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VareseFansBasketNews

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    In classifica il piatto piange, ma i conti sono sempre in ordine. E di questi tempi non è poco.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Nel momento in cui quasi mezza serie A (si parla di 6 società su 16) ha ricevuto segnalazioni dalla Com.Te.C., l'organo tecnico della Fip che monitora gli aspetti economico-finanziari delle società professionistiche, la Cimberio (foto Blitz sopra) entra a pieno titolo nell'elenco dei club più virtuosi. La visita effettuata nelle scorse settimane in piazza Monte Grappa ha infatti ribadito lo stato di salute dei conti della Pallacanestro Varese.
    Una verifica ad ampio raggio che, oltre al corretto saldo degli adempimenti di natura fiscale (con ulteriore controllo incrociato con l'Agenzia delle Entrate) riscontrati dalla Com.Te.C. con cadenza bimestrale, ha riguardato anche il controllo semestrale del bilancio con i dati aggiornati al 31 dicembre.
    Ed è arrivato l'ok per quanto riguarda il parametro ottenuto dal rapporto tra ricavi, indebitamento e capitale versato: ossia quello che in diversi altri casi ha provocato il warning dell'organo federale, pur trattandosi nella maggior parte dei casi di una situazione facilmente risolvibile (le società attenzionate hanno trenta giorni per sistemare i conti, in ogni caso il rapporto di cui sopra deve rientrare nei parametri per l'ammissione al campionato successivo).
    «I funzionari Com.Te.C. sono rimasti in sede per un giorno intero e alla fine ci hanno fatto i complimenti per quello che gli abbiamo illustrato - spiega Stefano Coppa, il membro del CdA che tiene i conti della Pallacanestro Varese -. I nostri parametri, pur in calo rispetto allo scorso anno, sono ancora ampiamente all'interno di quello previsto dalle regole. Per noi, comunque, c'è l'ulteriore forma di garanzia per i soci del consorzio, dato che il nostro bilancio è certificato da una società di revisione. Cosa che in A fa solo Milano oltre a noi».
    Dunque, se da un lato eludere le verifiche della Com.Te.C. è sempre più complesso, dall'altro però la pratica del doping amministrativo non sembra ancora totalmente debellata in un movimento che negli ultimi anni ha fatto registrare una morìa impressionante di società, comprese le plurititolate Virtus e Fortitudo Bologna oltre a Treviso e che rischia seriamente di perdere anche Siena alla fine della corrente stagione. «Le verifiche della Com.Te.C. sono sempre più approfondite e capillari con il passare degli anni e rappresentano certamente una garanzia importante di credibilità per il movimento - conferma Coppa -. Forse, però, puntare l'obiettivo sul pagamento delle tasse e su alcuni parametri non è sufficiente per individuare le criticità di bilancio, e bisognerebbe spostare l'attenzione su altri indici. In ogni caso, però, resto convinto che la gestione virtuosa alla lunga non possa non pagare: spendere oltre le proprie possibilità per vincere a tutti i costi porta a lungo andare a delle situazioni insostenibili. E non è un caso che in questi anni chi ha vinto tutto poi è crollato sotto il peso dei costi per rimanere al vertice quando sono finiti certi cicli economici. Il nostro risultato della scorsa annata è stato frutto di un utilizzo ottimale delle risorse disponibili; non sempre ci si riesce come dimostra la stagione in corso, ma la filosofia deve essere quella di provare a vincere e non di fare di tutto, compresi debiti e artifici contabili, per vincere. Altrimenti sballare i conti ed implodere dopo qualche anno è quasi garantito...».
    Giuseppe Sciascia
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    Un bel raggio di sole a spazzare via la cappa del pessimismo calata sulla Cimberio dopo il tonfo casalingo contro la Sutor (nella foto Ciamillo in alto un'incursione di Adrian Banks).[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Il colpo esterno di Pesaro ha riportato il sereno nell'ambiente varesino, ma Cecco Vescovi non si accontenta della vittoria scaccia-crisi e stimola la squadra alla ricerca di continuità per cercare di chiudere la stagione nel miglior modo possibile. 
