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VareseFansBasketNews

  • simon89
    L'Openjobmetis prova a sfatare il tabù PalA2A contro il solido Oldenburg. Stasera a Masnago (palla a due alle 20.30; diretta tv su RaiSport 1) la formazione di Paolo Moretti ospiterà i tedeschi dell'EWE Baskets nell'ultimo turno di andata della Champions League. Partita impegnativa per una Varese in grande affanno nelle ultime cinque settimane, nelle quali ha vinto solo una volta su dieci impegni tra Italia ed Europa, e non esulta più davanti al pubblico amico dal "miracolo" in rimonta del 23 ottobre contro Brindisi (da allora quattro stop casalinghi consecutivi). L'ultimo posto solitario nel girone C lascia pochissime chances di rimonta playoff a Cavaliero e compagni; non per questo però l'ambiente biancorosso vuole mettere in secondo piano la ribalta internazionale. Soprattutto in questo momento critico, nel quale una vittoria potrebbe comunque rigenerare fiducia e autostima di un ambiente in piena depressione, aiutando a preparare in un clima meno plumbeo il delicatissimo derby contro Cantù.
    Ma il livello decisamente competitivo della Champions League rende improbo il compito per una Varese ammaccata nel fisico oltre che nel morale. Oltre alla perdurante assenza di Luca Campani, coach Moretti dovrà fare i conti con qualche acciacco di lieve entità per Kangur e Anosike (per questo centellinato domenica a Capo d'Orlando). E sembra difficile anche il recupero di Melvin Johnson, che ieri ha provato a svolgere la prima parte della rifinitura pomeridiana, ma è parso ancora piuttosto sofferente al ginocchio sinistro e con ogni probabilità verrà preservato in vista del derby di sabato contro Cantù. Anche perché pare improbabile che il mercato porti rinforzi in tempo utile per il match contro la Red October: Dominique Johnson sarà a referto oggi sul campo del Khimki Mosca con l'Alba Berlino, in giornata si deciderà - valutando tempistiche ed eventuali alternative - se andare sino in fondo con un'operazione comunque parecchio onerosa (e dopo 9 giocatori e 2 allenatori cambiati in corsa dal 2013 a 2016 il bilancio è già fisiologicamente appesantito dai costi delle riparazioni d'emergenza...).
    Nel frattempo, però, Varese dovrà affidarsi agli effettivi di domenica per provare a superare lo scoglio Oldenburg, formazione di grande esperienza e taglia fisica che è attualmente imbattuta nelle tre trasferte di Champions League. La compagine guidata dal bosniaco Drjenic non pratica un basket frizzante (70.5 punti di media) ma è molto solida sull'asse perimetrale Kramer-Paulding ed ha il pezzo forte nel massiccio e potente centro Qvale, molto incisivo in coppia con un'ala forte frontale come il belga De Zeeuw (visto due anni fa a Roma). «Affronteremo un team di livello molto alto, con una batteria di lunghi estremamente competitiva sia fronte che spalle a canestro - spiega il coach biancorosso Paolo Moretti -. Proveremo a metterli in difficoltà con il ritmo e la tattica, vogliamo mettere in campo tutto quel che abbiamo dentro per alimentare le nostre chances in Champions League».
    Dunque, il tecnico toscano batte di nuovo sul tasto mentale per nascondere i problemi di condizione fisica e del morale della sua truppa. Le prevendite molto fiacche - nonostante le promozioni per scuole e tifosi - inducono a pensare ad un ambiente piuttosto freddo: dovrà provare a scaldarlo rOpenjobmetis con una prova d'orgoglio in grado di dare un segnale forte d'inversione di tendenza.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Società sul mercato, squadra in palestra. Tutte le componenti dell' Openjobmetis sono al lavoro per uscire dalla crisi di risultati che ha progressivamente fatto scivolare la formazione biancorossa al penultimo posto in Italia ed all'ultimo del suo girone di Champions League. Per risolvere i problemi tecnici riscontrati dall'attacco di Varese nelle ultime settimane c'è un solo e unico modo: «Serve uno che la butti dentro con continuità», per usare le parole dirette del presidente di "Varese nel Cuore", Alberto Castelli. Identikit perfettamente calzante a quello di Dominique Johnson, ma la trattativa a tre con l'Alba Berlino non è facile né immediata. Ed anche se i tedeschi sarebbero già in cerca di un'ala piccola al suo posto, l'atleta del 1987 è tornato tra i sei stranieri a referto dopo il taglio di Paul Carter (però solo 5' nel match di domenica a Giessen). In soldoni: il tiratore statunitense è ai margini ma non ancora fuori dai giochi in Germania, e - a meno di colpi di scena dell' ultima ora - andrà domani a Mosca con i compagni per il match di Eurocup sul campo del Khimki. Anche qualora si dovesse trovare la quadra in extremis, la burocrazia (leggi procedura per il visto) rende assai improbabile che egli possa arrivare in tempo per giocare il derby di sabato contro Cantù.
