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VareseFansBasketNews

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    (G.S.) - Rotazioni più frequenti, gerarchie meno standardizzate, qualche situazione speciale in più per sfruttare meglio alcune caratteristiche dei singoli. Ma soprattutto più sorrisi e meno rigidità. Questa la ricetta di Stefano Bizzozi per lanciare la rimonta playoff della Cimberio nelle ultime 10 gare della regular season. Sui primi due aspetti la memoria torna alla trasferta di Ulm, gestita ad interim dal coach di Dolo in occasione del forte stato influenzale che aveva colpito Fabrizio Frates: vero che nell'occasione la Cimberio era già eliminata dall'Eurocup, ma i minutaggi più frazionati ed i cambi più frequenti - praticamente tutti i giocatori della rotazione già in campo entro la fine del primo quarto - avevano dato riscontri positivi nella prima vittoria esterna assoluta della stagione biancorossa. Ciò che molti si aspettano è un maggior spazio per Andrea De Nicolao (foto Blitz) a scapito di Keydren Clark: non solo una scelta in ottica futura per verificare con responsabilità maggiori uno dei pochi giocatori sui quali si potrebbe provare a pianificare il futuro (il play di Padova ha contratto anche per la prossima stagione, con escape a favore sia del giocatore che della società). [/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Ma anche un modo per minimizzare i problemi tattici legati ai limiti difensivi e di costruzione del gioco del play bulgaro, di cui hanno fatto le spese prima Hassell e poi Frates. E magari sfuttare maggiormente le doti atletiche di Linton Johnson attraverso un attivatore più efficace di un lungo da servire in velocità e in corsa anziché da fermo. Tra le idee allo studio c'è anche quella di affidare maggiori responsabilità ad Adrian Banks nella costruzione dei giochi a due col pivot, utilizzando maggiormente Clark come terminale sugli scarichi per sfruttare le sue qualità balistiche, e cercare maggiormente capitan Ere nelle uscite dai blocchi a difesa schierata. Tutte sfumature utili senza però stravolgere schemi e soluzioni corali di una squadra che nelle idee della dirigenza biancorossa, più di una rivoluzione tecnica aveva bisogno di una forte scossa emotiva. Tolto di scena Fabrizio Frates e il carico di alibi dietro i quali troppi giocatori si sono nascosti per giustificare un rendimento inferiore alle attese, l'ultimo trimestre di una stagione finora insufficiente offre l'ultima chance di riscatto a quell'insieme di singoli chiamato a dimostrare sul campo di possedere quei valori e quelle qualità che pensa di possedere. Il messaggio lanciato dalla società è lapidario: cari giocatori, se davvero il problema era Frates, dimostratecelo. Altrimenti a fine anno tireremo le somme e costruiremo il futuro senza di voi.[/size][/font][/color]
     