    «È arrivata la risposta che ci si aspettava per cancellare la sconfitta contro Montegranaro e toglierci dai guai. Ci siamo levati un pensiero, però non è ancora finita: la matematica non c'è ancora in un senso e nell'altro. 
    Dunque non abbiamo fatto chissà cosa e la situazione non è ancora risolta; siamo contenti per quello che la squadra ha messo in campo a Pesaro, ma adesso sotto con la partita casalinga contro Pistoia».
    Dopo quattro sconfitte in fila stavolta Varese ha messo in campo quel piglio e quella determinazione dimenticate durante la pausa per la Coppa Italia che già avevano pagato dividendi elevati a Reggio Emilia e Venezia. 
    Forse lo smacco dello stop contro Montegranaro ha pungolato a dovere l'orgoglio del gruppo? 
    «La faccia è stata quella giusta anche se speravamo di vederla senza che fosse necessario uno choc. E comunque prima della sconfitta contro la Sutor ce n'erano già stati diversi, da Avellino a Brindisi.
    Sicuramente è stato un bel risultato ma è solo uno degli otto che abbiamo la possibilità di cogliere; vediamo se sapremo ripeterci anche in casa».
    E, facendo tesoro dei mille alti e bassi fatti registrare quest'anno dalla Cimberio, il presidente biancorosso attende conferme dal prossimo impegno casalingo contro Pistoia prima di tirare definitivamente un sospiro di sollievo: «La squadra ci ha abituato quest'anno ad una serie di sbalzi di rendimento davvero eclatanti. 
    Se siamo estremamente imprevedibili nell'arco di una singola gara, figuriamoci tra una settimana e l'altra. Quindi nessun calcolo e nessuno sguardo al calendario: concentriamoci su una partita alla volta, davanti a noi abbiamo un obiettivo ben preciso e teniamo l'attenzione puntata su quello». Dunque pur senza fare alcun riferimento all'obiettivo playoff, battere Pistoia è in ogni caso indispensabile per avere ancora stimoli di classifica nelle sette giornate che mancano alla conclusione della stagione regolare. «Sicuramente c'è curiosità per capire cosa sapremo tirare fuori dopo la bella prova di domenica. Chiaro che il match contro i toscani è decisivo per capire se saremo ancora in grado di dare un senso al finale di stagione, oppure dovremo limitarci a controllare le squadre che stanno alle nostre spalle. Di passaggi a vuoto con partite giocate in maniera opposta a quella precedente ce ne sono già stati tanti; per chiudere l'annata nella maniera più dignitosa possibile dovremo trovare un minimo di equilibrio e continuità». 
    E la squadra di Moretti, con i suoi cinque americani giovani, atletici ed affamati, è il prototipo dell'avversaria che la Cimberio di quest'anno ha sempre subito, come dimostra anche il meno 13 dell'andata. Dunque battere i toscani sarebbe un segnale dalla valenza doppiamente positiva per i biancorossi: «Per come è costruita la Giorgio Tesi Group è la classica squadra che quest'anno ci ha sempre messo in difficoltà. 
    Dunque ci aspetta una sfida non certo agevole: la serenità acquisita con il successo di Pesaro ci permette di prepararci alla sfida senza pressioni eccessive. Però ci vogliono fermezza e determinazione per cercare di dare continuità a quello che abbiamo visto domenica». 
