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VareseFansBasketNews

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3][color=rgb(37,39,37)]MESTRE – Espone nuovamente la bandiera corsara una Cimberio capace di bissare il colpaccio di Reggio Emilia, sbancando con autorità anche il campo dell’Umana. Secondo hurrà esterno consecutivo per la squadra di Frates, che rientra a pieno titolo nella corsa playoff intascando un altro 2-0 pesantissimo nei confronti di una diretta rivale come Venezia. Una conferma importante per le rinnovate ambizioni di post-season della Varese "riveduta e corretta" con le aggiunte di Banks e Johnson, ma anche più quadrata nelle esecuzioni difensive e nell’atteggiamento difensivo. I biancorossi impongono il loro dinamismo con un avvio a tutto gas (28-45 al 15’) firmato dalle folate di un Adrian Banks stellare nel primo tempo (25 punti già a metà gara). Poi quando la Reyer abbassa il quintetto e si riavvicina con le triple di Taylor e Rosselli, prima l’ex di turno Clark e poi capitan Ere (decisivo nella ripresa con 15 punti e tanta sostanza da "4 tattico") rilanciano l’azione di una Cimberio scintillante (54% da 2 e da 3) ma anche sostanziosa. Leggi l’efficace zona 2-3 con cui Frates protegge l’area nel finale, sfruttando il sacrificio dell’acciaccato Scekic (in campo 14’ nonostante una settimana di stop) e la verve di Rush (miglior partita dell’anno per lo svedese) per chiudere i conti. Due imprese esterne consecutive che ridanno fiducia all’ambiente biancorosso in vista della pausa per la Coppa Italia: il ciclo Avellino-Sassari-Brindisi fa meno paura ad una Cimberio che sembra aver trovato la giusta alchimia tecnica e mentale per inseguire i playoff. Vista l’emergenza in regia con Vitali fermato dalla bronchite e il neoacquisto Aaron Johnson non tesserato in tempo Markovski dà spazio in quintetto al baby Akele ed al neoacquisto Crosariol. Varese apre subito il fuoco dall’arco con 3 triple in 100 secondi (Polonara-Clark-Ere e 3-9 al 2’); l’ex di turno salta il 18enne esterno di casa coinvolgendo subito Johnson (4 in fila per l’ex Sassari e 5-13 al 3’). La duttilità di Smith (8 nei primi 4’30”) è l’unico spunto offensivo efficace per l’Umana, ma tiene comunque in partita i padroni di casa (11-17 al 5’) contro una Cimberio pimpantissima in campo aperto con Polonara (7 nei primi 5’). Venezia gioca la carta Giachetti per far quadrare i conti in regia, ma l’energia difensiva di De Nicolao suona ulteriormente la carica per i biancorossi con 7 punti consecutivi di Banks che lanciano ulteriormente una Varese frizzante e reattiva (58% al tiro nel primo quarto). Due liberi di Polonara valgono il doppiaggio sul 13-26 del 9’, e il clamoroso più 16 del primo intervallo fissato da 3 liberi di Banks (già 12 alla prima sirena) fotografa il predominio assoluto ospite. Il quintetto senza lunghi di ruolo apre meglio l’area per l’Umana, ma il precoce secondo fallo di Smith toglie anche questa carta a Markovski e la zona 3-2 dei padroni di casa non cambia l’inerzia con Rush e Banks a bucarla dagli angoli (23-39 al 13’).Venezia torna a uomo ma Banks continua a furoreggiare in lungo e in largo (clamoroso il bottino a metà gara: 25 punti con 7/8 al tiro e 9/10 ai liberi in 17’) e Varese dilaga fino al 28-45 del 15’. In campo anche l’acciaccato Scekic per dare riposo a Johnson e giro di zona ospite contro i 4 piccoli della Reyer; assetto più dinamico uguale attacco più “arioso” con Taylor e Linhart che graffiano dall’arco (35-47 al 17’). E con Rosselli a dare ordine in regia Venezia si sblocca in attacco e dimezza il gap con Linhart protagonista: senza Johnson la difesa ospite è in grande affanno e i padroni di casa riaprono il match, e le fiondate di Taylor (16 a metà gara) riportano la Reyer fino al 49-51 del 19’. La pausa lunga però fa bene alla Cimberio, col ritorno del pivot ex Sassari a blindare l’area e un dardo di Ere allo scadere dei 24 secondi a riaprire la forbice[/color][/size][/font][/color]

