl) [b]VOTO: 6,5. [/b]Servono le maniere forti? Buttate sul parquet l'ispettore. Ma questa volta, lente d'ingrandimento alla mano, spicca per i palloni recuperati e per la fattiva intesa con Maynor. Infila pure qualche legnata costruttiva a destra e a manca, tanto per non perdere l'abitudine da arcigno guerriero.
     
    [b]KRISTJAN KANGUR [/b] (8 punti; 1/4 2p; 1/3 3p; 3/4 tl) [b]VOTO: 6,5. [/b]Il primo quarto è di gran lunga il peggiore della sua militanza pluriennale prealpina. Mostra però gli artigli del leader nel momento del bisogno: tripla esiziale dall'angolo, presenza a rimbalzo nell'ultimo minuto, tiri liberi del successo.
     
    [b]CHRISTIAN EYENGA [/b](25 punti; 9/13 2p; 1/1 3p; 4/6 tl)[b] VOTO: 7. [/b]Mina vagante ed artista improvvisato, si porta in dote un ottimo bottino, impreziosito da una tripla nell'ultimo periodo: non certo il pezzo forte della casa. Sfiora la doppia e doppia e riesce a più riprese a far saltare gli schemi della difesa di Esposito.

  • Nicolò Cavalli
    Il verdetto che il popolo di Varese aspettava arriva, inesorabile, dopo 40 minuti di difficile lettura: salvezza aritmetica. Il giudizio d'insieme appare quello, già più volte descritto, di un'annata incompiuta, vissuta sulle ali dell'incertezza sotto il profilo tattico, tecnico, mentale. Emblematica la sfida odierna, con l'OJM capace di farsi rimontare dal + 15 al + 2 prima di assestare la spallata a una Caserta ormai retrocessa ma mai doma (non a caso il tabellino globale descrive equilibrio ai rimbalzi, nel saldo palloni persi e recuperati, nei tiri liberi conquistati).
    Prepariamoci adesso alla ridda di voci sulla società. La Piazza sembra spaccata, tra sedicenti formiche e presunte cicale. Sempre partendo dal caposaldo incarnato dal latinismo [i]in medio stat virtus[/i], l'auspicio è che il potere mediatico non bruci opportunità di rilancio prima ancora di aver sondato la credibilità, umana e finanziaria, dei possibili compratori.
     
    [i][b]Aprile dolce dormire. [/b][/i]Masnago accoglie le sfidanti con larghi spazi vuoti in tribuna, gli attori in campo sfoggiano a loro volta qualche passo in infradito per abbracciare la primavera. Varese in apertura si lascia preferire per organizzazione offensiva, eppure i ferri rispondono picche ad alcuni tiri aperti: 8-8 a metà periodo. I sussulti di Vitali e dell'ex Ivanov valgono il primo allungo campano (10-15), propiziato anche da una serie di mattonate assestate da un insipido Kangur. La remissività degli uomini di casa nell'abusare di conclusioni dal perimetro – misero 1/7 nel parziale – e la difesa soporifera negli uno-contro-uno consegnano agli ospiti il 14-21 della prima mini pausa.
     
    [i][b]I gregari alla guida del gruppo. [/b][/i]Maynor si mette in proprio e riporta in scia i biancorossi, il pimpante Okoye (sicuramente più utile del Diawara claudicante delle ultime uscite) punisce la rottura di Caserta con il sottomano del 22-21. Nello scontro titanico tra panchinari, il poco di Varese sconfigge lo zero assoluto della Pasta Reggia ma non basta a prendere il largo: Caja richiama la truppa sull'attenti dopo il 28-27 finalizzato dal solito Ivanov. Callahan e ancora Stan, già in doppia cifra, lanciano la volata a Kangur ed Eyenga (37-29). Uno sfondamento, parso evidente, di Antonutti viene tramutato in fischio contro KK, ma il disavanzo alla pausa non cambia grazie al gancio di Eyenga: 39-31 tra una baraonda di ululati, forse fuori tema, contro la terna.
     
