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VareseFansBasketNews

  • simon89
    L'Openjobmetis lancia la volata salvezza nel posticipo di stasera contro Pistoia. Match delicatissimo per la truppa di Attilio Caja, decisa a rompere il digiuno al PalA2A (che dura dal 10 dicembre) davanti alle telecamere di SkySport 2: palla a due alle ore 20.45. Per i biancorossi sarà una tappa obbligata nella rincorsa alla permanenza in serie A, specie dopo le imprese casalinghe a pronostico avverso di Cremona e Pesaro contro Venezia e Sassari che hanno lasciato Varese sola all'ultimo posto.
    Il peso specifico della posta in palio è pesantissimo, non solo per i risultati negativi dagli altri campi, ma soprattutto per il rilievo determinante dell'impegno di stasera dopo l'ultimo "tagliando" effettuato durante la pausa per la Coppa Italia. Se il fattore-campo deve essere la certezza assoluta sulla quale fare affidamento nel rush finale delle 11 partite mancanti, la sfida contro la rivelazione The Flexx - che si presenta a Masnago col peggior record esterno della serie A: una sola vittoria su 9 uscite in trasferta - è una partita nella quale l'OJM dovrà dimostrare di possedere le certezze tecniche e mentali necessarie per condurre in porto la difficile missione-salvezza.
    Solo una vittoria supporterà concretamente l'efficacia della ricetta tutta lavoro e coralità impostata da Caja per guarire i mali di questa Varese cresciuta sul piano del gioco ma ancora troppo alterna e soprattutto fragile sul piano della continuità. I biancorossi giocheranno con le spalle al muro, consapevoli che una eventuale sconfitta brucerebbe il credito acquisito in due mesi di cura-Caja acuendo lo psicodramma di una piazza già sull'orlo di una crisi di nervi per la situazione complicatissima, anche perchè (colpevolmente) sottovalutata quando tra ottobre e novembre c'era margine per rimediare. E renderebbe improcrastinabile quel ricorso al mercato che finora è stato congelato come jolly da utilizzare in caso di estrema necessità.
    La squadra è al momento della verità, dovendo dimostrare sul campo che vale più dell'attuale classifica e il senso di responsabiltà nei confronti dell'ambiente di Varese sul quale il coach pavese ha fatto leva dopo la sconfìtta contro Brindisi darà al gruppo la motivazione decisiva per evitare la retrocessione in A2. Il rientro di Anosike e Bulleri, assenze pesanti in occasione dello scivolone pre-Final Eight a Brindisi, consentirà a Caja di ristabilire le gerarchie tecniche che avevano prodotto spunti convincenti sul piano del gioco prima del tonfo del PalaPentassuglia.
    Determinante l'esito del duello a rimbalzo contro una squadra dal "tonnellaggio" elevato come la The Flexx, col lungo tiratore Boothe (12.7 punti e 4.9 rimbalzi) e il massiccio Crosariol (9.7 punti e 5.6 rimbalzi) come punti di riferimento interni. Il motore dei toscani è l'affidabile play Moore ( 10.6 punti e 5.3 assist), il fuciliere è l'agile ma alterno Petteway (13.3 punti) ma in generale Pistoia è temibile per la sua capacità di mordere in difesa e alternare gli assetti tra stazza e dinamismo. La squadra di Esposito, già ben oltre le aspettative e con la chance di rincorrere il sogno playoff, potrà giocare a mente sgombra al contrario di una OJM obbligata alla vittoria. I biancorossi sapranno trasformare la tensione in energia positiva, come richiesto prima del match da Attilio Caja? Se il campo dirà sì, sarà un segnale importante in chiave salvezza. Altrimenti suonerà l'allarme rosso con necessità di rinforzi immediati per evitare il baratro.
    Giuseppe Sciascia 

  • simon89
    Attilio Caja punta sulla difesa e sull' importanza della posta in palio per dare la carica all'Openjobmetis in vista del delicato impegno casalingo di lunedì contro Pistoia. «Preparazione molto lunga per una partita importantissima: dovremo impostare la partita sulle basi di una grande energia difensiva. Conoscendo il peso della posta in palio e le qualità di Pistoia, che a sua volta ama correre, sarà fondamentale mettere attenzione costante in retroguardia per prendere poi ritmo e fiducia sul fronte offensivo. Noi saremo in casa, dovremo giocare una partita aggressiva e coraggiosa, trasformando la tensione per la posta in palio in un grande impatto emotivo».
