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Posted (edited)

Quante certezze e quanto accanimento contro i pensionati!

Accanimento no, mai.

Ma che qualcuno minimamente vicino al basket giovanile di questo millennio possa mai farse le seghe coi piedi per nomi come Rusconi francamente mi stupirebbe.

Non a caso anche il super Pontiano Ale Div butta li uno Schiavi mai sin qui menzionato da Ponti, tanto per fare un nome serio.

Poi che Ossola possa tirar su più soldi di vecchi cagnoni varesini di quanto Coppa possa mai è assolutamente possibile.

E aggiungo, qualche nome illustre per i nostalgici c'è, ma ne mancano anche parecchi altri. Come mai?

Edited by Ponchiaz
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Comunque ragazzi, lasciate pure perdere tutta la questione sulla giovanile. Concordate con me che Ponti la PallVa non la vuole più prendere? Siete un po' delusi come me?

Io ho SEMPRE pensato che Ponti stesse aspettando che la PallVa in preda ai suoi stessi debiti e disastri alzasse bandiera bianca e portasse il libri dal sindaco. Siccome questo non è avvenuto...adesso SI STA IMPEGNANDO perchè ciò avvenga e per me questo non va bene.

Io ripeto , secondo me si è solo portato avanti nel lavoro: dovesse alzare bandiera bianca , c'è già pronta la società ( con un bellissimo nome , tra l'altro :P pronta subentrare.

Se dovessero solo chiedere aiuto , c'è già pronta una società per una eventuale fusione / acquisizione.

Quello che invece non capisco è come possa tu sostenere che una iniziativa di questo genere ( E NON ENTRO NEL MERITO DELL'INIZIATIVA perchè non conosco le realtà giovanili varesine dal finire degli anni ottanta :cry::bye: , sia chiaro) sia atta a creare un ( grave??? ) danno alla Pallacanestro Varese.

Posted

A me ha deluso di piu' la Pall VA.

Ripeto, ognuno deve sentirsi libero di percorrere strade alternative, quando ti chiudono in faccia la porta principale.

Poi sara' il mercato a decretare la validita' o meno del progetto.

quoto.

Posted

Magari lui nell immediato, no.

Dipende chi e quanti sposeranno il progetto Basket IGNIS Va ( cosi' faccio incazzare il Ponch :P ) strada facendo.

Come fai a dirlo a priori..?

In effetti, da qualche parte bisogna pur partire.

Certo, uno poteva partire dal mettere 50.000,00 euro nel Consorzio, farsi eleggere in cda, magari assumersi la gestione del settore giovanile Pallacanestro Varese finanziandolo come fa adesso con l'aprocrifa.

Ma c'era sempre il problema del collocamento amici, anziani e consiglieri.

Posted

Quello che invece non capisco è come possa tu sostenere che una iniziativa di questo genere ( E NON ENTRO NEL MERITO DELL'INIZIATIVA perchè non conosco le realtà giovanili varesine dal finire degli anni ottanta :cry::bye: , sia chiaro) sia atta a creare un ( grave??? ) danno alla Pallacanestro Varese.

Sulla severità del danno non so giudicare, penso che alla fine sarà molto contenuto.

Sul fatto che una parte degli introiti di PallVa e di molti altre società vengano dal minibasket direi siamo tutti d'accordo. Se arriva uno che per fare la stessa cosa non fa pagare niente a nessuno, è pensabile che tragga un vantaggio indebito e le danneggi non tanto e non solo perchè è bravo ma perchè è gratis.

Posted

a grandissima richiesta, però, ti pongo dei dubbi, giusto perchè mi è arrivato or ora un tweet di corriere.it (mica la settimana saronnese, il corrierone...) che annuncia la (ri)nascita della "nuova Ignis Varese: si occuperà dei giovani, la vecchia nella hall of fame" (giusto per riportare il testo completo).

