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Libero è l'unico giornale che riporta questa versione dei fatti. Tutti gli altri tacciono.

Notizia infondata o solito modo di fare notizia lanciando allarmismi senza poi precisare l'evoluzione delle indagini?

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a parte che la risposta del cuor di drago dovrebbe bastarti, osservare le date significa sia quello che lui dice, sia che, adesso, stiamo pagando ANCHE le ultime due finanziarie, che NON sono di berlusconi.

non so più come dirtelo...

Tatanka , capisco che tu abbia votato iprima prodi e poi veltroni però almeno leggere ... :D

Mi basta l'anche di Alberto.

L'Italia è nella situazione in cui è, ognuno metta l'aggettivo che vuole, ANCHE per i 2 anni di Prodi. Ma anche per i 5 di Berlusconi. Ricordarsi la seconda cosa non vuol dire non leggere.

Posted (edited)

Mail inviata a Varesenews e per conoscenza a www.soccorsosociale.org.

Gentile redazione,

ieri sera i pendolari "gallaratesi" hanno scoperto che il pullman navetta che li accompagna dalla stazione al parcheggio dell'area mercato e viceversa, verrà sospeso dal 1 novembre.

La motivazione è legata agli 80 mila euro di deficit che il servizio in questione genera annualmente (a fronte degli 857 mila complessivi) e soprattutto perchè la navetta non è utilizzata dai gallaratesi. Nessun chiede al comune di Gallarate di fare beneficenza ai non-elettori, ma nessuno ha mai chiesto di andare fino a Gallarate a prendere il treno.

La stazione lì non ce l'abbiamo messa noi pendolari, che già ogni giorno dobbiamo subire le torture dei ritardi e dei viaggi sovraffollati, su treni generalmente sporchi, caldi d'estate e freddi d'inverno. In più ora ci toccherà di fare ulteriori 10 minuti di strada a piedi, perchè nei paraggi della stazione i parcheggi sono a pagamento o con apertura dopo le 9 di mattina (evidente il perchè) e/o con sosta limitata a massimo 2 h. Calcolando durata del viaggio e ritardi, 2 h non bastano nemmeno per andare e tornare subito da Milano.

A questo aggiungiamo che, all'avvicinarsi dell'inverno, ci sarà da fare i conti con il mal tempo e il freddo, ma soprattutto con il buio, in una zona che non è mai stata nota per essere ben frequentata. Evidente che nessuna figlia, moglie o fidanzata dei Consogleri Comunale prende il treno parcheggiando in via 2 giugno, ma alle altre signore chi ci pensa?

Ciò che si chiede è più collaborazione e attenzione: Gallarate è una grande città che attira quotidianamente persone anche dai comuni limitrofi, per lavoro e shopping.

Chiudere ai pendolari, è una scelta medievale!

Viene voglia di boicottare la città e i suoi negozi!

Se Gallarate giudica i pendolari un fastidio, che faccia chiudere la stazione FS!

Spero che Mucci ci ripensi, almeno momentaneamente, in attesa di trovare una soluzione.

Proposte se ne potrebbero fare tante, se solo si ascoltasse, a meno che non creda che i non-gallaratesi non abbiano parenti e amici a Gallarate, di quelli che votano!

Buona giornata,

Alessandro Cappelletti

Grazie Alberto... per essere uscito da quella coalizione!!!

Edited by Ale Div.
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Il ritorno di Cirino Pomicino: ora è un tecnico di palazzo Chigi (Sergio Rizzo)

