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VareseFansBasketNews

  • simon89
    L'Openjobmetis va in cerca della svolta sul parquet di Capo d'Orlando. Stasera alle 17.15 (diretta TV su Telesettelaghi) la compagine di Paolo Moretti sarà ospite della rivelazione Betaland in un match dai risvolti delicati vista la perdurante crisi (8 sconfitte nelle ultime 9 partite, 3 delle ultime 4 in campionato) delle ultime 4 settimane. Varese chiede nuovamente risposte alle attuali risorse interne in attesa di concretizzare la svolta sul fronte mercato: l'operazione Dominique Johnson passa ancora attraverso un accordo a tre che per favorire il suo approdo in maglia biancorossa dovrà comprendere anche il suo attuale club Alba Berlino. Ma al PalaFantozzi andrà in campo la stessa squadra sconfitta in casa da Brescia e crollata nuovamente sotto il peso dei suoi limiti tecnici e mentali ad Usak, nella versione attuale senza l'infortunato Campani e col solo Kangur (comunque recuperato dopo il lieve problema alla schiena di martedì) nello spot di ala forte.
    Come trovare le chiavi di innesco per una Openjobmetis che nelle ultime uscite ha messo in scena sempre il medesimo copione, mostrando però una versione sempre più sfocata di sé stessa con l'incedere delle sconfitte? Moretti ha puntato sul tasto dell'orgoglio e della mentalità per provare a scuotere un gruppo parso in difficoltà anche sul piano psicologico: dalla trasferta siciliana ci si aspettano prima di tutto risposte caratteriali per rigenerare la squadra in vista delle importantissime sfide casalinghe contro Oldenburg e Cantù. Qualunque sia l'esito del rush finale nell'operazione Dominique Johnson, l'aiuto esterno attraverso il mercato non basterà da solo a riaccendere il motore "grippato" dell'Openjobmetis. Serve uno sforzo congiunto tra staff tecnico, squadra, ambiente e società per trovare le risorse necessarie ad uscire dalla crisi; sotto questo profilo la sfida contro un'avversaria annunciata in salute tecnica e psicologica come la Betaland è significativo per capire se il gruppo possiede ancora sufficiente forza mentale per replicare la convincente prova di due settimane fa a Pesaro.
    La formazione di Gennaro Di Carlo è un "case history" di successo nel far fruttare risorse economiche limitate attraverso uno scouting "alternativo" all'americanologia dilagante. Con due soli extracomunitari rodati (il veterano Diener e il cavallo di ritorno Archie) e un mix intrigante di scoperte (su tutti il talentuoso play italo-uruguagio Fitipaldo e il centro Iannuzzi, pescato in A2 a Omegna) e giocatori da rilanciare come il serbo Tepic e il croato Delas, la Betaland ha costruito un sistema dall'identità forte che punta sulla tecnica e sulla conoscenza del gioco a scapito dell'atletismo. La versione attuale dell'Openjobmetis potrebbe accoppiarsi bene contro un'avversaria senza incursori esplosivi né stopper "iperaggressivi" sul perimetro. D'altro canto però il ricordo dell'amichevole precampionato del 22 settembre (vittoria 91-86 della Betaland con 13 triple messe a segno) è ben chiaro nella testa di Paolo Moretti, che ha spiegato chiaramente ai suoi la necessità giocare una partita di grande accortezza sui due lati del campo. Capo d'Orlando è una squadra votata alla circolazione di palla e all'attacco corale che si esalta soprattutto in casa: al PalaFantozzi è uscita indenne solo Milano. Per sognare l'impresa servirà la Varese fluida e concentrata di Pesaro, altrimenti il rischio concreto è quello di un altro naufragio...
    Giuseppe Sciascia 

  • simon89
    È Dominique Johnson l'uomo della svolta individuato dall'Openjobmetis. La 29enne guardia ala statunitense in uscita dall'Alba Berlino, solo omonimo del biancorosso Melvin che con ogni probabilità gli farà posto in caso di esito positivo della trattativa, sarebbe la prima scelta della società di Piazza Monte Grappa nella sua ricerca di una "prima punta" in grado di sbloccare l'impasse offensivo. 
