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VareseFansBasketNews

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    Finita in archivio l'ira funesta degli spalti, restano le riflessioni a testa fredda, fors'anche utili per riportare un po' tutti sul terreno del realismo, ancorché fosco per i propri colori. L'infausta e paradossale domenica di Masnago, come ce ne sono state nella storia (non si creda d'aver toccato il fondo), non può restare incorniciata all'immagine di Meo Sacchetti, subito santo, al di là del suo grande valore, e a quella di Frates (foto Blitz), bersagliato da un fragoroso vattene per aver richiamato in panchina De Nicolao, autore del terzo fallo a poco meno di due minuti dalla fine del penultimo quarto ma autentico trascinatore d'una Cimberio in rimonta. Una mossa forse capibile concettualmente ma non proprio passionalmente in un momento di furiose speranze, a meno sette, per un'impresa fors'anche impossibile ma in quel momento covata sulla spinta di uno sforzo che faceva tenerezza.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Osiamo sperare che il tifoso proteso dal suo seggiolino o dal proprio gradone, ad ululare istintivamente contro l'allenatore per una scelta incomprensibile (o sconclusionata che fosse), sappia riconsiderare la gara nelle sue pieghe per convenire che al pur ostinato Frates non si possono addossare ogni misfatto d'una stagione e, nello specifico, della serie con i sardi (a dir poco catastrofica come testimoniano i meno 53 punti totali subiti).[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Innanzitutto, per battere Sassari ci sarebbe voluta una gara perfetta, già abbastanza improbabile di fronte agli immensi Diener nonché per l'obbligata rinuncia all'ammalato Scekic, non un'aquila ma con centimetri e chili opponibili ai feroci Thomas, Caleb Green e Gordon i quali sotto i tabelloni ti sbranano secondo la legge della giungla, che non dà scampo ai più deboli. Come lo è stato nell'occasione Johnson, apprezzabile come lottatore ma disastroso nelle conclusioni, in ribasso rispetto ai suoi trascorsi migliori, sennò Sassari non l'avrebbe così liquidato.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Non la scopriamo ora la Cimberio, costituzionalmente inconsistente nel reparto lunghi cui s'è messo mano, ma senza rimedio, restando manifestamente inferiore a formazioni più attrezzate in tonnellaggio nonché poco propulsiva in regia, segnatamente a Clark, sul quale poi lo stesso Frates - che non lo ha certo voluto né scelto - si gioca incomprensibilmente la propria reputazione. Se la scorsa stagione Varese e Sassari erano state le più spumeggianti realtà del basket italiano, continua ad esserlo la squadra sarda, candidandosi credibilmente ad antagonista della potentissima Milano (peraltro sottomessa in Coppa Italia) grazie a un'invidiabile continuità di base per una più ambiziosa progettualità, avvalorata da adeguate risorse economiche come testimoniano i quattro anni di contratto sottoscritti da Sacchetti e dai Diener, quindi gli ingaggi di elementi che hanno potenziato l'organico laddove era corto o carente. Differentemente la Cimberio, con un budget limato, ha perso le sue vedettes impelagandosi in scelte ordinarie, pure sbagliate come lo è per antonomasia quella di Clark, avendo il club puntato qualche soldone su Ere, figura fantastica ma logora.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Resta da chiedersi, con qualche brivido addosso, dove si collocherebbe ora Varese, se non si fosse trovato a spasso Banks il quale, nel panorama attuale, sembra un marziano. Quello dell'allenatore, francamente, ci sembra soltanto uno dei problemi (fosse anche nevralgico per gli insofferenti De Nicolao e Sakota) in considerazione di una mediocrità d'insieme che nemmeno il mitico Phil Jackson riuscirebbe a cancellare. [/size][/font][/color]

  • Nicolò Cavalli
    [b]DUSAN SAKOTA [/b](7 punti; 1/1 2p; 1/3 3p; 2/2 tl), [b]VOTO: 5. [/b]Presenza a tratti eterea, ravvivata da un paio di segnali di vita in fase realizzativa. Di fronte ad avversari più agili e fisicati, il peso piuma Dusan alza mestamente la sbarra di accesso all'area colorata. Remissivo.
     
    [b]ERIK RUSH [/b](0 punti; 0/0 2p; 0/0 3p; 0/0 tl)[b] VOTO: 4,5. [/b]Entrerà negli annali con l'infrazione di passi più evidente del nuovo millennio. Da oltre un anno e mezzo ci chiediamo se sia un giocatore all'altezza della massima serie. Ora, più che mai, ogni dubbio sembra dissipato.
     
    [b]KEYDREN CLARK [/b](9[b] [/b]punti; 3/7 2p; 1/3 3p; 0/0 tl) [b]VOTO: 4,5. [/b]Risulta così inadeguato e remissivo che quasi non riusciamo ad inalberarci. Lui, come noi, osserva i giocolieri Diener imperversare per il [i]parquet[/i]. Se un alieno fosse atterrato durante la partita a Masnago, avrebbe ipotizzato che KeeKee pratica uno sport diverso.
     