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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    Un'altra fulgida figura è scomparsa portando lutto a una leggenda. Quella di una Pall. Varese che diventò potente nel mondo sotto la regia di Giancarlo Gualco astuto e illuminato stratega, impareggiabile e unico nell'intrecciare mirabilmente realtà e sogni, ben oltre le risorse di una famiglia dominante e dichiaratamente ambiziosa come quella dei Borghi. Per vincere non bastava chiedere s'el custa e poi cumprà, avendo i dané, bisognava possedere fiuto nello scovare lo straniero giusto che, in tempi nei quali marketing, scout e comunicazione non esistevano, andava scoperto all'altro mondo, persino tra Messico e nuvole come nel caso di Raga, inimmaginabile come assoluto talento. Anni dopo fu scoperta in Pennsylvania quella formidabile macchina da canestri targata Bob Morse, prescelto sostituto di Raga in campionato per decisione di quel cranio di Nikolic che, incurante delle perplessità della tifoseria , innamorata del messicano, ebbe ragione da vendere. Due scommesse storiche, vinte alla grande da Gualco, un intenditore di uomini, avendo puntato su allenatori che, come lo stesso Nico Messina, un preparatore atletico prestato alla squadra degli juniores, diventarono vincenti. Togliendo un po' di polvere dal tempo dovendo affettuosa riconoscenza a Giancarlo, ci sovviene così la memoria d'un passato che, ancorché irripetibile, collide con l'odierna realtà, fortemente, pressante per incertezza e preoccupazione. Come evoca la gara di oggi tra Pesaro e la Cimberio che, sbrigativamente, qualcuno, per timore di sventure, potrebbe definire una sfida salvezza. In verità se non aleggiasse quel pessimismo, dovuto a mediocrità o pochezza, esibita, senza fine, da De Nicolao (foto Blitz) e soci, apparsi come unArmata Brancaleone nelle ultime giornate, non sarebbe appropriata tanta drammaticità a una situazione che, pur critica, lascia spazio agli scongiuri mancando ancora sette giornate alla conclusione del campionato con ben cinque formazioni che, con Varese, si battono per sottrarsi ad estremi pericoli. La stessa Montegranaro, fors'anche più rassegnata di altre a un certo destino sul campo, a dire di Recalcati, prefigura una salvezza a tavolino per le tante e catastrofiche voci sul conto di Siena che potrebbe essere liquidata al tirar delle somme (del suo bilancio). Nel frattempo la classifica è impietosa per Pesaro e Varese. Se dovessimo valutare il confronto di oggi, soltanto per temperamento e intensità, soprattutto per adeguatezza a una lotta senza quartiere, si rischia di pensare male, tuttavia per discontinuità osiamo confidare in una Cimberio da partita della vita per volgere a suo favore un destino, diventato angosciante. Quattro sconfitte consecutive, non a caso, stanno a testimoniare una mediocrità, parsa senza fine, d'una squadra in caduta libera, priva di un leader e di personalità. Ma, come s'è detto, oggi, ci vuole un bell'atto di fede se non un credo di stampo religioso, pur facendo attenzione a possibili eresie, nelle spettanze di una Cimberio d'impeto, scoppiettante e audace, soprattutto convinta di piazzare un colpo vincente che non le è certo sconosciuto visti i suoi successi a Cremona, Reggio Emilia e Venezia per dire di queste ultime due formazioni, battute pure sul campo neutro di Casale. Restando nel campo delle nostre analisi che, condivise o no, hanno un filo conduttore attraverso il tempo, a differenza di chi segue l'onda passando con disinvoltura dall'esaltazione alla maledizione, non ci sembra Pesaro portatrice di una potenzialità superiore, apparendo battibile, almeno da una Cimberio dignitosa o decorosa qualora talune sue qualità individuali scavalchino quei noti limiti d'insieme, com'è accaduto nelle prove citate e in altre, apprezzate pur nella sconfitta. È altrettanto vero che quelle soddisfacenti esibizioni hanno avuto la tenuta di una bolla di sapone ma, a volte, tornano...[/size][/font][/color]

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    La Cimberio va in cerca della svolta nella delicata trasferta sul campo del fanalino di coda Pesaro. [/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Dopo che ieri la squadra ha svolto un allenamento alla comunità di San Patrignano (nella foto red a destra assieme al team di Prima Divisione sponsorizzato Cimberio composta dai ragazzi della comunità), stasera all'Adriatic Arena (ore 18.15 con diretta su Rete55) la formazione di Stefano Bizzozi proverà a cercare la vittoria scaccia-crisi per chiudere a quota 4 la serie negativa (ultimo hurrà datato 2 febbraio a Venezia) e archiviare immediatamente il pericolo del coinvolgimento nella lotta per la salvezza. Lo scivolone casalingo contro Montegranaro ha compromesso le residue speranze playoff di una Varese che in caso di sconfitta nel match di stasera rischia di essere coinvolta nella bagarre per evitare la retrocessione in DNA Gold per l'ultima classificata.
