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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Un derby apparentemente a pronostico chiuso che Varese vuole onorare dando il massimo contro la squadra da battere della serie A. Attilio Caja non si sofferma nell'analisi degli indiscutibili valori dell'EA7, ma chiede ai suoi di interpretare con la giusta mentalità un match comunque prestigioso: «Superfluo ribadire le qualità di Milano: Ì'EA7 ha fisicità e atletismo in abbondanza, ed è l'unica rappresentante italiana in Eurolega, dove ha vinto tre delle ultime quattro partite. Quella di domani sarà una gara prestigiosa e una tappa importante del nostro percorso di crescita: la giocheremo al massimo delle nostre possibilità, così come faremo in ognuna delle 13 partite che mancano».
    La priorità sottolineata dal coach pavese è quella della coralità, chiave di volta per non subire il gap fisico e tecnico nei confronti della capolista: «Sarà un test importante per verificare il livello raggiunto nel percorso di crescita effettuata nelle ultime settimane: per noi la priorità sarà quella di giocare di squadra sui due lati del campo. Le sfide individuali sono già perse in partenza, evitare gli isolamenti e gli 1 contro 1 in difesa è il primo aspetto determinante per provare a competere contro una squadra fortissima come l'EA7. Sotto questo profilo mi aspetto conferme sul piano della mentalità, determinante nella vittoria di Caserta».
    L'occasione sarà dunque ghiotta per verificare la tenuta mentale della squadra nel suo impianto corale contro l'avversaria più impegnativa della stagione: «È stato importante il modo con cui abbiamo ottenuto i due punti, mettendo in mostra applicazione e solidità mentale: due aspetti decisivi per vincere partite importanti e fare risultato in trasferta. Questa dimostrazione di solidità dà fiducia per il prosieguo del nostro campionato; ora cerchiamo conferme contro Milano in una partita nella quale sarà fondamentale non disunirci né rilassarci mai. La squadra di Repesa è bravissima a punire ogni errore, dovremo limitare la loro transizione e la loro capacità di giocare dentro l'area sia con i lunghi che con gli esterni».
    Il coach pavese sottolinea la necessità di spingere sull'acceleratore per esaltare le qualità di Maynor e si rammarica per l'assenza di Bulleri, out per un problema muscolare a una coscia: «Dovremo essere bravi noi a giocare il più possibile in transizione per aiutare Maynor e non subire troppo la fisicità di Milano; a metà campo invece dovremo essere bravi con i blocchi ad aiutarlo per costringere la difesa a fare delle scelte. Purtroppo ci mancherà Bulleri: mi spiace molto perché Massimo è un professionista esemplare, meriterebbe di poter giocare questo derby».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Chiarezza. Quella che per anni è mancata (e da tale mancanza sono scaturiti i risultati che da tempo "apprezziamo", in campo e fuori). All'indomani dell'assemblea di Varese nel Cuore, nella quale è emerso un altro buco nel bilancio della Pallacanestro Varese, l'amministratore delegato della società Fabrizio Fiorini cerca di abbattere quel muro - invisibile ma pesante - che sta tra i tifosi e le vicende delle segrete stanze. Spiegando per filo e per segno la situazione finanziaria della società, senza lesinare cifre e senza "rimbalzare" argomenti scomodi.
    Fiorini, come si è passati dai 400 mila euro di "buco" resi pubblici a novembre 2015 agli attuali 800 mila? Va fatta innanzitutto chiarezza sulle cifre e sulle competenze. I quasi 800 mila euro, di cui abbiamo dato informazione l'altro giorno ai consorziati, sono la perdita a bilancio dell'esercizio 2015/2016; i 400 mila - per l'esattezza 420 mila - riguardavano invece il bilancio della stagione 2014/2015, ammanco emerso a novembre 2015 quando il sottoscritto - per evitare che la situazione degenerasse - fece emergere il dubbio all'interno di Varese nel Cuore. Mi sembra dunque evidente come le due cose siano distinguibili e non imputabili a chi è arrivato a gestire solo quest'anno la nostra società.
    Allora riformuliamo la domanda, anche se il destinatario della questione dovrebbe essere qualcun altro: come si è arrivati ad avere 800 mila euro non coperti in una sola stagione? Lo chiediamo a lei perché è lei, insieme al nuovo cda, che ha dovuto prima scoprire e poi affrontare il pregresso. I fattori sono diversi. Una voce consistente è quella dei pagamenti relativi a giocatori e agenti non registrati nei consuntivi precedenti. Poi ci sono costi di fornitori emersi in ritardo rispetto alle normali tempistiche, con una prassi che la nostra gestione si è impegnata fin da subito a cambiare: ora, quando arriva una fattura relativa a un servizio di cui la Pallacanestro Varese ha beneficiato, tale fattura viene subito registrata ed "entra" sia nel budget che nel bilancio. Così non sempre veniva tempestivamente fatto in passato ed è questo il motivo per cui ci siamo trovati molti debiti sul groppone.
