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Guarda che più della metà erano per finanziare opere di viabilità come pedemontana e BRE-MI ......

...appunto.

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...appunto.

E che cosa è il federalismo, perchè allora non l'ho ancora capito .....

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Altra bordata del nuovo esecutivo al federalismo. Bloccata la legge del governo Prodi che permetteva al governatore della Lombardia in occasione dell'EXPO 2015 pieni poteri per l'esecuzione delle opere necessarie alla realizzazione della manifestazione ..... che invece saranno nuovamente decise a Roma .....

Leghisti, svegliatevi ...... state diventando politici sempre più attaccati alle poltrone ......

Avran guardato in faccia il governatore della Lombardia ... -_-

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Avran guardato in faccia il governatore della Lombardia ... -_-

sai mai che con l'Expo dobbiamo potenziare i Pronto Soccorso e finisce tutto in cliniche varie .......

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In tutta onestà, con i dovuti distinguo per il puffo Brunetta (che però stronzificando troppo i concetti rischia di nonprtare a casa nulla) ed il sempre valido Bobo Maroni (che alla lunga come sempre prevarrà grazie alla preparazione che mette nelle sue iniziative), a me sembra che il governo sia ancora ampiamente in ferie.

Quoto Tatanka per la parte che vuole nomi e facce a fianco delle iniziative.

Per tutto il resto "sonostatofrainteso" oramai è diventato uno stile di vita.

Mi sto turando il naso con il calcestruzzo.

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Eh,.... bisognerebbe sentirle tutte le campane

Ah, non mi dire che viene da "Repubblica" anche quel "pezzo".............

Chiaro che queste considerazioni valgono solo quando c'è il Berlusca al Governo...

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Dal sole 24h.

Firmato il nuovo contratto per i lavoratori interinali

Nuove regole per i lavoratori interinali.

E' stato sottoscritto, infatti , il nuovo contratto collettivo nazionale per i lavoratori in somministrazione. Il contratto, firmato da Assolavoro (l'Associazione Nazionale delle Agenzie per il Lavoro) e da Alai Cisl, Nidil Cgil e Uil Cpo, prevede l'obbligo di assunzione del lavoratore in somministrazione dopo un massimo di 42 mesi. Inoltre se non ci sono più occasioni di lavoro - si legge nel comunicato dell' Assolavoro (Associazione Nazionale delle Agenzie per il Lavoro) - per i lavoratori assunti a tempo indeterminato con almeno 30 settimane di anzianità si avvia un percorso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, garantendo tuttavia misure di assistenza e di riqualificazione mirate al reinserimento dei lavoratori.

Vi è, inoltre, si legge: «un complesso di istituti che assieme configurano una vita italiana alla flexicurity, come, per esempio, un assegno di sostegno al reddito per i lavoratori in somministrazione disoccupati da almeno sei mesi pari a 700 euro, un assegno di 1400 euro in caso di gravidanza alle lavoratrici che abbiano cessato il rapporto di lavoro nell'arco di 180 giorni, un sostegno per le spese relative agli asili nido (quantificato in 80 euro mensili), l'istituzione di un fondo di previdenza integrativa specifico per i lavoratori in somministrazione che copre anche i periodi di non lavoro tra una missione e l'altra; nuove opportunità di accesso al credito, il rimborso totale del ticket sanitario anche per i familiari a carico (prima la copertura era per il 60% e solo per il lavoratore), rimborsi per le cure odontoiatriche, l'incremento delle indennità per infortunio, contributi per favorire la mobilità territoriale, voucher formativi per favorire il reinserimento lavorativo e tanto altro ancora».

Di particolare rilevanza anche le novità in tema di sicurezza e salute sul lavoro, che prevedono, tra l'altro, la formazione mirata (da ripetere almeno ogni dodici mesi) e la possibilità di dimissioni per giusta causa del lavoratore in alcuni casi di violazione delle norme sulla sicurezza. La sottoscrizione del contratto segue all'accordo raggiunto il 16 maggio scorso. Il nuovo Ccnl sarà applicato a partire dal primo gennaio 2009. «Si tratta di un contratto fortemente innovativo che coniuga bene flessibilità e stabilità, sicurezza e competitività. – ha dichiarato Gennaro delli Santi Cimaglia, presidente di Assolavoro - È il frutto di un lavoro alacre, realizzato, com'è nostra abitudine, con i dati alla mano, per evitare qualsiasi rischio per il settore e richiamandoci invece a una delle migliori tradizioni europee in tema di lavoro in somministrazione».

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Lontano dal blabla della politica, c'è chi ha lavorato, spero bene, per definire meglio un'area di grandi opportunità e di grandi tensioni sociali.

Il lavoro necessita anche di riservatezza, diffidiamo di chi va in televisione a fare comizi.

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Posso dire che Ryan air mi sta sulle palle?

Geniale, innovativa, tutto.

Ma mi sta sulle palle.

...e forse non sono il solo.

Sole 24h

Ryanair: trimestre in rosso, titolo in picchiata

Titoli Ryanair in picchiata a Londra nel pomeriggio: -20% a 2,8 sterline sulla piazza di Londra. Gli investitori sono spinti a vendere dopo i risultati poco rassicuranti nello scorso trimestre e le aspettative non rosee per l'esercizio in corso. La compagnia low-cost irlandese, nuumero uno in Europa, ha comunicato che il risultato netto nel trimestre aprile-giugno è stato negativo per 90,4 milioni, tenendo conto di costi straordinari di 111,4 milioni Al netto dei costi, il risultato è positivo per 20,9 milioni, che significa un drammatico meno 85% rispetto allo scorso anno.

Le cause, secondo quanto riferito dai vertici della società, vanno cercate soprattutto nell'aumento del prezzo del carburante, nel calendario sfavorevole, e nei costi straordinari sostenuti dalla compagnia, anche perché il traffico è comunque cresciuto del 19% a 15 milioni e i ricavi totali del 12% a 777 milioni. «Le condizioni di mercato sono state difficili nel primo trimestre .- ha commentato il ceo Michael O'Leary - per l'assenza della Pasqua :lol: e l'impatto degli alti costi del petrolio. Il prezzo del greggio è quasi raddoppiato dai 61 ai 117 dollari al barile. Le previsioni per il resto dell'anno con l'emergere della recessione economica in Gran Bretagna e Irlanda dipenderanno dai prezzi del carburante a cui noi risponderemo con una politica di prezzo aggressiva».

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E' interessante questa cosa dell'assenza delle Pasqua....