Fino a quel terribile 1994, quando il terremoto di Tangentopoli aveva investito anche lui, ex ministro della Funzione pubblica e, potentissimo, del bilancio, Paolo Cirino Pomicino era stato un pilastro di quella Dc di Giulio Andreotti e Arnaldo Forlani che in quegli anni comandava l’Italia insieme al Psi di Bettino Craxi. Poi la traversata nel deserto, fino al ritorno in Parlamento (quello europeo, però), nel 2004 con le liste dell’Udeur di Clemente Mastella, allora schierato con il centrosinistra. E finalmente, nel 2006, il rientro a Montecitorio, con la lista Dc Nuovo Psi, schierata con il centrodestra. Due anni dopo, alla soglia dei 69 anni, una seconda cocente delusione. Che però meritava un sia pur simbolico risarcimento. Il ministro per l’attuazione del programma Gianfranco Rotondi, segretario del suo partito, la Dc per le autonomie, lo ha nominato infatti presidente di un organismo di palazzo Chigi, battezzato «Comitato tecnico scientifico per il controllo strategico nelle amministrazioni dello Stato», dopo aver spazzato via tutti quelli che erano stati messi lì, il 3 agosto del 2006, dal governo di Romano Prodi. A cominciare dal presidente: la professoressa Luisa Torchia, ordinario di giurisprudenza a Roma Tre, autrice di pubblicazioni con l’ex parlamentare di centrosinistra e giurista Franco Bassanini.

Insieme a Cirino Pomicino sono stati collocati in quel comitato Vincenzo Chianese (già dirigente della Ragioneria) il capo dell’ufficio studi di Bankitalia Giancarlo Morcaldo, già fedelissimo dell’ex governatore Antonio Fazio, e Federica Collaretti, componente della direzione nazionale della Dc di Rotondi, autrice anche di articoli sulla Discussione, organo del partito. Memorabile l’incipit del pezzo che gli è stato pubblicato a febbraio del 2008: «A nostro avviso il Presidente Berlusconi ha chiuso splendidamente il quadro per affrontare la competizione elettorale nazionale. Abbiamo fondate certezze che sono state individuate le richieste del corpo elettorale e che il Pdl saprà rispondere adeguatamente ai problemi del Paese».

Ma a che serve questo Comitato? L’organismo è stato istituito una decina d’anni fa con un ruolo di consulenza di palazzo Chigi e dovrebbe svolgere, testualmente, «attività di supporto al Presidente del Consiglio dei Ministri o al Ministro da lui delegato, al fine di assicurare la coerenza tra il programma di Governo e la pianificazione strategica dei Ministeri in relazione alle funzioni di direzione della politica generale e di mantenimento dell’unità d’indirizzo politico ed amministrativo del Governo». Non soltanto. Il Comitato presieduto da Cirino Pomicino, a cui non mancherà l’occasione per mettere a frutto l’esperienza accumulata come ministro della Funzione pubblica, deve anche promuovere «l’utilizzo di metodologie e strumenti comuni per la pianificazione strategica delle amministrazioni dello Stato, la circolazione di informazioni e documenti e il confronto di buone prassi; elaborare metodologie e strumenti per assicurare e migliorare il collegamento fra gli obiettivi strategici e l’allocazione e l’uso delle risorse nelle amministrazioni; elaborare proposte per la progressiva integrazione tra il processo di formazione del bilancio e il processo di pianificazione strategica delle amministrazioni». Dulcis in fundo, «formulare anche su richiesta del Presidente del Consiglio dei Ministri, valutazioni specifiche di politiche pubbliche o programmi e amministrazioni dello Stato». In pratica, a Luisa Torchia era stato affidato l’incarico di coordinare i servizi di controllo interno dei ministeri. Una roba mica da ridere, naturalmente se tutto questo fosse una cosa seria.

Quindi, vista l’enormità dei compiti caricati sulle spalle dei componenti del Comitato, alle sedute saranno ammessi per dare il loro contributo, anche i consiglieri giuridici del ministro. Al plurale, perché sono addirittura due: il primo è l’ex consigliere della Siae Augusto Pistolesi, ritenuto molto vicino allo stesso Rotondi. Il secondo risponde al nome di Carlo Bernini. Proprio lui, l’ex ministro dei Trasporti che aveva affiancato Rotondi nel tentativo di rilanciare la Balena Bianca? Chiusa ormai da tempo, da quando le inchieste di Mani pulite si abbatterono sulla sua Dc, la carriera politica attiva, l’ex ministro Bernini, che negli anni Settanta era stato anche consigliere di amministrazione dell’Alitalia, ora è presidente della compagnia aerea low cost Myair. Senza rinunciare all’attività accademica. Insegna infatti alla Link Campus university of Malta, istituto presieduto da un altro pezzo da Novanta del vecchio Scudo crociato: nientemeno che l’ex ministro dell’Interno Vincenzo Scotti. A volte ritornano.