    Il clamoroso blackout costato due punti vitali contro la Sutor ha evidenziato un malessere evidente a livello mentale per un gruppo povero di qualità caratteriali; ora però la situazione di classifica rischia di diventare davvero preoccupante, dunque voltare pagina è indispensabile per evitare di finire risucchiati nelle paludi della bassa classifica. Nelle quali Ere (in una fase della gara d'andata nella foto Blitz in alto) e soci non hannino gli anticorpi necessari per battersi con il giusto piglio agonistico; o almeno così è parso nell'ultimo mese, senza che il cambio di allenatore abbia sortito gli effetti sperati. Dopo una settimana di lavoro proficuo ed a ranghi completi Bizzozi - ex di lungo corso - batte sul tasto mentale e motivazionale: «Dovremo mettere in campo energia e determinazione, dando il 100% individualmente e come gruppo e mantenendo la concentrazione per 40 minuti» la ricetta proposta dal tecnico in vista di un impegno delicatissimo per il morale e la classifica. Se infatti Varese riuscirà a fermare a quota 4 la striscia vincente casalinga di Pesaro, i 6 punti di vantaggio sull'ultima della classe - con il 2-0 negli scontri diretti - metterebbero al riparo i biancorossi da qualsiasi cattivo pensiero. In caso di ulteriore sconfitta, tenendo ben presente il più 14 dell'andata, la zona retrocessione si avvicinerebbe a due soli punti; ed anche se il calendario finale pare in discesa, si acuirebbe l'attuale psicodramma aprendo ipotetici scenari interventistici su roster o staff tecnico. Di certo la Vuelle è decisa a sfruttare l'occasione di coinvolgere un'altra squadra nel discorso salvezza: rispetto all'andata la formazione di Sandro Dell'Agnello ha trovato un equilibrio più efficace con l'aggiunta del play Petty (8,8 punti e 3,0 assist) che ha rimpiazzato il veterano Young. Pesaro è squadra giovane, atletica ed incisiva sotto le plance, ossia tre caratteristiche che la Cimberio 2013/2014 ha dimostrato di digerire male; i pericoli maggiori arrivano dalla guardia Turner (17,5 punti) e dal pivot Anosike (15,9 punti e 12,9 rimbalzi), sul quale Varese si era informata prima di firmare Linton Johnson (operazione sfumata per la richiesta di un buyout a 6 cifre e la mancata disponibilità del lungo di origine nigeriana di firmare un contratto valido fino al 2015). E proprio sotto i tabelloni, dove nelle ultime 4 gare i biancorossi sono stati spazzati via a rimbalzo, i marchigiani hanno il loro punto di forza. Ma per invertire una rotta preoccupante la Cimberio deve prima di tutto cambiare faccia ed atteggiamento. 
