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VareseFansBasketNews

  • banksanity6
    La prima partita del 2023 rischia di essere uno spartiacque importante per la stagione sportiva della OJM. La vittoria sarebbe valsa la terza posizione in classifica e una final 8 praticamente in tasca. Quel tiro libero messo a segno da Christon ad un secondo dalla fine ha invece fatto scendere dal paradiso al purgatorio i ragazzi allenati da coach Brase che adesso hanno bisogno di 2 vittorie nelle ultime 2 gare del girone d’andata per essere tranquilli di poter disputare le finali di Coppa Italia a Torino. Non è bastato un Ross in grande serata per portare a casa i 2 punti perché Derthona si è dimostrata più squadra di Varese, potendo anche disporre di più frecce per poter prima ferire e poi “matare” i biancorossi, in particolare con i vantaggi delle ali sotto canestro, che i padroni di casa hanno subito per larghi tratti. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
    Ross 8 : una prestazione incredibile che però si ferma sul più bello con una entrata che si stampa sul muro bianconero e nell’azione successiva abbocca alla finta di Christon commettendo il fallo che sancisce 2 liberi e la conseguente vittoria dei bianconeri. Giusta la scelta di fargli prendere l’ultimo tiro visto il suo delirio di onnipotenza, sicuramente rivedibile il modo in cui è stato preso. Non si è dedicato solo al suo tabellino personale ma ha messo a segno anche 10 assist segno tangibile che Colbey sta prendendo per mano quella che è a tutti gli effetti la sua squadra. SONTUOSO
    Woldetensae 6,5 : tre quarti in cui è il trascinatore dei suoi insieme a Ross, poi probabilmente finisce la benzina e avrebbe avuto bisogno di un pit stop anticipato perché in piena riserva spara a salve permettendo il rientro di Derthona. SVUOTATO
    De Nicolao 6,5 : dopo qualche prestazione sotto tono, Giovanni torna a graffiare in difesa e a guadagnarsi minuti in campo. Rimane sempre quel problema del tiro che è troppo altalenante per essere decisivo ma la sua grinta serve come l’acqua nel deserto. OASI
    Zhao N.E.
    Librizzi 5,5 : 7 minuti in campo dove non viene particolarmente attaccato ma alla fine non riesce a far scattare quella scintilla ne difensivamente e neppure in attacco. SMORZATO
    Virginio S.V.
    Ferrero 6 : il capitano cerca di sopperire al gap fisico delle ali avversarie con l’esperienza ma a volte sono semplicemente più bravi gli altri. Lui la sua bomba la manda a segno e forse avrebbe potuto avere qualche minuto in più visti anche i 4 falli di Johnson molto prematuri. INCHIODATO (ALLA PANCA)
    Brown 6,5 : quello visto questa sera è la versione meno brillante di Brown di tutta la stagione. Dalla lunga distanza sparacchia e anche difensivamente è meno reattivo che in altre occasioni. Sulla tripla di Filloy che porta le 2 squadre sul 88 pari è proprio Markel che si stampa sul blocco di Severini (probabilmente falloso) permettendo all’italo argentino di riaprire una partita che sembrava indirizzata. OPACIZZATO
    Caruso 5 : non è la serata di Willy tant’è che fa segnare una brutta virgola alla voce punti segnati. Meglio alla voce rimbalzi ma il mancato apporto suo e di Owens alla fine è un fattore determinante, soprattutto a confronto del fatturato dei lunghi avversari. SPUNTATO
    Owens 4,5 : non sono certo buoni i segnali che manda il centro americano dopo il forfait di Milano di una settimana fa; lo sguardo della mucca che vede passare il treno riassume in tono bucolico la prestazione di Tariq sui 2 lati del campo. E’ ora di dimostrare di valere i campi della serie A. SMARRITO
    Johnson 6 : partita che sarebbe potuta andare da lui e che invece gli scivola dalle mani dopo un fischio molto dubbio per la sua terza penalità e che dopo le sue proteste gli costa un prematuro quanto sanguinoso tecnico e quarto fallo. Stava vivendo un buon momento in attacco anche se ha sofferto pesantemente lo strapotere fisico di Daum. Dopo il panchinamento forzato è uscito completamente dalla partita. IRRITATO

  • simon89
    L’Openjobmetis si butta via nel palpitante finale contro Tortona. La formazione di Matt Brase incassa la quarta sconfitta nelle ultime cinque gare: fatale un tiro libero di Semaj Christon a un secondo dal termine per condannare una Varese più “sinusoidale” del solito nel suo rendimento offensivo. I biancorossi in versione Penelope non capitalizzano il +13 del 29’ costruito a suon di triple; ma con Caruso e Owens azzerati dalla difesa piemontese - due punti in due per i pivot dell’OJM - le triple prima lanciano e poi affossano quando se ne abusa nel quarto periodo (solo 3 punti in 7’ per il sorpasso ospite). A Varese non basta uno stellare Colbey Ross, che rimonta da solo con un 8-0 personale per il sorpasso a 36” dal termine. Ma il migliore in campo sbaglia le ultime due scelte dopo il pareggio da 3 di Filloy: prima si incarta nel traffico, e poi “abbocca” sulla finta d’esperienza di Christon (fin lì il peggiore con 4/18 al tiro) per un fallo che decide il match (l’ex Pesaro converte il primo e sbaglia apposta il secondo non lasciando tempo a Varese per la replica). Ross a parte, troppo poco da sotto (41% da 2) per non vivere di alti e bassi per una OJM alla quale manca il classico centesimo per fare l’euro.