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...e forse non sono il solo.

Sole 24h

Ryanair: trimestre in rosso, titolo in picchiata

Titoli Ryanair in picchiata a Londra nel pomeriggio: -20% a 2,8 sterline sulla piazza di Londra. Gli investitori sono spinti a vendere dopo i risultati poco rassicuranti nello scorso trimestre e le aspettative non rosee per l'esercizio in corso. La compagnia low-cost irlandese, nuumero uno in Europa, ha comunicato che il risultato netto nel trimestre aprile-giugno è stato negativo per 90,4 milioni, tenendo conto di costi straordinari di 111,4 milioni Al netto dei costi, il risultato è positivo per 20,9 milioni, che significa un drammatico meno 85% rispetto allo scorso anno.

Le cause, secondo quanto riferito dai vertici della società, vanno cercate soprattutto nell'aumento del prezzo del carburante, nel calendario sfavorevole, e nei costi straordinari sostenuti dalla compagnia, anche perché il traffico è comunque cresciuto del 19% a 15 milioni e i ricavi totali del 12% a 777 milioni. «Le condizioni di mercato sono state difficili nel primo trimestre .- ha commentato il ceo Michael O'Leary - per l'assenza della Pasqua :lol: e l'impatto degli alti costi del petrolio. Il prezzo del greggio è quasi raddoppiato dai 61 ai 117 dollari al barile. Le previsioni per il resto dell'anno con l'emergere della recessione economica in Gran Bretagna e Irlanda dipenderanno dai prezzi del carburante a cui noi risponderemo con una politica di prezzo aggressiva».

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E' interessante questa cosa dell'assenza delle Pasqua....

Se anche Alitalia avesse un'utile di solo 20,9 milioni ......

Interessante la mancanza della pasqua :lol::lol::lol:

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Me l'hanno spiegata... la Pasqua è stata ad aprile, quindi assente nel primo trimestre. L'anno scorso era bassissima (credo, mo' non ho tempo di controllare) e quindi a marzo il risultato è stato migliore.

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Me l'hanno spiegata... la Pasqua è stata ad aprile, quindi assente nel primo trimestre. L'anno scorso era bassissima (credo, mo' non ho tempo di controllare) e quindi a marzo il risultato è stato migliore.

Non è che te l'hanno spiegata proprio bene bene bene ...

O'leary fa riferimento allo scorso trimestre , cioè aprile/giugno , non al primo trimestre come erroneamente riportato nel virgolettato . Quest'anno la Pasqua è stata bassissima , il 23 marzo , come non succedeva da credo più di un secolo , ed ha rotto le uova nel paniere a RanAir ed a molti altri :lol: .

Edited by Virgus
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Non è che te l'hanno spiegata proprio bene bene bene ...

O'leary fa riferimento allo scorso trimestre , cioè aprile/giugno , non al primo trimestre come erroneamente riportato nel virgolettato . Quest'anno la Pasqua è stata bassissima , il 23 marzo , come non succedeva da credo più di un secolo , ed ha rotto le uova nel paniere a RanAir ed a molti altri :lol: .

Ah, ecco. Come detto non ho guardato il calendario... ma insomma avevo intuito giusto il discorso sulla scomparsa della Pasqua :lol:

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Benzina e gasolio

FINALMENTE PREZZI IN RIBASSO

Pubblicata il 28/07/2008

Gli automobilisti possono tirare un sospiro di sollievo. Dopo mesi di continue impennate del costo del petrolio e, di pari passo, dei prezzi di benzina e gasolio, si registra finalmente un'inversione di tendenza. L'oro nero, infatti, è passato dal record di 147,04 dollari al barile dell'11 luglio scorso ai 123,61 dollari della quotazione di oggi 28 luglio. Gli effetti di questo ribasso iniziano timidamente a farsi notare: in molti distributori della rete stradale e autostradale la verde viene già venduta sotto la soglia di 1,5 euro al litro ed è tornato a esserci un discreto "distacco" con il gasolio.

Tutti segnali che lasciano ben sperare sullo "sgonfiamento" della bolla speculativa che ha portato a temere che il petrolio potesse raggiungere i 200 dollari al barile entro la fine dell'anno. Rimane ora da capire se si tratta di un fenomeno temporaneo oppure se, come auspichiamo, questo trend si consoliderà nei prossimi mesi. Che cosa dobbiamo attenderci, quindi, in vista dell'esodo dei prossimi giorni e del celebre ponte di Ferragosto?

Abbiamo girato questo interrogativo a Sissi Bellomo, giornalista della redazione materie prime de "Il Sole 24 Ore": "Una correzione al ribasso del prezzo del petrolio era attesa da tempo, per diverse motivazioni tecniche. Innanzitutto per il recupero del valore del dollaro, la valuta di riferimento del greggio. In secondo luogo, per l'acceso dibattito internazionale sulle cause della speculazione e sulla necessità di placarne gli effetti. Ma il mercato sta anche prendendo atto della minor propensione verso il consumo di carburante in Europa e negli Stati Uniti, mentre le compagnie petrolifere stanno riflettendo sui reali vantaggi di un continuo gioco al rialzo dei prezzi".

"In questo particolare settore - continua la Bellomo - è molto difficile azzardare delle previsioni che abbiano un minimo di scientificità. Tendenzialmente, comunque, fino a metà agosto il prezzo del greggio dovrebbe rimanere ai livelli attuali e, anzi, potrebbe addirittura scendere ulteriormente. Naturalmente salvo imprevisti. Ricordiamo, infatti, che in America questa è la stagione in cui si scatenano gli uragani più devastanti, i cui effetti avrebbero sicuramente ricadute negative anche sul prezzo dell'oro nero e di conseguenza dei carburanti".

Roberto Barone

quattroruote.it

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Interessante, per chi avesse voglia di leggersela tutta.....

