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Comincino a fischiare fallo in attacco ogni volta che usa quel cazzo di braccio per creare spazio tra se ed il difensore... E diano tecnico ogni volta che appena toccato butta indietro la testa come se gli avessero sparato!

Mavaffanculo!

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Comincino a fischiare fallo in attacco ogni volta che usa quel cazzo di braccio per creare spazio tra se ed il difensore... E diano tecnico ogni volta che appena toccato butta indietro la testa come se gli avessero sparato!

Mavaffanculo!

Una "Hackett Dance" dove si butta indietro la testa ad ogni basso prenderebbe facilmente piede.

Diventerebbe virale in un amen :cheer:

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Mah, siamo in Italia e a pensare male ci si prende sempre.. Che stia pagando le polemiche con petrucci di questa estate?! Per quanto mi stia antipatico e gli abbia trovato un posto adeguato al becero pub, non fatico a pensare (male) che abbia ragione..

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A Siena hanno completamente perso il contatto con la realtà...

"angelo caduto dal cielo per il troppo peso" (cit)

e il suo tonfo lo mette in contatto con la realtà! .................................. FINALMENTE......

<<visto bel tomo.... come è dura NON avere sempre gli arbitri dalla tua parte?>>

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Interessante intervista a Trinchieri...

Basket, Trinchieri e una vita in volo

''Ho detto no ad Harvard, ora vinco in Russia''

Andrea Trinchieri

Parla l'inglese, il serbo ed è a buon punto con il russo. L'ex allenatore di Cantù, che iniziò la sua carriera scontrandosi con il padre che lo voleva studente alla famosa università americana, racconta la sua nuova esperienza all'Unics Kazan. ''Qui è tutto maledettamente lontano''. Bocciato il movimento italiano: ''Non ci sono soldi e ci può stare, ma mancano anche le idee''

di NICOLA APICELLA

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APPROFONDIMENTI

Basket, Siena travolge Bologna nel posticipo

Basket, Frates: "Milano staccherà tutti, ma dietro ci sarà equilibrio fino alla fine"

La classifica di A

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basket, cantù basket, Andrea Trinchieri

ROMA - Parla perfettamente inglese, la matrice serba delle lingue slave, ha imparato il greco e sta facendo passi da gigante con il russo. ''Sono al 60% ma capisco quasi tutto. Il problema è più parlarlo perché una parola, scritta allo stesso modo, con tre accenti diversi prende tutt'altri significati''. Andrea Trinchieri è da poco rientrato dall'ennesimo tour de force tra i cieli. Gli capita spesso da quando in estate - chiusa dopo quattro anni l'esperienza a Cantù - ha accettato l'offerta dell'Unics Kazan, club russo in forte espansione.

Croato da parte di madre, americano da parte di padre (''lui laureato ad Harvard, io un coglione sognatore con altre idee in testa. Mi aveva praticamente intimato di seguire la sua stessa strada, non sono stati anni facili'') comunicatore come pochi, di Andrea Trinchieri - allenatore dell'anno nel 2010 e nel 2011 - si raccontano diverse leggende metropolitane, come quella di un rapporto così speciale con i tifosi di Cantù che una volta lo avrebbe portato a trasformarsi in chef e a cucinare ad una festa degli Eagles, storico gruppo di tifosi canturini.

Schietto al punto di risultare a volte antipatico (''non mi sveglio con l'obiettivo di essere simpatico a qualcuno e so di non esserlo perché ho molto chiaro quello che devo fare e cerco di andare dritto al sodo, diciamo che le pubbliche relazioni non sono il mio forte ma il mondo dello sport è il mondo del precotto, dicono tutti le stesse cose''), il 45enne tecnico milanese ha lasciato l'Italia e un basket ''dove ormai c'è zero unità d'intenti'' e si aspetta solo che ''un giorno il sole guardi giù e ci illumini d'immenso''.

Trinchieri, è messo così male il basket italiano?

''Purtroppo oltre ai soldi mancano anche le idee. La crisi la tocchi con mano, non hanno soldi gli stati, non hanno soldi gli ospedali che salvano le vite, il problema è che non possiamo permetterci di non avere idee ed è invece quello che sta succedendo. Ci stiamo tutti avviando verso l'oblio, se non facciamo qualcosa sarà sempre peggio''.

Rimedi?

''La cosa più importante sarebbe quella di combattere questa enorme disgregazione che c'è in Italia, dove ognuno combatte per il proprio orticello, anche se magari è arido e con la terra secca. A volte in situazioni di emergenza - come reputo quella attuale - bisognerebbe davvero rinunciare a qualcosa di proprio e cercare di mettere insieme le poche risorse e le poche idee che abbiamo per cercare di salvare il movimento. Ci sono però troppe guerre per le galline, per le piccole cose, ognuno cerca di pensare a se stesso ma come movimento abbiamo bisogno di valere di più di quanto vale ogni singolo club''.

Tutto questo ha influito sulla scelta di lasciare l'Italia per la Russia?

