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Personalmente, come al buon professor Miglio, mi viene un po' di prurito quando scendo sotto il Po, allo stesso tempo credo di poter apprezzare il marzapane, lo zibibbo e la pasta con le sarde senza per questo sentirmi ipocrita...

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Personalmente, come al buon professor Miglio, mi viene un po' di prurito quando scendo sotto il Po, allo stesso tempo credo di poter apprezzare il marzapane, lo zibibbo e la pasta con le sarde senza per questo sentirmi ipocrita...

Paragonare, seppur in forma di metafora, un esame di Stato "facilitato" con alcune specialità culinarie, sminuisce un tantino la questione.

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Paragonare, seppur in forma di metafora, un esame di Stato "facilitato" con alcune specialità culinarie, sminuisce un tantino la questione.

la questione è che, se TUTTI fanno gli esami di stato a reggio calabria, il gioco, prima o poi, finisce.

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la questione è che, se TUTTI fanno gli esami di stato a reggio calabria, il gioco, prima o poi, finisce.

Infatti, è finito.

Solo che non era un gioco.

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la questione è che, se TUTTI fanno gli esami di stato a reggio calabria, il gioco, prima o poi, finisce.

Ma la Gelmini non era quella dei corsi di aggiornamento per gli insegnanti meridionali .....

A quando un corso di aggiornamento per la Gelmini .....

A parte le battute, purtroppo l'Italia è il paese dei furbi, e il paese dove i furbi sono le persone maggiormente favorite.

Invertire questa logica stà diventando sempre più difficile e finchè al governo ci stanno dei furbacchioni patentati la vedo

molto grigia.

In Italia negli ultimi mesi sono aumentate le separazioni, poi scopri che è tutta una farsa per non pagare l'ICI sulla

seconda casa .......

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Invertire questa logica stà diventando sempre più difficile e finchè al governo ci stanno dei furbacchioni patentati la vedo

molto grigia.

se però mi dici che i furbacchioni vanno al governo solo col berlusca tutto il tuo discorso si annulla e la tua diventa malafede.

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Infatti, è finito.

Solo che non era un gioco.

hai ragione: il bel gioco, per definizione, dura poco. qui siamo a decenni e decenni di prese per il culo...

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se però mi dici che i furbacchioni vanno al governo solo col berlusca tutto il tuo discorso si annulla e la tua diventa malafede.

e questa sarebbe malafede? c'è qualcuno che ringrazia tuttora Tatanka per il prezzo della benzina che non scende..

:rolleyes:

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e questa sarebbe malafede? c'è qualcuno che ringrazia tuttora Tatanka per il prezzo della benzina che non scende..

:rolleyes:

un grazie a tatanka non si nega mai. :rolleyes:

cmq, io non l'ho fatto.

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qui siamo a decenni e decenni di prese per il culo...

Beh sotto questo aspetto la lista è assai lunga a cominciare dalle recenti questioni su Alitalia, prezzo di benzina e gasolio, fancazzisti di stato...

Potrebbe essere un nuovo gioco fare la lunga lista delle prese dei fondelli nazional-perpetue

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Ma la Gelmini non era quella dei corsi di aggiornamento per gli insegnanti meridionali .....

La Gelmini è una moderata : io li abolirei !

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Paragonare, seppur in forma di metafora, un esame di Stato "facilitato" con alcune specialità culinarie, sminuisce un tantino la questione.

Sono tutti doni che ci offrono quelle terre travagliate, come le spiagge della Sardegna o il Primitivo di Manduria.

Perchè non goderne?

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se però mi dici che i furbacchioni vanno al governo solo col berlusca tutto il tuo discorso si annulla e la tua diventa malafede.

Però nell'attuale governo ce ne sono di furbacchioni ......... il primo ha un nome che comincia con la S e un cognome che inizia con la B, sempre per

non fare nomi.

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La Gelmini è una moderata : io li abolirei !

Sei come i valligiani della Val Gandino, passino gli extra-comunitari, ma i terroni proprio no ...... :rolleyes:

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In questo momento storico, per un governo pilotare l'economia fottendosene dell'europa e dell'antitrust non è solo giusto.

E' necessario.

