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Qualcuno mi piega come si possa impiegarci 3 mesi per scrivere una sentenza ? :bye::bye:

E il sospetto delle bombe ad orologerie dilaga....

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Quantomeno se sei parte lesa in un processo contro Berlusconi sai che ogni elezione il tuo procedimento subisce un'accelerazione. E' una fortuna che non tutti hanno.

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Quantomeno se sei parte lesa in un processo contro Berlusconi sai che ogni elezione il tuo procedimento subisce un'accelerazione. E' una fortuna che non tutti hanno.

Dici poco? Io mi sono trascinato una querela per otto anni.... Ma alla fine sono uscito assolto...

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(...)

vi lascio l'opportunità di fare una ricerca in tutto il mondo e negli ultimi 150 anni e inzio io:

1-Hitler.

2-Stalin.

(...)

3 Pol Pot

4 Idi Amin Dada

... e con questi quattro la difesa è più che a posto... (in porta d'Aubuisson)

5 Ante Pavelic

6 Tito

7 Castro

8 Mao Tse-tung

... centrocampo da paura, qualità e sostanza...

9 Videla

10 Pinochet

... i due lì davanti assicurano la classica fantasia sudamericana...

et voilà, il drimtim! ...

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Qualcuno mi piega come si possa impiegarci 3 mesi per scrivere una sentenza ? :P:lol:

E il sospetto delle bombe ad orologerie dilaga....

ma no, dai.

è normale che le motivazioni delle sentenze vengano depositate entro 90 giorni dalla lettura del dispositivo quando - riporto testualmente l'art. 544, terzo comma cpp - la stesura della motivazione è particolarmente complessa.

Qui abbiamo una motivazione di circa 400 pagine... avere 3 mesi di tempo per redigerle mi sembra più che umano (tenuto anche conto dela complessità degli argomenti trattati).

Diciamo che se proprio di provvedimento a orologeria si deve parlare, il lodo Alfano mi sembra un discreto indiziato. :lol:

p.s. sull'incapacità della sinistra (quale??) di esprimere personalità e, ahimé, pure concetti almeno decenti, non provo invece nemmeno a ad abbozzare una difesa di ufficio ... mi rimetto alla clemenza della corte :lol:

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Però caxxo, dobbiamo per forza scegliere fra Berlusconi e la sinistra?

In Italia non può esistere un centrodestra con un premier che non sia Silvietto nostro?

Sbaglio o anche chi si dichiara contento di ciò che sta facendo questo governo lo fa sulla base di iniziative di altri e il premier lo "sopporta".

Se gli prende un coccolone domani mattina (magari mentre tromba una sedicenne consenziente perchè così magari diventa velina e può andare a Strasburgo, tanto non è reato) che si fa? Lasciamo il posto vacante?

...

No, allo stato attuale.

Se domani a B gli prende un coccolone (io mi convertirei immediatamente :P ) non c'è nessuno che sia in grado di tenere insieme lega e l'ex AN. A meno che non salti fuori qualche figliolo con lo stesso cognome. Ma senza B ed i suoi soldi, ripeto, allo stato attuale, il PDL va in frantumi peggio della sinistra.

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Ieri sera ho visto un'ora di Porta a Porta. Avrei voluto anche sentire oltre che vedere. Già, perché è stato tutto un urlare sopra la voce di chi aveva in quel momento il diritto di parola. E il buon Vespa bello taciturno. Ho spento. A volte qualche ora di sonno in più fa davvero bene

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Ieri sera ho visto un'ora di Porta a Porta. Avrei voluto anche sentire oltre che vedere. Già, perché è stato tutto un urlare sopra la voce di chi aveva in quel momento il diritto di parola. E il buon Vespa bello taciturno. Ho spento. A volte qualche ora di sonno in più fa davvero bene

Dormivo da almeno un' ora.... :rolleyes:

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Per Alby ed altri "specialisti".... :rolleyes:

21 maggio 2009

Ecco l'inchiesta che ha fatto arrabbiare Gad

Lo strano caso del dr Lerner e mr Siegel

Il conduttore dell’Infedele ha querelato un conduttore di Radio Padania per diffamazione con l’aggravante d’istigazione all’odio razziale verso i rom. Non si capisce chi sia il debole e chi il prepotente, o forse si capisce