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    Nessun intervento personale ma un convinto plauso alla scelta della società. Renzo Cimberio, main sponsor ormai da 7 anni della Pallacanestro Varese, esclude qualsiasi coinvolgimento diretto nella decisione della dirigenza biancorossa di esonerare Fabrizio Frates. Ma si schiera decisamente a favore della mossa compiuta dai vertici biancorossi: «Da parte mia non c'è stato alcun intervento per chiedere l'esonero di Frates: sono stato informato a cose fatte nella mattinata di martedì e dunque non è stata certo una mia decisione. Ad essere sincero avevo chiesto a Vescovi di valutare la soluzione Bizzozi dopo la partita contro Roma, ma mi è stato risposto che era già stato interpellato e non aveva dato la sua disponibilità, dimostrandosi un gran signore rispettoso del suo ruolo da assistente. Poi la reazione della squadra a Reggio Emilia e Venezia aveva dato modo di sperare che tutto si fosse risolto, ma nelle ultime due gare mi è parso chiaro che ci fosse un evidente scollamento tra allenatore e giocatori».[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Dunque una decisione per certi versi obbligata alla luce del passo indietro evidente della squadra nelle gare contro Avellino e Sassari: «Sono completamente d'accordo nel ritenere che Vescovi non si è fatto influenzare dai tifosi: semplicemente da uomo di basket si è reso conto che le cose non potevano andare avanti così. Sono certo che la squadra è in grado di esprimere un basket migliore di quello che stiamo giocando attualmente: contro Sassari ed Avellino sono mancati impegno e volontà, ma è anche vero che nessuno le ha chieste alla squadra.Domenica Frates ha lasciato che la partita facesse il suo corso senza mai intervenire». 
    E la sfida contro la Dinamo frizzante, gioiosa e micidiale in attacco è stata il sintomo di un malessere profondo: «Abbiamo visto cosa vale Sassari, a mio avviso la seconda squadra della serie A dietro a Milano, ma anche cosa vale un allenatore. Quel che ha fatto vedere Sacchetti è stato davvero esemplificativo: i giocatori pendono dalle sue labbra e le sue decisioni sono immediate. Mi è piaciuto moltissimo quando ha tolto Caleb Green dopo quello screzio con Sakota punito con un doppio fallo: un minuto di panchina per farlo sbollire e poi di nuovo in campo. Non dico che Frates non sia un bravo allenatore sul piano tecnico, ma l'uomo non aveva più rapporti con lo spogliatoio». 
    Ora però il main sponsor biancorosso si aspetta una reazione forte da parte del gruppo: «Adesso la squadra non ha più scuse per non rendere al massimo: a parte Banks e De Nicolao domenica si è visto ben poco, ora però tocca ai giocatori assumersi le propre responsabilità. Non guardiamo alla partita di domenica con Brindisi: nelle ultime 9 gare ci aspettano impegni sulla carta abbordabili e tanti scontri diretti e dovremo essere al meglio». L'imprenditore piemontese approva in pieno anche la decisione della società di promuovere sul campo Stefano Bizzozi, a suo avviso l'uomo giusto per dare la scossa: «Sono convinto che con Bizzozi le cose andranno meglio. Anche se non ci fosse il discorso economico non si poteva trovare un allenatore migliore per questa situazione: dopo la stagione passata con Vitucci e quella atutale conosce questi uomini come le sue tasche e sono certo che saprà far bene rendendosi amico dei giocatori da uomo intelligente e semplice quale lo conosco. Serviva una ventata di aria fresca, adesso tutti insieme dobbiamo fare squadra e dare tutto per raggiungere i playoff. Io ci credo ancora». 
    Giuseppe Sciascia [/size][/font][/color]
     