    Il coach pavese non si fida del ruolino di marcia negativo dei toscani lontano da casa (1-8 in trasferta contro il 9-2 in al PalaCarrara): « È un dato indicativo, come però lo è anche il nostro record negativo in casa. Però, a questo punto contano più l'aspetto mentale, la serietà della preparazione e la consapevolezza del momento del campionato più che l'aspetto tecnico. Servirà grande attenzione, supportata però da buone percentuali: ultimamente abbiamo costruito bene ma tirato male. E questo non ci ha aiutato». Caja confida infine che sbloccare il digiuno a Masnago (ultima vittoria in campionato datata 10 dicembre contro Reggio Emilia) possa aiutare la squadra ad esprimersi meglio: «Dal punto di vista tecnico facciamo cose di buon livello sui due lati del campo. L'aspetto delle percentuali dipende dalla fiducia. Una vittoria ci aiuterebbe a rendere la palla più leggera e guadagnare sicurezze, sbloccandoci a livello offensivo».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Varese e Legnano studiano ulteriori forme di collaborazione dopo quella in nome del "Ponte del Sorriso" che assieme alla Banca di Credito Cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate ha raccolto 1 Ornila euro con l'amichevole ufficiale di martedì sera. Solo il primo atto formale di un rapporto di collaborazione agevolato dalla stima risalente ai precedenti comuni in Lega Nazionale Pallacanestro tra il d.g. biancorosso Claudio Coldebella e il presidente degli Knights, Marco Tajana. Il primo e imminente punto di contatto è quello tra i rispettivi sponsor e soci: dopo l'aperitivo congiunto che ha preceduto martedì la BCC Cup, i membri della "famiglia" che contribuisce economicamente ai destini della Pallacanestro Varese saranno invitati al workshop organizzato dal Legnano Basket in aprile per i suoi partner commerciali.
    PARTNERSHIP & ALTERNANZA «Operando sullo stesso territorio è facile creare delle sinergie che possono renderci vicendevolmente più appetibili ampliando la rete dei contatti: è un discorso commerciale ma non solo, penso anche al bacino d'utenza del pubblico» afferma Marco Tajana, che con Coldebella sta studiando la fattibilità di chiedere alla FIP di introdurre un'alternanza tra le partite casalinghe di Varese e Legnano per non creare sovrapposizioni tra eventi che costringono i tifosi ad una scelta obbligata: «Fra poco più di due settimane noi giocheremo in casa contro Pesaro e praticamente in contemporanea la TWS ospiterà Biella: è un peccato avere due eventi a 25 chilo metri di distanza, a mio avviso la sinergia con Legnano dev'essere portata avanti perché noi e loro abbiamo tante cose in comune» conferma il d.g. dell'Openjobmetis. «C'è una fetta di pubblico che segue entrambe le società, ipotizzare politiche di scontistica per i rispettivi abbonati non può prescindere dall'alternanza delle partite casalinghe - ribadisce Tajana -. L'esito felice dell'evento di martedì che ha creato unanime entusiasmo per noi, Varese e la BCC, dev'essere lo spunto da cui partire per creare una sinergia».
    ASSE TECNICO Ma il massimo dirigente degli Knights va al di là del discorso commerciale e lancia l'idea di un vero e proprio asse tecnico tra Varese e Legnano: «Parto dal presupposto che nelle attuali condizioni non abbiamo velleità di disputare la serie A e che l'A2 è la nostra NBA: possiamo dunque proporci come laboratorio di crescita per un club come l'Openjobmetis, che invece ha ovviamente il campionato professionistico come habitat naturale». Una proposta già lanciata nel 2016 a Milano, che però ha chiaramente un target molto più elevato, che prevederebbe la possibilità di ospitare prospetti futuribili non ancora pronti per la serie A in una realtà limitrofa dove Varese potrebbe tenerli sotto controllo: «Per noi sarebbe uno sbocco naturale e la possibilità di dare ulteriore stabilità ad un progetto che ormai si è consolidato in tre stagioni di A2 - spiega Tajana -. Al di là di un'ipotetica prelazione sui rispettivi giovani più interessanti, Legnano potrebbe essere la naturale palestra di sviluppo per i prospetti, italiani o stranieri, non ancora pronti per la serie A che Varese potrebbe girarci in prestito per farli maturare. Mi sembra una sinergia naturale tra due club vicini e con interessi complementari e non concorrenziali». Un'idea che trova favori in piazza Monte Grappa, ma che passa ovviamente attraverso la tappa obbliga- ta della salvezza dell'Openjobmetis: senza la certezza della categoria da disputare nel 2017/'18, qualsiasi ipotesi di programmazione futura resterà in sospeso...
