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VareseFansBasketNews

  • simon89
    L'Openjobmetis vuole inaugurare col botto il 2017. Stasera a Cremona (palla a due alle ore 20.30; diretta tv su Telesettelaghi) la truppa di Attilio Caja andrà a caccia della più classica delle vittorie scacciacrisi per allontanarsi dalla zona più calda della classifica. Match ricco di significati sul campo del fanalino di coda Vanoli per una Varese che ha assoluta necessità di ritrovare fiducia per invertire il trend negativo delle ultime settimane. Si tratta di un test significativo per valutare concretamente l'efficacia della cura Caja somministrata a Cavaliero e compagni per provare a risalire la china in Italia e ad agganciare in extremis il ripescaggio in FIBA Cup in Europa.
    Varese ha lavorato di buona lena a dispetto delle festività e gli ultimi allenamenti - svolti su elevati livelli di intensità - hanno evidenziato una progressiva metabolizzazione del gruppo dei nuovi giochi d'attacco proposti dal tecnico pavese, sempre molto attento alla cura dei particolari per limitare l'atavico problema delle palle perse (i biancorossi sono primi in serie A. a 16,3 di media-partita). Rientrato l'allarme Maynor, che ieri si è allenato dopo i due giorni di riposo per un dolore all'alluce del piede destro, Varese sarà al gran completo recuperando Eyenga dopo la squalifica scontata contro l'Umana. E contro un'avversaria più abbordabile rispetto a quella del 27 dicembre, l'Openjobmetis ha tanta voglia di svolta provando a mettere a frutto i primi nove giorni del nuovo corso nell'impegno inaugurale del tour de force di inizio 2017 (dopo la trasferta di stasera a Cremona, i biancorossi ospiteranno Ventspils mercoledì sera e chiuderanno l'andata sabato al PalA2A ricevendo Torino). Per questo il match sul campo della Vanoli ha un peso specifico così elevato: una vittoria esterna su un campo storicamente favorevole nelle ultime stagioni (tre successi negli ultimi quattro derby al PalaRadi) lancerebbe Cavaliero e compagni a più 6 rispetto al fanalino di coda. Al contrario, un'eventuale sconfitta farebbe scivolare Varese in piena zona-pericolo, alimentando la spirale di depressione e negatività che Attilio Caja ha provato a esorcizzare in sede di presentazione.
    In effetti il match ha contenuti a tinte forti soprattutto per i padroni di casa, che non vincono sul proprio campo dalla prima di campionato del 4 ottobre: Cremona ha già cambiato volto sul mercato (l'ala Harris per un deludente Omar Thomas e il play oriundo Carlino - atteso in campo stasera dopo aver saltato il match del 27 dicembre per un problema muscolare - per il rookie York) e in panchina, affidandosi a Paolo Lepore - già vice di Caja alla Vanoli e con la Nazionale Sperimentale - al posto del veterano Cesare Pancotto che pure era stato votato allenatore dell'anno del 2015/16 dopo la miglior stagione di sempre della formazione lombarda (quarto posto e prima partecipazione ai playoff in 7 stagioni di A). Per la difesa di Varese da tenere d'occhio il creativo realizzatore Holloway e l'energetica coppia di lunghi Thomas-Biligha. Lecito aspettarsi una partita molto ruvida e molto tattica (tanta zona per i biancorossi?): sulla carta è un'occasione ghiottissima per esaltare il pragmatismo della cura Caja e scacciare i cattivi pensieri, ora è il momento tradurre in risultati del campo i segnali positivi espressi negli allenamenti sostenuti tra Natale e Capodanno...