Ed infatti...dal corriere.it

LA NAZIONALIZZAZIONE. Pronti 200 miliardi di dollari. Azzerati i vertici

Mutui, maxi-salvataggio per Fannie & Freddie

Il governo Usa nazionalizza le due agenzie. Bush: decisione storica, i rischi erano inaccettabili

DAL NOSTRO INVIATO

Il quartiere generale di Fannie Mae a Washington D.C. (Ap)

NEW YORK — Per Bush è l'ultima sconfitta, forse la più cocente: la nazionalizzazione di Fannie Mae e Freddie Mac, i due giganti dei mutui, è la conseguenza indiretta del fallimento della sua «ownership society», la filosofia della promozione della proprietà che ha spinto molti americani a riempirsi di debiti per comprare casa e le banche a prestare valanghe di denaro senza fare troppo caso alla solidità finanziaria dei debitori. E ieri il presidente George W. Bush dopo l'annuncio dell'operazione ha spiegato le ragioni della decisione definita «storica»: «I rischi per il sistema finanziario erano inaccettabili». L'altro grande sconfitto è il contribuente americano. Nessuno sa quanto denaro pubblico il Tesoro dovrà pompare nelle casse dei due istituti che ieri ha deciso di nazionalizzare. Le stime più prudenti si fermano a 25 miliardi di dollari, i più pessimisti parlano di centinaia di miliardi da versare nei prossimi due anni. Comunque vadano le cose, quella annunciata dal ministro del Tesoro Henry Paulson in pieno giorno festivo, prima della riapertura dei mercati asiatici, sarà di certo la più grande nazionalizzazione della storia americana. Le due società specializzate del settore dei mutui (non prestano direttamente al cliente singolo ma acquistano pacchetti di mutui, li trasformano in titoli e li ricollocano sul mercato) sono state decapitate: i loro capi Richard Syron e Daniel Mudd si sono dimessi. Affiancheranno per un breve periodo David Moffett e Herb Allison, i due manager dei fondi d'investimento scelti dal Tesoro per sostituirli. I due istituti, che nel lungo periodo verranno probabilmente smantellati, entrano in una fase transitoria nella quale saranno sotto l'ombrello della Fhfa, l'agenzia federale per il finanziamento del settore immobiliare. Il Tesoro, che creerà una apposita struttura, si impegna ad onorare i titoli che erano stati emessi da Fannie Mae e Freddie Mac. L'operazione non arriva certo come un fulmine a ciel sereno: la natura semipubblica dei due istituti faceva da tempo prevedere un intervento governativo. «Fannie&Freddie», come le chiamano gli americani, erano state create negli anni Trenta del secolo scorso per garantire i fondi necessari a sviluppare un mercato immobiliare che tentava di riprendersi dopo la Grande Depressione. Una missione svolta con successo, ma ecco che negli anni Sessanta viene avviata un'operazione ardita: le due finanziarie divengono società private, successivamente quotate in Borsa, pur mantenendo una missione pubblica. Pian piano si innesca un meccanismo simile a quello che ha portato al dissesto delle nostre Partecipazioni statali: società sostanzialmente irresponsabili davanti al mercato, manager che basano la loro carriera sui rapporti coi politici di Washington più che sulla loro «performance» economica. E che a Wall Street imparano una sola cosa: come farsi riconoscere stipendi «stellari». Quando, poco più di un anno fa, esplode la crisi dei mutui subprime, gli analisti capiscono subito che, se Fannie Mae e Freddie Mac si troveranno in difficoltà, sarà il governo ad aiutarle visto che, tra l'altro, i due istituti hanno sempre goduto di linee di credito garantite dallo Stato. Sorprende di più, a marzo, il salvataggio di Bear Stearns: una banca d'affari privata al cento per cento. Ma quell'intervento, almeno formalmente, viene condotto attraverso un altro istituto privato (JP Morgan-Chase) che assorbe ciò che rimane della banca fallita. Il Tesoro rimborserà alla Morgan i costi del salvataggio: un impegno complessivo che potrà al massimo raggiungere i 30 miliardi. Con Fannie&Freddie siamo in un'altra dimensione: le due società garantiscono mutui per 5.300 miliardi di dollari, quasi la metà dell'intero mercato americano dei prestiti per la casa. E' una cifra enorme, pari a un terzo del reddito nazionale americano. Nessuno sa quanti di questi mutui andranno in «default» e, quindi, quanto il Tesoro sarà costretto a sborsare. Le due società semipubbliche non garantivano mutui «subprime», i più rischiosi, ma ormai la crisi si è estesa anche ai prestiti ordinari. Paulson non aveva scelta: doveva difendere la credibilità internazionale della finanza Usa (la banca centrale della Cina e le istituzioni finanziarie della Russia, del Giappone, di Singapore e dei grandi produttori di petrolio del Golfo Persico hanno acquistato obbligazioni di Fannie Mae e Freddie Mac per centinaia di miliardi di dollari) e poi, come ha lui stesso spiegato ieri, «l'economia e i mercati americani non recupereranno finché non rimetteremo a posto il mercato immobiliare. E Fannie e Freddie sono la pietra angolare di questo mercato». Wall Street spera che questo sia l'ultimo scossone della crisi più grave degli ultimi 80 anni, quello che apre la strada alla ripresa. Ma nessuno è in grado di prevedere il potenziale sismico del terremoto. Il governo scommette sull'effetto psicologico del salvataggio, che significa tener pronto un maxi-intervento finanziario di 200 miliardi di dollari. La garanzia ormai esplicita del Tesoro dovrebbe arrestare la corsa a vendere titoli che aveva creato una situazione di emergenza. Se non sarà così, il governo dovrà gettare in una fornace enormi quantità di denaro prelevate dalle tasche dei contribuenti. O dovrà far lavorare a pieno ritmo la tipografia che stampa dollari. Pagherà comunque il cittadino, con le tasse o con l'inflazione.

