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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Chiuso in una stanza, la sala del palazzetto intitolata a un mito della pallacanestro cittadina, Giancarlo Gualco, questa sera Varese nel Cuore cercherà di immaginare il proprio futuro e quello della sua controllata, la Pallacanestro Varese.
    Dietro al carattere informale della riunione, che coinvolgerà la totalità degli aderenti al Consorzio, si nasconde l’incontro potenzialmente più importante dell’intera vita della proprietà diffusa varesina. Andare avanti così o cambiare? Aprire la Pallacanestro Varese all’entrata di un socio esterno o detenere ancora il 95% delle azioni (il 5% sono del trust)? Trovare una strada alternativa per sorregge quelle ambizioni che negli ultimi anni sono state sconfessate dai risultati e da difficoltà economiche ripetute (una strada che porti all’aumento del numero dei consorziati o dell’impegno economico di ciascuno di essi) o optare per un esame di realtà che ridimensioni, subito e una volta per tutte fino a nuovo ordine, le ambizioni stesse? Il confronto a tutto tondo tra chi attualmente tiene in vita una delle società più importanti della pallacanestro italiana dovrà partorire idee e risposte a questi interrogativi. Perché il domani è già arrivato.
    Oggi e non prima
    Nei prossimi giorni verrà firmato e depositato dal cda di piazza Monte Grappa il bilancio relativo alla stagione 2015/2016, quello che ha richiesto un lavoro di mesi per quadrare alla luce degli 800 mila euro e spicci di buco. Non è un caso che i due appuntamenti - quello formale e interno alla società e quello di oggi di Varese nel Cuore - abbiamo data prossima: grazie al sudore versato sui conti, grazie alla serietà di chi da mesi occupa determinate poltrone, oggi la Pallacanestro Varese può presentare ai consorziati un quadro chiaro del passato, del presente e soprattutto di ciò che servirà per andare avanti.
    Può, per esempio, spiegare perché sono stati loro richiesti sforzi economici extra per ripianare debiti. Può rivelare agli stessi perché ha avuto le mani legate in determinate scelte strategiche riguardanti la squadra (per esempio nel decidere di non intervenire sul mercato da ultima in classifica). Può, soprattutto, dire loro quanto costa davvero mandare avanti la “baracca” e fare una cernita degli obiettivi: con tot soldi (quelli che garantiscono i consorziati attualmente presenti) si arriverebbe qui, con tot più tot si potrebbe arrivare là.
    Da qui le domande di cui sopra: come godere della possibilità di spendere quei 300-400 mila euro in più per il roster senza dover rincorrere la quadratura del bilancio (leggi: fare altri debiti) ogni anno o avere le mani legate durante la stagione? Possono metterli i consorziati questi soldi in più (attraverso una crescita numerica - e nel caso bisognerà capire come trovarli davvero altri consorziati - o economica pro quota) o è meglio aprirsi a investitori esterni, cedendo loro - ovviamente - anche una fetta di quote e di comando in un cda che oggi è per 4/5 chiara espressione di Varese nel Cuore (e si tenga conto che il prossimo consiglio d’amministrazione biancorosso dovrà necessariamente avere al suo interno anche un membro eletto dal trust Il Basket Siamo Noi)?
    Ponti? Ora è un no...
    Normale chiedersi se, in caso di apertura, qualcuno sia già presente alla porta. Ed è altrettanto normale domandarsi se lo stesso non sia Gianfranco Ponti, l’imprenditore angerese che due anni fa fece una proposta di acquisizione delle quote ma non trovò l’accordo con Varese nel Cuore. Al di là di possibili “abboccamenti” preliminari tra le parti negli ultimi tempi, va scritto che la realtà attuale delle cose dipinge un Ponti in tutt’altre faccende affaccendato. Continua a passare da lui, infatti, il progetto Ignis Varese 1960, quello da più parti definito come il terzo polo giovanile dopo Pallacanestro Varese e Robur et Fides. L’iniziativa è partita ambiziosa e ambiziosa vuole continuare, essendo da mesi concreta l’idea di dotare la società di una struttura che funga da “casa” multidisciplinare, ovvero aperta anche ad eventi culturali e sociali e non solo alla pallacanestro. Lo stato dell’arte è uno stretto dialogo con il Comune di Varese per individuare l’area più idonea a costruire quella che non sarebbe dunque una semplice palestra: si era pensato a Calcinate degli Orrigoni, ma non è detto che la disponibilità di metri quadri lì presenti possa soddisfare le richieste della Ignis. Quel che è certo è che si andrà fino in fondo.