    PUBBLICO DELLE GRANDI OCCASIONI
    Quarto sold-out consecutivo - per l’ufficialità 4.700 spettatori - compreso il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e atmosfera torrida sin dall’avvio, con l’energia a tutto campo sull’asse Ross-Brown a scaldare subito la platea a suon di giocate acrobatiche (13-7 al 5’). Le armi scariche sul perimetro costano però un giro a vuoto all’OJM, infilzata dalle triple sui secondi tiri dei piemontesi (15-18 all’8’). Una tripletta perimetrale Ferrero-Woldetensae-Woldetensae sblocca l’attacco biancorosso dopo un primo quarto da 6/17 dal campo, ma Varese spreca troppe occasioni dentro l’area e fatica a sviluppare il solito fatturato offensivo. Zero punti dei lunghi e difficoltà nel trovare canestri facili da sotto uguale parziale di 1-12 per il 27-35 del 15’. Le incursioni di Ross rompono l’impasse tra appoggi al ferro e scarichi per Johnson: sale il ritmo ed arriva il sorpasso firmato dal play del Colorado e da una giocata esplosiva di Owens (44-40 al 19’). L’ex Nymburk continua a lasciare il segno in penetrazione anche in avvio di ripresa: sale la produzione dei due attacchi con Tortona che tiene comunque la scia (54-52 al 23’). Nonostante il tecnico per proteste che costa il quarto fallo di Johnson, Varese alza il volume in difesa con De Nicolao sentinella su Christon: 4 triple in fila De Nik-Wolde-Ross-Ross più 3 liberi di Brown per un fallo su un tiro da 3 valgono un roboante 16-2 che spacca la partita (72-59 al 27’).
    FINALE VIETATO AI DEBOLI DI CUORE
    Tortona però riattacca la spina del gioco interno e cavalca il mis-match vantaggioso per Daum dimezzando subito il gap (73-70 al 31’). Due giocate esplosive – stoppata di Owens sul contropiede di Christon e tripla dall’angolo di Brown dopo 6 errori in fila dall’arco – restano però l’unico guizzo dei primi 5’ e Tortona sorpassa con Candi e Filloy (76-79 al 36’). I pick and roll sull’asse Candi-Radosevic fanno malissimo all’OJM, che perde la bussola in attacco scivolando fino all’80-85 del 38’. Finale pazzesco con Ross in versione Pozzecco: 8-0 personale tra penetrazione e due triple esaltando una difesa tornata ruggente (88-85 a meno 35”), ma Filloy pareggia di nuovo col dardo dell’88 pari a meno 29”. Il finale è amarissimo, e con la vittoria di Brindisi a Trento domenica 8 gennaio in Puglia sarà spareggio per la Coppa Italia (con Reyes in panchina?).
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Il vecchio adagio secondo il quale il buongiorno si vede dal mattino (e viceversa) trova conferme al Forum di Assago dove Varese perde il derby con Milano e lo fa fin dal riscaldamento, quando cioé la Openjobmetis scopre di dover rinunciare al suo pivot titolare, Tariq Owens. Problema muscolare per il lungo, problemino a giudicare le facce e la poca voglia di parlare dello staff prima della palla a due, fatto sta che la squadra di Brase ha dovuto affrontare l’EA7 senza due giocatori chiave. E probabilmente, a livello mentale, la partita è finita lì.
    Troppo forte l’Olimpia, già di suo, praticamente non affrontabile senza Owens e ovviamente Reyes, ovvero i due terzi delle rotazioni tra i lunghi con il superstite – Caruso – bravissimo a fare il possibile in area lungo tutto l’incontro con Virginio e Ferrero come (im)possibili sostituti. Alla fine il 96-84 del 40′ è addirittura un buon risultato visto come si erano messe le cose. Ovvero con i padroni di casa avanti ben oltre i 20 punti e sempre in controllo del match, anche perché Varese ha avuto percentuali basse dell’arco (31 alla fine), forse l’unica speranza di poter infastidire la squadra di Messina. Apparsa in spolvero dopo la rimonta vincente di venerdì scorso in Eurolega.
