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la diaspora partì quando i romani distrussero il famoso tempio, giusto?

da lì gli Ebrei se ne andarono un po' in tutto il mondo e poi dopo la seconda guerra mondiale furono risistemati in Israele dove nel tempo si erano a sua volta sistemati i Palestinesi. Così in grandi linee.

Ora il diritto del mondo non si basa sul "popolo sovrano" nel suo territorio!? si, loro però non sanno chi è LI' il popolo sovrano. Gli Ebrei che se ne andarono a suo lontanissimo tempo o le tribù palestinesi che si stanziarono lì?

avranno ottenuto l'usufrutto di quelle terre?!?!

Mah.... è molto ma molto più complicato.

Al tempo dei romani, il tempio fu distrutto perchè alcune tribù marginali che abitavano in quell'area, gli ebrei, che erano poche decine di migliaia, erano piuttosto irrequieti e non riconoscevano il potere dell'imperatore. I romani erano soliti garantire a tutte le popolazioni sottomesse usanze e costumi, quindi anche religioni, che spesso furono protate a Roma in segno di "convivenza e rispetto".

Ma non tolleravano che qualcuno sminuisse il potere dell'Imperatore.

Erano così marginali, che le fonti li citano poco o nulla.

Anche dell'eroe del libro Fantasy si dice pochissimissimo, eppure fu uno dei principali ribelli.

Stando alla Bibbia/Vangelo e alle poche fonti romane che parlano di lui (o loro..).

La Diaspora, così come fu tramandata, fu quasi irrilevante a livello storico e non coinvolse tutta la popolazione ebraica.

L'insediamento nell'attuale terra di Israele arrivò come indennizzo, se così si può barbaricamente dire, per l'olocausto MA ANCHE, successivamente, per ACQUISTO delle terre che i palestinesi misero in vendita, trovandosi poi stranieri in Patria.

La Storia di quella terra è veramente un casino.

Ad oggi esistono QUATTRO MILIONI di palestinesi che vivono nei campi profughi. Quattro milioni di persone che hanno solo la propria nuda esistenza e basta. No casa, no lavoro, no diritti, no possibilità di condurre un'esistenza adeguata.

Questo è uno degli "odi" che generano poi i disperati che si fanno saltar per aria in Israele. Che poi reagisce e spara sui campi profughi e sulle città della Palestina/Gaza. Che odia ancora di più e spara i missili su Israele. Che si incazza e manda un paio di aerei a bombardare Palestina/Gaza. Che vomita rancore e manda Kamikaze e missili in Israele. Che brucia di vendetta e......... quindi quelli... e poi gli altri... di conseguenza loro.......

O si mettono d'accordo o uno dei due deve sparire. Tertium non datur.

Siccome non parlano la stessa lingua e non si vogliono ascoltare, uno dei due verrà messo a tacere per sempre, prima o poi. Mi spiace per chi vede le ingiustizie del mondo con il cuore moderno, umano e pacifista. Così è la realtà.

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Quattro milioni di persone che hanno solo la propria nuda esistenza e basta. No casa, no lavoro, no diritti, no possibilità di condurre un'esistenza adeguata.

Questo è uno degli "odi" che generano poi i disperati che si fanno saltar per aria in Israele. Che poi reagisce e spara sui campi profughi e sulle città della Palestina/Gaza. Che odia ancora di più e spara i missili su Israele. Che si incazza e manda un paio di aerei a bombardare Palestina/Gaza. Che vomita rancore e manda Kamikaze e missili in Israele. Che brucia di vendetta e......... quindi quelli... e poi gli altri... di conseguenza loro.......

Quanto costa un razzo Qassam?

Come può uno che ha: "no casa, no lavoro, no diritti" [cit] comprarsi un razzo?

Non voglio prendere la parte di Israele con questa domanda. Voglio solo dire, e cercare di capire, che quella guerra è gestita e manipolata al di fuori di quelle terre. Soprattutto sul fronte arabo.

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Sia ben chiaro prima di tutto.

Io non prendo le parti di nessuno. Cerco di analizzare criticamente le cose, senza definire buoni gli uni e cattivi gli altri, come invece fanno tanti analisti con l'interesse di parte nascosto (anti-semitismo o pro-semitismo).

Quattro milioni di profughi non sono tutti i palestinesi.

Sono la scusa e la carne da macello che conviene a tutti per NON fare la pace.

L'Azienda Palestina fattura miliardi di dollari (non ho mai capito come, ma lo fanno!).

Questi miliardi sono gestiti per lo più da Al Fatah (la cassa era in mano ad Arafat o Arraffat, che dir si voglia). I profughi, privati di casa e cittadinanza, sono mantenuti dagli aiuti umanitari, gesto che serve a lavare le coscienze del mondo civile che ha gettato nella discarica* dei campi i rifiuti umani che si chiamano appunto profughi o che non ha avuto il coraggio e la forza per intervenire ad impedire questo disastro, e a portare altri tipi di approviggionamenti.

Gaza confina con Israele, Egitto (non certo amico di Hamas e del terrorismo islamista), Mar Mediterraneo (dove ci sono più occhi che navi).

