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VareseFansBasketNews

  • Nicolò Cavalli
    In serate plumbee come queste, nelle quali lo stemma della Pallacanestro Varese si ricopre di fango, il Fato e l'equità Cosmica non consegnano notizie positive nemmeno dagli altri campi: Pesaro vince al fotofinish, dopo una folle rincorsa, contro Pistoia e mette in serio dubbio la sopravvivenza della Cimberio nella massima serie.
    È questo il paradosso di una storia in cui un intero popolo si stringe attorno a una squadra, senza scene di isterie e di contestazione, per uscirne pugnalato alle spalle. Di fronte ai ragazzi di Varese, viziati da pacche sulle spalle, coccolati da eventi con i tifosi, scusati per allenatori dipinti con Barbablù, una compagine di professionisti quale la Sutor, senza stipendio ormai da mesi, viene a conquistare punti, applausi e speranze di salvezze. Ma soprattutto Montegranaro (depredata negli ultimi mesi dei suoi stranieri migliori) porta nel bagagliaio del pullman che la ricondurrà sulle rive dell'Adriatico un senso di dignità. Sostantivo sconosciuto ai quei signori, per i quali gli aggettivi sono pleonastici, con addosso la canotta stellata.
     
    [i][b]Piacevoli novità in regia. [/b][/i]Bizzozi, all'esordio stagionale sulla panchina di Masnago, opta per De Nicolao in quintetto al posto del neo papà Clark. Dopo un avvio desolante a “retine bianche”, Johnson dalla media e Polonara in acrobazia scrivono 6-2. Mazzola e Mitrovic danno un po' di ossigeno ai marchigiani, sull'altro versante un ottimo De Nicolao punge due volte dall'arco: 14-6. Le ampie rotazioni imposte dal nuovo coach biancorosso coinvolgono tutta la rosa e pagano dividendi, così Varese tocca in scioltezza il più quindici (canestri che fanno morale per Scekic e Sakota, inframezzati dalla [i]standing ovation [/i]per il riposo concesso a DeNik) prima che Sakic timbri dalla lunetta il 23-10 di fine primo periodo.
     
    [i][b]Distrazioni inopinate. [/b][/i]La Cimberio si ripresenta sul parquet con un quintetto ribaltato rispetto allo [i]starting five[/i], occasione propizia colta da Rush e Sakota per allargare la forbice fino al 30-13. Recalcati, incensato con roboanti applausi dalla “sua” Masnago a inizio gara, quasi non osa chiamare time-out, forse per non mettere in risalto la distonia della sua eleganza rispetto alla divisa [i]demodè[/i] della Sutor (rubata a qualche rappresentativa olimpica di metà anni '70). Varese, in apparente controllo, commette il peccato di sentirsi in una botte di ferro ed inizia ad imbarcare acqua. Il pingue Skeen, piantata la tenda nel campeggio dell'area colorata, induce Scekic alla terza penalità e inietta nuove motivazioni ai compagni, dignitosi nel risalire la china fino al 35-22. Due ciuffi dal perimetro di Polonara trovano la pronta risposta di Mitrovic e Cinciarini (letali dall'angolo dopo azioni in fotocopia), quindi Kudlacek segna sulla sirena il canestro che vale il minimo svantaggio marchigiano: 40-34 alla pausa lunga.
     
    [i][b]Tutto da rifare. [/b][/i]Banks esce dal letargo primaverile con una serpentina da 2+1 e con un tiro in uscita dai blocchi, quindi Ere si distingue – una volta tanto positivamente – in entrata (47-37). Eppure la partita si mantiene interlocutoria, perché gli ospiti si issano a lungo sotto la soglia psicologica della doppia cifra di disavanzo e iniziano a difendere con le mani addosso, come s'addice a un match di serie A. Clark spezza dalla linea dalla carità il digiuno biancorosso, Montegranaro buca vari tiri aperti, Banks prova a scacciare i fantasmi con la tripla del 51-41. Animi tranquilli? Niente affatto: l'ex Lauwers e Cinciarini si confermano abili cecchini, Campani umilia l'improvvido Scekic e in un amen i ragazzi di Recalcati hanno il fiato sul collo degli abulici giocatori di casa: 54-52 e volti torvi raccolti intorno a Bizzozi.