    Un dialogo tra Ponti e Varese nel Cuore potrebbe anche riaprirsi (e potrebbe anche non riguardare la Pallacanestro Varese in toto quanto solo il suo settore giovanile), ma oggi non esiste nulla di concreto. Per una Varese che ha la chance concreta di ritrovarsi fra pochi mesi anche senza l’attuale main sponsor Openjobmetis, quel che conta - ora come ora - è scegliere che strada prendere, pubblicizzando poi tale scelta all’esterno in modo da attrarre eventuali interessati a entrare in società. Sempre che sia questo il sentiero che si deciderà di intraprendere. La palla, in ogni caso, è solo del Consorzio: oggi inizia la partita.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Attilio Caja ha portato al termine la sua cura e dato un'identità chiara e ben definita all'Openjobmetis. E nel finale dello "spareggio" vinto con Pesaro - il terzo hurrà consecutivo dopo tanti mesi di sofferenza - la Curva Nord ha chiaramente identificato nel tecnico pavese il condottiero che ha dato un volto definito alla squadra. «Ringrazio i ragazzi della curva per l'attestato di stima che fa ovviamente molto piacere. Però, senza la collaborazione dei giocatori non si va da nessuna parte: io ho proposto delle situazioni, ma è la condivisione che fa la differenza. Per capirsi e andare in sintonia ci vuole tempo: a questo servono i 50 giorni di precampionato. Ho trovato grande disponibilità e il lavoro svolto sta pagando».
    Sono i frutti della cultura del lavoro che ha impostato fin dal primo giorno a Varese? «È un concetto basilare dello sport: se i risultati arrivassero dall'oggi al domani sarebbe lecito chiedersi che cosa avevi fatto fino a ieri. Quando sono arrivato, ero consapevole che sarebbe stata solo questione di tempo. Il malato era più grave del previsto: se trascuri i primi sintomi, poi la cura dev'essere più robusta. Sono contento soprattutto per i giocatori, che sono stati messi in croce a lungo per quel che non riuscivano a fare. Le mie richieste in allenamento non sono semplici né lo è il loro impegno: il rispetto e l'apprezzamento che stanno ricevendo in queste settimane, dopo che tutto sembrava sbagliato e da rifare, è la miglior gratificazione per i sacrifici che hanno compiuto».
    Ora la squadra ha un'identità, ma ci è voluto tempo e lavoro... «Rispetto a due anni fa le problematiche erano più grosse. Mi ha aiutato molto la vicinanza di Claudio Coldebella e Toto Bulgheroni e la collaborazione dello staff. Io mi sento il regista che coordina tutto il sistema, ma alla base c'è un'analisi minuziosa e un lavoro quotidiano. Prendiamo l'8/8 ai liberi contro Pesaro di Anosike: a fine allenamento O.D. si ferma con Vanoncini e lavora sulla sua tecnica in lunetta».
    Come è riuscito a far sposare al gruppo un'identità corale e operaia? «Non era né facile né scontato che gli stranieri accettassero questo sistema. Il percorso prevede anche degli ostacoli: con Eyenga ci sono stati momenti di confronto forte, d'altra parte è facile dire sempre sì e girarsi dall'altra parte, ma è una soluzione di comodo. Per condividere la tua ricetta si passa anche da fasi di scontro».
    Si riconosce nella definizione di "aziendalista" legata al fatto di aver utilizzato il roster già presente senza interventi sul mercato? «Far rendere al meglio le risorse disponibili fa parte della professione dell'allenatore: bisogna saper mettere le mani quando ci sono elementi che non parlano lo stesso linguaggio cestistico e tattico. Ogni giocatore ha la sua chiave: sarebbe troppo facile dire "questo non va, dunque cambiamo". Allora sei uno scout e non un coach...».
    Dove può arrivare l'Openjobmetis? E vale la pena ragionare sulla continuità futura del gruppo attuale? «Vogliamo vincere il più possibile per chiudere in fretta il discorso salvezza. All'intervallo di domenica ho ricordato alla squadra dove eravamo 4 settimane fa e quanto abbiamo sofferto per uscirne: bisognava ribellarsi all'idea di tornare indietro e rivivere quei momenti difficoltosi. E la risposta dei ragazzi nella ripresa è stata super. Continuità con questo gruppo? Gli ultimi due mesi direbbero di sì, ma ogni partita è un investimento sul futuro e ogni indicazione può essere aggiornata e migliorata. Dunque, è nell'interesse di tutti dare il massimo sino alla fine».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Dubbi e certezze. Dubbi: nessuno pensi che la corsa sia finita qui. Perchè ne manca di sofferenza a “far felici” le budella la domenica pomeriggio prima di alzare la bandiera della salvezza. Soprattutto in un campionato, vittima di un livello appiattito verso il basso, in cui non esiste alcunché di scontato.
