Ponchiaz Posted October 31, 2008 Posted October 31, 2008 (edited) L'unica certezza purtroppo è che a fronte del 30% di aumento di spesa per l'istruzione negli ultimi 5 anni ciò che valeva nel 2002 vale anche adesso, se non addirittura peggio. Occorre mettere un freno alla spesa, investire al meglio i soldi, premiare chi lo fa. Decco: ma...tu mi ricordi un'ala-centro con la quale ho incrociato i glutei più volte al Campus. Altrimenti hai un quasi clone. Edited October 31, 2008 by Ponchiaz
Miki24 Posted October 31, 2008 Posted October 31, 2008 Ti rispondo per punti, secondo il mio parere che può essere il più sbagliato in assoluto (ti avviso, per come sono fatto non mi do problemi a dar ragione alla destra o alla sinistra, se una delle 2 parti lo merita... te lo preciso visto che non ci conosciamo)- ovviamente li userà il governo per fare altro. a noi starà poi vedere e giudicare se li userà bene o male (sono tendente alla seconda opportunità) - con meno soldi l'università non migliorerà, ma ti faccio una domanda provocatoria. Peggiorerà??? E abbiamo le prove che dando più soldi migliorerà, visti come sono stati usati in questi anni??? - ieri sentivo un politico (di destra) in una trasmissione.. spiegava sostanzialmente che non verrà tagliato nessun insegnante, semplicemente del numero totale di quelli che andrà in pensione l'anno prossimo (facciamo 100 per semplificare), invece di assumere a tempo pieno 100 precari (supplenti) ne verranno assunti 20, diluendo cosi il tempo di assunzione a tempo pieno (unica magagna)... mi auguro credo e penso che sarà cosi, visto che detta in diretta in tv, se no il governo ci fa una bella figura di palta Ora ti chiedo una cosa io: si parlava di meritocrazia. Non credi però che questo decreto, per come riforma le scuole medie (inferiori e superiori) dia in linea quantomeno teorica più meritocrazia? è evidente che al momento pare proprio così, ma molti scendono a protestare anche perchè hanno sulla pelle esperienze di riforme poi mai messe veramente in partica, o inutili, o dannose. Però ti ripeto, per come la Gelmini ce la presenta sembra essere così... Rigurado la tua prima risposta si aggancia a quello che dicevo sopra, sono parole, i fatti spesso non le confermano...se la scuola sprecava quegli 8 miliardi allora usateli decentemente e non sprecateli per altro
Leasir Posted October 31, 2008 Posted October 31, 2008 Decco: ma...tu mi ricordi un'ala-centro con la quale ho incrociato i glutei più volte al Campus. tengo a precisare che - nonostante io abbia più volte giocato con i due individui qui sopra - mi son sempre astenuto da queste pratiche sessuali Emaziane.
Long Leg Posted October 31, 2008 Posted October 31, 2008 Miki, puoi avvalerti della facoltà di non rispondere. LL, penso che le classifiche (che non ho guardato perchè poco mi interessano) siano diverse fra scuola primaria, secondaria ed università con un progressivo peggioramento. pensi, io invece vorrei vedere i dati reali ah Beh guarda l'OCSE però ci ha bocciato un casino di volte, se vuoi ti posto gli articoli che mi sono letto in questi giorni, sono datati al 2006/2007, però dicono che l'Italia ha troppi costi e gli studenti sono sempre più ignoranti. ti credo e li guarderei voletieri perchè ne sto sentendo di tutti i colori Già.Infatti Uzzo parla di scuola primaria, ovvero elementare. Miki di quella che frequenta, ovvero la superiore (gli avete imposto voi di disquisire solo di quella, ricordate?). Quindi non vedo nessuna manipolazione né stortura. Leggi bene Silvia... leggi bene tu! Uzzo parla di scuola primaria, Miki24 di Scuole (in generale, senza specificare) giusto per mettere i puntini sulle i, che mi piacciono tanto Aggiungo: io non ho imposto un bel niente al nostro caro 15enne. Gli ho solo scritto di provare ad ascoltare anche la voce di ha già vissuto una carriera universitaria. Se gli avessimo davvero imposto di limitarsi alla sua scuola, non avremmo continuato a disquisire con lui sull'argomento, no? Sei proprio un giornalista che manipola le informazioni
tifovarese Posted October 31, 2008 Posted October 31, 2008 è evidente che al momento pare proprio così, ma molti scendono a protestare anche perchè hanno sulla pelle esperienze di riforme poi mai messe veramente in partica, o inutili, o dannose. Però ti ripeto, per come la Gelmini ce la presenta sembra essere così...Rigurado la tua prima risposta si aggancia a quello che dicevo sopra, sono parole, i fatti spesso non le confermano...se la scuola sprecava quegli 8 miliardi allora usateli decentemente e non sprecateli per altro Miki non mi hai risposto alla cosiddetta "meritocrazia"... che ne pensi tu del 7 in condotta, dell'avere positive tutte le materie per essere ammessi alla classe successiva??? tanti hanno protestato anche per questo!!!! E dei libri di testo quinquennali???? il decreto Gelmini prevede anche questo!!!