27 luglio 2008

L'intervista al ministro dell'Economia

"E' la fine di un mondo"

Tremonti dice che c’è più moralità in una Fiat che in un future Goldman Sachs

Roma. Il Foglio incontra il ministro dell’Economia. Si ragiona di federalismo fiscale, di crisi internazionale, di mercato e di energia, non di Alitalia (paragrafo decisamente radiato dalla conversazione al minimo tentativo giornalistico di introdurre il tema), né di altri dossier ministeriali. Ma innanzitutto si parla di politica. Giulio Tremonti si siede e dice: “C’è un vecchio detto: gli uccelli non fanno il nido sugli alberi senza foglie. L’albero della sinistra ha perso le foglie e per questo ha perso i voti. La globalizzazione ha aggredito la sinistra come un defoliante. Una prova empirica? I voti stanno tornando alla sinistra, ai democratici americani con i messaggi trasmessi da Barack Obama. Messaggi di critica alla globalizzazione e di protezione delle sue vittime. Quello che sta riuscendo a Obama non riesce alla sinistra in Europa. Dall’Inghilterra alla Francia, dalla Germania all’Austria, all’Italia e in prospettiva alla Spagna. Su tutto questo scacchiere la sinistra è o sta entrando in crisi. Perché si è idendificata troppo con la globalizzazione. Negli anni Novanta la vecchia classe dirigente laburista e soprattutto comunista è sopravvissuta al crollo del vecchio mondo, è riuscita a far dimenticare il passato soltanto perché ha sostituito le vecchie con una ideologia nuova: il mercatismo. Il mercatismo è stato usato dalla sinistra come ideologia sostitutiva, come salvacondotto. Venuta la crisi della globalizzazione la stessa sinistra non può fare un secondo passaggio, non ha una nuova ideologia sostitutiva, non riesce a far dimenticare il ruolo che ha avuto in un passato così prossimo. L’esercizio riesce a Obama, perché è nuovo. Non riesce alle vecchie classi dirigenti europee che in troppo poco tempo sono state laburiste, comuniste e globaliste. E’ difficile per chi è stato globalista fino a ieri organizzare l’unico sciopero che il popolo della sinistra potrebbe capire e fare in massa: lo sciopero contro la globalizzazione. Certo, la globalizzazione non è stata solo di sinistra, è stata anche di destra; e tuttavia la ‘cifra prevalente’ è stata quella di sinistra. ‘Terza via’, ‘clintonomics’, mistica del cittadino-consumatore, elevazione a supersistema del supermercato Wal-Mart, Seattle vissuto e fatto in strada non dal lato della sinistra protestante, ma dai piani alti del grattacielo come sinistra dominante: tutto questo è stato la sinistra nel decennio fatale, gli anni Novanta, gli anni del disegno ideologico e della spinta economica verso la globalizzazione, un blocco ideologico ed economico che è partito da sinistra, ha spinto verso l’Asia. E proprio dall’Asia parte una controspinta boomerang contro la sinistra stessa. Negli anni Novanta la sinistra si candida a governare la novità del millennio, la globalizzazione. Essendo in partenza e in apparenza un fatto economico prova a governarla in senso manageriale. E’ in coerenza con questo che la sinistra ha una mutazione genetica, dal linguaggio allo stile di vita. Tutto è moderno, tutto è manageriale. L’obiettivo dei vecchi laburisti era ‘support people’, quello dei nuovi postlaburisti ‘support business’. Lo spostamento dallo stato al mercato ha indebolito il people. La crisi economica il business. E’ così che la morsa si è stretta intorno alla sinistra. Che cosa avrebbe dovuto gestire la sinistra? L’education. In Asia si investiva sulla forza delle braccia, in occidente si compensava investendo in capitale umano. L’esperimento non è riuscito particolarmente bene”.

“Imprese, inglese, informatica”. Il ministro dell’Economia si interrompe, cita prima Werner Sombart e poi un libro suo (di Tremonti) di quattordici anni fa, “Il fantasma della povertà”, in cui sosteneva la necessità dell’investimento pubblico nella formazione di capitale umano: “Come la leva militare obbligatoria – spiega – è servita nel Novecento per trasformare i contadini prima in fantaccini e poi in operai, così negli anni Novanta del Novecento per la formazione del capitale umano avrebbe dovuto essere usata la televisione pubblica. E’ in quel libro del 1995 che appare per la prima volta la formula delle tre ‘i’: imprese, inglese, informatica. Non è andata esattamente così”. Se lei avesse avuto responsabilità di governo che cosa avrebbe fatto dieci anni fa? Tremonti risponde: “E’ evidente che non è possibile mettersi di traverso alla storia, ma io credo che i tempi dell’integrazione globale potessero essere rallentati. Allora l’occidente aveva la forza se non per dettare l’agenda, almeno per fissarne le scadenze. Il bilancio che possiamo fare adesso non è positivo come avrebbe dovuto essere. Al principio l’immagine più diffusa per descrivere gli effetti della globalizzazione era quella dell’acqua: il livello salirà e solleverà tutte le barche. Oggi non pare proprio così. In occidente l’acqua sembra scendere, la ricchezza pompata via dai prezzi del petrolio e dal carovita; in Asia sembra – ma non è detto – salire. Fino a dieci anni fa circa 700 milioni di occidentali avevano circa l’80 per cento della ricchezza mondiale, erano un blocco basato su di un unico codice di dominio. Una lingua, l’inglese; una moneta, il dollaro; una politica, il G-7. Il resto del mondo aveva rilevanza marginale. Oggi il 30 per cento della ricchezza è passato di mano: 50 di qua e 50 di là. L’occidente ha ormai soltanto il 50 per cento della ricchezza mondiale. L’altro 50 per cento è in mano a due-tre miliardi di persone, Africa esclusa, segmentate in una dimensione politica fortemente differenziata: si va dal capitalismo comunista cinese, alla democrazia castale indiana, alla risorgente politica imperiale (ottocentesca) russa, e poi un catalogo di figure atipiche: stati feudali, stati canaglia, cartelli, fondi sovrani. Per contro, l’occidente si è indebolito, non ha più una moneta, ma due; non ha più un centro forte di decisioni com’era il G-7. Miopia è non vedere tutto questo. Utopia sarebbe dire che siccome il mondo è unico e il mercato pure, la soluzione è quella di una moneta unica mondiale, che sarebbe poi una replica post-moderna del gold standard. Tra miopia e utopia c’è una via di mezzo. La via che porta a una nuova Bretton Woods, un grande accordo internazionale sul sistema dei cambi e sulle regole del mercato globale”.