    Il derby del Forum va quindi preso con le pinze a livello generale, anche se ha lasciato alcuni spunti. Il primo: Ross ha provato a trascinare la squadra e ha giocato una ripresa gagliarda confermando questa sua attitudine. Il secondo: Willy Caruso esce a testa altissima dal tritacarne di Hines-Davies sotto canestro. Il terzo: Jaron Johnson appare in flessione e non è una bella cosa vista l’assenza di Reyes: Nino è troppo importante e se Brown non ha la sua spalla non può esprimere tutto il suo potenziale. C’è tempo anche per sottolineare il maggiore minutaggio dato a Librizzi rispetto a De Nicolao per la seconda volta consecutiva, ma va detto che Brase ha potuto almeno dare minuti d’esperienza a Matteo – peraltro negativo – e a Virginio. Una “semina” che tornerà buona.
    Perdere a Milano, comunque, non inficia il cammino di Varese verso le Final Eight: la OJM mantiene margine sulla “linea” dell’ottavo posto con tre partite da giocare anche se tutto andrà rivisto a seconda delle condizioni di Owens. Dovesse essere fuori causa anche con Tortona, il 2 gennaio, sarebbero guai anche perché i piemontesi sono clamorosamente scivolati in casa con Treviso. Attendiamo responso in settimana e congediamo il Forum con negli occhi l’immagine dei tifosi varesini in tribuna. Difficile dire quanti fossero: di certo all’inizio, quando quelli di casa hanno intonanto “Oh mia béla Madunina”, il “Varese-Varese” proveniente dai settori ospiti è stato più forte.
    PALLA A DUE
    Prima dell’ingresso ufficiale delle squadre sul parquet arriva la voce, confermata, del KO di Owens che lascia Varese ulteriormente sguarnita sotto i tabelloni vista l’assenza prevista di Reyes. In quintetto va ovviamente Caruso opposto subito all’ex di turno Davies; Messina torna in sella dopo l’influenza e vara la coppia Baron-Hall tra gli esterni. Diecimila in tribuna per un bel colpo d’occhio, un migliaio – a spanne, almeno – da Varese pronti a farsi sentire finché la partita ha una storia.
    LA PARTITA
    Q1 – Lo 0-2 di Caruso, subito cercato in attacco, sarà l’unico vantaggio varesino della serata perché Milano ci mette poco a scaldare la mano. Baron è ancora bollente dal match di Eurolega, Cabarrot – non certo Curry – non sbaglia e il divario si apre subito nonostante qualche lampo ospite. Dopo uno 0-6 varesino (due triple) Messina chiama minuto e la EA7 torna a martellare sino al 36-21 dal 10′.
    Q2 – Il secondo periodo è forse quello più complicato, perché Milano non solo tira bene e sfrutta fisico e talento a difesa schierata ma è brava anche nelle soluzioni di transizione. Il doppiaggio arriva subito e il divario si stabilisce oltre quota 20. La OJM offre qualche lampo con Caruso e Brown ma tira male e lascia anche qualche libero sul ferro, così al giro di boa è 57-32.
    Q3 – Al rientro arriva il massimo svantaggio, -28, ma almeno Varese dà segni di vita e quando viene espulso Cabarrot (antisportivo dopo un tecnico precedente) comincia una risalita grazie a un paio di recuperi e ad un parziale OJM che vale anche il 62-49. Le percentuali da 3 però non crescono, Milano si riorganizza e torna a scappare quando Varese perde qualche pallone di troppo. Ross, salito di tono, continua ad assaltare con buoni risultati l’area ma il divario rimane (82-60).
    IL FINALE
    Brase entra nell’ultimo quarto con diversi problemi di falli ma pesca un Ferrero tonico: i punti del capitano mostrano la possibilità di una sconfitta onorevole, Ross continua a produrre – alla fine segnerà 21 punti – mentre Caruso prosegue il botta-e-risposta con Davies, in bella serata. Varese rosicchia (tripla Denik, gioco da 4 punti di Johnson), Milano controlla prendendosi gli applausi dei suoi tifosi. E al tramonto del match Woldetensae con la tripla fissa il -12, 96-84.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Mike Arcieri legge “all’americana” il derby di Santo Stefano tra Milano e Varese. Il g.m. biancorosso analizza le matrici statunitensi dei rispettivi stili di gioco: se, come spiegato ieri da Ettore Messina, l’OJM si rifà allo stile degli Houston Rockets, i 5 anni da assistente di Gregg Popovich del coach dell’Olimpia lo hanno impregnato dello stile Spurs, la più europea tra le squadre NBA.