Franz#12 Posted October 31, 2008 Posted October 31, 2008 pensi, io invece vorrei vedere i dati reali ti credo e li guarderei voletieri perchè ne sto sentendo di tutti i colori leggi bene tu! Uzzo parla di scuola primaria, Miki24 di Scuole (in generale, senza specificare) giusto per mettere i puntini sulle i, che mi piacciono tanto Aggiungo: io non ho imposto un bel niente al nostro caro 15enne. Gli ho solo scritto di provare ad ascoltare anche la voce di ha già vissuto una carriera universitaria. Se gli avessimo davvero imposto di limitarsi alla sua scuola, non avremmo continuato a disquisire con lui sull'argomento, no? Sei proprio un giornalista che manipola le informazioni Fai la media delle "scuole" e vedi che la primaria conta per 5/13 contro gli 8/13 di scuola che va così cosà. Se poi aggiungiamo l'università te saludi ninetta
Miki24 Posted October 31, 2008 Posted October 31, 2008 "Nonostante un numero elevato di docenti e un numero di ore passate sui banchi superiori rispetto al resto d’Europa, oltre 1000 ore annue, gli studenti italiani sono ultimi nelle classifiche internazionali. Serve una rivoluzione culturale che riporti al centro lo studente e la reale missione educativa dei docenti: trasmissione del sapere, dei valori e del rispetto. Va inoltre arginata la pressione dei sindacati che negli anni hanno oggettivamente contribuito a dequalificare la scuola italiana e il ruolo dei docenti. "Lavorare meno per lavorare tutti" sembra essere la scelta che ha fin qui condizionato la scuola. L’approccio egualitario ha prodotto un popolo di disuguali: aumenti minimi da spalmare su una platea troppo ampia, dove l’anzianità conta più del merito. " Articolo di inizio 2008 Puntualmente l’Ocse boccia la scuola italiana. È un sistema inefficiente: i nostri studenti non sono competitivi rispetto ai colleghi europei e continuano a collezionare figuracce. Nonostante le classi siano meno numerose e il numero delle ore di insegnamento sia maggiore il nostro Paese resta in coda nelle classifiche internazionali.Non è con lo statalismo di Fioroni e con l’aumento della spesa che la scuola italiana esce dalla palude. Per il miglioramento dei livelli qualitativi serve un nuovo modello di istruzione con più libertà, più autonomia e sussidiarietà. Articolo di fine 2007 Il sette in condotta comunque mi pare non determini la bocciatura, si parla di 5 in condotta nei casi gravi di atti vandalici, teppismo,...
Il Briatore Delle Prealpi Posted October 31, 2008 Posted October 31, 2008 7 in condotta e una sotto sei segato
Ale Div. Posted October 31, 2008 Posted October 31, 2008 (edited) Ci siamo persi un pezzo. Non c'è alcuna riforma... Questa NON è una riforma della scuola, sono solo cazzutissimi tagli ai costi. (Al massimo, se volessimo, potremmo considerare la possiblità delle Unviersità trasformarsi in Fondazione, come una specie di riforma). In anglolandia usano un'espressione meravigliosa: less is more. Purchè ci sia la volontà ... Edited October 31, 2008 by Ale Div.