Premessa: non giudico a priori, il progetto verrà valutato all'atto pratico.

Detto ciò: Ponti ha offerto i propri denari a destra e manca (ovvero Pallacanestro Varese e Robur et Fides), facendosi presentare dal Sindaco della città? Sì. Chi l'ha cagato? Nessuno. Per comprare o anche solo partecipare, bisogna essere in due.

La proposta era irricevibile? Poesse de sì, ma in una trattativa ci si siede a un tavolo e se c'è la volontà di entrambe le parti, una quadra la si trova. Ma la volontà, per quel che ne so io, era di uno solo, gli altri (Pall Varese) hanno dichiarato a mezzo stampa che ce la facevano da soli (a coprire i buchi di bilancio? A fare una squadra di merda per onorare i 70 anni della società? Eh perchè poi si ragiona da "bottegai merdaioli" - cit. ...).

Ponti aveva la volontà di mettere in piedi qualcosa legato al basket? Evidentemente sì.

Lo ha fatto generando un brand di sicuro impatto con PR e venditori a cui basta la parola (anzi, il nome) e probabilmente tirandosi dietro quello Schiavi che Pall Varese e Robur hanno scaricato per reciproche gelosie.

Ponti toglie risorse alle due realtà cestistiche principali? Ne dubito, anzi, le due sorelle lo hanno rifiutato.

Gli ruberà i giovani talenti? Eh... mi sa soprattutto a Robur et Fides, dove un po' di malcontento fra i genitori c'è (e qui ho fonti dirette) perchè in Robur prendono quelli bravi, li mettono in una squadra, ne fanno una fortissima e si bullano con il mondo per aver dato 80 punti a Gallarate, ma crescita, formazione tecnica e sportiva, non sanno (più) cosa siano, tanto conta spedirne il più possibile in B1 e avere 50 ragazzini in più l'anno prossimo che pagano la quota....

Ergo: sta per fare i propri interessi, a danno di chi sta producendo danni.

Pall Varese e Robur si stanno scavando la fossa da soli, questo è solo lì che li guarda, probabilmente con il buco del culo che ride di nascosto....

mamma mia qui si fa interessante ...

Posted (edited)

Caro bimbo che indossi la maglia della Ignis

«Sappi che non stai per indossare soltanto una maglia: ti stai per mettere addosso anche la speranza di questa città». L'editoriale di Marco Dal Fior

Non so come ti chiami, varesino del Duemila che ti appresti a vestire la maglia della Ignis e ad infilare la retina del canestro. Non so neppure se i tuoi genitori erano con noi nella palestra dei pompieri prima, al palazzetto poi, per incitare quelle furie gialle che hanno fatto conoscere Varese al mondo. E che hanno fatto conoscere il mondo ai varesini, quando si trattava di seguire la squadra nelle trasferte in mezza Europa. Che papà e mamma su quelle gradinate ci fossero o meno, spero che qualcuno in ogni caso ti spieghi il valore di quella maglia, la forza di quel marchio, l’energia di quel nome. In latino vuol dire “fuoco, incendio”. Una fiamma divampata da queste parti per due decenni, quando in campo c’erano i nostri ragazzi.
Oggi che quel nome torna sulle magliette del basket giovanile, ci pare di essere di fronte a una specie di staffetta dove il testimone passa dalle mani magiche di Ossola e Rusconi alle tue, probabilmente più timide, certamente per adesso meno famose. Fanne buon uso. I tuoi palleggi, i cambi di direzione, le entrate e i tiri in sospensione ci piace immaginarli come i primi passi di una nuova Varese che ha voglia di rinascere, di ricominciare a correre, di portare in giro a testa alta il suo nome.
Per troppo tempo abbiamo giocato in difesa e non solo sul parquet. Vorremmo che tu e i tuoi nuovi compagni, sotto la guida delle stelle di un tempo, ci faceste ritrovare la strada del futuro. In fondo alla quale c’è un “cata su” rimasto nel gozzo per troppi anni, vissuti vivacchiando, in un continuo pendolare il ricordo struggente della Varese che fu e un timido presente di piccolo cabotaggio, fatto di retrocessioni evitate e di buche da riparare, di porte girevoli negli spogliatoi e di mancanza di progetti per aggredire il domani.
Sappi che non stai per indossare soltanto una maglia: ti stai per mettere addosso anche la speranza di questa città. Che - fatto curioso nella civiltà dei rottamatori - parte dall’esperienza, dall’integrità, dall’allegro rigore dei nostri playmaker d’antan.
Il futuro affonda le sue radici nella storia.
Ci voleva il basket per ricordarcelo.