Ps mio: e intanto Cesare Previti (due condanne definitive sul groppo, 6 anni per Imi-Sir e 1 e mezzo per Mondadori) è a tutt'oggi ancora iscritto all'Ordine degli avvocati di Roma.

Che Belpaese!

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L'Italia è nella situazione in cui è, ognuno metta l'aggettivo che vuole, ANCHE per i 2 anni di Prodi. Ma anche per i 5 di Berlusconi. Ricordarsi la seconda cosa non vuol dire non leggere.

del resto, si sa, la scoreggia di prodi è e rimane una scoreggia, ma la scoreggia di berlusconi diventa un tiepido afflato interiore

Posted (edited)
La storia Le nuove cifre dell'Ines: qui si produce il 92% del «veleno» italiano. Gli ambientalisti contro l'Ilva che si difende: siamo in regola

A 13 anni ha il tumore da fumo. «E' la diossina»

Il medico: mai visto un caso così. Industrie, Taranto città più inquinata dell'Europa occidentale.

Tre mamme con il latte contaminato, cinque adulti con il livello più alto del mondo, 1.200 pecore da abbattere

DAL NOSTRO INVIATO

TARANTO — Tre anni fa, S. aveva 10 anni. E senza aver mai fumato una sigaretta in vita sua era già conciato come un fumatore incallito. Un caso simile, Patrizio Mazza, primario di ematologia all'ospedale «Moscati» di Taranto, non l'aveva mai visto. E nemmeno la letteratura medica internazionale lo contempla. Anche a cercare su Internet, la risposta è negativa: « No items found ». Per questo, Mazza temeva di avere sbagliato diagnosi. Invece no. Quel bimbo aveva proprio un cancro da fumatore: adenocarcinoma del rinofaringe. Come tanti altri tarantini, specie quelli del Tamburi, «il quartiere dei morti viventi».

A Bruxelles forse ancora non lo sanno, ma Taranto è la città più inquinata d'Italia e dell'Europa occidentale per i veleni delle industrie. L'inquinamento di Taranto, infatti, è di fonte civile solo per il 7%. Tutto il resto, il 93%, è di origine industriale. A Taranto, ognuno dei duecentomila abitanti, ogni anno, respira 2,7 tonnellate di ossido di carbonio e 57,7 tonnellate di anidride carbonica. Gli ultimi dati stimati dall'Ines (Inventario nazionale delle emissioni e loro sorgenti) sono spietati. Taranto è come la cinese Linfen, chiamata «Toxic Linfen», e la romena Copša Miça, le più inquinate del mondo per le emissioni industriali.

Ma a Taranto c'è qualcosa di più subdolo. A Taranto c'è la diossina. Qui si produce il 92% della diossina italiana e l'8,8% di quella europea. «In dieci anni — dice Mazza — leucemie, mielomi e linfomi sono aumentati del 30-40%. La diossina danneggia il Dna e un caso come quello di S. è un codice rosso sicuramente collegato alla presenza di diossina. Se nei genitori c'è un danno genotossico non è in loro che quel danno emerge, ma nei figli».

Tre mamme il cui latte risulta contaminato dalla diossina, cinque adulti che scoprono di avere il livello di contaminazione da diossina più alto del mondo, 1.200 pecore e capre di cui la Regione Puglia ordina l'abbattimento, forti sospetti di contaminazione nel raggio di 10 chilometri dal polo industriale (con i monitoraggi sospesi perché sempre «positivi ») sono, più che un allarme, una emergenza nazionale. La diossina si accumula nel tempo e a Taranto ce n'è per 9 chili, il triplo di Seveso (la città contaminata nel 1976). Ma sono sette le sostanze cancerogene e teratogene che, con la diossina, colpiscono Taranto come sette piaghe bibliche.