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Mercato sempre aperto? Gli occhi dei manager non si chiudono di certo. Ma da qui a ipotizzare concrete chance operative il passo è lungo e pieno di controindicazioni. Recte: di impossibilità. Oggettive, verrebbe da scrivere. La Openjobmetis Varese ultima in classifica si interroga al suo interno sulla scelta di ricorre a un correttivo nel roster in vista del rush finale verso la salvezza, traguardo da conquistare nelle ultime undici giornate di campionato partendo dalla posizione peggiore possibile: il fondo del gruppo.
    I conti
    Su un argomento tanto delicato occorre almeno un tentativo di fare chiarezza. L’area tecnica biancorossa è al momento vigile sui movimenti dei giocatori nei quattro angoli del globo cestistico, pienamente consapevole della “perfettibilità” (eufemismo...) dell’organico attuale. Un intervento sul mercato è chiesto a gran voce anche dai tifosi, oltre che dai risultati conseguiti finora, ma si scontra con una realtà “di cassa” che dovrebbe sconsigliare alla società ulteriori esborsi economici da qui al termine della stagione. Piazza Monte Grappa è stata chiara - anche su queste colonne - sulla situazione economico-finanziaria che si è trovata a gestire nella stagione corrente come eredità di quelle passate, situazione che sta richiedendo sforzi enormi di dirigenti e consorziati per trovare una definitiva risoluzione. Riservare risorse per il mercato - che al momento comunque non ci sono e si potrebbero trovare solo tramite un contributo “ad personam” di un consorziato, di uno sponsor o di un qualunque altro “benefattore” - significherebbe toglierne al risanamento dei conti. La coperta è corta: se metti da una parte, sei costretto a scoprirti dall’altra. Varese, questa Varese, può permettersi di farlo senza mettere in pericolo - per l’ennesimo anno - la sua sopravvivenza? La risposta del cda, che rispetto al passato è oggi pienamente operativo e decide a maggioranza, è stata finora un “no” secco e poco confutabile, almeno analizzando con razionalità i conti di cui sopra.
    Il campo
    Il campo e la sua parabola spingerebbero, è inutile nasconderlo, in una direzione diversa. E di questo ne è consapevole anche lo staff capitanato da coach Attilio Caja, che mai si sognerebbe di bloccare l’arrivo di un eventuale rinforzo. “L’Artiglio” è un “aziendalista”, ovvero una persona che non si mette a puntare i piedi nel momento in cui non viene accontentato nei suoi desiderata tecnici, conscio del fatto di essere arrivato ad allenare in una realtà costretta a fare sacrifici per chiudere con un passato economicamente sconsiderato. Da qui a far passare Caja come “colui che ferma il mercato”, però, ce ne passa. Potesse, il coach, attingerebbe a piene mani ai correttivi: sotto le plance, dove si è letteralmente inventato un Giancarlo Ferrero ala forte ed è costretto a rinunciare all’apporto di un Kangur impresentabile; o nello spot “3”, dove sarebbe utile un giocatore con tiro e punti nelle mani, spostando Eyenga in ala forte; o in guardia, mettendo tra Maynor e Johnson, che diventerebbe ala piccola, un atleta che possa essere loro complementare
    Ma non è lui a poter dare il via libera al “messia” della salvezza: lui, come sempre ha fatto, lavora con quello che ha. Morale? Si resta così, a meno di trovare lungo il cammino occasioni irripetibili (leggi un’entrata che possa essere coperta da una transazione favorevole con uno dei dodici attualmente nel roster: difficilissimo, alle porte di marzo...) o di cambiare l’intendimento del cda. In un contesto così complicato, a costare caro potrebbe essere stato un errore, tale ovviamente con il benedetto senno del poi: l’avvicendamento dei “Johnson” quindici giorni prima di esonerare Paolo Moretti, privando il subentrante dell’unica “mossa” a disposizione in virtù delle reali disponibilità economiche della Pallacanestro Varese.