    Certezze: la Openjobmetis Varese, all’alba del mese di marzo, ha finalmente trovato un’anima, collettiva come somma di quelle individuali, su cui contare.
    Non puoi prevedere il momento in cui un insieme di singoli diventa una squadra: ci sono assemblaggi tecnici e umani che ci mettono mezza giornata di ritiro per diventarlo e ce ne sono altri sui quali nemmeno la colla sa far presa. Di certo, quando la metamorfosi si compie, te ne accorgi: vinci contro Pistoia la partita della paura, da ultimissimo (non ultimo) in classifica; poi vai a vincere ad Avellino, contro la seconda della classifica di cui sopra, resistendo ai ritorni di un organico con tecnica e talento superiori; infine batti Pesaro nel match più importante della stagione, in recupero e contro un’avversaria mezza disperata e disastrata e quindi difficilissima da affrontare.
    Avere un’anima significa non mollare quando sei sotto, significa difendere insieme al compagno quando l’uno non può fare a meno dell’altro, significa essere in grado di tirare fuori una coscienza di gruppo capace di sopperire a qualunque mancanza: di talento, nelle percentuali di tiro, nell’esecuzione dei giochi. Significa svoltare.
    Più forti delle difficoltà
    Varese ha la meglio su Pesaro dilagando nel finale (finisce 93-78 con dieci punti a referto nell’ultimo minuto) e si scopre finalmente dentro, per la felicità di un palazzetto pieno (4474 paganti) e di chi la speranza non l’ha mai persa. Ora la graduatoria, si parta da qui, fa meno paura: il confronto diretto con i marchigiani è sul 2-0 e Cremona perde in casa contro Capo d’Orlando, combinazione che regala ai biancorossi il +4 sull’ultimo posto e sulla stessa Consultinvest. Poco sopra, Cantù vince a Caserta, va a 18 (+2 su Varese) e inguaia gli stessi campani nella lotta per evitare la retrocessione. Sì è ancora lunga, ma in compagnia si sta decisamente meglio.
    Avere ragione di Ceron e compagni non è stato per nulla facile, e non solo per la prevedibile scossa data dal cambio di allenatore avvenuto in settimana (via Bucchi, dentro Leka). Tanti e tanto grandi sono i grattacapi, anche tattici, per i biancorossi, tali da farli sudare per 35 minuti abbondanti, tali da scrivere un +9 Pesaro all’intervallo e un +11 nel terzo quarto. La marcatura di Jones (25 punti e 10 rimbalzi) in primis: Caja prova a chiedere gli anticipi, ma questi vengono facilmente elusi e gli aiuti - talvolta in ritardo - servono a poco. I rimbalzi, poi: Varese soffre maledettamente la presenza fisica degli uomini di Leka e concede quei secondi tiri sui quali gli ospiti costruiscono il loro allungo.
    Il pick and roll, infine: la bidimensionalità dello stesso Jones diventa un problema enorme per Anosike, costretto a uscire dall’area troppo spesso per i suoi gusti.
    Maestro Artiglio
    Se a tutto questo si aggiungono diversi passaggi a vuoto, quantomeno in retroguardia, nei primi venti minuti, ecco sviscerato il resoconto completo di tutte le difficoltà.
    Dalle quali Cavaliero e sodali escono di squadra nel secondo tempo. Dopo aver subito 29 punti nel secondo quarto (51 al 20’), la pressione sulla palla confonde le idee ai registi Consultinvest e instrada una rimonta più difensiva che offensiva: 18 punti concessi nella terza frazione, addirittura 9 nell’ultima. L’attacco, per nulla disprezzabile nemmeno nei venti minuti inaugurali (60% da 2 e 41% da tre le cifre finali, con l’incredibile dato di sole 6 palle perse), da una retroguardia del genere trova linfa vitale e velocità, sorpassando i marchigiani e completando l’opera nel finale.
