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VareseFansBasketNews

  • simon89
    La pioggia di triple di Sassari spegne le velleità di riscossa dell'Openjobmetis. Quarto periodo ancora fatale alla truppa di Attilio Caja che, due settimane dopo il calo decisivo contro Torino, si fa trafiggere da un Banco Sardegna infallibile dall'arco (16/31 totale di cui 6/11 negli ultimi 10'). A Varese non bastano le migliori prove stagionali sul piano statistico nel tiro da 2 punti e nelle palle perse (rispettivamente 60% e solo 7) per aver ragione della lanciatissima Dinamo (4 successi in fila per il team di Pasquini).
    Nella sconfitta consecutiva numero 5 dei biancorossi sono molti di più i meriti ospiti rispetto alle colpe dei padroni di casa. Che pure pagano a caro prezzo l'unico fuorigiri del match : i 4 punti prodotti nei primi 5' del quarto periodo, frutto di attacchi senza spaziature e a palla ferma come nella fase peggiore del girone d'andata, risultano determinanti per consentire agli ospiti la fuga decisiva (dal 61-62 del 30' al 65-74 del 35' firmato da 4 triple). Una dimostrazione pratica che l'Openjobmetis non può permettersi mai e in nessun caso di uscire dallo spartito corale voluto da Attilio Caja, ma anche una conferma che troppi giocatori faticano a stare con la testa in un sistema evoluto. E appena emergono le (cattive) vecchie abitudini, si vanificano 35 minuti di lavoro complessivamente positivo pur in una partita che rimette in discussione la capacità di Eric Maynor di guidare col piglio giusto Varese nella missione-salvezza.
    Il merito maggiore di Sassari è quello di aver attaccato con pazienza chirurgica i punti deboli della difesa di biancorossa, raccogliendo i frutti della sua sagacia tattica con un numero elevatissimo di tiri aperti nei secondi finali dell' azione. Ma troppo spesso la squadra di Caja ha dovuto ricorrere a cambi difensivi e rotazioni forzate per tappare le falle aperte dal suo playmaker. E quando negli ultimi 15' Sassari ha convertito a rimbalzo d'attacco i pochi errori commessi dal perimetro, l'OJM -sconfitta a sorpresa nel duello a rimbalzo, chiave determinante della ripresa-non ha più trovato quei canestri facili generati dalle ripartenze che gli avevano garantito qualche allungo (42-40 al 18' dopo il 33-38 del 16' e 49-44 al 24'). Se poi il regista statunitense fatica a mettere in ritmo i compagni "deragliando" nel traffico con troppi palleggi e tanta fatica contro la pressione difensiva come accaduto nel quarto periodo, allora la sua gestione "leggera" e troppo povera di consistenza diventa un lusso che una squadra da battaglia come la Varese dell'era Caja non può permettersi. Non a caso il coach pavese ha affidato ad Avramovic la bacchetta del comando per l'assalto finale, guidato fino al 73-77 del 38' dall'ex di turno Eyenga ma poi respinto dall'ennesimo dardo velenoso dell'altro ex Stipcevic (MVP per il Banco Sardegna con 21 punti in 27').
    In definitiva una prova positiva sotto molti aspetti, certamente migliore rispetto a quella di due settimane fa contro Torino, ma conclusasi analogamente con tanti rammarichi e zero punti. Chiaro che la Varese di ieri sera avrebbe con ogni probabilità messo "in saccoccia" i punti regalati all'andata contro Avellino, Brescia e la stessa Fiat; resta però il fatto che in classifica il piatto piange, e il calendario propone un trittico di fuoco (Caserta e Brindisi fuori e Milano in casa) prima della pausa per la Coppa Italia. La crescita del gioco non basta più: senza una vittoria che sblocchi la squadra a livello mentale la missione-salvezza rischia di complicarsi notevolmente...
    Giuseppe Sciascia 

  • banksanity6
    Anche la prima partita di ritorno non può essere festeggiata dal pubblico di Masnago con una vittoria; di fronte c’è una squadra tosta, dal roster importante e che arriva da una lunga striscia positiva e Varese ci prova fino in fondo a giocarsi i 2 punti ma le percentuali mortifere degli isolani e alcuni passaggi a vuoto dei biancorossi fatali per gli uomini di coach Caja. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
    Johnson 5,5 : un passo indietro rispetto alla partita di mercoledì sera per quanto riguarda la continuità di rendimento all’interno della stessa gara. Nel momento determinante scompare dal campo anche perché imbrigliato molto bene da D’Ercole. INCEPPATO
    Anosike 6,5 : positivo in attacco dove sembra aver trovato più brillantezza e tempismo per il pick & roll; determinato e concentrato in difesa dove vince la sfida interna con Lydeka. RIGENERATO
    Maynor 5 : ennesima prestazione che lascia l’amaro in bocca perché la leadership e il carisma che dovrebbero essere le armi principali di Eric rimangono nello spogliatoio tant’è che per il finale gli viene preferto Avramovic. ABULICO
    Avramovic 6,5 : conferma le impressioni avute già nella gara di coppa e cioè che lentamente, il giovane serbo, sta ritrovando fiducia nei propri mezzi e con quest’ultima anche energia per lottare su ogni pallone anche se a volte va fuori giri e si complica la vita con scelte cervellotiche, ma gli attributi sono innegabili. IRON BALLS
    Pelle 5 : la partenza di Norvel è buona anche stasera pur avendo come diretto avversario un osso duro come Lawal che come atletismo non è secondo a nessuno, ma poi si perde all’interno di una gara che lo vede sempre ai margini della manovra soprattutto quando esce in difesa con dei flash che regalano spesso e volentieri dei vantaggi ai sardi sulle rotazioni che non riesce poi mai a recuperare. SCOMBINATO
    Bulleri N.E.
