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O viceversa. Una volta venuto a mancare zio Be... ttino

Ma dai Franz...... un Berlusca che non fosse sceso in politica "contro" e che avesse "ammiccato" a quella "sinistra" uscita inspiegabilmente immune da Mani Pulite, sarebbe oggi citato come un vero esempio di successo italiano. Cfr Agnelli family !! Poche balle.

Edited by ROOSTERS99
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Tornando a parlare di Tv di stato , pagata col canone dei cittadini....

A fil di rete

Serena Dandini «Parla con sé»

Le delusioni sono due

Due grandi delusioni: una scontatissima, l’altra meno. Sia detto in nome del pluralismo dell’in­formazione, della libertà di stampa, dell’irritua­lità, dell’omologazione dell’audience, dei dove­ri dell’imparzialità, del martirologio mediati­co, ma «Parla con me» di Serena Dandini è inguardabile: un’esibizione di infantilismo politico, di snobismo d’accat­to, di nostalgia dell’egemonia culturale, di narcisismo ai li­miti delle chirurgia estetica, di banalità colte, di umorismo di quart’ordine, di supponenza, tanta supponenza (Raitre, dal martedì al venerdì, ore 23.25).

La Dandini (non diremo mai l’età) riesce persino a presen­tarsi in pubblico con l’ombeli­co scoperto, come non usa più nemmeno fra le adolescenti. In 40 minuti di trasmissione, mar­tedì sera, l’unica cosa decente è stato l’intervento del Trio Me­dusa, un «prestito» delle Iene. Ecco, vedere poi la Dandini che intervista Piergiorgio Odifred­di e si vanta anche di averlo scoperto (televisivamente par­lando) è una di quelle occasio­ni in cui uno si chiede: ma per­ché il Servizio pubblico deve fi­nanziare la Dandini e i suoi die­ci autori? Perché? Perché tutto si tiene. Poco prima mi è capita­to di rivedere su SkyCinema So­gni d’oro di Nanni Moretti.

Al­tra delusione: un film non riu­scito (capita), pieno di Dandini & dandyni, a cominciare da Giampiero Mughini, onusto di anelli e voglioso di apparire in tv (ma doveva aspettare ancora qualche anno, prima del favolo­so esordio come opinionista in «Ieri, Goggi e domani»). La cosa più sconvolgente è che So­gni d’oro si nutre della stessa sostanza della tv della Dandi­ni, leggermente più visionario (le uniche parti accettabili) ma insopportabilmente più moralistico. Gli attacchi contro il cinema volgare sono identici agli attacchi contro la tv vol­gare (il volgo, si sa, fatica a diventare popolo), tipici di chi, uscendo dal proprio io, diventa solo spettatore

Aldo Grasso

08 ottobre 2009

____________________

Mi consola che anche Grasso su CdS evidenzia il VOMITO di certe trasmissioni che nessuno capisce perchè debbano essere pagate dalla Tv di stato !!

E i 700.000 € della Dandini sono incostituzionali !!! :(:rofl::angry:

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intanto, quei comunistacci degli svizzeri...

http://www.corriere.it/politica/09_ottobre...44f02aabc.shtml

Fondi neri Mediaset: la Svizzera sta

per aprire un'inchiesta per riciclaggio

Indagini per l'ipervalutazione di diritti tv di film Usa. Nel 2005 congelati conti per 150 milioni di franchi

BERNA - Per quattro manager Mediaset in Svizzera la prossima settimana sarà aperta un'inchiesta formale per riciclaggio di denaro. Lo riporta l'agenzia Ap. Lo scorso 2 settembre i pm svizzeri hanno chiesto all'ufficio federale delle inchieste di aprire il procedimento, ha detto all'agenzia di stampa Walburga Bur, portavoce del ministero della Giustizia. I quattro manager sono accusati di riciclaggio di denaro in relazione a un'inchiesta sulla sovravalutazione di film e diritti tv. L'inchiesta è in pratica un filone di quella di Milano, secondo la quale Mediaset ha acquistato dal 1992 al 1999 diritti tv a prezzi gonfiati di film americani. Secondo l'inchiesta italiana le accuse sono di appropriazione indebita, frode fiscale e falso in bilancio. L'inchiesta ha per oggetto fondi di Mediatrade spa, la società che dal 1° febbraio 1999 aveva sostituito Mediaset e la maltese Ims nell’acquisto dei diritti tv tra Los Angeles e Lugano dal 2000 al 2002, quindi anche quando Berlusconi (dal 2001) era presidente del Consiglio. La Svizzera nel 2005 ha congelato conti bancari per oltre 150 milioni di franchi svizzeri e iniziato una propria indagine su quattro manager Mediaset.