Ma no....veramente no dai, neanche Ale Div lo pensa.

Oltre al fatto che "Cata su" lo abbiamo cantato meno di un mese fa...ma forse Marco era a controllare qualche cantiere.

Edited by Ponchiaz
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io mi fido della coppia Castelli-Coppa e della Silvestrin che ci dicono di stare assolutamente tranquilli...alla guida del carro ci sono loro!!!

Posted

Non conoscendo per nulla la realtà del basket giovanile, commento solo questa parte.

Ben detto!

Vanità (non sconosciuta nemmeno ai piani alti della PallVa) e bruciore anale sembrano i main driver di questa operazione.

La scelta dell'utilizzo di Ignis è scorretta sotto tutti i punti di vista e magari passibile anche di querela.

L'unico punto su cui non concordo (o forse non ne capisco la sfumatura) è la distinzione tra parola e marchio, che mi sembrano di difficile separazione in questo contesto.

Se non hanno querelato la Suzuki per la macchina a cubetto... :P

Posted

Tra parentesi, circola voce che il contratto con Thompson non sia ancora stato rescisso. Conferme?

Da quello che si è capito il contratto è rescisso ma il ragazzotto è ancora tesserato.

Questo ci avrebbe permesso di spedire senza troppe remore barbino in piemonte con una pesciata nel culo.

Ma non è stato fatto, forse perchè dopo l'infortunio della Cavallo lo si è considerato comunque utile alla causa (sic.).

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Sulla severità del danno non so giudicare, penso che alla fine sarà molto contenuto.

Sul fatto che una parte degli introiti di PallVa e di molti altre società vengano dal minibasket direi siamo tutti d'accordo. Se arriva uno che per fare la stessa cosa non fa pagare niente a nessuno, è pensabile che tragga un vantaggio indebito e le danneggi non tanto e non solo perchè è bravo ma perchè è gratis.

In pratica la Ignis è l'Uber della pallacanestro Italiana.

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Caro bimbo che indossi la maglia della Ignis

«Sappi che non stai per indossare soltanto una maglia: ti stai per mettere addosso anche la speranza di questa città». L'editoriale di Marco Dal Fior

Non so come ti chiami, varesino del Duemila che ti appresti a vestire la maglia della Ignis e ad infilare la retina del canestro. Non so neppure se i tuoi genitori erano con noi nella palestra dei pompieri prima, al palazzetto poi, per incitare quelle furie gialle che hanno fatto conoscere Varese al mondo. E che hanno fatto conoscere il mondo ai varesini, quando si trattava di seguire la squadra nelle trasferte in mezza Europa. Che papà e mamma su quelle gradinate ci fossero o meno, spero che qualcuno in ogni caso ti spieghi il valore di quella maglia, la forza di quel marchio, l’energia di quel nome. In latino vuol dire “fuoco, incendio”. Una fiamma divampata da queste parti per due decenni, quando in campo c’erano i nostri ragazzi.