    [b]ADRIAN BANKS [/b](28 punti; 8/12 2p; 2/5 3p; 6/6 tl)[b] VOTO: 7. [/b]Adrian MVP delle sconfitte casalinghe della Cimberio: ormai è una costante della stagione 2013/2014. Anche questa volta prende iniziative e prova indicare la rotta ai compagni. Anche questa volta è tremendamente solo nell'intento.
     
    [b]ANDREA DE NICOLAO [/b](7 punti; 2/4 2p; 1/3 3p; 0/0 tl) [b]VOTO: 6. [/b]Apprezzabile il tentativo di condurre la sfida lungo i binari dell'agonismo. Patisce gli uno-contro-uno di Trevis ma almeno prova ad abbassare il passaggio a livello. Peccato che sul più bello il cigolante convoglio biancorosso, condotto dal capotreno Frates, finisca per deragliare.
     
    [b]LINTHON JOHNSON [/b] (13 punti; 4/11 2p; 0/0 3p; 5/6 tl) [b]VOTO: 4,5. [/b]Impiega all'incirca metà pomeriggio per capire in quale delle due compagini stia giocando. Non vede il ferro a pochi centimetri dal naso e sembra goffo come Calimero Hassell. Un paio di ruggiti nella ripresa salvano solo le statistiche. Il resto è da cestinare.
     
    [b]EBI ERE [/b] (13 punti; 1/6 2p; 3/7 3p; 2/2 tl) [b]VOTO: 4,5. [/b]Manda in campo la controfigura appesantita – non che il capitano sia un fuscello – e spara a salve da ogni mattonella di Masnago. In difesa è così lento da non vedere nemmeno il numero di canotta degli avversari. Una nuova Caporetto.
     
    [b]ACHILLE POLONARA [/b](14 punti; 5/8 2p; 0/2 3p; 4/5 tl) [b]VOTO: 6. [/b]Nel grigiore collettivo di una squadra senza anima, prova quanto meno ad abbozzare movimenti meno scontati e a sfidare in entrata i corsari sardi. Qualche rimbalzo ad alta quota allegra allieta il malinconico pomeriggio varesino.

  • Nicolò Cavalli
    Alla vigilia erano stati promessi barlumi di intensità, difesa e acume. Meri proclami, non seguiti da atteggiamenti e fatti, che evaporano fin dai primi minuti, lasciando spazio allo strapotere della squadra più in voga del campionato. È questa la breve cronistoria di una giornata grottesca, a tratti surreale, in cui Sassari (divina per movenze, concretezza, percentuali al tiro: mai visto, a queste latitudini, un 73% da tre!) umilia una minuscola Varese. Un pomeriggio in cui il pubblico, da tempo rassegnato, non trova nemmeno le forze di arrabbiarsi o di ribellarsi: non ci resta che sorridere amaramente, suggerisce il riadattamento alla pellicola del grande Troisi.
     
    [i][b]I ritmi alti mandano Sassari a nozze. [/b][/i]Una partenza lanciata su ambo i fronti produce un pirotecnico 7-6 in appena 65 secondi di gioco. L'intensità appare una chimera, con i primi cenni della primavera a placare gli animi. Un paio di forzature di Johnson (ex di turno con qualche titubanza di troppo) e di Clark permettono ai sardi di scavare il primo solco: Thomas infierisce sulla difesa Cimberio dentro e fuori dal perimetro, poco dopo viene emulato da un sartoriale Caleb Green in concomitanza dell11-18. I ragazzi terribili della Dinamo bruciano la retina anche da bendati (incredibile la tripla di T.Diener per il 16-25), i biancorossi invece perdono convinzione e palloni in una selva di passaggi ciechi. Nel finale di periodo i padroni di casa tentano di tornare in scia con Banks, ma l'arcobaleno dell'altro Diener, Drake, regala un eloquente 20-31 al primo mini-riposo.
     
    [i][b]Recitazione a braccio. [/b][/i]La Cimberio si ripresenta sul parquet con la dovuta aggressività, non a caso i mastini De Nicolao e Banks producono un parziale di 8-1 in cui è l'abnegazione difensiva a pagare dividendi. I ragazzi di Meo Sacchetti (ricoperto di applausi e di affetto dalla sua Varese) superano l'annosa astinenza di canestri con D.Diener e Thomas, così in un lampo recuperano le redini del match: 33-39. Il fiato corto di Johnson, costretto a un minutaggio infinito a causa del febbrone di nonno Scekic, favorisce l'agilità di Gordon e di Green: il pitturato diviene una fucina di canestri per il Banco, nuovamente in allungo sul 36-45. Il gioco anarchico e frizzante, gradito da Sacchetti e contrastato da Frates con delle incoraggianti braccia conserte, torna a regnare tra i mugugni di Masnago. Le scorribande biancoblu (impreziosite dall'8/10 da tre a metà contesa) producono una razzia di punti e speranze, la sirena di metà somiglia al gong di fine round. Il pugile di casa ha preso parecchi montanti sui denti, urge del ghiaccio per lenire le ferite del 44-54.
     