     
    [b][i]L'inizio dell'incubo. [/i][/b]Un fallo antisportivo comminato a De Nicolao, reo di aver trattenuto a terra Lauwers in una convulsa lotta a rimbalzo, rappresenta il preludio alla discesa negli inferi. Sakic e Campani portano gli ospiti sul 54-58 (imbarazzante il dominio sotto le plancw: 28-43), mentre i 4.400 del PalaWhirlpool si sgolano per non piangere o per non andarsene giusto in tempo per gustare un aperitivo. Banks ed Ere ribaltano l'inerzia con due punti esclamativi dai sette metri, però gli eccessi di protagonismo di De Nicolao Giano Bifronte rimescolano ancora le carte in tavola: Lauwers, ancora lui, in transizione dice 60-62. Varese si trascina per il campo con la paura negli occhi e nei polpastrelli, piombando negli abissi del 62-66 dopo l'ennesima fuga verso la salvezza dei giallo-blù. Il resto sono solo fischi, meritatissimi, ad accompagnare la trafila dei tiri liberi avversari, le conclusioni sbilenche dei nostri, la sesta sconfitta in nove uscite al Lino Oldrini dell'annata dannata 2013/2014.
    Annata che, se nella prossima trasferta di Pesaro la rotta non fosse prontamente invertita, diverrebbe infernale. Si salvi chi può...
     
     

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    Prima il budget, poi i programmi per il futuro. E la battaglia del grano si sta giocando proprio ora, partendo nel periodo giusto dell'anno per provare ad avere più certezze nel costruire la Varese che verrà. E se la società di piazza Monte Grappa dovesse ridurre ulteriormente il budget rispetto al meno 15 per cento dell'estate scorsa? Non è detto che sia un problema insormontabile, a patto di far tesoro degli errori commessi nel 2013. Innanzitutto nel tarare in maniera giusta le ambizioni rispetto alle possibilità economiche: alzare l'asticella degli obiettivi farà sognare i tifosi e di conseguenza vendere abbonamenti, ma alla prova del campo il risveglio può essere traumatico. E per un club che ha bisogno di visibilità ed entusiasmo l'effetto boomerang rischia d'essere pesante.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Poi la scelta dell'allenatore: se con Pillastrini, Recalcati e Vitucci il presidente Cecco Vescovi ha sempre saputo scegliere il tecnico e l'uomo adeguato ai tempi, mettendolo nelle condizioni ottimali per operare, così non è stato per Fabrizio Frates. Anche alla luce dei troppi vincoli tecnici ed emotivi legati agli Indimenticabili già in organico che hanno finito per diventare un fardello, visti i condizionamenti ambientali dei tifosi.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Dunque, prima di tutto serve stabilire il budget e sulla base delle risorse disponibili stilare un programma tecnico da affidare ad un allenatore che sia adatto a portarlo avanti secondo i dettami della società. Che con pochi vincoli contrattuali in essere dovrà avere mano libera su qualsiasi scelta tecnica, così come la ebbero Pillastrini nel 2008, Recalcati nel 2010 e Vitucci due anni fa.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Infine l'aspetto motivazionale, in quest'annata mancato all'appello: le scelte sull'usato sicuro (stile Clark - foto 1 Blitz, Coleman e Scekic - foto 2 Ciamillo - ma anche lo stesso Frates) non hanno pagato dividendi. In ottica futura meglio tornare a scommettere su giocatori affamati, pescati da categorie inferiori o leghe minori: basti pensare a Green, Banks (foto 3 Blitz) e Dunston, ma in passato anche a Goss e Kangur. Dopo il 100 per cento di decisioni azzeccate dell'estate 2012 è subentrata inconsciamente l'idea che nell'ambiente di Varese anche giocatori dai limiti (e dai pregi) conclamati in anni di basket italiano potessero adattarsi alle esigenze della Cimberio. Così non è stato e i risultati sono sotto gli occhi di tutti; ma con meno aspettative e più coraggio la coppia Vescovi-Giofrè, ripartendo da zero o quasi, dovrà far fruttare i talenti che la società metterà a disposizione. La caccia all'affare (su italiani per la panchina e qualche prospetto straniero) è aperta: se la capacità di spesa è poca, il valore dello scouting aumenta in maniera esponenziale...[/size][/font][/color]

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    La Cimberio 2014/2015? È tutta da costruire, o quasi. Decisamente scarno il portafoglio contratti su cui la società biancorossa può contare in vista della stagione futura.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Degli 11 atleti attualmente in forza al club di piazza Monte Grappa, ben 6 sono in scadenza secca al 30 giugno, mentre altri due - Dusan Sakota e Marko Scekic - hanno un'opzione di uscita dall'accordo per la prossima annata che il sodalizio può esercitare pagando una penale minima.