    Nel frattempo la squadra di Paolo Moretti lavora in palestra per preparare i prossimi due delicati impegni casalinghi contro Oldenburg e Cantù. Nei quali sarà indispensabile tramutare concretamente i piccoli passi avanti sul piano del gioco visti a sprazzi a Capo d'Orlando (miglior intesa per l'asse Maynor-Anosike ed Eyenga incisivo in campo aperto) per invertire il trend fortemente negativo dei risultati (9 sconfitte nelle ultime 10 giornate) che rischia di far deflagrare la crisi di ulteriori stop casalinghi: l'ultimo hurrà al PalA2A è datato 23 ottobre. In particolare, il derby di sabato potrebbe diventare cruciale anche per la posizione del coach. Oggi la "vulgata" dei tifosi critica il tecnico aretino per i cambi a raffica e la mancanza di continuità nei minutaggi e negli assetti, ma si tratta di tentativi di risolvere l'impasse tecnico cercando di miscelare diversamente le forze disponibili: scelte alternative rispetto alle gerarchie iniziali che però soltanto a Pesaro hanno pagato i dividendi auspicati. Resta il fatto che cambiando solo l'ordine di introduzione degli ingredienti, la pietanza si è rivelata comunque indigesta, rendendo palese la necessità di modificare la ricetta attraverso un correttivo. Altrettanto evidente che se la squadra colleziona sconfitte seriali per ragioni figlie di errori evidenti in sede di costruzione del roster, gli squilibri attuali resterebbero tali anche con una conduzione tecnica diversa da quella di Moretti. Ma è chiaro che una eventuale e non certo auspicabile sconfitta contro Cantù - vista la delicata posizione in classifica di entrambe e il valore assoluto del derby nell'immaginario collettivo dei tifosi - costringerebbe la società a mettere tutto e tutti in discussione. Allenatore compreso.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    L'Openjobmetis non inverte la rotta a Capo d'Orlando. La compagine di Paolo Moretti incassa la nona sconfitta nelle ultime 10 gare sul campo della rivelazione Betaland: la reazione si vede sul piano del carattere e dell'atteggiamento, ma non su quello del gioco, con l'ormai consueta asfitticità offensiva che inchioda Varese al penultimo posto di una classifica cortissima. I prealpini pagano il gelido 6/24 dall'arco in una partita nella quale hanno provato a costruire gioco con lucidità, ma troppo spesso hanno sparato sul ferro il frutto di esecuzioni diligenti.
    Crisi di gioco o di fiducia per una squadra che rispetto ad altri naufragi esterni senza reazione ha quantomeno provato a lottare fino in fondo, senza però trovare la chiave di sblocco del suo attacco? Visto l'impasse balistico generale avrebbe fatto comodo Melvin Johnson, costretto a dare forfait in extremis a causa di un infortunio manifestatosi nella mattinata di ieri e che lo ha aggiunto alla lista infortunati a fianco di Campani. Nella serata in cui i biancorossi hanno "spremuto" 9 miseri punti con 2/15 totale dalla coppia Avramovic-Cavaliero, il rookie statunitense - pur se in discussione -poteva dare alla manovra la pericolosità perimetrale totalmente mancata all'appello.
    Evidente che il problema principale resta la mancanza di una "prima punta" che garantisca punti e personalità a metà campo: non bastano i segnali positivi trasmessi da un Maynor più efficace con meno palleggi (4/8 al tiro e 6 assist) per accendere la luce in un attacco more solito povero di alternative alle soluzioni in post basso o in penetrazione di Eyenga. Che però è stabilmente sfidato al tiro da fuori da ogni difesa d'Italia e d'Europa (0/4 a fronte del 7/9 da 2 e 5/6 ai liberi), e in una squadra dove i contropiedi si contano sulle dita di una mano non ha atout tecniche sufficienti per essere il "primo violino". La necessità di un correttivo per risolvere il primo e più evidente problema tecnico è acclarata ormai da qualche settimana, ma il mercato continua a "ristagnare" non per cattiva volontà del club - e nella settimana entrante coach Moretti dovrà continuare a fare il fuoco con la legna che ha.