    Fabio Gandini

  • simon89
    L'Openjobmetis modifica da "se" a "chi" i suoi intenti riguardo all'opzione mercato. Sondaggi in corso da parte dell'area tecnica biancorossa in cerca di quell'uomo della svolta per il quale la proprietà sarebbe disposta a compiere un ulteriore sforzo per mettere in sicurezza la serie A, strategica per qualsiasi futuro il consorzio disegnerà negli Stati Generali del 16 marzo. I rinforzi delle dirette concorrenti rischiano di mutare gli equilibri di una lotta salvezza che sta cambiando volto dopo l'arrivo del califfo Johnson Odom a Cremona e le correzioni di Pesaro (dopo la guardia Hazell il club marchigiano cerca anche un nuovo playmaker).
    A questo punto Varese valuta l'ipotesi di rispondere a tono, dovendo però interrogarsi prima di tutto sull'area nella quale effettuare l'eventuale intervento. Rispetto all'era Moretti sono cambiate le priorità: se Maynor è l'insostituibile leader scelto da Attilio Caja per guidare la navicella biancorossa, e Anosike è passato da problema principale a insostituibile perno della difesa, in discussione ci sono tutti gli altri spot. Se aggiunta dovrà essere qual è l'emergenza maggiore alla quale fare fronte? Meglio aggiungere una guardia capace di costruire gioco per sgravare Maynor - a oggi unico giocatore in grado di innescare i compagni - dalle attenzioni feroci delle difese avversarie, come accaduto a Brindisi? Oppure la soluzione potrebbe essere quella di inserire un'ala piccola di raccordo, con capacità creative dal palleggio, per spostare un Eyenga pesce fuor d'acqua nei panni della prima punta del gioco a metà campo nel ruolo di ala forte più consono alle sue doti atletiche? O invece il problema maggiore è quello del "numero 4", dove la crisi di identità di Kangur ha rag-giunto livelli preoccupanti e la lungodegenza di Campani lascia nelle mani del pur ammirevole Ferrero l'intero peso del ruolo?
    Scelta complessa comunque legata a filo doppio a quel che il mercato proporrà più che alle scelte del club biancorosso. Si guarda al miglior giocatore disponibile più che al ruolo effettivo: nell'attuale situazione di classifica e di disponibilità economica, il margine di errore è azzerato, con la necessità di andare a colpo sicuro su un elemento che garantisca un salto di qualità e soprattutto un rendimento immediato. Solo a queste condizioni la proprietà si è detta disponibile ad allargare nuovamente i cordoni della borsa, affidando all'area tecnica la grossa responsabilità di scegliere bene, cogliendo al volo, eventuali occasioni che però a oggi sono ancora in fase di analisi.
    In soldoni: Varese è attenta a qualsiasi evoluzione nel settore guardie e ali, valutando però con priorità assoluta giocatori possibilmente già rodati in Italia, meglio ancora se direttamente conosciuti dallo stesso coach Attilio Caja. Profilo difficile da scovare in tempi rapidi, quantomeno in vista del prossimo impegno di lunedì 27 febbraio contro Pistoia. Per piegare i toscani si conterà sul fattore campo e sul recupero di Bulleri ed Anosike, unico a tornare negli Usa per un intervento dentistico programmato da mesi nei tre giorni di pausa concessi dal coach pavese. Nel frattempo il monitoraggio è costante, auspicando che sulle frequenze di "radiomercato" possa spuntare quella soluzione in grado di garantire all'Openjombetis di pareggiare l'impatto dei colpi recenti effettuati da Pesaro e Cremona.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Varese, il regno delle porte girevoli. O almeno così è stato negli ultimi 4 anni di serie: nessun club che ha militato continuativamente nel massimo campionato dal 2013-14 ha operato più correttivi della società di piazza Monte Grappa. Il conto complessivo parla di 12 giocatori e 3 allenatori "suppletivi" rispetto ai roster e agli staff tecnici allestiti con le risorse estive: partendo con l'obiettivo play off sin dal post-Indimenticabili, ricorrere al mercato di riparazione è stato necessario 4 volte su 4 (e non è detto che sia finita...) per mantenere la serie A.