    Un’opera a tante mani. Quelle di Johnson (20 punti, 50% da tre), killer nei momenti decisivi davanti e autore di frangenti monumentali dietro. Quelle di Eyenga, messo sul secondo osservato speciale dei biancorossi rivieraschi, Thornton: il congolese, ben gestito da Caja con i falli, lo cancella dal campo. E fa il suo in attacco (15 punti). Quelle di Anosike, che - in un match difensivamente complicato per lui - tira fuori una prova da 18+11 (recuperando a rimbalzo nel finale) e da 8/8 (!) ai tiri liberi. Quelle di un Kangur in netta ripresa, ieri assai più efficace di Ferrero nel secondo tempo per la conformazione fisica dei contendenti. Quelle di Maynor, infine, comandante in capo con le stellette al petto della classe e del talento: 15 punti, 8 assist, i canestri giusti, una leadership offensiva imprescindibile.
    Una squadra, insomma. Che in due mesi ha preso il posto del deserto grazie al lavoro (lungo, faticoso, duro) dell’Artiglio da Pavia. Se oggi Varese ha un’anima - là dove c’erano solo egoismi, confusione, incapacità di credere in se stessi e nei compagni - lo deve soprattutto a lui.
    Fabio Gandini

  • simon89
    L'Openjobmetis abbatte Pesaro con un quarto periodo arrembante e torna a godersi gli applausi scroscianti del PalA2A. La compagine di Attilio Caja ribalta con 15 minuti ad altissimo coefficiente di intensità difensiva (9 punti concessi nel quarto periodo) un match che aveva preso una brutta piega (50-61 al 25') e allunga a quota 3 una serie positiva che allontana finalmente i biancorossi dalla zona retrocessione. Il 2-0 negli scontri diretti con Pesaro è un punto fermo d'importanza capitale nella volata per evitare l'ultimo posto, ora distante 4 lunghezze visto il contemporaneo scivolone casalingo di Cremona contro Capo d'Orlando.
    Il primo spareggio salvezza contro la Consultinvest evidenzia nel modo più convincente gli effetti ormai stabili della cura-Caja: la matrice della vittoria biancorossa porta la firma della difesa e della coralità, sia pure con modalità differenti rispetto alla partenza rombante contro Pistoia e al largo uso della zona decisivo ad Avellino. Stavolta l'OJM graffia quando trova le contro- misure - prima con Pelle e Kangur, poi con un sontuoso Anosike - contro il poliedrico talento di Jones. E gira il senso del match quando Eyenga calza gli stivali delle sette leghe, monetizzando ripetutamente in contropiede il predominio a rimbalzo dei secondi 20' (12-21 a metà gara per Pesaro ma 23-15 dopo la pausa lunga). Bravi i biancorossi a non disunirsi sotto la pioggia di canestri pescati da situazioni casuali del secondo quarto (33-42 al 16' e 42-51 al 20' con tripla allo scadere di Thornton). Ed a trovare la prima fiammata a suon di giocate di energia e reattività in grado di accendere il PalA2A che ha risposto alla grande all'appello del match-chiave (record stagionale i 4.474 paganti). Johnson e Pelle i protagonisti del break per il primo sorpasso (63-62 al 29' con un 13-1 in 3'), poi Maynor sale in cattedra segnando e facendo segnare (Anosike in primis, ma anche Eyenga). Quarto periodo da 26-9 per Varese capace di strappare applausi a scena aperta ai tifosi con una serie di iniziative vincenti del play ex Oklahoma City per il decisivo affondo dal 74-73 del 34' all'87-77 del 38'.
    Alla fine entusiasmo alle stelle a Masnago, come non capitava ormai da tantissimo tempo. E meritati cori personalizzati della Curva Nord per Attilio Caja. Il compito di far diventare... tondo un insieme di singoli "quadrati" - per propensione individuale e attitudine difensiva - sembrava impossibile. Ma dopo due mesi e mezzo di lavoro certosino per ottimizzare le risorse disponibili, l'Openjobmetis delle ultime tre settimane è diventata una squadra vera. Con i suoi pregi e i suoi limiti, ma sicuramente con un'identità corale ben radicata che non è abituale vedere in un gruppo nel quale gli stranieri occupano i ruoli chiave. L'ultimo e decisivo tassello inserito nel mosaico è Christian Eyenga, che si è tolto di dosso i panni della prima punta sposando il ruolo di leader difensivo già cucitogli addosso due anni fa da "Artiglio".