C’è un processo in cui si deciderà se esista, oggi, un modo proibito di parlare di immigrazione, xenofobia, sicurezza. Un processo per diffamazione a mezzo stampa aggravata dalla presunta istigazione all’odio razziale nei confronti della comunità rom. Attorno a questo processo c’è una storia che parla di due uomini. L’uomo Rispettabile si chiama Gad Lerner, il giornalista democratico ascoltato, citato e stimato da migliaia di lettori, colleghi e telespettatori, solitamente restio, dice, a querelare per reati d’opinione. L’uomo di “Pinocchio” e “Milano, Italia”, la firma di Repubblica, l’ex vicedirettore della Stampa ed ex direttore del Tg1, l’ex giornalista dell’Espresso, del Manifesto e molti anni prima di Lotta continua, lo scrittore di un pamphlet sul meticciato socio-culturale, il candidato alle primarie milanesi del Pd con cui amavano confrontarsi il banchiere Alessandro Profumo e sua moglie, la bindiana Sabina Ratti, manager Eni. Il Rispettabile, cioè Gad, è il conduttore tv più apprezzato nel giro Brera-Corriere della Sera (dove le asprezze di Michele Santoro paiono, sinceramente, troppo). E’ il punto di riferimento della Milano che va volentieri in bicicletta come Marco Tronchetti Provera, e si scopre volentieri ecologista come Milly Moratti, e va volentieri alla Fiera dei fiori ai Giardini pubblici a incontrare, con sereno sorriso bipartisan, Afef e Daniela Santanchè, e va al girotondo e al teatro e al cinema e alla Scala e a bere buon vino senza sfarzi ma in assoluta raffinatezza. Gad è il pensiero rispettabile della Milano rispettabile che mette al balcone la bandiera della pace ma discute con civiltà di guerre di civiltà e non odia nessuno – neppure George Bush, neppure Silvio Berlusconi – e porta belle collane etniche su tessuti discreti ma pregiati, e rispetta e pretende rispetto ma non alza mai la voce.

Una Milano che abita, nascosta, in palazzi antichi con atrio spazioso e bel cortile insospettabile, e d’estate va in India, Indonesia e Tanzania con enorme rispetto per gli abitanti, gli usi e i costumi. Una Milano che sta dalla parte giusta e ha idee giuste, ragionevoli, pulite, moderate, ragionate, accettate e democraticamente accettabili in società. L’uomo rispettabile – Gad – è un ex apolide nato a Tripoli da famiglia ebraica, stabilitasi in Palestina prima della nascita di Israele. E’, come ama scrivere di sé, un “meticcio, cosmopolita, bastardo e infedele” – perché è nel sentirsi “bastardo” che nasce l’esercizio e la promozione della tolleranza. Gad il rispettabile oggi è preoccupato. Molto preoccupato. Sente serpeggiare un sussurro xenofobo anzi un bercio anzi un insulto anzi un insieme di insulti che gli ricordano un brutto passato: non solo il preludio dell’Olocausto, ma anche il preludio agli anni di piombo, dice. Si preoccupa, Gad, e teme che “dalle parole si passi ai fatti”.

Le parole sono quelle dette, in un giorno del settembre 2007, dall’altro uomo coinvolto nel processo, un Impresentabile nel mondo dei Rispettabili. L’Impresentabile si chiama Leo Siegel, conduttore di Radio Padania, giornalista e allenatore di calcio e hockey, più volte candidato ed eletto per la Lega alle amministrative. Un reduce da un altro passato, da un’altra realtà, da una catacomba che sulle mappe del mondo rispettabile non esiste. Uno che è sempre stato dalla parte che ai rispettabili e a chi si sente sinceramente democratico appariva e appare sbagliata – ineducata, pericolosa, diversa, sgradevole: nell’Msi negli anni Settanta, nella pancia della Lega oggi.

L’Impresentabile dice cose che ai Rispettabili, e in generale a chi si sente sinceramente democratico, appaiono indicibili, inascoltabili, irricevibili. L’Impresentabile parla con (e come) la gente che a Eugenio Scalfari sembra un’invenzione retorica: “Bossi ha detto: io parlo con la gente e la gente vuole questo… ma si vorrebbe sapere qual è la gente con la quale parla il leader della Lega”, ha scritto il fondatore di Repubblica domenica scorsa.