    Restano gli spunti positivi sul piano della capacità di reazione di fronte ai soliti blackout legati a banali errori offensivi costati contropiedi sanguinosi al cospetto di una Betaland che ha avuto protagonisti a sorpresa come Iannuzzi ed Archie nella serata in cui i cambi difensivi hanno tolto la luce del canestro al temuto Fitipaldo e i padroni di casa hanno perso dopo 6' il pivot titolare Delas per un problema muscolare. Ma alla lunga è stato quasi un vantaggio: Varese non ha più servito Anosike dopo una partenza esaltante, al contrario Capo d'Orlando ha fatto la partita con un ottimo Iannuzzi (artefice del 36-27 del 15 ') e l'atipico Archie (15 punti nella ripresa) da "finto pivot" per il 59-47 del 28'. Mentre gli ospiti non hanno mai capitalizzato il vantaggio fisico, subendo al contrario a rimbalzo (32-41). Ed anzi la rimonta finale è arrivata quando Moretti ha giocato la carta dei 4 o 5 piccoli, ricucendo sul 62-56 del 36': ma quando il ferro ha respinto o addirittura sputato le triple della speranza (due volte errore per il possibile meno 3), Capo d'Orlando ha chiuso i conti con Tepic. Oggi si torna in palestra per preparare gli assalti ad Oldenburg e Cantù: serve dare corpo alla reazione d'orgoglio del PalaFantozzi, spezzando il cerchio della negatività in attesa di buone notizie dal mercato. Ma senza una vittoria scaccia-crisi, spezzare il circolo vizioso della negatività è davvero impresa improba...
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    L'Openjobmetis va in cerca della svolta sul parquet di Capo d'Orlando. Stasera alle 17.15 (diretta TV su Telesettelaghi) la compagine di Paolo Moretti sarà ospite della rivelazione Betaland in un match dai risvolti delicati vista la perdurante crisi (8 sconfitte nelle ultime 9 partite, 3 delle ultime 4 in campionato) delle ultime 4 settimane. Varese chiede nuovamente risposte alle attuali risorse interne in attesa di concretizzare la svolta sul fronte mercato: l'operazione Dominique Johnson passa ancora attraverso un accordo a tre che per favorire il suo approdo in maglia biancorossa dovrà comprendere anche il suo attuale club Alba Berlino. Ma al PalaFantozzi andrà in campo la stessa squadra sconfitta in casa da Brescia e crollata nuovamente sotto il peso dei suoi limiti tecnici e mentali ad Usak, nella versione attuale senza l'infortunato Campani e col solo Kangur (comunque recuperato dopo il lieve problema alla schiena di martedì) nello spot di ala forte.
    Come trovare le chiavi di innesco per una Openjobmetis che nelle ultime uscite ha messo in scena sempre il medesimo copione, mostrando però una versione sempre più sfocata di sé stessa con l'incedere delle sconfitte? Moretti ha puntato sul tasto dell'orgoglio e della mentalità per provare a scuotere un gruppo parso in difficoltà anche sul piano psicologico: dalla trasferta siciliana ci si aspettano prima di tutto risposte caratteriali per rigenerare la squadra in vista delle importantissime sfide casalinghe contro Oldenburg e Cantù. Qualunque sia l'esito del rush finale nell'operazione Dominique Johnson, l'aiuto esterno attraverso il mercato non basterà da solo a riaccendere il motore "grippato" dell'Openjobmetis. Serve uno sforzo congiunto tra staff tecnico, squadra, ambiente e società per trovare le risorse necessarie ad uscire dalla crisi; sotto questo profilo la sfida contro un'avversaria annunciata in salute tecnica e psicologica come la Betaland è significativo per capire se il gruppo possiede ancora sufficiente forza mentale per replicare la convincente prova di due settimane fa a Pesaro.