    [i][b]Un calcio al secchio del latte appena munto. [/b][/i]Mentre Thomas e Green rimpinguano un bottino già cospicuo con nuovi colpi di classe, l'asse scricchiolante Clark-Johnson regala scempi cestistici a raffica. Emblema di una stagione mai decollata, di un [i]feeling[/i] nemmeno percepito a livello epidermico. Piombata negli abissi del -17 (46-63), Varese trova la compassione degli avversari per rendere meno gravoso il disavanzo: la rabbiosa bimane di Banks, al solito esempio di professionalità e rispetto per la maglia, vale il 56-67. Drake Diener scaglia dardi infuocati dai sette metri e in avvicinamento, Johnson finalmente ruggisce sotto le plance e la partita si rianima – tripla di Adrian e 2/2 dalla lunetta di Sakota – sul 65-72. Il Maestro Zen decide sul più bello di togliere dal parquet De Nicolao, uno dei migliori della giornata per la sua capacità di rottura degli schemi e di pressing, e la pace apparente si tramuta in feroce contestazione. Sassari con tre triple plana sul 65-80 e dalle tribune si leva il coro “Frates vattene”.
     
    [i][b]Chapeau. [/b][/i]Del quarto periodo rimangono impresse le evoluzioni del Banco, squadra in forma smagliante e seria candidata a lottare su più fronti (Coppa Italia in bacheca, Top 16 di EuroCup, posizione di rilievo nella griglia di partenza della [i]post season[/i]). Appare invece sbiadita l'immagine della piccola Varese di quest'anno, in costante crisi di identità e allergica al legno, solitamente amico fidato, del PalaWhirlpool. Il distacco veleggia intorno alla quota di venti lunghezze, eppure il raffinato pubblico di casa rende omaggio ai corsari della Sardegna. Al minuto 37 di una domenica pomeriggio in cui 4433 persone avrebbe potuto andare a sgranchire le gambe al Sacro Monte, sulla ciclabile del Lago di varese o nelle vie del Corso, il Banco scollina quota 100. Fine dei giochi.
     
    Quando il racconto della pallacanestro si riduce all'elenco di numeri, neanche fossero le pagine gialle, la poesia non ha più ragion d'essere. A quel che resta, o resterà, della Cimberio chiediamo soltanto di agguantare quota 22 in classifica per certificare la salvezza. Lasciamo agli altri il compito di giocare con la palla a spicchi e di far divertire i palazzetti d'Italia: il sipario sul Teatro di Masnago è calato da tempo.