    L'atleta del 1987, esterno di 195 centimetri per 95 kg, ha doti realizzative di primissimo ordine: uscito nel 2010 da Azusa Pacific, piccolissimo college di terza divisione universitaria (sulla sua storia di successo cestistico partendo dal "sottobosco" è stato prodotto anche un documentario), dopo aver inseguito il sogno NBA in tre stagioni di D-League è sbarcato in Europa, dove ha fatto sfoggio delle sue qualità offensive: i 23 punti di media col 51% da 3 fatturati nei primi mesi del 2014/2015 in Polonia con il Siarka Tarnobreg gli sono valsi l'attenzione degli israeliani del Maccabi Rishon (14,4 punti col 45% da 3). Nel 2015/2016 il salto di qualità con la firma di un contratto importante con i turchi del Banvit, dove è stato l'undicesimo marcatore dell'Eurocup (14,6 punti e 2 assist) sfidando anche Milano nelle Last 32. Nella scorsa estate il tiratore statunitense è stato vicinissimo ad Avellino, salvo poi preferire la proposta dell'Alba Berlino, in cui però sembra non avere legato granchè con il coach (9,2 punti e 2,1 assist in 27,6 minuti in 10 gare della Bundesliga; in Eurocup 14,6 punti col 40% da 3). La colonia italiana in Germania conferma l'impasse tra l'atleta del 1987 e il club, che non l'ha convocato per la partita di mercoledì in Eurocup contro Bilbao e considera in esubero come settimo straniero (in Bundesliga massimo 6 su 12 a referto) dopo il rientro degli infortunati Miller e Gaffney. 
    A Varese piacerebbe molto inserire un attaccante come Dominique Johnson, il quale possiede le caratteristiche adatte per provare a sbloccare il principale problema della produttività offensiva a difesa schierata. L'atleta del 1987 è una guardia pura, capace di creare dal palleggio, anche se la qualità principale è il tiro da fuori; inoltre il giocatore nato a Detroit è abituato ad avere responsabilità da terminale principe, avendole gestite nella stragrande maggioranza delle squadre in cui ha giocato. Lo scoglio da superare è di natura economica, ma la possibilità di trovare un ruolo da protagonista in Italia per superare l'attuale situazione all'Alba parrebbe allettare lo statunitense.
    L'obiettivo dell'Openjobmetis è provare ad affondare il colpo entro il weekend definendo l'operazione all'inizio della prossima settimana: se si troverà una quadra e qualora dovesse esserci una fumata bianca, il fatto che il giocatore sia già a Berlino ridurrebbe i tempi di attesa per il rilascio del visto, consentendo eventualmente al nuovo acquisto di sbarcare a Varese in tempo per debuttare nel derby di sabato prossimo a Masnago contro Cantù.
    Giuseppe Sciascia

  • pxg14
    Al tavolo per capire Varese. La Varese più difficile che esista da capire, quella involuta, quella fluttuante in una spirale negativa, quella che non soddisfa ma anzi preoccupa. E pure tanto. Parlare con il direttore generale Claudio Coldebella, però, vale anche a prendere coscienza che si tratti di una Varese che non molla, di una Varese che ha dietro una società compatta che non intende nascondere i problemi, bensì affrontarli con la testa sulle spalle.
    Nessuna sorpresa in merito: in piazza Monte Grappa, da quest’estate, alberga un gruppo di persone che fa della competenza una cifra stilistica, per storia personale e per carisma, in un mondo del basket nel quale è difficile inventarsi. I risultati del campo non danno ragione, per il momento, alla rivoluzione della primavera 2016, né alle scelte che hanno in seguito portato alla costruzione di una squadra che non sta rendendo come da tutti, tifosi in primis, sperato. Le 
    aperture di credito, però, non sono operazioni puramente aritmetiche, non hanno un tempo limite (e se lo hanno non sono certo due mesi e mezzo…) e scontano una fiducia che si alimenta anche con “gesti” come quello di ieri. 