    [i][b]Caserta sull'orlo del baratro. [/b][/i]La doppia cifra di vantaggio, frutto del 2+1 di Jefferson, innesca la reazione di Mordente e compagni (42-36). Dai colpi a vuoto in lunetta di Ivanov (18 punti e 10 rimbalzi), però, l'OpenJobMetis raccoglie quattro punti con Kangur e una sfavillante schiacciata volante sull'asse Maynor-Eyenga: più quattordici con il coach campano, l'ex cannoniere Vincenzino Esposito, a metà guado tra la rabbia e la mestizia.
    La squadra di casa veleggia grazie a qualche buona giocata dei singoli, la Juve prova a tenere il passo facendo incetta di tiri liberi e di rimbalzi offensivi: i mancati “taglia fuori” su Antonutti costano il 61-51 al termine del terzo quarto di gioco.
     
    [i][b]La solita, immancabile, sofferenza. [/b][/i]I polpastrelli educati di Maynor e le zingarate efficaci di Eyenga, senza dubbio gli elementi più apprezzabili della gestione Caja, sembrano chiudere ogni spiraglio di equilibrio (70-55), ma dalla mano calda di Scott esce un [i]break [/i]di 2-9 che rianima lo scontro salvezza: 72-64 con cinque minuti sul cronometro. La tenzone di ciuffi dai 6 metri e 75 induce prudenza, così sul 76-69 la panchina prealpina decide saggiamente di parlarci sopra. Però il pathos deve ancora manifestarsi compiutamente: l'assalto alla diligenza, con Antonutti e Scott di nuovo sugli scudi, sortisce un incredibile 76-75. Varese trema ulteriormente (complice la mira non precisa dalla linea della carità), ma Caserta denota ancora meno sangue freddo: il contropiede fallito da Scott e la tripla di Moore fanno da preludio all'82-77. La guardia ospite brucia la retina per il -2, allora ci vuole il glaciale Kangur a certificare la salvezza. Missione compiuta.
     
    Le ultime giornate della stagione, dal retrogusto pleonastico, serviranno soltanto a conferire una dimensione meno grigia alla classifica e, per i singoli, a strappare un contratto per l'anno venturo. Qui od altrove, al momento non rileva. I tre gradi di giudizio, a nostra opinione, non lasciano infatti spazio a impugnazioni: colpevoli di manifesta mediocrità.