Da dove e come arrivano i razzi e le armi???

Fine campi profughi, fine approvvigionamenti militari.

Le merci viaggerebbero alla luce del sole.

Israele potrebbe porre fine alla condizione di profughi di quei palestinesi? Se volesse la pace, sì.

Hamas potrebbe evitare di usare la condizione di profughi per rivendicare i propri diritti a proprio modo? Se volesse la pace, sì.

Chi fa il primo passo?

Chi vuole parlarsi?

Chi ha orecchie per ascoltare?

Chi ha interesse?

*: dal 2004, nel sudan, vagano alcune decine di migliaia di etiopi, fino a quell'anno profughi, che non possono più tornare nelle proprie case perchè sventrate dalla guerra civile combattuta nella loro nazione, o perchè ormai occupate da altri etiopi. Il campo profughi è stato smantellato e per "convincerli" a tornare a casa, hanno pure tolto l'acqua corrente.

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In tutta la tormentata vicenda della Palestina, mi son sempre chiesto perchè la molte nazioni arabe confinanti e non con Israele, non abbiano mai offerto ai palestinesi un territorio dove costruire la loro nazione, ammesso che ciò fosse possibile.

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...

Erano così marginali, che le fonti li citano poco o nulla.

Anche dell'eroe del libro Fantasy si dice pochissimissimo, eppure fu uno dei principali ribelli.

Stando alla Bibbia/Vangelo e alle poche fonti romane che parlano di lui (o loro..).

...

Non mi risulta ci siano fonti romane che parlano di gesù (nonostante, cavolo, resuscitasse i morti, mica cotiche), in una terra che brulicava di romani. A tutt'oggi, gesù non è un personaggio la cui esistenza sia stata storicamente accertata.

Quanto costa un razzo Qassam?

Come può uno che ha: "no casa, no lavoro, no diritti" [cit] comprarsi un razzo?

Non voglio prendere la parte di Israele con questa domanda. Voglio solo dire, e cercare di capire, che quella guerra è gestita e manipolata al di fuori di quelle terre. Soprattutto sul fronte arabo.

I qassam (o kassam) sono praticamente fatti in casa, artigianali. Ciò li rende anche abbastanza inefficaci, se si sta al riparo. Hanno più che altro la funzione di arma "psicologica".

In tutta la tormentata vicenda della Palestina, mi son sempre chiesto perchè la molte nazioni arabe confinanti e non con Israele, non abbiano mai offerto ai palestinesi un territorio dove costruire la loro nazione, ammesso che ciò fosse possibile.

La regione conosciuta come Palestina si trova per la maggior parte nel territorio giordano... Gli arabi rigettarono la risoluzione dell'ONU che prevedeva l'esistenza di uno stato ebraico e di uno palestinese. Ma misteriosamente sono gli israeliani i cattivoni....

Edited by davide
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giovedì 22 gennaio 2009, 08:32

Cimmino: "Così fui raggirato da Di Pietro"

di Paola Setti

- Senatore Tancredi Cimmino, come si dice dalle sue parti: cornuto e mazziato.

«E dire che fui io a liquidare la Dc in Campania quando Antonio Di Pietro la affossò con Mani pulite».

Lei se l’è cercata, schierandosi col nemico.

«Diceva che avrebbe fatto il partito della legalità».

O magari più prosaicamente diceva che l’avrebbe candidata in Parlamento.

«Mannaggia a me. Non mi era bastato Mastella».

Almeno dall’Udeur scappò con la cassa.

«Ecco, appunto, faccia il titolo così: “Di Pietro salva Travaglio”».

Racconti.

«Marco Travaglio la scrisse sull’Unità quella falsità della cassa, e io lo querelai, certo di vincere».

Invece?

«Avrei vinto 100mila euro. Ma ritirai la querela».

Ottima mossa.

«Furono Silvana Mura e Antonio Di Pietro a chiedermelo. Prima rifiutai, ma poi mi convocarono al ministero, fecero pressioni, dissero “è un amico, lascia stare”».

E lei li accontentò.

«Sarei stato capolista al Senato per l’Idv...»

Uno scambio?

«Certo non mi dissero “se ritiri la querela ti candidiamo”. Ma certe cose non c’è bisogno di dirle: non mi avrebbero candidato se gli avessi negato un favore».

La candidarono.

«Rimasi capolista fino a pochi giorni prima del termine di presentazione delle liste».

Il 10 marzo il suo nome non era più nemmeno al piede, della lista.

«Sì, perché il Giornale pubblicò la notizia che nel 1998 era stato chiesto il mio arresto e il rinvio a giudizio per associazione camorristica».

Erano i primi di marzo. Però «il Giornale» scrisse anche che lei era stato prosciolto.

«Infatti! Ma mi fecero fuori lo stesso».

E lei che fece?

«Il 20 marzo scrissi un sms a Di Pietro, segnalandogli la questione».

E lui?

«Rispose così: “È una stronzata pazzesca”. Poi mi chiese di vederci a pranzo».

E le spiegò?

«Avrei preferito che mi dicesse chiaro: non voglio rischiare che mi attacchino. Invece non disse una parola. Del resto lui fa sempre così, promette, non mantiene e scompare».

