Jump to content

VareseFansBasketNews

  • banksanity6
    Questo gelido sabato di gennaio, oltre che esserlo climaticamente parlando, rimane gelido anche per i tifosi biancorossi che non riescono a gioire per una vittoria neppure vedendo giocare la loro squadra per 3 quarti una discreta partita che alla fine racconterà di un dominio assoluto a rimbalzo e con quasi venti possessi in più dell’avversario che però chiude con 7 punti sotto. Entrambe le compagini a ranghi ridotti ma i gialloblu restano lucidi e cinici nel portare a casa la vittoria. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
    Johnson 5,5 : l'ultimo americano sbarcato sotto le prealpi non si smentisce anche sta volta e gioca secondo le aspettative solo un tempo della partita, scegliendo questa volta il primo che chiude con 15 punti e buone percentuali. Nel secondo tempo ne segna solo 4 ma soprattutto sparacchia uno sconsolante 0/9 dalla lunga che non può garantirgli un voto sufficiente. TWO FACE
    Anosike 6,5 : fino a quando non viene limitato dai falli fa la voce grossa a rimbalzo (17 e non è una novità) e si comporta bene anche in attacco; regge bene l’urto pure in difesa considerando che aveva di fronte DJ White. Solito dramma ai liberi e purtroppo nel finale non trova la continuità mostrata ad inizio gara. GRINTOSO
    Maynor 5 : partita insufficiente per il giocatore più discusso di questi ultimi giorni che ha anche il difetto di perdere in maniera nettissima il confronto con l’ex play varesino della passata stagione. Il tabellino segna 10 punti e 7 assist ma la manovra non è mai sembrata scioltissima e poi in difesa è a dir poco irritante;le 4 triple di Wright sono una la fotocopia dell’altra con Maynor che concede sempre almeno 2 metri nascondendosi dietro al blocco dei 2 lunghi. IMBOSCATO
    Avramovic 6 : costretto ad un minutaggio limitatissimo causa postumi dello stato influenzale che lo aveva colpito in settimana entra nel solo quarto quarto come mossa della disperazione e inizialmente sembra essere un azzardo azzeccato, poi non per colpa sua deve issare bandira bianca. ROULETTE
    Pelle N.E.
    Bulleri 5 : parte col botto infilando subito dopo il suo ingresso in campo una bomba ma progressivamente si spegne perdendo soprattutto in lucidità nella scelta delle soluzioni e con diversi tiri da centro area in avvicinamento che escono sempre corti e imprecisi quando non vengono rimandati al mittente dai difensori piemontesi. PETARDO
    De Vita N.E.
    Cavaliero 4 : una partita da far spavento per quanto poco incisiva dal punto di vista offensiva quanto deleteria dal punto di vista difensivo. E’ infatti lui con un fallo fantozziano ad accendere Alibegovic con i 2 liberi che gli fanno smuovere il tabellino prima e che poi lo vedranno protagonista delle bombe che uccidono le speranze varesine. ETILICO
    Kangur 5 : prestazione fotocopia di tante partite giocate in questa stagione nella quale sembra diventato allergico al tiro da fuori e dove per segnare punti l’unica e tortuosa strada è quella dei tiri liberi. Benino in difesa e a rimbalzo ma per essere l’ala forte titolare il suo contributo, se resta questo, è davvero deficitario. SBIADITO
    Canavesi N.E.
    Ferrero 6 : per la voglia e l’intensità che mette in campo si meriterebbe, come sottolineato da Caja lunedì scorso, un voto ampiamente superiore al 6 stiracchiato ma rimangono un peccato capitale le solite 4 triple prese piedi a terra e con buona spaziatura che non vogliono entrare nella retina e che se segnate avrebbero probabilmente segnato a favore di Varese le sorti dell’incontro. SLIDING DOOR
    Eyenga 6,5 : partita a tratti sontuosa per il congolese e che si arricchisce di una sfida affascinate con Washington. Peccato che i suoi difetti vengano ad evidenziarsi proprio nei 10 minuti finali vincendo così diverse battaglie ma perdendo poi la guerra. PIRRO
     

  • simon89
    L'Openjobmetis prova a rialzarsi contro la Fiat Torino degli ex Frank Vitucci e Chris Wright. Stasera al PalA2A (palla a due alle 20.30) la compagine di Attilio Caja cercherà nuovamente la scintilla per rompere un digiuno che dura ormai da quasi un mese (ultimo hurrà datato 10 dicembre contro Reggio Emilia, ancora con Paolo Moretti in panchina e Dominique Johnson in tribuna). Partita delicata per una Varese bocciata dai riscontri del campo nei primi due test del tour de force della prima settimana del 2017: il brutto tonfo di Cremona ha proiettato Cavaliero e soci in piena bagarre salvezza, e i passi avanti sul piano della disponibilità a eseguire uno spartito comune non sono bastati mercoledì contro Ventspils nella sconfitta che ha virtualmente archiviato la pratica coppe europee.