    I molteplici avvicendamenti di giocatori, avvenuti durante lo scorso campionato, hanno influito sul "buco"? Per quanto riguarda i giocatori la questione è molto semplice: al monte salari netto vanno sempre aggiunti i costi accessori, che riguardano il tesseramento, la casa, l'automobile, gli agenti, gli spostamenti etc. È chiaro, quindi, che più cambiamenti si fanno nel roster, più questi costi crescono, anche nell'ipotesi in cui si riesca a fare un cambio alla pari, non aggravando - cioè - il monte stipendi. Questa è la ragione per la quale personalmente ero scettico sul cambio Melvin Johnson-Dominique Johnson: senza la certezza di un ritorno determinante in termini sportivi, una mossa del genere rischia di creare un pericoloso danno economico.
    Quanto è costata questa Openbjobmetis Varese, Fiorini? Tenere in piedi la società costa tra i 4 milioni e i 4,5 milioni di euro, di cui l'85% è riservato alle spese riguardanti l'area sportiva. Il monte salari netto è di circa 900 mila euro. Le entrate arrivano per il 30% da Varese nel Cuore, per un 20% dalla biglietteria e per il 40% dagli sponsor. Varese, a differenza di altre squadre di serie A, non ha alcun apporto diretto dalle istituzioni (da Comune, Provincia e Regione), cosa che invece avveniva fino a poche stagioni fa.
    Perché con un budget tra i più bassi in serie A, per di più in una situazione di debiti da affrontare, i pochi soldi a disposizione sono stati spesi per "12 giocatori 12"? Perché la società ha accolto le precise richieste dell'area tecnica, che ha preteso una rosa di 12 giocatori per cercare la competitività sia in Italia che in Europa. Stesso discorso vale per uno staff tecnico di un allenatore più tre assistenti: uno in più è stato richiesto per la coppa. È per questo che arrivare a considerare la Champions - com'è stato fatto dopo pochi mesi - un impiccio, quasi un fastidio, mi è dispiaciuto veramente tanto, soprattutto alla luce di quanto ci aveva portato in dote sotto diversi aspetti la final four di Chalon dello scorso anno. Va comunque specificato che il budget - tarato sulla situazione finanziaria conosciuta nell'estate 2016 - è stato rispettato al 100%.
    Lei dice: «il budget tarato sulla situazione finanziaria conosciuta nell'estate 2016». Perché? Cosa non sapevate allora? Cosa è successo dopo? Sono entrato in piazza Monte Grappa a febbraio 2016, con l'espressa consegna di dare una mano alla gestione prece- dente. Ma, fino a maggio, non ho avuto la diretta gestione dei conti. E soprattutto, una volta deciso di cambiare la guida della società, non c'è stato alcun passaggio di consegne, come invece era auspicabile avvenisse. Ci siamo quindi trovati in pochi giorni a dover adempiere a tutte le scadenze più impellenti (l'iscrizione al campionato, il pagamento dei giocatori, l'insediamento di Coldebella) solo con l'aiuto economico del presidente Alberto Castelli e di altri soci del Consorzio. Che il contesto non fosse dei migliori lo potevamo intuire, ma solo in seguito a un esame più approfondito sono emerse tutte le situazioni non conosciute riguardo ai debiti.
    Un lavoro che ha impiegato mesi? Questi mesi sono serviti soprattutto a modificare radicalmente l'impostazione di diversi aspetti per evitare gli errori fatti in passato. Abbiamo in primis portato la gestione della contabilità all'interno della società, società che oggi non è più in mano a un singolo ma è basata sulla suddivisione della competenze e delle responsabilità. Abbiamo poi implementato i sistemi informatici e cresciuto alcune professionalità di cui già disponevamo. Abbiamo messo mano al settore giovanile, al merchandising (si veda la costruzione del nuovo negozio) e infine migliorato i rapporti con l'Handicap Sport Varese e con il territorio. Entro la fine dell'anno sociale la nostra struttura verrà certificata da un ente apposito come "sistema di qualità". E sarà un passo importante a garanzia dei fornitori, degli sponsor, dei consorziati presenti e di tutti coloro che vorranno aderire a Varese nel Cuore».