All’epoca dei fatti in esame nel processo, Leo Siegel conduceva un programma chiamato “Il Ribelle”, un filo diretto a Radio Padania Libera. Tuttora Leo Siegel conduce fili diretti, oltre ad allenare la nazionale padana, motivo per cui alla Padania e a Radio Padania i ragazzi giovani – che sembrano non curarsi, nel bene e nel male, del processo per istigazione all’odio razziale in cui è coinvolto il loro beniamino – gli danno pacche sulla spalla e dicono “forza grande Leo” quando Siegel, con i capelli bianchi squadrati sul volto senza sorriso, si trascina, con un’andatura che tradisce gli acciacchi della lunga carriera sportiva, lungo i corridoi dipinti di verde della radio – se non fosse un Impresentabile nel mondo Rispettabile potrebbe sembrare un ex attore di film d’estetica decadente. O forse il volto cupo e l’espressione ripiegata e dolente sono un pegno pagato all’essere stato dalla parte in cui non si doveva stare negli anni Settanta. All’estrema destra. Segretario di sezione missina.

“Ho visto molti funerali”, dice Siegel – che nel 1975 scrisse sul Candido un pezzo per la morte di Sergio Ramelli, lo studente di estrema destra sprangato da un gruppo di studenti legati ad Autonomia operaia. “Molti funerali” per Siegel significa anche Giorgio Almirante e l’anarchico Valpreda, che Siegel seppe “essersi avvicinato, per alcuni aspetti, al pensiero leghista poco prima di morire”. “Ho visto molti funerali” è una frase che Siegel dice in prima persona, mentre spesso parla in terza persona come a voler guardare da fuori, e con fatica, se stesso – Leo Siegel ha fatto questo, Leo Siegel ha detto questo, dice Siegel persino quando racconta di suo figlio in America e del primo volo per andare a trovarlo, durante il quale Siegel ha visto “Quo Vadis” con sottotitoli in tedesco e ha riempito l’“assurdo questionario in cui ti chiedono se ti droghi o sei terrorista”.

Parla spesso in terza persona, Siegel, anche quando racconta dei suoi due matrimoni – con la prima moglie è “rimasto amico”, con la seconda divide una casetta in Svizzera ma a volte si chiede: “Avrò fatto soffrire qualcuno, avrò fatto soffrire questa donna?”, rimorso di coscienza che non gli viene, dice, quando pensa alle parole dette in radio, quelle per cui è accusato di razzismo e quelle dette “senza limare gli aggettivi come si fa con la minuta di un pezzo”. Le parole sono: comunità rom “banda di ladri, mascalzoni, delinquenti, farabutti che ci intossicano dalla mattina alla sera”, Lerner “nasone”, un “nasone” che lui, Siegel, fosse stato “uno che frequenta la Sinagoga” sarebbe andato a prendere “per il collo ma veramente, non in senso figurato”. Motivo del “prendere per il collo”: “Ma tu mi puoi mettere sullo stesso piano l’Olocausto con questa banda di gente che va a rubare?”, frase detta a proposito dell’accostamento fatto da Lerner, in una trasmissione dell’Infedele del 2007, “tra il dramma del popolo ebraico con quello dei rom”. E se uno chiede a Siegel: “Scusi ma lei parla di Olocausto e poi chiama Lerner ‘nasone’, epiteto con cui gli antisemiti offendevano gli appartenenti alla comunità ebraica?”, Siegel risponde che per lui “Nasone significa l’uomo di ‘Pinocchio’, il conduttore diventato famoso con la trasmissione ‘Pinocchio’, è da allora che lo chiamo così”.

Se credergli o meno lo deciderà un giudice, a Milano. Siegel però non ammetterà “colpevolezze che non ha”, dice, “non l’ho fatto e avrei potuto, in quel modo, cioè ammettendo intenzioni che non avevo, cavarmi d’impaccio”. Dice che risponderà “delle porcate fatte all’Inferno, come tutti”. Tira fuori la lettera aperta che ha messo sul suo sito www.leosiegel.it, mandata in febbraio al Corriere della Sera “e mai pubblicata”, dice. Ma come mai pubblicata?, viene da chiedere. Guardi che il Corriere ha scritto del suo caso, con firma illustre, Gian Antonio Stella. Siegel non ha mai trovato però in pagina la sua lettera, la cui pubblicazione, secondo lui, avrebbe lenito la sua “ferita” più di qualsiasi intervista. La lettera aperta dice: “Ci sono ferite morali che lasciano il segno più di quelle fisiche. Ad esempio l’accusa di razzismo, reato spregevole e, per quanto mi riguarda, incompatibile con l’educazione ricevuta dai miei genitori, cristiani praticanti, che con sacrifici mi fecero studiare all’Istituto Gonzaga dei ‘Fratelli Cristiani’. Anche qui mi inculcarono i valori di questa fede. Di più, il mio stesso professionismo sportivo, con la relativa cultura interetnica, è agli antipodi dell’accusa. Di peccati, in vita mia, ne ho fatti, chiedendo poi perdono al Padreterno, ma mai quello che si potrebbe evincere dalla vicenda che mi vede coinvolto, e da voi riportata. Fiducioso che nelle sedi opportune tutto sarà chiarito, ringrazio per l’ospitalità”.