    La strada per la salvezza è ancora lunga con 5 trasferte nelle ultime 8 gare, ma il passo avanti di ieri è fondamentale per alimentare la fiducia dell'ambiente. Ed ora la palla passa alla società in vista degli Stati Generali del consorzio: ieri Gianfranco Ponti era in parterre in qualità di semplice tifoso, qualsiasi evoluzione passa dallo snodo determinante di giovedì. Ma con tre vittorie e mezza salvezza in tasca qualsiasi ragionamento sul futuro format della società si affronterà con molta più serenità.
    Giuseppe Sciascia

  • banksanity6
    Varese questa sera riesce nella doppia impresa di vincere lo scontro diretto con Pesaro che vale oro e nel raggiungere quello che è il record stagionale di 3 vittorie consecutive grazie ad una prestazione a tutto tondo e dove tutti gli interpreti sfoderano una ottima partita.
    Ma veniamo alle valutazioni :
    Johnson 7,5 :quando è stato acquistato lo si è fatto principalmente per le sue doti offensive ma una volta di più questa sera ha dimostrato di dire il fatto suo anche nella metà campo difensiva, è un fattore a 360 gradi. BIDIMENSIONALE
    Anosike 8 : partita sontuosa da parte del centro a stelle e strisce con passaporto nigeriano che, oltretutto, ha di fronte un giocatore con i contro fiocchi come Jones. Mr Energy ci mette tutto il meglio del suo repertorio e un sorprendente quanto inedito 8 su 8 dalla linea della carità. CECCHINO
    Maynor 7 : anche stasera il play ex NBA è autore di una buona partita dove sembra crescere anche la sua condizione fisica tant’è che spesso e volentieri riesce anche a crearsi vantaggio sul suo marcatore per poi, a seconda delle condizioni, decidere se mettersi in proprio e concludere o mettere in ritmo i compagni con dei cioccolatini molto golosi. P.S. Nonostante ciò il futuro presidente-proprietario della Pall.Varese (lo diventerà appena avrà costruito il PalaPiva), lo avrebbe ucciso in svariate occasioni. WILLY WONKA
    Avramovic N.E.
    Pelle 6,5 : utilizzato solo 14 minuti riesce comunque a dare un buon impatto alla partita timbrando ormai come consuetudine 2 stoppate e andando a realizzare il solito alley oop prendendo la sfera ben oltre al ferro. Buona applicazione difensiva anche se a volte non è sempre concentratissimo. MESOSFERICO
    Bulleri 6 : partita ordinata e che nei 10 minuti di utilizzo da respiro a Maynor; giuste le conclusioni prese anche se poi sul suo classico jumper è sfortunato. GARANTE
    De Vita N.E.
    Cavaliero 6,5 : chiamato in causa dopo il terzo fallo di Eyenga risponde bene all’appello anche se, nel periodo di massimo suo utilizzo, la squadra va in difficoltà. Comunque anche il capitano, come tutti i suoi compagni, sembra in crescita sia fisica che mentale. COLLANTE
    Kangur 7 : della sua prestazione risaltano in attacco dei colpi con non sono esattamente del suo bagaglio classico e cioè 2 canestri in contropiede e uno in reverse davvero bello esteticamente oltre ad un assist no look da applausi ma il vero capolavoro lo compie a livello difensivo dove chiude in maniera ermetica tutte le linee di passaggio. BOSTIK
    Canavesi N.E.
    Ferrero 6,5 : altra prestazione più che sufficiente del piemontese che parte forte nel primo quarto con buoni tiri e la solita difesa grintosa poi gradualmente esce dalle rotazioni anche perché l’impatto di KK sembra superiore al suo e alla fine la scelta di coach Caja paga. VASSALLO
    Eyenga 8 : partita ordinata in attacco dove non forza mai le conclusioni; per assurdo il terzo fallo compiuto prematuramente nel primo tempo e che lo rilega in panchina fino a metà del terzo quarto alla fine è la sua fortuna perché quando rientra è una vera furia difensiva, contiene qualsiasi giocata avversaria e spesso riesce anche a recuperare palla e da li in avanti per Pesaro la luce si spegne. STOPPER
     

  • simon89
    Attilio Caja non cambia la ricetta vincente per l'Openjobmetis a dispetto del peso specifico della posta in palio. La chiave tattica della sfida di domani contro Pesaro sarà la stessa che ha permesso a Varese di conquistare la prima mini-striscia vincente della stagione 2016-17: difesa, coralità e concentrazione sono le priorità richiamate dal coach pavese alla vigilia del primo spareggio-salvezza al PalA2A. «La settimana di lavoro è stata estremamente positiva per arrivare al meglio al match contro Pesaro: siamo consapevoli dell'importanza dell'impegno, trattandosi di uno scontro diretto casalingo. Il copione però non cambia: dovremo giocare una gara consistente sulla falsariga delle ultime due, soprattutto dal punto di vista difensivo, e dovremo avere un approccio difensivo molto importante per limitare il talento offensivo di una squadra che può contare su giocatori come Thornton e Jones».