Significa che un paese come l’Italia potrebbe assumere un’iniziativa politica internazionale per promuovere una sessione di colloqui su un nuovo ordine legale ed economico internazionale? “Processi di questo tipo hanno una dimensione complessa, corale, una meccanica politica molto articolata. Non c’è spazio per iniziative o politiche puramente nazionali. O il processo è internazionale, o non è. Comunque, due anni fa queste cose non le diceva nessuno, oggi in giro per il mondo c’è un crescente consenso della comunità economica e politica su un’iniziativa del tipo nuova Bretton Woods. Forse il nostro contributo potrebbe essere non solo culturale, con i libri, potremmo darlo nel 2009 con la presidenza italiana del G-8”. Altri leader europei fanno un’analisi simile alla sua, che parte dalla constatazione del fatto che l’occidente vede restringere il proprio spazio. Altri come il cancelliere tedesco, Angela Merkel, o il ministro degli Esteri britannico, David Miliband, hanno proposto la soluzione di un rafforzamento della dimensione politica transatlantica. “Queste idee transatlantiche sono antecedenti alla crisi della globalizzazione che ora porta all’ipotesi di una nuova Bretton Woods, comunque ne possiamo parlare. Il primo a parlare di unificazione transatlantica è stato José Maria Aznar: fede occidentale, ma anche un disegno politico tipicamente spagnolo: l’ispanidad, proiettata fino all’America latina, come base per lanciare, in una dimensione atlantica, la Spagna. Anche per questo fece la sua Crimea, cioè l’Iraq. L’idea transatlantica è anche un’idea tedesca, ma basata soprattutto su di una logica economica. Alla Germania interessa l’unificazione Europa-America degli standard doganali, delle norme sul copyright, e delle regole antitrust. Bretton Woods, invece, è un’altra cosa. Certo in una nuova Bretton Woods ci deve essere un’Europa più forte, basata sui suoi fattori identitari, sulle sue radici”. Il ministro dell’Economia si interrompe, prende il testo dell’intervento all’Aspen del primo luglio scorso alla conferenza sui rapporti transatlantici, e cita Alexis de Tocqueville: “L’America, figlia dell’Europa, ne rappresenta il destino. Io la penso così”, dice.

“L’Europa avrebbe dovuto avere due pilastri”. Qual è il suo giudizio sulle condizioni dell’Europa? Dice: “L’Europa avrebbe dovuto essere basata su due pilastri. Il trattato di Roma sul mercato unico, una linea politica che si è chiusa con il passaggio dal mercato unico alla moneta unica (da questo punto di vista Maastricht è soltanto il completamento di Roma). Nel disegno originario, il secondo pilastro era il trattato Euratom sull’energia. Il primo pilastro è stato edificato, il secondo è mancato. La mancanza del secondo pilastro, Euratom – una politica colbertiana di investimenti pubblici in un settore che non poteva essere lasciato al mercato – oggi si fa sempre più grave. Il paradosso è che costruiamo dentro l’Europa il mercato perfetto dell’energia, mentre fuori c’è il monopolio perfetto, o duopoli, aziende di stato, cartelli, eccetera. La debolezza istituzionale dell’Europa è comunque evidente anche in altri settori. Per esempio nella gestione delle crisi bancarie. Mentre gli americani fanno massicci interventi di salvataggio pubblico sulle banche, gli europei considerano un aiuto di stato vietato l’intervento di salvataggio di Northern Rock nel Regno Unito. Anche se poi il ‘mercato perfetto’ europeo convive con l’ipocrisia. La Bce con una mano ha erogato liquidità su vasta scala, con l’altra mano ha accettato a garanzia collaterale portafogli di crediti di molto incerto valore. Anche queste sono politiche di salvataggio occulte”.

Durante la crisi, Giulio Tremonti ha manifestato spesso scetticismo riguardo alla capacità del mercato di autoregolarsi. Sostiene che da dieci anni è sempre la stessa bolla: “E’ partita con la new economy, è passata attraverso la subprime economy e oggi cerca sbocco nelle commodities a partire dal petrolio”. Sul petrolio, anche in presenza di scommesse speculative, i meccanismi dei prezzi sembrano funzionare. In questi giorni le quotazioni stanno scendendo. Obietta: “La discesa del prezzo improvvisa come la salita non esclude ma all’opposto prova la speculazione, che c’è stata e che comunque c’è ancora. In ogni caso i messaggi politici contro la speculazione hanno funzionato. Noto che fuori dal petrolio, sulla Borsa americana sono attualmente vietate le operazioni short, cioè speculative. Che fine ha fatto il mercato? Le banche sono nazionalizzate, la speculazione è vietata nel tempio stesso della finanza. Che i santoni del mercato battano un colpo”. Per questo non le piace il Financial Stability Forum? “In un mondo in cui c’è più instability che stability, vedo funzionare soprattutto i meccanismi di intervento pubblico, non credo ai topi messi a guardia del formaggio”.

“Con il Ventinove le differenze sono due”. Chiediamo al ministro dell’Economia di chiarire un punto nella sua posizione di questo ultimo anno. Sostiene che la crisi manifestatasi con i subprime sia una degenerazione dell’iperfinanziarizzazione dei mercati e dall’assenza di adeguati meccanismi di controllo. E questa è una valutazione che molti governi e molti economisti condividono. Egli però ha svolto un passaggio ulteriore: e cioè che questa crisi si presentava come una specie di Ventinove, fu il primo a dirlo in una intervista. Per il momento, però, a parte la Danimarca (crescita negativa per due trimestri consecutivi), nessuno dei paesi occidentali è in recessione. Qual è dunque il vero tasso di pessimismo di Giulio Tremonti in questo momento? “La storia non si ripete mai per identità perfette. Sta comunque crescendo l’idea che siamo di fronte alla crisi più grave dal dopoguerra. Con il Ventinove le differenze sono due: allora c’erano relazioni internazionali, ma non c’era la globalizzazione; la crisi del Ventinove si amplifica nel panico e gli strumenti di salvataggio vengono inventati soltanto qualche anno dopo. Adesso quegli strumenti ci sono e forse per questo non c’è il panico. Ma sostenere che essendoci gli strumenti per il governo della crisi significa che non c’è la crisi, è come dire che essendoci il vaccino non c’è il vaiolo. Il fatto che ci siano gli strumenti per la gestione della crisi, non ci libera dal dovere fondamentale, culturale, morale e politico di analizzare le cause delle crisi e le alternative di paradigma e di modello. Non è la fine del mondo, ma è la fine di un mondo, probabilmente. C’è più moralità in un prodotto meccanico che in un prodotto finanziario, in un’auto della Fiat che in un future della Goldman Sachs. E’ evidente che tutto questo mette in crisi modelli culturali, che tra l’altro stende sul lettino dello psicanalista coorti di economisti. Ma questo è il male minore. Più seriamente, nel sistema italiano ci sono elementi di forza. Il settore bancario e quello assicurativo sono forti e non sono stati toccati dalla crisi internazionale, le imprese industriali, anche se di dimensioni ridotte, si sono ristrutturate e sono in piena vitalità, le famiglie hanno una dote di risparmio e sono molto meno indebitate di quelle di altri paesi, il nostro sistema pensionistico è più affidabile di tanti altri. Questi elementi positivi costituiscono una buona dote di partenza. Poi credo che se svolta ci sarà nell’economia mondiale, dipenderà anche dalle elezioni americane, e dal ciclo che determinerà”.