    Cavaliero 5 : il capitano sembra uno dei pochi che non abbia ancora giovato della cura Caja e stasera rimane particolarmente penalizzato per gli accoppiamenti che deve subire in difesa, con uomini più grossi e atletici di lui tipo Carter. In attacco non entra mai completamente in ritmo e alla fine non incide. VOLATILE
    Kangur 7 : finalmente l’estone gioca una partita di livello cambiando però quelle che sono le caratteristiche per cui lo conosciamo. Chiude con 8/9 da 2 con conclusioni tutte vicine al ferro e senza prendere mai una conclusione dalla lunga distanza poi i suoi diretti avversari non lo surclassano mai. WELCOME BACK
    Lo Biondo N.E.
    Canavesi N.E.
    Ferrero 7 : chiude l’incontro con 7 punti frutto di 3 conclusioni tutte andate a segno e con una difesa quasi sempre puntuale e ruvida al punto giusto per pungere e recuperare palloni. Nel secondo tempo inspiegabilmente dimenticato in panchina, forse andava cavalcato di più. PULEDRO
    Eyenga 5,5 : nulla da dire sulla sua abnegazione difensiva che viene profusa nel marcare un po’ tutti, dal paly all’ala forte. In attacco parte molto controllato per poi sciogliersi andando avanti con la partita. Nel finale però cade nei soliti errori di sempre, prende palla, la ferma per giocarsi il post basso e sistematicamente perde palla per non parlare poi di quella tripla presa dopo un coast to coast assolutamente insensata. ANNEBBIATO
     

  • simon89
    L'Openjobmetis prova a conciliare fame di punti e voglia di impresa. Oggi al PalA2A (palla a due alle ore 18.15) la formazione di Attilio Caja inaugura il girone di ritorno contro il Banco Sardegna Sassari, una delle big dell'ultimo decennio italiano contro la quale non vince a Masnago dal novembre 2012. Test probante ma significativo per verificare il livello raggiunto da Cavaliero e compagni dopo i primi riscontri positivi della cura somministrata dal nuovo coach. Le due corroboranti vittorie contro Radom e Usak (rispetto a mercoledì recuperato Massimo Bulleri, che sarà a disposizione del tecnico pavese) hanno dimostrato come Varese abbia imboccato la strada giusta grazie ad una miglior condizione atletica determinante per alzare l'intensità della difesa e il ritmo del gioco. Ma la Dinamo, che si presenta a Masnago con un ruolino di 5 vittorie nelle ultime 6 gare, è avversaria di valore ben superiore rispetto a polacchi e turchi, e lo scomodissimo ultimo posto in classifica - frutto del blackout finale di due settimane fa contro Torino - impone di invertire rapidamente la rotta.
    Per questo il match iniziale della fase discendente del campionato assume le fattezze di uno spartiacque: un'eventuale vittoria consacrerebbe definitivamente la guarigione dell' Openjobmetis dal male oscuro che l'ha condizionata per i primi quattro mesi del 2016/17. E darebbe la spinta alla truppa di Caja verso una volata salvezza da affrontare con meno affanni se nel poker di impegni prima della Coppa Italia (dopo il match odierno Varese andrà a Caserta, poi ospiterà Milano e infine sarà di scena a Brindisi) riuscirà a spremere 4 punti prima del ciclo di scontri diretti degli ultimi due mesi.
    I biancorossi sapranno confermarsi sui livelli di intensità difensiva e coralità alla base delle prime due vittorie dell' «era Artiglio»? Di certo il copione sarà analogo a quello proposto mercoledì contro l'Usak: tanta aggressività per togliere efficacia alle trame di una Dinamo graffiante dall'arco (39% da 3, terza in serie A), con l'obiettivo di tenere ben pigiato il pedale dell'acceleratore per non finire impastoiati nelle spire della miglior difesa del campionato a 74.8 punti concessi. Varese ha bisogno di conferme definitive da Maynor come volano del gioco e di impatto offensivo da un Dom Johnson ormai calato nei panni della prima punta e dall'ex di turno Eyenga. E soprattutto di volume interno dalla coppia Anosike-Pelle contro un Banco Sardegna ultimo in serie A nel totale rimbalzi a dispetto dell'innesto dell'esplosivo Lawal, uno dei due correttivi (l'altro è l'esperto esterno Bell, che ha preso il posto di un Johnson Odom ormai ai saluti) attraverso i quali i sardi hanno agganciato in extremis il pass per la Coppa Italia e opzionato i playoff di Champions League. Se Varese vuol dare una svolta alla stagione, oggi è l'occasione giusta per riaccendere l'entusiasmo del PalA2A con una impresa che fermi a quota quattro la serie di sconfitte in campionato.