08 ottobre 2009

Edited by Leasir
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Gli svizzeri non saranno comunisti, però quanto ai procedimenti penali per riciclaggio, fatti proprio nel Paradiso del conto cifrato, mi viene da morir dal ridere.

Se incominciano a indagare tutti i potenziali riciclatori, i tribunali svizzeri avranno lavoro sino al 2050.

Epperò, mi gioco 10 euro che ne indagheranno uno solo.

Edited by Dragonheart
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E ha davanti 3 anni e mezzo di legislatura, piaccia o no.

Non mi piace ovviamente, ma se anche si andasse ad elezioni anticipate vincerebbe di nuovo lui, questo è chiaro.

Ciò non toglie che lui è ciò che è, e questo non è una ragione per giustificare una maialata del genere.

Edited by davide
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intanto, quei comunistacci degli svizzeri...

http://www.corriere.it/politica/09_ottobre...44f02aabc.shtml

Fondi neri Mediaset: la Svizzera sta

per aprire un'inchiesta per riciclaggio

Indagini per l'ipervalutazione di diritti tv di film Usa. Nel 2005 congelati conti per 150 milioni di franchi

BERNA - Per quattro manager Mediaset in Svizzera la prossima settimana sarà aperta un'inchiesta formale per riciclaggio di denaro. Lo riporta l'agenzia Ap. Lo scorso 2 settembre i pm svizzeri hanno chiesto all'ufficio federale delle inchieste di aprire il procedimento, ha detto all'agenzia di stampa Walburga Bur, portavoce del ministero della Giustizia. I quattro manager sono accusati di riciclaggio di denaro in relazione a un'inchiesta sulla sovravalutazione di film e diritti tv. L'inchiesta è in pratica un filone di quella di Milano, secondo la quale Mediaset ha acquistato dal 1992 al 1999 diritti tv a prezzi gonfiati di film americani. Secondo l'inchiesta italiana le accuse sono di appropriazione indebita, frode fiscale e falso in bilancio. L'inchiesta ha per oggetto fondi di Mediatrade spa, la società che dal 1° febbraio 1999 aveva sostituito Mediaset e la maltese Ims nell’acquisto dei diritti tv tra Los Angeles e Lugano dal 2000 al 2002, quindi anche quando Berlusconi (dal 2001) era presidente del Consiglio. La Svizzera nel 2005 ha congelato conti bancari per oltre 150 milioni di franchi svizzeri e iniziato una propria indagine su quattro manager Mediaset.

08 ottobre 2009

BUAHAHAHHAHAHHAHAHA !!!!

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Leasir, a parte l'evidente comicita' di una Svizzera che si occupa di riciclaggio, solo a noi fascio-indipendentisti pare singolare la tempistica?

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la tempistica è azzeccatissima.

adesso ci sono concrete possibilità di vedere il b davanti al giudice + i primi conti di quanti soldi sono rientrati con lo scudo fiscale... che cosa poteva esserci di più?

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Fischia, Nobel per la pace ad Obama.

Dopo Dario Fo, ora questo: Topo Gigio farebbe bene a preparare l'abito scuro.

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Fischia, Nobel per la pace ad Obama.

Dopo Dario Fo, ora questo: Topo Gigio farebbe bene a preparare l'abito scuro.

Beh se calcoliamo che è nato anche un comitato pro Silvio nobel non mi sembra che Obama abbia molto meno del nostro B.

Cmq anche io credo che sia un nobel un po' tirato. Forse dettato più dalla speranza dei valori che predica che da quanto messo effettivamente sul campo

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Questo è un Nobel che a Obama fa più male che bene, dal momento che anche i suoi più sfegatati fan devono ammettere che tra le mille cose che fino ad ora NON ha fatto c'è anche la pace in qualsiasi forma.