    Gli 800 mila euro come sono stati ripianati? Per il 70-80% attraverso sponsorizzazioni extra e attraverso il contributo di persone che hanno a cuore la nostra squadra. Il grazie più grande va detto ad Alberto Castelli: senza di lui un'azienda con i "numeri" della Pallacanestro Varese avrebbe già chiuso i battenti. E va anche sottolineato come un aiuto inferiore alle attese sia arrivato dalle banche, un atteggiamento che tuttavia si può anche capire: è stato dato peso a quelli che sono stati i numeri degli anni scorsi (che sono contro di noi) piuttosto che agli sforzi che questa gestione ha compiuto per uscire dalla crisi.
    Da chi verrà ripianato il restante 20%? Dai consorziati e dal cda della Pallacanestro Varese. E devo dire che per questo mi sento in colpa nei confronti di due persone - Toto Bulgheroni e Riccardo Polinelli - che sono stati coinvolti in questa avventura, in tutti i sensi, senza che potesse essere chiara la situazione che andava affrontata.
    A proposito di sponsor: perché nelle ultime partite di Champions League sulle maglie è sparito il nome "Openjobmetis"? Perché il Cavalier Rosario Rasizza, insoddisfatto dei risultati ottenuti in campo continentale, ha dato la possibilità ad altre aziende di dare il proprio contributo per sponsorizzare quelle partite.
    La prossima stagione sportiva inizierà finalmente senza debiti? Tutto il lavoro fatto è importante perché ci ha regalato una visione a 360° gradi dei costi della Pallacanestro Varese. Ciò significa che già intorno ad aprile-maggio saremo in grado di ragionare sul prossimo anno. Si programmerà, insomma, tenendo conto di dati certi.
    Il nuovo tabellone segnapunti del PalA2A quando verrà installato? Non si tratta di una spesa non necessaria viste le ristrettezze economiche? Il tabellone verrà installato il prossimo anno ed è un investimento che si auto-finanziera completamente. L'unica spesa che verrà sostenuta dalla società sarà proprio l'installazione.
    Tra Consorzio e stanza dei bottoni lei è ormai al terzo anno di avventura in Pallacanestro Varese: c'è un ricordo oppure una persona particolare che "racchiude" questi tre anni? Sì ed è Maurizio Vescovi, il fratello di Cecco, mancato proprio un anno fa. È stata la prima persona che ho incontrato una volta entrato in Varese nel Cuore, in Valmalenco, durante un ritiro estivo della squadra. Per due anni è stato il mio vicino di posto al palazzetto: da quando non c'è più, il suo seggiolino è rimasto vuoto e sempre lo rimarrà, perché ad ogni stagione lo "prendo" io per evitare che qualcun altro vi si possa abbonare. Non esiste un altro tifoso della Pallacanestro Varese come lui: acceso, molto competente e giustamente anche critico.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Il parquet del PalA2A diventa un maxi-schermo per dare la carica all'Openjobmetis. Il derby di domenica contro l'EA7 sancirà il debutto della nuova presentazione ali 'americana dei giocatori biancorossi. Uno show fatto di immagini proiettate sul campo in un gioco di luci ed ombre attraverso il sistema creato da Archè, azienda gallaratese che ha già messo a punto lo stesso spettacolo per le gare casalinghe del Legnano Basket, club di cui è anche sponsor di maglia. Lavori in corso tra ieri e oggi a Masnago - con la truppa di Attilio Caja trasferitasi al Campus per gli allenamenti - per installare il nuovo impianto di illuminazione necessario per la messa a punto della nuova presentazione.
    Lo spettacolo che ha rappresentato un interessante valore aggiunto per le gare casalinghe degli Knights al PalaEuroImmobiliare prevede una routine di circa 80 secondi per lo spegnimento delle luci e l'utilizzo del sistema che farà comparire sul parquet l'immagine di ogni atleta a referto con tanto di numero di maglia e scheda personalizzata. L'esordio in occasione del derby contro la capolista Milano prelude ad una presenza fissa al PalA2A della nuova tecnologia, che sarà utilizzata in versione integrale - ossia per entrambe le squadre - in occasione della BCC Cup in programma il 21 febbraio a Castellanza, nell'amichevole ufficiale benefica tra TWS Legnano ed Openjobmetis Varese che sarà presentata oggi a Busto Garolfo presso la sede dell'istituto di credito che farà da main sponsor per l'iniziativa benefica.