    La formazione di Gennaro Di Carlo è un "case history" di successo nel far fruttare risorse economiche limitate attraverso uno scouting "alternativo" all'americanologia dilagante. Con due soli extracomunitari rodati (il veterano Diener e il cavallo di ritorno Archie) e un mix intrigante di scoperte (su tutti il talentuoso play italo-uruguagio Fitipaldo e il centro Iannuzzi, pescato in A2 a Omegna) e giocatori da rilanciare come il serbo Tepic e il croato Delas, la Betaland ha costruito un sistema dall'identità forte che punta sulla tecnica e sulla conoscenza del gioco a scapito dell'atletismo. La versione attuale dell'Openjobmetis potrebbe accoppiarsi bene contro un'avversaria senza incursori esplosivi né stopper "iperaggressivi" sul perimetro. D'altro canto però il ricordo dell'amichevole precampionato del 22 settembre (vittoria 91-86 della Betaland con 13 triple messe a segno) è ben chiaro nella testa di Paolo Moretti, che ha spiegato chiaramente ai suoi la necessità giocare una partita di grande accortezza sui due lati del campo. Capo d'Orlando è una squadra votata alla circolazione di palla e all'attacco corale che si esalta soprattutto in casa: al PalaFantozzi è uscita indenne solo Milano. Per sognare l'impresa servirà la Varese fluida e concentrata di Pesaro, altrimenti il rischio concreto è quello di un altro naufragio...
    Giuseppe Sciascia 

  • simon89
    È Dominique Johnson l'uomo della svolta individuato dall'Openjobmetis. La 29enne guardia ala statunitense in uscita dall'Alba Berlino, solo omonimo del biancorosso Melvin che con ogni probabilità gli farà posto in caso di esito positivo della trattativa, sarebbe la prima scelta della società di Piazza Monte Grappa nella sua ricerca di una "prima punta" in grado di sbloccare l'impasse offensivo. 
    L'atleta del 1987, esterno di 195 centimetri per 95 kg, ha doti realizzative di primissimo ordine: uscito nel 2010 da Azusa Pacific, piccolissimo college di terza divisione universitaria (sulla sua storia di successo cestistico partendo dal "sottobosco" è stato prodotto anche un documentario), dopo aver inseguito il sogno NBA in tre stagioni di D-League è sbarcato in Europa, dove ha fatto sfoggio delle sue qualità offensive: i 23 punti di media col 51% da 3 fatturati nei primi mesi del 2014/2015 in Polonia con il Siarka Tarnobreg gli sono valsi l'attenzione degli israeliani del Maccabi Rishon (14,4 punti col 45% da 3). Nel 2015/2016 il salto di qualità con la firma di un contratto importante con i turchi del Banvit, dove è stato l'undicesimo marcatore dell'Eurocup (14,6 punti e 2 assist) sfidando anche Milano nelle Last 32. Nella scorsa estate il tiratore statunitense è stato vicinissimo ad Avellino, salvo poi preferire la proposta dell'Alba Berlino, in cui però sembra non avere legato granchè con il coach (9,2 punti e 2,1 assist in 27,6 minuti in 10 gare della Bundesliga; in Eurocup 14,6 punti col 40% da 3). La colonia italiana in Germania conferma l'impasse tra l'atleta del 1987 e il club, che non l'ha convocato per la partita di mercoledì in Eurocup contro Bilbao e considera in esubero come settimo straniero (in Bundesliga massimo 6 su 12 a referto) dopo il rientro degli infortunati Miller e Gaffney. 
    A Varese piacerebbe molto inserire un attaccante come Dominique Johnson, il quale possiede le caratteristiche adatte per provare a sbloccare il principale problema della produttività offensiva a difesa schierata. L'atleta del 1987 è una guardia pura, capace di creare dal palleggio, anche se la qualità principale è il tiro da fuori; inoltre il giocatore nato a Detroit è abituato ad avere responsabilità da terminale principe, avendole gestite nella stragrande maggioranza delle squadre in cui ha giocato. Lo scoglio da superare è di natura economica, ma la possibilità di trovare un ruolo da protagonista in Italia per superare l'attuale situazione all'Alba parrebbe allettare lo statunitense.
    L'obiettivo dell'Openjobmetis è provare ad affondare il colpo entro il weekend definendo l'operazione all'inizio della prossima settimana: se si troverà una quadra e qualora dovesse esserci una fumata bianca, il fatto che il giocatore sia già a Berlino ridurrebbe i tempi di attesa per il rilascio del visto, consentendo eventualmente al nuovo acquisto di sbarcare a Varese in tempo per debuttare nel derby di sabato prossimo a Masnago contro Cantù.