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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    Dagli "Indimenticabili" del giugno 2013 agli... "Impresentabili" del marzo 2014. In soli nove mesi lo scenario attorno alla Cimberio è mutato radicalmente, con l'imbarazzante harakiri casalingo contro Montegranaro che ha definitivamente evidenziato dove stanno i limiti della Varese attuale.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Dopo 22 giornate del campionato in corso i biancorossi non hanno raccolto neppure la metà del bottino dell'era Vitucci: ben 20 i punti in meno rispetto alla squadra che nella scorsa annata dominò la stagione regolare. Come è possibile che una squadra formata per 6 noni (inizialmente cinque più Banks di ritorno, che merita comunque un distinguo per atteggiamento dentro e fuori dal campo rispetto agli altri reduci) dagli stessi giocatori della stagione passata abbia un rendimento così lontano da quello del 2012/2013?[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Le due scialbe prove successive all'esonero di Fabrizio Frates spazzano via anche l'alibi dell'allenatore, dietro il quale si sono nascosti troppi elementi che hanno sfruttato il ricordo del passato per godere di un trattamento di favore da parte del pubblico.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Chiaro che la differenza solare tra una stagione e l'altra sta nella differente qualità dell'asse play-pivot. Se Green e Dunston rappresentavano l'architrave tecnica e caratteriale della Cimberio della passatastagione, i limiti di Clark e quelli di Hassell (e poi di Johnson) hanno trasformato quello che prima era un valore aggiunto in grado di moltiplicare il rendimento del supporting cast in un problema oggettivo capace di minimizzare il valore di singoli dal talento comunque superiore a quello espresso dalla preoccupante classifica della Cimberio.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Nell'estate del 2013 la continuità rispetto alla precedente annata ripartendo dal 50% abbondante degli Indimenticabili doveva essere un valore fondante per l'era Frates; ma con un allenatore antitetico a Vitucci e un asse portante bisognoso di incastri completamente diversi rispetto a quelli dell'annata passata, vivere sui ricordi del passato si è dimostrato un boomerang. A partire dai contratti pesanti (su tutti quello di capitan Ere, ma anche quello di Sakota - nella foto Blitz 1), mantenuti subito dopo il traumatico divorzio dal coach veneziano per dare un segnale forte che il progetto Varese sarebbe proseguito sulla falsariga del 2012/2013 da prima della classe a dispetto del taglio del budget del 15 per cento, hanno fortemente condizionato le scelte di mercato sui nuovi arrivati, erodendo il budget disponibile per individuare i sostituti di Green, Banks, Cerella, Dunston e Talts. Ora, senza più i pilastri della stagione passata né il parafulmine Frates sul quale scaricare tutte le colpe, il credito del quale hanno goduto finora gli eroi dell'era Vitucci (Rush e De Nicolao nella foto Blitz 2) si è definitivamente azzerato. Lasciando alle ultime otto partite del rush finale in chiave salvezza l'ultima parola per capire se ci sarà qualcuno del gruppo attuale in grado meritarsi una chance per la Varese del futuro.[/size][/font][/color]

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    Il titolo c'è già: Cimberio, benvenuti al Nuovo Cinema Inferno. Ma la scena principale, che possiamo solo immaginare, dev'essersi sviluppata più o meno così. Mattinata di ieri, spogliatoio biancorosso, l'intera squadra radunata attorno ad Ebi Ere (foto Blitz in alto). Una dozzina di volti pronti, e speriamo desiderosi, di ascoltare le parole importanti e pesanti sussurrate dal capitano.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Parole che, sibilate per noi in anteprima, rimandano ad una frase tratta dal famoso film di Giuseppe Tornatore: «Qualunque cosa fai, amala».[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    «Credo che la nostra situazione - dice Ebi Ere - sia esattamente questa. Dopo una lunga serie di sconfitte, in una stagione che sta virando verso l'infelicità, tocca a noi il compito di dimostrare che la pallacanestro che vogliamo dare ai tifosi, ai dirigenti, a noi stessi, dev'essere fatta con amore e grande, grandissimo rispetto. Prestazioni prive di qualsivoglia sostanza come quelle contro Montegranaro farebbero arrabbiare chiunque, perché dopo una dozzina di minuti di buon basket abbiamo completamente smesso di giocare. Probabilmente, sul +19, abbiamo presuntuosamente pensato che la partita contro i marchigiani fosse già vinta e quel che è successo da quel momento in avanti è del tutto intollerabile. E, ai miei occhi, incomprensibile».[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Se nemmeno lei, da capitano, riesce a comprendere, significa che siamo messi maluccio...