    Uno spettacolo che ricalca quello ormai da anni in voga nella NBA - dove però la presentazione è abitualmente concentrata sullo startingfive e non su tutti e 12 gli atleti a disposizione - che renderà ancor più moderna la cornice attorno all'evento agonistico. L'iniziativa all'avanguardia per il mondo del basket italiano, rende certamente più fruibile e accattivante il "contenitore" del PalA2A: il case history di successo del Legnano Basket di Marco Tajana dimostra come gli eventi collaterali a supporto della partita rendano attrattivo il "prodotto-basket" per il pubblico ma soprattutto per gli sponsor. E l'investimento effettuato dalla Pallacanestro Varese per la strumentazione necessaria agli effetti ottici prodotti da Archè - in vista di quello più sostanzioso per il tabellone a cubo centrale, che dovrebbe arrivare nel 2017-18 - va nella direzione della valorizzazione del brand.
    Sarà un motivo in più per seguire dal vivo l'Openjobmetis in un derby sulla carta impossibile come quello contro l'EA7 "punta sul vivo" dalla sconfitta di lunedì ad Avellino, la terza stagionale in Italia per la compagine di Jasmin Repesa, favorita d'obbligo per il Triplete Coppa Italia-campionato dopo aver già vinto la SuperCoppa. Ieri pomeriggio sono state inaugurate le prevendite presso i tradizionali canali (Triple, Giu-liani&Laudi e on line su www.pallacanestrovarese-shop.it); tempo fino alle 19 di sabato per anticipare i botteghini, le casse di Masnago apriranno alle 19.15 di domenica. Per l'occasione il club di piazza Monte Grappa ha indetto una promozione extra con uno sconto del 30 per cento su sciarpe e giacconi "griffati" presso il nuovo Pallacanestro Varese Store situato all'ingresso del parterre.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Attilio Caja si gode il riposo del lunedì col gustoso sapore dei primi due punti conquistati in campionato, ma esorta l'Openjobmetis a restare sul pezzo perché la vittoria esterna di Caserta è solo il primo passo verso la salvezza: «I due punti in campionato hanno tutt'altro valore rispetto alle vittorie in Champions, specie se conquistati in trasferta in un turno che sulla carta sembrava favorevole alle nostre avversarie che invece hanno perso in casa. Però la strada per la salvezza è ancora lunga e in salita: prima era difficilissimo e ora è solo difficile...».
    Di certo però si potrà preparare senza patemi di classifica il derby sulla carta impossibile contro Milano... «È l'unica squadra fuori portata per chiunque, proveremo comunque a batterci col giusto senso della sfida. Le altre sono tutte battibili, dipende dal momento in cui le si incontra; chiaro che aver rotto il ghiaccio dà morale, ma anche dopo la partita contro Sassari c'era fiducia, perché hai consapevolezza di quando metti in campo cose buone. Però a livello mentale e caratteriale Caserta ha dato risposte importantissime».
    Le ha date prima di tutto Maynor, ripagando la fiducia nei suoi confronti. «Quella di Eric è una leadership naturale che io gli affido e la squadra gli riconosce. Non vuol dire che segnerà sempre 20 punti, ma se il tuo giocatore più rappresentativo si allena nel miglior modo possibile, incitando e stimolando i compagni, la qualità delle sedute è notevole e arrivi alla partita con una preparazione solida».
    Questione Anosike: il centro nigeriano è passato da essere un problema a un pilastro difensivo... « O.D. sta disputando partite di alto livello, sia nell'aspetto difensivo primario del contenimento del pìck&roll che a rimbalzo. Sono contentissimo della sua presenza e della sua disponibilità: è un ragazzo che fa tanto lavoro sporco e continua a combattere anche se la palla in attacco non gli arriva».
    Questione Ferrero: da sesto esterno ad ala forte titolare producendo anche punti e non solo impegno. «Col gioco che facciamo abbiamo bisogno di qualcuno che attacchi il ferro: Giancarlo lo ha fatto molto bene dandoci una doppia dimensione di 1 contro 1 e tiro da fuori, finalizzando il lavoro di squadra. In allenamento dà sempre il massimo e in partita sta ripagando la fiducia: quando sono arrivato mi è stato chiesto di ottimizzare le risorse interne ed è una bella soddisfazione ottenere risposte da un ragazzo sempre positivo».