    «La cultura fondamentale, nell’importanza del lavoro e nella cure dei giocatori, è molto simile tra San Antonio e Houston, così anche tra Varese e Milano. Sul campo, però, Spurs e Rockets giocavano diversamente e allo stesso modo anche noi e l’EA7 pratichiamo stili diversi. L’Olimpia ha tanti giocatori abituati a un basket ragionato sui 24 secondi. Il nostro stile è opposto, speriamo di poter impostare il nostro ritmo anche se sarà durissima contro una squadra fortissima e motivata dopo la sconfitta di Trento. Ma questa partita potrà dirci chi siamo e fino a che punto stiamo lavorando bene».
    Di sicuro ha lavorato bene l’asse Scola-Arcieri-Brase a partire dalla costruzione della squadra...
    «L’allineamento tra proprietà, manager e allenatore è la cosa più importante, perché permette di trasmettere una filosofia condivisa. Il nostro stile non può contemplare giocatori che non possono correre, saltare o tirare. Sulla base di ciò abbiamo cercato già in primavera elementi adatti per applicare le nostre idee. E i risultati si vedono».
    Al di là dei risultati, l’OJM sta costruendo una cultura americana con un modo di lavorare fortemente identitario.
    «La cultura che stiamo cercando di creare è basilare per vincere le partite con una squadra che fa le cose in cui crediamo: i risultati sono la conseguenza diretta di quel che stiamo cercando di creare. Comprende lo stile di gioco, ma pure il modo in cui ogni giorno prendiamo cura di noi stessi in tanti aspetti. Settimana dopo settimana vediamo segnali positivi, non solo in termini di risultati».
    L’azienda player-focus ha investito molto per far rendere al meglio i giocatori...
    «Tutto quel che è stato allestito è a disposizione dei giocatori per metterli in condizione di rendere al meglio. Io non segnerò mai un canestro, ma faccio parte di un sistema che vuol ottimizzare le loro qualità: dalla preparazione fisica alla sala pesi, al lavoro in allenamento e gli analytics che ci servono per analizzare dove indirizzare lo sviluppo. È molto più facile spiegare una filosofia con la condivisione piuttosto che impartendo ordini: la collaborazione serve a capire che certe cose sono utili sia per il singolo che per la squadra. Noi siamo una squadra, ma pure il singolo vuol migliorare: qui c’è l’opportunità di farlo e quando il giocatore sposa questa idea arrivano serenità e felicità>.
    È un sistema di lavoro che i giocatori sembrano apprezzare molto.
    «Gli americani trovano un sistema cui sono abituati, ma tutti i nostri cestisti, compresi gli italiani, apprezzano molto quel che stiamo facendo offrendo loro la possibilità di migliorare. Di ciò siamo contenti: non siamo gli unici a fare player development ma ci rendiamo conto di fare le cose in maniera un po’ diversa. I giocatori sono contenti e hanno fiducia in quello che gli chiediamo di fare».
    Il gradimento di italiani e stranieri potrà essere un vantaggio in sede di mercato?
    «Essere attrattivi può renderci competitivi per far valere di più le nostre risorse. Il caso di Markel Brown è esemplificativo: poteva guadagnare di più altrove, ma ha capito che Varese poteva essere il posto giusto per giocare nel modo che preferisce e disputare una grande stagione. Speriamo di poterlo confermare anche nella prossima annata, ma oggi non si sa. Però se un giocatore ci vede come un’opportunità è un vantaggio. Lo sarà ancor di più se nella stagione prossima potremo giocare una coppa, obiettivo strategico».
    Giuseppe Sciascia

  • banksanity6
    Anche il Christmas match contro Trieste segue il solito copione delle forti emozioni vissute sulle montagne russe. Partita che sembra in controllo per Varese nei primi 3 quarti, raggiungendo anche 14 punti di vantaggio, per poi faticare a trovare la via del canestro perdendo qualche palla in maniera banale ma soprattutto aprendo la strada verso canestro per delle penetrazioni sia di Davis che di Bartley che portano anche al sorpasso degli alabardati. Brown, con i suoi sotto di 2 punti trova il canestro del pareggio a poco più di 2 secondi dalla fine; Trieste non riesce a segnare e si va così all’over time. Varese grazie ad un Colby Ross indiavolato prende nuovamente in mano l’inerzia dell’incontro e riesce a chiudere la partita vincendo alla fine in modo meritato regalando un sereno Natale a tutti i tifosi biancorossi. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
    Ross 7,5 : 40 minuti in cui è autore di una prestazione non negativa ma certamente non memorabile. Sul finale dei tempi regolamentari è uno di quelli che ci capisce meno, ostinandosi ad entrare sotto canestro dove viene respinto con perdite. Il supplementare però diventa il suo regno e prendendosi la squadra sulle spalle guida Varese verso i 2 punti. RE PER UNA NOTTE
    Woldetensae 7 : questa volta si prende meno conclusioni del solito e quelle che seleziona non sempre sono a basso coefficiente di difficoltà. La sua bravura è quella di mettere a segno quasi ogni tiro, segno di una fiducia ritrovata. VISIONARIO
    De Nicolao 6,5 : questa volta le polveri sono meno bagnate che in passato ed unita ad una solidità difensiva, che sarebbe stata tanto d’aiuto nel finale, combinano una prestazione che avrebbe meritato più minutaggio. CAGNACCIO
    Librizzi 6,5 : sfrontato ed energico questa volta risulta, per minuti giocati, il secondo italiano più utilizzato dopo Woldetensae. Ne esce una prestazione convincente sui due lati del campo. DETERMINATO
    Virginio N.E.