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    Il futuro prossimo, di grandissimo richiamo, presenta Varese contro Sassari, riflettendo però su quel che è successo ad Avellino. Perchè certe cose ti segnano e certe situazioni devono lasciarti un insegnamento.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    «Dopo aver giocato centinaia di partite e aver vissuto migliaia di momenti pieni di pallacanestro, faccio comunque fatica - dice Dusan Sakota (foto Blitz in alto), ala della Cimberio Varese - a ricordare un episodio analogo al nostro imbarazzante avvio di Avellino. Quel -25, o meglio, quel 25-0 subìto all'inizio della partita, che al solo ripensarci mette oggettivamente i brividi, mi ha stupito e sorpreso, perchè si tratta di evento non proprio comune. Una partenza del genere significa che anche a questo livello, nonostante il lavoro messo alle spalle, non sei mai del tutto preparato. Ad Avellino abbiamo peccato in termini di approccio, concentrazione e gestione, commettendo un'infinita serie di errori. Oggi la speranza è di poter tramutare tali manchevolezze in insegnamenti preziosi per il prosieguo della stagione. Sarebbe davvero grave se non fosse così».
    Il campionato continua con la gara contro il Banco Sardegna: come la presenta?
    «Stiamo parlando prima di tutto di un match che, per noi, avrà risvolti pesanti per classifica e scenari futuri, perchè dopo le sconfitte casalinghe con Milano e Roma non sono consentiti altri passi falsi. Poi, sotto il profilo tecnico, andrà in scena una gara complicata perchè Sassari, oltre ad attraversare un periodo di forma strepitoso, è formazione con talento tecnico e fisico incredibile, in certe situazioni di gioco addirittura debordante. Contro di loro, con i cugini Diener, Caleb Green, Thomas, Gordon, Marques Green e gli italiani che escono dalla panchina non ci sarà una zona del campo tranquilla: ogni giocatore di Sacchetti può piazzare un canestro o produrre una giocata di squadra. Contro i sardi, che vivono un momento d'esaltazione, servirà una partita impeccabile e non solo in difesa».
    Perchè tale annotazione?
    «La ragione è semplice: nel descrivere Sassari molti addetti ai lavori parlano di una squadra ad esclusiva trazione anteriore, mentre noi, in realtà, studiando e preparando la gara abbiamo visto un gruppo di giocatori capaci di difendere con efficacia e grande durezza fisico-atletica. Insomma, una Dinamo che, partendo dal buon lavoro fatto là dietro, trae carica e fiducia per correre in attacco e mettere in mostra le qualità orchestrate da due playmaker di altissimo livello come Travis Diener o il mio amico, ed ex compagno a Pesaro, Marques Green».
    Tuttavia la vostra, presentata così, ha tutta l'aria di essere una sorta di mission impossible...
    «Non c'è nulla d'impossibile, però, sarà molto, molto dura. Per vincere dovremo giocare una gara sempre in pieno controllo del ritmo. Sarà fondamentale non far correre i nostri avversari in contropiede e non concedere soluzioni aperte in transizione, fasi del gioco che tutti i sassaresi sanno interpretare in modo fantastico. Ci ricordiamo ancora di che cosa fece Caleb Green in novembre (45 punti in 29 minuti per l'ala Usa, ndr), ma allora Varese era diversa, certamente meno forte e competitiva di quella attuale. Adesso - chiosa Dule - tocca solo noi dimostrare che è vero».
    Massimo Turconi[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3][font=verdana]O triple a raffica, o si perde. Eloquente lo strettissimo legame della Cimberio con il suo fatturato dall'arco: gli 8 successi conquistati finora dai biancorossi sono arrivati quando la squadra di Fabrizio Frates ha segnato 80 o più punti. Ma soprattutto è solare la differenza di rendimento offensivo - in particolare nel tiro da 3 punti - tra successi e sconfitte: Varese segna 88,5 punti di media col 45% da 3 quando vince, ma nelle 11 gare perse la produzione offensiva è limitata a 74,5 punti col 33% da 3. Una tendenza decisamente spiccata per una squadra che comunque ha aumentato ulteriormente la sua propensione perimetrale dopo il cambio Hassell per Johnson. Il centro della Virginia garantiva infatti una profondità interna alla manovra (10,6 punti col 66% da 2) che il più agile pariruolo non è ancora in grado di pareggiare (6,7 punti di media nelle tre gare disputate in maglia biancorossa). In parte anche per responsabilità della squadra, che fatica ancora a sfruttare le sue doti di corsa e salto e servirlo in movimento per esaltarne le qualità atletiche. Ma che i risultati della Cimberio siano legati a filo doppio alla produzione balistica è ormai cosa acclarata, anche se l'effetto Johnson si fa comunque sentire in difesa (la percentuale concessa agli avversari è scesa dal 58 al 54% e i punti subiti sono passati da 81,9 a 78,6). Però la spiccata propensione dei biancorossi al tiro dall'arco dipende anche dalla scelta di un tasso fisico in formato cavalleria leggera e di un playmaker votato al gioco perimetrale come Keydren Clark. Che più di tutti è cartina di tornasole per il rendimento offensivo della squadra: il regista bulgaro viaggia infatti a 16,4 punti col 45% da 3 più 4,4 assist quando la Cimberio vince, mentre il suo fatturato cala decisamente (12,0 punti col 33% da 3 e 2,8 assist) nelle sconfitte. Ma si tratta in ogni caso di un giocatore che tira molto più da 3 che da 2 punti (6,7 conclusioni da oltre l'arco contro 4,6 dall'interno) e di conseguenza va relativamente poco in lunetta (solo 1,8 falli subiti di media e 1,6 liberi tentati a partita). Così come Achille Polonara e Dusan Sakota, ossia le due ali forti di un roster che ha scelto di confermare due numeri 4 leggeri e votati al gioco perimetrale, hanno rendimenti diametralmente opposti tra vittorie e sconfitte. Si passa dai 12,4 punti col 73% da 2 e il 41% da 3 per l'ala di Ancona e i 9,2 punti col 57% da 3 per il giocatore di Belgrado, ai 9,7 punti col 31% da 3 e ai 6,9 col 41% dal campo per i giocatori più coinvolti nei giochi a due con Clark. Di fatto tutti gli elementi del roster biancorosso hanno una spiccata propensione al tiro dall'arco, se si eccettuano Adrian Banks e Marko Scekic. E se per quanto riguarda il pivot serbo, ormai unico attaccante interno del roster, è un discorso legato al ruolo, la guardia di Memphis è invece l'unico giocatore del reparto esterni a possedere lo speed necessario per saltare l'uomo (4,9 falli subiti e 4,3 liberi di media-partita; solo 2,0 triple tentate a fronte degli 8,2 tiri da 2 punti). Ma proprio questa sua caratteristica unica lo rende indispensabile nell'economia del gioco: le capacità dinamiche di Banks concentrano su di lui molte attenzioni difensive, liberando spazi perimetrali per Clark ed Ere. [/font][/size][/font][/color]

    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3][size=3][font=verdana]E quando la guardia di Memphis non gira al meglio per problemi fisici, come accaduto contro Roma ed Avellino, l'attacco della Cimberio diventa prevedibile ed unicamente dipendente dall'esito delle conclusioni dall'arco. Che però non possono essere l'unica arma di Varese nella sua rincorsa playoff. [/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Giuseppe Sciascia [/font][/size][/size][/font][/color]
     