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    Ogni divorzio è doloroso, quello fra la Cimberio e il suo allenatore è anomalo perchè viziato da un peccato originale: la scelta di Fabrizio Frates. Un coach con le sue idee, il suo modo di pensare ma pure intransigente, nel bene e nel male. Un tecnico di rottura per uno spogliatoio uso a metodi di lavoro condivisi, anche quando non è strettamente necessario, e non imposti. Per dire che si conoscevano le qualità dell'uomo, lavoratore tenace in palestra ancorato però agli schemi che producono gioco. E forse il malessere è cominciato in quel tempio inviolabile per diffondersi nel palazzetto che non l'ha mai amato, anzi l'ha spesso contestato.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Si dirà che l'invocazione di Meo Sacchetti equivale alla lettera di licenziamento di Frates ma è un escamotage per giustificare l'esonero.
    Se l'altro ieri vigeva il motto "questi siamo e questi saremo" non si capisce il motivo per cui il presidente Cecco Vescovi abbia cambiato improvvisamente opinione sull'inquilino della panchina. Oppure si potrebbe comprendere qualora egli abbia dovuto cedere alle pressioni esterne ma pure a quelle interne. Probabilmente è questo il nodo della vicenda. Cioè la possibile fine della luna di miele fra la dirigenza tecnica e la proprietà. La scadenza della prima repubblica consorziale appare prossima come il crepuscolo di un progetto nel quale le idee sembravano più solide del budget, modesto in rapporto alle aspettative. A giugno sapremo se questa è un'ipotesi peregrina oppure se cadrà qualche testa eccellente. Impossibile, questo è certo, che tutto rimanga immobile essendo l'aspetto economico predominante e preponderante in un territorio in cui scarseggiano le risorse. Senza soldi - o con una disponibilità ridotta - le idee fanno la differenza ma non sempre ci si azzecca. Questa Cimberio non ha paragone rispetto a quella dello scorso campionato. Probabilmente quella magnifica cavalcata dell'era Vitucci ha condizionato le scelte, limitando inconsciamente l'operatività di uno staff che aveva costruito una squadra da sogno. I sosia non esistono avendo ciascuno una propria personalità, un proprio modo d'essere atleta e di stare sul parquet. Se si punta su Hassell e si vira su Johnson, se la prima scelta è Coleman e poi si richiama Banks, i conti non tornano. E non tornano neppure se a furor di popolo si decide di confermare Ere che ha un contratto oneroso, destinato a prosciugare un pozzo dalla portata limitata. O forse certe conferme sono direttamente proporzionali alle necessità del popolo, cioè della vera ricchezza della Pallacanestro Varese. Chi paga pretende e il gettito prodotto dagli abbonati è indispensabile per garantire un futuro a Basket City, giustamente fiera d'aver proposto un modello gestionale innovativo. Nel quale ognuno sembrava avere un ruolo che non sarebbe mai entrato in rotta di collisione. Ma l'ego, alla fine, potrebbe aver minato gli equilibri, dilatato le distanze e avviato pericolosi processi con la speranza che almeno per ora non volino gli stracci. Vescovi, se le notizie sono veritiere, avrebbe voluto un tecnico emergente come Giulio Griccioli ritenendolo adatto al suo modo di intendere la pallacanestro. Poi al ballottaggio ha vinto Frates al quale, in qualche modo, è stato concesso diritto di parola anche nella costruzione della squadra. Che avrebbe dovuto esprimere un basket spumeggiante non avendone le qualità. E allora s'è avviata la restaurazione mentre il popolo aveva già individuato il colpevole. Il quale, svuotando l'armadietto, porta con sé eventuali alibi, soprattutto quelli accampati dai giocatori. L'esonero del coach - sempre fastidioso - dovrebbe riportare serenità, appianare i contrasti e calmare i bollenti spiriti che si agitano nelle viscere del PalaWhirlpool così da chiudere degnamente la stagione. Poi si vedrà. Ma questo cambio potrebbe non essere solo ristretto alla panchina.
    Silvio Peron[/size][/font][/color]
     