Mentre però a Bruxelles e a Roma (e a Bari, sede della Regione) si discute, Taranto viene espugnata dalla diossina. Basta dare un'occhiata, oltre che ai dati Ines, ai limiti di emissione, il cuore del problema. Il limite europeo è di 0,4 nanogrammi per metro cubo. Quello italiano, di 100 nanogrammi. «Un vestito su misura per l'Ilva di Emilio Riva», dicono le associazioni ambientaliste. «Siamo in regola e abbiamo anche investito 450 milioni di euro per migliorare gli impianti», replica l'Ilva, che l'anno scorso ha realizzato utili per 878 milioni, 182 milioni in più dell'anno prima e il doppio del 2005.

L'Europa però è dal 1996 che ha fissato il limite di 0,4 nanogrammi. L'Inghilterra, per esempio, si è adeguata. E la Germania ha fatto ancora meglio: 0,1 nanogrammi, lo stesso limite previsto per gli inceneritori.

Nel 2006, Ilva e Regione Puglia hanno anche firmato un protocollo d'intesa, ma con scarsi risultati. La «campagna di ambientalizzazione» procede a rilento e sembra che l'Ilva intenda concluderla nel 2014, proprio quando scadrà il Protocollo di Aarhus, recepito anche dall'Italia, che impone ai Paesi membri di adottare le migliori tecnologie per portare le emissioni a 0,4-0,2 nanogrammi.

Eppure a Servola, Trieste, acciaierie «Lucchini», per risolvere il problema è bastato un decreto del dirigente regionale Ambiente e Lavori pubblici, che ha imposto al siderurgico, pena la chiusura, di rispettare i limiti europei. In due anni, grazie anche alle pressioni della confinante Austria, il miracolo: dalla maglia nera, in tandem con Taranto, Servola è diventata un centro di eccellenza, con la diossina abbattuta fino al teutonico limite di 0,1 nanogrammi.

Certo, con una legge regionale, o con un decreto come quello friulano, si eviterebbe anche il referendum sull'Ilva, giudicato ammissibile dal Tar di Lecce e sicura fonte di drammatiche spaccature fra i 13 mila dipendenti del siderurgico.

Invece c'è soltanto una delibera del consiglio comunale di Taranto che chiede timidamente alla Regione «di fare come in Friuli».

Ma la Puglia non confina con l'Austria. Al di là del mare, c'è l'Albania.

Carlo Vulpio

21 ottobre 2008

sia chiaro, la difesa dell'ambiente non è una priorità.

ps per Roosters99: è Taranto, città pugliès, non Tar An Ten in manciuria...

Edited by Leasir
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Appunto...

L'ilva di taranto è una fabbrica di morte, sul lavoro e per indotto...

Possibile che Nicki Vendola dorma sonni tranquilli? Lui comunista e ambientalista?

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Mail inviata a Varesenews e per conoscenza a www.soccorsosociale.org.

Gentile redazione,

ieri sera i pendolari "gallaratesi" hanno scoperto che il pullman navetta che li accompagna dalla stazione al parcheggio dell'area mercato e viceversa, verrà sospeso dal 1 novembre.

La motivazione è legata agli 80 mila euro di deficit che il servizio in questione genera annualmente (a fronte degli 857 mila complessivi) e soprattutto perchè la navetta non è utilizzata dai gallaratesi. Nessun chiede al comune di Gallarate di fare beneficenza ai non-elettori, ma nessuno ha mai chiesto di andare fino a Gallarate a prendere il treno.

La stazione lì non ce l'abbiamo messa noi pendolari, che già ogni giorno dobbiamo subire le torture dei ritardi e dei viaggi sovraffollati, su treni generalmente sporchi, caldi d'estate e freddi d'inverno. In più ora ci toccherà di fare ulteriori 10 minuti di strada a piedi, perchè nei paraggi della stazione i parcheggi sono a pagamento o con apertura dopo le 9 di mattina (evidente il perchè) e/o con sosta limitata a massimo 2 h. Calcolando durata del viaggio e ritardi, 2 h non bastano nemmeno per andare e tornare subito da Milano.

A questo aggiungiamo che, all'avvicinarsi dell'inverno, ci sarà da fare i conti con il mal tempo e il freddo, ma soprattutto con il buio, in una zona che non è mai stata nota per essere ben frequentata. Evidente che nessuna figlia, moglie o fidanzata dei Consogleri Comunale prende il treno parcheggiando in via 2 giugno, ma alle altre signore chi ci pensa?