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Vergiate

Quel patrimonio umano che nei bilanci non c'è

Alcuni imprenditori artigiani presenti all'incontro con i ministri Bossi e Tremonti raccontano cosa significa affrontare una crisi: dal lato economico e da quello umano

Zoom Testo Stampa | Invia | Scrivi

«Lasciare a casa un dipendente è doloroso come mettere nei guai una persona di famiglia. A lavorare in una microimpresa come quelle che vedete su questo territorio, si è in quattro, in cinque. Si vive insieme. Si crea un patrimonio che non ha nulla a che vedere con i bilanci. Poi arriva la crisi e il momento in cui i dipendenti non si possono più pagare. Si devono prendere delle decisioni pesantissime e che non si riusciranno a superare, nemmeno dopo la crisi. Con che faccia potrò chiedere un domani a un mio collaboratore torna a lavorare con me?». Mauro è un piccolo artigiano del Varesotto, è solo uno degli imprenditori che questa sera ha affollato l'auditorium di Agusta Westland a Vergiate. Dall'incontro con i ministri, dice, «non mi aspetto delle risposte ma solo dei segnali di speranza. O almeno di veder ridurre in qualche modo il distacco tra la politica e i piccoli imprenditori che rappresentano l'economia di questo paese».

Anche lui fa parte di quelle voci che chiedono al governo un intervento severo a tutela del made in Italy. «Molte grandi firme continuano a produrre all'estero spacciando per italiani prodotti che di italiano non hanno niente. E alcuni artigiani, per continuare a lavorare con loro accettano questo meccanismo. Io non lo voglio fare e pago questa scelta ma pretendo di essere perlomeno tutelato».

Le crisi sono cicliche, dice la teoria economica. «E' vero - continua l'imprenditore - lo sappiamo. Ma la realtà non si fa con i principi. Abbiamo visto crollare improvvisamente la produzione. Abbiamo pagato una crisi che non aveva nulla a che fare con i nostri affari».

«Il 2008 è arrivato dopo un periodo eccezionale - spiega Walter, artigiano meccanico -. Io ho investito perchè volevo ingrandire la mia attività. Ho sottoscritto un contratto di leasing per la durata di 15 anni. Ai debiti difficili da ripagare si è aggiunta poi la mancanza di liquidità dovuta anche ai tempi dei pagamenti da parte dei clienti, che sono diventati sempre più lunghi. Prima si pagava a sessanta giorni, poi il termine è slittato sempre di più. E questo problema, è importante ricordarlo, non riguarda tutti gli artigiani ma quasi solo quelli legati alla manifattura».

La sua situazione è comune a quella di molti altri. «Ora - continua - sono completamente scoperto. Per far fronte a questi impegni mi brucerò tutto quello che ho messo da parte finora compresi i risparmi di mio padre. Ho ereditato questo lavoro da lui, gli ho dedicato tutto il mio tempo e oggi mi sento di dire a mio figlio: vai a fare un altro lavoro». Il pessimismo c'è ed è comprensibile eppure nelle parole di questi imprenditori si colgono ancora dei segnali di grande coraggio: «Quello che ci salverà, lo dico da sempre è la differenziazione. Il nostro paese ha la grande capacità di produrre in modo diverso da tutti gli altri. Dobbiamo capirlo finché siamo in tempo. Ed è questa la strada che io continuerò a seguire».

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Vergiate

Quel patrimonio umano che nei bilanci non c'è

Alcuni imprenditori artigiani presenti all'incontro con i ministri Bossi e Tremonti raccontano cosa significa affrontare una crisi: dal lato economico e da quello umano

Zoom Testo Stampa | Invia | Scrivi

«Lasciare a casa un dipendente è doloroso come mettere nei guai una persona di famiglia. A lavorare in una microimpresa come quelle che vedete su questo territorio, si è in quattro, in cinque. Si vive insieme. Si crea un patrimonio che non ha nulla a che vedere con i bilanci. Poi arriva la crisi e il momento in cui i dipendenti non si possono più pagare. Si devono prendere delle decisioni pesantissime e che non si riusciranno a superare, nemmeno dopo la crisi. Con che faccia potrò chiedere un domani a un mio collaboratore torna a lavorare con me?». Mauro è un piccolo artigiano del Varesotto, è solo uno degli imprenditori che questa sera ha affollato l'auditorium di Agusta Westland a Vergiate. Dall'incontro con i ministri, dice, «non mi aspetto delle risposte ma solo dei segnali di speranza. O almeno di veder ridurre in qualche modo il distacco tra la politica e i piccoli imprenditori che rappresentano l'economia di questo paese».

Anche lui fa parte di quelle voci che chiedono al governo un intervento severo a tutela del made in Italy. «Molte grandi firme continuano a produrre all'estero spacciando per italiani prodotti che di italiano non hanno niente. E alcuni artigiani, per continuare a lavorare con loro accettano questo meccanismo. Io non lo voglio fare e pago questa scelta ma pretendo di essere perlomeno tutelato».