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    [font=verdana][size=3]Anche Toto Bulgheroni prova a tastare il polso al basket malato di poca visibilità. L'imprenditore che fu proprietario della Pallacanestro Varese dal 1981 al 2001 spiega così le cause delle attuali difficoltà.[/size][/font]
    [size=3][font=verdana]«Il movimento non ha saputo adeguarsi a tre eventi abbastanza importanti. Il primo è la scomparsa dei cartellini, che ha inciso in maniera devastante sulle società, private del valore patrimoniale dei giocatori. Il secondo è quello del professionismo, che è stato ampliato troppo togliendo interesse ad investire sui giovani. Il terzo è quello degli impianti: non solo a Varese, dove si gioca in una struttura che ha 50 anni, ma non ci sono stati più investimenti su strutture adeguate alle nuove esigenze di un pubblico che oggi ha un'offerta di partite moltiplicate anche dalla visibilità di 4 o 5 gare della NBA la settimana. Al di là di casi isolati, come Siena, Roma e Milano, dove più che investire i proprietari spendono molti soldi, il resto del movimento soffre perché in questo sistema si crea un'inflazione dei costi difficile da sostenere. E comunque la pallacanestro di vertice sta in piedi se è in grado di avere un palcoscenico televisivo adeguato. Non entro nel merito delle scelte, ma da un punto di vista qualitativo il prodotto non è adeguato agli standard».[/font][/size]
     
    [size=3][font=verdana]A suo avviso quali possono essere le soluzioni per provare ad invertire il trend negativo?[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]«Lunedì sera, per curiosità, sono andato al PalaWhirlpool per assistere al derby della categoria Under 13 e sono rimasto favorevolmente impressionato dal livello di gioco e di fondamentali che sinceramente non pensavo fosse così alto. Fino a 15-16 anni i ragazzi italiani non hanno nulla da invidiare a quelli del resto del mondo; il problema è completare il loro percorso di crescita, per questo ritengo importante una riforma mirata dei campionati affinchè si ridìa stimolo alla produzione di giovani, restringendo ulteriormente il vertice del movimento. E poi perseguire una politica di bilanci certificati, in modo da permettere che solamente chi è in grado di stare su un certo palcoscenico possa effettivamente partecipare ai campionati».[/font][/size]
     
    [size=3][font=verdana]Che importanza riveste la Lega Basket nel rilancio del movimento?[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]«La Lega può fare in funzione delle deleghe che la Fip le dà: dovrebbe avere più autonomia, al limite copiando il modello spagnolo in cui l'Acb gestisce direttamente il campionato. L'elezione di Minucci? Non ho seguito più di tanto la vicenda. Conosco il nuovo presidente solamente per i risultati che ha ottenuto: mi auguro che sappia portare in Lega quella managerialità che ha dimostrato nella sua società. Se i club lo hanno scelto, ritengo sia la persona più adatta. Mi auguro che si allineino con grande spirito di collaborazione».[/font][/size]
     
    [size=3][font=verdana]Dote che, assieme alla capacità di mettere da parte gli interessi privati per fare il bene di tutto il movimento, fu il segreto del successo del basket negli anni in cui lei era proprietario...[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]«Io fui vicepresidente di Lega per tre mandati lavorando con i vari Porelli, Allievi, Prandi e Viola: tutti presidenti di società che però hanno operato nell'interesse generale. Quando fu data la possibilità a certi personaggi di comportarsi in una certa maniera in Lega fu deleterio per tutti. Perché le cose funzionino occorrono buone idee e persone di qualità».[/font][/size]
     
    [size=3][font=verdana]Come vede la situazione di Varese nel quadro del nostro basket?[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]«È un modello eccezionale: hanno aperto una strada, li ammiro e per quel che posso li sostengo. Certo, non bisogna dimenticare che giochiamo nello stesso impianto del 1964, anche se ogni proprietà ha fatto interventi migliorativi. Ma, al di là di quello offerto dai giocatori, ci vuole un'altra qualità di spettacolo per proporre un intrattenimento completo. Però condivido pienamente la politica votata ad assicurare la continuità a buoni livelli della società: i risultati del campo possono essere più o meno positivi, ma in questo momento storico garantire la sopravvivenza del club è basilare».[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Giuseppe Sciascia[/font][/size]
     

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    [font=verdana][size=3]Ferdinando Minucci illustra la "sua" Lega Basket. L'artefice dell'epopea vincente di Siena, eletto sabato scorso alla guida della "Confindustria dei canestri" per il triennio luglio 2014-luglio 2016 con un risultato quasi plebiscitario (14 voti favorevoli - compresa Varese - su 16 società), spazia a tutto campo su temi di stretta attualità del movimento e racconta le sue idee per provare a rilanciare uno sport che fatica a trovare visibilità.[/size][/font]
     