    Dopo due settimane di semina in palestra da parte di Attilio Caja, ora serve iniziare a raccogliere i frutti in termini d risultati: lo impone una classifica preoccupante, ma soprattutto la necessità di dimostrare ai giocatori biancorossi che la ricetta praticata dal tecnico pavese è quella giusta per superare la crisi delle 6 sconfitte consecutive. «Dobbiamo consolidare i progressi mostrati contro Ventspils senza fare passi indietro -così Artiglio indica la via - Per prevalere servirà una partita di squadra contando sul contributo di tutti».
    Varese ritroverà Avramovic, tornato già ieri sera in palestra, mentre resta il dubbio sul recupero di Pelle, che sarà comunque in panchina. Ma l'osservato speciale sarà Eric Maynor, opposto a un difensore "ringhioso" come Chris Wright, il suo predecessore in biancorosso che per qualità difensive e leadership sarebbe oggi la panacea di molti dei mali dell'Openjobmetis. Il play statunitense, in evidente flessione tra la difficoltà di reggere i ritmi dell'era-Caja e il peso del gioco a gravare nuovamente sulle sue spalle dopo l'arrivo di un terminale come Dominique Johnson, è ancora sintonizzato sulla lunghezza d'onda di Varese, oppure il mix della situazione fisica, tecnica ed emotiva consiglierà ad entrambe le parti una separazione rigeneratrice?
    La sfida contro la Fiat sarà decisiva per capire se Maynor può - e vuole - essere ancora il giocatore giusto per guidare i compagni verso la salvezza, oppure se durante la pausa tra andata e ritorno (la serie A riprenderà il 22 gennaio col match casalingo contro Sassari) si consumerà il divorzio ventilato in settimana. L'Openjobmetis è dunque chiamata a ripagare sul parquet quella "cambiale in bianco" richiesta da Attilio Caja e Claudio Coldebella, e sottoscritta da tutto l'ambiente - Arditi compresi -in vista della delicata sfida di stasera.
    L'Auxilium di Frank Vitucci (priva del veterano Poeta) è avversaria ostica in quanto frizzante e reattiva, con elementi di sostanza come il ben noto Wright e l'ala Washington a supporto del talento offensivo del dinamico pivot White (18.4 punti e 8.4 rimbalzi). Torino è squadra dall'indole offensiva, che gioca e lascia giocare (peggior difesa della serie A a 85.0 punti subiti): può essere l'occasione giusta per indossare la tuta blu tanto cara ad Attilio Caja, imboccando la via del sacrificio difensivo e della coralità per chiudere con un sorriso un girone d'andata da incubo?
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    L'Openjobmetis saluta definitivamente la Champions League, ma il PalA2A non infierisce contro una squadra in pessima salute fisica e mentale. La truppa di Attilio Caja, priva in extremis di Avramovic e Pelle (entrambi inchiodati a letto da un attacco influenzale dopo aver svolto la seduta di tiro di ieri mattina) incassa il sesto stop consecutivo contro il Ventspils, decretando aritmeticamente il suo addio alla prima manifestazione FIBA e chiudendo virtualmente anche le chances di ripescaggio nella seconda.