    Di fatto gli unici veri asset sui quali Varese può contare per programmare il futuro sono gli accordi con Achille Polonara ed Andrea De Nicolao, messi sotto contratto triennale nell'estate 2012, quando ancora erano prospetti da verificare ad alto livello.
    Ma anche in questo caso non si tratta di vincoli assoluti: l'ala di Ancona ha infatti un'opzione di uscita a suo favore dietro versamento di un buy-out. Il cui importo è discreto (stimabile attorno ai 50mila euro) ma non rilevante, se qualche club con possibilità economiche importanti decidesse di compiere un investimento a lungo termine su un italiano che a dispetto della stagione poco brillante della Cimberio sta comunque viaggiando a 10,7 punti e 4,4 rimbalzi di media.
    Altrimenti Varese avrebbe già la sua ala forte titolare, dato che il triennale a salire firmato due anni fa garantirebbe al mancino del 1991 uno scatto salariale fino a 140mila euro. Discorso simile per De Nicolao, che lo scorso anno aveva adeguato leggermente al rialzo l'ingaggio: sia la società che il giocatore possono esercitare la clausola d'uscita già questa estate, altrimenti l'atleta padovano resterà a Varese giocando in scadenza di contratto.
    Ma sul futuro dei due azzurri peseranno anche l'entità del budget ed i programmi della società, che valuterà comunque con attenzione la costruzione della Cimberio (foto Blitz in alto) che verrà anche sulla base delle risposte delle nove gare mancanti al termine della regular season. 
    Certo, se dovesse esserci un'ulteriore contrazione delle risorse, pensare ad una squadra sprintosa con un ruolo più importante per De Nicolao - ovviamente con a fianco gli stranieri giusti per esaltarne le doti di passatore e nascondere quelle di tiratore - non è illogico. Magari anche nell'ottica di un passaggio alla formula regolamentare 5+5 (il primo risparmio è quello dei 40mila euro di luxury tax per chi quest'anno ha scelto il 3+4+5), ossia con 5 stranieri liberi e 5 italiani, se i due atleti del 1991 dovessero restare in biancorosso. E tra gli stranieri? Ad oggi l'unico sul quale puntare ad occhi chiusi sarebbe Adrian Banks, la cui versione 2.0 è piaciuta ancor più di quella dell'era degli Indimenticabili: non solo per l'impatto tecnico ma anche per il sorriso costante e l'atteggiamento positivo che in una stagione... plumbea ha spesso rappresentato l'unico raggio di sole. La guardia di Memphis è tornata a Varese per una cifra molto inferiore alla scorsa annata, ed anche se il suo gradimento per città, ambiente e società ne fa l'ideale uomo-simbolo per la ricostruzione futura ci sarà da lavorare sul piano economico. L'unico pluriennale su cui contare è quello del 21enne prospettone Affia Ambadiang, messo sotto contratto per 4 anni la scorsa estate: il lungo del 1993 ha dimostrato buone atout fisiche e un tasso atletico interessante per la stazza, col passaporto sloveno in arrivo potrebbe essere tesserato senza necessità di un visto e testato nel ruolo di quarto lungo.