    Dunque dopo Caserta tutti sintonizzati sulla stessa lunghezza d'onda e niente interventi sul mercato? «Bisognava capire chi c'è e combatte per la squadra e chi invece no. Le risposte di tutti mi hanno soddisfatto, compreso Eyenga che, risolto il problema addominale, sta riprendendo ritmo e continuità: è in un momento negativo al tiro, ma in difesa si è battuto. Ho apprezzato anche il contributo emotivo dei ragazzi della panchina, e la spinta che ci hanno dato la ventina di tifosi al seguito: è stato bello dare una soddisfazione a questi ragazzi che sono venuti fino a Caserta a sostenerci in un momento difficile».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    L'Openjobmetis inverte la rotta a Caserta. Dopo 5 sconfitte in fila e 50 giorni di digiuno, la formazione biancorossa torna alla vittoria sul campo della Pasta Reggia con una prova confortante alle voci concentrazione e coralità. Ossia i cardini del basket di Attilio Caja, che può celebrare il suo primo hurrà in campionato a culmine di una prestazione sostanziosa sui due lati del campo. Nella partita psicologicamente più delicata dopo lo stop casalingo contro Sassari - con tanti applausi ma zero punti - e il tonfo di Oldenburg, piace soprattutto la tenuta mentale mostrata da Varese per giocare una gara accorta contro un'avversaria dai chiari pregi e chiari limiti.
    I biancorossi imbrigliano con un mix di uomo e zona 2-3 il temuto bomber bianconero Sosa (8/22 dal campo), gestendo con oculatezza il ritmo di una partita che ripropone un Maynor in versione leader (7/18 al tiro e 7 falli subiti), con tutte le giocate decisive contro la zona 3-2 campana che portano la sua firma. Difesa solida attorno al pilastro Anosike (tentacolare sotto il canestro biancorosso con 21 rimbalzi, la metà di quelli conquistati dagli ospiti) e ripartenze efficaci che esaltano un Dominique Johnson finalmente affidabile come finalizzatore della manovra (9/15 dal campo per l'ex Alba Berlino). Ma la carta vincente della truppa di Caja è un Giancarlo Ferrero inusitato terminale offensivo, che funge da "terzo polo" dell'attacco in una serata balisticamente disastrosa di Eyenga (1/13 dal campo e 4/7 ai liberi, comunque utile in retroguardia).
    Vittoria che vale due punti... e due posizioni in classifica, visti i contemporanei stop casalinghi delle dirette rivali Cremona e Pesaro. Ma dopo tanta fatica non ripagata dai risultati, rompere il ghiaccio era fondamentale per dare una prova concreta dell'efficacia del sistema-Caja. E una vittoria figlia di una ricetta azzeccatissima - a livello di tattica di gara, ma soprattutto di mentalità instillata nel gruppo - da parte del tecnico pavese è il miglior viatico possibile sulla strada - comunque ancora lunga - che porta alla salvezza.
    E se Maynor è quello di Caserta, vicino mai come ieri sera a quello decisivo per la salvezza di due anni fa, l'auspicio è che il nuovo regime di una partita alla settimana lo porti a migliorare ulteriormente la condizione. Necessità impellente per un Kangur davvero in riserva, "nascosto" comunque dal Ferrero rigenerato dalla cura Caja nelle profondità della panchina. E artefice a suon di triple del primo strappo biancorosso (21 -31 al 10' con un poderoso 6-24 costruito a suon di transizioni ed esecuzioni dopo il 15-7 iniziale per la Pasta Reggia). Openjobmetis non sempre lucida, vedi il passaggio a vuoto a cavallo tra secondo e terzo quarto quando è calata la fluidità della manovra e Caserta ha alzato il ritmo: dal 31-42 del 16' i padroni di casa, trovando giocate dinamiche sull'asse Sosa-Putney, hanno ricucito sul 43-47 del 20', mettendo la freccia in avvio del terzo periodo (58-54 al 26'). Brava Varese a non perdersi d'animo e a riproporre la ricetta corale sui due lati del campo somministrata dal suo coach: ancora Ferrero protagonista per il controsorpasso (60-61 al 28'), poi un'altra fiammata di Johnson per il 62-72 del 34'. Poi tanti affanni contro la zona 3-2 e un 2+1 di Sosa da brivido (75-76 a meno 110"); nel finale difesa sugli scudi con Anosike baluardo, e Maynor decisivo a pescare il nigeriano per la schiacciata del 75-79 a meno 49" con Johnson glaciale in lunetta per il 4/4 della staffa. E ora il derby impossibile di domenica contro Milano fa meno paura...
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    L'Openjobmetis misura le sue attuali prospettive in chiave salvezza sul campo di Caserta. Oggi al PalaMaggiò (palla a due alle ore 18.15) la truppa di Attilio Caja farà visita alla rivelazione Pasta Reggia provando a fermare a quota 5 il lungo digiuno in campionato che l'ha inchiodata all'ultimo posto della classifica. Un test impegnativo ma indicativo per i biancorossi dopo la definitiva chiusura dell'avventura in Champions League: il tonfo di Oldenburg ha rappresentato il primo passo indietro della gestione "Artiglio", e dunque il riscontro odierno sul campo di una squadra in salute come quella di Sandro Dell'Agnello dovrà chiarire se si è trattato di un semplice incidente di percorso.