Ciò che si chiede è più collaborazione e attenzione: Gallarate è una grande città che attira quotidianamente persone anche dai comuni limitrofi, per lavoro e shopping.

Chiudere ai pendolari, è una scelta medievale!

Viene voglia di boicottare la città e i suoi negozi!

Se Gallarate giudica i pendolari un fastidio, che faccia chiudere la stazione FS!

Spero che Mucci ci ripensi, almeno momentaneamente, in attesa di trovare una soluzione.

Proposte se ne potrebbero fare tante, se solo si ascoltasse, a meno che non creda che i non-gallaratesi non abbiano parenti e amici a Gallarate, di quelli che votano!

Buona giornata,

Alessandro Cappelletti

Grazie Alberto... per essere uscito da quella coalizione!!!

sei sfigato! :lol:

Posted (edited)
Il governatore della Puglia chi è ?
Appunto...

L'ilva di taranto è una fabbrica di morte, sul lavoro e per indotto...

Possibile che Nicki Vendola dorma sonni tranquilli? Lui comunista e ambientalista?

Appunto...

Leasir, spostare in "Grazie tatanka", grazie ! :lol:

Edited by ROOSTERS99
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Mail inviata a Varesenews e per conoscenza a www.soccorsosociale.org.

Gentile redazione,

ieri sera i pendolari "gallaratesi" hanno scoperto che il pullman navetta che li accompagna dalla stazione al parcheggio dell'area mercato e viceversa, verrà sospeso dal 1 novembre.

La motivazione è legata agli 80 mila euro di deficit che il servizio in questione genera annualmente (a fronte degli 857 mila complessivi) e soprattutto perchè la navetta non è utilizzata dai gallaratesi. Nessun chiede al comune di Gallarate di fare beneficenza ai non-elettori, ma nessuno ha mai chiesto di andare fino a Gallarate a prendere il treno.

La stazione lì non ce l'abbiamo messa noi pendolari, che già ogni giorno dobbiamo subire le torture dei ritardi e dei viaggi sovraffollati, su treni generalmente sporchi, caldi d'estate e freddi d'inverno. In più ora ci toccherà di fare ulteriori 10 minuti di strada a piedi, perchè nei paraggi della stazione i parcheggi sono a pagamento o con apertura dopo le 9 di mattina (evidente il perchè) e/o con sosta limitata a massimo 2 h. Calcolando durata del viaggio e ritardi, 2 h non bastano nemmeno per andare e tornare subito da Milano.

A questo aggiungiamo che, all'avvicinarsi dell'inverno, ci sarà da fare i conti con il mal tempo e il freddo, ma soprattutto con il buio, in una zona che non è mai stata nota per essere ben frequentata. Evidente che nessuna figlia, moglie o fidanzata dei Consogleri Comunale prende il treno parcheggiando in via 2 giugno, ma alle altre signore chi ci pensa?

Ciò che si chiede è più collaborazione e attenzione: Gallarate è una grande città che attira quotidianamente persone anche dai comuni limitrofi, per lavoro e shopping.

Chiudere ai pendolari, è una scelta medievale!

Viene voglia di boicottare la città e i suoi negozi!

Se Gallarate giudica i pendolari un fastidio, che faccia chiudere la stazione FS!

Spero che Mucci ci ripensi, almeno momentaneamente, in attesa di trovare una soluzione.

Proposte se ne potrebbero fare tante, se solo si ascoltasse, a meno che non creda che i non-gallaratesi non abbiano parenti e amici a Gallarate, di quelli che votano!

Buona giornata,

Alessandro Cappelletti

Grazie Alberto... per essere uscito da quella coalizione!!!

Ale div for president ! :lol:

http://www3.varesenews.it/gallarate_malpen...o.php?id=109941

Ho anche io una letterina da inviare al sindaco di Gallarate.... :lol:

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Appunto...

Leasir, spostarre in "Grazie tatanka", grazie ! :lol:

fino a prova contraria, la Puglia (ma si potrebbe parlare del petrolchimico di Marghera magari...) fa parte dell'Italia e segue le politiche ecologiche italiane.