    Giuseppe Sciascia

  • pxg14
    Al tavolo per capire Varese. La Varese più difficile che esista da capire, quella involuta, quella fluttuante in una spirale negativa, quella che non soddisfa ma anzi preoccupa. E pure tanto. Parlare con il direttore generale Claudio Coldebella, però, vale anche a prendere coscienza che si tratti di una Varese che non molla, di una Varese che ha dietro una società compatta che non intende nascondere i problemi, bensì affrontarli con la testa sulle spalle.
    Nessuna sorpresa in merito: in piazza Monte Grappa, da quest’estate, alberga un gruppo di persone che fa della competenza una cifra stilistica, per storia personale e per carisma, in un mondo del basket nel quale è difficile inventarsi. I risultati del campo non danno ragione, per il momento, alla rivoluzione della primavera 2016, né alle scelte che hanno in seguito portato alla costruzione di una squadra che non sta rendendo come da tutti, tifosi in primis, sperato. Le 
    aperture di credito, però, non sono operazioni puramente aritmetiche, non hanno un tempo limite (e se lo hanno non sono certo due mesi e mezzo…) e scontano una fiducia che si alimenta anche con “gesti” come quello di ieri. 
    Una cosa mai vista
    Coldebella ha chiamato a raccolta la stampa sportiva locale, si è messo a “nudo” di fronte ai problemi, ha risposto alle domande senza trincerarsi dietro convenienza e paura. E lo ha fatto una sola volta, davanti a tutti, senza “figli” né “figliastri”, rispettando il ruolo di coloro che operano nel mondo dell’informazione: una cosa così, a Varese, non si era mai vista, soprattutto nelle due stagioni precedenti a quella attuale.
    Certo non sono né l’onesta, né il savoir fair a migliorare le percentuali da tre punti o a fa cambiare rotta a una Openjobmetis da cinque vittorie in sedici partite. Il dg biancorosso in merito è stato chiaro: le strade per uscire dalla crisi sono due ed entrambe verranno percorse da società e staff tecnico. La prima è quella di cercare di preservare il gruppo di giocatori attuale, con l’obiettivo di compattarlo affinché trovi al suo interno le risorse per emergere dalla palese insicurezza (e dal nervosismo, emerso anche in Turchia) che lo sta avvolgendo. La seconda è il costante monitoraggio del mercato, che Coldebella ha assicurato essere buona abitudine fin dall’inizio della stagione e non esigenza nata esclusivamente in seguito alle sconfitte. 
    L’intenzione di cercare, verbo per il momento azzeccato perché la lenza gettata - lo ha confermato il dg - per ora non ha pescato alcun pesce adatto, un giocatore che possa aumentare il valore della squadra nel reparto esterni è conclamata. E ha individuato un profilo ben delineato: quello che il mitico coach slavo Boscia Tanjevic definiva il “capo giocatore”, ovvero un elemento in grado di trainare tecnicamente, ma anche “spiritualmente”, i compagni. Un po’ quello che è stato Chris Wright nell’annata 2015/2016, cui si arriverà - eventualmente - senza procedere a tentoni come invece accaduto lo scorso anno (si provò con Ukic, sapendo che non lo si sarebbe potuto confermare, e si pagò un mese Kitchen, per poi decidere che non faceva al caso di quella Openjobmetis). L’assenza di Campani, tuttavia, obbliga a tenere d’occhio anche lo “show room” dei lunghi, sebbene le priorità siano state individuate altrove.
    Champions, scelta condivisa
    Questione Champions League, partizione di cammino nella quale si sono manifestati i problemi di competitività più evidenti. Nessuno vuole tirare i remi in barca nella competizione continentale e, soprattutto, nessuno ha mai considerato la massima coppa Fiba come un fastidio: la decisione presa di parteciparvi - su questo il dg è stato categorico - è stata collettiva e senza riserve, pur senza conoscerne il livello (molto alto a consuntivo) e pur nella piena consapevolezza che ciò avrebbe tolto spazio agli allenamenti. 
    Coldebella, infine, ha voluto sottolineare la sua piena fiducia nei confronti di coach Paolo Moretti e dello staff tecnico a sua disposizione, spiegando come sia missione condivisa quella di trovare un’uscita dal tunnel soprattutto grazie al lavoro e all’applicazione. Di tutti. 