    Il pronostico è avverso a Varese, ma con 8 trasferte sulle 14 partite ancora da giocare - e una delle 6 a Masnago sarà proprio il derby di domenica prossima contro l'EA7 Milano - ogni partita è buona per recuperare il (tanto) terreno perso nel girone d'andata. Fuor di metafora, all'Openjobmetis servono almeno un paio di imprese esterne per completare una missione-salvezza che - a scapito dei passi avanti dell'ultimo mese - non ha ancora visto muovere la classifica nell'era Caja. E la trasferta al PalaMaggiò, sul campo di una Pasta Reggia guidata dal grande talento offensivo di Edgar Sosa (19.2 punti e 6.6 assist a partita per il play dominicano) ma non certo impenenetrabile per atteggiamento difensivo (peggior difesa della serie A a 85.3 punti a gara), è una verifica importante per capire se l'attuale versione del team biancorosso possiede la sufficiente forza tecnica e mentale per risalire la china in classifica.
    Qualsiasi ipotesi interventistica sul mercato è stata rinviata alla pausa, prevista dal 12 al 26 febbraio e riservata alle Final Eight di Coppa Italia. Ma l'Openjobmetis dovrà guadagnarsi sul campo nel trittico Caserta-Milano-Brindisi la fiducia riposta nuovamente da Attilio Caja negli effettivi a sua disposizione dopo il match di Oldenburg. Sotto la lente di ingrandimento ci sarà ancora una volta Eric Maynor, il quale sembra aver superato le noie al ginocchio dei primi giorni della settimana: sarà il play statunitense il primo a dover cambiare registro sul campo, legittimando con un rendimento più affidabile e un piglio più sicuro la leadership che il coach pavese gli riconosce in allenamento. Caserta ha sfruttato a sua volta lo stop tra andata e ritorno per svuotare l'infermeria (recuperato il solido esterno Bostic) e sostituire l'infortunato Czyz con l'ex biancorosso Diawara, subito decisivo settimana scorsa a Reggio Emilia per fermare a quota 5 la sua serie negativa. Varese dovrà giocare una partita lucida e accorta, impostando un match su ritmi e punteggi bassi per non esaltare le folate degli "scorridori" campani che possono contare su lunghi agili come il saltatore Putney e il solido Watt. Coach Caja ha tracciato la rotta, adesso i giocatori saranno capaci di tramutare sul campo le sue indicazioni?
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Il Basket siamo noi... Sì, ma “noi” quanti? «Varese è così poco innamorata della sua pallacanestro? Allora meritiamo davvero l’A2?»
    Una punta di amarezza a metà del cammino può cogliere anche gli escursionisti più forti e più preparati, quelli che fin dall’inizio hanno considerato la cima un sogno da realizzare, non una semplice meta. Seduto nella sala riunioni del suo ufficio, Luca Thomas Villa, presidente di quanti quel sogno l’hanno coltivato davvero e ci hanno messo del loro, nel lasciarsi andare alla provocazione è ben lontano dall’immagine dell’uomo sopraffatto dagli eventi: «Si tratta di un processo lento, ne siamo consapevoli, così come ben sappiamo che i risultati della squadra hanno influito molto sulle scarse adesioni. Non demorderemo e cercheremo di far passare meglio il nostro messaggio, continuando a mantenere le promesse che abbiamo fatto»
    Una goccia, un mare
    Sette mesi di Trust. È il 23 giugno 2016 quando 15 tifosi annunciano al mondo la nascita dell’azionariato popolare biancorosso. Dopo Varese nel Cuore il genio cittadino partorisce un’altra strada verso la sostenibilità economica di una passione. L’unione deve fare la forza, anche qui, come successo per le aziende dopo aver appurato la latitanza di padroni mecenati. In questo caso, però, si parla alle persone, non alle partite Iva: 100 o 500 euro all’anno, una goccia che diventa mare. «Pensate se 2000 persone versassero 100 euro all’anno - azzardò Toto Bulgheroni, socio fondatore (anzi: socio sognatore, come gli altri 14...) - Sarebbero 200 mila euro in più da spendere per la Pallacanestro Varese. E sarebbero un aiuto consistente».