     Il conto dei correttivi coinvolge Adrian Banks, Linton Johnson e Terrell Stoglin più Stefano Bizzozi nel 2013-14; Chris Eyenga, Eric Maynor, Johndre Jefferson, Antero Lehto più Attilio Caja nel 2014-15; Roko Ukic, Rihards Kuksiks, Kristjan Kangur e Chris Wright nel 2015-16: Dominique Johnson più Attilio Caja in versione 2.0 nella stagione corrente. Tutte entrate corrispondenti ad altrettante uscite (Coleman, Hassell e Clark nel 2013-14; Robinson, Jefferson e Deane nel 2014-15; Shepherd, Thompson e Molinaro nel 2015-16; Melvin Johnson nel 2016-17) con l'eccezione di Eyenga due anni fa e dell'extra da 50mila euro per due mesi di Roko Ukic, comunque ampiamente ripagato dal licenziamento di Faye per l'affaire-doping. Ma alla luce di questo poco invidiabile record, è facile risalire alla causa dell'attuale situazione debitoria che induce alla massima prudenza nel ragionare su ulteriori correttivi del roster attuale (ieri sera è scattato il rompete le righe, la squadra tornerà in palestra lunedì confidando di riattivare O.D. Anosike). 
    Le spese extra - con entrate per uscite nel roster mai effettivamente a somme zero - sono state obbligate dalla necessità di scongiurare la retrocessione in A2 già rischiata nel 2015 e nel 2016. E i risultati deludenti delle ultime 4 stagioni sono stati frutto degli errori in sede di costruzione del roster; considerando inoltre come per una società retta da una "multiproprietà" come Varese, qualsiasi sforzo extra sia più delicato e problematico rispetto a club dove il proprietario unico può mettere mano al portafogli in qualsiasi momento. Ora toccherà all'area tecnica indicare alla proprietà se la contingenza della salvezza renderà necessario un eventuale e ulteriore sforzo extra, ma dall'estate 2017 è necessaria una svolta decisa in termini di programmazione e allocazione delle risorse. 
    Negli ultimi tre anni Varese ha sfiorato il milione netto per gli stipendi netti e superato i 4 totali per l'intera gestione del club, chiudendo stabilmente nella metà bassa della classifica (decimo, undicesimo e nono posto dal 2013 al 2016), chiudendo alle spalle di squadre il cui monte stipendi superava di poco i 500mila euro (vedi i casi attuali di Capo d'Orlando e Pistoia). E c'è il caso Trento, da 3 stagioni consecutive tra le prime otto con 700mila circa di netto e meno di 3 milioni di budget; insomma conta più come di quanto si investe. E che meglio si spende in estate, anche se budget e monte stipendi dovessero ridursi rispetto all'ultimo triennio, e meno si dovrà spendere durante la stagione, evitando di alimentare il vortice delle porte girevoli per i correttivi e dei conseguenti ripianamenti dei soci... 
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    La lunga corsa verso la salvezza: ecco il raffronto tra il calendario di Varese e quello delle avversarie dirette
    La salvezza? Passa da 5 vittorie, tutte casalinghe: Masnago deve tornare ad essere quel fortino che in questa stagione - in realtà - non è mai esistito (il ruolino finora è di 3 soli successi a fronte di ben 7 sconfitte). Mantenere da qui in poi immacolato il parquet del PalA2A servirebbe a raggiungere quella quota 20 punti che dovrebbe bastare per restare in Serie A.
    Facciamo un’analisi del calendario che attende la Openjobmetis Varese da qui alla fine del campionato, confrontandolo con quello delle altre tre pretendenti al penultimo, salvifico, posto: Cantù, ma soprattutto Pesaro e Cremona. Ogni vaticinio dovrà passare alla prova del campo, con l’avvertenza che la stessa - mai come quest’anno - si presta ad essere infida e davvero imprevedibile.