    Il tecnico di Varese prova a ipotizzare le possibili evoluzioni tecnico-tattiche in casa pesarese dopo la recentissima svolta in panchina con l'avvicendamento di Piero Bucchi con Spiro Leka: «Le ragioni del cambio le conoscono solo loro dall'interno; sul piano tattico c'è la possibilità che il nuovo coach rimetta in gioco Zavackas o Gazzotti da ala forte dopo che nell'ultimo periodo avevano utilizzato molto due lunghi veri come Jones e Nnoko, e ci prepareremo all'eventuale utilizzo della zona da parte loro. Ma in ogni caso dovremo essere pronti per disputare una partita importante a livello fisico, mettendo grande energia a rimbalzo per impostare un match all'insegna del ritmo. Insomma quel che serve ad una squadra come la mia, che basandosi su una forte impronta difensiva dovrà cercare il più possibile la transizione per far muovere gli avversari e disputare una partita dai contenuti agonistici vibranti».
    In ogni caso il tecnico pavese evita di pensare troppo alle eventuali novità in casa Consultinvest, preferendo lavorare sulle certezze progressivamente acquisite da Varese: «Dobbiamo concentrarci sulle nostre cose, proseguendo con fiducia sul percorso che stiamo portando avanti da due mesi e mezzo: pensare a quel che fanno gli altri rischia di disperdere energie nervose, guardiamo alle cose concrete cercando di aumentare ulteriormente la continuità difensiva messa in campo a buoni livelli contro Pistoia ed Avellino». E Caja auspica di riuscire a "fare filotto" per alimentare ulteriormente la spirale positiva della fiducia cresciuta dopo le vittorie contro Pistoia e Avellino: «La squadra ha ancora margini di crescita sul piano della fluidità offensiva, ma se domani riusciremo a fare risultato sarà un segnale molto impor- tante: battere Pesaro non significherebbe aver risolto definitivamente i nostri problemi, ma aumentare a quota 3 la striscia aumenterebbe a dismisura la fiducia e la consapevolezza nell'efficacia del sistema. In ogni serie positiva la vittoria successiva vale di più di quella precedente, vogliamo concretizzare e non vanificare quanto di buono fatto nelle ultime settimane».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    L'Openjobmetis teme l'effetto-scossa in casa Consultinvest dopo la clamorosa svolta sulla panchina marchigiana con la risoluzione consensuale ufficializzata mercoledì con Piero Bucchi e la promozione a capo allenatore dell'assistente Spiro Leka. Il precedente che fa paura a Varese è quello del derby del 2 dicembre contro Cantù: l'allora Red October si presentò al PalA2A in piena crisi dopo le dimissioni di Rimas Kurtinaitis e la promozione ad interim di Kyrill Bolshakov. Ma la scossa per l'addio di un allenatore che evidentemente era poco gradito dal gruppo diede una carica inattesa ai canturini che sbancando Masnago misero in seria difficoltà la posizione di Paolo Moretti (bocciato nel CdA dell'8 dicembre l'avvicendamento con Caja dopo la sconfitta di Villeurbanne, l'operazione slittò di 15 giorni alla mattina del 23). Allo stesso modo l'effetto-scossa, sia pure più "dilatato" nei tempi, fu fatale a Cremona: Paolo Lepore, subentrato il 19 dicembre a Cesare Pancotto, vinse infatti il 2 gennaio la sua prima partita casalinga da head coach contro il suo ex capo allenatore Attilio Caja.
    Più che altro Varese teme l'imprevedibilità di sfidare una squadra che alla prima uscita col nuovo allenatore non dà punti di riferimento nella preparazione tattica della partita. Di certo l'Openjobmetis, che ha lavorato anche ieri a ranghi completi, avrà due certezze importanti sulle quali fare affidamento per disinnescare l'effetto-scossa. Il primo è il pubblico: le prevendite stanno andando a gonfie vele, sfiorando i mille biglietti già venduti (contando la quota abbonati si viaggia già attorno alle 3800 presenze garantite) a due giorni dalla chiusura. Il secondo è legato all'identità ben definita che la compagine biancorossa ha ormai messo a punto in due mesi e mezzo di "cura-Caja", rispetto ad una Consultinvest che ha inserito da due sole settimane la guardia titolare Hazell, si presenterà domenica a Masnago con la nuova gestione Leka-Cioppi e si accinge da martedì prossimo a inserire il secondo rinforzo Rotnei Clarke per l'attuale play titolare Ryan Harrow.