    Ma la serata europea non stimola una ulteriore protesta dei tifosi più caldi dopo il confronto di lunedì notte con la squadra al rientro dalla trasferta di Cremona. Le presenze in Curva Nord non superano le 20 unità, quasi sempre in silenzio se si eccettuano due cori per il tecnico nel primo quarto e a fine gara. Il resto dei tifosi biancorossi invece sostiene la squadra, seguendo la spinta del centinaio di bambini del torneo "Giochiamo a Minibasket". Gli unici ad essere contestati sono i 3 arbitri, autori di una direzione di gara totalmente indecifrabile nella valutazione dei contatti e delle infrazioni, con il PalA2A ripetutamente indispettito anche a gara chiusa. In definitiva però i supporters sottoscrivono ancor prima della richiesta di Attilio Caja in sala stampa quella "cambiale in bianco" indispensabile per sostenere gli sforzi della squadra. Che comunque ci prova, almeno fino a quando glielo consentono le rotazioni ridotte e le energie limitate con sole 48 ore di recupero dopo il brutto tonfo di Cremona.
    I progressi offensivi, riscontrati nella circolazione di palla che produce un promettente 12/24 da 3, non sono infatti supportati da una tenuta difensiva adeguata: c'è bisogno di tempo per lavorare sulle nuove strategie proposte da Caja rinunciando ai cambi sistematici dell'era Moretti. Qualche segnale di vita arriva principalmente da Ferrero ed Eyenga, sin troppo esuberante nel prendersi responsabilità al contrario di Johnson che entra nuovamente in partita solo nel quarto periodo. Ancora lontano da un rendimento efficace invece Eric Maynor, troppo poco incisivo in attacco per nascondere i suoi limiti difensivi attaccati da qualunque avversario. Rientrati per ora i propositi di rescissione espressi dopo Cremona, si continua a navigare a vista in attesa che la pausa del campionato permetta a bocce ferme di capire se c'è margine per andare avanti o se per il bene di tutti è meglio che Eric cambi aria, e Varese cerchi un play "alla Chris Wright": libero il realizzatore Kevin Dillard, ma si cerca un leader ed è sotto osservazione il 35enne Jerel Blassingame in uscita da Slupks in Polonia).
    Ma fra 72 ore si torna in campo contro Torino in una partita dal peso specifico mille volte superiore a quella contro Ventspils: saranno sufficienti per concretizzare i piccoli passi avanti di ieri sera e altri due giorni di cura-Caja per conquistare una vittoria scaccia-crisi e spegnere il focolaio di contestazione che potrebbe divampare nuovamente in caso di ulteriore sconfitta?
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    "Me ne vado, anzi no". L'allarme Eric Maynor scatta ma poi si smorza alla vigilia dell'esordio casalingo nel nuovo anno solare dell'Openjobmetis. Tra la frustrazione per le ultime prove negative e le contestazioni della Curva Nord, nella mattinata di ieri il giocatore ha manifestato la volontà di rescindere il contratto, abbozzando anche un discorso economico per la transazione dell'accordo con il club di piazza Monte Grappa.
    Poi, però, è rientrato tutto: Maynor è stato regolarmente presente all'allenamento di ieri sera al PalA2A (90 minuti tra video e campo) e sarà in campo stasera in Champions League contro il Ventspils (palla a due alle ore 20.30). Per questo l'Openjobmetis non ha compiuto alcun sondaggio in cerca di eventuali sostituti. Le due settimane di pausa del campionato tra andata e ritorno (la serie A non giocherà il 15 gennaio, data originariamente prevista per l'All Star Game poi "abortito": Varese sarà martedì prossimo sul campo del Radom e poi si fermerà fino a mercoledì 18 per il match contro l'Usak) serviranno eventualmente per rifare il punto della situazione. Se poi Maynor, a mente più fredda, dovesse esprimere nuovamente il desidesio di chiudere il rapporto la prossima settimana, sul conto del giocatore del 1987 starebbe riflettendo Capo d'Orlando che è ancora in caccia del sostituto di Bruno Fitipaldo (ceduto al Galatasaray in cambio di un congruo buy-out) nel ruolo di playmaker titolare.