    Giuseppe Sciascia 

  • simon89
    Attilio Caja indica la rotta alla sua Openjobmetis per ripetere 1" impresa di due anni fa. Proprio il coach pavese infatti era alla guida del team biancorosso il 19 aprile 2015, in occasione dell'unica vittoria di Varese negli ultimi 7 confronti con Sassari: al PalaSerradimigni finì 79-71 con 21 punti di Maynor e 20 di Eyenga. Ora serve rompere un digiuno casalingo che dura dall'ottobre 2012 con Frank Vitucci in panchina per invertire la rotta e lasciare l'ultimo posto in classifica. Ma "Artiglio" non vuole sovraccaricare il match che inaugurerà il girone di ritorno di eccessive aspettative: «Ci aspetta una partita difficile contro un'avversaria tosta come Sassari, ma ho grande fiducia nelle qualità della mia squadra e nella consapevolezza che si è preparata bene per questa sfida. Bisogna vivere questa partita con serenità e fiducia, ma senza farsi prendere dal panico per la classifica attuale: il campionato è molto lungo, le partite senza ritorno saranno le ultime e gli scontri diretti. Se riuscissimo a vincere sarebbe un grandissimo risultato per noi, viceversa dovremo continuare il nostro processo di crescita e miglioramento: è la classica partita che dà grandi vantaggi in caso di successo, in caso contrario avremo perso contro una big del campionato».
    Di certo Varese si troverà di fronte un'avversaria in salute, che dopo due mesi di "gestazione" ha recuperato posizioni in classifica staccando in extremis il pass per la Coppa Italia anche grazie all' innesto del play-guardia Bell e del pivot Lawal. Il "toto-turnover" dei 9 stranieri per 7 posti indica come altamente probabile la conferma a referto dell'ala Carter, con Darius Johnson Odom nuovamente sul mercato: «Sassari è una squadra di grande talento fisico e tecnico e sta vivendo un momento estremamente positivo, ha vinto 5 delle ultime 6 partite di cui tre consecutive in campionato e martedì a Ludwigsburg ha conquistato un successo virtualmente decisivo per iplayoff di Champions League. Il loro salto di qualità è coinciso quando lo zoccolo duro degli italiani è tornato ad essere protagonista; la Dinamo ha 9 stranieri da ruotare, martedì ha reinserito Carter dopo diverse gare con Johnson Odom: non so cosa aspettarmi delle scelte di Pasquini, prepareremo la partita a prescindere dal loro assetto».
    E la priorità indicata dal tecnico dell'Openjobmetis è quella di ripetere l'intensità e l'applicazione difensiva messa in campo in Champions League per tenere il ritmo alto: «Dobbiamo ripartire sulla falsariga della gara di mercoledì contro l'Usak. Abbiamo disputato un'ottima partita difensiva che vogliamo ripetere anche contro Sassari: giorno dopo giorno i ragazzi mi hanno dimostrato con i fatti la volontà di fare bene e dare il massimo. Domani serviranno aggressività e contropiede, sfruttando la fiducia nei nostri mezzi acquisita grazie alle ultime due vittorie: la Dinamo corre meno degli altri anni, se riusciremo a trovare canestri facili in campo aperto aumenteranno le nostre chances». Dunque l'obiettivo di Caja è quello di mettere a frutto in campionato la fiducia acquisita grazie ai successi in coppa: «Usak non è una squadra di Eurolega ma vale una buona squadra del nostro campionato: abbiamo dimostrato di tenere il campo con autorità, e in generale la coppa ha aumentato le nostre certezze con due partite nelle quali tutti i giocatori hanno dimostrato di poter fare la loro parte».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    C’è lo straniero tipo, quello dal vocabolario sempre verde, adattabile a tutte le stagioni, tutte le squadre, tutte le situazioni. Ovvietà ad uso e consumo del pubblico, tempo sostanzialmente perso. Poi c’è Oderah Anosike, from New York: nessuna frase fatta, assenza di piaggeria, poca ritrosia a parlare di argomenti difficili o delicati, onestà. Una chiacchierata con lui, mentre Masnago è ancora spenta, è un tuffo - autentico, non plastificato - in una stagione da correggere, in problemi da non nascondere, in un passato che diventa magistero e in un futuro che contempla l’aspirazione. Parola a lui, con l’avvertenza di leggere non solo le righe, ma anche “tra” esse.
    Anosike, non giriamoci intorno: cosa è andato storto nella prima parte della stagione?
    Abbiamo avuto molti problemi nel cercare un modo per giocare insieme, semplicemente. In estate non abbiamo mai trovato la chimica giusta e ciò si è ripercosso fino a oggi: secondo me la nostra stagione insoddisfacente è tutta qui
    Ora è arrivato Attilio Caja: come si trova con lui?
    Mi piace davvero molto giocare per lui: coach Caja è un ottimo allenatore, ma prima di tutto è un grande uomo. Lo dimostra nel lavoro di tutti i giorni, non solo in palestra, ed è un esempio per tutti i giocatori. Mi piace che non faccia figli e figliastri, che non applichi alcun favoritismo: non importa che tu sia americano, italiano, vecchio, giovane, un ex NBA, un rookie... non gli interessa. Se giochi bene e fai ciò che lui ti chiede, stai in campo; se non lo ascolti, resti fuori.
    Forse non è un caso, allora, che le ultime partite abbiano messo in risalto una crescita della Openjobmetis... Il lavoro sta effettivamente pagando?
    Tutti i giorni lavoriamo davvero duramente in allenamento, guardiamo tantissimi video sia sui nostri errori che su ciò che facciamo correttamente. Abbiamo un grande coach, stiamo migliorando e cercando di mettere in pratica ciò che lui ci chiede. E siamo felici, perché pensiamo ci sia ancora abbastanza tempo per cambiare il corso degli eventi.
    Come giudica la sua stagione finora?
