Così all'Usak è bastato spingere per affondare i colpi con un terrificante 25-2 a cavallo tra secondo e terzo quarto (dal 27-26 del 17'al 52-28 del 24'). E oltre a un attacco senza guida in regia (fallita anche la prova d'appello per Maynor) né terminali sicuri (mani gelide per Evenga e Johnson a segno solo a partita archiviata), e mancata una difesa mai in grado di fermare le punte avversarie (costante la difficoltà sui penetratori, altro problema legato a Maynor). Poi Varese, affidandosi all'esperienza di Bulleri (e alla grinta di Ferrero, ha anche provato a rimettere in discussione il match limando sul 64-54 del 33'. Ma appena l'attacco ha smesso di eseguire, la mancanza di un punto di riferimento sicuro ha fatto pagare ogni forzatura (42% da 2, 3/23 da 3 e pure un pessimo 13/26 ai liberi); al contrario l'Usak si è affidata alle sue punte Lyons ed Harrison per chiudere rapidamente i conti (77-57 al 36') e lasciare solitaria Varese sul fondo della classifica del girone C.
Da quando è iniziata la competizione europea, la formazione biancorossa ha manifestato un progressivo peggioramento delle prestazioni fino al crollo verticale delle ultime settimane (5 stop consecutivi in Europa, 8 nelle ultime 9 gare). La coppa ha amplificato l'effetto, mettendo a nudo impietosamente i limiti strutturali di assortimento del roster, che già si intravedevano dopo il tracollo di Klaipeda, e ora sono acclarati in tutta la loro evidenza generando una spirale di sconfìtte in fotocopia. «Follia è continuare a fare sempre la stessa cosa, aspettandosi risultati diversi»: il tweet post-Brescia di O.D. Anosike - citazione attribuita ad Albert Einstein - fotografa perfettamente la situazione: i problemi sono sotto gli occhi di tutti, proseguire su una strada sbagliata - anche se da 10 giorni la società è attiva sul mercato, e l'auspicio è che qualcosa possa muoversi - rischia di acuire ulteriormente un circolo vizioso che senza (almeno) un correttivo sostanziale in tempi rapidi rischia di travolgere tutto e tutti.
Giuseppe Sciascia
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