    Ferrero 6,5 : buttato nella mischia questa volta riesce a mettere numeri interessanti a tabellino e mette il suo mattoncino per contribuire al risultato finale. FORMICHINA
    Brown 7,5 : sicuramente è il leader riconosciuto da tutti e la fotografia di questa situazione è rappresentata perfettamente dall’ultima azione del tempo regolamentare che porta l’incontro ai supplementari: palla in mano a Markel, isolamento per lui, e tiro preso e segnato. Ovviamente la sua partita è ricca di tante altre cose fondamentali e grazie alla sua intelligenza cestistica, Varese continua a sperare nelle final 8 di Torino. GRANITICO
    Caruso 6,5 : anche Willy si riprende dopo la prestazione opaca di una settimana fa in riva all’adriatico e solleva qualche perplessità sulle scelte sull’utilizzo della batteria dei lunghi. Peccato non abbia colpito dall’arco, forse avrebbe aperto soluzioni per poter attaccare il ferro e reso più gestibile il momento di astinenza da punti dei varesini. RIABILITATO
    Owen 6,5 : a volte sembra davvero un’entità avulsa da tutto il sistema, in particolare difensivamente la sua presenza è eterea a dir poco. Poi però dimostra di essere capace di saper fare quello per cui è stato scelto, presenza in attacco con reattività e intimidazione difensiva dove piazza una grande stoppata in un momento decisivo. FANTASMICO
    Johnson 6 : nino non è in una serata particolarmente ispirata dal punto di vista offensivo e a parte 2 inchiodate molto spettacolari non trova praticamente mai la via del canestro. Capendo l’andazzo cerca di spendersi dal punto di vista difensivo e si fa valere nonostante i miss match lo vedano sempre come sfavorito. UNDER DOG

  • simon89
    Questa Varese sta diventando sempre di più un atto di fede: o ci credi o non ci credi.
    Paradigmatica la partita di stasera. Al 45esimo minuto del film metà degli adepti della cattedrale laica di Masnago è in piedi e in sollucchero, inebriata dai due punti infine messi in saccoccia e dalle emozioni che nel caso di specie hanno raggiunto i livelli di guardia pre-infarto; l’altra metà – invece – è sempre in piedi, ma a festeggiare lo scampato pericolo e a cercare di cancellare dalla propria ram l’inopinato elenco di bestialità cestistiche viste transitare sotto i propri occhi.
    Se ci credi, accetti. Quasi tutto. Se non ci credi, ti preoccupi.
    La domanda è: ma Varese sarà sempre questa? Bella, bellissima, spettacolare, avvincente, così a suo agio sul palco persino quando un canestro fatto o sbagliato segna la terribile differenza tra una vittoria e una sconfitta - diciamocelo: Brown nei regolamentari prima e Ross nei supplementari dopo sono parsi essere esattamente dove volevano essere: al centro della scena, al confine tra il dramma e l’apoteosi – ma al tempo stesso così poco incline a non commettere gli errori di sempre?
    Ross è un eroe che ha segnato 10 punti decisivi nell’extra-time oppure un esterno che non ha tenuto una penetrazione che fosse una in 45 minuti? Owens è quello che ha impresso nel tabellino numeri di tutto rispetto – 14 punti e 16 di valutazione – oppure colui che si è perso in mezzo all’area durante ogni gioco a due, quello che – nell’ultimo attacco ospite dei regolamentari – ha seguito il taglio del piccolo fino a sotto al canestro (bene), ma poi lo ha lasciato completamente libero di tornare sull’arco? E Brase è l’allenatore che finora ha guidato la squadra a 7 inaspettate vittorie su 11 partite, in un campionato equilibratissimo e senza apparenti squadre materasso, o quello che ancora una volta ha visto i suoi beccarsi un parziale nel finale senza provare nemmeno a fermare la partita e si è dimenticato di giocatori come De Nicolao e Caruso (solo 9 minuti per il primo, 14 per il secondo) che potevano dare rispettivamente un po’ di difesa e maggior presenza sui due lati del campo rispetto a chi sul parquet era in balia delle onde altrui?