Però lei rimase.

«Mi aveva chiesto di radicare il partito a Roma, disse che gli serviva la mia esperienza. Ci credevo».

E adesso se n’è andato.

«Altro che partito della legalità, certe cose non succedono negli altri partiti. Avrei potuto trascinarli in tribunale».

Perché?

«Avrei dovuto convocare io il congresso provinciale, Di Pietro mi aveva messo lì apposta. Invece il coordinamento regionale si è inventato un regolamento, calpestando ogni regola, e ha convocato il congresso per il 23 e 24 gennaio».

E lei perché non lo convocava?

«L’ho scritto a Di Pietro il 13 gennaio scorso, con un altro sms: il congresso fatto ora è una farsa, perché qui l’Idv non esiste».

Sarebbe a dire?

«Su 120 Comuni, 61 hanno zero tessere, 12 ne hanno due e solo 14 ne hanno più di 15. Infatti gli onorevoli Cimadoro e Formisano mi avevano autorizzato a prorogare il tesseramento fino al 31 gennaio».

Insomma l’hanno scavalcata. E Di Pietro?

«Silenzio assordante. Ha risposto: accidenti che casino. Le pare una risposta politica questa? È lì che ho deciso di andarmene, sono stufo di essere preso in giro».

Si sente raggirato?

«Sì. Di Pietro è un cinico approfittatore. E si circonda di capetti locali che il partito non lo vogliono costruire, perché vogliono conservare i loro incarichi senza competitori che rompano le uova nel paniere».

Lei adesso che fa?

«Mi porto via mezzo partito, faremo un’associazione politica. Poi mia moglie sta parlando con gli avvocati».

Sua moglie?

«Vuol riaprire la causa contro Travaglio per i danni morali che lei e i miei figli hanno subito in questi anni».

Colpa sua che ha ritirato la querela.

«Questa è la mia rabbia, ma che devo fa’?».

W L' italia dei valori bollati di stacippa !!! :D

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Uno spaccato drammatico del nostro paese.

Comunque, tonino tiene famiglia...del partito e della politica poco gliene cale.

Ha visto un cavallo, gli ha dato da mangiare e lo ha cavalcato. Da qui a farne un condottiero ne passa, anche se capisco che in anni in cui il più onesto era un ladro fosse sembrato un uomo nuovo.

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22 gennaio 2009

La quiete dopo il Piombo fuso

Ottenuto il successo militare, ora Israele può dedicarsi al negoziato politico

Il ritiro delle Forze armate israeliane dalla Striscia di Gaza dopo tre settimane conclude le operazioni belliche e apre la fase, per qualche aspetto più ardua, del consolidamento politico dei risultati raggiunti. Quali sono questi risultati? In primo luogo la riaffermazione del diritto di Israele da non subire bombardamenti di missili senza che questo provochi una reazione. La discussione sul carattere proporzionale o eccessivo di questa reazione è questione di lana caprina, quel che conta è che molte rampe siano state eliminate, molti capi del jihad colpiti, il sistema di approvvigionamento degli ordigni bloccato. Questo è il senso della “tregua permanente”, alla quale America ed Egitto si sono impegnati, e che era l’obiettivo politico diretto di Israele. D’altra parte il disegno di Hamas e dei suoi sostenitori iraniani, che consisteva nella sollevazione delle popolazioni musulmane contro i governi moderati accusati di connivenza con “il nemico sionista” non ha ottenuto risultati, nonostante il sostegno ottenuto da settori dell’opinione pubblica occidentale.

Resta naturalmente il problema della prospettiva negoziale, che non è stata ostruita dall’intervento su Gaza, visto che nessuno può pensare che un paese sovrano e militarmente robusto come Israele tratti sotto i bombardamenti. La “grande vittoria” annunciata rodomontescamente da Hamas non può nascondere il fallimento del suo progetto e il ritorno al dilemma che si pose quando, costituito un governo di unità palestinese, Hamas denunciò gli accordi con Fatah e si impadronì illegalmente con la violenza della Striscia. Se la comunità internazionale manterrà i suoi impegni e svolgerà le attività umanitarie a Gaza senza passare per il cosiddetto governo di Hamas, si tornerà a discutere di governo unitario palestinese, che in sostanza implica il riconoscimento dei trattati firmati dall’Olp, che riconoscono l’esistenza di Israele. E’ presto per stilare un bilancio politico dell’esito del conflitto, ma per ora non appare affatto negativo come sostiene la campagna del pacifismo a senso unico.

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Sperando davvero che sia la volta buona........