    Ne sarebbero bastati 1000, ci si è assestati a 350 e spicci (374 per l’esattezza): «L’inizio è stato eccellente - afferma Villa - Ora stiamo un po’ pagando lo scotto dell’andamento della squadra. Sinceramente mi aspettavo un po’ più di amore incondizionato da parte di Varese: 370 aderenti, in una città che fa 80mila abitanti e che ama il basket, è un dato oggettivamente sproporzionato. Mi viene da pensare che la gente qui sia sì affezionata alla pallacanestro, ma a costo zero o quasi».
    Promesse rispettate
    Il rammarico, però, lascia ben presto spazio sia all’orgoglio, sia alla voglia di proseguire sulla strada intrapresa: «Il bilancio di questi mesi non è negativo. Abbiamo creato un qualcosa che ha pochi eguali in Italia, abbiamo centrato l’obiettivo di acquistare le azioni della società (ora il Trust ha il 5% ndr), abbiamo dato il nostro contributo per l’acquisto di Dominique Johnson, abbiamo colorato di biancorosso il palazzetto con le coreografie. Io al “Basket siamo Noi” darei un 8».

    Otto per quei banchetti informativi che non mancano mai fuori da Masnago, che ci sia freddo o gelo, otto per le trasferte organizzate che sono state un formidabile strumento di aggregazione, otto per averci creduto e per continuare a farlo: «Il prossimo passo saranno l’assemblea dei soci e la creazione di un appuntamento settimanale, una sorta di ritrovo tra i soci sempre aperto. E poi continueranno gli eventi in ottica reclutamento. Sono assolutamente convinto che il futuro passi anche dalla nostra iniziativa: non mi sorprenderei se fra 10 anni una squadra di pallacanestro fosse posseduta interamente da un trust di tifosi».

    Il domani più prossimo, tuttavia, si chiama salvezza. E i 374 “tifosi proprietari” hanno ancora più diritto degli altri a lanciare il loro appello: «L’A2 sarebbe un incubo, non scherziamo - conclude il presidente de “Il Basket siamo Noi” - E lo sarebbe per quelle regole che renderebbero quasi impossibile una rapida risalita e per l’inevitabile regresso delle risorse economiche che una retrocessione comporterebbe. Io spero che i giocatori lo sappiano e che imparino a sputare sangue. Se qualcuno non ci sta, faccia pure subito le valigie».
    Fabio Gandini

  • simon89
    Varese sceglie il modo peggiore per congedarsi dall'Europa. La truppa di Attilio Caja crolla fragorosamente sul campo di Oldenburg. Un passo indietro lungo e ben disteso (solo una volta - Coppa Coppe 1967/68 ad Atene - Varese aveva fatto peggio dei 53 punti di ieri) rispetto ai progressi delle ultime settimane che riapre interrogativi preoccupanti sulla consistenza tecnica e mentale dell'organico attuale per portare a termine la missione salvezza in campionato. La scelta di non anticipare a sabato il match casalingo contro Sassari, lasciando neppure 48 ore di recupero rispetto alla battaglia di domenica, lasciava presagire come il ripescaggio in FIBA Europe Cup fosse obiettivo meno rilevante rispetto alla priorità di lasciare l'ultimo posto in serie A.
    Però Varese ha giocato una partita molle a livello mentale, prima ancora che fisico: la zona 2-3 proposta inizialmente da Caj a per proteggere Maynor in difesa e togliere ritmo alla circolazione di palla di dei tedeschi aveva dato frutti nelle battute iniziati. Ma l'Effe-Effe ha sprecato l'inerzia iniziale con una serie di errori banali tra palle perse e liberi sbagliati; così i padroni di casa hanno trovato ritmo perimetrale (8/16 a 3) utilizzando lunghi frontali per aprire l'area, e il 14-0 a cavallo tra primo e secondo quarto ha spaccato la partita (26-12 al 13') a preludio di in un primo tempo da 22 punti frutto di un cocktail mefitico di brutture (4/13 ai liberi e 12 perse a fronte di soli 8 canestri dal campo) che ha riproposto i peggiori momenti delle trasferte europee dell'era Moretti. Nel disastro generale, da salvare soltanto Avramovic, ti quale ha avuto l'orgoglio e la freschezza di mettersi in proprio nell'unico periodo offensivamente accettabile (14 punti in 6'30" sui 25 fatturati nella terza frazione), e in parte capitan Cavaliero con qualche tripla che, dopo un timeout motivazionale di coach Caja, ha ricucito dal 52-24 del 23' al 57-40 del 27'.