Le crisi sono cicliche, dice la teoria economica. «E' vero - continua l'imprenditore - lo sappiamo. Ma la realtà non si fa con i principi. Abbiamo visto crollare improvvisamente la produzione. Abbiamo pagato una crisi che non aveva nulla a che fare con i nostri affari».

«Il 2008 è arrivato dopo un periodo eccezionale - spiega Walter, artigiano meccanico -. Io ho investito perchè volevo ingrandire la mia attività. Ho sottoscritto un contratto di leasing per la durata di 15 anni. Ai debiti difficili da ripagare si è aggiunta poi la mancanza di liquidità dovuta anche ai tempi dei pagamenti da parte dei clienti, che sono diventati sempre più lunghi. Prima si pagava a sessanta giorni, poi il termine è slittato sempre di più. E questo problema, è importante ricordarlo, non riguarda tutti gli artigiani ma quasi solo quelli legati alla manifattura».

La sua situazione è comune a quella di molti altri. «Ora - continua - sono completamente scoperto. Per far fronte a questi impegni mi brucerò tutto quello che ho messo da parte finora compresi i risparmi di mio padre. Ho ereditato questo lavoro da lui, gli ho dedicato tutto il mio tempo e oggi mi sento di dire a mio figlio: vai a fare un altro lavoro». Il pessimismo c'è ed è comprensibile eppure nelle parole di questi imprenditori si colgono ancora dei segnali di grande coraggio: «Quello che ci salverà, lo dico da sempre è la differenziazione. Il nostro paese ha la grande capacità di produrre in modo diverso da tutti gli altri. Dobbiamo capirlo finché siamo in tempo. Ed è questa la strada che io continuerò a seguire».

Uno spaccato di un realimo devastante !! :huh:-_-

Ma tu Virgus, c'eri ?

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Questo è un Nobel che a Obama fa più male che bene, dal momento che anche i suoi più sfegatati fan devono ammettere che tra le mille cose che fino ad ora NON ha fatto c'è anche la pace in qualsiasi forma.

Io so che l'altra sera ha litigato con sua moglie....

poi ha fatto pace :huh:

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Sulla CNN stamattina sentivo che da più parti si propone al neo premio Nobel di inviare un paio di pastiglie di pace sul nuovo impianto nucleare in Iran.

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Sulla CNN stamattina sentivo che da più parti si propone al neo premio Nobel di inviare un paio di pastiglie di pace sul nuovo impianto nucleare in Iran.

Chissà perchè ci debba sempre pensare l' America a limitare eventuali personaggi, la grande europa - la Nato - l'ONU fors'anche la Cina e la Russia sono così contenti di avere un popolo pronto a scagliare il nucleare contro chi li "guarda male".

Perchè per forza gli USA devono muoversi, è pur vero che si sentono il primo obiettivo di eventuali azioni scriteriate da parte dei paesi arabi estremisti ma è pur vero che permettere l'armamento nucleare all'Iran non giovi neppure a quanti ho citato prima...

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Articolo bilanciato e lucido da parte di un quotidiano straniero.

12 ottobre 2009

“Il sistema giudiziario è troppo politicizzato”

Il WSJ denuncia l’insopportabile nudità (legale) di Silvio Berlusconi

In un paese nel quale la politica è spesso condotta come se si trattasse di una partita, Silvio Berlusconi ha perso l’ultimo round. Mercoledì scorso la Corte Costituzionale italiana ha cassato la legge sull’immunità che protegge il primo ministro, e i pubblici ministeri possono ora riaprire due processi sospesi contro il settuagenario miliardario e persino spalancare la porta a molti altri. Dunque, un punto a favore dei nemici sinistroidi che, a detta dello stesso Berlusconi, affollano i tribunali del paese.

Berlusconi ha promesso di dare battaglia, dicendo di sentirsi “rinvigorito” da questa nuova svolta della situazione. Dopo la riapertura dei processi, Berlusconi potrebbe benissimo architettare un voto di sfiducia al suo governo in Parlamento, costringendo il presidente Giorgio Napolitano a indire nuove elezioni nel marzo del prossimo anno, che si prospetterebbero in effetti come un vero e proprio referendum sullo stesso Berlusconi. E il risultato più probabile sarebbe una vittoria di Berlusconi.

Questa reiniezione di legittimità potrebbe quindi fornire a Berlusconi il capitale politico necessario per escogitare un nuovo modo di proteggersi dalla minaccia dei processi, rimettendo la palla ai pubblici ministeri in attesa della loro prossima mossa.