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    (G.S.) - Varese e Fabrizio Frates, storia di un feeling mai decollato. Il 55enne coach milanese non ha mai fatto breccia nel cuore di una piazza che al di là delle aspettative troppo elevate dopo la stagione degli Indimenticabili non ha scordato il basket frizzante e il carattere aperto del suo predecessore Frank Vitucci. Di certo la società non s'aspettava l'addio del coach veneziano. E al momento in cui il doloroso divorzio si è compiuto, si è ritrovata a scegliere tra gli allenatori liberi oltre la metà di giugno, con l'elenco dei sostituti già ridotto drasticamente. Alla fine erano rimasti in corsa Frates, uomo di grande esperienza con 23 stagioni da capo allenatore, e l'emergente Giulio Griccioli, brillante in LegAdue a Scafati e Casale Monferrato ma mai cimentatosi in A. Su Griccioli inizialmente sembrava orientato Vescovi, che però confrontandosi col d.s. Simone Giofrè ha spostato a poco a poco l'attenzione sul coach milanese, vista la necessità di avere un allenatore che conoscesse le coppe europee e fosse in grado di gestire l'aspettativa della piazza. Così la scelta cadde su Frates; ma la squadra costruita era adatta ad un allenatore alla Vitucci, e non certo all'architetto milanese. Notoriamente tecnico che abbisogna di giocatori disponibili al lavoro duro in palestra e votati alla coralità ed alle esecuzioni: tutto il contrario di Keydren Clark, il vulnus principale del mercato nel ruolo nevralgico di playmaker, che è costato il posto prima ad Hassell e poi a Frates. Il cui errore principale è stato quello di aver avallato una squadra non sua, accettando obtorto collo il bulgaro dopo aver comunque scartato una lunghissima serie di candidati. Dunque lo sbaglio di fondo è stato di affidare la panchina al tecnico milanese senza sposarne appieno la filosofia tecnica e di gioco. Un allenatore esigente e rigido nei sistemi di lavoro in palestra, con rapporti scarsi coi giocatori, dunque antitetico al modo di lavorare e di proporsi di Vitucci. [/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Ma le istruzioni per l'uso di Frates sono ben note, e non averne tenuto conto ha creato le condizioni per lo scarso feeling con l'ambiente. A partire dagli Indimenticabili rimasti che non lo hanno mai digerito appieno e soprattutto non hanno mai nascosto ciò al di fuori della palestra. 
    Questo umore negativo è stato colto dal pubblico; che comunque, almeno nel primo mese di campionato col trittico di vittorie con Reggio Emilia, Venezia ed Avellino (addirittura cori finali della Curva Nord dopo aver rifilato 17 punti di scarto al traditore Vitucci), sembrava averlo accettato. Poi le sconfitte in Eurocup, l'affaire Coleman e la contestazione contro Pesaro col PalaWhirlpool spaccato: la ventata di freschezza portata dal ritorno di Banks e l'intervento della società in spogliatoio a supporto dell'allenatore aveva ricomposto la frattura. La squadra aveva imboccato un trend positivo solo parzialmente frenato da una improvvida uscita in sala stampa successiva alla sconfitta con Roma. La vittoria esterna di Reggio Emilia seguita da quella con Venezia aveva evidenziato un'importante reazione del gruppo che aveva dimostrato compattezza all'interno e nei confronti del coach. Nelle ultime due settimane però la squadra era tornata quella dall'umore plumbeo e dal volto tirato di novembre, e c'erano stati altri segnali di criticità nel rapporto tra coach e spogliatoio. Il resto è attualità. [/size][/font][/color]
     