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dal Corriere.it :brr::brr:

Dubbi sul numero delle vittime: potrebbero essere 600 e non 1.300

«Così i ragazzini di Hamas

ci hanno utilizzato come bersagli»

Abitanti di Gaza accusano i militanti islamici: «Ci impedivano di lasciare le case e da lì sparavano»

GAZA - «Andatevene, andatevene via di qui! Volete che gli israeliani ci uccidano tutti? Volete veder morire sotto le bombe i nostri bambini? Portate via le vostre armi e i missili», gridavano in tanti tra gli abitanti della striscia di Gaza ai miliziani di Hamas e ai loro alleati della Jihad islamica. I più coraggiosi si erano organizzati e avevano sbarrato le porte di accesso ai loro cortili, inchiodato assi a quelle dei palazzi, bloccato in fretta e furia le scale per i tetti più alti. Ma per lo più la guerriglia non dava ascolto a nessuno. «Traditori. Collaborazionisti di Israele. Spie di Fatah, codardi. I soldati della guerra santa vi puniranno. E in ogni caso morirete tutti, come noi. Combattendo gli ebrei sionisti siamo tutti destinati al paradiso, non siete contenti di morire assieme?». E così, urlando furiosi, abbattevano porte e finestre, si nascondevano ai piani alti, negli orti, usavano le ambulanze, si barricavano vicino a ospedali, scuole, edifici dell’Onu.

In casi estremi sparavano contro chi cercava di bloccare loro la strada per salvare le proprie famiglie, oppure picchiavano selvaggiamente. «I miliziani di Hamas cercavano a bella posta di provocare gli israeliani. Erano spesso ragazzini, 16 o 17 anni, armati di mitra. Non potevano fare nulla contro tank e jet. Sapevano di essere molto più deboli. Ma volevano che sparassero sulle nostre case per accusarli poi di crimini di guerra», sostiene Abu Issa, 42 anni, abitante nel quartiere di Tel Awa. «Praticamente tutti i palazzi più alti di Gaza che sono stato colpiti dalle bombe israeliane, come lo Dogmoush, Andalous, Jawarah, Siussi e tanti altri avevano sul tetto le rampe lanciarazzi, oppure punti di osservazione di Hamas. Li avevano messi anche vicino al grande deposito Onu poi andato in fiamme E lo stesso vale per i villaggi lungo la linea di frontiera poi più devastati dalla furia folle e punitiva dei sionisti», le fa eco la cugina, Um Abdallah, 48 anni. Usano i soprannomi di famiglia. Ma forniscono dettagli ben circostanziati. E’ stato difficile raccogliere queste testimonianze. In generale qui trionfa la paura di Hamas e imperano i tabù ideologici alimentati da un secolo di guerre con il «nemico sionista».

Chi racconta una versione diversa dalla narrativa imposta dalla «muhamawa» (la resistenza) è automaticamente un «amil», un collaborazionista e rischia la vita. Aiuta però il recente scontro fratricida tra Hamas e Olp. Se Israele o l’Egitto avessero permesso ai giornalisti stranieri di entrare subito sarebbe stato più facile. Quelli locali sono spesso minacciati da Hamas. «Non è un fatto nuovo, in Medio Oriente tra le società arabe manca la tradizione culturale dei diritti umani. Avveniva sotto il regime di Arafat che la stampa venisse perseguitata e censurata. Con Hamas è anche peggio», sostiene Eyad Sarraj, noto psichiatra di Gaza city. E c’è un altro dato che sta emergendo sempre più evidente visitando cliniche, ospedali e le famiglie delle vittime del fuoco israeliano. In verità il loro numero appare molto più basso dei quasi 1.300 morti, oltre a circa 5.000 feriti, riportati dagli uomini di Hamas e ripetuti da ufficiali Onu e della Croce Rossa locale. «I morti potrebbero essere non più di 500 o 600. Per lo più ragazzi tra i 17 e 23 anni reclutati tra le fila di Hamas che li ha mandati letteralmente al massacro», ci dice un medico dell’ospedale Shifah che non vuole assolutamente essere citato, è a rischio la sua vita. Un dato però confermato anche dai giornalisti locali: «Lo abbiamo già segnalato ai capi di Hamas. Perché insistono nel gonfiare le cifre delle vittime? Strano tra l’altro che le organizzazioni non governative, anche occidentali, le riportino senza verifica. Alla fine la verità potrebbe venire a galla. E potrebbe essere come a Jenin nel 2002. Inizialmente si parlò di 1.500 morti. Poi venne fuori che erano solo 54, di cui almeno 45 guerriglieri caduti combattendo».

Come si è giunti a queste cifre? «Prendiano il caso del massacro della famiglia Al Samoun del quartiere di Zeitun. Quando le bombe hanno colpito le loro abitazioni hanno riportato che avevano avuto 31 morti. E così sono stati registrati dagli ufficiali del ministero della Sanità controllato da Hamas. Ma poi, quando i corpi sono stati effettivamente recuperati, la somma totale è raddoppiata a 62 e così sono passati al computo dei bilanci totali», spiega Masoda Al Samoun di 24 anni. E aggiunge un dettaglio interessante: «A confondere le acque ci si erano messe anche le squadre speciali israeliane. I loro uomini erano travestiti da guerriglieri di Hamas, con tanto di bandana verde legata in fronte con la scritta consueta: non c’è altro Dio oltre Allah e Maometto è il suo Profeta. Si intrufolavano nei vicoli per creare caos. A noi è capitato di gridare loro di andarsene, temevamo le rappresaglie. Più tardi abbiamo capito che erano israeliani». E’ sufficiente visitare qualche ospedale per capire che i conti non tornano. Molti letti sono liberi all’Ospedale Europeo di Rafah, uno di quelli che pure dovrebbe essere più coinvolto nelle vittime della «guerra dei tunnel» israeliana. Lo stesso vale per il “Nasser” di Khan Yunis. Solo 5 letti dei 150 dell’Ospedale privato Al-Amal sono occupati. A Gaza city è stato evacuato lo Wafa, costruito con le donazioni «caritative islamiche» di Arabia Saudita, Qatar e altri Paesi del Golfo, e bombardato da Israele e fine dicembre. L’istituto è noto per essere una roccaforte di Hamas, qui vennero ricoverati i suoi combattenti feriti nella guerra civile con Fatah nel 2007. Gli altri stavano invece allo Al Quds, a sua volta bombardato la seconda metà settimana di gennaio.