    [size=3][font=verdana]Perché nonostante le emozioni e il grande equilibrio degli ultimi due anni il basket non riesce a sfondare al di fuori della solita nicchia di appassionati?[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]«In un momento di grande difficoltà per l'economia in generale e le società in particolare, uno dei motivi che mi hanno spinto, dopo un attimo di riflessione, ad accettare una delle sfide più difficili della mia carriera è proprio lo stimolo ricevuto dagli ex colleghi che hanno riposto fiducia in me per cercare di dare risposte positive. L'elemento centrale del discorso è lo sviluppo che tarda a decollare per lo scarso appeal che abbiamo nei confronti del grande pubblico. Come formazione vengo dal marketing e dalla pubblicità, da presidente di Lega la mia esperienza da dirigente sportivo peserà per il 30-40 per cento. A mio avviso il basket è lo sport più bello che c'è: ha le caratteristiche per divertire ed appassionare, si gioca al coperto e vi si possono portare le famiglie, cosa che per il calcio non è sempre possibile. Siamo piccoli ma possiamo crescere: dobbiamo vendere meglio il nostro prodotto e cercare di renderlo visibile alle masse».[/font][/size]
     
    [size=3][font=verdana]Lei conosce bene la Lega Basket essendoci stato per anni come dirigente di Siena; come cambierà il suo ruolo da presidente super partes?[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]«Sono due cose completamente diverse. Prima rappresentavo una società della quale legittimamente facevo gli interessi; la sfida è quella di togliersi la maglia, cosa che ho praticamente già fatto, per infilarmi quella da presidente di Lega. Prova ne sia la disponibilità immediata per chi, come voi, ogni giorno dà ampio spazio al basket: non dobbiamo rimanere chiusi nelle nostre stanze ma rimanere in contatto costante con l'esterno per far conoscere quel che siamo e che facciamo. La mia idea è quella di lavorare molto sull'allargamento del bacino d'utenza e all'ampliamento del mercato pubblicitario, creando una sinergia tra Lega e società; ciò coinvolge l'idea del consorzio di Varese che, diversificando il rischio, riduce il peso pericolosissimo che può avere il mecenate in grado di condizionare pesantemente il futuro di ogni società, come dimostrano i casi Cazzola-Madrigali, Seragnoli, Benetton ed indirettamente quello del Montepaschi. Una delle funzioni della Lega dovrà essere quella di dare sostegno, anche economico, a questi progetti».[/font][/size]
     
    [size=3][font=verdana]Il modello Varese con il consorzio è vincente soltanto in una città piccola e di grandi tradizioni come la nostra, oppure è esportabile?[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]«Prima di tutto è una cosa intelligente e per questo non va considerata solo a livello campanilistico. Poi vincente lo è già in termini di risultati; fui molto attivo nel seguire il passaggio dalla famiglia Castiglioni alla gestione attuale e ricordo le difficoltà oggettive di quel periodo. I risultati ottenuti in questi anni dalla Cimberio danno il senso dell'importanza e del valore di questo progetto, pur con tutte le modifiche e gli adattamenti che possono intervenire in contesti diversi».[/font][/size]
     
    [size=3][font=verdana]Prima dei successi da dirigente sportivo lei ha un passato da uomo di pubblicità e Tv, due argomenti chiave per il rilancio del basket. Per questo pensa di essere l'uomo giusto per la Lega?[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]«Entrai a Siena nel 1989 non come dirigente sportivo ma occupandomi di marketing e pubblicità; attraverso la mia agenzia, creata nel 1977, avevo già fondato una radio, una Tv e un giornale; in tre anni di apprendistato portai gli introiti della Mens Sana da 100 milioni a un miliardo di vecchie lire. Nel 1992 fui nominato direttore generale e l'anno successivo ne diventai socio al 25 per cento compiendo un investimento sulla mia professionalità e sul prodotto. E, attraverso il lavoro sul settore sponsor, riuscii a poco a poco a coinvolgere il Monte dei Paschi che dal 2000/2001 divenne il marchio principale. Mi aspettavo di vincere, anche se non così tanto; purtroppo le difficoltà della banca hanno colto impreparati un po' tutti. Nessuno avrebbe mai previsto quel che poi è successo, per questo negli ultimi anni lo sprint effettuato verso i risultati non ci ha permesso di intuire e prevenire i problemi che di lì a poco si sarebbero presentati».[/font][/size]
     
    [size=3][font=verdana]Cecco Vescovi ha affermato di essere stato convinto a votarla per il programma esposto. Quali sono i punti principali?[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]«Ancora non sono il nuovo presidente, dunque per correttezza lo esporrò pubblicamente solo all'inizio del mio mandato ufficiale. Però nel corso della campagna elettorale lo ho illustrato alle società per dimostrare che non dovevano votarmi solo per la mia carriera da dirigente, e che mi sarei spogliato della maglia di Siena, alla quale terrò tutta la vita ma che ormai non fa più parte del mio futuro professionale. Mentre parlavo con Vescovi vedevo che annuiva alle mie proposte e a fine colloquio mi ha confermato che le mie idee erano anche le sue. Evidentemente le soluzioni in testa sono simili per tutti, non sono io il genio che le trova fuori dal contesto; da parte mia garantisco però forza, energia, passione e voglia di rischiare per metterle in pratica».[/font][/size]
     