    Credo sia una buona annata, nulla di eccezionale e non la migliore che ho avuto in Italia. Di sicuro, però, non è negativa. All’inizio credo sia stato difficile trovare il ritmo con i miei compagni e non è stato semplice giocare con Norvel dietro di me, senza quindi avere a disposizione i minuti che di solito ho. Ora, però, sto trovando il mio ritmo e il mio ruolo: il coach crede molto in me e mi concede qualche errore, Ora sono davvero felice.
    Che tipo di gioco offensivo predilige, Oderah? Sa, l’argomento è abbastanza discusso tra i tifosi... E, soprattutto: pensa che il modo di giocare della squadra dia risalto alle sue qualità?
    Se mi avete visto giocare a Pesaro, saprete che lì si proponeva nel 99% dei casi il pick ’n roll, mentre ad Avellino forse si arrivava all’85%. Qui, all’inizio, non giocavamo molto in questo modo, perché Eric (Maynor ndr) aveva qualche problema fisico. Ma ora il coach insiste sul muovere la palla, ed è perfetto per me. Sono un giocatore dinamico, veloce: se giochiamo “up&down”, con tanti tiri, ho più possibilità di andare a rimbalzo offensivo e di sfruttare la mia energia. Secondo me questa è la via migliore, prima eravamo troppo lenti.
    Questa è la sua quarta stagione in Italia: nella prima esperienza a Pesaro nel 2013 (14,4 punti e 13,1 rimbalzi di media ndr) non è sembrato soffrire il classico impatto da rookie nel nostro campionato... Corretto?
    Penso di sì. Avevamo un roster corto a Pesaro, giocavo 37 minuti di media e anche se facevo dieci errori a partita, avevo comunque la possibilità di giocare, di imparare e di capire. In altre squadre non è così. La stagione nelle Marche è stata molto importante per me, per crescere e per conoscere il basket italiano ed europeo. Mi ha davvero aiutato nel prosieguo della mia carriera.
    Ad Avellino e Brindisi, invece, com’è andata?
    Ad Avellino abbiamo avuto una stagione difficile, non siamo arrivati dove avremmo voluto ma ho comunque fatto esperienza. A Brindisi è stato divertente arrivare a metà stagione per aiutare la squadra al meglio possibile: lì il pubblico mi ha apprezzato molto.
    Come si è adeguato al basket di livello europeo, che quest’anno ha conosciuto tramite la Champions League?
    Mi sono trovato bene, per la squadra è stata una competizione difficile, perché molto fisica e affrontata contro formazioni di alto livello. Stiamo imparando solo ora come giocare in Champions League, adattandoci alle differenze con il campionato italiano, anche come metro arbitrale. Magari riusciremo ad andare avanti in Fiba Europe Cup, ora che abbiamo trovato un po’ di ritmo.
    Pensa possa essere d’aiuto al campionato continuare in coppa? Non tutti la pensano così...
    Io credo di sì, per la nostra fiducia e per capire meglio cosa vuole il coach. Ma anche per i tifosi, per l’ambiente, per la città, per tanti motivi, insomma.
    Per un giocatore è davvero un problema giocare due volte a settimana?
    Per me no. Se non scendessimo in campo per una partita, ci sarebbe comunque un allenamento: non fa alcuna differenza. È meglio giocare allora, per i tifosi, per l’atmosfera, per la nostra carriera: io lo preferisco sempre.
    Come si trova a Varese rispetto alle altre città italiane in cui hai vissuto?
    Mi piace molto la città ed oltretutto qui è tutto molto comodo per noi giocatori. I tifosi? Sono molto tosti, ma lo dico in un’accezione positiva. C’è una grande storia e giustamente si vuole la miglior stagione ogni anno. Per me è giusto, normale, e aggiungo che noi vogliamo cambiare in questo 2017 e regalare ai tifosi le soddisfazioni che meritano.
    Se lo aspettava un tifo così “esigente”?
    No, non me lo aspettavo. L’unica volta che ho avuto modo di capire quanto i varesini fossero così caldi è stata quando arrivai qui con Pesaro: da voi c’era coach Frates, io ero un rookie e fu molto difficile giocare a Masnago. A Varese la gente vuole vincere ed è bello, è giusto.
    Lei nasce in una famiglia di nigeriani immigrati a New York ed è il settimo di otto fratelli. Come è stato crescere in una famiglia così numerosa?
    Bello e brutto allo stesso tempo: bello perché impari molte cose e in molti ti proteggono se hai un problema. Brutto perché devi lottare per ogni cosa e condividere tutto in casa.
    Chi è più forte, lei o sua sorella Nicky (ex giocatrice Wnba che ora ha appeso le scarpe al chiodo)?
    Io, chiaramente (ride). Ma solo perché lei ha giocato a un livello più semplice del mio.
    Sua sorella però è arrivata fra i professionisti... Lei, invece, continua a sognare un approdo in Nba?
    Sì, ho fatto per due volte la Summer League e sarà sempre un sogno quello di giocare in Nba. Ogni volta che metti piede in campo, non sai mai chi può esserci ad osservarti e quindi ogni anno cerco di dare il massimo per avere una chance di giocare in the League.
    Ha avuto una grande carriera tra l’high school ed il college (Siena) , distinguendosi sempre come un grande rimbalzista e vincendo per due anni di fila le classifiche di specialità della sua division. Sono davvero sempre state le “carambole” la sua arma principale?