Dice di questo fatto Magah al Rachmah, 25 anni, abitante a poche decine di metri dai quattro grandi palazzi del complesso sanitario oggi seriamente danneggiato. «Gli uomini di Hamas si erano rifugiati soprattutto nel palazzo che ospita gli uffici amministrativi dello Al Quds. Usavano le ambulanze e avevano costretto ambulanzieri e infermieri a togliersi le uniformi con i simboli dei paramedici, così potevano confondersi meglio e sfuggire ai cecchini israeliani». Tutto ciò ha ridotto di parecchio il numero di letti disponibili tra gli istituti sanitari di Gaza. Pure, lo Shifah, il più grande ospedale della città, resta ben lontano dal registrare il tutto esaurito. Sembra fossero invece densamente occupati i suoi sotterranei. «Hamas vi aveva nascosto le celle d’emergenza e la stanza degli interrogatori per i prigionieri di Fatah e del fronte della sinistra laica che erano stato evacuati dalla prigione bombardata di Saraja», dicono i militanti del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina. E’ stata una guerra nella guerra questa tra Fatah e Hamas. Le organizzazioni umanitarie locali, per lo più controllate dall’Olp, raccontano di «decine di esecuzioni, casi di tortura, rapimenti nelle ultime tre settimane» perpetrati da Hamas. Uno dei casi più noti è quello di Achmad Shakhura, 47 anni, abitante di Khan Yunis e fratello di Khaled, braccio destro di Mohammad Dahlan (ex capo dei servizi di sicurezza di Yasser Arafat oggi in esilio) che è stato rapito per ordine del capo della polizia segreta locale di Hamas, Abu Abdallah Al Kidra, quindi torturato, gli sarebbe stato strappato l’occhio sinistro, e infine sarebbe stato ucciso il 15 gennaio.

Lorenzo Cremonesi

21 gennaio 2009(ultima modifica: 22 gennaio 2009)

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REPORTAGE Nella striscia: cosa resta dopo i bombardamenti

La gente di Gaza torna libera, e disperata

Finita la censura imposta di Israele, meno controlli di Hamas: i palestinesi raccontano il loro dramma

GAZA - E’ un momento unico questo per i giornalisti nella striscia di Gaza. Dopo mesi e mesi di chiusura imposta dagli israeliani e di censura sui media locali da parte delle autorità di Hamas, la regione è aperta. La popolazione sembra più incline a parlare del solito. C’è scoramento, rabbia, dolore, confusione. E soprattutto torna a galla l’antica guerra fratricida tra Fatah e Hamas. L’autorità di Hamas è messa in dubbio. Solo nelle ultime 24 ore i suoi poliziotti armati, informatori e miliziani sono tornati a farsi vivi per le strade. E comunque tendono a restare in disparte, meno intrusivi di prima. L’emergenza bombardamenti è al massimo. E le priorità del dopoguerra trionfano sul resto. Dunque si può lavorare. I giornalisti possono muoversi, raggiungere zone che erano sbarrate sino a poco fa.

SFOGHI CONTRO LA GUERRA - Non è difficile sentire pareri di fuoco contro Hamas, contro le debolezze e la corruzione di Abu Mazen, contro il fatto che questa è stata una guerra stupida, inutile, perdente in partenza. «La guerra si fa quando si può vincere. Altrimenti perché battersi?» dicevano ieri scorati un gruppo di pescatori. In uno dei caffè più frequentati dagli studenti dell’Università Islamica sostenevano di essere vittime di Hamas e dei Fratelli Musulmani, sostenevano che ancora una volta i palestinesi sono stati vittime di giochi decisi a tavolino altrove. E’ possibile cogliere il mutare delle opinioni quasi in tempo reale. Nei primi giorni della guerra sembrava prevalere il consenso. La popolazione, esasperata da oltre due anni di embargo e chiusura imposta da Israele (con la collaborazione egiziana), vedeva nel tiro di missili sul Negev un più che legittimo gesto di rivolta.