    L'auspicio è che il tagliando effettuato da Varese nella pausa per la Coppa Italia abbia lo stesso impatto positivo delle tre precedenti stagioni: il rush finale positivo dopo due terzi di stagione balbettanti è ormai un copione consolidato in casa biancorossa. Si iniziò nel 2013-14, con Stefano Bizzozi subentrato a Fabrizio Frates che chiuse con 5 vittorie su 10 partite dopo le 8 nelle prime 20 del coach milanese. Nel 2014-15 Attilio Caja vinse 6 delle ultime 11 gare traghettando l'OJM alla salvezza dopo il 6-13 del suo predecessore Gianmarco Pozzecco. Lo scorso anno niente svolta in panchina ma in cabina di regina: con Chris Wright sul ponte di comando Varese vinse 7 delle ultime 11 gare dopo il 7-12 totalizzato al pit stop per le Final Eight. Ora la truppa di Caja ha inaugurato il rush finale con 2 vittorie consecutive: fare tris domenica con Pesaro significherebbe accelerare in maniera potenzialmente decisiva verso la salvezza dopo il record di 5 vittorie e 14 sconfitte - il peggiore delle ultime 7 stagioni - con cui si era giunti alla pausa per la Coppa Italia.
    Giuseppe Sciascia 

  • simon89
    La notizia migliore per completare il quadro positivo in casa Openjobmetis Varese, dopo le due vittorie consecutive contro Pistoia ed Avellino, sarebbe stata il ritorno in campo di Luca Campani. Peccato che per il lungo emiliano non sembra essere ancora giunto il tempo per rimettere piede sul parquet.
    Il numero 12 della formazione biancorossa ha giocato la sua ultima partita ufficiale il 16 novembre scorso, andando a referto in Champions League contro i polacchi del Rosa Radom. Nella settimana successiva, dopo una partita vista dalla panchina contro Brescia, è stata comunicata la sua indisponibilità per un periodo stimato di circa quaranta giorni. L’ultima apparizione concreta in campionato risale al 13 novembre, proprio contro Pesaro, un girone fa.
    Come ampiamente raccontato poi nei mesi successivi, il problema al ginocchio del lungo classe 1990 si è rivelato più serio del previsto, tanto da costringerlo ad aumentare di molto i tempi di recupero. In un’intervista con lui a fine gennaio, ci aveva confidato che «osservare da fuori i propri compagni è faticoso. Ma io soffrirei a stare fuori anche in un momento positivo. Mi piacerebbe poter dare una mano alla squadra: non vedo l’ora di rientrare. È importante che lo faccia quando starò bene, perché al contrario potrebbe essere deleterio per me e per la squadra».
    Inutili terapie
    La realtà attuale parla però di un recupero che si allontana sempre di più, tanto che un rientro in campo potrebbe anche non esserci: stagione finita. Non c’è ancora la sicurezza che sia così ma è probabile che già oggi la società biancorossa dirami un comunicato ufficiale per fare chiarezza sulla situazione e sugli eventuali tempi di recupero. La situazione non è comunque positiva perché il rientro non è dietro l’angolo e dopo i cicli di terapie a cui si è sottoposto nelle ultime settimane, i risultati attesi non si sono visti. Questo non ha fatto altro che, come è normale che sia, intaccare l’umore del giocatore, ormai ai box da quasi quattro mesi. Ed in questi quattro mesi, in realtà, Campani non si è mai allenato in gruppo, alternando varie attività di rieducazione e terapie, con un percorso simile a quello affrontato già nella stagione scorsa.
    Dopo il tendine la guaina
    In questi giorni l’atleta si è sottoposto ad alcune visite di controllo per valutare i miglioramenti del ginocchio: tali visite hanno però messo in luce una situazione non proprio rosea. Oggi in calendario c’è un’altro appuntamento dal medico, dopo il quale la società dovrebbe chiarire pubblicamente il destino del lungo e chiarire quali saranno gli step da percorrere da qui ai prossimi giorni. Fermo restando che, ormai alla metà di marzo, il recupero entro la fine della stagione sembra una ipotesi ormai tramontata.