    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3][color=rgb(37,39,37)](49-58 al 22’); quintetto “naniforme” per l’Umana con Taylor e Rosselli affondano il colpo in penetrazione, ma 6 punti in fila di Clark danno ossigeno alla Cimberio (57-64 al 26’). 4 piccoli anche per gli ospiti ed Ere graffia subito dall’arco, ma col dinamico Peric da “finto pivot” i padroni di casa tengono la scia (64-69 al 29’). E il quarto fallo di Johnson sull’ultimo possesso del terzo quarto non è una buona notizia per Frates; ma il capitano si prende responsabilità pesanti e con 5 punti filati apre un break pesante (64-77 al 32’ con tripla di Clark). Il time-out di Markovski ridà ordine alla Reyer (68-77 al 35’) col quarto fallo di Polonara che induce il coach milanese a proporre la zona 2-3; utilità difensiva dalla panchina per la Cimberio con Scekic e Rush che fanno tanta legna. Così l’attacco dell’Umana si spegne, e Varese controlla con autorità (68-83 al 37’). E i playoff, che tre settimane fa sembravano una chimera, sono davvero un obiettivo concreto.[/color][/size][/font][/color]
     

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    SU & GIÙ

    By pxg14, in VareseFansBasketNews,

    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]CHI SALE [b]JOHNSON[/b] Gran presenza difensiva[/size][/font][/color]
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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]LINTON JOHNSON (foto Blitz) - Il Presidente presenta al PalaWhirlpool un biglietto da visita fatto di due schiacciate esplosive in alley-hoop e una poderosa stoppata su Hackett. Ma, al di là dei gesti atletici più eclatanti, è la presenza difensiva negli aiuti per coprire i limiti difensivi di Clark che rende l'area varesina molto meno accogliente rispetto all'era-Hassell. Peccato per quel secondo fallo precoce (e in verità alquanto fiscale): nei tre quarti in cui è stato in campo, Milano ha tirato con il 35% da 2, mentre con Linton in panchina sono arrivati 32 punti e l'83% dal campo...[/size][/font][/color]
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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]CHI SCENDE [b]SAKOTA[/b] Il colpo resta in canna[/size][/font][/color]
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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]DUSAN SAKOTA (foto Blitz) - Tre triple aperte ed altrettanti sdeng, anche se i compagni non hanno fatto di meglio. Dopo la doppietta decisiva a Reggio Emilia, stavolta all'ala serba resta il colpo in canna, sia contro la zona che nel tentativo di rimonta del quarto periodo. E contro un'avversaria dalla fisicità elevatissima come l'Olimpia Milano, se non trova ritmo al tiro diventa una... tassa difensiva pesante da pagare. Anche quando Frates cerca di proteggerlo con la zona nell'assetto forzoso senza lunghi, visti i falli di Johnson e i problemi all'adduttore di Scekic.[/size][/font][/color]