Oggi che quel nome torna sulle magliette del basket giovanile, ci pare di essere di fronte a una specie di staffetta dove il testimone passa dalle mani magiche di Ossola e Rusconi alle tue, probabilmente più timide, certamente per adesso meno famose. Fanne buon uso. I tuoi palleggi, i cambi di direzione, le entrate e i tiri in sospensione ci piace immaginarli come i primi passi di una nuova Varese che ha voglia di rinascere, di ricominciare a correre, di portare in giro a testa alta il suo nome.

Per troppo tempo abbiamo giocato in difesa e non solo sul parquet. Vorremmo che tu e i tuoi nuovi compagni, sotto la guida delle stelle di un tempo, ci faceste ritrovare la strada del futuro. In fondo alla quale c’è un “cata su” rimasto nel gozzo per troppi anni, vissuti vivacchiando, in un continuo pendolare il ricordo struggente della Varese che fu e un timido presente di piccolo cabotaggio, fatto di retrocessioni evitate e di buche da riparare, di porte girevoli negli spogliatoi e di mancanza di progetti per aggredire il domani.

Sappi che non stai per indossare soltanto una maglia: ti stai per mettere addosso anche la speranza di questa città. Che - fatto curioso nella civiltà dei rottamatori - parte dall’esperienza, dall’integrità, dall’allegro rigore dei nostri playmaker d’antan.

Il futuro affonda le sue radici nella storia.

Ci voleva il basket per ricordarcelo.

Ma no....veramente no dai, neanche Ale Div lo pensa.

Oltre al fatto che "Cata su" lo abbiamo cantato meno di un mese fa...ma forse Marco era a controllare qualche cantiere.

Questa come ricostruzione storica (se penso "ignis" a me viene in mente il frigo di mia nonna!) è a livello di "Hitler vittima dell'espansionismo Polacco".

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Caro bimbo che indossi la maglia della Ignis

«Sappi che non stai per indossare soltanto una maglia: ti stai per mettere addosso anche la speranza di questa città». L'editoriale di Marco Dal Fior

Non so come ti chiami, varesino del Duemila che ti appresti a vestire la maglia della Ignis e ad infilare la retina del canestro. Non so neppure se i tuoi genitori erano con noi nella palestra dei pompieri prima, al palazzetto poi, per incitare quelle furie gialle che hanno fatto conoscere Varese al mondo. E che hanno fatto conoscere il mondo ai varesini, quando si trattava di seguire la squadra nelle trasferte in mezza Europa. Che papà e mamma su quelle gradinate ci fossero o meno, spero che qualcuno in ogni caso ti spieghi il valore di quella maglia, la forza di quel marchio, l’energia di quel nome. In latino vuol dire “fuoco, incendio”. Una fiamma divampata da queste parti per due decenni, quando in campo c’erano i nostri ragazzi.

Oggi che quel nome torna sulle magliette del basket giovanile, ci pare di essere di fronte a una specie di staffetta dove il testimone passa dalle mani magiche di Ossola e Rusconi alle tue, probabilmente più timide, certamente per adesso meno famose. Fanne buon uso. I tuoi palleggi, i cambi di direzione, le entrate e i tiri in sospensione ci piace immaginarli come i primi passi di una nuova Varese che ha voglia di rinascere, di ricominciare a correre, di portare in giro a testa alta il suo nome.

Per troppo tempo abbiamo giocato in difesa e non solo sul parquet. Vorremmo che tu e i tuoi nuovi compagni, sotto la guida delle stelle di un tempo, ci faceste ritrovare la strada del futuro. In fondo alla quale c’è un “cata su” rimasto nel gozzo per troppi anni, vissuti vivacchiando, in un continuo pendolare il ricordo struggente della Varese che fu e un timido presente di piccolo cabotaggio, fatto di retrocessioni evitate e di buche da riparare, di porte girevoli negli spogliatoi e di mancanza di progetti per aggredire il domani.

Sappi che non stai per indossare soltanto una maglia: ti stai per mettere addosso anche la speranza di questa città. Che - fatto curioso nella civiltà dei rottamatori - parte dall’esperienza, dall’integrità, dall’allegro rigore dei nostri playmaker d’antan.