    Una cosa mai vista
    Coldebella ha chiamato a raccolta la stampa sportiva locale, si è messo a “nudo” di fronte ai problemi, ha risposto alle domande senza trincerarsi dietro convenienza e paura. E lo ha fatto una sola volta, davanti a tutti, senza “figli” né “figliastri”, rispettando il ruolo di coloro che operano nel mondo dell’informazione: una cosa così, a Varese, non si era mai vista, soprattutto nelle due stagioni precedenti a quella attuale.
    Certo non sono né l’onesta, né il savoir fair a migliorare le percentuali da tre punti o a fa cambiare rotta a una Openjobmetis da cinque vittorie in sedici partite. Il dg biancorosso in merito è stato chiaro: le strade per uscire dalla crisi sono due ed entrambe verranno percorse da società e staff tecnico. La prima è quella di cercare di preservare il gruppo di giocatori attuale, con l’obiettivo di compattarlo affinché trovi al suo interno le risorse per emergere dalla palese insicurezza (e dal nervosismo, emerso anche in Turchia) che lo sta avvolgendo. La seconda è il costante monitoraggio del mercato, che Coldebella ha assicurato essere buona abitudine fin dall’inizio della stagione e non esigenza nata esclusivamente in seguito alle sconfitte. 
    L’intenzione di cercare, verbo per il momento azzeccato perché la lenza gettata - lo ha confermato il dg - per ora non ha pescato alcun pesce adatto, un giocatore che possa aumentare il valore della squadra nel reparto esterni è conclamata. E ha individuato un profilo ben delineato: quello che il mitico coach slavo Boscia Tanjevic definiva il “capo giocatore”, ovvero un elemento in grado di trainare tecnicamente, ma anche “spiritualmente”, i compagni. Un po’ quello che è stato Chris Wright nell’annata 2015/2016, cui si arriverà - eventualmente - senza procedere a tentoni come invece accaduto lo scorso anno (si provò con Ukic, sapendo che non lo si sarebbe potuto confermare, e si pagò un mese Kitchen, per poi decidere che non faceva al caso di quella Openjobmetis). L’assenza di Campani, tuttavia, obbliga a tenere d’occhio anche lo “show room” dei lunghi, sebbene le priorità siano state individuate altrove.
    Champions, scelta condivisa
    Questione Champions League, partizione di cammino nella quale si sono manifestati i problemi di competitività più evidenti. Nessuno vuole tirare i remi in barca nella competizione continentale e, soprattutto, nessuno ha mai considerato la massima coppa Fiba come un fastidio: la decisione presa di parteciparvi - su questo il dg è stato categorico - è stata collettiva e senza riserve, pur senza conoscerne il livello (molto alto a consuntivo) e pur nella piena consapevolezza che ciò avrebbe tolto spazio agli allenamenti. 
    Coldebella, infine, ha voluto sottolineare la sua piena fiducia nei confronti di coach Paolo Moretti e dello staff tecnico a sua disposizione, spiegando come sia missione condivisa quella di trovare un’uscita dal tunnel soprattutto grazie al lavoro e all’applicazione. Di tutti. 
    Fabio Gandini

  • simon89
    Il Khimki "blinda" Jacob Pullen dopo I 23 punti in 20' del match di ieri contro Fuenlabrada, il Maccabi Kyriat Gan cede il suo bomber Tyshawn Taylor solo dietro pingue buyout, e la caccia di Varese ad un playmaker realizzatore che possa sbloccare l'impasse offensivo dovrà seguire altre strade. E l'ipotesi Johnson Odom? Sassari è attivissima sul fronte nuovo playmaker, ma pare che l'ex canturino abbia proposte lucrose dall'estero; ma in ogni caso, fino a quando la Dinamo non avrà scelto il suo sostituto, il giocatore del 1990 non sarà effettivamente disponibile.