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Nessuno è invincibile perché anche il più forte ha il suo tallone d'Achille, sempre che si riesca a colpirlo e a farlo "sanguinare" per indebolirlo. Morale, allo sfidante, partente battuto in un confronto impari, non resta che compiere l'impresa, irrealizzabile l'altra sera da questa Cimberio la quale, pur ammirevole nel proprio impatto emotivo al match, ha mostrato vistosamente la sua inferiorità di mezzi di fronte ad un'EA7 che oggi come oggi sembra una tribù a parte. Senza Hackett al comando, probabilmente, sarebbe stata una Milano battibile ma con un pezzo da novanta in trincea, ad aprire ogni linea avversaria per truppe d'assalto, Varese s'è presto ritrovata nel bel mezzo di una storia dal finale temuto, se non scontato. Basta un colpo d'occhio ad Hackett e Moss di fronte a Clark e Banks per accertare una massiccia differenza di peso e statura, peraltro molto indicativa nei cosiddetti "piccoli" o esterni nell'evidenziare una stazza totale che non ammette confronti. E dovendo fare anche canestro, alle ex scarpette rosse non manca naturalmente la qualità tecnica e se poi un certo Langford, liberato da ingombranti responsabilità di leader preteso, danza a suo piacimento e divertimento, allora si capisce come sia inabbordabile la formazione di Banchi che ha compiuto il suo vero salto (in alto o in lungo, fa lo stesso) di qualità con l'ingaggio di Hackett (foto Blitz)cui affidare quel ruolo di guida stellare che gli è congeniale. Peraltro l'ex Siena, cui mancava quel tiretto frontale da tre che Pozzecco s'era costruito per esplodere una completezza offensiva talvolta irresistibile, evidentemente sta lavorando in palestra per ampliare il suo campionario d'assalto. Dunque, ci sarebbe voluta ben altra Cimberio (e l'allusione a quella della scorsa stagione è fin troppo ovvia e banale) per impensierire oltre il lecito i milanesi cui è bastato mostrare i muscoli per spegnere l'entusiasmo degli uomini di Frates e di tutta Masnago, seppur a misura di punteggio. Come dimostra il risultato finale, molto confortante al di là di ogni considerazione sui rapporti do forza in campo, per una Cimberio che in tema di paragoni con l'Olimpia può sbaragliare, tra gli affetti dei suoi tifosi, le avversarie che qui capiteranno.[/size][/font][/color]
    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]È un po' questa la morale da trarre a conforto di un futuro che non ammette svolazzi né leggerezze, soprattutto attraverso un rilievo tecnico e fisico che promette maggior solidità difensiva, soprattutto sotto il tabellone, laddove prima i biancorossi sembravano talvolta in pausa merenda. Linton Johnson, chiamato qui a ragion veduta e non tanto per cambiare una faccia alle identità dei propri lunghi, possiede indubbiamente caratteristiche atletiche ben delineate ad un compito così preciso a protezione della squadra negli ultimi cruciali metri. La sua tonante opposizione è dimostrata dalle prove di Samuels e Lawal, meno audaci o potenti di altre volte, anche se poi in attacco il nuovo centro biancorosso, "zompante" in aria per la schiacciata che esalta la propria attitudine aviatoria, sembra un pochino faticare attraverso altre soluzioni. In sintesi l'impressione è buona, osando credere che l'area pitturata biancorossa non sia più terra di conquiste per gente d'ogni stirpe, mentre restano quei noti limiti ascrivibili a Clark in regia e discontinuo come realizzatore, a un Ere già da calvario e ad un Sakota che, se si inceppa la sua cerbottana, finisce per deprimersi e perdersi per strada, non bastando il valore (aggiunto nel vero senso del termine, visto il suo arrivo da pronto soccorso) del solito scoppiettante Banks.[/size][/font][/color]
    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]La classifica è mortificante e il calendario, con Venezia e Avellino cui far visita, sembra ostile: agli uomini di Frates non resta che guardare lungo le proprie braccia per trovare mani che l'aiutino.[/size][/font][/color]