    E per tale motivo anche coach Attilio Caja dovrà fare di necessità virtù, rinunciando ad un giocatore che non ha mai avuto a disposizione, anche perché al momento del suo insediamento (il 23 dicembre scorso) Campani era già fuori causa da oltre un mese.
    Molto probabilmente ci saranno degli ulteriori controlli ed altre visite specialistiche per entrare ancora più nel dettaglio del problema: certo è che la sfortuna non ha smesso di perseguitare Campani, che nel maggio scorso aveva deciso di operarsi a Reggio Emilia per ridurre la lesione al tendine rotuleo e per cercare di porre fine alle sofferenze che gli procurava proprio il ginocchio. I dolori sembravano spariti del tutto, ma tra ottobre e novembre il ginocchio è tornato a bussare prepotentemente a causa di un’infiammazione alla guaina sinoviale, costringendo Luca allo stop, che ora potrebbe addirittura prolungarsi fino al termine dell’annata sportiva.
    Alberto Coriele

  • simon89
    Daniele Cavaliero non si accontenta dell'impresa del PalaDelMauro. Dopo aver consumato la vendetta dell'ex contro la Sidigas, il capitano dell'Openjobmetis vuole ripetersi anche domenica contro Pesaro, di cui ha vestito la maglia nel 2011/'12. «Con tutto il rispetto che nutro per Avellino e Pesaro, dovrò dare assolutamente un altro dispiacere alla seconda mia ex squadra in sette giorni: la vittoria del PalaDelMauro è stata importantissima ma lo scontro diretto che ci aspetta domenica lo è altrettanto. Contro la Consultinvest dobbiamo vincere per forza, per non vanificare l'impresa dell'altro ieri».
    Una vittoria che dà ragione alla cultura del lavoro con cui Attilio Caja ha dato un'identità difensiva alla squadra... «Di lavoro quotidiano che stiamo facendo è di alto livello e sono felicissimo che stia finalmente pagando: i rimorsi arrivano se hai la sensazione che non stai facendo il meglio, però adesso arriviamo stanchissimi alla fine di ogni allenamento perché l'impegno è massimo. Si erano già visti spunti positivi contro Sassari e Milano, poi avevamo preso un po' di paura a Brindisi perché è stata l'unica partita nella quale abbiamo giocato senza lottare, come ci chiede di fare sempre coach Caja. Contando su un'identità da battaglia e sulla difesa si può invece sopperire alle serate di scarsa vena al tiro».
    Dunque, ora Varese ha trovato la quadratura del cerchio per sfruttare appieno il suo potenziale? «Merito all'allenatore e allo staff che dando regole importanti sono riusciti a far capire che cosa serviva a questa squadra per tirar fuori le sue potenzialità. Il talento l'abbiamo sempre avuto ma non riuscivamo a concretizzarlo: ora il sistema di gioco e le regole danno la possibilità agli elementi di maggior classe di rendere al meglio. Ma l'aspetto fondamentale è che ora tutti sono in grado di dare una mano facendo una cosa utile per la squadra».
    Come accaduto nel 2015/'16, la sensazione è che la pausa per la Coppa Italia abbia fatto bene alla squadra. «L'anno scorso la vittoria dopo la pausa a Torino fu il segnale della svolta, spero proprio che il match di Avellino abbia lo stesso impatto sulla nostra stagione: ci sono effettivamente delle similitudini, l'auspicio è che come accaduto 12 mesi fa si vada a tavoletta fino al 7 maggio. Già a Caserta e contro Pistoia avevamo mostrato progressi importanti: lunedì scorso era una partita complicata perché non potevamo sbagliare, ora il colpo di domenica dimostra che giocando di squadra non esistono partite perse in partenza».
    E dopo due vittorie in fila, due giorni di pausa come premio in vista dello spareggi con Pesaro... «Dobbiamo cancellare dalla mente ma tenere nel cuore quel che è accaduto nelle ultime due settimane: serve continuare a lavorare con la stessa voglia di presentarci al massimo della preparazione tattica, fisica e mentale contro Pesaro. Dobbiamo rimanere umili e tenere la testa bassa, evitando di pensare che una volta capito come si fa, da oggi in poi non ci saranno più problemi. Davanti al nostro pubblico dovremo mettere in campo un atteggiamento grintoso sin dall'avvio che accenda i tifosi e ci permetta di sfruttare il grande vantaggio del fattore campo».
    Giuseppe Sciascia

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