GLI EFFETTI DELLA PUNIZIONE COLLETTIVA - «Meglio morire subito combattendo, che strangolati lentamente dalla chiusura israeliana. Gaza è diventata una gigantesca prigione a cielo aperto», dicevano in tanti. Anche i più critici con Hamas tendevano comunque a plaudire la vendetta armata. Poi però queste opinioni sono cambiate. Il massiccio bombardamento israeliano è stato terrificante. Un vera operazione di punizione collettiva anche contro i civili, che in certi casi rasenta il crimine di guerra. Il messaggio è stato chiaro, evidente per tutti: dovete assolutamente bloccare Hamas, sappiate che qualsiasi zona dove operano i loro miliziani, specie quelle da dove sparano i missili, potrà venire colpita e rasa al suolo. E’ vero. Quasi sempre, specie nelle zone urbane di frontiera, Israele ha notificato la popolazione con qualche ora di anticipo che avrebbe bombardato. Lo ha fatto con i volantini dal cielo (come avveniva in Libano nel 2006), ma anche utilizzando la rete telefonica locale mandando sms sul sistema Jawwal. Pure, poche ore dopo il bombardamento è stato letale, le incursioni di carri armati e squadre speciali dell’esercito brutali. Durante l’azione militare Israele non ha guardato in faccia a nessuno. Ne abbiamo fatto le spese anche noi, quando con la nostra macchina a metà gennaio siamo stati presi di mira da una pattuglia della fanteria nella zona di Netzarim. Ci hanno sparato contro per due ore, pur vedendo che, dopo le prime raffiche, noi non rispondevamo affatto al fuoco, anzi gridavamo che eravamo giornalisti da dietro una duna. Solo una lunga serie di telefonate con i portavoce militari a Gerusalemme, mentre ancora a Netzarim ci sparavano contro, ha permesso infine la nostra fuga. Ma cosa sarebbe successo a una qualsiasi famiglia palestinese? Quel fatto ci ha fatto capire in diretta la logica delle regole di ingaggio israeliane in questo conflitto.

IL MESSAGGIO DI ISRAELE - E’ stata un’operazione mirata non tanto a distruggere l’apparato

militare di Hamas, che per il suo carattere di guerriglia mischiata alla popolazione è ben difficile da annientare, quanto a convincere i palestinesi che d’ora in poi non solo il sostegno ad Hamas, ma anche la sola esistenza di questa organizzazione tra le loro terre, rappresenta un pericolo. E’ ancora difficile capire se Israele abbia avuto successo. Appare però sempre più evidente il malcontento di Gaza. La popolazione è scorata, confusa. C’è chi parla apertamente con nostalgia dell’”età dell’oro” 1967-1987, il periodo precedente la prima intifada, quando c’era sì la repressione militare dell’occupazione israeliana seguita alla Guerra dei Sei Giorni. Ma c’era anche il benessere economico, la possibilità per ogni palestinese di viaggiare in auto da Khan Yunis ad Haifa, Tel Aviv, Gerusalemme. Ci è capitato di sentire più volte negli ultimi giorni gli abitanti di Gaza dire che allora, prima della “stupida e inutile intifada contro i sionisti”, i “nostri datori di lavoro ebrei erano amici, ci pagavano bene, venivano a visitarci qui nelle nostre case e noi andavamo nelle loro”. Dichiarazioni impensabili solo sino a un mese fa, specie qui a “Hamastland” nel cuore di Gaza. Probabilmente sono sentimenti solo temporanei, passeranno presto. Al loro fianco convivono le grida di vendetta, la radicalizzazione dei giovani che oggi, di fronte ai morti e alle case distrutte, chiedono una “nuova guerra santa” e glorificano gli “shahid” morti combattendo. Ma è comunque un momento magico per cogliere tutti questi sentimenti contrastanti. Questo è il momento per raccontare Gaza.

Lorenzo Cremonesi

23 gennaio 2009

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Ahia............. -_-

le truppe di tel aviv rientrano nella striscia e uccidono un palestinese

Gaza: ucciso soldato israeliano

Agguato di miliziani palestinesi ai confini della Striscia contro una pattuglia: feriti anche altri tre militari

GAZA (CISGIORDANIA) - Un soldato israeliano è stato ucciso e altri 3 sono rimasti feriti al confine con la striscia di Gaza in un'imboscata condotta da miliziani palestinesi. Stando ad alcune fonti, i militari stavano pattugliando la linea di frontiera, in prossimità del valico di Kissufim, a bordo di un fuoristrada quando un razzo anticarro è stato lanciato contro il veicolo. Subito dopo un gruppetto di miliziani ha aperto il fuoco e ne è nata una sparatoria con i soldati durata alcuni minuti. Un portavoce militare israeliano ha confermato l'attacco e ha detto che un sottufficiale è stato ucciso, un ufficiale è stato ferito in modo grave e due soldati in modo lieve. Ha precisato che i militari si trovavano sul versante israeliano del confine con Gaza, all'altezza del valico di Kissufim.

LA REAZIONE - Truppe israeliane hanno subito risposto al fuoco e in seguito un'unità di fanteria è entrata in territorio palestinese, con la copertura aerea di elicotteri, per circa un chilometro a sud del valico di Kissufim alla ricerca dei miliziani autori dell' attacco. Un palestinese di 27 anni è stato ucciso dal fuoco israeliano. Israele ha reagito all'attacco anche chiudendo di nuovo i valichi con Gaza tramite i quali passano gli urgenti aiuti umanitari alla popolazione della Striscia, le cui condizioni si sono drammaticamente aggravate dopo l'offensiva israeliana.