    Fabio Gandini

  • simon89
    Il Khimki "blinda" Jacob Pullen dopo I 23 punti in 20' del match di ieri contro Fuenlabrada, il Maccabi Kyriat Gan cede il suo bomber Tyshawn Taylor solo dietro pingue buyout, e la caccia di Varese ad un playmaker realizzatore che possa sbloccare l'impasse offensivo dovrà seguire altre strade. E l'ipotesi Johnson Odom? Sassari è attivissima sul fronte nuovo playmaker, ma pare che l'ex canturino abbia proposte lucrose dall'estero; ma in ogni caso, fino a quando la Dinamo non avrà scelto il suo sostituto, il giocatore del 1990 non sarà effettivamente disponibile.
    Nel frattempo però lo stop fino al 2017 di Luca Campani ha aperto una falla nella rotazione dei lunghi: a oggi Kristjan Kangur è l'unica ala forte di ruolo, situazione che "cozza" con la necessità di non sovraccaricare la sua schiena (martedì ad Usak riposo precauzionale per tutta la ripresa dopo un irrigidimento muscolare). Ma sostituire un italiano infortunato è praticamente impossibile vista la totale indisponibilità di free aaent: se si deci- desse di aggiungere un 'ala forte per puntellare il reparto lunghi, servirebbe sacrificare uno dei 7 stranieri. Ossia rinunciare ad uno dei due pivot puri tra Anosike e Pelle, spostando Kangur nella rotazione dei centri, per tornare all'assetto più "canonico " ipotizzato quando si puntava su Olek Czyz. Oppure sacrificare Melvin Johnson, affidando stabilmente il ruolo di guardia a Aleksa Avramovic e Daniele Cavaliero e dando minuti fissi a Bulleri e Ferrero. O infine puntare su un'ala-guardia realizzatrice - ipotesi già esplorata con Drew Crawford, nel frattempo proposto anche il 28enne nazionale portoricano John Holland - spostando Eyenga da "4 tattico " per esaltarne le capacità in 1 contro 1 e nasconderne i limiti balistici.
    Totale generale: Maynor fatica a far gioco ed è una tassa difensiva, Johnson è uno specialista tiratore che non attacca il ferro, Eyenga è un contropiedista non pericoloso da fuori in una squadra che cammina, lo spot di ala forte è numericamente "deficitario", e i due centri non sono pericolosi spalle a canestro. I problemi sono in tutti e 5 i ruoli: buon lavoro (ma anche buona fortuna...) a Bulgheroni, Coldebella e Moretti che nel summit di oggi dovranno individuare con quale ordine di priorità provare a risolverli attraverso il mercato...
    Giuseppe Sciascia

  • pxg14
    Toto Bulgheroni soffre per due motivi diversi ma egualmente “spinosi”. Il primo, di natura strettamente personale, è il nuovo intervento al piede sinistro già operato la scorsa primavera che da qualche settimana lo ha costretto a diradare le visite al PalA2A. Il secondo è legato alla crisi di risultati dell’Openjobmetis, che lo tormenta in maniera molto più pressante: l’infortunio è in via di lenta ma progressiva risoluzione, ma il male oscuro della formazione di Moretti è ancora da diagnosticare con esattezza. 
    «Mi dà molto più pensiero la squadra del mio infortunio: in tutte le situazioni della mia vita sono stato abituato a fare una diagnosi, verificando di conseguenza che intervento serve e chi è il più adatto ad effettuarlo. Ma oggi come oggi faccio molta fatica a stabilire la diagnosi del malessere della squadra: cercheremo di arrivare al dunque consultandoci con Claudio Coldebella e Paolo Moretti, stabilendone le ragioni e cercando con molta onestà, sincerità e trasparenza di capire cosa si può fare e dove si può andare per risolvere la crisi».
    Sarà dunque il summit previsto in giornata tra direttore generale, allenatore e consigliere delegato all’area tecnica a definire una volta per tutte la strategia di intervento da seguire per provare a uscire dalla crisi: «Serve un’analisi dettagliata che vada in fondo alla situazione: non abbiamo le fette di prosciutto sugli occhi e la necessità di un intervento è evidente a tutti. Però serve sviscerare tutti gli aspetti del problema ed analizzarli in profondità per avere una visione il più possibile chiara con l’obiettivo di stabilire il da farsi».