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Cambiano i protagonisti, ma non i risultati. Per la quarta stagione consecutiva, Varese è costretta a navigare nella metà bassa della classifica, lontana dalla zona playoff indicata come obiettivo iniziale, pagando gli errori estivi in sede di mercato. Il vorticoso turnover di giocatori, allenatori e dirigenti, che dal 2013 ad oggi si sono succeduti tra campo, panchina e scrivania, non ha mai trovato il giusto mix per riprodurre la magica alchimia degli Indimenticabili di Frank Vitucci. Un'annata figlia di congiunzioni astrali irripetibili, pur senza raccogliere in termini di vittorie quel che - anche alla luce dei titoli revocati alla Mens Sana -avrebbe meritato quella Cimberio? Ingiusto nei confronti degli artefici di quel capolavoro di programmazione, e autoassolutorio nei confronti di chi - pur trattandosi in alcuni casi delle stesse persone - ha commesso errori nelle stagioni successive.
    I successi del 2012/13 furono figli di un'esemplare linearità nel disegnare le strategie stagionali sin dalla primavera: si scelse una filosofia di gioco champagne e di conseguenza un allenatore adatto a declinarla sul campo come Frank Vitucci. E si costruì una squadra funzionale alle idee del coach, con giocatori scelti dall'area tecnica Vescovi-Giofrè sui dettami indicati dallo stesso allenatore veneziano. Nessun miracolo, ma semplicemente un ingranaggio ben oliato che si è "grippato" da allora con errori diversi nelle modalità e nelle persone coinvolte, ma dalle conseguenze analoghe in termini di risultati sportivi.
    Eppure nel 2016 sembravano esserci i presupposti giusti per non ripetere gli errori dell'era Vescovi - Giofrè - Frates, Vescovi - Giofrè - Pozzecco e Coppa - Arrigoni - Moretti. C'era un punto fermo come Paolo Moretti a dare garanzie in termini di guida tecnica e dopo un paio di mesi di lavoro a tutto campo i vertici di "Varese nel Cuore" coordinati da Alberto Castelli avevano scelto Claudio Coldebella per un ruolo a tutto campo da direttore generale coinvolgendo nuovamente Toto Bulgheroni, inserito come figura di riferimento in un CdA molto rappresentativo ma non operativo nelle scelte tecniche. Sembrava una filiera perfetta che, alla prova dei fatti, non ha prodotto i risultati auspicati: e se la regia delle scelte di mercato (dalla filosofia dell'usato sicuro al roster lunghissimo fino al 3+4+5, cavalcato per il secondo anno di fila nonostante le volontà iniziali della proprietà di puntare sul 5+5) è stata totalmente figlia delle volontà di Paolo Moretti, è comunque l'intera area tecnica a non aver funzionato nel modo corretto.
    Se a Claudio Coldebella era stato affidato un mandato a tutto campo da direttore generale, per quale motivo in estate si è limitato ad assecondare le richieste del coach? Le scelte sono state avallate anche dal d.g., che in tal caso sarebbe corresponsabile degli errori di costruzione del roster, oppure il dirigente veneto ha applicato in maniera troppo rigida il mansionario affidatogli dalla dirigenza nel mettere Paolo Moretti al centro del progetto? Chiaro che nessun dirigente professionista contravviene alle richieste di chi lo assume, rischiando di scavalcare chi faceva già parte della struttura; se nella gerarchia del club il d.g. avrebbe dovuto stare al di sopra del coach, all'atto pratico è accaduto quasi il contrario. Con il risultato che chi si è assunto le responsabilità estive ora ha pagato con l'esonero, lasciando il bastone del comando a Coldebella. Di certo i vertici del club nutrono ancora fiducia nel suo fiuto sul mercato, anche alla luce dei risultati interessanti delle scommesse Avramovic e Pelle; ma è chiaro che la campagna acquisti 2017 dovrà dare risposte definitive sul suo vero valore dopo un'estate 2016 nella quale è stato più... segretario del coach che direttore generale.