Miki24 Posted October 31, 2008 Posted October 31, 2008 Questa NON è una riforma della scuola, sono solo cazzutissimi tagli ai costi. (Al massimo, se volessimo, potremmo considerare la possiblità delle Unviersità trasformarsi in Fondazione, come una specie di riforma).In anglolandia usano un'espressione meravigliosa: less is more. Purchè ci sia la volontà ... [cit]Chi vivrà, vedrà
tifovarese Posted October 31, 2008 Posted October 31, 2008 Ragazzi io a scuola ci andavo fino a 5 anni fa, e per prendere 7 in condotta dovevi proprio fare lo scemo forte per tutto l'anno... quindi su, se agli studenti preoccupa questa cosa siamo proprio messi male (detto da uno che in classe faceva il simpatico il pirletta dite un pò come volete, e si divertiva a guardare quanti camion passavano dalla varesina, e che nonostante fossi alto ero sempre primo banco davanti nel vano tentativo di tenermi tranquillo)
meteora Posted October 31, 2008 Posted October 31, 2008 Il voto in condotta, il grembiulino, i voti in numeri etc etc sono aspetti assolutamente marginali e non sono certamente tra i motivi della protesta. Per quanto mi riguarda, vanno benissimo, anche se non risolvono il problema della serietà, che mi sembra più una questione culturale. Quando io prendevo una nota o una insufficienza, erano cazzi, ma non tanto per la nota o l'inusfficienza in sè, ma per quello che mi aspettava a casa. E per quanto potessi essere "innocente" o "colpevole", avevo poco da lamentarmi: la maestra/prof aveva ragione in quanto tale. Oggi invece abbiamo una buona fetta di genitori che è convinta di avere allevato dei piccoli geni incompresi, per cui se il ragazzo va male, è sicuramente colpa del professore incapace e se ha dato fuoco al bidello non è stata colpa sua, è stata autocombustione. Per non parlare dei ricorsi al TAR in caso di bocciatura (e se sei il figlio di un ministro ci pensa il ministero stesso in autotutela prima del tar, addirittura). A questo proposito, non so quanto faccia bene inculcare nelle nuove generazioni l'idea professore=meridionale incapace fannullone assenteista etc etc Sul maestro unico non c'è dubbio che intere generazioni di italiani siano cresciute senza problemi, ma ho l'impressione che troppe cose siano cambiate nel frattempo, dai programmi alla composizione delle classi. Università... qualcuno ha parlato del polimi, quale esempio di buona gestione (sono d'accordo). Allora vi posto il parere di chi questa università la gestisce. E' lungo, ma interessante... Cari Allieve e Allievi del Politecnico di Milano,In questi giorni ho ricevuto molti messaggi da parte Vostra. In essi vi sono domande volte a cercare di comprendere meglio la attuale situazione, sono espresse preoccupazioni per il futuro di Voi giovani e del nostro Ateneo. Siamo tanti, più di 2.500 fra docenti, tecnici e amministrativi, quasi 40.000 gli allievi: non possiamo certo riunirci tutti. Userò quindi il web per mettere a Vostra disposizione quello che so e che ho imparato in questi anni, presentandovi soprattutto i punti che non sempre appaiono chiari nel confuso dibattito che i media ci presentano. Cercherò di individuare i vostri dubbi e di rispondere alle vostre domande. Presenterò le mie opinioni e il percorso che stiamo intraprendendo, terminerò con alcune conclusioni. I decreti Gelmini Sulla stampa, in molti striscioni, nelle manifestazioni si richiamano due realtà completamente diverse: la proposta del Ministro Gelmini sulla Scuola elementare e la legge 133/08 relativa al contenimento della spesa pubblica, il cui testo ricalca le proposte del Ministro Tremonti. Vi intratterrò soltanto sulla seconda che riguarda anche le Università. La legge 133/08 sul contenimento della spesa riguarda tutte le amministrazioni pubbliche, dai Ministeri alle Regioni, dai Comuni alla Polizia, dalle Università a tutte gli innumerevoli enti che sono prevalentemente finanziati dallo Stato. Le riduzioni previste sono indistinte e colpiscono indiscriminatamente, senza considerare le differenze di funzioni, compiti