Massimo Gaggi

08 settembre 2008

---------------------------------------

Bene così. Penso che a questo punto i contorni del gradne statista che è stato Dabbliù siano nitidi e francamente non è che Greenspan e "Money for nothing" Bernanke ne escano così meglio.

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In questo momento storico, per un governo pilotare l'economia fottendosene dell'europa e dell'antitrust non è solo giusto.

E' necessario.

:clap[1]:

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Ed infatti...dal corriere.it

LA NAZIONALIZZAZIONE. Pronti 200 miliardi di dollari. Azzerati i vertici

Mutui, maxi-salvataggio per Fannie & Freddie

Il governo Usa nazionalizza le due agenzie. Bush: decisione storica, i rischi erano inaccettabili

DAL NOSTRO INVIATO

Il quartiere generale di Fannie Mae a Washington D.C. (Ap)

NEW YORK — Per Bush è l'ultima sconfitta, forse la più cocente: la nazionalizzazione di Fannie Mae e Freddie Mac, i due giganti dei mutui, è la conseguenza indiretta del fallimento della sua «ownership society», la filosofia della promozione della proprietà che ha spinto molti americani a riempirsi di debiti per comprare casa e le banche a prestare valanghe di denaro senza fare troppo caso alla solidità finanziaria dei debitori. E ieri il presidente George W. Bush dopo l'annuncio dell'operazione ha spiegato le ragioni della decisione definita «storica»: «I rischi per il sistema finanziario erano inaccettabili». L'altro grande sconfitto è il contribuente americano. Nessuno sa quanto denaro pubblico il Tesoro dovrà pompare nelle casse dei due istituti che ieri ha deciso di nazionalizzare. Le stime più prudenti si fermano a 25 miliardi di dollari, i più pessimisti parlano di centinaia di miliardi da versare nei prossimi due anni. Comunque vadano le cose, quella annunciata dal ministro del Tesoro Henry Paulson in pieno giorno festivo, prima della riapertura dei mercati asiatici, sarà di certo la più grande nazionalizzazione della storia americana. Le due società specializzate del settore dei mutui (non prestano direttamente al cliente singolo ma acquistano pacchetti di mutui, li trasformano in titoli e li ricollocano sul mercato) sono state decapitate: i loro capi Richard Syron e Daniel Mudd si sono dimessi. Affiancheranno per un breve periodo David Moffett e Herb Allison, i due manager dei fondi d'investimento scelti dal Tesoro per sostituirli. I due istituti, che nel lungo periodo verranno probabilmente smantellati, entrano in una fase transitoria nella quale saranno sotto l'ombrello della Fhfa, l'agenzia federale per il finanziamento del settore immobiliare. Il Tesoro, che creerà una apposita struttura, si impegna ad onorare i titoli che erano stati emessi da Fannie Mae e Freddie Mac. L'operazione non arriva certo come un fulmine a ciel sereno: la natura semipubblica dei due istituti faceva da tempo prevedere un intervento governativo. «Fannie&Freddie», come le chiamano gli americani, erano state create negli anni Trenta del secolo scorso per garantire i fondi necessari a sviluppare un mercato immobiliare che tentava di riprendersi dopo la Grande Depressione. Una missione svolta con successo, ma ecco che negli anni Sessanta viene avviata un'operazione ardita: le due finanziarie divengono società private, successivamente quotate in Borsa, pur mantenendo una missione pubblica. Pian piano si innesca un meccanismo simile a quello che ha portato al dissesto delle nostre Partecipazioni statali: società sostanzialmente irresponsabili davanti al mercato, manager che basano la loro carriera sui rapporti coi politici di Washington più che sulla loro «performance» economica. E che a Wall Street imparano una sola cosa: come farsi riconoscere stipendi «stellari». Quando, poco più di un anno fa, esplode la crisi dei mutui subprime, gli analisti capiscono subito che, se Fannie Mae e Freddie Mac si troveranno in difficoltà, sarà il governo ad aiutarle visto che, tra l'altro, i due istituti hanno sempre goduto di linee di credito garantite dallo Stato. Sorprende di più, a marzo, il salvataggio di Bear Stearns: una banca d'affari privata al cento per cento. Ma quell'intervento, almeno formalmente, viene condotto attraverso un altro istituto privato (JP Morgan-Chase) che assorbe ciò che rimane della banca fallita. Il Tesoro rimborserà alla Morgan i costi del salvataggio: un impegno complessivo che potrà al massimo raggiungere i 30 miliardi. Con Fannie&Freddie siamo in un'altra dimensione: le due società garantiscono mutui per 5.300 miliardi di dollari, quasi la metà dell'intero mercato americano dei prestiti per la casa. E' una cifra enorme, pari a un terzo del reddito nazionale americano. Nessuno sa quanti di questi mutui andranno in «default» e, quindi, quanto il Tesoro sarà costretto a sborsare. Le due società semipubbliche non garantivano mutui «subprime», i più rischiosi, ma ormai la crisi si è estesa anche ai prestiti ordinari. Paulson non aveva scelta: doveva difendere la credibilità internazionale della finanza Usa (la banca centrale della Cina e le istituzioni finanziarie della Russia, del Giappone, di Singapore e dei grandi produttori di petrolio del Golfo Persico hanno acquistato obbligazioni di Fannie Mae e Freddie Mac per centinaia di miliardi di dollari) e poi, come ha lui stesso spiegato ieri, «l'economia e i mercati americani non recupereranno finché non rimetteremo a posto il mercato immobiliare. E Fannie e Freddie sono la pietra angolare di questo mercato». Wall Street spera che questo sia l'ultimo scossone della crisi più grave degli ultimi 80 anni, quello che apre la strada alla ripresa. Ma nessuno è in grado di prevedere il potenziale sismico del terremoto. Il governo scommette sull'effetto psicologico del salvataggio, che significa tener pronto un maxi-intervento finanziario di 200 miliardi di dollari. La garanzia ormai esplicita del Tesoro dovrebbe arrestare la corsa a vendere titoli che aveva creato una situazione di emergenza. Se non sarà così, il governo dovrà gettare in una fornace enormi quantità di denaro prelevate dalle tasche dei contribuenti. O dovrà far lavorare a pieno ritmo la tipografia che stampa dollari. Pagherà comunque il cittadino, con le tasse o con l'inflazione.