    Prima di tutto servirà sbagliare meno nelle scelte estive, considerando che la particolare tipologia di proprietà della Pallacanestro Varese rende complicata qualsiasi correzione in corsa viste le difficoltà nel ricorrere agli extrabudget. Anche per questo si è adottata la cura Caja per la seconda volta nel giro di tre stagioni: un coach "aziendalista" che dovrà raddrizzare con pragmatismo e lavoro in palestra le storture più evidenti di un organico mal assortito in troppi reparti. Pertanto oggi, e fino al 7 maggio, al centro del progetto ci sarà di nuovo l'allenatore.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    La sua assenza sta pesando negli equilibri della stagione della Openjobmetis Varese ed il suo recupero non sarà nemmeno così immediato. Luca Campani è ai box da oltre un mese, ha giocato l'ultima partita il 16 novembre in Champions League contro il Rosa Radom, poi un lungo periodo di sosta, ancora in corso, per rimettere in sesto il ginocchio che lo tormenta. Le sue condizioni ora sono in miglioramento, anche se le quattro settimane indicate inizialmente per il suo ritorno in campo sono ormai abbondantemente scadute.
    Innanzitutto, come sta? Sono in miglioramento, purtroppo il problema non è semplice da gestire e non ci sono dei tempi di recupero prestabiliti. In questi giorni dovrò iniziare a corricchiare un po', poi valuteremo.
    Quando pensa che potremo rivederla in campo? Se va tutto bene, nel giro di tre settimane o al massimo un mesetto potrei tornare. Ripeto, se tutto va bene. Sicuramente sto meglio rispetto ad un mese fa.
    Nello specifico, qual è il problema che la tiene fermo? In parole semplici, ho il ginocchio infiammato e per questo motivo si gonfia. Non c'è nulla di rotto, ma mi limita in tutto. Prima di fermarmi, facevo fatica a fare qualsiasi cosa in campo, mi sono dovuto fermare perché seriamente non riuscivo più ad andare avanti. In estate mi ero operato per star bene, però il problema attuale non è lo stesso per cui mi sono operato. Prima avevo una lesione al tendine rotuleo, ora è la guaina sinoviale ad essere infiammata, producendo più liquido di quanto dovrebbe.
    Quanto si soffre a stare fuori, per giunta più del previsto? È durissima anche perché la situazione in cui siamo non è semplice. Ad osservare da fuori che si fa fatica, perché non si riesce a vincere e perché le cose non vanno come vorremmo, perciò si soffre ancora di più. Ma io soffrirei a stare fuori anche in un momento positivo. Mi piacerebbe poter dare una mano alla squadra: non vedo l'ora di rientrare. È importante che lo faccia quando starò bene, perché al contrario potrebbe essere deleterio per me e per la squadra.
    Come si vive dall'interno, pur non giocando, una situazione così difficile? Al di là delle aspettative, che erano diverse dall'anno scorso, è chiaro che quando va male la si vive male: a nessuno piace perdere. Ogni giorno siamo in palestra per cercare di arrivare al meglio alla partita. Ma quando durante la gara non riesci a fare quello che provi in allenamento, è molto frustrante. Il basket è la nostra vita e, quando le cose non vanno bene in campo, diventa difficile anche fuori. Non è che quando esci dalla palestra tutti i problemi si cancellano: ce li portiamo a casa, ci si pensa costantemente. È una situazione pesante, stiamo provando di tutto e faremo di tutto per uscirne. Bisogna venirne fuori insieme.
    Cosa pensi del cambio di allenatore? Purtroppo il cambio di allenatore non è mai positivo, significa che hai fallito. Paga l'allenatore ma a sbagliare non è solo lui, bensì tutta la squadra. In campo ci andiamo noi. Io ho voluto ringraziare il coach, e lo faccio anche pubblicamente per tutto ciò che ha fatto per me. È stato importante per me, insieme ci siamo tolti delle soddisfazioni non riuscendo mai a fare però quel passo in più, sia in finale di Coppa che restando fuori di poco dai playoff. Considerando come eravamo partiti, quello scorso è stato un bell'anno. La situazione non è causata da Moretti ma da tutti, ed è un peccato perché tutti ci aspettavamo altre cose.