    Sì, i rimbalzi sono sempre stati la mia caratteristica principale, fin dall’inizio della mia carriera. Credo che i tifosi o gli allenatori solitamente apprezzino maggiormente chi segna, perché è più bello segnare venti punti. Per me però è meglio tirare giù venti rimbalzi. Ed è bello che coach Caja riconosca il mio lavoro, sa che magari non segno 20, 15 o 10 punti, ma sa che lotto ogni volta per i rimbalzi. Segnare è talento, prendere rimbalzi è lotta, energia. Se fossi un coach, prenderei qualcuno che possa lottare in ogni partita, ecco perché mi piace questo fondamentale.
    Dai suoi “ricordi di scuola” emerge anche che lei è sempre stato uno studente brillante... Che lavoro le piacerebbe fare dopo la sua carriera nel basket giocato?
    Mi piacerebbe rimanere nel mondo della pallacanestro, in realtà. Spesso parlo con Claudio Coldebella e gli confesso il sogno di diventare un general manager, magari anche in Italia (e per questo sto imparando anche l’italiano...). Oppure un head coach all’università negli States.
    Nel suo futuro più immediato cosa vede?
    Penso che, se finiremo la stagione bene, se ci salveremo, potrò anche aspirare a qualche squadra di Eurocup o di Eurolega. Credo che un giocatore che va a rimbalzo sia utile ad alti livelli in Europa. Ed il mio obiettivo è arrivare al livello più alto possibile.
    Prima la salvezza, già... Magari da festeggiare come fece a Pesaro: circolano diverse foto in rete in cui si vede lei sopra il tavolo dell’Adriatic Arena come se fosse un capo-popolo dei tifosi...
    Spero che accada ancora, che accada anche qui... Il punto è che abbiamo tutto ciò che ci serve, non dobbiamo cambiare o diventare matti. Dobbiamo solo continuare a lottare e a lavorare, abbiamo bisogno dei tifosi al nostro fianco, dobbiamo ascoltare il coach.
    Che sfida sarà quella di domenica contro Sassari?
    La Dinamo costruisce sempre squadre di talento e ha un ottimo coach come Pasquini. Dovremo essere molto concentrati sul loro talento offensivo per non farli segnare con facilità. Difesa e aggressività, un tifo caldo, e potremo vincere.
    Alberto Coriele e Fabio Gandini

  • simon89
    L'Openjobmetis rompe il lungo digiuno al PalA2A e rimane aggrappata all'Europa. Cavaliero e soci superano con autorità l'Usak, tornando a festeggiare davanti al loro pubblico 39 giorni dopo il "canto del cigno" casalingo di Paolo Moretti contro Reggio Emilia e tenendo aperto uno spiraglio per il ripescaggio in FIBA Europe Cup. La prima vittoria interna dell'era Caja corrobora le sensazioni positive che la squadra aveva già espresso a Radom: il "tagliando" negli ultimi otto giorni di lavoro in palestra mostra una Varese graffiante in difesa e arrembante in campo aperto, le due caratteristiche considerate imprescindibili a settembre per esaltare le doti di attivatore di Maynor (altra regia solida con 8 assist e il "pallino" sempre in mano) e le qualità acrobatiche dei tanti atleti del roster.
    Restyling completato senza intervenire sul mercato, sfruttando l'efficacia del lavoro di "Artiglio" nel convincere i giocatori a sposare un sistema corale che esalta le qualità di ognuno, a partire da un Dominique Johnson finalmente incisivo quando conta? La risposta dovrà darla il più impegnativo test contro il Banco Sardegna, prima tappa di una missione salvezza che però Varese affronta con ritrovata convinzione grazie alla doppia iniezione di fiducia proveniente dalla tanto vituperata coppa europea. E se a Radom il team di Caja aveva vinto con la circolazione di palla e la pazienza, il successo di ieri è stato figlio di una difesa attenta e aggressiva sin dall'avvio con le ripartenze in serie chiuse da Johnson e da un esplosivo Pelle (36-23 al 15'). Poi l'Usak ha fatto ricorso ad un pressing molto fisico e alla zona 3-2 per togliere lucidità a Varese, ma dopo qualche affanno iniziale Maynor ha ripreso in mano il controllo delle operazioni. E nonostante un arbitraggio non certo casalingo ed a tratti fuori controllo (2 tecnici per parte in 6'), Varese si è adeguata al clima agonistico vibrante piazzando l'affondo decisivo in campo aperto (64-49 al 27') con la verve di Avramovic e Pelle.
    Così i turchi hanno riproposto la difesa individuale e la circolazione di palla dell'OJM l'ha punita dall'arco con Johnson e Ferrero favorendo l'allungo fino al 75-56 del 33'. Poi, però, sono calate le medie al tiro (4/13 nei 10' finali dopo il 61% dei primi 30') e l'Usak è riuscita quantomeno a salvaguardare la differenza canestri nel doppio confronto. Ma l'applauso convinto dei 1.400 presenti al PalA2A è la miglior medicina per corroborare un'Openjobmetis che ha compiuto un altro passo sulla via della guarigione. Domenica contro Sassari sarà la prova del nove, ma dopo un mese nel tunnel delle sconfitte e della negatività si vede finalmente la luce sullo sfondo...