[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    «Mi spiego: fino a quel momento non c'erano ragioni che potessero far pensare ad un crollo del genere. Anzi, proprio quel vantaggio così consistente certifica che ci stavamo muovendo nel modo giusto in attacco, come in difesa. Poi, è di tutta evidenza, siamo usciti mentalmente dalla partita mettendola nelle mani di Montegranaro che, è vero, ha vinto con merito ma senza produrre cose fantastiche come, tanto per fare un esempio, aveva fatto Sassari tirando col 75% da 3 punti. La Sutor ci ha spazzati via vincendo in tutte le statistiche che esprimono intensità e altruismo: rimbalzi offensivi e palloni recuperati. Ma ha dominato anche nelle voci più nascoste: vedi la volontà di passarsi e stringere le maglie in difesa nei momenti cruciali della partita. Quindi le nostre colpe, le nostre responsabilità vanno addirittura raddoppiate e dopo una figuraccia del genere nessuno può chiamarsi fuori».[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Veniamo al sodo: che cos'ha detto ai suoi compagni?[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    «Prima di tutto che oggi la classifica si esprime con un linguaggio chiarissimo e, d'ora in avanti, andrà guardata solo in ottica salvezza. La situazione impone un cambio di mentalità e già dalla gara contro Pesaro dovremo scendere in campo con lo spirito di chi all'improvviso si trova nella giungla, un luogo in cui ogni giorno è battaglia e bisogna lottare per sopravvivere. La giungla per noi sarà il campo e là fuori - dice Ebi indicando il parquet del PalaWhirlpool - dovremo essere pronti a piantare le unghie nel legno e, se non dovesse bastare, anche i denti nel collo di avversari che, adesso, ci vedono a portata di mano e faranno di tutto per usarci gli stessi trattamenti».[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Sarà una domanda banale ma, scusi, perché solo oggi dovrebbero cambiare le cose?[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    «Semplicemente perché adesso il nostro è un gruppo di uomini con le spalle al muro e davanti ha una sola via d'uscita. Iniziare a ragionare in questo modo ci farà bene ed il nostro motto dovrà essere: la nostra vita o la vostra. Per una squadra che si deve salvare non mi sembra un pensiero da poco».[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Massimo Turconi[/size][/font][/color]

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    Cantavano, tanti anni fa, “Addio sogni di gloria”. A Varese, oggi, si canta ancora. Tonalità dimessa, dolente, triste. Come accade quando scopri, a tue spese, che il coro che pensavi d'avere a disposizione non è quello del Teatro alla Scala e che, a conti fatti, le stecche sono assai più degli acuti. Canto, anche, preoccupato accompagnato da relativo avviso: le prospettive future per la Cimberio sono cambiate. Ora ci si deve guardare soprattutto dietro. Anche se il “direttore” del coro, Stefano Bizzozi, nel leggere note e spartito, qualche dubbio sull'impianto armonico l'ha sempre avuto: «In verità - dice il coach di Varese - fin dal primo giorno del mio nuovo incarico ho sempre avuto chiaro che la nostra classifica andava guardata, e pure seriamente, in entrambi sensi. Fin dal primo allenamento ho esplicitato questa mia presa di coscienza ai giocatori chiedendo di lavorare duro per uscire rapidamente dalla spirale negativa nella quale ci siamo ficcati. Oggi sembra che la mia squadra sia precipitata dentro un buco nero e sembra che non possa succedere altro che continuare in questo modo così negativo. Una spirale dentro la quale le sconfitte sembrano essere parte accettata del modo di vivere. Ho chiesto ai ragazzi di ribellarsi mentalmente al circolo vizioso che sembra essersi impadronito del gruppo. Da uomini veri dobbiamo essere capaci di reagire e dire stop a questa situazione».[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Capaci, come? «Mettendo da parte il vittimismo e il pensiero che se le cose oggi stanno andando male, andranno sempre peggio. Via gli alibi, le facce scure e avanti senza più piangerci addosso, coinvolgendosi e aiutandosi l'un l'altro partendo da noi, dallo staff, per incidere trasversalmente su tutti i giocatori. Conoscendo i ragazzi, apprezzando il loro livello di applicazione, sono il primo ad essere sinceramente spiaciuto per la situazione. Tuttavia, oggi, ritrovando i giocatori per la ripresa degli allenamenti dirò loro che non serve, non è utile e non “macina” uscire dal campo col rimpianto e l'amaro in bocca per non aver dato tutto. La grave sconfitta subita a rimbalzo ha rappresentato il segnale evidente di una squadra con poco “fuoco” dentro. Ecco, contro Montegranaro è accaduto esattamente questo: siamo usciti da Masnago con il rammarico, davvero inaccettabile, di non aver lasciato sul parquet anche il sangue. Perchè, al di là del vincere o del perdere, da noi il pubblico si aspetta soprattutto questo».