    [size=3][font=verdana]Lei ha conquistato l'assemblea dei proprietari, ma il tifoso medio del basket guarda con un pizzico di scetticismo la sua elezione: c'è un modo per dire agli appassionati tranquilli, stiamo lavorando per voi?[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]«Tale compito tocca a voi giornalisti, io devo portare fatti concreti e lavorare duro per il bene di tutti. Quando ero a Siena rilasciavo due o tre interviste l'anno perché era giusto lasciar parlare il campo, adesso il ruolo è diverso ed è giusto cambiare atteggiamento. Di certo non dovrò essere giudicato per quanto sono simpatico; piuttosto mi piacerebbe essere antipatico per le altre leghe europee. Una volta la nostra Lega era vista come l'eccellenza continentale, adesso non lo siamo più e questo è un altro obiettivo da raggiungere, tornare cioè ad essere un punto di riferimento. Anche perché gli ingredienti ci sono tutti: l'Italia produce un basket mediamente di altissimo livello, ci sono proprietari che investono molto, manager di grande valore e tanta passione fra i tifosi. Io debbo essere al servizio di questo prodotto e chi strumentalmente cerca di condizionare il mio lavoro guardando al mio passato a Siena non fa il bene del movimento».[/font][/size]
     
    [size=3][font=verdana]Minucci presidente di Lega e Petrucci presidente della Fip: due uomini forti che possono contribuire a rilanciare il basket?[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]«I due enti hanno compiti diversi: la Fip rappresenta la tradizione, la cultura sportiva e il collegamento tra base e vertice. Noi rappresentiamo il vertice con la grande responsabilità di essere il traino del movimento, ma anche la necessità di garantire il rispetto che meritano coloro che investono e danno impulso al basket. Conosco Petrucci da prima che facessi il manager sportivo, so che si tratta di una persona decisa e che vuol bene al basket. Altrettanto sono io: spero di trovare sempre punti di convergenza, in caso di divergenze mi farò valere con decisione».[/font][/size]
     
    [size=3][font=verdana]In tema di presidente forte, quanto contano i poteri che dovrà conferirle l'assemblea? È necessaria una maggiore operatività per garantire un'azione più incisiva?[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]«In qualità di manager che rappresenta 16 società non credo che servano particolari poteri: almeno nella prima fase la forza della Lega dovrà essere la condivisione. Già considero un successo che alla votazione si siano presentati proprietari che da anni non venivano in Lega. Coinvolgere manager e proprietari e fondere le mie idee con le loro sarà determinante; poi mi assumerò le responsabilità sulle strategie per raggiungere i risultati. Se non riuscirò ad ottenerli sarò criticato. Mi auguro che i tifosi mi giudichino per quello che sarò capace di fare come presidente di Lega e non sul ricordo delle tante vittorie ottenute con Siena che fisiologicamente, per certi versi, mi hanno reso antipatico».[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Giuseppe Sciascia[/font][/size]
     

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    Cinquant'anni e non sentirli. Il palasport di Masnago (foto Blitz accanto e in alto) festeggia le nozze d'argento con il basket. Dall'inaugurazione dell'ormai lontanissimo dicembre 1964 ad oggi sono passate diverse generazioni di giocatori ed allenatori a catalizzare l'attenzione dei tifosi. Da Meneghin, Ossola, Rusconi, Raga e poi Morse, Yelverton e Zanatta, passando per Vescovi, Ferraiuolo, Sacchetti e Thompson e ancora Komazec, Meneghin, Pozzecco, De Pol e Galanda fino ai Green e Dunston dei giorni nostri: la città ha visto susseguirsi tanti idoli, ma a legare Ignis, MobilGirgi, Emerson, DiVarese, Roosters e Cimberio è sempre stato il Lino Oldrini. E nonostante l'età non più verde, il tempio del basket presenta ancora un profilo piacente a coloro che lo frequentano con assiduità. Non solo per il carico di glorie che pende dalla sua volta, un totale di 25 stendardi per ricordare i successi in Italia ed in Europa in quasi 70 anni di vita del club, legati quasi interamente a Masnago se si eccettuano i primi due scudetti dei primi anni '60.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Oggi la struttura di piazzale Gramsci resta tra le più fruibili per gli spettatori della nostra serie A, anche grazie ad una serie di restyling compiuti nel corso degli anni. Il recente lifting iniziato nel 2011 tramite la partnership tra Pallacanestro Varese e Comune, che ha portato alla convenzione ventennale per la gestione, in campo di lavori di manutenzione ed ammodernamento sta proseguendo a poco a poco nel corso degli anni. Anche nel 2013 sono stati effettuati interventi per un importo di circa 100mila euro: i più evidenti sono stati la costruzione della nuova sala stampa (recuperando alcuni spazi sotto le tribune) e il nuovo impianto di videosorveglianza interna ed esterna realizzato con la collaborazione degli sponsor Axis e Trium.
    Anche la capienza del palazzetto - attualmente omologato per 5.107 spettatori ma i posti in vendita per i tifosi di Varese sono 4.784 - soddisfa le esigenze della società. Vero è che per eventi particolari (vedi gara-7 delle semifinali contro Siena dello scorso giugno) erano arrivate richieste per oltre 11mila biglietti. Ma le medie delle presenze delle ultime stagioni soddisfano comunque il club: il passaggio da 2.159 a 3.167 abbonati nel giro di quattro annate e da 3.439 a 4.342 paganti dal 2010 al 2013 dimostrano che la capienza attuale è sufficiente per le esigenze di Varese. Che, pur con un piccolo calo di presenze rispetto alla scorsa annata (la media della stagione in corso è attorno ai 4.100 spettatori, tenendo conto del 66% di posti venduti in abbonamento) si è attestato oltre quota 4mila.
    «Spostamenti relativi, legati soprattutto ai risultati. Ma in quattro anni abbiamo fidelizzato tanti tifosi nuovi - spiega il cassiere biancorosso Stefano Coppa -. Quello del pubblico è un settore con margini di crescita ormai ridotti: abbiamo costruito uno zoccolo duro importante che vogliamo consolidare proponendo programmi in grado di stuzzicare i tifosi, legati comunque ad un aumento dei ricavi. Un ulteriore ampliamento del PalaWhirlpool attraverso il completamento della Galleria? A nostro avviso la dimensione attuale è più che sufficiente: aggiungere posti a sedere non avrebbe senso economico per il basket. E portarvi eventi extracestistici si è rivelato più complesso di quel che pensassimo» [/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Non si può credere di essere migliori senza una vera coscienza di quei limiti patiti prima ma resi più docili poi da veri e reali progressi. Ebbene, Frates e i suoi uomini sono riusciti a dimostrare con i fatti come certi segnali di cambiamento fossero non dovuti a un caso. L'impressione di una Cimberio nuovo corso era stata infatti netta, al di là di ovvii interrogativi legati all'imprevedibilità di una gara che spesso, si dice, fa storia a sé: ebbene, a Venezia la formazione prealpina vincendo a mani basse ha mostrato la sua accresciuta capacità d'impatto. E, se l'indice di competitività di una squadra si misura fuori casa, l'essere guariti, ora come ora, dal mal di trasferta, deve pur significare qualche cosa. Che il suo vecchio e fosco ritratto sia finito chissà dove per sempre nessuno lo può dire senza timore di smentite ma è altrettanto vero che il futuro sembra promettente o, comunque, al riparo da tribolazioni pessimistiche. Il primo confortante e non trascurabile assunto si era avuto a Reggio Emilia dove Varese schiaffeggiò avversari non meno valenti degli orogranata, puniti puntualmente domenica attraverso una limpida conferma.[/size][/font][/color]
     