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fino a prova contraria, la Puglia (ma si potrebbe parlare del petrolchimico di Marghera magari...) fa parte dell'Italia e segue le politiche ecologiche italiane.

......"politiche ecologiche italiane" ???.... :lol::lol::lol:

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fino a prova contraria, la Puglia (ma si potrebbe parlare del petrolchimico di Marghera magari...) fa parte dell'Italia e segue le politiche ecologiche italiane.

Ma la Puglia non confina con l'Austria. Al di là del mare, c'è l'Albania.[cit.]

Posted
Ma la Puglia non confina con l'Austria. Al di là del mare, c'è l'Albania.[cit.]

la domanda è retorica ed è rivolta sia a chi ragiona, come me, da sinistra sia a chi si colloca, come alberto, sulle foci del Po ... quindi fuor di polemica.

Ma rispetto a temi come quelli ambientali, che coinvolgono noi ma soprattutto i nostri figli e nipoti, è così tanto difficoltoso ammettere che le politiche ambientali italiane sono state negli ultimi decenni deficitarie e dire a gran voce che, oggi e contro l'Europa intera, anteporre presunti interessi economici e finanziari a quelli ambientali palesa una ottusità imbarazzante e una lungimiranza pari allo zero assoluto?

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la domanda è retorica ed è rivolta sia a chi ragiona, come me, da sinistra sia a chi si colloca, come alberto, sulle foci del Po ... quindi fuor di polemica.

Ma rispetto a temi come quelli ambientali, che coinvolgono noi ma soprattutto i nostri figli e nipoti, è così tanto difficoltoso ammettere che le politiche ambientali italiane sono state negli ultimi decenni deficitarie e dire a gran voce che, oggi e contro l'Europa intera, anteporre presunti interessi economici e finanziari a quelli ambientali palesa una ottusità imbarazzante e una lungimiranza pari allo zero assoluto?

Non è difficoltoso ammettere ciò che è assolutamente vero e bipartisan , sia chiaro , perchè non bisogna dimenticare che i più grandi anti-ecologisti erano quelli nascosti sotto il sole che ride . La politica del NO assoluto sempre e comunque a priori porta alla morte , politicamente parlando .

Sul tema dell'ecologia tanto si può dire e fare , ma non bisogna dimenticare che qualunque provvedimento senza il preventivo accordo di CINA , INDIA e STATI UNITI è sostanzialmente inutile .

Le polemiche a cui stiamo assistendo ed a cui qualcuno anche in questo forum ha abboccato come una scardola sono sostanzialmente demagogiche e servono solo a spostare l'attenzione da quello che è il vero problema .

Posted
Appunto...

Leasir, spostare in "Grazie tatanka", grazie ! ^_^

No , ci vorrebbe un 3d dedicato : " Grazie Leasir " , sottotitolo " Grazie Tatanka & Roosters 99 "

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fino a prova contraria, la Puglia (ma si potrebbe parlare del petrolchimico di Marghera magari...) fa parte dell'Italia e segue le politiche ecologiche italiane.

Appunto , quindi in Grazie Alberto NON c'entra nulla !

^_^ , INSUBRIA RULEZ.

Posted (edited)
No , ci vorrebbe un 3d dedicato : " Grazie Leasir " , sottotitolo " Grazie Tatanka & Roosters 99 "

Prorpongo un " Grazie Leasir ", sottotitolo "i deliri di un uomo" (cit.) :lol: ...... ^_^

Edited by ROOSTERS99
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Appunto , quindi in Grazie Alberto NON c'entra nulla !

^_^ , INSUBRIA RULEZ.

e invece c'entra parecchio, visto che il mostro inquinante di Taranto è il principale cliente (incidendo sul fatturato con percentuali bulgare) di una delle società varesine di maggior successo, la Elmec.

in pratica, 250-300 famiglie varesine dipendono, indirettamente ma in maniera assolutamente determinante, dall'ILVA.

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e invece c'entra parecchio, visto che il mostro inquinante di Taranto è il principale cliente (incidendo sul fatturato con percentuali bulgare) di una delle società varesine di maggior successo, la Elmec.

Corretto .

Più o meno .