e risultati delle varie tipologie di amministrazioni. Per quanto è relativo alle Università statali come la nostra, le due conseguenze più rilevanti di questa legge approvata prima dell’Agosto 2008 sono le seguenti: * una riduzione del finanziamento statale al sistema universitario (FFO = Fondo di Finanziamento Ordinario) a partire dal bilancio 2010 (quindi dal 1 gennaio 2010); * la drastica riduzione del turn over (ogni 10 persone che vanno in pensione, ne possono entrare soltanto 2 fino al 2012 e poi 5 dal 2013) * la possibilità di trasformare le università in Fondazioni di diritto privato. Il Finanziamento statale del sistema universitario Ogni anno la Finanziaria stabilisce l’ammontare del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), cioè i soldi che vanno al Sistema Universitario statale. Questa somma è a disposizione del Ministero che la ridistribuisce fra i differenti Atenei. La somma è cresciuta dal 1995 al 2005 ed è praticamente stazionaria da tre anni. Vale oggi circa 7 Miliardi di euro. La legge prevede una riduzione di circa il 20% in tre anni di tale somma senza considerare che, nel nostro Paese, il finanziamento alle Università è fra i più bassi di Europa. (Basta guardare i dati dell’OCSE). Bisogna combattere affinché tale riduzione non avvenga: ciò è reso difficile non solo dalla situazione economica mondiale che sta peggiorando di giorno in giorno, ma anche dalla disuniformità e dalla credibilità attuale del sistema universitario. Vi sono Atenei che hanno utilizzato bene la loro autonomia ed altri meno bene. Vi sono Atenei che hanno investito per migliorare i servizi agli studenti e le infrastrutture di ricerca, altri hanno soltanto assunto persone, talvolta calpestando il merito di altre. Gli effetti del taglio di finanziamento possono essere ricondotti a due tipologie differenti. La prima riguarda quegli Atenei che hanno esagerato nelle assunzioni di personale ed oggi hanno un costo del personale che praticamente mangia tutta la loro dotazione statale (forse avete sentito dire che il rapporto fra spese di personale e FFO di ogni Ateneo non dovrebbe superare il 90%, che vi sono Atenei che hanno superato tale rapporto, che con gli adeguamenti stipendiali questo rapporto continuerà ad aumentare). Questi Atenei, se la legge venisse mantenuta inalterata, sono destinati, chi subito, chi fra due – tre anni a fallire perchè non saranno più in grado di pagare i loro dipendenti. La seconda riguarda quegli Atenei, come il nostro, che, pur avendo aumentato negli anni il loro personale docente, tecnico e amministrativo, sono stati attenti a non caricarsi da impegni di spesa troppo onerosi (il Politecnico di Milano ha spese fisse di personale pari al 67% di FFO a fronte di una media nazionale dell’86%) ed hanno utilizzato la differenza per investimenti in attrezzature, infrastrutture, creazione e miglioramenti dei servizi offerti. Di fronte a un taglio di finanziamento statale, questi Atenei non sono condannati al fallimento, ma dovranno ridurre spese e servizi. Chi, come noi, ha già fatto ogni tipo di razionalizzazione e di economia, dovrà cercare, in tutti i modi possibili, di mantenere la qualità di tutti quei servizi che vi fanno apprezzare il nostro Ateneo. Io confido che, a meno di cataclismi economici, il Governo dovrà rivedere le sue decisioni, almeno nei riguardi di quegli Atenei che hanno dimostrato di saper bene gestire le risorse loro assegnate. Se insisterà nella sua decisione, vorrà dire che il Governo desidera uccidere le nostre università, portando il nostro Paese a diventare vassallo di altre Nazioni, in particolare di quelle che molto stanno investendo in formazione e ricerca. La riduzione del turn over La riduzione imposta dalla legge per il turn over nasce forse da un ragionamento meramente economico, ma non considera le conseguenze che sono devastanti per tutti. Il ragionamento è il seguente: riduciamo le persone, così riduciamo il costo degli stipendi e quindi compensiamo con tale riduzione il minor