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    Troppo netta la differenza di valori fisici e tecnici tra Varese e Milano per sperare nell'impresa.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    E all'indomani del derby numero 168 (Keydren Clark in penetrazione nella foto Blitz in alto), il clan biancorosso ammette una superiorità sul campo che rispecchia quella in termini economici.
    Anche per questo lo stato d'animo di Cecco Vescovi dopo la sconfitta è improntato ad un complessivo ottimismo.
    «Milano ha dimostrato di essere un vero e proprio carrarmato che per perdere una partita nel nostro campionato deve mettersi d'impegno. Noi, però, abbiamo giocato una partita complessivamente solida: l'avvio, in particolare, è stato ottimo. Poi, quando sono iniziate le rotazioni, abbiamo fatto decisamente fatica. D'altra parte i primi cambi dell'EA7 sono stati Langford e Melli, che pesano quanto l'intero nostro monte stipendi...».
    Il presidente biancorosso si rammarica per la serata negativa dall'arco che ha condizionato gli sforzi della Cimberio nella sua rincorsa della ripresa.
    «Purtroppo ci sono mancati quei canestri dall'arco che potevano riaccendere il pubblico e darci la spinta emotiva giusta. Però, di fronte avevamo una squadra che ha comandato la partita con grande autorità, controllando il ritmo con grande lucidità per impedirci di dare una sferzata di adrenalina all'ambiente. Di fatto quello che faceva la Siena schiacciasassi...».
    Tra le note positive il debutto dell'ultimo arrivato Linton Johnson, il quale - al di là del fatturato individuale - ha mostrato di poter garantire quella solidità difensiva necessaria alla Cimberio per essere meno perforabile sull'asse play-pivot.
    «L'impatto sulla squadra di Linton è stato decisamente positivo: ha fatto vedere che può darci tanto sul piano del dinamismo e delle chiusure difensive. La sensazione è che sia in grado di garantirci quel che ci serviva per darci la quadratura del cerchio. Dunque, il nostro campionato s'inizierà da domenica: la trasferta a Venezia e quella seguente ad Avellino dovranno darci indicazioni importanti, ma sono quelle che possiamo e dobbiamo pensare di vincere per costruire il nostro cammino verso i playoff».
    Dunque, il restyling dell'organico fa ben sperare il massimo dirigente della Cimberio nella possibilità concreta di lottare fino in fondo per i playoff.
    «Tra l'impresa di Reggio Emilia e il derby contro Milano i segnali positivi sono stati numerosi. Certo, non siamo perfetti ed abbiamo pregi e limiti come d'altronde quasi nessuna delle squadre del nostro campionato. Ma i risultati degli ultimi turni, compresa la sconfitta di Venezia sul campo della Sutor Montegranaro, dimostrano che non si possono fare calcoli perché non ci sono risultati scontati. E se sapremo esprimerci sui livelli delle ultime due gare sono convinto che per i playoff ci saremo anche noi: la sensazione è che ora la squadra abbia le qualità per lottare sino in fondo per i primi otto posti».
    Cecco Vescovi confida che la Cimberio possa proseguire sulla strada giusta in vista delle prossime due trasferte che la vedranno impegnata sui campi di Venezia ed Avellino, scontri diretti vitali per dare corpo alle rinnovate ambizioni di post-season della squadra di Frates.
    «Avevo detto che avrei barattato volentieri la vittoria nel derby con un colpaccio a Venezia, e spero ancora di azzeccarci. In funzione della rincorsa ai playoff è uno scontro diretto molto importante; già abbiamo in cassaforte un 2-0 che vale oro contro Reggio Emilia, se riuscissimo a conquistarne un altro tra il match di domenica e quello di Avellino sarebbe l'ottimo».
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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    [font=verdana][size=3]SCEKIC 6 - Chiamato in causa prima del previsto dopo i due falli rapidi di Johnson, prova a fare la sua parte nonostante il problema all'adduttore che ne limita la mobilità. Ma la tenuta difensiva della squadra ne risente in maniera chiara.[/size][/font]

    [size=3][font=verdana]SAKOTA 5 - Lascia sul ferro i due tiri aperti che la squadra gli costruisce e contro una difesa fisica come quella dell'EA7 deraglia troppo spesso (4 perse).[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]RUSH 5 - Quattro minuti senza incidere nel momento in cui la zona di Milano ne evidenzia i limiti balistici; per dare fiato ad Ere nella ripresa Frates gli preferisce Mei.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]CLARK 6 - Trova qualche guizzo in penetrazione e riesce anche ad attivare Linton Johnson per un paio di schiaccioni poderosi; peccato per la serata negativa dall'arco (1/8 da 3), confermando però che rispetto ad un mese fa le sue prestazioni non sono più legate a filo doppio alle doti balistiche.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]BANKS 7 - Attacca il ferro con il consueto vigore addentrandosi senza paura nella giungla della difesa milanese, torna top scorer con 6/10 al tiro e 7/7 ai liberi.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]DE NICOLAO 6 - Spinta ed energia sono le solite, contro Langford in post basso nulla può e la zona obbligata fa acqua.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]JOHNSON 6,5 - Avvio promettente con 5' di energia e vigore, peccato per un secondo fallo discutibile contro Samuels che lo costringe in panca per il resto del primo tempo. Poi mostra spunti positivi sul piano della presenza atletica e difensiva, quel che ci si aspettava da lui.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]MEI 6,5 - Intensità, energia, difesa cattiva e una stoppata su Gentile: due minuti ma buon impatto.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]ERE 6 - Poche munizioni disponibili nel primo tempo, riempie comunque lo scout di spunti positivi (6 rimbalzi e 3 assist) provando a guidare la rimonta nel quarto periodo.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]POLONARA 6,5 - Partenza sparata trovando finalmente spazi in campo aperto per esaltare il suo dinamismo, si spegne alla distanza (solo 2 punti nella ripresa) non trovando le due triple per provare a sognare nel finale.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]MILANO: Gentile 5; Gigli 6; Melli 7; Hackett 7; Kangur 6,5; Langford 8; Samuels 6; Wallace 6; Lawal 6; Moss 7; Jerrells 6.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]G.S.[/font][/size]
     