Più meno che più , ma comunque abbastanza corretto .

in pratica, 250-300 famiglie varesine dipendono, indirettamente ma in maniera assolutamente determinante, dall'ILVA.

Quindi tu cosa proponi ?

Posted (edited)
Quindi tu cosa proponi ?

propongo di non liquidare il discorso come "un problema di un amministratore pugliese di sinistra".

Edited by Leasir
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propongo di non liquidare il discorso come "un problema di un amministratore pugliese di sinistra".

Risposta un po' limitatina.........

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22 ottobre 2008

Cav., tira giù quel muro verde

Conti alla mano, un occhio alla pancia del paese che conosce bene, Berlusconi si è lanciato nella sua battaglia solitaria contro il pensierounico ecologicamente corretto che contagia anche gli amici come Sarko

La grande battaglia di Silvio Berlusconi contro il pensiero unico dell’ecologismo imperante, contro la “scomoda verità” di un premio Nobel come Al Gore, contro la tendenza conformista che ha contagiato destre e sinistre mondiali – perché l’ecologismo elettoralmente paga – ha raggiunto il suo picco nel consesso europeo governato da Nicolas Sarkozy. E’ il pacchetto energia e clima su cui il “no” italiano ha scatenato polemiche feroci. Il presidente francese e presidente di turno dell’Ue ha preso la parola al Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo, per dire che “non approvare il pacchetto climatico comunitario sarebbe drammatico e irresponsabile”. Senza nominarlo, Sarkozy parlava del Cav. e della sua opposizione all’adozione del pacchetto 20-20-20 che prevede, entro il 2020, la riduzione del 20 per cento (rispetto al 2005) delle emissioni di gas serra, l’abbattimento dei consumi energetici del 20 per cento e la dipendenza al 20 per cento da fonti rinnovabili.

Nelle stesse ore, Berlusconi, intervenendo ieri all’assemblea di Confindustria a Napoli, è tornato a dire quel che avevano già detto nei giorni precedenti lui e il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo: “Se l’Europa e i cittadini europei vogliono dare l’esempio a tutto il mondo – ha spiegato il Cav. – bisogna fare in modo che questo prezzo almeno sia pagato da tutti e in parti uguali, perché non può essere per il 18 per cento a carico dell’Italia”. Sebbene il premier dichiari che il motivo principale delle sue perplessità sia la crisi economica incipiente (ieri il Fondo monetario internazionale e il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, hanno annunciato ufficialmente che l’Italia è in recessione) e che una nuova analisi costi-benefici potrebbe persino convincerlo dell’opportunità di anteporre gli interessi dell’ambiente a quelli dell’economia, il suo è un “no” contro l’ideologia ecologista imperante. Ne è conferma la reazione della sinistra italiana, tanto sensibile alla fine del mondo causata dallo scioglimento dei ghiacci. Se per il capogruppo del Pd alla commissione Ambiente della Camera, Roberto Della Seta, “Sarkozy ha dato una lezione di buonsenso alla destra italiana”, per l’ex ministro e leader del Prc, Paolo Ferrero, “Berlusconi ha torto e Sarkozy ragione” e per la portavoce dei Verdi, Grazia Francescato, “c’è da ringraziare che ci sono l’Europa e Sarkozy”.

E’ vero – come ha sottolineato il Cav. – che “l’Italia, con la Germania, è uno dei paesi che più basano la loro economia sul settore manifatturiero” e che limitare le emissioni di gas serra è un provvedimento che va a colpire, soprattutto, le industrie di quel settore. E’ vero anche, però, che il cancelliere Angela Merkel – che pure qualche riserva sul piano ce l’ha – ha preferito accettare il pacchetto e poi, semmai, riservarsi la possibilità di trattare qualche sconto per l’economia tedesca in fase negoziale. Come Berlusconi hanno agito soltanto i paesi dell’est europeo, entrati a far parte dell’Ue tra il 2004 e il 2007. Il loro rifiuto delle rigide regole pensate a Bruxelles per combattere l’inquinamento e il riscaldamento terrestre va oltre la semplice difesa dei pur legittimi interessi economici (la maggior parte dei nove paesi ha impianti industriali obsoleti e fa largo uso di carbone) e si spiega con un’avversione istintiva e comprensibile a qualsiasi tentativo dell’autorità pubblica di influire sul ciclo economico. Che nel fronte del “no” si trovino Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Ungheria, Bulgaria, Romania, Lettonia, Lituania ed Estonia – tutti paesi che per mezzo secolo sono rimasti nell’area d’influenza del socialismo reale sovietico, quando non sotto il controllo diretto di Mosca – è indicativo. Che l’unico leader dell’Europa occidentale a sostenerli sia anche l’ultimo leader che ha fatto dell’anticomunismo in quanto tale un valore da portare al governo sembra più di una coincidenza.