Ma come si concilia il rilancio di un’economia rallentata – sia o non sia Ventinove – con la ricetta del rigore sui conti pubblici? “La nostra linea politica si sviluppa su tre direttrici. Non sono tre fasi una dopo l’altra, ma sono tre direttrici di marcia contemporanea e coerente, stabilizzazione dei conti pubblici, piattaforma di sviluppo, riforma dello stato e federalismo. Se guardi un pezzo e non l’insieme, non capisci la nostra linea politica. Uno può dire che è giusta o sbagliata, ma non si può staccare un pezzo dal resto. Primo punto, consolidamento e stabilizzazione triennale del bilancio pubblico. La Finanziaria è stata anticipata a prima dell’estate e proiettata su tre anni, modello europeo. L’abbiamo fatto per queste ragioni. C’era l’impegno preso in Europa dalla Repubblica italiana (Berlino 2007), l’impegno al pareggio di bilancio nel 2011. Poi è venuta la crisi finanziaria, e rigorizzare i nostri conti pubblici non è soltanto un impegno con l’Europa, ma ora anche un modo per gestire la crisi e per evitarne effetti collaterali negativi. In un contesto di crisi, evitare politiche deficiste – e all’opposto consolidare i conti pubblici – vuol dire mettere in sicurezza un bene pubblico fondamentale che può venire buono come ultima necessaria istanza: consolidare con il bilancio pubblico la forza di governo del Governo. I numeri del Dpef si sviluppano in automatico nella proiezione europea del pareggio di bilancio. Dalla ferrea meccanica di quei numeri che sono l’impegno europeo non si esce violando l’impegno, per esempio facendo politiche deficiste, politiche illusorie che per venire incontro alla sofferenza che si manifesta in fase di crisi, non alleviano ma accrescono quella sofferenza. La via d’uscita alla ferrea logica di quei numeri (che per raggiungere il pareggio di bilancio a realtà data impone rigore sulla spesa pubblica ed esclude deficit spending o riduzioni fiscali fatte in deficit) è soltanto il cambiamento della realtà italiana. Bisogna rilanciare la produzione industriale, e riformare la struttura dello stato. Non è all’interno dello schema dato di economia e di finanza pubblica, ma solo riformandoli che si può davvero estrarre un solido e non effimero dividendo fiscale.

“Federalismo fiscale con Pd ed enti locali”. Qual è la parte che spetta al governo? “Nell’Europa contemporanea i governi non fanno l’economia, l’economia la fa l’economia, i governi hanno il potere-dovere di fare la piattaforma istituzionale su cui si lancia la produzione industriale. Con la coppia disegno-decreto di giugno, ora in approvazione, l’Italia fa per la prima volta la sua agenda di Lisbona, un forte blocco di provvedimenti: concentrazione dei fondi europei, avvio del programma nucleare, piano case con l’uso razionale della Cassa Depositi e Prestiti, liberalizzazione dei servizi pubblici locali, riforma del processo civile, riduzione della burocrazia, università che possono diventare fondazioni. Non abbiamo cifrato ex ante il maggior prodotto interno lordo, effetto possibile di questi provvedimenti, ma quando le condizioni di congiuntura internazionale diverranno meno avverse – e prima o poi questo sarà – ci sarà spazio per un primo dividendo fiscale”.

C’è una terza direttrice nel quadro descritto dal ministro dell’Economia, la riforma costituzionale dello stato e il federalismo fiscale. A che punto stanno le cose? Spiega: “La riforma dello stato è una riforma costituzionale sintetizzata nella bozza Violante ed è ora in fase di approvazione bipartigiana. In parallelo c’è il federalismo fiscale. Sul federalismo fiscale abbiamo già alcuni elementi certi: la scelta di farlo in Parlamento alla Camera dei deputati; di farlo insieme, maggioranza e opposizione; di farlo insieme, stato regioni e comuni. Sappiamo inoltre che è fondamentale acquisire prima una base statistica di dati condivisi, senza i quali non si possono fare scelte politiche razionali. Da settembre a dicembre, cioè a soli sei mesi dall’avvio della legislatura, consideriamo ragionevole l’ipotesi di fare approvare una legge che contenga i principi generali della delega sul federalismo fiscale; poi in progressione sperimentale e graduale seguiranno i decreti applicativi”.

Per arrivare a una soluzione condivisa c’è bisogno di un interlocutore forte. Chi è per lei il capo dell’opposizione in questo momento? “Dell’opposizione o dall’opposizione preferiremmo più la forza che la debolezza. In ogni caso sul federalismo fiscale il confronto non è solo con la classe dirigente nazionale, ma anche con la classe dirigente locale che, per suo conto, ha un’alta cifra non solo amministrativa ma politica. La Costituzione vigente presuppone il federalismo fiscale. Quella sul federalismo fiscale, se non formalmente, è, dunque, sostanzialmente una legge costituzionale. Per la sinistra partecipare a questa riforma costituzionale può forse essere uno dei modi per fare tornare le foglie sul suo vecchio albero”.

Edited by ROOSTERS99
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Ho sentito mille analisi sul prezzo del greggio, tutte o quasi regolartmente sbugiardate.

Poi ho sentito il capoccione dell'Arabia Saudita (emiro, sultano o principe non so) che disse circa un mese fa: "Il prezzo è troppo alto, già 100 dollari al barile mi sembrano troppi".

Lì ho pensato che potesse scendere.

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Un emendamento al decreto sulla manovra cancella i 400 euro di pensione

per casalinghe, suore, frati e persone indigenti dal gennaio 2009

Manovra, allarme assegni sociali

A rischio per gli anziani più poveri

La Lega aveva cercato di escludere gli extracomunitari

ma la modifica (almeno 10 anni di contributi) ha colpito tanta altra gente

di FRANCESCO MIMMO

Il ministro del Lavoro, Sacconi

ROMA - Casalinghe, anziani poveri, suore e frati: tra di loro ci sono quasi ottocentomila cittadini che rischiano di perdere la pensione sociale. L'assegno di assistenza (fino a 400 euro) che l'Inps eroga a chi ha un basso reddito è stato cancellato da un emendamento al decreto che contiene la manovra e se non ci saranno interventi correttivi salterà dal primo gennaio del 2009.