     

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    Pieno come un uovo per un pieno d'amore verso la Cimberio. Il messaggio arriva dal PalaWhirlpool e va dritto al cuore. Messaggio stampato pure su uno striscione che spunta dalla curva (qui siamo al tutto esaurito), mentre quel "grazie lo stesso" comincia prima ancora che s'alzi la palla due. Si coglie, nei discorsi da bar - per dire del bar del palazzetto anch'esso pieno come un uovo - la difficoltà di un match in cui Varese non ha i favori del pronostico. Bisogna studiare una strategia per affondare una corazzata che possiede una straordinaria varietà di colpi. Cioè comunque la giri ha una soluzione: da fuori, da dentro, dall'angolo, in contropiede. Eppure la Cimberio non si piega, combatte sorretta da un popolo entusiasta. Se Milano ha un patrimonio da spendere, Varese ha un inestimabile patrimonio sugli spalti. E in campo ha uomini consapevoli dei loro limiti ma sorretti da un orgoglio senza confine: sanno che i loro tifosi non li abbandonano. L'orgoglio è una virtù però non è sufficiente per colmare il dislivello fra le due contendenti. Ma in prospettiva il senso di appartenenza può essere la chiave per riannodare i fili di un campionato fin qui vissuto pericolosamente. Perciò questo derby è il punto d'arrivo e di partenza ora che sotto i tabelloni c'è più corsa e più atletismo, doti portate dal debuttante Johnson (foto Blitz). Ragionamenti tecnici che si intrecciano con le questioni di cuore. Certi paragoni sono irriverenti con quel passato, recente, che ogni tanto torna. Ieri sera si è materializzato ancora dall'altra parte del campo. Due chiome nere e un allenatore che hanno spezzato un sogno ora hanno altri colori: prima verdi come la speranza adesso rossi come la passione. Quella di Varese è ineguagliabile. Il colpo d'occhio offerto dal palazzetto è la prova. Arriva Milano, una rivale storica, e la gente accorre: 4628 il numero uscito ieri sera sulla ruota della Città giardino. Si riempie pure la gabbia e si riempie anche la "piccionaia", per rendere l'idea di quei gradoni così alti da sembrare una montagna. E sul campo c'è una montagna da scalare ma l'avvio svelto della Cimberio è un buon viatico: difesa, contropiede e qualche tripla per scavare un solco con questa Milano che appare perfino svogliata. I biancorossi varesini spendono tanto in questo loro tentativo d'allungo ma debbono poi tirare il fiato. La differenza sta in panchina, nelle rotazioni profonde che danno una mano all'allenatore avversario. Il pareggio arriva a quota 28 poi Milano scappa e non la prendi più. Ma moschettieri di Frates e i loro supporter non ci stanno. Gli uni lottano come leoni, gli altri chiedono conforto alle loro corde vocali. Il PalaWhirlpool diventa un catino bollente. Fa talmente caldo che qualcuno, in tribuna, sfoggia un look estivo: jans e maglietta mentre mastica chewingum. L'avversario è in controllo però non è ancora alla meta. Così Varese rosicchia punti, lima il gap e contiene il distacco. Vince Milano ma vinciamo anche noi. Loro hanno un patrimonio da spendere, noi abbiamo un patrimonio sugli spalti. "Grazie lo stesso", alla squadra e alla gente che applaude. 
     