    Cantù 14 punti (6 partite in casa, 5 fuori)
    Quelli che sembravano aver cambiato passo dopo la cacciata del “reietto” Kurtinaitis hanno perso quattro delle ultime cinque partite, rientrando di diritto tra le pretendenti alla salvezza. Dall’alto dei 14 punti già in saccoccia, tuttavia, la pratica non dovrebbe essere problematica da sbrigare per i “cugini” brianzoli. Quattro vittorie sono pienamente alla portata: Capo d’Orlando in casa alla ripresa del campionato, Brindisi tra le mura amiche all’8°, Varese ancora in casa (gli scongiuri vanno ovviamente in senso opposto...) alla 10°, Pistoia alla 12°. Farebbero 22 punti di bottino finale, due in più della teorica quota salvezza da noi prevista.
    Pesaro 12 punti (5 in casa, 6 in trasferta)
    Con un Hazell in più nel motore, la Consultinvest si appresta ad affrontare un calendario non facile. Noi le “cuciamo” addosso 8 punti più o meno sicuri: Reggio Emilia all’8°, Cremona alla 10°, Caserta alla 12° (tre partite da disputare all’Adriatic Arena), Pistoia da espugnare alla 13° (non scontata). Vero è che anche la Reggio ondivaga di quest’anno rimane comunque un osso duro, ma certamente più abbordabile di una Sassari (la prossima gara) o di una Milano (alla 14°). Le altre trasferte (Venezia, Varese, Trentino, Brindisi e Capo) sono difficili: qualche possibilità per i marchigiani a Brindisi e, ahinoi, proprio a Varese, campo su cui le servirebbe vincere e ribaltare il -4 dell’andata. Con 8 punti Pesaro salirebbe a 20 punti.
    Cremona 10 punti (6 in casa, 5 in trasferta)
    La Vanoli continuerà il cammino con la stessa forza che domenica ha letteralmente spazzato via Torino? Cinque vittorie sono pienamente alla sua portata: Venezia o Sassari (in casa rispettivamente alla 5° e alla 9°), Capo d’Orlando (7°), Brescia (11°), Cantù (13°), Reggio Emilia (15°), match da giocare al PalaRadi. I viaggi? Difficili (Brindisi, Pesaro e Varese) e impossibili (Milano e Avellino). Senza colpi esterni la Vanoli arriverebbe dunque a 20 punti.
    Varese 10 punti (5 in casa, 6 in trasferta)
    Pistoia (la prossima), Pesaro alla 7°, Capo alla 9°, Trentino alla 12°, Cremona alla 14°: 5 vittorie indispensabili per toccare i 20 punti, fissando inoltre un 2-0 nei confronti diretti contro Pesaro e rintuzzando lo svantaggio con Cremona (una vittoria varrebbe l’1-1, difficile recuperare il -14 dell’andata...). Cinque successi da cui passerebbe questa benedetta salvezza: se i calcoli fatti finora si rivelassero esatti, sarebbe parità a tre a quota 20, con Varese che si farebbe però preferire a Cremona e Pesaro per il 3-1 nella classifica avulsa.
    Perdere il servizio in casa sarebbe invece devastante e forse definitivo (in negativo). Un colpo in trasferta (sì, ma dove? Non ad Avellino, 6° giornata, né a Reggio, 11°, né a Venezia, 13°... Le uniche possibilità a Brescia, 8°, e Torino, 15°. Oltre al derby, si capisce...) aiuterebbe. D’altro canto, tuttavia, conquistare due punti anche lontano da Varese potrebbe diventare necessario in caso di sorprese non previste di Consultinvest e Vanoli.
    Fabio Gandini


  • simon89
    Serie A2, se la conosci la eviti. O almeno è ciò che si evince dall'analisi del quadro regolamentare ed economico che potrebbe materializzarsi nel malaugurato caso in cui la missione-salvezza dell'Openjobmetis non avesse esito positivo. Meno visibilità televisiva, meno appeal per le aziende e meno richiamo per i tifosi (vuoi mettere Varese-Cantù rispetto a Varese-Ferentino o Tortona?), uguale un crollo delle entrate nelle tre voci primarie - sponsor, consorziati e botteghino - che compongono il budget. L'eventuale retrocessione nel primo campionato dilettantistico rischierebbe infatti di erodere oltre il 50 per cento dei ricavi del club. Ma la retrocessione avrebbe conseguenze pecuniarie anche per i giocatori: in forza dell'accordo collettivo GIBA-Lega Basket, l'eventuale risultato negativo del campo consentirebbe a Varese di non corrispondergli le ultime due mensilità.