    Però ad oggi, e sicuramente anche sabato contro Torino, Maynor resta il regista titolare di Varese che, pur interrogandosi legittimamente sulla capacità dell'ex Oklahoma City di guidare verso la salvezza l'ammaccato vascello biancorosso, chiede a lui - ed a tutto il gruppo attuale - di fare uno sforzo per sposare la ricetta basata su coralità e unità di intenti predicata da Attilio Caja. Dunque, provare a rialzarsi appena 48 ore dopo il ruzzolone di Cremona nel dal match di stasera contro i lettoni dell'ex biancorosso Willie Deane. Partita pressoché ininfluente per i destini europei di Cavaliere e soci, che stasera potrebbero essere aritmeticamente eliminati dalla corsa playoff, pur potendo rientrare dalla porta di servizio col ripescaggio in FIBA Europe Cup (servirebbero tre vittorie nelle ultime quattro gare della regular season del girone C per agganciare il sesto posto utile per prolungare il cammino internazionale).
    Ma a dispetto del peso relativo della posta in palio, Attilio Caja chiede ai suoi una reazione immediata: «Che il malato fosse molto grave era evidente da subito. Io, però, non ho preclusioni ad affrontare i problemi a viso aperto: in allenamento (ieri, ndr) ho insistito molto per far capire alla squadra che cosa fare e che cosa non fare. Dunque, ben venga la coppa: per noi è importante eliminare le cattive abitudini degli individualismi e migliorare gli automatismi corali. Ogni partita ci è utile per acquisire certezze, se poi riusciremo a trovare la scintilla giusta per vincere ci darebbe una bella mano per dare a noi stessi e all'ambiente quell'iniezione di fiducia indispensabile per invertire la rotta». 
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Cronache da una città sull'orlo di una crisi di nervi per le delusioni in serie prodotte dall'Openjobmetis. Il giorno dopo la bruciante sconfitta di Cremona fa registrare un'ulteriore serie di tensioni ad ogni livello del club. La più eclatante è quella causata dagli Arditi: dopo aver contestato la squadra nell'ultimo minuto del match di martedì («Vergognatevi», un ironico - ma non troppo - «Resteremo in serie A»), un drappello di tifosi della Curva Nord - la ventina presente a Cremona più altri 30 aggregatisi in serata - hanno atteso la squadra al ritorno dalla trasferta, chiedendo un confronto con i giocatori per esternare la propria delusione e la rabbia per le sconfitte in serie. A scendere dal pullman è stato il capitano Daniele Cavaliero, raggiunto poi da Attilio Caja al quale gli Arditi avevano inneggiato al PalaRadi; gli "strali" della Curva Nord sono stati indirizzati nei confronti degli stranieri (su tutti Eric Maynor) e del d.g. Claudio Coldebella.
    Un segnale eloquente della spirale di negatività - anche eccessiva - che contribuisce fattivamente a complicare una situazione di per sé critica. Soprattutto perché coinvolgere nella contestazione a tutto campo anche i dirigenti del Concorzio "Varese nel Cuore", come è avvenuto nel dopo partita del PalaRadi, significa prendersela con chi è prima di tutto un appassionato dei colori biancorossi, oltre che qualcuno che ci mette del proprio per dare un presente e un futuro alla società. I consorziati, con Alberto Castelli in testa, soffrono due volte -prima come tifosi e poi come proprietari - per la spirale negativa che ha fatto sprofondare il club di piazza Monte Grappa nella palude della zona retrocessione. La proprietà cerca i fondi che non saranno illimitati ma neppure così scarsi visto che per il terzo anno di fila Varese si colloca a metà nella classifica del monte-stipendi e dei budget. Quel che finora non ha funzionato è stata l'area tecnica, prima nelle scelte estive di composizione del roster e poi nell'affrontare tardivamente alcuni problemi che con una soluzione più tempestiva avrebbero ridotto la criticità di certe situazioni "incancrenitesi". Il cui costo, ora, è un aggravio di spese per il 1 club (e anche qui la proprietà si è fatta carico del doppio extrabudget Dominique Johnson-Caja).