    La preoccupazione di Bulgheroni, che rende indispensabile un correttivo sul mercato, è soprattutto legata alle modalità analoghe delle ultime sconfitte che hanno ingenerato una spirale di negatività anche sul piano della fiducia e dell’autostima: «Mai nella mia lunga permanenza nel mondo del basket, prima da giocatore e poi da presidente, mi sono trovato in una situazione come questa, nella quale le sconfitte arrivano come fotocopia una peggiore dell’altra. Ormai il copione è sempre lo stesso: si inizia bene, ma alla prima difficoltà la squadra va in affanno, smette di fare canestro e non sa più a quale risorsa aggrapparsi».
    Dunque l’unico modo per risolvere i problemi tecnici e aiutare l’allenatore è quello di ricorrere al mercato: la società ha stanziato un “tesoretto” da investire per invertire l’attuale trend negativo, ma il summit odierno servirà prima di tutto dare un’ordine di priorità relativamente al reparto più bisognoso di un “puntello”: «Sicuramente è così e dobbiamo capire quale intervento serve in maniera prioritaria: negli ultimi giorni mi hanno chiamato in tanti e ognuno ha la sua idea sulla causa dei problemi, per questo vogliamo valutare con attenzione il quadro generale. Troppo facile pensare che un solo correttivo possa essere sufficiente per invertire la rotta, dobbiamo effettuare un’analisi a 360 gradi che serva per tracciare la rotta. Sarà una disamina completa che poi ci porterà a scegliere cosa fare, anche in funzione delle disponibilità del mercato e compatibilmente con le nostre risorse».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    L'Openjobmetis attende buone notizie da Mosca per provare a sbloccare il suo impasse tecnico. Occhi puntati oggi sulla partita di Eurocup tra Khimki e Fuenlabrada: solo nel pomeriggio si capirà effettivamente se il club russo non è più interessato ai servigi di Jacob Pullen, 27enne playmaker statunitense dotato di nazionalità sportiva georgiana che potrebbe dare la svolta all'asfittico attacco varesino. Il regista ben noto in Italia (15.8 punti e 3.0 assist in 70 gare tra Biella, Virtus Bologna e Brindisi) aveva firmato a fine settembre un gettone mensile col club russo, che a fine ottobre gli aveva prolungato il contratto Fino al termine della stagione. Poi però, rientrati gli infortunati e aggiunto il rookie Markel Brown, nel roster del Khimki c'è sovraffollamento nel suo ruolo, e il giocatore che viaggia a attualmente 12.2 punti e 3.4 assist in 18.8 minuti in Eurocup rischia di essere chiuso. Varese è attenta alle evoluzioni della situazione: la cartina di tornasole sarà il suo minutaggio odierno (6' mercoledì scorso contro il Lietuvos Rytas, ma 20' domenica in VTB League in assenza di Brown) per capire se varrà la pena attendere un giocatore che avrebbe le "atout" tecniche giuste per le necessità della truppa di Moretti.
    Oppure alla luce dell'emergenza bisognerà sondare altre piste: da Sassari il pressing per sostituire Darius Johnson Odom si fa sempre più forte (ieri la Dinamo avrebbe fatto un'offerta "robusta" all'ex NBA Nate Robinson, che però ha preso tempo aspettando alternative tra i "pro" e in Cina). Ma finché il Banco Sardegna non troverà un sostituto, il giocatore non sarà disponibile, ed è certo che sull'atleta del 1990 (15.8 punti e 4.4 assist in Italia) ci sarà folta concorrenza anche a li vello europeo. Tra le alternative valutate ci sarebbe anche Tyshawn Taylor, 26enne esterno molto quotato al college (seconda scelta NBA nel draft 2012 col numero 41, 61 partite con Brooklin), che dopo un avvio di carriera travagliato sta brillando in Israele (top-scorer a 20.0 punti di media più 4.1 assist): l'atleta del 1990 può liberarsi dal contratto con il Maccabi Kyriat Gan, ma si tratta comunque di una guardia-play che presupporrebbe affidarsi in regia alla coppia Avramovic-Bulleri. Oppure sacrificare Melvin Johnson e non Maynor affiancandogli una "stampella" con doti di incursore.
    Giuseppe Sciascia

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