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    Fabrizio Frates non è più l'allenatore della Pallacanestro Varese. La società biancorossa l'ha esonerato nella mattinata di ieri, affidando la squadra fino al termine della stagione all'assistente Stefano Bizzozi. Una decisione salutata favorevolmente da quell'ampia fetta di tifosi che avevano individuato il coach come responsabile della deludente stagione della Cimberio. Ma che sorprende nei modi e nei tempi dopo che la dirigenza aveva sempre difeso l'operato di Frates in momenti di maggiore difficoltà (a fine novembre e dopo lo stop casalingo con Roma). Stavolta, però, il presidente Cecco Vescovi ha optato per la svolta all'indomani della sconfitta con Sassari: il malessere che la squadra ha evidenziato nelle ultime due settimane, dopo i passi avanti concretizzati con i successi di Reggio Emilia e Venezia, ha indotto la società ad optare per l'esonero: «Scelta maturata nella serata di lunedì, dopo una serie di confronti interni e successive valutazioni. Indubbio che di errori in sede di costruzione della squadra ne siano stati fatti, ma dopo le aggiunte di Banks e Johnson ritengo che la squadra abbia un certo potenziale. E il passo indietro compiuto alla luce delle facce delle ultime due settimane era troppo preoccupante: abbiamo ancora speranze di agguantare i playoff, ma lo stato mentale della squadra era troppo fragile per giocarci sino in fondo le nostre chances».[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Frates paga dunque lo scarso feeling con il gruppo, che ora (senza l'alibi un allenatore considerato troppo duro, specie a confronto con il predecessore Vitucci) dovrà dimostrare il suo valore: «Paga l'allenatore ma le responsabilità sono di tutti. L'idea è di ridare serenità all'ambiente e la possibilità alla squadra di lavorare senza alibi. Adesso tocca ai giocatori: basta parole, vogliamo i fatti e chi non darà il 100 per cento si esclude dalla squadra. Problemi di rapporti tra allenatore e squadra? Non lo scopriamo ora, però non ci sono più pretesti: tutti dovranno dimostrare il loro valore. Non abbiamo cercato un capro espiatorio su cui scaricare le colpe - dice Vescovi -. Mi assumo ogni responsabilità, ma siccome vogliamo giocarci le residue chances playoff abbiamo preso questa decisione che riteniamo possa darci una svolta positiva. I primi a crederci però dovranno essere i giocatori».
    Vescovi sottolinea che la decisione di esonerare Frates è legata ad una scelta della società e non dipende dalle proteste del pubblico: «Le contestazioni di domenica non c'entrano, non abbiamo cambiato per i fischi ma per le facce dei giocatori. Prima di giudicare il lavoro di Frates ho aspettato che la squadra fosse nelle condizioni giuste sistemando il roster e a mio avviso non c'erano più i presupposti per arrivare alla fine, perché il suo modo di approcciarsi e i rapporti con la squadra erano una variabile troppo negativa».
    Ora la palla passa a Bizzozi, promosso capo allenatore sino al termine della stagione: «Risorse per un altro allenatore non ce n'erano, ma non è per questo che abbiamo affidato la squadra ad una persona che è con noi da un anno e mezzo, conosce bene l'ambiente e il percorso compiuto in questi mesi. Chi meglio di lui per provare a conseguire il risultato sportivo? Comunque, Stefano è stato rispettoso del suo ruolo da assistente e prima di prendere la decisione gli abbiamo chiesto se la promozione non lo avrebbe messo in difficoltà».
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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    (G.S.) - Cecco Vescovi non getta la spugna nonostante il pesante stop casalingo contro Sassari. Lo show balistico del Banco Sardegna ha lasciato il segno contro una Cimberio troppo remissiva e disposta ad accettare il run più che altro serve cambiare atteggiamento e riprendere il volto delle partite prima della pausa per la Coppa Italia. Eppure la settimana prima di Avellino la squadra s'era allenata bene, poi siamo andati in campo ed è arrivata una debacle imprevista. Viviamo su equilibri fragili e basta un niente per andare fuori giri; ma così ci complichiamo la vita da soli...». Il presidente biancorosso esclude comunque ulteriori interventi di mercato, sia per quanto riguarda i giocatori che l'allenatore: «Questi siamo e con questi andremo sino alla fine. Abbiamo già fatto due cambi che qualcosa di buono hanno portato e non siamo nelle condizioni di poter fare altri interventi. Cerchiamo di fare quadrato e di ritrovare entusiasmo; ma dobbiamo esser noi gli artefici della svolta mettendo in campo impegno e determinazione. La contestazione a Frates? La mia posizione è nota, inutile tornare sull'argomento». E sebbene la società stia già lavorando sulla programmazione per la stagione 2014/2015, il massimo dirigente della Cimberio considera inopportuno tirare i remi in barca già oggi e fare scelte tecniche già orientate alla prossima annata, almeno fin quando l'obiettivo playoff è ancora possibile: «Al futuro stiamo già pensando, sia dal punto di vista societario che della squadra. Certo, sarebbe bello farlo con maggior tranquillità legata ai risultati. Anticipare qualche scelta sul campo verificando sin d'ora elementi da valutare? Abbiamo ancora obiettivi da raggiungere e finchè siamo in corsa lotteremo. Se la situazione dovesse cambiare prenderemo in considerazione la cosa».[/size][/font][/color]
     