    Nel frattempo però lo stop fino al 2017 di Luca Campani ha aperto una falla nella rotazione dei lunghi: a oggi Kristjan Kangur è l'unica ala forte di ruolo, situazione che "cozza" con la necessità di non sovraccaricare la sua schiena (martedì ad Usak riposo precauzionale per tutta la ripresa dopo un irrigidimento muscolare). Ma sostituire un italiano infortunato è praticamente impossibile vista la totale indisponibilità di free aaent: se si deci- desse di aggiungere un 'ala forte per puntellare il reparto lunghi, servirebbe sacrificare uno dei 7 stranieri. Ossia rinunciare ad uno dei due pivot puri tra Anosike e Pelle, spostando Kangur nella rotazione dei centri, per tornare all'assetto più "canonico " ipotizzato quando si puntava su Olek Czyz. Oppure sacrificare Melvin Johnson, affidando stabilmente il ruolo di guardia a Aleksa Avramovic e Daniele Cavaliero e dando minuti fissi a Bulleri e Ferrero. O infine puntare su un'ala-guardia realizzatrice - ipotesi già esplorata con Drew Crawford, nel frattempo proposto anche il 28enne nazionale portoricano John Holland - spostando Eyenga da "4 tattico " per esaltarne le capacità in 1 contro 1 e nasconderne i limiti balistici.
    Totale generale: Maynor fatica a far gioco ed è una tassa difensiva, Johnson è uno specialista tiratore che non attacca il ferro, Eyenga è un contropiedista non pericoloso da fuori in una squadra che cammina, lo spot di ala forte è numericamente "deficitario", e i due centri non sono pericolosi spalle a canestro. I problemi sono in tutti e 5 i ruoli: buon lavoro (ma anche buona fortuna...) a Bulgheroni, Coldebella e Moretti che nel summit di oggi dovranno individuare con quale ordine di priorità provare a risolverli attraverso il mercato...
    Giuseppe Sciascia

  • pxg14
    Toto Bulgheroni soffre per due motivi diversi ma egualmente “spinosi”. Il primo, di natura strettamente personale, è il nuovo intervento al piede sinistro già operato la scorsa primavera che da qualche settimana lo ha costretto a diradare le visite al PalA2A. Il secondo è legato alla crisi di risultati dell’Openjobmetis, che lo tormenta in maniera molto più pressante: l’infortunio è in via di lenta ma progressiva risoluzione, ma il male oscuro della formazione di Moretti è ancora da diagnosticare con esattezza. 
    «Mi dà molto più pensiero la squadra del mio infortunio: in tutte le situazioni della mia vita sono stato abituato a fare una diagnosi, verificando di conseguenza che intervento serve e chi è il più adatto ad effettuarlo. Ma oggi come oggi faccio molta fatica a stabilire la diagnosi del malessere della squadra: cercheremo di arrivare al dunque consultandoci con Claudio Coldebella e Paolo Moretti, stabilendone le ragioni e cercando con molta onestà, sincerità e trasparenza di capire cosa si può fare e dove si può andare per risolvere la crisi».
    Sarà dunque il summit previsto in giornata tra direttore generale, allenatore e consigliere delegato all’area tecnica a definire una volta per tutte la strategia di intervento da seguire per provare a uscire dalla crisi: «Serve un’analisi dettagliata che vada in fondo alla situazione: non abbiamo le fette di prosciutto sugli occhi e la necessità di un intervento è evidente a tutti. Però serve sviscerare tutti gli aspetti del problema ed analizzarli in profondità per avere una visione il più possibile chiara con l’obiettivo di stabilire il da farsi».
    La preoccupazione di Bulgheroni, che rende indispensabile un correttivo sul mercato, è soprattutto legata alle modalità analoghe delle ultime sconfitte che hanno ingenerato una spirale di negatività anche sul piano della fiducia e dell’autostima: «Mai nella mia lunga permanenza nel mondo del basket, prima da giocatore e poi da presidente, mi sono trovato in una situazione come questa, nella quale le sconfitte arrivano come fotocopia una peggiore dell’altra. Ormai il copione è sempre lo stesso: si inizia bene, ma alla prima difficoltà la squadra va in affanno, smette di fare canestro e non sa più a quale risorsa aggrapparsi».