    Com'è stato l'impatto con Caja? Sicuramente è stato un impatto forte, senza ombra di dubbio. Non sono mai stato allenato da lui, in pochi giorni non gli si potevano chiedere miracoli. Avrà bisogno di tempo per lavorare.
    Alberto Coriele

  • simon89
    L'opinione di Giancarlo Pigionatti
    Conciata perle feste. Non c'è che dire per tanta pochezza, puntualmente punita, ma questa è Varese cui siamo abituati per le sue infauste prestazioni. Qualità del legno, vien da dire, torto e non dritto già pensando all'improba missione di Caja dopo un debutto rovinato alla guida di una squadra ancor più dimessa del solito, priva com'era di Eyenga (squalificato) e di Campani, la cui assenza si sta trascinando d tempo. In ogni caso non sono questi vuotine un punteggio finale non poi cosi umiliante come s'era profilato sul finire del terzo quarto (con Venezia avanti di 27 punti), a giustificare una realtà che induce a cattivi pensieri, con i biancorossi al tappeto come pugili suonati.
    Il terzultimo posto appare come l'orlo di un precipizio a dispetto di coloro i quali credevano, non più tardi d'una decina di giorni fa, in una collocazione da playoff ancora possibile. Il manifesto disagio tecnico di Varese, aldilà della gara con Venezia, sta nei suoi vistosi equivoci, soprattutto sull'asse play-pivot, valutato erroneamente da chi lo ha composto: Maynor non è quell'asso che credono i suoi sostenitori; Anosike, grande e grosso, dominante a rimbalzo, manca la retina sotto misura raccogliendo spesso una miseria, mentre il "pallavolista " Pelle (visto il suo campionario in stoppate e schiacciate) realizza di più.
    Siamo poco persuasi, pur augurandocelo, che Caja riesca a rendere efficace in continuità questo asse a beneficio del collettivo: probabilmente farà bene a battere altre vie per connotare i suoi uomini, alcuni dei quali "sommersi" dalla mediocrità, di una forte identità da battaglia. Dominique Johnson sta rispettando le attese in punti, segnandone anche più di quelli previsti, solo che - particolare non trascurabile - impiega quasi due quarti di gara prima di mettersi in proprio e lasciare il segno.
    Il ritratto di Varese appare fosco e sconfortante, proprio d'una squadra mal messa insieme, come già testimoniavano le amichevoli dell'estate scorsa: bastava un po' di vista lunga per evitare tale e infelice "mescola". Moretti ha già pagato, altri ancora dovranno rispondere, nel frattempo più prove inchiodano Coldebella come primo responsabile del mercato e relative strategie. Crediamo che l'ex play delle Vu nere abbia già fatto il suo tempo, pur con pochi mesi di militanza biancorossa. Cognizione della realtà, questa sconosciuta, vien da dire pensando per esempio a Castelli, presidente del consorzio, allorquando nel tratteggiare un progetto ideale di società cita il modello "Udinese calcio", mentre la squadra, messa insieme non certo da chi passa per strada, perde e soffre.

  • simon89
    Niente scossa per l'Openjobmetis dall'esordio in panchina di Attilio Caja. La truppa biancorossa chiude nel peggior modo possibile l'anno solare 2016, crollando sotto le scariche dall'arco dell'Umana (14/32 da 3) che inanella la settima vittoria consecutiva in campionato ribadendo i limiti strutturali di una Varese scivolata in piena zona retrocessione.
    Approccio troppo remissivo per Cavaliero e compagni contro la lanciata Venezia, che punisce a suon di triple (5/5 nei primi 6' per il 5-17 iniziale) la partenza morbida sul piano mentale di una Openjobmetis assolutamente latitante nel gioco interno (38% da 2 ma 5/23 da sotto nei primi 25'). Il cambio di allenatore adottato dalla società per provare ad invertire il trend totalmente negativo degli ultimi due mesi (13 sconfitte in 16 partite nella fase finale dell'era Moretti) non produce alcun effetto immediato sulla psiche della squadra. Se con soli 4 giorni di lavoro era lecito non attendersi stravolgimenti tattici immediati dalla cura-Caja, ci si aspettava invece un avvio rombante in termini di intensità.