    Se n'è accorto sulla propria pelle proprio il coach pavese, deluso e frustrato per la partitacela del PalaRadi, dove la fiducia per il buon lavoro in palestra effettuato dalla squadra dal 23 dicembre all'1 gennaio si è sciolta come neve al sole alla prova del campo. Di certo la cura Caja sarà giocoforza molto robusta, forse anche più di quanto avvenne nel 2015. Ma se gli squilibri dell'organico erano parsi già evidenti già dopo i tonfi di Klaipeda e Pistoia, aver tardato ad ammetterli, poi a riconoscerli e infine a scegliere dove intervenire per un mese abbondante, sperando che gli spigoli più aguzzi si smussassero attraverso pazienza e fiducia - puntualmente smentite dai risultati del campo - ha fortemente irrobustito il focolaio di infezione, contagiando anche la componente extratecnica. «Problemi tecnici, mentati e caratteriali» come ha spiegato Attilio Caja nel post-partita di Cremona: oggi però non è il momento di processi e "cacce alle streghe", ma per quanto amara possa risultare ai giocatori la medicina "propinata" dal coach pavese, è necessario che la squadra sposi il credo difensivo e corale predicato da Artiglio. E finché la permanenza in serie A sarà a rischio, tutte le componenti dell'ambiente dovranno unirsi per contribuire a portare Varese fuori dai guai, a prescindere da chi ha sbagliato le scelte e i tempi delle correzioni.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Cambia l'anno ma non il risultato per una Openjobmetis crollata sotto il peso dei suoi equivoci tecnici anche sul campo del fanalino di coda Vanoli. La truppa di Attilio Caja si scioglie alla distanza non capitalizzando l'inerzia favorevole del secondo quarto e pagando sistematicamente dazio sul piano atletico di fronte alla vigorosa squadra di Paolo Lepore. Così Varese incassa la quinta sconfitta consecutiva tra campionato e Champions League, e si fa risucchiare in piena zona pericolo nella corsa a tre con Pesaro e la stessa Cremona (tornata a vincere al PalaRadi dopo 3 mesi) per evitare la retrocessione in A2.
    La cura Caja funziona solo per alcuni sprazzi di un match nel quale emerge in tutta la sua evidenza l'allarme rosso legato alla condizione di Eric Maynor e Kristjan Kangur. I due giocatori più "logori" del roster - con il play del 1987 alle prese con un problema all'alluce del piede destro - sono stati letteralmente travolti dal vigore dei pari-ruolo Holloway (10 assist) e Thomas (9/14 al tiro più 6 rimbalzi e 4 stoppate). All'Openjobmetis non basta il fatturato interno di Anosike (6/9 e 20 rimbalzi), comunque troppo spesso costretto a girare al largo in difesa: i biancorossi capitalizzano poco e male il vantaggio fisico, concedono troppo spesso le chiavi dell'area (53% da 2 per la Vanoli) e distribuiscono malissimo i carichi offensivi (17 tiri per il rientrante Eyenga e solo 7 per un inespressivo Johnson).
    Di fatto i momenti migliori di Varese - il secondo quarto costringendo Cremona al 30% dal campo e la rimonta dal 61-50 del 26' al 68-65 del 33' - arrivano grazie alla verve prodotta dagli italiani della panchina. Il secondo quintetto produce tantissima energia con Bulleri prima ed Avramovic poi, efficaci "sentinelle" su Holloway (7 e 3 assist nei primi 6' caricando Maynor di 2 falli rapidi), e un ispirato Ferrero (7 nel secondo quarto) a sopperire alle difficoltà di Kangur (3 falli in 8') contro l'agilità dei mezzi lunghi di Cremona. A dispetto di qualche occasione sprecata in campo aperto, l'attacco bianco-osso ritrova sostanza sull'asse Maynor-Eyenga (35-40 al 19'). Ma due leggerezze di Pelle e Kangur costano care negli ultimi 60" e Cremona impatta alla pausa lunga con 5 punti del vivace Thomas. Poi nell'ultima frazione l'Openjobmetis deraglia a ripetizione con Maynor fuori partita ed Eyenga che forza di tutto: il 12-0 finale (dal 73-69 del 34' all'85-69 del 39') che permette alla Vanoli di incassare anche un bel gruzzolo in termini di differenza canestri arriva col solito cocktail venefico di palle perse ed errori difensivi.