La legge sull’immunità cassata mercoledì scorso non è certo un provvedimento facilmente giustificabile in una democrazia fondata sullo stato di diritto, e non dovrebbe mai essere accettata a cuor leggero. Tuttavia, l’Italia è un caso speciale, e le proteste di Berlusconi, secondo il quale il sistema giudiziario italiano è troppo politicizzato per poter condurre correttamente processi contro il capo del governo, non sono prive di ragioni concrete. Il sistema giudiziario italiano è probabilmente uno dei più autonomi e meno responsabilizzati del mondo: pubblici ministeri e giudici (chiamati entrambi magistrati) appartengono allo stesso organismo e sono controllati da un unico ente, il Consiglio Superiore della Magistratura. Pubblici ministeri e giudici eleggono essi stessi i membri di questo consiglio, creando così una solidarietà reciproca che sembrerebbe brigare chiaramente a svantaggio di chiunque si trovi in una posizione come quella di Berlusconi. Nessuno di questi giudici e pubblici ministeri si attiene al principio del non schieramento politico, e la maggior parte di essi è fortemente critica nei confronti del fin troppo disinvolto primo ministro italiano.

Appare quindi davvero una disgrazia che Berlusconi non abbia mai mantenuto la promessa, fatta in campagna elettorale, di separare nettamente giudici e pubblici ministeri, ma si sia accontentato di insignificanti riforme, pur potendo contare su un concreto sostegno a favore di cambiamenti più profondi. Berlusconi ha scelto invece di schernire in pubblico questi giudici e pubblici ministeri, di attaccare la stampa e di pompare la sua immagine internazionale, sebbene l’economia italiana sembri destinata a subire quest’anno una contrazione almeno del cinque per cento.

Berlusconi potrebbe benissimo riuscire ad averla vinta sui suoi accusatori e a portare a termine il suo mandato come primo ministro. E un giorno potrebbe persino mettere in atto quei tagli fiscali pro crescita e quelle riforme burocratiche per cui gli elettori italiani lo hanno mandato tre volte al governo.

Ma non nell’immediato futuro. Ci aspetta invece una serie di processi su casi di corruzione vecchi di decenni, accuse di abusi sessuali, di nepotismo, ecc. Nell’apparentemente infinito battibecco tra i discendenti di Machiavelli – e dei loro avvocati – il vero perdente è il popolo italiano.

© Wall Street Journal per gentile concessione di Milano Finanza (traduzione Aldo Piccato)

© 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO

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Questo a mio avviso e' giornalismo che analizza e spiega, senza necessariamente pretendere di insegnare o di rifilare una lezione morale o peggio ancora di preseguire un preciso fine occulto.

Evidenzia tanto gli errori gravi del B. quanto le oggettive e non piu' marginali aberrazioni del sistema giudiziario italiano post mani pulite.

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Non sono capace di mettere insieme i vari link sulla questione chiusure scuole a Varese.

Vi invito a farvi un giro su Varesenews.

Riassumo:

l'assessore ai servizi educativi (su richiesta di quello al bilancio, ricordate Gelmini-Tremonti) dichiara che si vogliono chiudere 4 scuole perchè con pochi bambini e/o fatiscenti.

I genitori si incazzano, striscioni, partecipazioni ai consigli comunali, gita sotto la sede della Lega etc.

Le circoscrizioni, tutte di centrodx, dicono che il piano non va, che bisogna consultare la gente etc etc.

Risposta: va bene, ci pensiamo.

Si chiudono in una stanza chiusa dei figuri per un vertice di maggioranza e il giorno dopo esce la soluzione fantastica (o fantasiosa):

le 4 scuole non chiudono, le osserviamo per un anno, però ne chiudiamo una quinta, a norma strutturalmente e con due corsi interi (10 classi, 170 e passa bambini) dividendola metà in una scuola di 40 anni più vecchia che ha solo 70 iscritti e che sta nel quartiere vicino e metà nella scuola media che probabilmente non ha neppure gli spazi per accoglierla.

Ignoranza, supponenza e mancanza di stile condensati in una decisione.

Una lettera però la segnalo.

Lettera

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Ho letto tutta la questione: c'e' puzza di cretinismo in effetti.

Io sento la solita puzza italica del non voler scontentare nessuno per intero, finendo così per scontentare un pochettino (ma non troppo) tutti.

Se i privati prendessero le decisioni come le prende il "pubblico", saremmo già estinti.

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