finanziamento. A supporto di tale ragionamento si portano i difetti del sistema: modalità di reclutamento non sempre irreprensibili, proliferazione di corsi di laurea istituiti per soddisfare più gli interessi dei docenti che le necessità formative degli allievi, scarsa presenza dei docenti negli Atenei, incapacità di auto governarsi correttamente, autoreferenzialità e mancanza di valutazione dei risultati. In fondo si è contribuito a creare uno slogan che purtroppo sta attecchendo nella opinione pubblica: le amministrazioni pubbliche sono costose e inefficienti, l’università è una amministrazione pubblica, quindi la università è inefficiente e sprecona. E’ un ragionamento che combatto da 5 anni e che non è facile da contestare perché l’opinione pubblica è sempre più attenta agli aspetti negativi che le vengono presentati che a quelli positivi. Basta una truffa a un test di medicina in un Ateneo per dire che tutti gli Atenei stanno truffando, basta una assunzione chiacchierata per dire che tutti i concorsi universitari sono truccati, basta dire che una università ha scoperto un buco nel suo bilancio per dire che il sistema delle università pubbliche è fallito. Il gusto della generalizzazione purtroppo ormai caratterizza tutti, molti si accontentano di soli slogan, pochi amano ancora conoscere prima di parlare. La legge è devastante perché colpisce tutti indiscriminatamente e ingiustamente. Chi ha limitato il numero di assunzioni, chi ha fatto una programmazione attenta dei ricambi generazionali viene colpito irrimediabilmente. La legge colpisce drammaticamente tutti i giovani che oggi collaborano a vario titolo con i docenti (dottorandi, post doc, assegnisti di ricerca) e che contavano un giorno non troppo lontano di entrare in una posizione stabile in università. In definitiva si deve combattere per modificare la decisione legislativa perché è profondamente ingiusta, perché taglia le gambe al ricambio generazionale, perché colpisce le aspettative dei giovani, perché va esattamente nel senso contrario al riconoscimento del merito, perché indebolisce in modo irreversibile l’università che, senza l’immissione di giovani, diventerà vecchia e obsoleta nel giro di pochi anni. La possibilità di trasformare le università in Fondazioni E’ stato detto in molti interventi che l’articolo di legge che consente alle università statali di trasformarsi in Fondazioni di diritto privato e non dice come e con la partecipazione di chi, che è talmente vago da essere non attuabile, che, con esso, si annuncia un cambiamento di strategia da parte del Governo nei riguardi del sistema della formazione e della ricerca italiano. Vediamo di ragionarci un attimo. Un Ateneo potrebbe trasformarsi in fondazione se, accanto allo Stato, intervenissero dei partners privati disposti a sostenere economicamente l’Ateneo. L’On. Mauro, vice presidente del Parlamento europeo, si è chiesto recentemente in un convegno: dove si può trovare un imprenditore così pazzo da caricarsi l’onere di contribuire finanziariamente alle spese correnti di un Ateneo o di una Scuola che, per definizione, non sono in grado di restituire utili? Quale privato può investire a fondo perduto? Si potrebbe pensare a una Fondazione che veda Stato, Regione, Provincia, Comune insieme a Fondazione Bancarie e Associazioni varie. Ci si dimentica che è necessario una quota di contribuzione privata maggiore del 50% per rendere “privata” una fondazione e quindi per renderla indipendente dalle regole imposte dal contenimento della spesa pubblica (i famosi parametri di Maastricht). E’ oggi impensabile che le Fondazioni bancarie si sostituiscano in larga misura allo Stato per finanziare annualmente il sistema della formazione e della ricerca e quindi gli Atenei. Non vi sono altre alternative: in tutto il mondo le Università funzionano perché ricevono il loro prevalente fabbisogno finanziario o dalla Collettività Sociale o dalla contribuzione diretta degli Allievi. Nel primo caso l’Università si caratterizza come pubblica, nel secondo