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    Finita in archivio l'ira funesta degli spalti, restano le riflessioni a testa fredda, fors'anche utili per riportare un po' tutti sul terreno del realismo, ancorché fosco per i propri colori. L'infausta e paradossale domenica di Masnago, come ce ne sono state nella storia (non si creda d'aver toccato il fondo), non può restare incorniciata all'immagine di Meo Sacchetti, subito santo, al di là del suo grande valore, e a quella di Frates (foto Blitz), bersagliato da un fragoroso vattene per aver richiamato in panchina De Nicolao, autore del terzo fallo a poco meno di due minuti dalla fine del penultimo quarto ma autentico trascinatore d'una Cimberio in rimonta. Una mossa forse capibile concettualmente ma non proprio passionalmente in un momento di furiose speranze, a meno sette, per un'impresa fors'anche impossibile ma in quel momento covata sulla spinta di uno sforzo che faceva tenerezza.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Osiamo sperare che il tifoso proteso dal suo seggiolino o dal proprio gradone, ad ululare istintivamente contro l'allenatore per una scelta incomprensibile (o sconclusionata che fosse), sappia riconsiderare la gara nelle sue pieghe per convenire che al pur ostinato Frates non si possono addossare ogni misfatto d'una stagione e, nello specifico, della serie con i sardi (a dir poco catastrofica come testimoniano i meno 53 punti totali subiti).[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Innanzitutto, per battere Sassari ci sarebbe voluta una gara perfetta, già abbastanza improbabile di fronte agli immensi Diener nonché per l'obbligata rinuncia all'ammalato Scekic, non un'aquila ma con centimetri e chili opponibili ai feroci Thomas, Caleb Green e Gordon i quali sotto i tabelloni ti sbranano secondo la legge della giungla, che non dà scampo ai più deboli. Come lo è stato nell'occasione Johnson, apprezzabile come lottatore ma disastroso nelle conclusioni, in ribasso rispetto ai suoi trascorsi migliori, sennò Sassari non l'avrebbe così liquidato.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Non la scopriamo ora la Cimberio, costituzionalmente inconsistente nel reparto lunghi cui s'è messo mano, ma senza rimedio, restando manifestamente inferiore a formazioni più attrezzate in tonnellaggio nonché poco propulsiva in regia, segnatamente a Clark, sul quale poi lo stesso Frates - che non lo ha certo voluto né scelto - si gioca incomprensibilmente la propria reputazione. Se la scorsa stagione Varese e Sassari erano state le più spumeggianti realtà del basket italiano, continua ad esserlo la squadra sarda, candidandosi credibilmente ad antagonista della potentissima Milano (peraltro sottomessa in Coppa Italia) grazie a un'invidiabile continuità di base per una più ambiziosa progettualità, avvalorata da adeguate risorse economiche come testimoniano i quattro anni di contratto sottoscritti da Sacchetti e dai Diener, quindi gli ingaggi di elementi che hanno potenziato l'organico laddove era corto o carente. Differentemente la Cimberio, con un budget limato, ha perso le sue vedettes impelagandosi in scelte ordinarie, pure sbagliate come lo è per antonomasia quella di Clark, avendo il club puntato qualche soldone su Ere, figura fantastica ma logora.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Resta da chiedersi, con qualche brivido addosso, dove si collocherebbe ora Varese, se non si fosse trovato a spasso Banks il quale, nel panorama attuale, sembra un marziano. Quello dell'allenatore, francamente, ci sembra soltanto uno dei problemi (fosse anche nevralgico per gli insofferenti De Nicolao e Sakota) in considerazione di una mediocrità d'insieme che nemmeno il mitico Phil Jackson riuscirebbe a cancellare. [/size][/font][/color]

  • Nicolò Cavalli
    [b]DUSAN SAKOTA [/b](7 punti; 1/1 2p; 1/3 3p; 2/2 tl), [b]VOTO: 5. [/b]Presenza a tratti eterea, ravvivata da un paio di segnali di vita in fase realizzativa. Di fronte ad avversari più agili e fisicati, il peso piuma Dusan alza mestamente la sbarra di accesso all'area colorata. Remissivo.
     
    [b]ERIK RUSH [/b](0 punti; 0/0 2p; 0/0 3p; 0/0 tl)[b] VOTO: 4,5. [/b]Entrerà negli annali con l'infrazione di passi più evidente del nuovo millennio. Da oltre un anno e mezzo ci chiediamo se sia un giocatore all'altezza della massima serie. Ora, più che mai, ogni dubbio sembra dissipato.
     