La norma è stata introdotta dalla Camera in sede di conversione del decreto che nel frattempo il governo ha "blindato" escludendo la presentazione di emendamenti nel passaggio al Senato. Dopo il caso precari, un altro intervento sul welfare che ha suscitato dure critiche.

La modifica è nata da una richiesta della Lega in chiave anti-immigrazione (per frenare i ricongiungimenti familiari), che ha portato il governo a prevedere che l'assegno sociale spetti solo a chi ha lavorato e versato contributi per 10 anni continuativi. Solo che nel calderone sono finite anche le casalinghe e altre categorie che, non avendo versato contributi, perderanno l'assegno. Dopo le dure critiche arrivate dall'opposizione, dal sindacato e dalle associazioni (dalle Acli è arrivato il primo allarme) il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha parlato di possibili modifiche. Ma non nel decreto per il quale il governo ha deciso di non presentare emendamenti. La "sede idonea" sarà il disegno di legge di accompagnamento alla Finanziaria che conterrà ulteriori misure di intervento, che proseguirà l'iter parlamentare nei prossimi mesi e sarà approvato entro fine anno.

E' un evidente errore involontario.

Rilencia però alla grande il problema della paternità (e conseguente responsabilità) delle proposte e delle iniziative.

Alla fine si approva per non dover rimandare tutto alla Camera e poi si correggerà (forse).

La grande novità del fare una manovra economica d'estate invece che a fine anno non sta dando la possibilità di avere controlli e verifiche più attenti.

Si segue il solito schema. Proposta - discussione accesa su una piccola parte della proposta - maxiemendamento che ribalta tutto e inserisce cazzate e "furbate" e fiducia per blindare il tutto.

Magari la prossima volta mettiamoci più di 9 minuti in Consiglio dei Ministri.

Ma servono mille parlamentari per fare leggi ad minchiam che tutti sono obbligati ad approvare per "decisione del partito" ?

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Ho sentito mille analisi sul prezzo del greggio, tutte o quasi regolartmente sbugiardate.

Poi ho sentito il capoccione dell'Arabia Saudita (emiro, sultano o principe non so) che disse circa un mese fa: "Il prezzo è troppo alto, già 100 dollari al barile mi sembrano troppi".

Lì ho pensato che potesse scendere.

lo conferma anche oggi il "barba" dell'Iran.

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Un emendamento al decreto sulla manovra cancella i 400 euro di pensione

per casalinghe, suore, frati e persone indigenti dal gennaio 2009

Manovra, allarme assegni sociali

A rischio per gli anziani più poveri

La Lega aveva cercato di escludere gli extracomunitari

ma la modifica (almeno 10 anni di contributi) ha colpito tanta altra gente

di FRANCESCO MIMMO

ROMA - Casalinghe, anziani poveri, suore e frati: tra di loro ci sono quasi ottocentomila cittadini che rischiano di perdere la pensione sociale. L'assegno di assistenza (fino a 400 euro) che l'Inps eroga a chi ha un basso reddito è stato cancellato da un emendamento al decreto che contiene la manovra e se non ci saranno interventi correttivi salterà dal primo gennaio del 2009.

La norma è stata introdotta dalla Camera in sede di conversione del decreto che nel frattempo il governo ha "blindato" escludendo la presentazione di emendamenti nel passaggio al Senato. Dopo il caso precari, un altro intervento sul welfare che ha suscitato dure critiche.

La modifica è nata da una richiesta della Lega in chiave anti-immigrazione (per frenare i ricongiungimenti familiari), che ha portato il governo a prevedere che l'assegno sociale spetti solo a chi ha lavorato e versato contributi per 10 anni continuativi. Solo che nel calderone sono finite anche le casalinghe e altre categorie che, non avendo versato contributi, perderanno l'assegno. Dopo le dure critiche arrivate dall'opposizione, dal sindacato e dalle associazioni (dalle Acli è arrivato il primo allarme) il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha parlato di possibili modifiche. Ma non nel decreto per il quale il governo ha deciso di non presentare emendamenti. La "sede idonea" sarà il disegno di legge di accompagnamento alla Finanziaria che conterrà ulteriori misure di intervento, che proseguirà l'iter parlamentare nei prossimi mesi e sarà approvato entro fine anno.

com'era quella dell'elefante e della cristalleria? :D

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Dal Corriere

vegas: ma l'emendamento non riguarda i cittadini italiani ma solo gli extracomunitari

«Modifiche a norma su assegni sociali»

Vito: «Il provvedimento sugli assegni sociali contenuto nel dl collegato alla manovra sarà modificato»

ROMA - Dietrofront della maggioranza. Il governo presenterà un emendamento al Senato per modificare la norma introdotta alla Camera che metteva a rischio l'assegno sociale per circa 800 mila cittadini. A quanto fa sapere il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, la «norma sugli assegni sociali contenuta nel decreto legge collegato alla manovra sarà modificata».

VEGAS - Sulla questione è intervenuto però successivamente il sottosegretario all'Economia Giuseppe Vegas per il quale: «Le modifiche apportate alla Camera all'articolo 20 in tema di assegno sociale non ne mutano la destinazione, che concerne esclusivamente i cittadini extracomunitari. I limiti alla concessione dell'assegno non riguardano pertanto nè i cittadini italiani nè tanto meno le casalinghe». Vegas, torna a chiarire così la portata della norma della manovra finanziaria sugli assegni sociali al centro del dibattito politico.«In ogni caso la volontá del legislatore, Governo e Parlamento, è inequivoca in materia. Tale interpretazione autentica verrà ribadita immediatamente al Senato».

29 luglio 2008

Questo governo si stà distinguendo per i vari dietrofront ........

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Correggere gli errori è cosa positiva. La scelta di non fare modifiche perchè non ci sono i tempi e di rimandare la cosa sarebbe invece poco seria.

Meglio ancora sarebbe non farli gli errori. Soprattutto quelli grossolani come questo, frutto della fusione di due emendamenti in uno.

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Spesso si dice che i governi blindano i provvedimenti e che il parlamento ne risulta ridimensionato.

Vedendo in questi ultimi casi l'operato del parlamento stesso forse si capiscono meglio molte mozioni di fiducia chieste.