    Ma comunque finisca la volata playoff in corso, la sensazione è che la Cimberio che verrà sarà quasi totalmente diversa da quella attuale: ricordando l'estate 2012, con Talts unico superstite dell'anno precedente, chi dice che sia un male?
    Gi.Sci.[/size][/font][/color]
     

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    Al di là di una speranza, molto pia, alla ricerca di un nuovo giorno, resta la realtà, di una notte sempre più fonda. Come dimostra la gara di Brindisi, finita in archivio sotto il peso di tanta infamia e dei soliti interrogativi che s'accompagnano ai timori di un stagione che rischia di finire tra le secche di uno sciagurato anonimato. Solo un buontempone avrebbe potuto credere in un diverso rendimento di questa Cimberio, così povera di muscoli e mediocre, per qualità, nel suo complesso, semplicemente attraverso l'eliminazione dell'allenatore, ancorché criticabile. Il disturbo che Frates ha dovuto togliere è rimasto inevitabilmente dentro il fragile guscio di una squadra che sembra cozzare con se stessa, esplodendo al suo interno persino in situazioni nelle quali (come in difesa) non c'è bisogno di talento, occorrendo più elementarmente un temperamento collettivo. Solo dieci vittorie in trentadue gare ufficiali fra campionato, Eurocup e qualificazione all'Eurolega la dicono lunga su un consuntivo - ancorché parziale ma già figlio di un preventivo (per idee e scelte di mercato) - a dir poco fallimentare nonché incorreggibile al di là dei rimedi giust'appunto nulli o quasi che si sono tentati cambiando uomini. Che certe mosse apparissero sbagliate sin dall'inizio, lo si osservò a tempo debito, seppur sommessamente, soprattutto in riferimento al play che, rispetto ai suoi colleghi in circolazione, non possiede lo speed trascinante, da attacchi al ferro che liberano i compagni in soluzioni fluide; d'altra parte ad attenuare l'inadeguatezza di Clark (foto Ciamillo) a tale compito ci si è messa ogni volta quella pezza di salvezza (abbastanza equivoca) che l'ex Venezia può esibire come tiratore, peraltro con un rendimento molto alterno e volatile. L'americano torna infatti da Brindisi con un bottino di punti che lo fa apparire a prima vista come un genio incompreso fra compagni, in verità, mal serviti o persi per strada nella manovra. Senza l'impronta del fautore titolare di gioco, non potendo riporre alcuna responsabilità totalitaria su De Nicolao, le iniziative biancorosse sembrano in preda alla provvisorietà se non veri scarabocchi nell'abbozzare una manovra con tutto quel che segue con i centri che sembrano persi nel loro già durissimo destino mentre ognuno, di fronte allo scorrazzare degli avversari, sembra il ritratto di un disadattato al proprio compito.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Ci si deve, quindi, ripetere attraverso osservazioni già datate e fastidiose per i destinatari, in ogni caso pertinenti a una classifica raccapricciante, se la si confronta con quella di un anno fa. Ad accusare, di fronte a un tal sconquasso, si fa presto, obietterà qualcuno, peraltro a causa di un contenimento dei costi obbligato e poco congruo a risorse da spendere per determinate scelte di mercato ma è altrettanto vero che le buone squadre non sempre presuppongono soldi a palate, lo insegna lo stesso club biancorosso segnatamente alla scorsa stagione. Ora come ora attaccare Varese è come sparare sulla Croce Rossa, spoglia com'è di bei valori d'insieme sul parquet, non potendo nulla quel brav'uomo di Bizzozi, da obbedisco di storica memoria nel rilevare una squadra dalla quale, già lavorando al suo servizio, sa probabilmente di non poter trarre quel prodotto che si spera.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Vecchio proverbio bosino: «i murun fan minga l'uga», ovvero i gelsi non fanno l'uva, per dire che un albero sbagliato non può dare un frutto giusto. Questa è la Cimberio. Adesso, se Dio vuole, essa affronterà squadre inferiori e battibilissime come Montegranaro e Pesaro, potendo risalire dal precipizio.[/size][/font][/color]

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    Cecco Vescovi (foto Blitz in alto) non perde la fiducia. Nonostante il pesante stop di Brindisi, il terzo consecutivo dopo la Coppa Italia, il presidente biancorosso guarda avanti verso un finale di stagione sulla carta meno complicato del ciclo terribile delle otto partite di inizio 2014.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    «Brindisi è una di quelle squadre che in questa stagione è difficilmente digeribile per noi: è un problema di caratteristiche con cui ci accoppiamo male, ma il loro ottimo momento a fronte del nostro periodo complicato è un fattore che contribuisce ad acuire il gap. L'Enel è in grande spolvero e ha ben altre ambizioni rispetto a noi; i pugliesi ricordano molto la Cimberio della scorsa annata per atletismo e leggerezza. L'unico aspetto positivo è che finalmente si è concluso il ciclo terribile...».