    In queste dicotomie sta venendo fuori una stagione divertentissima e superiore alle attese in termini di risultati, ma allo stesso tempo gravata di un pericolo letale: quello di non crescere, di non migliorarsi mai. Un problema dalla notte dei tempi, diciamo dalla parabola dei talenti in poi…
    In ogni caso… ci crediamo. Fino a un certo punto, però.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Varese prova a fare concorrenza ai Mondiali di calcio. Stesso giorno, quasi stessa ora, identico batticuore (pensate poi per il clan argentino, Scola in testa!) per una partita che sembrava chiusa in anticipo, che è stata riaperta più volte, che la Openjobmetis ha quasi perso e che infine ha conquistato (104-99) dopo un tempo supplementare. Un successo pesante, quello su Trieste, in chiave Coppa Italia perché qualche rivale si inceppa quando mancano quattro gare al giro di boa. Un successo che però è più un sollievo che una gioia per come è maturato.
    Come a inizio stagione infatti, la OJM si fa mangiare un vantaggio solido (anche +14) sia per la bravura degli avversari – su questo nulla da dire – sia per la mancata gestione che pallone dopo pallone diventa anarchia e poi psicodramma. Appena 7 punti negli ultimi 6′ del tempo regolamentare, mentre dalla parte opposta Trieste rincorreva a fari spenti trovando anche gentili omaggi della “non difesa” biancorossa. Così Varese è arrivata sull’orlo del baratro due volte: la prima a 19” dalla fine sulla tripla di Gaines dell’86-88, la seconda sul tiro a fil di sirena dello stesso Gaines (nel mezzo: canestro di Brown in entrata) terminato sul secondo ferro, a sancire il supplementare.
    A quel punto è toccato a Colbey Ross risolvere i guai: il play che aveva alternato buone cose a erroracci si è caricato sulle spalle la Openjobmetis segnando 10 punti di cui 7 consecutivi, facendo così sfumare i sogni triestini. Una fatica tremenda, comunque, in una serata in cui tutti hanno messo in campo sia giocate da applausi sia azioni da censura. Brase non è esente dal discorso con i suoi timeout troppo rimandati e con qualche scelta sul minutaggio non così comprensibile (13′ Caruso, 9′ De Nicolao) anche se altre mosse – come la fiducia in Librizzi – sono state ricambiate con i fiocchi.
    Insomma: ogni volta che Varese prepara una serata speciale (la prima per Halloween con Treviso, la seconda per Natale con Trieste), al palazzetto si rischiano le coronarie per poi uscire contenti. In questa circostanza poi, due punti erano fondamentali viste le due sconfitte delle ultime due gare e vista la doppietta di fuoco tra Santo Stefano (a Milano, battuta a Trento!) e il 2 gennaio (qui, con Tortona). Vittoria doveva essere per tante ragioni e vittoria è stata: godiamocela ma speriamo che prima o poi la squadra impari a concludere in modo più tranquillo le proprie fatiche. Intanto, buon Natale a tutti.
    PALLA A DUE
    Il “Lino Oldrini” è di nuovo pieno per provare a fare ripartire la Openjobmetis reduce da due sconfitte. Bello l’impatto fin dall’esterno del palazzetto con il villaggio natalizio che attrae centinaia di tifosi fin da un’ora prima della palla a due. Contesa alla quale Brase si presenta con il quintetto consueto, con Justin Reyes fisso in borghese accanto ai compagni senza poter essere utilizzato. Marco Legovich, coach giuliano, manda tutti i suoi stranieri in quintetto con la coppia di lunghi Pacher-Spencer ben più stazzata di quella varesina. Dalla panchina l’ex di turno Ruzzier, accolto con timidi applausi.
    LA PARTITA
    Q1 – Lo scatto dai blocchi è spalla a spalla con Trieste un poco più reattiva. La bomba di Brown scuote Varese che da lì a poco mette la testa avanti ma senza decisione. La svolta arriva nell’ultimo tratto del periodo quando Caruso, una tripla di De Nicolao e Librizzi danno il primo vero break (26-16).
    Q2 – Su quell’onda, per diversi minuti, i biancorossi continuano a correre e tengono saldo il vantaggio con anche Ferrero (tripla) e con Librizzi che ringhia in difesa. Davis però non ci sta: è lui a trovare le giocate che dimezzano il margine biancorosso, anche se nel finale di quarto Brown – tripla – tiene avanti i padroni di casa (47-38).
    Q3 – In avvio di terzo periodo Owens trova qualche buona giocata ma è costretto a sedersi in panchina con terzo e quarto fallo in rapida successione (sull’arbitraggio restano tanti dubbi, al di là di tutto). C’è Caruso che non demerita e la OJM arriva sino al +14 prima di rallentare e cedere un po’ di terreno; a fil di sirena però una tripla pazzesca di Woldetensae vale il 72-59 e sembra spianare la strada in un palazzetto in festa.