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    [font=verdana][size=3]Dice è bello sognare l'impossibile. Dice, anche, che l'impossibile non esiste. Ma dopo aver visto Cimberio-EA7 resta l'impressione che tutte queste frasi siano solo accattivanti slogan per pubblicitari incalliti.[/size][/font]
    [size=3][font=verdana]La verità è che in gare di questo genere l'impossibile, battere la grande, potente, interminabile Milano, sia qualcosa di tremendamente reale.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]L'EA7, questa EA7, rappresenta tanta, troppa roba - tecnica, fisica, centimetri, chili, soluzioni tattiche, opzioni sui due lati del campo - per una Varese che avrebbe dovuto mettere in scena la partita perfetta per riuscire a spuntarla. Una Cimberio che però, commovente per approccio e determinazione, è andata vicina al colpaccio. In alcuni momenti addirittura vicinissima. A ricacciarla indietro il boomerang della percentuale da 3 punti che nel secondo tempo, quello buono per tenere vive tutte le speranze, ha segnalato uno spaventoso 0/11, con 11 errori di fila e Clark e Sakota, gli specialisti, che hanno chiuso con 1/11. La sostanza della sconfitta di Varese è quasi tutta qui, in una prestazione balistica che annulla il pur positivo 61% da 2 ed il virtuale pareggio nella lotta a rimbalzo (30 a 36). Uno zero che annacqua la buonissima prova di Banks, ottimo nel far impazzire Hackett in avvio, di Polonara, che è piaciuto molto per come ha attaccato di forza il canestro contro avversari più tosti e voluminosi e l'esordio discreto dell'atteso Johnson, presente in positivo ma limitato dai falli.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]La partenza bruciante della Cimberio è perfetta per esaltare Masnago. Varese, che sul piano del ritmo ha una marcia in più, colpisce in transizione con Polonara e Clark lesti nel siglare il massimo vantaggio (20-11 all'8), ma a spegnere le velleità della Cimberio arrivano il secondo fallo, moooolto prematuro, di Linton Johnson. Milano, intanto, comincia a macinare gioco speculando diabolicamente su tutti i duelli a lei favorevoli, primo fra tutti quello in post basso tra Banks e Gentile. Il milanese al tiro è dannoso come la grandine, ma crea assist per Samuels e apre spazi per il recupero ospite. L'EA7, dopo il pessimo 5/17 sale di tono e disputa un secondo quarto offensivamente strepitoso (14/17 da 2, 82%).[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Milano alza l'atletismo con Lawal e Langford che, nei giochi spalle a canestro, approfitta ferocemente di De Nicolao. Langford piazza un devastante 5/5 che firma la parità sul 28-28 al 14'.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Milano con la zona 3-2 sporca le conclusioni dall'arco, Varese con intelligenza sceglie altre strade tattiche ed appena può corre verso il ferro. Non a caso è l'eccellente percentuale da 2 (7/9) a tenere Varese in partita, ma Milano, terrificante, un tassello alla volta infila il parziale di 6-14 che apre il solco nel match: 34-42.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]La Cimberio con la forza del carattere non soccombe (48-52) contro un'EA7 che comunque gioca una partita di grande solidità mentale e nel momento che conta davvero sfodera le giocate superbe di Hackett: due triploni da campionissimo che respingono Varese: 52-64.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]L'Olimpia, poi, con la forza della sua panchina fa tutta la differenza del mondo producendo 40 punti contro i soli 8 dei varesini.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]La Cimberio, che non segna più, scivola anche a -13 (58-71 al 30') e Milano, seppur con un pizzico d'affanno, chiude in controllo.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Massimo Turconi[/font][/size]

  • Nicolò Cavalli
    [b]MARKO SCEKIC [/b](4 punti; 2/2 2p; 0/0 3p; 0/0 tl) [b]VOTO: 6. [/b]Più guizzante di altre volte, trova impiego e frutti soltanto nel primo tempo. Nella ripresa Frates non fa un cambio nemmeno dietro compenso, allora il serbo può sostare comodo sulla seggiola con una copertina sulle gambe.
     