    Il trittico Montegranaro-Pesaro-Pistoia prima del derby contro Cantù potrebbe dunque dare ossigeno all'asfittica classifica della squadra di Bizzozi che nonostante il momento nero dista 4 punti dai playoff.
    «Ci aspetta un ciclo di partite abbordabili partendo da quella di domenica prossima a Masnago. Concentriamoci sul match contro la Sutor senza fare calcoli né tabelle: è la base di partenza per continuare a inseguire il nostro obiettivo. Raggiungere i playoff è sicuramente molto difficile, ma anche le altre avversarie dirette non stanno brillando. Sta a noi mettere in campo tutte le risorse possibili per agguantare in extremis questo traguardo».
    Di certo, però, l'ambiente si aspettava una reazione d'orgoglio del gruppo dopo l'esonero di Frates, ma il match disputato al PalaPentassuglia non ha fatto registrare svolte sul piano caratteriale tra i biancorossi.
    «Brindisi non era certo la trasferta ideale per sbloccarci ed era anche irrealistico aspettarsi che Bizzozi fosse in grado di cambiare tutto in una settimana. Stefano dovrà compiere un lavoro certosino nella testa dei giocatori e perché si vedano risultati sul campo ci vorrà tempo. Però il calendario ci aiuta: da qui alla fine tutte le partite sono alla nostra portata, iniziamo senza tanti indugi a portare a casa i due punti domenica per chiudere qualsiasi discorso relativo alla salvezza».
    Comunque Vescovi crede ancora nei playoff, quantomeno esortando la squadra a lottare fino all'ultimo alla luce di una classifica che raccoglie ancora sette squadre in 4 punti dal settimo al tredicesimo posto.
    «Facciamo corsa sulle squadre a quota 20, alcune delle quali hanno un calendario molto difficile; sicuramente i 2-0 negli scontri diretti con Reggio Emilia e con Venezia potrebbero contare tantissimo in caso di arrivo in volata. Ma comunque provarci sino in fondo è nostro dovere fino all'ultimo: dobbiamo avere fiducia nella capacità del gruppo di mettere in campo tutto quello che serve per inseguire il traguardo».
    Il presidente della società di piazza Monte Grappa rimanda in ogni caso i bilanci a fine stagione, ribadendo la sua fiducia nel gruppo, anche se è evidente che il rush finale di un'annata finora inferiore ad ogni aspettativa servirà anche per tirare le somme in chiave futura.
    «Le ultime nove partite serviranno per concludere il campionato nel miglior modo possibile; qualsiasi ragionamento sul futuro andrà fatto a bocce ferme. Però il momento per cambiare passo è questo: margini di errore non ce ne sono, dimentichiamo tutto quello che è stato prima e concentriamoci su questo rush finale. A questo punto o adesso o mai più».