    Q4 – Non è così, anche se per lunghi minuti il pericolo tutto sommato non si avverte perché Varese tiene gli ospiti intorno ai 10 punti di distacco, nonostante Bartley dopo l’intervallo abbia iniziato a colpire in ogni modo. E nonostante medie dall’arco preoccupanti per la difesa di Brase. Quando però Ross va due volte a sbattere aprendo il contropiede alabardato, Masnago si accorge che tutto sta precipitando. La OJM però persevera e così, anche con canestri troppo facili, Bartley impatta a quota 85. Brown segna un solo libero e a 19” dalla fine ecco la quasi beffa con la tripla di Gaines. Ancora Markel ci mette una pezza in entrata a 2” dalla fine, ma il sollievo arriva solo sul ferro colpito da Gaines a fil di sirena.
    IL FINALE
    Il pericolo scampato ridà vigore a Varese che trova un Ross subito caldo in avvio di overtime. La OJM scappa ancora a +5 ma di nuovo Bartley ricuce sino alla nuova parità. Legovich però ha completamente perso per falli i lunghi e di conseguenza il controllo dei rimbalzi: tra qualche altro colpo di tosse quindi, Varese trova le forze per l’ultimo break (decisiva tripla di Ross, di nuovo) e gli ospiti si devono arrendere 104-99.
    Damiano Franzetti
     

  • simon89
    Non è così che si vincono le partite. Certo, qualche volta può succedere che una rimonta a fari spenti vada a buon fine, ma in genere è complicato rimontare 15 punti fuori casa e imporsi. Se n’è accorta la Openjobmetis, bravissima sì a dare vita a una rincorsa notevole ma incapace di dare l’ultima spallata a una Pesaro che, alla fine, trova il canestro decisivo con Cheatam, vince 101-93 e aggancia la squadra di Brase in classifica.
    Quel canestro Varese l’ha mancato tre volte: una tripla lunga di De Nicolao, una infrazione di passi e un errore da sotto di Caruso quando i biancorossi erano a tre soli punti dai padroni di casa sono state le azioni che hanno vanificato la trasferta in riva all’Adriatico. Un peccato perché – guardiamo la metà piena del bicchiere – la OJM ha dimostrato una volta di più di non essere disposta ad arrendersi neppure quando tutto lascerebbe pensare il contrario. Però alla Vitrifrigo Arena alcune situazioni si sono rivelate troppo pesanti: il parziale del secondo quarto, la magra in lunetta, la difesa davvero troppo generosa (quante triple non contestate!), la leggerezza a rimbalzo, l’assenza di Reyes che avrebbe dato una bella mano in un match del genere. E una direzione arbitrale tutt’altro che convincente, pure nelle azioni chiave di Caruso.
    Elencati i problemi, ci hanno provato in due a risolverli: Markel Brown e Jaron Johnson sono stati strepitosi nel crivellare di colpi il canestro pesarese e nell’imbastire una rimonta alla quale però stavolta non hanno partecipato gli italiani. Troppo poco l’apporto dei vari De Nicolao (forse il più deludente), Woldetensae, Ferrero e Caruso, ai quali si aggiunge Owens in versione cartavelina nonostante i 9 rimbalzi. E così i due pretoriani di Brase, 58 punti in coppia, non sono bastati per abbattere una Carpegna al completo e ricca di individualità buone e talvolta ottime.
    Perdere su questo campo non è un peccato mortale, ci mancherebbe, perché la squadra di Repesa è indubbiamente una delle migliori sorprese della Serie A, però è chiaro che uno scontro diretto del genere sulla strada delle Final Eight faceva gola anche a Varese che invece ha commesso troppe imprecisioni. Reyes, lo abbiamo già citato, non c’era ed è naturale pensare che cercare un sostituto potrebbe essere una cosa utile. La società però ha deciso diversamente (al di là del mercato bloccato, che si risolverebbe con un bonifico) e quindi toccherà a Brase ai suoi uomini trovare le risorse per andare avanti. All’orizzonte c’è la sfida prenatalizia con Trieste a Masnago, una di quelle poche partite considerate “da vincere” per inseguire gli obiettivi stagionali. Se a Pesaro si poteva sbagliare, tra sette giorni non si potrà fallire.
    PALLA A DUE
    Varese si trova di fronte una Carpegna Prosciutto al completo per questo confronto che profuma di storia ma che ha anche tanta validità nel presente visto che le due squadre rincorrono la Final Eight di Coppa Italia. Repesa recupera sia Kravic (in quintetto) sia Toté oltre che Delfino tornato ormai pienamente a disposizione. Confermata la trazione posteriore Moretti-Abdur Rahkman come confermato è il quintetto di Brase, e del resto senza Reyes anche le poche possibilità di variazione si riducono. Tanta gente alla Vitrifrigo Arena dove non mancano i supporters varesini, sia tra gli ultras sia in tribuna.