    Dunque l’unico modo per risolvere i problemi tecnici e aiutare l’allenatore è quello di ricorrere al mercato: la società ha stanziato un “tesoretto” da investire per invertire l’attuale trend negativo, ma il summit odierno servirà prima di tutto dare un’ordine di priorità relativamente al reparto più bisognoso di un “puntello”: «Sicuramente è così e dobbiamo capire quale intervento serve in maniera prioritaria: negli ultimi giorni mi hanno chiamato in tanti e ognuno ha la sua idea sulla causa dei problemi, per questo vogliamo valutare con attenzione il quadro generale. Troppo facile pensare che un solo correttivo possa essere sufficiente per invertire la rotta, dobbiamo effettuare un’analisi a 360 gradi che serva per tracciare la rotta. Sarà una disamina completa che poi ci porterà a scegliere cosa fare, anche in funzione delle disponibilità del mercato e compatibilmente con le nostre risorse».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    L'Openjobmetis attende buone notizie da Mosca per provare a sbloccare il suo impasse tecnico. Occhi puntati oggi sulla partita di Eurocup tra Khimki e Fuenlabrada: solo nel pomeriggio si capirà effettivamente se il club russo non è più interessato ai servigi di Jacob Pullen, 27enne playmaker statunitense dotato di nazionalità sportiva georgiana che potrebbe dare la svolta all'asfittico attacco varesino. Il regista ben noto in Italia (15.8 punti e 3.0 assist in 70 gare tra Biella, Virtus Bologna e Brindisi) aveva firmato a fine settembre un gettone mensile col club russo, che a fine ottobre gli aveva prolungato il contratto Fino al termine della stagione. Poi però, rientrati gli infortunati e aggiunto il rookie Markel Brown, nel roster del Khimki c'è sovraffollamento nel suo ruolo, e il giocatore che viaggia a attualmente 12.2 punti e 3.4 assist in 18.8 minuti in Eurocup rischia di essere chiuso. Varese è attenta alle evoluzioni della situazione: la cartina di tornasole sarà il suo minutaggio odierno (6' mercoledì scorso contro il Lietuvos Rytas, ma 20' domenica in VTB League in assenza di Brown) per capire se varrà la pena attendere un giocatore che avrebbe le "atout" tecniche giuste per le necessità della truppa di Moretti.
    Oppure alla luce dell'emergenza bisognerà sondare altre piste: da Sassari il pressing per sostituire Darius Johnson Odom si fa sempre più forte (ieri la Dinamo avrebbe fatto un'offerta "robusta" all'ex NBA Nate Robinson, che però ha preso tempo aspettando alternative tra i "pro" e in Cina). Ma finché il Banco Sardegna non troverà un sostituto, il giocatore non sarà disponibile, ed è certo che sull'atleta del 1990 (15.8 punti e 4.4 assist in Italia) ci sarà folta concorrenza anche a li vello europeo. Tra le alternative valutate ci sarebbe anche Tyshawn Taylor, 26enne esterno molto quotato al college (seconda scelta NBA nel draft 2012 col numero 41, 61 partite con Brooklin), che dopo un avvio di carriera travagliato sta brillando in Israele (top-scorer a 20.0 punti di media più 4.1 assist): l'atleta del 1990 può liberarsi dal contratto con il Maccabi Kyriat Gan, ma si tratta comunque di una guardia-play che presupporrebbe affidarsi in regia alla coppia Avramovic-Bulleri. Oppure sacrificare Melvin Johnson e non Maynor affiancandogli una "stampella" con doti di incursore.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    L'Openjobmetis cola a picco anche in Turchia e dice virtualmente addio alla Champions League. Nella sfida sul fondo classifica del girone C tra due squadre in crisi profonda (anche Usak aveva perso 7 delle 8 gare precedenti), Varese finisce travolta per la terza volta consecutiva (meno 90 tra Lituania, Lettonia e Turchia) sotto i colpi del talento cristallino di Lyons (12/19 dal campo e 6 assist in soli 23') e le folate del potente Harrison (9/16 al tiro). Il copione è quello già visto troppe volte nelle ultime uscite tra Italia e in Europa: la partenza della squadra di Moretti era stata promettente, spingendo in campo aperto per il 10-17 del 9 complice il pessimo 1/14 dal campo iniziale di turchi. Appena però il ritmo è calato, Varese ha iniziato a boccheggiare, producendo un desolante secondo quarto da 9 punti con 4/17 dal campo e un 1/7 ai liberi della frazione a certificare lo psicodramma generale.