    Vero è che la fiscalità diversa tra il professionismo della A e il dilettantismo dell'A2 abbatterebbe di conseguenza anche le spese: per un campionato di vertice al piano di sotto sarebbero sufficienti 1.5 milioni di euro rispetto ai 4 e rotti impiegati nel 2016/'17 dal club di piazza Monte Grappa. Ma chi pensa che un anno di "purgatorio" possa servire a risolvere il problema dei pregressi e dare lo slancio per una ripartenza più solida non fa i conti con una realtà molto differente rispetto alle due tappe precedenti in A2 del 1993/'94 e del 2008/'09. Rispetto alle promozioni della Cagiva di Dodo Rusconi e della Cimberio di Stefano Pillastrini, il secondo campionato è completamente cambiato, a partire dalla formula e dallo status giuridico: la vecchia LegAdue professionistica vinta 8 anni fa aveva un girone unico a 16 squadre con 2 promozioni, mentre oggi l'A2 dilettantistica ha raddoppiato le partecipanti, con due gironi da 32 squadre che prevedono playoff a 16 per un'unica promozione (almeno per il 2017/'18) con 4 massacranti turni al meglio di 5 partite.
    Il primo effetto pratico dell'eventuale retrocessione sarebbe la trasformazione della forma giuridica del club di piazza Monte Grappa da società di capitali a società sportiva dilettantistica, con il conseguente scioglimento automatico di tutti i contratti in essere per la prossima stagione (Cavaliero e Avramovic legati fino al 2019, Kangur e Pelle fino al 2018). Ossia il contrario di quanto accadde nell'estate 2007, quando le conferme dei vari Passera, Boscagin, Antonelli, Genovese e Galanda formarono lo zoccolo duro per la promozione dell'annata successiva. In pratica Varese si ritroverebbe col parco giocatori azzerato e la necessità di ricostruire completamente il roster in un campionato che prevede 2 soli stranieri e 8 italiani. Per questo la retrocessione in un campionato dal quale riemergere subito sarebbe molto più difficile che in passato (per le macerie a livello societario ed economico che lascerebbe in dote l'eventuale esito negativo della stagione attuale e l'unica promozione disponibile) è un evento da scongiurare con tutte le forze. Sul campo da staff tecnico e squadra, ed eventualmente fuori del campo dalla società, qualora dovesse essere ravvisata la necessità di un ulteriore correttivo per evitare di scivolare in A2. Con il rischio concreto di restarci a lungo...
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    All'alba della pausa per le Final Eight di Coppa Italia, che per la quarta volta consecutiva Varese guarderà dal divano, a Masnago ci si interroga per una sconfitta pesante che ha riportato indietro di qualche settimana la lancetta. Le assenze, è vero, hanno costituito una fetta importante della non prestazione del Pala Pentassuglia, ma allo stesso tempo è impensabile attribuire solo questo aspetto le ragioni della sconfitta contro Meo Sacchetti. Tante cose, che si pensava fossero un po' più consolidate con la cura Caja, sono mancate e hanno gettato nello sconforto il tifo biancorosso. All'indomani del passo falso, è il direttore generale Claudio Coldebella a ragionare con noi sulla situazione della Pallacanestro Varese, cercando di fare chiarezza ma soprattutto di compattare un ambiente che si prepara ad un finale di stagione intenso e difficile, delicato.
    Si torna innanzitutto a parlare della partita di domenica. Cosa non ha funzionato? Non è stata una bella partita. Nel primo tempo abbiamo anche tenuto, però nel terzo periodo abbiamo davvero subito molto. Mi aspettavo sinceramente una partita diversa, e questo perché durante la settimana avevo visto una squadra che si era allenata molto bene, molto duramente. E questo nonostante non fosse stata una settimana semplice, con tre assenze. Però a livello di qualità degli allenamenti era stata buonissima.
    Anosike è stato risparmiato o non c'era margine per farlo scendere in campo? La sua era una condizione fisica che non gli permetteva di giocare. Anzi, qui lo ringrazio per il tentativo, perché era tanto che non vedevo un giocatore fare terapie a questo livello, per riuscire ad essere pronto comunque. Ma era impensabile che potesse giocare, aveva provato a fare qualcosa in settimana, lo abbiamo curato. Lui ci ha provato fino all'ultimo, ma non era possibile farlo scendere in campo.