    [b]KEYDREN CLARK [/b](9[b] [/b]punti; 3/7 2p; 1/3 3p; 0/0 tl) [b]VOTO: 4,5. [/b]Risulta così inadeguato e remissivo che quasi non riusciamo ad inalberarci. Lui, come noi, osserva i giocolieri Diener imperversare per il [i]parquet[/i]. Se un alieno fosse atterrato durante la partita a Masnago, avrebbe ipotizzato che KeeKee pratica uno sport diverso.
     
    [b]ADRIAN BANKS [/b](28 punti; 8/12 2p; 2/5 3p; 6/6 tl)[b] VOTO: 7. [/b]Adrian MVP delle sconfitte casalinghe della Cimberio: ormai è una costante della stagione 2013/2014. Anche questa volta prende iniziative e prova indicare la rotta ai compagni. Anche questa volta è tremendamente solo nell'intento.
     
    [b]ANDREA DE NICOLAO [/b](7 punti; 2/4 2p; 1/3 3p; 0/0 tl) [b]VOTO: 6. [/b]Apprezzabile il tentativo di condurre la sfida lungo i binari dell'agonismo. Patisce gli uno-contro-uno di Trevis ma almeno prova ad abbassare il passaggio a livello. Peccato che sul più bello il cigolante convoglio biancorosso, condotto dal capotreno Frates, finisca per deragliare.
     
    [b]LINTHON JOHNSON [/b] (13 punti; 4/11 2p; 0/0 3p; 5/6 tl) [b]VOTO: 4,5. [/b]Impiega all'incirca metà pomeriggio per capire in quale delle due compagini stia giocando. Non vede il ferro a pochi centimetri dal naso e sembra goffo come Calimero Hassell. Un paio di ruggiti nella ripresa salvano solo le statistiche. Il resto è da cestinare.
     
    [b]EBI ERE [/b] (13 punti; 1/6 2p; 3/7 3p; 2/2 tl) [b]VOTO: 4,5. [/b]Manda in campo la controfigura appesantita – non che il capitano sia un fuscello – e spara a salve da ogni mattonella di Masnago. In difesa è così lento da non vedere nemmeno il numero di canotta degli avversari. Una nuova Caporetto.
     
    [b]ACHILLE POLONARA [/b](14 punti; 5/8 2p; 0/2 3p; 4/5 tl) [b]VOTO: 6. [/b]Nel grigiore collettivo di una squadra senza anima, prova quanto meno ad abbozzare movimenti meno scontati e a sfidare in entrata i corsari sardi. Qualche rimbalzo ad alta quota allegra allieta il malinconico pomeriggio varesino.

  • Nicolò Cavalli
    Alla vigilia erano stati promessi barlumi di intensità, difesa e acume. Meri proclami, non seguiti da atteggiamenti e fatti, che evaporano fin dai primi minuti, lasciando spazio allo strapotere della squadra più in voga del campionato. È questa la breve cronistoria di una giornata grottesca, a tratti surreale, in cui Sassari (divina per movenze, concretezza, percentuali al tiro: mai visto, a queste latitudini, un 73% da tre!) umilia una minuscola Varese. Un pomeriggio in cui il pubblico, da tempo rassegnato, non trova nemmeno le forze di arrabbiarsi o di ribellarsi: non ci resta che sorridere amaramente, suggerisce il riadattamento alla pellicola del grande Troisi.
     
    [i][b]I ritmi alti mandano Sassari a nozze. [/b][/i]Una partenza lanciata su ambo i fronti produce un pirotecnico 7-6 in appena 65 secondi di gioco. L'intensità appare una chimera, con i primi cenni della primavera a placare gli animi. Un paio di forzature di Johnson (ex di turno con qualche titubanza di troppo) e di Clark permettono ai sardi di scavare il primo solco: Thomas infierisce sulla difesa Cimberio dentro e fuori dal perimetro, poco dopo viene emulato da un sartoriale Caleb Green in concomitanza dell11-18. I ragazzi terribili della Dinamo bruciano la retina anche da bendati (incredibile la tripla di T.Diener per il 16-25), i biancorossi invece perdono convinzione e palloni in una selva di passaggi ciechi. Nel finale di periodo i padroni di casa tentano di tornare in scia con Banks, ma l'arcobaleno dell'altro Diener, Drake, regala un eloquente 20-31 al primo mini-riposo.
     