DIPLOMAZIA - Sia Hamas che la Jihad Islamica si sono dichiarati estranei all'attacco, ma al tempo stesso hanno accusato di Israele di aver ripetutamente violato il cessate il fuoco di fatto in vigore nell'area dalla conclusione dell'offensiva militare di Israele contro Hamas a Gaza. Il ministro della difesa israeliano, Ehud Barak, ha definito «intollerabile» l'attacco e ha assicurato che Israele reagirà nei modi che riterrà opportuni. L'attacco precede l'arrivo nella regione dell'inviato Usa in Medio Oriente, George Mitchell, mentre quello dell'Ue, Javier Solana, è già arrivato e dopo una sosta al Cairo vedrà stasera il ministro degli esteri israeliano, Tzipi Livni.

27 gennaio 2009

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Di Pietro attacca Napolitano

«Troppi silenzi, il silenzio è mafioso»

La replica del Quirinale: «Espressioni offensive e pretestuose».

Anche Fini lo difende alla Camera

ROMA - È il sequestro di uno striscione che riporta le parole "Napolitano dorme, l’Italia insorge", durante la manifestazione organizzata a piazza Farnese a Roma dall'Associazione nazionale vittime di mafia contro la sospensione decisa dal Csm del procuratore Apicella, l'occasione per il nuovo affondo di Antonio Di Pietro sul presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il leader dell’Italia dei Valori si rivolge al capo dello Stato dicendo: «Vogliono farci ancora una volta lo scherzetto di piazza Navona. Ma in una civile piazza c’è il diritto a manifestare. Presidente Napolitano, possiamo permetterci di accogliere in questa piazza chi non è d’accordo con alcuni suoi silenzi?». Ma Di Pietro va oltre e al giudizio della piazza associa il suo: «A Lei - prosegue - che dovrebbe essere arbitro, possiamo dire che a volte il suo giudizio ci appare poco da arbitro e poco da terzo?». L'ex pm precisa che la critica viene fatta «rispettosamente», ma poi aggiunge: «Il silenzio uccide, il silenzio è un comportamento mafioso».

UN MIGLIAIO IN PIAZZA - Teatro del duro attacco di Di Pietro al Colle è la manifestazione sulla giustizia organizzata da Sonia Alfano. Un migliaio di persone circa ha risposto all’appello dell’Associazione nazionale vittime di mafia, dell’Italia dei valori e di una serie di organizzazioni e di personalità e si è radunato in piazza Farnese a Roma per manifestare a difesa della democrazia e della «legalità costituzionale». Al centro della protesta, la sospensione decisa dal Csm del procuratore capo di Salerno Luigi Apicella, secondo un volantino diffuso dai promotori, segnale di «grave ingerenza del potere politico nei confronti dell’autonomia della magistratura». Tra i protagonisti della giornata, che si alternano sul palco allestito di fronte al palazzo dell’Ambasciata francese, Salvatore Borsellino, Beppe Grillo, Marco Travaglio e il leader dell’Italia dei valori Antonio Di Pietro. «Punire dei magistrati per aver tentato di fare rispettare la legge a politici, magistrati e imprenditori corrotti rientra in una logica dittatoriale alla quale noi come familiari degli uomini e delle donne morti in difesa della democrazia abbiamo il dovere di ribellarci» ha scritto il presidente dell'Associazione Familiari Vittime di Mafia Sonia Alfano su Facebook.

LA REPLICA DAL COLLE - Immediata la puntualizzazione del Quirinale in una nota in cui si dice: «La presidenza della Repubblica è totalmente estranea alla vicenda dello striscione nella manifestazione svoltasi oggi in Piazza Farnese a Roma a cui fa riferimento l'onorevole Di Pietro. Del tutto pretestuose sono comunque da considerare le offensive espressioni usate dallo stesso onorevole Di Pietro per contestare presunti «silenzi» del Capo dello Stato, le cui prese di posizione avvengono nella scrupolosa osservanza delle prerogative che la Costituzione gli attribuisce».

FINI - Gli avvenimenti di piazza Farnese e gli attacchi di Antonio di Pietro al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, hanno avuto una eco immediata anche nell'aula di Montecitorio. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, tra l'altro ha detto: «La Camera dei deputati ritiene, e non potrebbe essere altrimenti, che il Presidente della Repubblica sia garante dei diritti e dei doveri dei cittadini e rispettoso e solerte difensore delle prerogative del Parlamento. L'aula ha ribadito il fatto che è lecito, com'è più che naturale in una democrazia, il diritto sacrosanto alla critica politica, ma che mai quel diritto può travalicare il rispetto a chi rappresenta tutta la nazione, al di là del fatto che sia stato espressione di un voto unanime o meno del Parlamento che lo ha eletto».