    Così all'Usak è bastato spingere per affondare i colpi con un terrificante 25-2 a cavallo tra secondo e terzo quarto (dal 27-26 del 17'al 52-28 del 24'). E oltre a un attacco senza guida in regia (fallita anche la prova d'appello per Maynor) né terminali sicuri (mani gelide per Evenga e Johnson a segno solo a partita archiviata), e mancata una difesa mai in grado di fermare le punte avversarie (costante la difficoltà sui penetratori, altro problema legato a Maynor). Poi Varese, affidandosi all'esperienza di Bulleri (e alla grinta di Ferrero, ha anche provato a rimettere in discussione il match limando sul 64-54 del 33'. Ma appena l'attacco ha smesso di eseguire, la mancanza di un punto di riferimento sicuro ha fatto pagare ogni forzatura (42% da 2, 3/23 da 3 e pure un pessimo 13/26 ai liberi); al contrario l'Usak si è affidata alle sue punte Lyons ed Harrison per chiudere rapidamente i conti (77-57 al 36') e lasciare solitaria Varese sul fondo della classifica del girone C.
    Da quando è iniziata la competizione europea, la formazione biancorossa ha manifestato un progressivo peggioramento delle prestazioni fino al crollo verticale delle ultime settimane (5 stop consecutivi in Europa, 8 nelle ultime 9 gare). La coppa ha amplificato l'effetto, mettendo a nudo impietosamente i limiti strutturali di assortimento del roster, che già si intravedevano dopo il tracollo di Klaipeda, e ora sono acclarati in tutta la loro evidenza generando una spirale di sconfìtte in fotocopia. «Follia è continuare a fare sempre la stessa cosa, aspettandosi risultati diversi»: il tweet post-Brescia di O.D. Anosike - citazione attribuita ad Albert Einstein - fotografa perfettamente la situazione: i problemi sono sotto gli occhi di tutti, proseguire su una strada sbagliata - anche se da 10 giorni la società è attiva sul mercato, e l'auspicio è che qualcosa possa muoversi - rischia di acuire ulteriormente un circolo vizioso che senza (almeno) un correttivo sostanziale in tempi rapidi rischia di travolgere tutto e tutti.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Varese prova a ritrovare fiducia in se stessa nella sfida sul fondo della classifica del girone C della Champions League. L'Openjobmetis scenderà in campo oggi in Turchia sul campo dell'Usak Sportif (palla a due alle ore 18 italiane) cercando di rialzarsi dopo il doppio scivolone casalingo contro Rosa Radom e Brescia che ha certificato la crisi tecnica e mentale della truppa biancorossa. Come trovare quel raggio di sole in grado di invertire un trend negativo preoccupante, soprattutto alla luce del fatto che la squadra ha comunque provato a dare il massimo in difesa ma si è schiantata sui limiti sempre più evidenti di un attacco in totale affanno? «Le ultime tre partite hanno dato la sensazione di aver fatto passi avanti in difesa; per restare in partita dovremo avere un impatto offensivo continuo nell'arco di tutta la gara»: così Paolo Moretti indica la strada ad una OJM che si giocherà l'ultimissima chance di restare in corsa per i playoff di Champions League sul campo dell' altro fanalino di coda del suo raggruppamento.