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,123,186)]SCEKIC 4 – [/color][color=rgb(37,39,37)]Un pesce fuor d’acqua contro lunghi molto più agili di lui.[/color][/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
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    [color=rgb(0,123,186)]SAKOTA 5 – [/color]Qualche dardo nelle pieghe dell’insostenibile leggerezza difensiva.[/color][color=rgb(37,39,37)]
    [color=rgb(0,123,186)]RUSH 5 – [/color]Mani fredde e poco impatto difensivo. Prova che non lascia il segno.[/color][color=rgb(37,39,37)]
    [color=rgb(0,123,186)]CLARK 5 – [/color]Dyson lo salta come un paletto, nella ripresa scalda la mano ma il tabellino pingue nasconde i soliti vuoti in termini di leadership e playmaking. L’errore è a monte nel chiedergli di recitare su un copione non suo, intanto però ha già “messo via” Hassell e Frates…[/color][color=rgb(37,39,37)]
    [color=rgb(0,123,186)]DE NICOLAO 5,5 – [/color]Prova a far girare la squadra ma non riesce a cambiare ritmo.[/color][color=rgb(37,39,37)]
    [color=rgb(0,123,186)]BANKS 5,5 – [/color]L’aggressività iniziale di Brindisi lo respinge con le maniere forti (primi punti dopo 15’) e, se si eccettua uno sprazzo nel terzo quarto, non incide.[/color][color=rgb(37,39,37)]
    [color=rgb(0,123,186)]JOHNSON 5 – [/color]Prova a tappare le falle in difesa (8 rimbalzi e 3 stoppate) ma non sempre arriva dovunque; davanti è come non averlo, ma servirlo da fermo è un assist alla difesa...[/color][color=rgb(37,39,37)]
    [color=rgb(0,123,186)]ERE 6 – [/color]Avvio a tutto gas (11 punti nei primi 11’), poi come sempre le munizioni arrivano sporadicamente.[/color][color=rgb(37,39,37)]
    [color=rgb(0,123,186)]POLONARA 4,5 – [/color]James lo travolge su entrambi i lati del campo.[/color][color=rgb(37,39,37)]
    BRINDISI: James 8; Todic 7; Dyson 7,5; Lewis 7,5; Chiotti 6; Zerini 7; Snaer 6; Campbell 6,5; Jackson 6,5.[/color][/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3][color=rgb(37,39,37)]Cambiando l'ordine dei fattori il prodotto non cambia. Neppure l'esonero di Fabrizio Frates, chiesto a gran voce dal pubblico ma soprattutto "suggerito" dall'atteggiamento negativo della squadra nelle gare contro Avellino e Sassari, modifica il trend negativo di una Cimberio che come nel match di andata del PalaWhirlpool viene travolta dall’agilità dell’Enel. Ma allora Coleman era in tribuna, Hassell presidiava (vabbè…) l'area e l'Eurocup "dragava" energie e morale; dopo tre mesi e mezzo, due titolari del quintetto e un allenatore cambiato, il risultato è lo stesso anche se (sulla carta) la squadra è migliore. Un dato che fa riflettere sul gruppo, che ha evidenziato uno spessore caratteriale decisamente modesto nella partita in cui avrebbe dovuto avere una reazione d’orgoglio. E l’esonero di Frates? Se la società ha ritenuto che il rapporto tra il coach milanese e la squadra fosse ormai logoro giusto provare anche questa strada per togliere ai giocatori l’alibi di un allenatore "brutto e cattivo". Il match del PalaPentassuglia ha ribadito invece tutti i limiti tecnici e mentali di una squadra "vuota"; d'altra parte non si poteva certo pretendere che Stefano Bizzozi, allenatore esperto e persona di grande spessore umano ma non dotato di bacchetta magica, potesse trasformare d’incanto con la d'incanto la Cimberio da zucca a carrozza. Ora a soccorrere una Varese claudicante potrebbe arrivare il calendario, che nelle ultime 9 gare della regular season propone 6 impegni contro squadre della metà bassa della classifica. A partire dalle prossime due sfide contro Montegranaro e Pesaro: la prima per rompere un digiuno casalingo di oltre due mesi (ultimo hurrà a Masnago datato 26 dicembre), la seconda per provare a rimanere agganciati fino all’ultimo al treno playoff. D’altra parte, se i biancorossi segnano il passo, le altre rivali non corrono; ma guardando il rendimento del campo e non la classifica, non c’è da stare allegri. Sperando che l’ottimismo post-partita di Bizzozi trovi riscontri reali domenica contro la Sutor...[/color][/size][/font][/color]
     