GRILLO - Tornando alla manifestazione, c'è da segnalare la presenza in piazza di Beppe Grillo: «Questo governo è stato messo lì per accordi precisi con la mafia», ha detto Grillo prima di unirsi agli altri oratori. «Ogni anno 9 miliardi di euro dell'Unione europea spariscono nelle mani della camorra e della mafia», ha detto ancora, «siamo noi che li finanziamo». Mentre «Provenzano e Totò Riina sono in galera, i mandanti sono in parlamento», ha aggiunto. Quanto al Pd ha poi commentato, «se fosse stato morale avrebbe abbracciato il primo V-day, ma la morale lì non c'è mai stata». Grillo comunque non ha perso la speranza: «aspettiamo la catastrofe con ottimismo», ha assicurato, «siamo i perdenti sorridenti».

28 gennaio 2009

Ehi.....ma quanta bella gente in quella piazza........ :frantics::frantics:

Edited by ROOSTERS99
Posted

Secondo "l'esule a Lugano" quindi la mafia prende i soldi perchè c'è il PDL al governo... Senza il PDL non prenderebbe i soldi... se ci fosse il PD (di cui si rammarica per l'assenza al V-Day), le cose non andrebbero così e la mafia scomparirebbe in men che non si dica.

Grillo è sempre stato uno dei miei comici preferiti, mi ammazza dalle risate ogni volta!!

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Secondo "l'esule a Lugano" quindi la mafia prende i soldi perchè c'è il PDL al governo... Senza il PDL non prenderebbe i soldi... se ci fosse il PD (di cui si rammarica per l'assenza al V-Day), le cose non andrebbero così e la mafia scomparirebbe in men che non si dica.

Grillo è sempre stato uno dei miei comici preferiti, mi ammazza dalle risate ogni volta!!

proprio così!

pensa che durante i due anni del prodibis molti picciotti di cosaloro si sono trovati costretti a chiedere aiuto alle agenzie di lavoro intestinale, ops, interinale perché non battevano chiodo

per fortuna la Banda degli Onesti è durata poco sennò aumentavano i disoccupati in Sicilia...

vacca miseria se son coglioni :frantics:

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Secondo "l'esule a Lugano" quindi la mafia prende i soldi perchè c'è il PDL al governo... Senza il PDL non prenderebbe i soldi... se ci fosse il PD (di cui si rammarica per l'assenza al V-Day), le cose non andrebbero così e la mafia scomparirebbe in men che non si dica.

Grillo è sempre stato uno dei miei comici preferiti, mi ammazza dalle risate ogni volta!!

Non mettiamo in bocca a Grillo parole che non ha detto .....

Continuiamo invece a difendere questa classe politica, linda e immacolata ed esente da critiche ....

Posted

Questa classe politica è 60 anni che è così.

Lasciamelo dire, visto che da giovinetto ho anche pagato per essere stato contro questa classe politica.

Nessuno la difende, ma questa vulgata che scopre i privilegi per farci quattro soldi mi puzza di opportunismo infame.

Se poi questa classe politica è diventata peggio, ce lo meritiamo e in fin dei conti ci rappresentano degnamente copme Popolo.

Posted (edited)
Non mettiamo in bocca a Grillo parole che non ha detto .....

Continuiamo invece a difendere questa classe politica, linda e immacolata ed esente da critiche ....

Se moralizzazione , rinnovamento e pulizia debbono venire da chi era in quella piazza ieri, allora sto' con la (vomitevole) classe politica.

Edited by ROOSTERS99
Posted (edited)

Quando la tua linea politica è dare del disonesto a chiunque è facile finire per darlo ad uno di troppo.

Edited by Ponchiaz
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Quando la tua linea politica è dare del disonesto a chiunque è facile finire per darlo ad uno di troppo.

Aggiungerei che per quel tipo di atteggiamento, bisognerebbe godere di una cristallina onestà personale......e proprio non ci siamo........... :rolleyes:

Posted

Sul lavoro mi han tolto internet e a milano non ho ancora la linea telefonica, mi tocca elemosinare il pc dalla mia ragazza....grazie tat

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Sul lavoro mi han tolto internet e a milano non ho ancora la linea telefonica, mi tocca elemosinare il pc dalla mia ragazza....grazie tat

Spero che tu ti renda conto che da questo messaggio qualcuno potrebbe dedurre che io sono la tua ragazza :lol::lol:

Nego assolutamente.

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Spero che tu ti renda conto che da questo messaggio qualcuno potrebbe dedurre che io sono la tua ragazza :clap[1]::lol:

Nego assolutamente.

Rido, rido, rido.

Bravo.

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Sul lavoro mi han tolto internet e a milano non ho ancora la linea telefonica, mi tocca elemosinare il pc dalla mia ragazza....grazie tat

Cavolo Emaz, mi ero preoccupato...

Comunque pensavo avessi più gusto....dai il Tat non è bellissimo..... :clap[1]::lol:

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Spero che tu ti renda conto che da questo messaggio qualcuno potrebbe dedurre che io sono la tua ragazza :angry::o

Nego assolutamente.

Tesoro, ora mi ripudi così???

Rido, rido, rido.

Bravo.

Cavolo Emaz, mi ero preoccupato...

Comunque pensavo avessi più gusto....dai il Tat non è bellissimo..... :rolleyes::angry:

non sarà bellissimo ...ma fa certi numeri che neanche moira orfei

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