come privata (in Italia la prima è denominata statale, la seconda non statale). Il primo modello considera prevalente il vantaggio di avere formazione e ricerca a servizio della competitività della intera Comunità sociale. Il secondo modello considera prevalente il vantaggio del singolo (allievo o impresa) che riceve la possibilità di incrementare la propria competitività personale. In Europa è sicuramente prevalente il primo modello tanto che la quasi totalità di studenti universitari frequentano università pubbliche (in Italia sono oggi il 94%). Cosa fare Resta un anno per cercare di rovesciare la situazione e certamente non si possono aspettare gli ultimi mesi del 2009 per riuscirvi. D’altra parte è evidente che azioni non coordinate non possono che essere inutili e controproducenti. Credo che ognuno, prima di partecipare ad una qualsiasi iniziativa, dovrebbe ragionare non in base ai propri sentimenti, bensì valutando razionalmente le possibili conseguenze. Mi spiego con un esempio: le attuali manifestazioni spontanee possono essere considerate esaltanti da chi vi partecipa per il loro forte impatto mediatico, ma il monitoraggio delle loro conseguenze sembra dimostrare che nella opinione pubblica sta crescendo il fastidio e quindi il rafforzamento delle posizioni più contrarie alla nostra università. Ciò rende ancora meno condiviso dalla maggioranza dell’opinione pubblica il tentativo di mitigare gli effetti della legge e di mantenere pubblico il nostro sistema universitario. Rende invece più condiviso qualsiasi atto teso a penalizzare i nostri Atenei. Quello che bisogna fare subito, tutti insieme, riguarda soprattutto la politica interna degli Atenei. E’ quanto mai necessario che ogni Ateneo risponda, il più rapidamente possibile, alle critiche che vengono mosse in modo generalizzato, o per dimostrare di esserne esente o per modificare i propri comportamenti. Quali sono queste critiche? a) Le Università sono accusate di aver prolificato i corsi di laurea e gli insegnamenti per favorire i desideri dei docenti. Si deve rimodulare la didattica in modo da erogarla sempre più all’insegna del principio della effettiva centralità della formazione dell’allievo e delle sue concrete possibilità di trovare sbocchi lavorativi soddisfacenti. Le Università sono accusate di dissipare tempo e soldi in una ricerca inutile e costosa che serve soltanto alla carriera accademica di chi la produce. Si deve promuovere una ricerca sempre più al servizio della competitività internazionale del nostro Paese e quindi ci si deve battere affinché il Governo promuova il riconoscimento della qualità e del merito a seguito di valutazioni attendibili, analoghe a quelle ormai abituali in molti paesi europei. c) Le Università sono accusate di seguire processi poco trasparenti nel reclutamento dei giovani e nell’avanzamento di carriera dei docenti. Si deve promuovere un sistema di valutazione che porti a una qualità certificata da parametri obiettivi e procedure innovative nel reclutamento dei docenti e dell’inserimento dei giovani. d) Le Università sono accusate di aver prolificato a dismisura le loro sedi didattiche. Si deve promuovere una revisione della distribuzione a livello regionale o macroregionale della propria offerta formativa e della ricerca nell’interesse dei territori, anche sviluppando interazioni ed integrazioni forti tra Atenei in un’ottica di complementarietà; e) Le Università sono accusate di avere una visione corporativa nelle proprie modalità di governo. Bisogna testimoniare l’impegno di modificare il proprio assetto di governance interno per evitare derive autoreferenziali attraverso una netta separazione tra funzioni di indirizzo delle attività didattiche e scientifiche, e responsabilità di gestione delle risorse; f) Le Università sono accusate di non riuscire a verificare l’impegno dei propri docenti nella didattica e nella ricerca. Ci deve attivare per garantire sempre di più il rispetto di un codice etico di comportamento, anche misurando la produttività