    Lungi dal mettere in campo l'approccio aggressivo richiesto da Artiglio, i bianco-rossi sono parsi invece bloccati dalla tensione e dalla mancanza di punti di riferimento sicuri nell'attacco a difesa schierata, anche stavolta principale tallone d'Achille per una Openjobmetis trafitta spesso e volentieri in transizione dopo manovre improduttive condotte da un Maynor nuovamente involuto. Dopo aver rischiato il tracollo sul meno 27 del 28', Varese trova quantomeno l'orgoglio per salvare la faccia, sfruttando la ritrovata verve balistica di Johnson (20 punti negli ultimi 12' dopo l'1/8 iniziale) e la grinta profusa dal veterano Bulleri per accendere la squadra in difesa. Unica risorsa alla quale appellarsi per risolvere i problemi strutturali di un attacco ingessato dalle difficoltà di convivenza della strana coppia Maynor-Anosike e dal fatturato ridottissimo di Kangur. Ma anche in retroguardia ci sono problemi di sistema: senza uno stopper nel settore guardie, troppo spesso si va in rotazione obbligata lasciando messe di triple aperte agli specialisti della Reyer (micidiale soprattutto il 6/9 dell'arciere designato Bramos. 
    Sarà questo il principale problema che Attilio Caja dovrà risolvere, per dare la sua impronta al reparto-chiave della sua nuova avventura sulla panchina di Varese. L'unico modo per invertire la rotta è quella di dare alla squadra un'anima difensiva, indispensabile per aumentare il ritmo e sfruttare la potenza di Eyenga per sopperire alla prevedibilità a difesa schierata di una squadra totalmente priva di riferimenti dentro l'area colorata. La prima prova del campo ha evidenziato dunque che i risultati negativi dell'Openjobmetis 2016-17 non dipendevano solamente dalla conduzione tecnica di Paolo Moretti, pur primo artefice di un mercato totalmente sbagliato che andrebbe corretto con ulteriori interventi strutturali resi praticamente impossibili dai 200mila euro extra già investiti su Dominique Johnson e Attilio Caja. Al tecnico pavese, le cui dichiarazioni permeate di positività hanno cercato di stemperare il clima plumbeo di un ambiente che si attendeva ben altro impatto dall'arma atomica del cambio di allenatore, il compito di trovare le soluzioni giuste per galvanizzare la squadra in vista del delicatissimo spareggio di lunedì prossimo a Cremona.
    Giuseppe Sciascia 

  • banksanity6
    L’era Caja 2.0 comincia all’insegna di una prestazione tra lo sconcertante e lo stucchevole. I 13 punti di scarto finale non raccontano la vertità per quanto riguarda l’andamento dell’incontro che è stato saldamente in mano ai lagunari dal primo al quarantesimo minuto e solo un fisiologico rilassamento dovuto all’ampio margine ha permesso ai varesini di chiudere con così pochi punti di scarto. Del resto non si potevano pretendere miracoli dopo solo poche sedute di allenamento ma come detto dallo stesso Caja in conferenza stampa pre partita, sicuramente un atteggiamento più volitivo sarebbe stato fondamentale per restare aggrappati a questa partita. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
    Johnson 6 : chiude la sua serata con 23 punti e con buone percentuali ma in realtà entra in partita (e a dire la verità per farlo si mette praticamente sempre in proprio) quando ormai i buoi sono scappati dalla stalla. FASO TUTO MI’
    Anosike 4 : nonostante la doppia cifra alla voce rimbalzi forse una delle prestazioni più incolori e deficitarie della sua triste stagione fino a questo punto. Parte bene col primo canestro dell’incontro ma poi sparisce dalla scena anche se incredibilmente il coach spesso e volentieri lo preferisce a Pelle. HOUDINI