    Massimo Turconi[/size][/font][/color]
     

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    Che non fosse Frates la causa di ogni male lo sapevamo, a differenza di coloro i quali, non pochi, credevano convintamene che la sua cacciata avrebbe liberato un po' tutti da una triste mediocrità. Questa Cimberio, nata e cresciuta attraverso un evidente concorso di colpe (e chi più ne ha, le ammetta, soprattutto la società), appare vieppiù affaticata e demoralizzata, svuotata com'è dentro. I sintomi di un esaurimento psicofisico, gravati da paurosi limiti d'insieme, sono più che mai evidenti nella sua dissociazione di rendimento, a tratti baldanzoso ma volatile, quindi fragile e sconclusionato alla resa dei conti, anche d'una gara aperta. Come ha mostrato la sconfitta inflitta da Montegranaro, poco più che un manipolo di giovanotti nostrani, capaci di arrostire a fuoco lento De Nicolao e soci vistosamente senza idee ma, soprattutto, senza un'anima, venduta a quel diavolo che si chiama equivoco.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Non ci si può sentire dei fenomeni quando non lo si è, nemmeno credere che una stagione così ossessivamente mortificante sia stata provocata da un allenatore che ha avuto il solo torto della rigidità al comando di una squadra “saccheggiata” nelle sue risorse fisiche da una scellerata partecipazione all'Eurocup, quindi “massacrata” mentalmente da ripetute frustrazioni. Il peccato originale sta proprio nella tanto pretesa, quanto inadeguata esibizione in Europa, voluta dalla società, attratta dalla vanità di un prestigio non peraltro corrispondente alle forze della squadra. Chiamala, se vuoi, propaganda, fors'anche comprensibile, di reclutamento presso soci potenziali e una tifoseria entusiasticamente reduce da una fantastica stagione. Eppure tra quella e questa squadra, mancante del vecchio e magico asse play-centro e, soprattutto, senza un leader come Green, la differenza era ed è a dir poco vistosa, al di là delle presunte certezze offerte dai biancorossi rimasti.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Si volle, persino, scommettere sull'azzardo di un'Eurolega con un organico carente, peraltro privo di un Banks (foto Blitz), poi ritrovato, e non senza fortuna, come miglior elemento di una Cimberio che oggi come oggi, rischiando la retrocessione, suscita oggettivi timori nella corsa a una salvezza, tutta da blindare. Appaiono, dunque, evidenti i segni di una scarsa, se non nulla, cognizione della realtà, doverosa da parte dei dirigenti mentre il tifoso, si sa, fa il suo mestiere di appassionato sognatore nonché di amante tradito allorquando impreca sfogando la propria rabbia dimenticando d'essersi esaltato per qualche (illusorio) colpo di mano.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Si diceva di una Montegranaro interpretata in umiltà da atleti probabilmente impresentabili a qualsiasi grande pubblico ma caparbi, entro i propri limiti, nell'attuare idee di gioco semplici e lineari, ispirati e sorretti da Recalcati (applauditissimo domenica ma, a suo tempo, “accompagnato” da un po' tutti alla porta), il quale, calandosi impareggiabilmente tra le caratteristiche dei propri uomini, li sa guidare valorizzandone i pregi, pur pochi che siano.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    All'opposto troviamo gli uomini di Bizzozi, liberatisi da un giogo ma finiti senza briglie, come sbandati e impauriti nei momenti più nevralgici e decisivi. Trovare rimedi sul promontorio della paura, come sembra Masnago, trasformatasi in una tomba (solo tre successi sin qui), diventa un compito duro e ingrato, come lo sarà a Pesaro dove l'attende una squadra determinata a risalire dal precipizio. Ed è proprio questo il momento di non cedere al disfattismo stando vicini a uomini che hanno bisogno di un incondizionato sostegno. [/size][/font][/color]