    [b]DUSAN SAKOTA [/b](2 punti; 1/1 2p; 0/3 3p; 0/0 tl), [b]VOTO: 4,5. [/b]Lo sciagurato Dusan commette disastri a non finire. Sembra un personaggio dei cartoni animati che brucia la camicia con il ferro da stiro, picchia la testa e inciampa. Lui perde palloni a ripetizione e spara a salve. Grottesco.
     
    [b]KEYDREN CLARK [/b](12[b] [/b]punti; 4/7 2p; 1/8 3p; 1/2 tl) [b]VOTO: 4,5. [/b]L'altrettanto sciagurato KeeKee sforna una nuova puntata del [i]reality show [/i]“come non giocare a pallacanestro”. Siamo ormai stanchi di indagare sulle logiche che governano i palleggi sonnolenti, i tiri forzati, le non difese. Bocciatura senza appello.
     
    [b]ADRIAN BANKS [/b](20 punti; 5/8 2p; 1/2 3p; 7/7 tl)[b] VOTO: 7,5. [/b]Vedi Milano e poi risorgi. Da quando è in Italia, Adrianino ha sempre dato il meglio contro i cugini. Anche questa volta gioca in maniera armoniosa, senza disdegnare qualche colpo proibito. La sua preghiera è però vana.
     
    [b]ANDREA DE NICOLAO [/b](2 punti; 1/1 2p; 0/0 3p; 0/0 tl) [b]VOTO: 4,5. [/b]Avvistato in fila alla Questura, sta denunciando, con le lacrime agli occhi, Langford. Diverse le rimostranze contro lo [i]yankee[/i]: eccesso di velocità e di acume, maltrattamento in post basso, retina bruciata a più riprese.
     
    [b]LINTHON JOHNSON [/b] (8 punti; 2/6 2p; 0/0 3p; 4/4 tl) [b]VOTO: 6. [/b]Fuga, grazie alle movenze pimpanti e ai sei rimbalzi, i dubbi di chi ipotizzava di vederlo scarico e senza furore agonistico. Purtroppo dovrà abituarsi a giocare senza un vero play affianco: compito improbo.
     
    [b]EBI ERE [/b] (9 punti; 3/4 2p; 1/4 3p; 0/0 tl) [b]VOTO: 5,5. [/b]Per depistare Moss, suo sparacchio della scorsa stagione, si presenta con una fascetta stile NBA. Peccato che la forma fisica non sia esattamente da America. Nemmeno la mano è quella dei bei tempi...
     
    [b]ACHILLE POLONARA [/b](14 punti; 5/9 2p; 1/4 3p; 1/1 tl) [b]VOTO: 6. [/b]La sua esuberanza viene smorzata, a lungo andare, dai mastini milanesi che gli stanno alle calcagna . Alcune folate sono pregevoli, ma la gloria rimane lontana.

  • Nicolò Cavalli
    La ricorderemo come la stagione delle sconfitte onorevoli. Archiviata da tempo la scorsa annata di splendida follia, passata a coltivare sogni di Coppe e Scudetto, Varese rinuncia anche alla strenua difesa del Campanile e vede il suo Fortino violato nel derby n. 168.
     
    Il film, bene o male, scorre in maniera arcinota. Mancano chili sotto le plance, il [i]playmaking [/i]è un miraggio, i tiri dalla lunga sono una croce e non una delizia. L'avversario sa giocare a pallacanestro e avanza inesorabile. Il primo atto, in realtà, appassiona grazie ad alcuni colpi ad effetto (con il pistolero Banks che prova a discostarsi dalla trama), i quarti centrali scivolano con esito scontato (Milano cambia il ritmo, la Cimberio resta ferma al palo), i titoli di coda scorrono presto. Sembra un film giallo in cui l'assassino conclamato è il maggiordomo: inutile sforzare la fantasia, la storia non cambia.
     