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    [font=verdana][size=3]La squadra naviga ancora nella zona bassa della classifica, ma il pubblico resta da playoff. I dati delle presenze nel girone d'andata confermano il quinto posto assoluto di Varese nella classifica della media degli spettatori. Rispetto al totale della scorsa annata, comprensivo dei playoff (e dei 4 sold-out contro Siena), c'è comunque un calo in termini numerici, passando dai 4.292 paganti del 2012/2013 agli attuali 3.883. La stragrande maggioranza dei quali abbonati, con un salto dai 2.533 dell'era Vitucci ai 3.167 della stagione in corso che ha comportato anche una logica riduzione dell'incasso medio (circa 8mila euro in meno a partita).[/size][/font]
    [size=3][font=verdana]Un dato che va comunque interpretato alla luce delle prime due gare stagionali giocate a Casale Monferrato ed aperte ai soli abbonati: nelle sei partite disputate a Masnago nel corso del girone d'andata la media dei biglietti staccati al botteghino sale a 954. E conteggiando anche i tre big-match del girone di ritorno (Roma, Milano e Sassari), con oltre 4.300 paganti, la media attuale salirebbe oltre quota 4.000.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Certo, resta inimitabile il gettito lordo della stagione passata (oltre un milione e 250mila euro) comprensivo delle sette gare casalinghe disputate nelle due serie playoff contro Venezia e Siena; ma rispetto ai 3.506 spettatori di media del 2010/2011 ed ai 3.439 del 2011/2012 il trend delle presenze a Masnago conferma il ritrovato appeal del fenomeno basket. Ed anche quest'anno i ricavi generati dal pubblico - tra abbonamenti e biglietteria - rappresenteranno la seconda voce di entrata per la società di piazza Monte Grappa.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]«Un dato complessivamente positivo che dimostra un consolidamento delle presenze, pur con una piccola riduzione degli incassi dovuta al maggior numero di abbonamenti che ha comportato un calo nei biglietti venduti - commenta soddisfatto il tesoriere biancorosso Stefano Coppa -. Certo, sappiamo che nella seconda parte della stagione ci sarà un gettito inferiore rispetto alla scorsa annata dalla biglietteria, legato ai risultati ed all'appeal relativo della squadra. Ma ancora una volta il pubblico conferma la sua rilevanza nelle voci di entrata».[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]E visto il rilievo del pubblico nel bilancio del club, il parere dei tifosi assume un peso specifico più rilevante che altrove: «Più che assecondare la piazza, il nostro intento è quello di allestire uno spettacolo in grado di soddisfare i tifosi. Col salto di qualità dai primi due anni alla stagione degli Indimenticabili ci siamo resi conto che offrendo un prodotto interessante il gradimento del pubblico aumenta notevolmente. Chiaro che contano tantissimo anche i risultati: abbiamo bisogno del sostegno dei tifosi per supportarci nella rincorsa playoff, però tocca a noi dimostrare qualcosa di buono per meritarcelo».[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Se da un lato i tifosi sono una risorsa fondamentale, dall'altro è difficile avere margini dalla gestione del PalaWhirlpool (foto Blitz in alto): «In una realtà come la nostra il pubblico ha un peso importante nel comporre il budget assieme a sponsor e consorzio. Il discorso palasport si è rivelato più complicato del previsto: organizziamo circa dieci eventi l'anno che però non garantiscono ricavi importanti. E pensare di distogliere risorse dalla squadra per investire sul miglioramento della struttura può produrre un effetto boomerang nel momento in cui il budget è limitato».[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Giuseppe Sciascia[/font][/size]
     