    Maynor 5 : primo tempo sufficiente almeno dal punto di vista offensivo ma nella ripresa scompare dai radar quando un vero leader, quale dovrebbe essere lui, dovrebbe invece trascinare i suoi compagni. USTI…CA
    Avramovic 4,5 : non si capisce dove sia andato a finire il ragazzo tosto e con lo sguardo sveglio che aveva abbagliato più di un tifoso biancorosso. Ora sembra assolutamente un corpo estraneo e che fatica a mettere insieme un tiro o un passaggio degno di questo nome. PULCINO BAGNATO
    Pelle 6 : insieme a Johnson l’unico a salvarsi questa sera grazie ad una partita che lo vede più concentrato delle ultime uscite (e ci voleva poco) e anche più determinato. Sicuramente da rivedere alcuni movimenti difensivi che spesso causano la conclusione semplice di Venezia ma questa sera sarebbe stato da cavalcare più dei 12 minuti in cui è stato in campo. TOSTO
    Bulleri 5,5 : il Bullo questa sera non riesce a dare la scintilla per dare il la ad una rimonta mai partita anche se con lui schierato c’è senza dubbio più ordine ed è anche l’unico ad avere il quoziente +/- in positivo anche se solo di una unità. RAZIONALE
    De Vita N.E.
    Cavaliero 5 : parte in quintetto e l’inizio sembra far ben sperare. Poi progressivamente si spegne e oltre a non riuscire a limitare chi si trova di fronte fa una fatica del diavolo a realizzare dal campo. SCARICO
    Kangur 5,5 : realizza 5 punti tutti dalla lunetta e come ormai è diventata una consuetudine non si prende molte responsabilità in attacco; in difesa sfodera una prestazione maschia dove non si risparmia colpi anche proibiti con armadi come Peric, Hagins e Ortner. BRONZEO
    Lo Biondo N.E.
    Canavesi N.E.
    Ferrero 5 : questa era forse la sera giusta per guadagnarsi minuti preziosi nel proseguo del campionato ma Giancarlo stecca l’occasione e non riesce ad incidere se non tamponando in difesa ma alla lunga la prestazione è lontana dall’essere confortante. SCIUPONE
     

  • simon89
    L'Openjobmetis cerca l'impresa contro la seconda forza Venezia per inaugurare col botto l'era Caja. Stasera al PalA2A (palla a due alle 18.45; diretta su SkySport 2) il coach pavese farà il suo esordio stagionale sulla panchina biancorossa 19 mesi dopo la sua ultima apparizione a Masnago nella gara finale della stagione 2014-15. Una svolta inevitabile alla luce delle 13 sconfitte in 16 partite che avevano fatto precipitare la Varese di Paolo Moretti al penultimo posto in Italia e all'ultimo in Champions League. Ma il nuovo corso affidato ad un tecnico esperto delle "riparazioni d'emergenza" inizia con un test quantomai impegnativo.
    Un compito difficile contro la squadra più in forma della serie A (13 vittorie nelle ultime 14 gare tra campionato ed Europa) reso ancora più improbo dall' assenza forzata di Christian Eyenga. L'ala congolese dovrà infatti scontare il turno di squalifica rimediato a Trento per la reazione nei confronti degli arbitri dopo l'espulsione per doppio fallo antisportivo in 54 secondi (per l'atleta del 1989 è stato il secondo stop in due settimane dopo la commutazione automatica in multa della squalifica rimediata contro Cantù). Quale impronta saprà dare "Artiglio" in soli 4 giorni di lavoro dopo l'insediamento avvenuto il 23 dicembre? La curiosità è grande per scoprire la reazione della squadra al cambio di allenatore: l'auspicio dell'ambiente è che il classico "effetto-scossa" possa dare gli stimoli giusti ad una Openjobmetis chiamata a giocare una partita diametralmente opposta a quella senza nerbo di Trento nel match più sentito dal main sponsor Rosario Rasizza.