    Ora la classifica fa paura, ma a spaventare soprattutto è la leggerezza mentale di un gruppo nel quale solo gli italiani sembrano sintonizzati sulla delicatezza del momento. Da Cremona si torna con un allarme rosso nello spot di ala forte, il dubbio sempre più radicato che questo Maynor sia una tassa difensiva insostenibile alla luce del fatturato offensivo intermittente e di una tenuta fisica rivedibile, e la conferma che l'innesto di Dominique Johnson (0-5 il record con la guardia ex Alba Berlino) non ha dato la svolta auspicata. Come invertire la rotta nel trittico Ventspils-Torino-Radom previsto nei prossimi 7 giorni? La sensazione è che servirà ancora il ricorso al mercato (in regia?), sperando in tempi di reazione meno "elefantiaci" rispetto agli interventi - per ora senza esito - per Dominique Johnson e Attilio Caja.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    L'Openjobmetis vuole inaugurare col botto il 2017. Stasera a Cremona (palla a due alle ore 20.30; diretta tv su Telesettelaghi) la truppa di Attilio Caja andrà a caccia della più classica delle vittorie scacciacrisi per allontanarsi dalla zona più calda della classifica. Match ricco di significati sul campo del fanalino di coda Vanoli per una Varese che ha assoluta necessità di ritrovare fiducia per invertire il trend negativo delle ultime settimane. Si tratta di un test significativo per valutare concretamente l'efficacia della cura Caja somministrata a Cavaliero e compagni per provare a risalire la china in Italia e ad agganciare in extremis il ripescaggio in FIBA Cup in Europa.
    Varese ha lavorato di buona lena a dispetto delle festività e gli ultimi allenamenti - svolti su elevati livelli di intensità - hanno evidenziato una progressiva metabolizzazione del gruppo dei nuovi giochi d'attacco proposti dal tecnico pavese, sempre molto attento alla cura dei particolari per limitare l'atavico problema delle palle perse (i biancorossi sono primi in serie A. a 16,3 di media-partita). Rientrato l'allarme Maynor, che ieri si è allenato dopo i due giorni di riposo per un dolore all'alluce del piede destro, Varese sarà al gran completo recuperando Eyenga dopo la squalifica scontata contro l'Umana. E contro un'avversaria più abbordabile rispetto a quella del 27 dicembre, l'Openjobmetis ha tanta voglia di svolta provando a mettere a frutto i primi nove giorni del nuovo corso nell'impegno inaugurale del tour de force di inizio 2017 (dopo la trasferta di stasera a Cremona, i biancorossi ospiteranno Ventspils mercoledì sera e chiuderanno l'andata sabato al PalA2A ricevendo Torino). Per questo il match sul campo della Vanoli ha un peso specifico così elevato: una vittoria esterna su un campo storicamente favorevole nelle ultime stagioni (tre successi negli ultimi quattro derby al PalaRadi) lancerebbe Cavaliero e compagni a più 6 rispetto al fanalino di coda. Al contrario, un'eventuale sconfitta farebbe scivolare Varese in piena zona-pericolo, alimentando la spirale di depressione e negatività che Attilio Caja ha provato a esorcizzare in sede di presentazione.
    In effetti il match ha contenuti a tinte forti soprattutto per i padroni di casa, che non vincono sul proprio campo dalla prima di campionato del 4 ottobre: Cremona ha già cambiato volto sul mercato (l'ala Harris per un deludente Omar Thomas e il play oriundo Carlino - atteso in campo stasera dopo aver saltato il match del 27 dicembre per un problema muscolare - per il rookie York) e in panchina, affidandosi a Paolo Lepore - già vice di Caja alla Vanoli e con la Nazionale Sperimentale - al posto del veterano Cesare Pancotto che pure era stato votato allenatore dell'anno del 2015/16 dopo la miglior stagione di sempre della formazione lombarda (quarto posto e prima partecipazione ai playoff in 7 stagioni di A). Per la difesa di Varese da tenere d'occhio il creativo realizzatore Holloway e l'energetica coppia di lunghi Thomas-Biligha. Lecito aspettarsi una partita molto ruvida e molto tattica (tanta zona per i biancorossi?): sulla carta è un'occasione ghiottissima per esaltare il pragmatismo della cura Caja e scacciare i cattivi pensieri, ora è il momento tradurre in risultati del campo i segnali positivi espressi negli allenamenti sostenuti tra Natale e Capodanno...