    [i][b]Recitazione a braccio. [/b][/i]La Cimberio si ripresenta sul parquet con la dovuta aggressività, non a caso i mastini De Nicolao e Banks producono un parziale di 8-1 in cui è l'abnegazione difensiva a pagare dividendi. I ragazzi di Meo Sacchetti (ricoperto di applausi e di affetto dalla sua Varese) superano l'annosa astinenza di canestri con D.Diener e Thomas, così in un lampo recuperano le redini del match: 33-39. Il fiato corto di Johnson, costretto a un minutaggio infinito a causa del febbrone di nonno Scekic, favorisce l'agilità di Gordon e di Green: il pitturato diviene una fucina di canestri per il Banco, nuovamente in allungo sul 36-45. Il gioco anarchico e frizzante, gradito da Sacchetti e contrastato da Frates con delle incoraggianti braccia conserte, torna a regnare tra i mugugni di Masnago. Le scorribande biancoblu (impreziosite dall'8/10 da tre a metà contesa) producono una razzia di punti e speranze, la sirena di metà somiglia al gong di fine round. Il pugile di casa ha preso parecchi montanti sui denti, urge del ghiaccio per lenire le ferite del 44-54.
     
    [i][b]Un calcio al secchio del latte appena munto. [/b][/i]Mentre Thomas e Green rimpinguano un bottino già cospicuo con nuovi colpi di classe, l'asse scricchiolante Clark-Johnson regala scempi cestistici a raffica. Emblema di una stagione mai decollata, di un [i]feeling[/i] nemmeno percepito a livello epidermico. Piombata negli abissi del -17 (46-63), Varese trova la compassione degli avversari per rendere meno gravoso il disavanzo: la rabbiosa bimane di Banks, al solito esempio di professionalità e rispetto per la maglia, vale il 56-67. Drake Diener scaglia dardi infuocati dai sette metri e in avvicinamento, Johnson finalmente ruggisce sotto le plance e la partita si rianima – tripla di Adrian e 2/2 dalla lunetta di Sakota – sul 65-72. Il Maestro Zen decide sul più bello di togliere dal parquet De Nicolao, uno dei migliori della giornata per la sua capacità di rottura degli schemi e di pressing, e la pace apparente si tramuta in feroce contestazione. Sassari con tre triple plana sul 65-80 e dalle tribune si leva il coro “Frates vattene”.
     
    [i][b]Chapeau. [/b][/i]Del quarto periodo rimangono impresse le evoluzioni del Banco, squadra in forma smagliante e seria candidata a lottare su più fronti (Coppa Italia in bacheca, Top 16 di EuroCup, posizione di rilievo nella griglia di partenza della [i]post season[/i]). Appare invece sbiadita l'immagine della piccola Varese di quest'anno, in costante crisi di identità e allergica al legno, solitamente amico fidato, del PalaWhirlpool. Il distacco veleggia intorno alla quota di venti lunghezze, eppure il raffinato pubblico di casa rende omaggio ai corsari della Sardegna. Al minuto 37 di una domenica pomeriggio in cui 4433 persone avrebbe potuto andare a sgranchire le gambe al Sacro Monte, sulla ciclabile del Lago di varese o nelle vie del Corso, il Banco scollina quota 100. Fine dei giochi.
     
    Quando il racconto della pallacanestro si riduce all'elenco di numeri, neanche fossero le pagine gialle, la poesia non ha più ragion d'essere. A quel che resta, o resterà, della Cimberio chiediamo soltanto di agguantare quota 22 in classifica per certificare la salvezza. Lasciamo agli altri il compito di giocare con la palla a spicchi e di far divertire i palazzetti d'Italia: il sipario sul Teatro di Masnago è calato da tempo.

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