    La comitiva biancorossa ha raggiunto nella serata di ieri la cittadina dell'Anatolia sede della formazione turca: aggregato in extremis Gianmarco De Vita che ha preso il posto di Luca Campani, out almeno fino all'inizio del 2017 per risolvere il problema al ginocchio sinistro evidenziato nelle ultime settimane. Ma se Varese piange per i risultati delle ultime settimane, anche l'Usak non ride: i turchi hanno lo stesso record dei biancorossi (7 sconfitte nelle ultime 8 partite, ultimo hurrà 3 settimane fa in Champions contro Ventspils) nonostante i due recenti innesti della potente ala Harrison e dell'ala forte Auguste. «Partita complicata perché si scontrano le due compagini che hanno dimostrato le maggiori difficoltà nel girone - afferma Moretti -. Affronteremo una formazione con grande talento offensivo, guidata da un play con ottime doti realizzative e un centro che ha punti nelle mani». Riferimento all'asse Lyons-Monroe (visto due anni fa in serie A2 a Verona), che nel 2015/' 16 avevano vinto in coppia il titolo in Israele con il Maccabi Rishon ma non stanno trovando il medesimo impatto nelle file dell'Usak. Nello scontro tra due team in grande affanno conterà molto l'aspetto mentale: se Varese troverà conforto dalla difesa per alzare il ritmo come accaduto nei primi tempi contro Rosa Radom e Brescia, allora il colpo esterno scaccia-crisi non è fuori portata. Anche senza l'aiuto dei correttivi di mercato allo studio.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Il tesoretto c'è, il rinforzo ancora no. La caccia è aperta, ma il mercato offre poco, anzi pochissimo, e per ora non si registrano piste calde sul fronte nuovo playmaker. Mentre la formazione di Paolo Moretti continuerà oggi in Turchia a cercare lo sblocco dell' impasse offensivo delle ultime settimane con il medesimo roster delle 7 sconfitte subite nelle ultime 8 gare, la società si muove per trovare il correttivo necessario per invertire un trend negativo nel quale rischia di essere stritolato lo stesso stesso coach toscano. Ad oggi, però, l'unica certezza è la disponibilità della dirigenza ad allargare i cordoni della borsa per un intervento che possa risolvere l'attuale crisi di risultati: si parla di uno stanziamento extra attorno ai 100mila euro (contando però che qualsiasi nuovo arrivo comporta 12.500 euro di tassa se non già tesserato in Italia, più la transazione del contratto dell'eventuale esubero) messo a disposizione dell' area tecnica per sistemare il roster con un esterno realizzatore di provata qualità.
    Uno sforzo importante per dare una sterzata ad una situazione diventata critica col passare delle settimane, che rischia di compromettere i primi due obiettivi stagionali - passaggio del turno in Champions League e Final Eight di Coppa Italia - e rendere complessa la rincorsa ai playoff dopo tre annate consecutivi in cui Varese è rimasta a guardare. Le ultime due partite hanno spostato l'attenzione della società dal ruolo di guardia a quello di playmaker: per accendere un attacco privo di un leader tecnico e caratteriale si cerca un giocatore capace di mettersi in proprio e fare reparto da sé con la palla in mano. Ma giocando due volte la settimana l'Openjobmetis avrebbe inoltre bisogno di un giocatore rodato e pronto all'uso, non potendosi permettere altre scommesse su elementi da tirare a lucido dopo quella persa sul recupero di Eric Maynor (anche se giocare due volte la settimana offre sempre prove d'appello, e il match di stasera in Turchia sarà un bel test anche per l'orgoglio dell'ex Oklahoma City).
    Esclusi dunque elementi dal pedigree NBA importante ma inattivi da diversi mesi, come Sebastian Telfair prima e Nate Robinson ora, così come l'ex romano Jordan Taylor - già tastato a giugno - che non sarà pronto prima di qualche settimana dopo i problemi fisici accusati nella scorsa annata all'Alba Berlino. L'ideale sarebbe trovare un giocatore tagliato - in Italia o all'estero - che sposi la causa di Varese per una sorta di "mutuo soccorso" verso il riscatto. Per questo il d.g. Claudio Coldebella è attento ad ogni evoluzione esterna: difficile ad esempio imbarcare il futuro esubero canturino Dominic Waters (a gettone fino al 10 gennaio causa infortunio di Zabian Dowdell) che non si libererà prima di tre settimane e non calza a perfezione alle esigenze biancorosse. Si monitora la situazione di Sassari, che ha messo in discussione Darius Johnson Odom e cercherebbe un play puro (ma per l'ex canturino o per Lacey?), ma anche in questo caso c'è incertezza sui tempi di maturazione della situazione. Nel frattempo si valutano eventuali esuberi da Euro-cup ed Eurolega: la società è pronta ad agire in attesa dell'occasione giusta per investire il tesoretto, serve anche un po' di fortuna per pescare dal mazzo il jolly giusto al momento giusto, come accaduto nel 2011 con Rok Stipcevic e nello scorso mese di febbraio con Chris Wright.
    Giuseppe Sciascia

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