    Rispetto all'ultima uscita biancorossa con Paolo Moretti in panchina, Varese recupererà Giancarlo Ferrero, che in assenza di Eyenga tornerà utile per allungare le rotazioni nello spot di ala piccola. Ma sembra scontato che Caja farà largo uso dell'assetto con tre guardie, utilizzando al posto del congolese l'ultimo arrivato Dominique Johnson (al debutto casalingo in campionato dopo le prove generali al PalA2A contro Klaipeda). Sul piano tattico i 3 piccoli e l'uso della zona - arma quasi obbligata per non subire dinamismo e atipicità dell'Umana - sono armi già utilizzate da Moretti nell'ultima fase della sua avventura a Varese. Ma il nuovo coach punterà molto sull'aspetto mentale e motivazionale per una svolta immediata nel ciclo di impegni ravvicinati - 4 in 10 giorni fino all'ultima di andata del 7 gennaio con Torino - fissati sul calendario di Cavaliero e compagni.
    La Reyer sarà senza l'emergente Tonut, allievo prediletto di Caja nell'ultima versione della Nazionale Sperimentale, ma la profondità del roster a disposizione di Walter De Raffaele è davvero notevole e le armi offensive degli orogranata - in particolare l'energia perimetrale di Haynes e McGee e le qualità frontali del pungente Peric - restano comunque temibili. All'Openjobmetis servirà una prestazione perfetta sul piano dell'impegno e della concentrazione, ma se Attilio Caja avrà saputo trasmettere alla squadra quel mix di grinta e meticolosità profuse sul parquet del PalA2A nei primi 4 giorni di lavoro con la squadra, allora non sarà una missione del tutto impossibile...
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Un bis da un gradino più basso in classifica, ma in una situazione completamente diversa - e comunque meno preoccupante - rispetto al febbraio 2015. Attilio Caja ritrova l'Openjobmetis al penultimo posto, una posizione in meno rispetto a quando era subentrato a Gianmarco Pozzecco a 11 giornate dal termine del 2014/15. Stavolta, però, non è un problema di ricreazione finita con la necessità di dare un sistema ad un gruppo sregolato, ma di trovare le giuste alchimie tecnico-tattiche per far rendere una squadra mal assortita che aveva progressivamente perso fiducia in Paolo Moretti.
    Più che sulla tecnica, almeno nel breve periodo, il coach pavese dovrà lavorare sulla testa dei giocatori spazzando via quella cappa di sfiducia e negatività che gli ultimi due mesi di sconfitte in serie (13 nelle ultime 16 gare) hanno creato dentro e fuori all'Openjobmetis. Anche perché, rispetto alla prima incarnazione sulla panchina biancorossa, ci sarà meno tempo per lavorare in palestra, fattore chiave della svolta della "primavera cajana" del 2014/15, con le scadenze incombenti delle prossime 4 partite in 10 giorni (debutto martedì 27 con Venezia, poi il 2 gennaio a Cremona e la doppietta casalinga Ventspils - Torino tra il 4 e 7 gennaio). C'è di mezzo l'impegno in Champions League e la società non ha rinnegato la volontà di andare avanti in Europa perseguendo il ripescaggio in FIBA Europe Cup (significa mirare al sesto posto del girone di Champions, con la necessità di vincere almeno 3 delle ultime 4 gare).