Massimo Gaggi

08 settembre 2008

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Bene così. Penso che a questo punto i contorni del gradne statista che è stato Dabbliù siano nitidi e francamente non è che Greenspan e "Money for nothing" Bernanke ne escano così meglio.

Direi disfatta totale, ma questo intevento era addolutamente necessario.

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Sei come i valligiani della Val Gandino, passino gli extra-comunitari, ma i terroni proprio no ...... :clap[1]:

Il mio prof. di italiano al Liceo G. Ferraris era un certo Sabino LaSala.

Tu , Corny , non puoi capire .

Ponchiaz , invece , si .

Posted

Cazzo sì.

Una volta in piena agitazione del personale docente con ore perse su ore perse mi chiese cosa ne pensassimo in famiglia al che io risposi (posso produrre testimoni) in dialetto che "Nella mia famiglia si dice che sciopera solo chi non ha voglia di lavorare".

Sabino sconvolto mi attaccò con una veemenza tale da condizionare le mie preferenze elettorali ancora oggi a vent'anni dall'accaduto.

Posted (edited)
Sei come i valligiani della Val Gandino, passino gli extra-comunitari, ma i terroni proprio no ...... ;)

Te ne racconto un'altra :

Luglio 1990 , esame di maturità , la mia compagna Giulia B. di madre e madrelingua inglese viene interrogata da una giovane prof. proveniente da un liceo napoletano :

Prof : tekkiobù .

Giulia B : :angry:

P : tekkiobù .

G : :lol:

P : TEKK-IO'-BU' .

G : :lol:

P ( visibilmente incazzata ) : e accatta o libbro !

G ( che realmente non aveva capito nulla ) : Ah!

:clap[1]:

Edited by Virgus
Posted
Te ne racconto un'altra :

Luglio 1990 , esame di maturità , la mia compagna Giulia B. di madre e madrelingua inglese viene interrogata da una giovane prof. proveniente da un liceo napoletano :

Prof : tekkiobù .

Giulia B : :lol:

P : tekkiobù .

G : :lol:

P : TEKK-IO'-BU' .

G : ;)

P ( visibilmente incazzata ) : e accatta o libbro !

G ( che realmente non aveva capito nulla ) : Ah!

:angry:

:lol::lol::lol: ...il G. Ferraris è stato un liceo serio fino al 1985... :clap[1]::huh:

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