dei propri docenti Allora cosa fare verso l’esterno? Bisogna combattere per convincere tutti gli Atenei ad attivarsi in queste direzioni. Bisogna combattere perché alcuni imbocchino questa strada fin da subito, nella speranza di essere di esempio per gli altri. Bisogna mettersi in discussione di fronte al Paese all’insegna della trasparenza e dell’obiettività. Bisogna essere disponibili a confrontarsi con esperti del Ministero dell’Economia e delle Finanze sui propri bilanci e sui criteri di gestione adottati, superando ogni forma di autoreferenzialità. Come vedete bisogna imboccare una strada stretta, difficile e in salita che richiede l’impegno di tutti e soprattutto il rispetto delle Istituzioni di appartenenza. Il Politecnico di Milano, insieme ad altri Atenei, può già dimostrare di essere esente da molte delle critiche che vi ho sopra riportato e di aver già preso la decisione di attuare processi che gli consentano ulteriori miglioramenti. Noi, Rettori di questi Atenei, abbiamo il compito di combattere su diversi tavoli per fare in modo che il Governo possa riconoscere la utilità di queste azioni, per convincerlo a stipulare un “patto di stabilità”, cioè un accordo di programma individualizzato Ateneo per Ateneo, che accordi un finanziamento dignitoso a fronte di precisi obiettivi da raggiungere nella didattica, nella ricerca, nella gestione. Conclusioni Insieme ad altri Rettori sto combattendo in tutte le direzioni che Vi ho delineato, ho bisogno dell’appoggio di tutti e soprattutto di Voi allievi. Se dovessero arrivare dal Governo segnali precisi di non disponibilità alla discussione sulla base delle linee che Vi ho indicato, allora sarà chiara la sua volontà di penalizzare anche gli Atenei più aperti al cambiamento ed i loro Rettori saranno costretti ad assumere tutte le iniziative necessarie per evitare la catastrofe dell’intero sistema universitario pubblico del Paese. Non possiamo perdere la battaglia volta a migliorare la competitività internazionale del nostro Paese, competitività necessaria per assicurare un futuro a tutti Voi. Resto a Vostra disposizione per approfondire i temi che più Vi interessano, per confrontarmi con Voi, convinto che soltanto attraverso il dialogo possiamo costruire un futuro sempre migliore del nostro Ateneo. Giulio Ballio Rettore del Politecnico di Milano
Il_Cinghiale Posted October 31, 2008 Posted October 31, 2008 Il voto in condotta, il grembiulino, i voti in numeri etc etc sono aspetti assolutamente marginali e non sono certamente tra i motivi della protesta. Per quanto mi riguarda, vanno benissimo, anche se non risolvono il problema della serietà, che mi sembra più una questione culturale. Quando io prendevo una nota o una insufficienza, erano cazzi, ma non tanto per la nota o l'inusfficienza in sè, ma per quello che mi aspettava a casa. E per quanto potessi essere "innocente" o "colpevole", avevo poco da lamentarmi: la maestra/prof aveva ragione in quanto tale. Oggi invece abbiamo una buona fetta di genitori che è convinta di avere allevato dei piccoli geni incompresi, per cui se il ragazzo va male, è sicuramente colpa del professore incapace e se ha dato fuoco al bidello non è stata colpa sua, è stata autocombustione. Per non parlare dei ricorsi al TAR in caso di bocciatura (e se sei il figlio di un ministro ci pensa il ministero stesso in autotutela prima del tar, addirittura). A questo proposito, non so quanto faccia bene inculcare nelle nuove generazioni l'idea professore=meridionale incapace fannullone assenteista etc etc Quoto tutto...e di 7 in condotta ne ho presi un discreto numero. Sul maestro unico non c'è dubbio che intere generazioni di italiani siano cresciute senza problemi, ma ho l'impressione che troppe cose siano cambiate nel frattempo, dai programmi alla composizione delle classi. Ho anche l'impressione che sia sceso il livello degli insegnati, soprattutto nel carisma...dalla "Signora Maestra", alla "maestrina" in stile televisivo. "L'attimo fuggente" ha fatto danni incalcolabili.