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Parco del Cilento: un caso raro. Il numero uno è proprio bravo

ha cambiato i vecchi metodi e rivitalizzato la struttura, ma va rimosso

Spoil system Prestigiacomo

difficile cacciare il presidente

Il professor De Masi ha dato disciplinatamente le dimissioni richieste

Ma ora il ministro dell'Ambiente è alle prese con le proteste

Il silenzio operoso del ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo sta producendo i primi risultati sul campo. Ha decapitato il Parco nazionale del Cilento, cacciato il presidente che si era presentato alla comunità abolendo i riti di un ceto politico piuttosto nullafacente, insaziabile nella propria avidità, a volte corrotto, quasi sempre inerme di fronte agli scempi che hanno devastato una delle coste più belle d'Italia.

Infatti per una bizzarra (e davvero non più replicabile) coincidenza astrale era stato indicato alla presidenza del Parco il sociologo Domenico De Masi. La disperazione in cui si era trovato il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino, colmo fino alla testa dei rifiuti napoletani, e la debolezza politica del ministro uscente Alfonso Pecoraro Scanio, avevano prodotto in limine mortis (febbraio di quest'anno) una concertazione anomala e partorito una indicazione di qualità, autorevole, estranea alle beghe locali, distante dalle responsabilità che hanno trasformato il Parco più grande d'Italia in un ammasso di clientele, una rete vergognosa di collusioni che invece di promuovere e tutelare il territorio lo hanno debilitato e asservito.

De Masi, che fa il professore universitario ma conosce a meraviglia la tecnica della promozione mediatica, ha raso al suolo i riti consunti di una politica arruffona, ignava. E ricondotto le azioni di comunicazioni nella più agguerrita forma di propaganda, utilizzando a piene mani il vocabolario berlusconiano.

Gli incontri li ha chiamati convention (convescion?); i sindaci li ha retrocessi di grado incontrando prima gli operatori turistici. Ha rivoluzionato l'organizzazione del personale e ridato a persone che erano state abituate soltanto a sbadigliare, capacità di azione e autonomia professionale.

In un deserto di idee e di azioni, le innovazioni di De Masi - modeste nella entità - sono subito apparse rivoluzioni epocali. Il fatto che questo presidente riuscisse a ridurre al silenzio i responsabili degli scempi passati ha causato un clima di simpatia generale, di attesa costruttiva, di sostegno piuttosto vasto e incondizionato.

Si era dunque sulla strada buona quando, driin, è squillato il telefono. Era Stefania Prestigiacomo, il ministro operoso, la donna silenziosa che analizza prima di deliberare, conosce prima di decidere, ascolta prima di parlare. A De Masi ha chiesto di confermare le dimissioni che, in gesto di cortesia, le erano state recapitate. "Sa, ho pressioni dal territorio...".

Le pressioni, dunque. Lo spoil system, allora. In una variegata e stupefacente altalena di propositi irragionevoli che si sono succeduti, qualcuno ha persino suggerito al ministro di affidare, in sostituzione di De Masi, a Emanuele Filiberto (il principino!) la tutela della lontra e delle abetaie, la pulizia del mare e delle coste.

Stefania proprio non sapeva in quale guaio si sarebbe cacciata. Da due settimane è asfissiata dalle proteste, dalle invocazioni pro De Masi. Un blog raccoglie le firme a sostegno del presidente cacciato; le associazioni dei volontari piangono, gli albergatori annunciano serrate. Firme, petizioni, un baillamme imprevisto.

La Prestigiacomo ancora non ha accettato le dimissioni. Immobile, frastornata da tutto questo chiasso, intrappolata nell'idea, che ora risulta perdente, dello spoil system: cacciare e a prescindere, come direbbe Totò.

Sta ripassando il manualetto del bravo ministro. Al primo punto c'è scritto: "Conoscere prima di deliberare". Se avesse saputo...

palm.jpg

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30 luglio 2008

Europaccia

Anche l’opposizione dovrebbe ribellarsi e difendere le forze dell’ordine

Le considerazioni del commissario ai Diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, sull’azione condotta dal governo italiano e dalle forze dell’ordine nei confronti dei campi rom sono l’espressione di un pregiudizio inaccettabile, che dovrebbe essere respinto da tutti. Le forze dell’ordine italiane, accusate ingiustamente di non aver protetto i rom dalle aggressioni razziste e persino di aver esse stesse collaborato a questi raid, non sono di questo o quel partito, sono un organismo fondamentale al servizio dello stato. I soloni disinformati che pensano di procurarsi un quarto d’ora di popolarità attaccando un governo legittimo procurano un danno grave all’Europa, che così viene vista dai cittadini come un’istituzione estranea e ostile, che sta con la criminalità e contro la polizia.

Questi signori debbono capire che l’Italia è un grande paese, che il suo governo, che torna periodicamente al potere da quindici anni per il consenso democratico che riceve dai cittadini, non può essere trattato come un problema alla Haider. Spiace che ci sia chi, nell’opposizione, non sappia difendere lo stato e i suoi servitori quando vengono attaccati infondatamente. Se pensano di poter sfruttare propagandisticamente queste calunnie si vede che hanno perso il senso della realtà e che non capiscono più il messaggio chiaro che viene dalla popolazione. Che non vuole discriminare nessuno, ma che non tollera più la criminalità diffusa che si cela anche nei campi rom e nell’immigrazione clandestina.

:queen::lol:

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31/7/2008

Brunetta pubblica il suo stipendio

Da ministro, 46mila euro l'anno

Chi la fa, l'aspetti? Dopo aver voluto rendere trasparenti conti della Pubblica Amministrazione e redditi di dirigenti e collaboratori, il ministro per la Fuzione pubblica Renato Brunetta ha messo online anche il suo stipendio e quello del suo staff. Sul sito del Ministero ci sono i compensi percepiti da Brunetta da deputato e da ministro (quest'ultimo pari a poco più di 46mila euro l'anno). Ai raggi X anche i redditi della sua équipe.

I NUMERI DI BRUNETTA

Il ministro, dunque, percepisce il trattamento economico da deputato e quello della presidenza del Consiglio. Quest'ultimo è pari a 46.113,60 euro. L'indennità da deputato è corrisposta per 12 mensilità.