''Assolutamente no. E' una scelta che in quel momento ho sentito di fare, presa con tutti i rischi che comportava''.

Che realtà ha scoperto?

''Il livello del campionato (l'Unics gioca la Vtb League, ndr) è alto, il problema è che ogni cosa è lontana. E' un paese enorme con tutto quello che ne comporta, a partire da viaggi pazzeschi. E' un campionato ricco, le squadre hanno buone risorse economiche, tatticamente il livello non è paragonabile a quello italiano, la qualità dei giocatori è più bassa. Fortunatamente è stata cancellata la regola che obbligava le squadre a tenere sempre in campo due russi, ora c'è un 6+6 senza alcun paletto. Io vivo a Kazan, il presidente del club è Evgeny Bogachev, a 29 anni diventato il più giovane ministro nella storia dell'Unione Sovietica. E' una persona con grande personalità, non è sempre facile averci a che fare ma finora abbiamo lavorato con discreta sinergia. In campionato siamo partiti bene (3-0) anche se siamo ancora in fase di assestamento''.

Perché è finita con Cantù?

''Cantù è stata sicuramente la mia esperienza più importante. Sono stati 4 anni anni che definire stupendi sarebbe riduttivo, stagioni in cui tutti siamo cresciuti, anni vissuti con grande intensità e complicità ma più che altro grandissima unità d'intenti. Credo di aver dato ogni giorno il mio meglio. A volto sono riuscito a far sembrare questo meglio una cosa di successo, a volte un po' meno ma ho sempre dato tutto me stesso. E' finita perché tutti i più grandi amori hanno un inizio e una fine. Ci siamo lasciati in modo eccellente sapendo che Cantù potrebbe essere nel futuro un nuovo amore''.

Arrivando a guidare la nazionale greca ha coronato un suo sogno. L'Europeo però è stato un mezzo fallimento.

''Non è andato benissimo, i motivi sono molto chiari. Ma è stata un'esperienza estremamente formativa perché ho affrontato problematiche diverse, assaggiato cose che fino a quel momento non avevo ancora visto''.

Del campionato italiano che idea si è fatto?

''Mi sembra un torneo con dei ruoli abbastanza chiari. Milano è ancora la squadra da battere, Cantù ha costruito un'eccellente squadra e lo stesso hanno fatto Bologna, Sassari e Siena. Non tralascerei neanche Varese, Avellino e Roma''.

Quando la rivedremo su una panchina italiana?

''Il mio unico pensiero in questo momento è arrivare a domani, portare a casa la pelle da tutti questi voli. Ormai passo più tempo in aereo che sul campo, in media prendo tra i 4 e i 6 voli a settimana. Ma non mi lamento. Volevo la bicicletta e ora pedalo, mi basta mettere un passo dietro l'altro e andare avanti''.

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io comunque ho provato a vedere il primo tempo di re-ce su gazzetta.it....la mia è una buona connessione...eppure si blocca ogni 30 secondi...

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io comunque ho provato a vedere il primo tempo di re-ce su gazzetta.it....la mia è una buona connessione...eppure si blocca ogni 30 secondi...

Io da iphone bene direi

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dici che mi conviene guardarla dal telefono? :g[1]:

Io ho solo provato, della partita me ne sbattevo :D

Peró pensavo peggio

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Interessante intervista a Trinchieri...

Basket, Trinchieri e una vita in volo

''Ho detto no ad Harvard, ora vinco in Russia''

Andrea Trinchieri

Parla l'inglese, il serbo ed è a buon punto con il russo. L'ex allenatore di Cantù, che iniziò la sua carriera scontrandosi con il padre che lo voleva studente alla famosa università americana, racconta la sua nuova esperienza all'Unics Kazan. ''Qui è tutto maledettamente lontano''. Bocciato il movimento italiano: ''Non ci sono soldi e ci può stare, ma mancano anche le idee''

di NICOLA APICELLA

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Basket, Siena travolge Bologna nel posticipo

Basket, Frates: "Milano staccherà tutti, ma dietro ci sarà equilibrio fino alla fine"

La classifica di A

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ROMA - Parla perfettamente inglese, la matrice serba delle lingue slave, ha imparato il greco e sta facendo passi da gigante con il russo. ''Sono al 60% ma capisco quasi tutto. Il problema è più parlarlo perché una parola, scritta allo stesso modo, con tre accenti diversi prende tutt'altri significati''. Andrea Trinchieri è da poco rientrato dall'ennesimo tour de force tra i cieli. Gli capita spesso da quando in estate - chiusa dopo quattro anni l'esperienza a Cantù - ha accettato l'offerta dell'Unics Kazan, club russo in forte espansione.

Croato da parte di madre, americano da parte di padre (''lui laureato ad Harvard, io un coglione sognatore con altre idee in testa. Mi aveva praticamente intimato di seguire la sua stessa strada, non sono stati anni facili'') comunicatore come pochi, di Andrea Trinchieri - allenatore dell'anno nel 2010 e nel 2011 - si raccontano diverse leggende metropolitane, come quella di un rapporto così speciale con i tifosi di Cantù che una volta lo avrebbe portato a trasformarsi in chef e a cucinare ad una festa degli Eagles, storico gruppo di tifosi canturini.