    Entrando in corsa con soli quattro giorni per preparare il delicato esordio contro l'Umana e lo spareggio-salvezza sul campo dell'ultima della classe Cremona, la ricetta di Artiglio dovrà essere basata su pragmatismo e semplificazione. Leggi più responsabilità individuali in difesa, gerarchie più definite al costo di rotazioni più asciutte e bacchetta del comando nelle mani di Maynor, responsabilizzato come due anni fa quando fu proprio il play ex Oklahoma City a dare la svolta trascinando i biancorossi verso la salvezza nonostante i problemi fisici di Rautins e Diawara. Di certo Caja gode all'interno del gruppo della stima e del credito di tanti suoi ex giocatori: lo stesso Eric ma anche Eyenga, baluardi della rifioritura delle 11 gare finali del 2014/15, proseguendo con Bulleri che allenò a Milano e Cavaliero che ebbe a Roseto. E lo conosce bene anche Claudio Coldebella, che è stato prima suo giocatore e poi suo assistant coach ai tempi dell'Olimpia Milano.
    Ulteriori svolte di mercato con il Caja-bis? Solo se sarà strettamente necessario: il coach pavese è un aziendalista e prima di tutto proverà a far rendere il personale tecnico a sua disposizione. Esattamente come accadde due anni fa, quando al suo arrivo a Varese si voleva rottamare Maynor e puntare su Josh Akognon: la cura Caja fece rifiorire Eric, ora l'auspicio è che il copione possa avere lo stesso lieto fine per tutti i giocatori del roster attualmente in crisi...
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Il commento di Giuseppe Sciascia
     
    Diciotto mesi vissuti sull'ottovolante, con 29 giocatori ruotati per un record complessivo di 34 vittorie in 75 partite (27-24 nel 2015/16 ma solo 7-17 nella stagione in corso). Paolo Moretti era arrivato nel giugno 2015 per aprire un ciclo pluriennale, ma dopo neppure metà della seconda stagione è stato accompagnato alla porta sulla scorta di risultati del campo troppo negativi per continuare a dargli fiducia. Purtroppo il coach toscano s'è bruciato il tesoretto di credibilità costruito nella seconda metà del 2015/16 sulla base di scelte estive che alla prova del campo si sono rivelate sbagliate. L'organico attuale, costruito puntando su giocatori esperti e rodati per evitare rischi connessi al doppio impegno accettato obtorto collo in cambio di garanzie costose per un club che vanta un monte-stipendi medio s'è dimostrato troppo ricco di giocatori usurati, ma soprattutto di equivoci tecnici dei quali Moretti si è capacitato troppo poco e troppo tardi.
    In quanto artefice primario del mercato estivo, il tecnico ex Pistoia è il primo responsabile dell'attuale crisi dell'OJM. Ma sarebbe ingiusto e ingeneroso attribuirgli tutte le responsabilità della situazione: anche la società ha le sue colpe, soprattutto nell'ultimo mese, quando il coach toscano è stato lasciato in balia di se stesso, a cuocere a fuoco lento fin quando non è scattato un esonero inevitabile ma tardivo nei modi e nei termini. Il cortocircuito sta però a monte, ossia quando la scorsa primavera l'ormai ex coach biancorosso chiese - e ottenne - piena libertà nella direzione dell'area tecnica. E quando fu scelto Claudio Coldebella per il ruolo a tutto campo da direttore generale, la prima raccomandazione dei vertici del club fu proprio quella di mettere Moretti al centro del progetto. Il dirigente veneto ha interpretato il mandato in maniera letterale, lasciando nelle mani del coach ogni decisione strategica.
    Ora, però, toccherà proprio al d.g. agire in prima persona - con onori e oneri del caso - per costruire l'identità futura della Varese "modello Udinese" sognata da Alberto Castelli, al di là della riparazione d'emergenza di Attilio Caja. All'atto pratico, per il quarto anno consecutivo, cambiare giocatori e coach a stagione in corso (il counter aggiornato dice 10 tesseramenti suppletivi dal novembre 2013 e 6 allenatori dal febbraio 2014) è la soluzione obbligata utilizzata per salvare il salvabile di una stagione lontana dalle aspettative estive. Stavolta, però, è una sconfitta bruciante che lascia segni profondi nella credibilità di un progetto fallito in soli sei mesi, al punto da sacrificarne la figura più importante.

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