  • pxg14
    [color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3]Una lettera aperta per illustrare dettagliatamente alla città i programmi con cui [/size][/font][/color][color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3]Gianfranco Ponti [/size][/font][/color][color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3][i](foto red al centro) [/i][/size][/font][/color][color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3]vorrebbe entrare nella stanza dei bottoni della Pallacanestro Varese. L’imprenditore varesino che da oltre 30 anni lavora all’estero (specializzato in acquisizioni aziendali legate al settore dei fondi di investimento in cui opera da tre lustri dopo una lunga carriera tra Medio- banca e Lazard Frères) lancia la sua proposta al consorzio per un’operazione legata alla sua storica passione per i colori biancorossi sin dai tempi della grande Ignis. Il destinatario della missiva è il sindaco [/size][/font][/color][color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3]Attilio Fontana[/size][/font][/color][color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3], il cui coinvolgimento è stato chiesto dallo stesso Ponti indicando che «qualora il consorzio non si sentisse più in grado di far fronte alle difficoltà manageriali, sportive e finan[/size][/font][/color][color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3]ziarie, e solo in questo caso, ero disposto ad affiancarmi a “Varese nel Cuore”, rilevando una quota significativa della Pallacanestro Varese e contribuendo alla sua gestione». Dunque il [/size][/font][/color][color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3][i]Progetto Varese [/i][/size][/font][/color][color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3]ideato da Ponti, anche alla luce di quanto emerso nell’incontro di mercoledì vuole essere di supporto e non alternativo al consorzio: «Massimo rispetto per i proprietari attuali che dovranno necessaria- mente mantenere un ruolo rilevante; la nostra proposta non avrà seguito se riterranno di continuare da soli». [/size][/font][/color][color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3]All’atto pratico la proposta di Ponti e degli altri investitori è quella di un affiancamento paritetico a “Varese nel Cuore”: «Intendiamo affiancarci al consorzio sottoscrivendo una quota di capitale pari al 50% della Pall. Varese, attraverso un cospicuo aumento di capitale che sarebbe sottoscritto congiuntamente dal consorzio e dai soci di Progetto Varese tramite una nuova società denominata [/size][/font][/color][color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3][i]SPH[/i][/size][/font][/color][color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3]. L’ammontare dell’aumento potrà essere determinato soltanto dopo aver effettuato le verifiche contabili e finanziarie ma, tenuto conto dell’ inadeguatezza del capitale odierno (solo 120mila euro?), proponiamo sin d’ora di aumentare il capitale sociale a 1 milone di euro, ove SPH sottoscriverà azioni per 500mila euro ed il consorzio per l’ammontare rimanente. [/size][/font][/color][color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3]Le due parti stipuleranno un patto quinquennale attraverso il quale SPH otterrà [/size][/font][/color][color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3]la responsabilità delle strategie gestionali e sportive di medio-lungo periodo condivise con il consorzio». [/size][/font][/color][color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3]Senza più [/size][/font][/color][color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3]Cecco Vescovi[/size][/font][/color][color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3], la premessa iniziale Ponti è quella di investire massicciamente sulla struttura che «deve essere fondata su un mix di competenze manageriali e sportive internazionali e di alto livello che oggi non sembrano sufficientemente presenti nella Pall. Varese: affermiamo il principio che la gestione deve tornare ad essere fondata su merito e capacità». Dunque un progetto quadriennale di gestione sportiva che passi anche da un po- tenziamento delle politiche di marketing e del merchandising, con un primo punto qualificante legato l’investimento garantito di almeno 250mila euro nel settore giovanile. [/size][/font][/color][color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3]La strategia sportiva triennale prevede il ritorno della Pallacanestro Varese ai vertici, lottando stabilmente per i primi quattro posti in campionato e partecipando alle coppe europee. La priorità dell’inserimento progressivo di 2-3 giocatori italiani con contratti pluriennali scelti per le loro qualità di leadership, che possano trasmettere lo spirito di Varese e le regole comportamentali, in campo e fuori, agli altri giocatori. Un approccio "slavo" nell’inserimento in prima squadra di giovani talenti offrendo loro minuti, in ogni occasione, la rifondazione di un’ attività giovanile oggi deficitaria per mezzi e risultati che dovrà invece diventare “un’eccellenza” in Europa.  E dare mezzi a tutti i ragazzi di Varese di giocare [/size][/font][/color][color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3]con la maglia biancorossa fino a 15 anni. «Siamo sicuri che il Consorzio esaminerà rapidamente il Progetto Varese e si esprimerà in merito prima di ipotecare le scelte gestionali per l’anno prossimo poiché co- sì facendo comprometterebbe le fondamenta del progetto stesso - conclude Ponti -. Se poi il consorzio decidesse di continuare da solo, accetteremo senza polemiche la decisione; ma i consorziati avrebbero allora l’obbligo morale verso gli appassionati di assicurare direttamente alla Pallacanestro Varese tali risorse addizionali. La peggior cosa che potrebbe accadere al basket varesino è un arrocco ed un piccolo cabotaggio che umilierebbe la Pall. Varese e la città».[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]










    [font=verdana][color=rgb(28,29,28)]Giuseppe Sciasci[/color][color=rgb(28,29,28)]a[/color][/font][/size][/font][/color]
     

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