    Giuseppe Sciascia

  • banksanity6
    Seconda vittoria di fila per la Varese di coppa che anche a Masnago, dopo la vittoriosa trasferta in Polonia, riesce a tratti a fornire sprazzi di buon gioco corale condito anche da una difesa che finalmente sa farsi sentire. Purtroppo non riesce completamente la rimonta della differenza canestri subita all’andata ma i segnali lanciati dai biancorossi sono senza dubbio positivi sia per quanto riguarda l’atteggiamento sia per quello che sembra la condizione fisica. Ora l’importante è dare continuità a questo tipo di lavoro. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
    Johnson 7 : il fuciliere di Detroit questa sera finalmente sforna una prestazione convincente per tutto l’arco della partita anche se nel finale, come tutta la squadra, perde lucidità e sparacchia qualche conclusione che si stampa sul ferro, però siamo sulla strada giusta. CARISMATICO
    Anosike 6 : come ormai da consuetudine parte forte realizzando il 5 a 0 iniziale ma poi perde mordente e minuti anche perché il suo cambio questa sera sembra decisamente un fattore. Deve migliorare anche la cattiveria agonistica, tante volte vicino a canestro va su morbido invece di inchiodare a canestro e gli avversari lo mandano per questo in lunetta. BATTEZZATO
    Maynor 6 : i numeri raccontano sicuramente di una partita discreta perché 11 punti e 8 assist non sono certo poca roba ma la gestione dei ritmi non sono sembrati ancora ottimali. SLOW MOTION
    Avramovic 6,5 : in netta ripresa rispetto alle preoccupanti ultime uscite; cambio di ritmo e aggressività sul diretto avversario nonché 4 assist disegnano una prestazione che fa ben sperare per il futuro. REDIVIVO
    Pelle 7 : alterna momenti in cui sembra completamente sconnesso con altri in cui è assoluto dominatore del pitturato, soprattutto difensivamente dove regala 6 stoppate una più esaltante dell’altra; in attacco oltre alla schiacciata ha ben poche frecce al suo arco, per questo ci si auspica un intenso lavoro sui fondamentali offensivi e sulla sua mentalità leggerina. ROBIN HOOD
    De Vita N.E.
    Cavaliero 6 : anche per il capitano c’è da rilevare una prestazione migliore rispetto alle ultime uscite e anche le percentuali al tiro sono li a dimostrarlo;peccato aver sbagliato quella bomba in transizione che avrebbe voluto dire più 22 e che avrebbe permesso a Varese di provare a ribaltare la pesante differenza canestri dell’andata. KILLER...DELLA DOMENICA
    Kangur 4 : valutazione forse troppo severa ma onestamente l’estone così dimesso non lo abbiamo mai visto;la sue condizioni fisiche precarie ormai non sono una novità ma qui forse il problema maggiore è dentro la sua testa. IRRICONOSCIBILE
    Lo Biondo N.E.
    Canavasi N.E.
    Ferrero 6,5 : schierato praticamente sempre da 4 fatica a contenere il vantaggio fisico degli avversari e anche per questo si carica subito di falli anche se non indietreggia mai di un millimetro. Nella ripresa ha la possibilità di colpire dall’angolo con 2 tiri fotocopia e di questi ne mette solo 1. STOICO
    Eyenga 6,5 : ormai è una conferma, con lui seduto in panchina la circolazione di palla è più fluida. Il modo migliore per sfruttarlo è servirlo in contropiede o con palle precise lanciate sopra il ferro. Questa sera lui è il primo a capirlo e di questo ne giova tutta la squadra. CONTROLLATO

  • simon89
    L'Openjobmetis chiede strada all'Usak per consolidare il trend positivo garantito dalla vittoria di Radom, e tenere aperta la finestra di servizio sull'Europa. Stasera al PalA2A (palla a due alle 20.25; diretta su RaiSport 1) la formazione di Attilio Caja ospiterà il Muratbey, attuale detentrice del sesto posto del girone C che varrebbe il ripescaggio in Fiba Europe Cup. Ma più dell'improbabile impresa di ribaltare il meno 23 dell'andata - per sperare ancora nell'accesso alla seconda coppa è comunque indispensabile vincere - la priorità è quella di mettere in pratica sul parquet di Masnago gli 8 giorni di lavoro di "messa a punto" effettuati da Caja nella prima pausa della stagione 2016-17.
    La salvezza da conquistare in un girone di ritorno che inizierà col difficile match casalingo di domenica contro Sassari passa attraverso l'esito positivo della cura somministrata dal coach pavese all'Openjobmetis. Che al di là del probabile riposo precauzionale di Massimo Bulleri, vuole conquistare la prima vittoria casalinga dell'era "Artiglio", indispensabile per dimostrare ai tifosi biancorossi che il colpo di Radom non è stato un fuoco di paglia, ma il primo segnale concreto di inversione di tendenza verso una seconda metà del 2016-17 che permetta a Varese di abbandonare l'ultimo posto della classifica in Italia e in Europa. «Puntiamo ad un risultato che ci permetta di continuare il cammino europeo, ma soprattutto consolidi la nostra identità corale - così il tecnico biancorosso presenta l'impegno di stasera - Dovremo interpretare il match con tanta fisicità e presenza mentale contro un'avversaria che ha grande qualità offensiva, in attacco dovremo interpretare il nostro spartito corale contro le loro soluzioni tattiche ed imporre il nostro ritmo».
    Sul cammino dei biancorossi si profila un ostacolo insidioso ma non irresistibile: a dispetto di interessanti individualità straniere, l'Usak è terzultima nel campionato turco con 4 vittorie in 14 partite, e si presenta a Masnago con un ruolino di marcia non proprio brillante (una sola vittoria - contro il Radom nel turno di Champions del 4 gennaio - nelle ultime 6 gaie). Rispetto all'andata la squadra di coach Bulkaz ha perso la stella Lyons (28 punti e 6 assist in 23' nell'87-64 del match disputato in Turchia), e ora la regia è divisa tra il veterano Demirel e il tiratore lituano Vasiliauskas. Le punte della compagine turca sono i potenti esterni Harrison e McKissic (assente all'andata) e il dinamico lungo Auguste, che fa coppia con un altro giocatore interno di buone qualità frontali come il lettone Freimanis (visto nel 2012-13 a Montegranaro).