Il futuro affonda le sue radici nella storia.

Ci voleva il basket per ricordarcelo.

Ma no....veramente no dai, neanche Ale Div lo pensa.

Oltre al fatto che "Cata su" lo abbiamo cantato meno di un mese fa...ma forse Marco era a controllare qualche cantiere.

un pallet di secchi, grazie. :sick::sick::sick:

Posted (edited)

Peraltro, ipotizzare che i genitori di un bambino nato dopo il 1999 potessero essere nella palestra di Via XXV Aprile a seguire la Ignis dimostra un tale scollamento dalla realtà che non saprei neppure come commentarlo.

Nel dubbio, adesso chiedo a mio padre se abbia mica in giro dei figli illegittimi (perchè lui, sì, c'era).

Edited by Dragonheart
Posted

Caro bimbo che indossi la maglia della Ignis

«Sappi che non stai per indossare soltanto una maglia: ti stai per mettere addosso anche la speranza di questa città». L'editoriale di Marco Dal Fior

Non so come ti chiami, varesino del Duemila che ti appresti a vestire la maglia della Ignis e ad infilare la retina del canestro. Non so neppure se i tuoi genitori erano con noi nella palestra dei pompieri prima, al palazzetto poi, per incitare quelle furie gialle che hanno fatto conoscere Varese al mondo. E che hanno fatto conoscere il mondo ai varesini, quando si trattava di seguire la squadra nelle trasferte in mezza Europa. Che papà e mamma su quelle gradinate ci fossero o meno, spero che qualcuno in ogni caso ti spieghi il valore di quella maglia, la forza di quel marchio, l’energia di quel nome. In latino vuol dire “fuoco, incendio”. Una fiamma divampata da queste parti per due decenni, quando in campo c’erano i nostri ragazzi.

Oggi che quel nome torna sulle magliette del basket giovanile, ci pare di essere di fronte a una specie di staffetta dove il testimone passa dalle mani magiche di Ossola e Rusconi alle tue, probabilmente più timide, certamente per adesso meno famose. Fanne buon uso. I tuoi palleggi, i cambi di direzione, le entrate e i tiri in sospensione ci piace immaginarli come i primi passi di una nuova Varese che ha voglia di rinascere, di ricominciare a correre, di portare in giro a testa alta il suo nome.

Per troppo tempo abbiamo giocato in difesa e non solo sul parquet. Vorremmo che tu e i tuoi nuovi compagni, sotto la guida delle stelle di un tempo, ci faceste ritrovare la strada del futuro. In fondo alla quale c’è un “cata su” rimasto nel gozzo per troppi anni, vissuti vivacchiando, in un continuo pendolare il ricordo struggente della Varese che fu e un timido presente di piccolo cabotaggio, fatto di retrocessioni evitate e di buche da riparare, di porte girevoli negli spogliatoi e di mancanza di progetti per aggredire il domani.

Sappi che non stai per indossare soltanto una maglia: ti stai per mettere addosso anche la speranza di questa città. Che - fatto curioso nella civiltà dei rottamatori - parte dall’esperienza, dall’integrità, dall’allegro rigore dei nostri playmaker d’antan.

Il futuro affonda le sue radici nella storia.

Ci voleva il basket per ricordarcelo.

Ma no....veramente no dai, neanche Ale Div lo pensa.

Oltre al fatto che "Cata su" lo abbiamo cantato meno di un mese fa...ma forse Marco era a controllare qualche cantiere.

piccolo conato anche per me ... a proposito, ma chi è Marco Dal Fior ?!?!

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stasera chiedo al mio nipote tredicenne, che si barcamena nelle giovanili della PallVa e ha una nonna che alla XXV aprile ci andava a guardare la Storm, se ha una vaga idea di chi siano Ossola e Rusconi

e soprattutto se gliene freghi qualcosa.

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