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    Emergono impietosi i limiti caratteriali della Cimberio di fronte alle qualità morali di Montegranaro. E il presidente Cecco Vescovi fa nuovamente appello alla squadra chiedendo una svolta immediata sul piano dell'atteggiamento per evitare di sprofondare nei meandri della lotta salvezza.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    «Purtroppo il match di domenica ha rappresentato la conferma che basta poco per far emergere la fragilità di questa squadra. Era un rischio contemplato nel momento in cui abbiamo optato per la soluzione Bizzozi; ora i giocatori (foto Blitz in alto) sono nudi davanti alle proprie debolezze e pagano alla grande i loro limiti. Però basta con giustificazioni, rimpianti e recriminazoni su quel che poteva essere: dobbiamo serrare i ranghi e vincere quelle due o tre partite che servono per chiudere il discorso salvezza al più presto possibile».
    Il massimo dirigente della Cimberio individua un problema evidente sul piano della scarsa abitudine della squadra al clima rovente delle sfide salvezza: «Non è un problema tecnico ma mentale. Montegranaro è una compagine abituata a dare il massimo ed a giocare con lo spirito da battaglia di chi è consapevole che lotta per salvarsi. Noi invece no, e lo dimostra il fatto che abbiamo concesso il triplo dei rimbalzi offensivi con lo stesso numero di tiri tentati. È chiaro che questo è l'aspetto più preoccupante, ma dobbiamo adeguarci subito: già da domenica dovremo pensare che ogni pallone è determinante e lottare col coltello tra i denti».
    Dunque, la ricetta indicata da Vescovi è quella di far leva sul collettivo e sullo spirito di gruppo, rifuggendo la paura che ha bloccato la Cimberio nel finale della sfida contro la Sutor.
    «Dobbiamo pensare ad eseguire nel migliore dei modi le poche cose che siamo in grado di fare con sicurezza e lavorare al massimo in palestra senza farci condizionare dalla paura che non porta a nulla. Dobbiamo giocare con quello spirito che Montegranaro ha mostrato domenica a Masnago ma anche noi a volte abbiamo fatto vedere, facendo leva sul collettivo e non sulle individualità. Tiriamo fuori senza alcuna esitazione lo spirito di sacrificio facendo cose utili per la squadra: un aiuto difensivo, un blocco, un tagliafuori. Basta parole: compattiamoci tutti insieme e cerchiamo di terminare il campionato nel modo giusto».
    Certo, ora la trasferta di domenica sul campo di Pesaro - distante soli 4 punti - diventa un match delicatissimo ma ancora non determinante: «Ci aspetta una partita delicata ma in fondo avremo ancora quattro gare casalinghe non impossibili. E comunque il calendario delle rivali dirette, soprattutto Montegranaro e Cremona, è più difficile del nostro. Tutto dipende dal nostro atteggiamento, che deve cambiare immediatamente mettendo da parte le velleità di alta classifica: dobbiamo concretizzare quel poco che serve per metterci al sicuro».
    Il presidente esclude comunque ulteriori svolte legate al mercato e chiede alla squadra di trovare al suo interno le risorse caratteriali per reagire: «Nessun ulteriore cambiamento: adesso la reazione ci deve essere perché non posso credere che i giocatori non abbiano quel minimo di amor proprio indispensabile per uscire da questa situazione. Dobbiamo averlo tutti insieme per superare paure e limiti: di certo il gruppo non è disunito, ma indubbiamente è molto fragile e nel momento difficile anziché fare quadrato ci si guarda in faccia in attesa di qualcuno che faccia scoccare la scintilla. Ma questo non possiamo più permettercelo».
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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