    Battere l'Usak rimanderebbe il verdetto sull'eventuale ripescaggio in FIBA Europe Cup al turno conclusivo della regular season della Champions League di martedì prossimo ad Oldenburg. Ma soprattutto darebbe all'Openjobmetis la giusta spinta a livello mentale verso la sfida inaugurale del girone di ritorno contro Sassari. Ed è evidente come la salvezza da conquistare nelle prossime 15 partite sia la priorità assoluta degli ultimi 4 mesi della stagione.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    E’ arrivato il “pacificatore”, che nella fredda provincia lombarda del basket è elemento talvolta indispensabile quanto un pivot dotato di movimenti fluidi spalle a canestro o una guardia con il fuoco sacro nei polpastrelli. Nella nobile Varese - causa un dna invidiabile che ha però il difetto di rendere ancora più pesanti le macerie dei terremoti cestistici – le sconfitte hanno il potere di trasformare gli abitanti ammalati di pallacanestro in guelfi e ghibellini sempre pronti a scontrarsi tra loro, armati fino ai denti di idee l’un l’altra contrapposte e di un disfattismo perennemente “bartaliano” («gli è tutto da rifare»).
    Attilio Caja, con quel sorriso che fuori dal campo (ma anche sul parquet eh: basta fare come dice lui) si apre spesso e anche volentieri, con quella sicurezza da uomo che ogni giorno si alza dal letto e va a fare la professione che ama, con il magistero di un’esperienza che ha sportivamente conosciuto apoteosi e disgrazie, per un guazzabuglio del genere è semplicemente “nato pronto”. Ogni suo gesto, ogni sua parola, ogni sua intenzione – tecnica, tattica, umana – tende a ricompattare ciò che è dilaniato dalle divisioni, a restaurare senza pretendere nuovi materiali per farlo, a non dimenticare nessuno sotto un’ala protettiva che prova ad estendersi ben oltre il rettangolo di gioco, aspirando alle anime. Leggete questa intervista: “l’Artiglio” cita tutti (giocatori, staff, tecnico, società, consorziati, tifosi), ma solo perché nella sua missione ci deve essere effettivamente posto per tutti. Altrimenti non funziona. Il “salvare Varese” non è solo una questione di meccanismi tecnici da aggiustare con l’unica ricetta possibile, quella del lavoro: è un’opera di cesello soprattutto psicologico, che richiede entusiasmo, assenza di timore, savoir faire e furbizia.
    Varese parte seconda, ventiquattresimo giorno: un bilancio, coach?
    L’analisi da fare deve essere di due tipi. Dal punto di vista sportivo sono personalmente rammaricato per non aver ancora ottenuto una vittoria casalinga e per non aver ancora strappato un successo in campionato: i risultati non mi possono quindi soddisfare. E, come ho detto l’altro giorno ai consorziati, il rammarico è anche più grande perché intorno a me ho percepito fiducia e aspettative che mi fanno sentire ancora di più la responsabilità di far bene. Dal punto di vista del lavoro svolto, invece, posso dire che le problematiche da affrontare sono state oggettivamente molte (altrimenti non sarebbe stato necessario un cambio di allenatore) ma che, tutti insieme, non abbiamo perso un minuto, cercando di spingere. Ho trovato enorme aiuto da tutti i collaboratori e, in particolare, dallo staff tecnico. Ho chiesto ai miei assistenti grandi sacrifici, come lavorare durante tutte le vacanze natalizie, e loro ne hanno capito l’esigenza, rispondendo in modo positivo. Lo stesso vale per i miei giocatori: è stato un piacere lavorare con loro, apprezzarne – anche in questo caso – il sacrificio e vivere il clima positivo che si respira in palestra. Le cose non riescono ancora sempre bene? E’ fisiologico.
    Lei punta molto sulle sedute video, oltre che al lavoro sul parquet, aspetto sottolineato positivamente anche da Eric Maynor in una nostra recente intervista. Perché sono così importanti per lei?
    Il tempo per lavorare non è infinito e io non posso permettermi di “ammazzare” i giocatori con due ore e mezza di ripetizioni sul campo. Con i video, allora, riesco a far capire loro cosa voglio, ciò che fanno bene e ciò che invece sbagliano: si tratta di teoria, indispensabile prima di affrontare la pratica. E poi c’è un altro motivo: reputo molto più importante sottolineare gli aspetti del nostro gioco che non quelli dei nostri avversari. Mi interessa correggere quello che noi facciamo e con il video è possibile, perché davanti all’oggettività delle immagini le chiacchiere stanno a zero. Ho sempre creduto molto in questo sistema, ricavandone ottime risposte. Anche la vittoria in Polonia nasce dai video: contro il Rosa abbiamo giocato anche meglio di quanto mi aspettassi.
    Due possono essere – tra gli altri – i grandi temi tecnici della Openjobmetis che si appresta ad affrontare la seconda parte della stagione: la compatibilità Maynor-Anosike, data da più parti come una scommessa ormai persa, e l’utilizzo di Giancarlo Ferrero nel ruolo di ala forte, cercando in tal modo anche di sopperire all’assenza di Luca Campani.