L'importo mensile, che a seguito della delibera dell'ufficio di presidenza del 17 gennaio 2006, è stato ridotto del 10%, è pari a 5.486,58 euro, al netto delle ritenute previdenziali (784,14 euro) e assistenziali (526,66 euro) della quota contributiva per l'assegno vitalizio (1.006,51 euro) e della ritenuta fiscale (3.899,75 euro). A Brunetta viene riconosciuta una diaria, a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma, sulla base della legge n.1261 del 1965, che ammonta a 4.003,11 euro mensili. Questa somma viene ridotta di 206,58 euro per ogni giorno di assenza del deputato da quelle sedute dell'assemblea in cui si svolgono votazioni, che avvengono con il procedimento elettronico. A titolo di rimborso forfettario per le spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori, al deputato è poi attribuita una somma mensile di 4.190 euro, che viene erogata tramite il gruppo parlamentare di appartenenza.

Ai deputati non è riconosciuto alcun rimborso per le spese postali a decorrere dal 1990 ma gli eletti usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea, per i trasferimenti sul territorio nazionale. Per le spese spese telefoniche, dispongono di una somma annua di 3.098,74 euro.

I NUMERI DELLO STAFF

Il capo di gabinetto Filippo Patroni Griffi, così come i suoi vice Caterina Guarna e Germana Panzironi, oltre allo stipendio precedente percepisce un emolumento accessorio pari a 85mila euro lordi l'anno (61mila e 55mila euro per i suoi due vice).

Il capo della segreteria e consigliere per le relazioni istituzionali, Enrico Pellizzari, tra stipendio ed emolumento accessorio arriva a circa 120mila euro. La segretaria particolare del ministro, Stefania Profili,85mila; il portavoce, Vittorio Pezzuto, circa 95mila euro; il capo dell'ufficio legislativo, Carlo Deodato, oltre allo stipendio 61mila euro; il capo della segreteria tecnica Renzo Turatto 140mila euro complessivi; il consigliere diplomatico Gianluigi Benedetti oltre allo stipendio aggiunge un emolumento accessorio di 55mila euro; infine il consigliere economico Leonello Tronti allo stipendio aggiunge 34mila euro.

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Come Veltroni & co hanno sostenuto la legge anti-precari in Parlamento prima di fare gli scandalizzati fuori (Agi 31/7/2008 09:48)

Quando la Commissione Bilancio ha approvato l'emendamento sui precari non c'è stata da parte del Pd nessuna opposizione...". Non senza una 'punta' polemica, così Maurizio Fugatti, capogruppo della Lega in commissione Finanze della Camera e 'padre', assieme a Gioacchino Alfano (Forza Italia) e Massimo Corsaro (An), della norma "anti-precari", ricorda l'iter di approvazione della contestata misura. Il deputato del Carroccio tiene a sottolineare che "il Pd non ha fatto nessun ostruzionismo in commissione" contro la misura, sulla quale peraltro "l'opposizione non ha speso una parola neanche in aula, né durante le dichiarazioni di voto sulla fiducia, né in quelle sul provvedimento". Solo dopo

diversi giorni, aggiunge Fugatti, "il Pd ha alzato questo polverone, che è del tutto strumentale". Tornando alla paternita' della norma, tre sono stati gli autori di emendamenti analoghi e che avevano ad oggetto appunto la modifica delle sanzioni per le imprese che hanno commesso irregolarità nelle causali di utilizzo dei contratti a termine: Maurizio Fugatti (Lega), Gioacchino Alfano (Forza Italia), e Massimo Corsaro (An). I tre emendamenti sono stati poi recepiti all'interno dell'emendamento del relatore, che è

stato votato dalla commissione con il parere favorevole del Governo, ma con le prese di distanza da parte dei ministri Sacconi e Brunetta. Il testo è infine stato recepito nel maxi-emendamento del Governo. In questo passaggio la norma ha subito una modifica: diventando valida "solo" per i procedimenti in corso, invece che "anche" per i procedimenti in corso. Fugatti difende inoltre, nel merito, la misura, presentata per sanare l'enorme contenzioso delle Poste. "Non è possibile - spiega - che con soli tre mesi di lavoro ci si ritrovi con un contratto a tempo indeterminato a causa di semplici errori formali nella stesura dei contratti".

Ma perchè prendersela con l'opposizione?! Erano così impegnati, poverini....

Dalle cronache di questi giorni..

- Di Pietro: era troppo impegnato a capire il significato dell'espressione "Leggi: ad personam". Dopo giorni e notti di duro impegno, ha raggiunto il proprio scopo, messo via il Sapientino e iniziato una nuova battaglia: scoprire chi sia Fedele Confalonieri: ha gli occhiali? Ha i capelli neri? Ha gli occhi azzurri? Noi dell'Italia dei Valori ...

- Veltroni: è troppo impegnato da circa un mese nella stesura di una sceneggiatura con il noto regista Federico Moccia dedicato alla mirabolante epopea del PD. Titolo provvisiorio: "Tre metri sotto terra". Pensava di dare il ruolo di protagonista a D'alema...

- I comunisti: troppo impegnati a dividere a metà l'atomo, sono riusciti nell'impresa storica di portare Luxuria sull'isola dei famosi. Vendola, trombato all'ultimo secondo, è scappato nel Ciapas, dichiarando: in quanto comunista, sono abituato a stare dalla parte degli sconfitti, in quanto omosessuale sono abituato a prenderlo in....

- Casini: ancora scioccato dal risultato elettorale, è ricoverato in una clinica per depressi gestita da Amy Winehouse e Robin Williams. Passa le giornate ad adorare il santino di Andreotti ripetendo: "così non va, uniamoci e lavoriamo nel bene del Paese". Centro!

- I Verdi: il nuovo che avanza... troppo impegnati nel tentativo di rinnovamento interno per rilanciare l'ecologismo ayatollah, progressista e democratico.. dopo un mese di durissime consultazioni, ecco un il nuovo che avanza: nominata porta voce Grazia Francescato!!! Eh beh.........................................................

Finalmente Berlsconi, dopo avergliela messa nel culo con l'inchiesta Telecinco, salta fuori con una norma che vuole impedire a chi lavora per 3 mesi (Stagionali, interinali, lavoratori somministrati... che vengono presi solo in casi di emergenza), di essere assunti a tempo indeterminato... la Sinistra, l'opposizione costruttiva, matura, responsabile, pronta al dialogo, che soprattutto VIGILA come succede nelle moderne e avanzate democrazie, si sveglia di colpo dal torpore e torna ai fasti di Carlo Marx!! Bandiera rossa la trionferà!!!

Dì qualcosa di sinistra!! O anche solo qualcosa!! Ogni tanto, almeno...

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