Schietto al punto di risultare a volte antipatico (''non mi sveglio con l'obiettivo di essere simpatico a qualcuno e so di non esserlo perché ho molto chiaro quello che devo fare e cerco di andare dritto al sodo, diciamo che le pubbliche relazioni non sono il mio forte ma il mondo dello sport è il mondo del precotto, dicono tutti le stesse cose''), il 45enne tecnico milanese ha lasciato l'Italia e un basket ''dove ormai c'è zero unità d'intenti'' e si aspetta solo che ''un giorno il sole guardi giù e ci illumini d'immenso''.

Trinchieri, è messo così male il basket italiano?

''Purtroppo oltre ai soldi mancano anche le idee. La crisi la tocchi con mano, non hanno soldi gli stati, non hanno soldi gli ospedali che salvano le vite, il problema è che non possiamo permetterci di non avere idee ed è invece quello che sta succedendo. Ci stiamo tutti avviando verso l'oblio, se non facciamo qualcosa sarà sempre peggio''.

Rimedi?

''La cosa più importante sarebbe quella di combattere questa enorme disgregazione che c'è in Italia, dove ognuno combatte per il proprio orticello, anche se magari è arido e con la terra secca. A volte in situazioni di emergenza - come reputo quella attuale - bisognerebbe davvero rinunciare a qualcosa di proprio e cercare di mettere insieme le poche risorse e le poche idee che abbiamo per cercare di salvare il movimento. Ci sono però troppe guerre per le galline, per le piccole cose, ognuno cerca di pensare a se stesso ma come movimento abbiamo bisogno di valere di più di quanto vale ogni singolo club''.

Tutto questo ha influito sulla scelta di lasciare l'Italia per la Russia?

''Assolutamente no. E' una scelta che in quel momento ho sentito di fare, presa con tutti i rischi che comportava''.

Che realtà ha scoperto?

''Il livello del campionato (l'Unics gioca la Vtb League, ndr) è alto, il problema è che ogni cosa è lontana. E' un paese enorme con tutto quello che ne comporta, a partire da viaggi pazzeschi. E' un campionato ricco, le squadre hanno buone risorse economiche, tatticamente il livello non è paragonabile a quello italiano, la qualità dei giocatori è più bassa. Fortunatamente è stata cancellata la regola che obbligava le squadre a tenere sempre in campo due russi, ora c'è un 6+6 senza alcun paletto. Io vivo a Kazan, il presidente del club è Evgeny Bogachev, a 29 anni diventato il più giovane ministro nella storia dell'Unione Sovietica. E' una persona con grande personalità, non è sempre facile averci a che fare ma finora abbiamo lavorato con discreta sinergia. In campionato siamo partiti bene (3-0) anche se siamo ancora in fase di assestamento''.

Perché è finita con Cantù?

''Cantù è stata sicuramente la mia esperienza più importante. Sono stati 4 anni anni che definire stupendi sarebbe riduttivo, stagioni in cui tutti siamo cresciuti, anni vissuti con grande intensità e complicità ma più che altro grandissima unità d'intenti. Credo di aver dato ogni giorno il mio meglio. A volto sono riuscito a far sembrare questo meglio una cosa di successo, a volte un po' meno ma ho sempre dato tutto me stesso. E' finita perché tutti i più grandi amori hanno un inizio e una fine. Ci siamo lasciati in modo eccellente sapendo che Cantù potrebbe essere nel futuro un nuovo amore''.

Arrivando a guidare la nazionale greca ha coronato un suo sogno. L'Europeo però è stato un mezzo fallimento.

''Non è andato benissimo, i motivi sono molto chiari. Ma è stata un'esperienza estremamente formativa perché ho affrontato problematiche diverse, assaggiato cose che fino a quel momento non avevo ancora visto''.

Del campionato italiano che idea si è fatto?

''Mi sembra un torneo con dei ruoli abbastanza chiari. Milano è ancora la squadra da battere, Cantù ha costruito un'eccellente squadra e lo stesso hanno fatto Bologna, Sassari e Siena. Non tralascerei neanche Varese, Avellino e Roma''.

Quando la rivedremo su una panchina italiana?

''Il mio unico pensiero in questo momento è arrivare a domani, portare a casa la pelle da tutti questi voli. Ormai passo più tempo in aereo che sul campo, in media prendo tra i 4 e i 6 voli a settimana. Ma non mi lamento. Volevo la bicicletta e ora pedalo, mi basta mettere un passo dietro l'altro e andare avanti''.

Trinchieco come tutti, omertoso.

Tutti che parlano di litigi fra galline, guardare l'orticello e mai nessuno che dica un nome e cognome oppure citi una situazione precisa dicendo cosa si sarebbe dovuto fare e non si è fatto.

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