    [i][b]Contesa energica. [/b][/i]L'avvio è guardingo su entrambi i lati, come se i dieci uomini in campo percepissero la tensione del derby. Una tripla di Ere, seguita da due giocate preziose del “presidente” Johnson e da un'entrata di Clark, scalda l'ambiente: coach Banchi striglia i suoi con un minuto di sospensione in concomitanza del 10-2. Il tonnellaggio di Samuels e il fiuto da segugio di Moss (tripla dopo palla vagante) riducono il gap, anche grazie a un paio di fischi quanto meno generosi: l'attacco dell'EA7 è coccolato come una specie in via di estinzione. Varese ci mette del suo bloccando la circolazione in attacco, però trova dalla compensazione della terna – fallo tecnico a Samuels – la propulsione per issarsi sul 18-11, targato Banks. Nella convulsa coda del periodo, l'ingordigia della Cimberio (Polonara indovina un contropiede ma sbaglia il successivo) e qualche rimbalzo offensivo di troppo concesso a Gentile sanciscono il 22-16.
     
    [i][b]La profondità dei roster ristabilisce i valori. [/b][/i]Milano riprende vigore con gli ingressi lussuosi dalla panchina di Langford, Melli e Lawal, la Cimberio prova a tener botta pescando dal cilindro canestri sporchi con Scekic e ancora con Achille: 28-24. La differenza tra le seconde linee, sebbene per l'EA7 tale dicitura sia un azzardo, rappresenta uno scontato preludio al pareggio (30-30); l'ottima zona predisposta dai meneghini fa il resto puntellando la primi mini fuga ospite. Rush, De Nicolao e Sakota vengono cannibalizzati come esploratori dispersi in Papuasia, allora Frates predica calma per evitare psicodrammi sul 34-42. La risposta arriva timida dall'attacco (2+1 di Polonara, dardo di Clark), ma è una chimera in difesa. Riproponendo il canovaccio di inizio gara – cattiveria agonistica e mani addosso – i padroni di casa dimezzano lo svantaggio, quindi Moss timbra il 42-28 sulla sirena.
     
    [i][b]La bagarre non basta. [/b][/i]In avvio di ripresa un assist di Clark per Johnson (gravato di tre penalità, con buona dose di ingenuità) produce una schiacciata da fantascienza, utile ad accendere la passione di Masnago – stracolma ma a tratti dimesso, in perfetta sintonia con i suoi ragazzi – e a ridare un fugace meno quattro ad Ere e compagni: 48-52. Hackett dall'angolo e Banks in entrata deliziano i palati fini, Mei viene lanciato nella mischia con la missione di alzare il tono della difesa. In un climax ascendente di pathos, Varese si dimentica di far funzionare le sinapsi e il pubblico ricade nel brutto vizio di gettare palle di carta in campo (e meno male che la società ha lanciato una campagna benefica con i proventi delle auspicate mancate multe …). L'Emporio con autorità plana sul più nove, 42-51, quindi rincara la dose con la tripla frontale di DH, nemesi per eccellenza dei fedelissimi prealpini (11 punti + 8 rimbalzi nel paniere di Dany Boy). La forbice rimane aperta fino al termine della frazione, con un meno dieci che mette la Cimberio con le spalle al muro.
     
    [i][b]Reazione tardiva. [/b][/i]Il guizzo dell'ex Kangur, ripescato da Banchi dopo aver accumulato polvere in panchina, e l'ennesimo disastro di Sakota sono un macigno dal quale Varese prova a liberarsi con malaugurati tiri dalla lunga (percentuale misera dall'arco, 4/22). L'antisportivo comminato all'abulico Dusan affonda le ultime speranza biancorosse con lo scoccare del 56-71, inducendo Milano ad alzare un po' troppo presto le mani dal manubrio. Un parziale di 8-2 non trova felice seguito, anche perché l'eccellente Langford – MVP con 16 punti e 7/8 dal campo – aggiunge alla sua collezione della serata la tripla ferale del 64-76. Le tossine rilasciate dalla beffarda sconfitta di Istanbul debilitano Milano nel rettilineo d'arrivo, però lo scienziato Clark pensa bene di palleggiare quindici secondi invece di aggredire il ferro. Il finale è pura accademia, con la Cimberio che rosicchia punti senza mai impensierire l'EA7.
     
    Non resta che narrare di un pubblico ancora una volta prodigo di passione e voce, fino quasi a sgolarsi, nonostante la quarta sconfitta stagionale tra le mura amiche. La sensazione, non troppo piacevole, è che un analogo finale d'articolo dovrà essere ancora riproposto in questa stagione dalle tinte mediocri. Così mesta da farci rimpiangere i cari, vecchi, film gialli...

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