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Cambiano i protagonisti, ma non i risultati. Per la quarta stagione consecutiva, Varese è costretta a navigare nella metà bassa della classifica, lontana dalla zona playoff indicata come obiettivo iniziale, pagando gli errori estivi in sede di mercato. Il vorticoso turnover di giocatori, allenatori e dirigenti, che dal 2013 ad oggi si sono succeduti tra campo, panchina e scrivania, non ha mai trovato il giusto mix per riprodurre la magica alchimia degli Indimenticabili di Frank Vitucci. Un'annata figlia di congiunzioni astrali irripetibili, pur senza raccogliere in termini di vittorie quel che - anche alla luce dei titoli revocati alla Mens Sana -avrebbe meritato quella Cimberio? Ingiusto nei confronti degli artefici di quel capolavoro di programmazione, e autoassolutorio nei confronti di chi - pur trattandosi in alcuni casi delle stesse persone - ha commesso errori nelle stagioni successive.
    I successi del 2012/13 furono figli di un'esemplare linearità nel disegnare le strategie stagionali sin dalla primavera: si scelse una filosofia di gioco champagne e di conseguenza un allenatore adatto a declinarla sul campo come Frank Vitucci. E si costruì una squadra funzionale alle idee del coach, con giocatori scelti dall'area tecnica Vescovi-Giofrè sui dettami indicati dallo stesso allenatore veneziano. Nessun miracolo, ma semplicemente un ingranaggio ben oliato che si è "grippato" da allora con errori diversi nelle modalità e nelle persone coinvolte, ma dalle conseguenze analoghe in termini di risultati sportivi.
    Eppure nel 2016 sembravano esserci i presupposti giusti per non ripetere gli errori dell'era Vescovi - Giofrè - Frates, Vescovi - Giofrè - Pozzecco e Coppa - Arrigoni - Moretti. C'era un punto fermo come Paolo Moretti a dare garanzie in termini di guida tecnica e dopo un paio di mesi di lavoro a tutto campo i vertici di "Varese nel Cuore" coordinati da Alberto Castelli avevano scelto Claudio Coldebella per un ruolo a tutto campo da direttore generale coinvolgendo nuovamente Toto Bulgheroni, inserito come figura di riferimento in un CdA molto rappresentativo ma non operativo nelle scelte tecniche. Sembrava una filiera perfetta che, alla prova dei fatti, non ha prodotto i risultati auspicati: e se la regia delle scelte di mercato (dalla filosofia dell'usato sicuro al roster lunghissimo fino al 3+4+5, cavalcato per il secondo anno di fila nonostante le volontà iniziali della proprietà di puntare sul 5+5) è stata totalmente figlia delle volontà di Paolo Moretti, è comunque l'intera area tecnica a non aver funzionato nel modo corretto.
    Se a Claudio Coldebella era stato affidato un mandato a tutto campo da direttore generale, per quale motivo in estate si è limitato ad assecondare le richieste del coach? Le scelte sono state avallate anche dal d.g., che in tal caso sarebbe corresponsabile degli errori di costruzione del roster, oppure il dirigente veneto ha applicato in maniera troppo rigida il mansionario affidatogli dalla dirigenza nel mettere Paolo Moretti al centro del progetto? Chiaro che nessun dirigente professionista contravviene alle richieste di chi lo assume, rischiando di scavalcare chi faceva già parte della struttura; se nella gerarchia del club il d.g. avrebbe dovuto stare al di sopra del coach, all'atto pratico è accaduto quasi il contrario. Con il risultato che chi si è assunto le responsabilità estive ora ha pagato con l'esonero, lasciando il bastone del comando a Coldebella. Di certo i vertici del club nutrono ancora fiducia nel suo fiuto sul mercato, anche alla luce dei risultati interessanti delle scommesse Avramovic e Pelle; ma è chiaro che la campagna acquisti 2017 dovrà dare risposte definitive sul suo vero valore dopo un'estate 2016 nella quale è stato più... segretario del coach che direttore generale.