    A Ferrero da “4” ho iniziato a credere vent’anni fa, quando presi Alessandro Tonolli da Brescia, dove giocava ala piccola, e lo portai a Roma, trasformandolo in un secondo lungo: mi piacque la possibilità di aggiungere un giocatore che – dalla posizione di “4” – garantisse perimetralità alla squadra, avesse la possibilità di attaccare il canestro dal palleggio in uno contro uno e liberasse l’area per il centro. Con Ferrero vale lo stesso ragionamento, e Giancarlo ha anche delle qualità morali per portare a termine il compito, necessarie perché dovrà giocare contro avversari più alti e più grossi di lui, prendere i rimbalzi, correre… Può farlo, ha cuore e possiede anche una discreta tecnica. E, per salvarsi, la prima caratteristica serve ben più della seconda: io ho bisogno di gente pronta soprattutto dal punto di vista caratteriale.
    Maynor-Anosike?
    Oderah è un tipo di giocatore ben preciso: in attacco non può essere innescato “in altezza” (come un Pelle o un Jefferson), ma dandogli la possibilità di sfruttare il fisico per tenere dietro di sé il difensore. E per farlo è necessaria una squadra che giri molto la palla e crei delle triangolazioni. Non vedo quindi un discorso di compatibilità tra lui ed Eric, quanto una questione di gioco complessivo, che per il momento non è perfetto. Ma sarei un illuso se pretendessi la perfezione in così poco tempo.
    La vittoria conquistata in Polonia ha regalato all’ambiente un sorriso che mancava da tempo, lasciando al contempo aperta anche la speranza di una qualificazione alla seconda fase di Fiba Europe Cup. La piazza si divide: c’è chi – con il pensiero rivolto al cammino fatto in Champions -riterrebbe la qualificazione quasi una “disgrazia”, stante l’esigenza di una salvezza da conquistare in serie A; e chi, invece, vorrebbe proseguire sul terreno continentale. Lei, coach, di che partito è?
    Il mio giudizio non può che essere diverso rispetto a quello di chi ha avvallato la scelta di giocare la Champions a inizio stagione e ha vissuto tutte le 13 partite disputate. Non posso dunque permettermi di confutare la loro idea eventualmente negativa sull’argomento, posso solo parlare per me. E dico che la coppa finora mi ha fatto comodo. Faccio un esempio: dopo Cremona ero molto deluso dall’atteggiamento della squadra… Bene: due giorni dopo la stessa mi ha dimostrato, contro il Ventspils, di averlo almeno parzialmente cambiato, pur nella sconfitta. In Polonia, poi, abbiamo vinto ed è stato un successo che mi ha permesso di verificare altri progressi. Pertanto mi auguro di poter giocare altre partite oltre alle due rimaste in calendario, ma ciò non significa che la decisione di fare la Champions a inizio anno non sia stata probabilmente negativa per le sorti di Varese.
    Questione Luca Campani, riguardo al quale, da tempo, non ci sono più notizie ufficiali. Come sta il giocatore? Si può ipotizzare una data di rientro?
    No, non ancora: Luca deve fare altre visite e altri accertamenti, specifici e approfonditi. Il suo rientro non sarà immediato. A me spiace molto per il ragazzo, che tutti i giorni lavora intensamente per favorire il recupero, ma siamo tutti consapevoli del fatto che il suo ginocchio debba essere in piena salute al momento del ritorno.
    Due anni fa, quando si sedette per la prima volta sulla panchina biancorossa, sottolineò quanto per lei fosse un onore una tale investitura e come le fosse sempre mancato allenare Varese in una carriera pur costellata di esperienze da capo-allenatore assai illustri. Lo stesso spirito sembra aver governato dal primo momento anche questa seconda avventura sotto al Sacro Monte…
    Sono carico come una molla, effettivamente. Perché qui c’è un ambiente molto bello: esco dalla palestra stanco, ma ci esco contento. Società, staff tecnico e giocatori mi gratificano: dopo le sconfitte c’è ovviamente un po’ di depressione, ma alle nove del mattino dopo siamo tutti pronti a ripartire. La nostra è una sfida difficile, non voglio dire bugie, perché mira a risolvere problemi che si sono protratti per lungo tempo: sono però convinto che sarà una sfida che vinceremo. L’obiettivo è la salvezza, che spero di conquistare prima dell’ultima giornata. Se sarà necessario, tuttavia, sono pronto a soffrire fino all’ultimo.
    In settimana ha incontrato, insieme a Coldebella e Bulgheroni, i consorziati di Varese nel Cuore. Come è andata? Come si è trovato a rapportarsi con una proprietà diffusa invece che con il classico uomo solo al comando?
    Mi sono trovato bene, anche perché molti consorziati già li conoscevo. E’ tutta gente molto a modo, con grande cultura sportiva. Durante l’incontro non ci sono state parole fuori luogo e le critiche – meglio, le considerazioni fatte – sono state espresse con molto garbo e in modo costruttivo. Averne, di interlocutori così… Questo aumenta il mio rammarico per non aver ancora ottenuto risultati positivi in campionato e il senso di responsabilità che provo davanti a questa situazione: a Varese c’è gente per bene, che merita il meglio. E se mi arrabbio con i giocatori, se cerco di alzare l’asticella, lo faccio per loro. E anche per i tifosi: con me sono gentili, mi ringraziano e io sono contento perché, ringraziando me, è come se ringraziassero tutta la squadra. Per tutti questi motivi il mio impegno da ora in poi sarà solo e soltanto uno: gratificare Varese e la sua gente.
     
    Fabio Gandini

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