    LA PARTITA
    Q1 – Avvio segnato dai tanti falli della Openjobmetis che manda a ripetizione Pesaro in lunetta. La Vuelle però ne approfitta poco e quando Varese apre il fuoco dall’arco passa a condurre: Johnson, in particolare, è notevole e segna 13 punti nel periodo. Nel finale di quarto però la OJM sbaglia qualcosa e Mazzola ne approfitta per pareggiare sul 27-27
    Q2 – Si riparte con un Markel Brown di lusso, tripla e canestro con fallo (ma libero fallito), però con il passare dei minuti Pesaro appare più convinta anche perché le sue guardie titolari Moretti e Abdur-Rahkman iniziano a colpire. Dopo la metà del quarto la difesa biancorossa diventa un colabrodo: 20 punti subiti in 5′ e quando ai piccoli di Repesa si uniscono anche Cheatam e Mazzola su Varese scende la notte. Johnson si innervosisce, solo Brown trova qualche spunto e così alla pausa lunga il tabellone recita 59-44.
    Q3 – La Openjobmetis riaccende i motori in attacco dopo l’intervallo ma il problema è che in difesa restano troppo ampie le praterie concesse a Moretti e soci. A spingere Varese ci pensa ancora Brown che se non colpisce dall’arco aggiunge punti in lunetta e rimette i suoi a -10. Il play di Pesaro però è implacabile dall’arco e quando Johnson commette terzo e quarto fallo in contemporanea (il quarto è un tecnico) su Varese sembra calare in sipario. Non è così: anche Delfino si fa beccare dagli arbitri mentre Ross torna in produzione dopo un quarto d’ora d’assenza. Alla mezz’ora è 82-74.
    IL FINALE
    Per diversi minuti il divario rimane all’incirca quello e Pesaro si convince di poter apparecchiare un finale fatto di gestione e di relativa tranquillità. Una sensazione che hanno un po’ tutti quando Mazzola, praticamente infallibile al tiro, infila pure una tripla del +13 con 5′ da giocare. A quel punto però la Carpegna inizia a soffrire di “braccino”, Varese ha nulla da perdere e si getta a capofitto nella rincorsa: Johnson si scatena, Ross gli dà una mano e i biancorossi dimezzano il punteggio mentre gli avversari non ne azzeccano più mezza. Anche Librizzi piazza una bomba in mezzo a due errori e quando Jaron ne mette un’altra dall’arco il punteggio dice 96-93. Chi invece ha la mira sballata è De Nicolao che fallisce il tiro del pareggio: Pesaro ridà altre due occasioni a Varese ma Caruso prime commette un passi dubbio, poi sbaglia da sotto (forse con fallo, ma l’appoggio è apparso troppo morbido). E Cheatam, all’ennesima azione imballata della Vuelle, imbrocca la tripla al 22° secondo che chiude la gara perché da lì alla fine Varese non segna più (101-93).
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Intervento chirurgico riuscito, mercato meno urgente, probabile conferma del roster attuale di Varese senza integrazioni. Justin Reyes ha superato il primo passo verso il ritorno in campo dopo lo sfortunato incidente che lo ha messo K.O. nel riscaldamento del match di domenica 4 dicembre contro la Virtus Bologna.
    INTERVENTO RIUSCITO
    L’ala portoricana è stata operata nel pomeriggio di ieri, mercoledì 7 dicembre: l’intervento chirurgico di artroscopia al ginocchio sinistro ha risolto la lesione complessa al menisco mediale che l’atleta del 1995 aveva riportato nel prepartita di domenica. L’intervento, effettuato a Reggio Emilia dal dottor Rodolfo Rocchi, lo specialista che aveva operato Jalen Jones dopo la rottura del tendine d’achille nel dicembre 202, non ha comportato problemi e nei prossimi giorni il giocatore avvierà il programma di riabilitazione. Le condizioni di Reyes saranno rivalutate fra sei settimane, ma i tempi tecnici potrebbero evolversi a seconda delle risposte che il fisico dell’atleta fornirà nel corso del periodo di recupero.
    MERCATO MENO URGENTE
    L’esito positivo dell’intervento sembra ridurre anche l’urgenza per eventuali interventi di mercato, considerando l’assenza di profili interessanti e disponibili per un gettone di due mesi. Se Reyes sarà pronto per la prima di ritorno di domenica 22 gennaio contro Trento e la classifica continuerà a premiare l’efficacia del sistema offensivo OJM, si profila una conferma senza integrazioni del roster attuale.
    Giuseppe Sciascia

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