Miki24 Posted October 31, 2008 Posted October 31, 2008 Resta un anno per cercare di rovesciare la situazione e certamente non si possono aspettare gli ultimi mesi del 2009 per riuscirvi. D’altra parte è evidente che azioni non coordinate non possono che essere inutili e controproducenti. Sentire queste parole da un non-ragazzo è rassicurante...fino ad ora mi sentivo un po' solo Comunque un'analisi precisa e ben spiegata grazie mille Meteora di averla postata
decco Posted November 1, 2008 Posted November 1, 2008 Sono laureato in informatica.Non saprei amministrare una rete e non sono stato assunto in Svizzera. Colpa di Long Leg che invece di guardare solo alle mie referenze (scritte in ottimo inglese, tranne per qual fastidiosio riferimento allo "zola" che il estensore non ha voluto tagliare) ha anche chiesto in giro pareri fra i suoi amici del WW e ha chiesto i certificati (fra cui le radiografie agli arti superiori). La differenza fra un laureato ed un diplomato dovrebbe essere nella capacità di formarsi in meno tempo e nella capacità di farlo ad un più alto livello. Ciò non toglie che predisposizioni personali e voglia di fare siano fondamentali. Dammi fiducia ed un pochino di tempo e divento bravissimo. Ciao Tatanka, quello che dici è vero, non posso darti torto. Il mio discorso riguardava il fatto che, siccome dovrei formare entrambi per lo stesso tipo di lavoro, a livello economico non mi conviene assumere un neo-laureato in quanto dovrei pagarlo di più... tutto qui. Resta poi il fatto che se invece avessi bisogno di un analista allora probabilmente sceglierei un ing. Ho un mio carissimo amico che si è appena laureato nella specialistica e devo ammettere che fa fatica anche a fare del semplice help desk PC a livello Windows utente. (ho detto che fa fatica non che non è capace ) Questo per dire che secondo me (parlo per sensazione non avendo frequentato l'università) il corso di laurea in ing. informatica forma le persone in modo sommario (anche per colpa di corsi tecnicamente obsoleti) o omettendo alcune argomenti che sono fondamentali. Lungi da me l'offendere la categoria degli ingegneri sia ben chiaro. Era solo un confronto di preparazione al mondo del lavoro per casi diversi.
decco Posted November 1, 2008 Posted November 1, 2008 ...Decco: ma...tu mi ricordi un'ala-centro con la quale ho incrociato i glutei più volte al Campus. Altrimenti hai un quasi clone. tengo a precisare che - nonostante io abbia più volte giocato con i due individui qui sopra - mi son sempre astenuto da queste pratiche sessuali Emaziane. Grande Ponch! No, nessun clone anche perchè vorrei proprio conoscere la persona che avesse così tanto coraggio da clonarmi!!! Caro Leasir, dovresti sapere che non si tratta di pratica sessuale Emaziana visto che la maggior parte delle volte sei tu che ti avvicini in "retromarcia", altrimenti dovresti ammetere che le pratichi anche tu...
EmaZ Posted November 1, 2008 Posted November 1, 2008 Grande Ponch! No, nessun clone anche perchè vorrei proprio conoscere la persona che avesse così tanto coraggio da clonarmi!!! Caro Leasir, dovresti sapere che non si tratta di pratica sessuale Emaziana visto che la maggior parte delle volte sei tu che ti avvicini in "retromarcia", altrimenti dovresti ammetere che le pratichi anche tu... Siete dei depravati, ecco cosa siete
Long Leg Posted November 1, 2008 Posted November 1, 2008 Fai la media delle "scuole" e vedi che la primaria conta per 5/13 contro gli 8/13 di scuola che va così cosà. Se poi aggiungiamo l'università te saludi ninetta glass climbing!!!
Franz#12 Posted November 1, 2008 Posted November 1, 2008 glass climbing!!! Vero, ma con il pancino non ti viene bene!
davide Posted November 2, 2008 Posted November 2, 2008 Mi spiace Corny, ma le immagine ininterrotte, in presa diretta, di piazza Navona del post di Guinness, passano sopra a qualsiasi "illuminato" cronista come un carro armato !!A proposito, ma dove è che scrive il buon Maltese ?? Guardati anche questo filmato
tatanka Posted November 3, 2008 Posted November 3, 2008 (edited) L'unica certezza purtroppo è che a fronte del 30% di aumento di spesa per l'istruzione negli ultimi 5 anni ciò che valeva nel 2002 vale anche adesso, se non addirittura peggio.Occorre mettere un freno alla spesa, investire al meglio i soldi, premiare chi lo fa. Decco: ma...tu mi ricordi un'ala-centro con la quale ho incrociato i glutei più volte al Campus. Altrimenti hai un quasi clone. Stile Ponchiaz 2.0 Lo stile Ponchiaz 1.0 era : "Decco, ma sbaglio o siamo stati compagni di scuola. O era tuo fratello?" Edited November 3, 2008 by tatanka
tatanka Posted November 3, 2008 Posted November 3, 2008 pensi, io invece vorrei vedere i dati reali Quello che io penso è vero e giusto.
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