    Durante questa pausa sarà comunque recuperabile? Sì, il ragazzo ha una volontà di ferro, lo sappiamo. Ed uno degli stress più grandi per un giocatore nasce quando vuoi giocare e sei impossibilitato causa problematiche fisiche. Però sono sicuro del fatto che un po' alla volta recupereremo tutti.
    Compreso Luca Campani? Luca sta seguendo una terapia più lunga, per ora il suo ginocchio sta rispondendo bene. Sta portando avanti la riabilitazione ed i segnali, rispetto ad altre volte, sono positivi.
    Quanta preoccupazione c'è per la situazione attuale? Siamo ultimi in classifica e penso sia giusto essere preoccupati. Forse "preoccupati" non è la parola giusta, però c'è la sensazione che serva fare qualcosa di più. Serve trasformare in un risultato positivo tutto ciò che di buono viene fatto durante la settimana. E questa è una delle più grandi problematiche di questa nostra stagione. Però c'è serenità, che deriva dalla quotidianità e dal lavoro, dalla serietà della società.
    La squadra stessa è consapevole di quanto sia delicata la situazione? Sì, assolutamente e di questo ne sono sicuro. I ragazzi non vivono in una campana di vetro. Ne sono a coscienza, ne parliamo spesso perché c'è un dialogo con loro. Non sono menefreghisti da questo punto di vista: questa è una squadra che è insieme dal 10 di agosto, ha attraversato momenti brutti, diverse trasferte europee e anche alcune bastonate non belle da digerire. Sono tutti consapevoli del momento difficile. Ma non è una scusante.
    Premessa doverosa: la situazione economica della società sconsiglia ulteriori interventi correttivi sul mercato, come abbiamo più volte scritto nelle ultime settimane. Detto questo, la società sta valutando eventuali nuovi innesti? Lo chiarisco subito: io sono contento dei giocatori che abbiamo. Sicuramente possiamo fare e dobbiamo fare tutti di più. Io sono il primo di questa lista a cercare di fare di più, perché puoi sempre farlo. Ma no, non c'è il pensiero di cambiare, con questi giocatori tutti noi ci siamo messi in questa difficoltà. E dobbiamo tutti insieme, e sottolineo insieme perché è fondamentale, uscire da questa situazione. Parlo dei giocatori, dello staff, della società, di tutta la Pallacanestro Varese, dei tifosi. Serve l'aiuto di tutti quanti.
    Quanto diventa importante avere ora due settimane di sosta? È molto importante, e non parlo solo della parte relativa alla possibilità di allenar- si. Serve per recuperare energie perché, in base alla mia esperienza personale, il mese di marzo è quello decisivo per una squadra. E riesci a fare un buon mese se hai le energie mentali giuste. Questa è stata un'annata faticosa dal punto di vista mentale, forse non eravamo pronti a questo tipo di sforzo. Ora dobbiamo recuperare, abbiamo possibilità di recuperare energie. Non abbiamo avuto la possibilità di farlo prima, nelle altre due soste, dobbiamo riuscire a farlo ora.
    Parlare dei singoli non è mai elegante, ma cosa succede a Kangur ed Avramovic? Confermo, non mi va di parlare molto dei singoli, perché devo essere di supporto ai miei giocatori e lo faccio quotidianamente. Con loro c'è confronto, ritengo che entrambi siano due giocatori importanti per ciò che riescono a darci in campo e soprattutto per come vivono la loro professione, sono sicuro che saranno importanti per noi.
    Siamo a quasi due mesi di gestione Caja, come li giudica? Io di Attilio sono molto contento, estremamente contento. Sta facendo un buonissimo lavoro. Adesso abbiamo undici finali da affrontare e saranno tutte importantissime. Lo ripeto: avremo bisogno dell'apporto di tutti, del coach, del club, dei giocatori, del pubblico, dovremo essere tutti uniti per far sì che siano davvero undici finali. È una situazione che i giocatori conoscono, glielo ripeteremo comunque. Penso che questo sia il momento di ripartire dagli allenamenti.
    Alberto Coriele

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