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    Qualche giorno dovremo raccontare ad Adrian Banks chi è Lorenzo Cherubini, ex Jovanotti, collega rapper della guardia americana della Cimberio. Dovremo raccontargli dell'identica filosofia di vita che condivide col noto cantante italiano e dello sforzo quotidiano, da parte di entrambi, nel dipingere la vita con una mano di ottimismo. Anche quando, sportivamente parlando, Banks produce uno dei più classici sforzi perdenti: 28 punti, tutti peraltro di eccellente fattura, infilati nel paniere del Banco Sardegna cancellati, spazzati via da un pesante tonfo casalingo. Anche quando, come accade in questi giorni, la squadra biancorossa è sballottata da vicende sgradevoli: vedi allontanamento di coach Fabrizio Frates: «Avrei barattato più che volentieri il mio bottino con i due punti in classifica perchè il basket spiega Adrian -, tra gli sport di squadra oltre ad essere il più bello è l'unico in grado di miscelare, esaltandole, prestazioni individuali e giocate collettive. Per questo motivo, a conti fatti, i miei 28 punti rappresentano solo statistiche». [/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Vittoria impossibile perchè, perdoni, a tratti la differenza tra voi e Sassari è sembrata davvero enorme. 
    «Riconosco che i sardi hanno disputato una grande gara, senza sbagliare praticamente mai e mandando in archivio una prestazione di tiro che, finora, non avevo mai visto. Però, pur ammettendo che il Banco ha giocato molto meglio, bisogna anche sottolineare che noi abbiamo sbagliato diverse cose. Prima di tutto abbiamo accettato e subito il loro ritmo partita. In seconda battuta abbiamo difeso in modo troppo morbido e, infine, in alcuni frangenti, abbiamo commesso errori banali che, di fatto, hanno consentito a Sassari di scappare via. Insomma: tutto molto lontano e diverso dalla partita perfetta che sarebbe stata necessaria per giocarsela alla pari con la squadra più in forma del campionato». 
    - Già: il campionato. Dia un'occhiata alla classifica e ci parli delle prospettive future.
    «Essendo ottimista di natura mi piace mettere in risalto solo gli aspetti positivi e, allora, dico che Varese deve per forza guardare avanti e ragionare in ottica-playoff. In questo momento, dato per scontato che quota 24 è irraggiungibile, ci sono sette squadre in lotta per i due posti che rimangono e con due di queste Reggio Emilia e Venezia abbiamo un prezioso 2-0 negli scontri diretti. In poche parole: nulla è compromesso, crederci è doveroso e realistico». 
    - Intanto, però, ambiente inespressivo e classifica insufficiente hanno portato al licenziamento di coach Frates: quale il suo pensiero e, da qui in avanti, cosa cambierà? 
    «Non ho mai avuto problemi con Frates e, personalmente, sono rimasto colpito dalla decisione presa dal club. Tuttavia, al momento, è difficile dire cosa potrà cambiare. Di sicuro una parte importante della responsabilità vira sulle nostre spalle ed ora dirigenti e tifosi si aspettano da noi un deciso cambio di passo. Dovremo alzare il livello di coesione e lavorare, tutti insieme, per dare una mano a coach Stefano Bizzozi che conosco già dallo scorso anno e reputo un'ottima persona oltre che un buon amico». 
    - Alle porte c'è la gara di Brindisi, contro un altro squadrone.
    «Loro sono forti ed attrezzati, ma oggi Varese deve pensare solo a se stessa e interpretare le prossime dieci gare come finali secche». 
    - Brindisi, per lei, ottobre 2012, dolci ricordi... 
    «Dopo il match con l'Enel (27 punti in 41 minuti) i tifosi pugliesi parlavano di Incubo-Banks, ma domenica per vincere conclude Adrian -, servirà Incubo-Varese».
    Massimo Turconi[/size][/font][/color]
     

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