Così, nonostante Legambiente ironizzi sul “nuovo patto di Varsavia” che avrebbe nel Cav. la guida, la battaglia europea di Berlusconi sul clima appare sempre più come il rinnovarsi dell’eterna lotta contro il comunismo come ideologia imperante (era del ministro Brunetta un pamphlet di qualche anno fa sugli ambientalisti “verdi fuori e rossi dentro”) e i suoi satelliti, come il socialismo ambientalista che ha trovato nell’ex vicepresidente americano Al Gore, premiato l’anno scorso con il Nobel per la pace, il miglior uomo immagine possibile. In questa lotta, tra i leader conservatori dell’occidente, Berlusconi sembra solo. Non lo segue Sarkozy, che anzi proprio sulla lotta al riscaldamento globale ha incassato ieri il primo voto bipartisan del Parlamento francese, ma che soprattutto avrebbe un tornaconto diretto dall’approvazione del piano: la Francia potrebbe vendere più energia (prodotta con le centrali nucleari) agli altri partner europei e il governo Fillon avrebbe la scusa per concedere sovvenzioni all’industria automobilistica francese. La rupture ambientale del presidente francese ha avuto il volto algido e seducente di Nathalie Kousciusko-Morizet, il giovane sottosegretario che ha fatto confluire il suo piccolo movimento ecologista, Écologie Bleue, nel grande contenitore dell’Ump. Ieri a Parigi è stato il suo giorno: quando il capogruppo del Partito socialista all’Assemblea nazionale, Jean-Marc Ayrault, ha annunciato che l’opposizione avrebbe votato a favore del pacchetto ambientale della “Grenelle” (dal nome della strada parigina in cui si sono tenute le prime riunioni tra governo, enti locali e parti sociali sul tema), i deputati dell’Ump sono scattati in piedi e hanno applaudito. In un anno e mezzo è la prima volta che maggioranza di destra e opposizione di sinistra si trovano d’accordo su qualcosa e votano di conseguenza. Non è un caso che sia proprio l’ideologia ecologica a unire mondi che paiono inconciliabili.

Non lo segue Angela Merkel che, per ragioni di opportunità politica (l’anno prossimo in Germania si vota e le istanze “verdi” sono considerate molto popolari nel paese) ma anche di convinzione personale (vedi il viaggio dello scorso anno in Groenlandia per vedere da vicino “gli effetti del climate change”) preferisce far adottare alla Cdu una linea di maggiore apertura ai temi ecologisti. Non lo segue il leader dei conservatori britannici, David Cameron, che un paio d’anni fa aveva lanciato la campagna “vote blue, go green” e che da tempo pubblicizza le sue scelte salutiste ed “ecofriendly”.

Persino in America il Cav. trova poco seguito. E non tra i democratici, come è lecito aspettarsi, ma anche tra i repubblicani. Lo stesso John McCain lo scorso anno è stato il primo firmatario – con Joe Liebermann – di un disegno di legge per la riduzione delle emissioni industriali negli Stati Uniti.

Se McCain è un maverick capace di tutto, certo non si può dire lo stesso di Newt Gingrich, ex speaker della Camera dei rappresentanti e guru della destra liberista americana, che qualche mese fa ha partecipato a una campagna promozionale contro il global warming girando pure uno spot televisivo.

Così, mentre il pensiero unico verde ha assunto sempre più i contorni di una nuova religione politicamente corretta, il Cav. ha berlusconianamente scelto di combattere contro il nuovo mito, le nuove ipocrisie, la nuova ideologia di attrazione di massa.

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