    Prima di tutto servirà sbagliare meno nelle scelte estive, considerando che la particolare tipologia di proprietà della Pallacanestro Varese rende complicata qualsiasi correzione in corsa viste le difficoltà nel ricorrere agli extrabudget. Anche per questo si è adottata la cura Caja per la seconda volta nel giro di tre stagioni: un coach "aziendalista" che dovrà raddrizzare con pragmatismo e lavoro in palestra le storture più evidenti di un organico mal assortito in troppi reparti. Pertanto oggi, e fino al 7 maggio, al centro del progetto ci sarà di nuovo l'allenatore.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    La sua assenza sta pesando negli equilibri della stagione della Openjobmetis Varese ed il suo recupero non sarà nemmeno così immediato. Luca Campani è ai box da oltre un mese, ha giocato l'ultima partita il 16 novembre in Champions League contro il Rosa Radom, poi un lungo periodo di sosta, ancora in corso, per rimettere in sesto il ginocchio che lo tormenta. Le sue condizioni ora sono in miglioramento, anche se le quattro settimane indicate inizialmente per il suo ritorno in campo sono ormai abbondantemente scadute.
    Innanzitutto, come sta? Sono in miglioramento, purtroppo il problema non è semplice da gestire e non ci sono dei tempi di recupero prestabiliti. In questi giorni dovrò iniziare a corricchiare un po', poi valuteremo.
    Quando pensa che potremo rivederla in campo? Se va tutto bene, nel giro di tre settimane o al massimo un mesetto potrei tornare. Ripeto, se tutto va bene. Sicuramente sto meglio rispetto ad un mese fa.
    Nello specifico, qual è il problema che la tiene fermo? In parole semplici, ho il ginocchio infiammato e per questo motivo si gonfia. Non c'è nulla di rotto, ma mi limita in tutto. Prima di fermarmi, facevo fatica a fare qualsiasi cosa in campo, mi sono dovuto fermare perché seriamente non riuscivo più ad andare avanti. In estate mi ero operato per star bene, però il problema attuale non è lo stesso per cui mi sono operato. Prima avevo una lesione al tendine rotuleo, ora è la guaina sinoviale ad essere infiammata, producendo più liquido di quanto dovrebbe.
    Quanto si soffre a stare fuori, per giunta più del previsto? È durissima anche perché la situazione in cui siamo non è semplice. Ad osservare da fuori che si fa fatica, perché non si riesce a vincere e perché le cose non vanno come vorremmo, perciò si soffre ancora di più. Ma io soffrirei a stare fuori anche in un momento positivo. Mi piacerebbe poter dare una mano alla squadra: non vedo l'ora di rientrare. È importante che lo faccia quando starò bene, perché al contrario potrebbe essere deleterio per me e per la squadra.
    Come si vive dall'interno, pur non giocando, una situazione così difficile? Al di là delle aspettative, che erano diverse dall'anno scorso, è chiaro che quando va male la si vive male: a nessuno piace perdere. Ogni giorno siamo in palestra per cercare di arrivare al meglio alla partita. Ma quando durante la gara non riesci a fare quello che provi in allenamento, è molto frustrante. Il basket è la nostra vita e, quando le cose non vanno bene in campo, diventa difficile anche fuori. Non è che quando esci dalla palestra tutti i problemi si cancellano: ce li portiamo a casa, ci si pensa costantemente. È una situazione pesante, stiamo provando di tutto e faremo di tutto per uscirne. Bisogna venirne fuori insieme.
    Cosa pensi del cambio di allenatore? Purtroppo il cambio di allenatore non è mai positivo, significa che hai fallito. Paga l'allenatore ma a sbagliare non è solo lui, bensì tutta la squadra. In campo ci andiamo noi. Io ho voluto ringraziare il coach, e lo faccio anche pubblicamente per tutto ciò che ha fatto per me. È stato importante per me, insieme ci siamo tolti delle soddisfazioni non riuscendo mai a fare però quel passo in più, sia in finale di Coppa che restando fuori di poco dai playoff. Considerando come eravamo partiti, quello scorso è stato un bell'anno. La situazione non è causata da Moretti ma da tutti, ed è un peccato perché tutti ci aspettavamo altre cose.
    Com'è stato l'impatto con Caja? Sicuramente è stato un impatto forte, senza ombra di dubbio. Non sono mai stato allenato da lui, in pochi giorni non gli si potevano chiedere miracoli. Avrà bisogno di tempo per lavorare.
    Alberto Coriele

×
×
  • Create New...