    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Il secondo, seppur nullo nel risultato, aveva mostrato una Cimberio manifestamente inferiore a Milano ma a misura di punteggio sul campo, il che faceva presupporre una potenziale continuità. Ebbene, le nuove aspettative hanno avuto pronta soddisfazione a riprova che la pallacanestro, pur presa per una scienza che arrovella gli studiosi (come lo sono quei tecnici muniti di lavagnette da riempire con infinite variabili, magari in notti insonni), resta pur sempre un piacevole gioco, persino semplice ed elementare se lo si affronta con serenità d'animo, possibile se si è in una favorevole condizione tecnica e fisica per praticarlo.[/size][/font][/color]
     
    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Con una guglia dietro, come Johnson (che pure non è un asso volante) De Nicolao (foto Blitz) e compagni si sentono verosimilmente protetti sotto i tabelloni, in passato spesso poco difesi se non sguarniti, potendo un po' tutti far quadrato, senza falle, per non subire supinamente gli avversari, da inchiodarli poi con un attacco non più in preda alla provvisorietà ma in bella sicurezza. Com'è accaduto a Venezia viste le percentuali di tiro, pregevoli dall'arco e discrete in area, a dimostrazione di una fluidità di gioco che ha coinvolto ogni elemento all'assalto di un'Umana che, tesa a imbrigliare l'atletico centro biancorosso e il disinvolto Polonara (uscito in questa stagione dal regno dell'istinto per diventare un efficace protagonista nella normalità), è finita infilzata dal solito Banks cui basta un tempo (irresistibile) per sbancare Venezia. Alla vigilia avevamo previsto un ritrovato Ere che, seppur discontinuo per l'età, resta un fior di giocatore augurandoci anche un Clark bomber nella sua vecchia palestra, così è accaduto per una Cimberio più che qualificata nei suoi titolari ma pure come collettivo, dilagante alla distanza. [/size][/font][/color]
     
    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Dunque, per una volta Frates non è più il re nudo, semmai lo sono i suoi detrattori, senza argomenti per attaccarlo, soprattutto in riferimento a un Sakota poco in palla, quindi scarsamente utilizzato. Ora il campionato si ferma per le finali di Coppa Italia dalle quali Varese è stata esclusa per il suo deludente profitto nel girone d'andata: probabilmente questa squadra, dall'inizio di campionato, con Talts ancora nei ranghi e pur con tutte le disquisizioni possibili e mai chiuse sulla figura di un play ideale, sarebbe probabilmente quinta o sesta. Non esiste, è vero, una controprova ma non si può negare che l'odierna e insoddisfacente classifica sconti una serie di scelte sbagliate, cui si è posto qualche rimedio. [/size][/font][/color]

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