    Così l'avventura europea - che doveva essere un fiore all'occhiello ed è invece diventata una polpetta avvelenata per strategie sbagliate nella costruzione della squadra e nella gestione dei ritmi di un doppio impegno sul quale si è avvitato il primo grande (e fatale, vedi i cambi contestati contro Klaipeda) equivoco tra la società e Paolo Moretti, termina senza neppure la prova di appello della FIBA Europe Cup, nonostante al momento il bilancio internazionale (5-11 contando il preliminare di Champions con il Benfica) sia migliore rispetto a quello interno (4-12).
    Ma l'encefalogramma piatto espresso ieri da troppi giocatori riapre scenari allarmanti: solo gambe molli dopo le fatiche contro Sassari e dunque serbatoio in riserva che il regime normale di una partita a settimana (saranno ancora 14 con 107 giorni di stagione dopo averne disputate 32 nei primi 118) potrà ricaricare con la solita ricetta "tempo e lavoro"? Oppure la sconfitta contro il Banco Sardegna, nonostante una prestazione positiva sotto molti aspetti, ha lasciato scorie mentali pesanti nelle teste di giocatori poco abituati a sforzi di concentrazione per stare in un sistema evoluto? Di certo la gara in Germania dovrà riaprire seriamente le valutazioni sul conto di Maynor, troppo labile come "giocatore-capo" di una squadra che avrebbe bisogno di ben altro piglio dal suo leader. E la seconda bocciatura consecutiva in tre giorni da parte di Attilio Caja potrebbe modificare la posizione della società da neutralista a interventista negli scenari di mercato in regia...
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Varese cerca nuovamente riscatto in Europa per rilanciarsi dalle delusioni in Italia. Stasera a Oldenburg (palla a due alle 18) la truppa di Attilio Caja - nuovamente griffata Effe-Effe come già accaduto in Polonia - insegue l'ultima chance di ripescaggio in FIBA Europe Cup nel turno conclusivo della regular season della Champions League. Neppure 48 ore dopo lo stop casalingo contro Sassari, i biancorossi andranno a caccia dell' impresa contro un'avversaria da playoff dell'emergente Bundesliga (10 vittorie in 16 gare, vittoria interna 71 -64 contro Francoforte nell'anticipo di sabato).
    Il sogno dei playoff europei è stato già gettato alle ortiche con le (evitabilissime) sconfitte casalinghe dell'andata con Paok Salonicco e Rosa Radom e a meno di un colpaccio contro pronostico, da corredare peraltro attraverso una combinazione di risultati favorevoli dagli altri campi, stasera Varese si congederà dall'avventura europea. L'intento di Cavaliero e compagni è quello di onorare comunque l'impegno e di mettere in campo tutta la voglia di rivalsa dopo l'ennesima sconfitta in volata contro Sassari. Ma è evidente che la missione salvezza in Italia ha priorità assoluta su qualsiasi ipotesi di prosecuzione del cammino in FIBA Europe Cup; d'altra parte però Attilio Caja ha ribadito che ogni partita è utile per proseguire sulla strada della crescita. E la trasferta di stasera, contro un' avversaria di alto profilo e ancora motivata dalla possibilità di saltare i preliminari playoff in caso di vittoria, è un ulteriore test per verificare lo spessore dell'attuale Varese nella rincorsa-salvezza da conquistare in campionato.
    La sconfitta contro il Banco Sardegna ha evidenziato nuovamente le problematiche legate all'inconsistenza difensiva di Eric Maynor, e l'assenza di un leader capace di dare sicurezza nei finali in volata, ruolo nel quale Dominique Johnson non è stato in grado di dare la svolta auspicata. Il play statunitense ha margini di crescita legati al ritorno quasi scontato al regime di una partita alla settimana, oppure in una squadra che ha bisogno di grinta e carisma è un lusso poco compatibile con le necessità di classifica, come se per iscriversi ad un rally si scegliesse una fuoriserie?
    Il dopo-Dinamo non fa registrare ripensamenti su possibili ritocchi all'organico attuale: al di là delle risorse mancano le alternative adatte. Cavalcare eventualmente l'ipotesi Johnson Odom in uscita da Sassari (peraltro a costi impossibili per le casse biancorosse) potrebbe rivelarsi un rimedio peggiore del male vista l'incompatibilità tra un "solutore solitario" e il sistema corale di "Artiglio". Servirebbe trovare giocatori carismatici e votati al gioco di squadra come Chris Wright o Rok Stipcevic, ossia gli ultimi due ex che hanno castigato Varese dopo avergli dato la scossa nel 2015-16 e nel 2010-11. Intanto però si aspettano altre risposte da Oldenburg per capire se la parabola ascendente si è assestata a fronte dei limiti strutturali del roster, o se l'organico attuale è in grado di esprimere ulteriori margini di crescita.
    Giuseppe Sciascia 

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