Non ha rimorsi, Siegel, su quello che ha detto in radio – e deciderà un giudice se nel mondo Rispettabile certe cose non si possono dire (neppure) in radio. Un leghista che vuol restare anonimo, impiegato in un’amministrazione comunale del nord, dice che “alla radio padana quel filo diretto è fatto apposta per essere diretto. Forse Lerner ha notato quella trasmissione perché si è fatto il suo nome, ma gli ascoltatori dicono quello che pensano al filo diretto da anni, sullo stesso tema o su argomenti simili. Non sono gli amici di Lerner a parlare di libertà di parola?”. Lerner però dice che “un’aggressività così violentemente scagliata contro un gruppo etnico nel suo insieme, dando per scontato che avesse una tara genetica” l’ha fatto propendere per una soluzione che gli è odiosa: la denuncia, anche se, dice, “non voglio vendette né risarcimenti economici, e mi sarei accontentato di una richiesta di scuse”. Lerner vuole che “venga riconosciuto un principio: queste parole sono preliminari a fatti di violenza. Non siamo immunizzati contro l’intolleranza e l’odio. Già sappiamo, dagli anni Settanta, che parole irresponsabili hanno concimato la pratica armata. Voglio che sia sancito in tribunale che c’è un linguaggio proibito”. Siegel, dal canto suo, di fronte all’accusa di istigazione all’odio razziale si definisce “ghandiano”, dice che la Lega è “un movimento ghandiano” e che lui sa “che nell’Olocausto vennero mandati a morire anche dei rom, ma appunto l’Olocausto, fatto osceno e nefando, non può essere paragonato alla malfidenza nei confronti di questa gente, malfidenza che cresce in un clima di insicurezza”.

Per sottolineare l’assenza di rimorso rispetto “a mie parole ingiustamente accusate di incitare al razzismo”, Siegel ricorre a una battuta: “Io devo rispondere a due segretari, a Bossi e alla mia coscienza. Quando sono in pace con loro sono in pace con me stesso”. Lo dice con il tono con cui racconta di essere stato “un ragazzo che studiava all’Istituto Gonzaga non per snobismo ma perché i miei, che nel 1948 votarono Dc, dopo gli anni da sfollati – torinesi nel Canavese – volevano che andassi in una scuola che avesse i vetri intatti. Io non mi sono mai sentito borghese. Borghesia per me era conformismo, non prendere posizione. Io l’ho sempre presa, una posizione, giusta o sbagliata che potesse apparire”. Siegel, da ragazzo, nel 1956, prendeva posizione “scendendo in piazza contro l’Unione sovietica per la libertà dell’Ungheria”. Anni prima, ancora mezzo bambino, era però sceso in piazza per “Trieste italiana”. “Per me la libertà in quegli anni, come poi negli anni Settanta, si coniugava con la destra”, dice. Sfollati i Siegel lo erano, come tanti torinesi, per la guerra. I nonni Siegel, cognome ebraico in famiglia cattolica, erano in Germania. Siegel, è stato detto, è ebreo da parte di padre e non di madre, quindi non è ebreo. Siegel dice di essere cresciuto in una famiglia cattolica e dice che non sa che cosa sia successo – “i nonni potrebbero essere pure morti in un incidente stradale” – e comunque non vuole dire nulla perché ora c’è il processo e “sembrerebbe che io tiri l’acqua al mio mulino”. Come dire: uno che ha i nonni di origine ebraica non può essere razzista.

Siegel insiste molto sul fatto che per lui il “razzismo” è “Olocausto, apartheid sudafricano, neri fatti schiavi e frustati nelle piantagioni, indiani d’America massacrati”. Dice che è vero che il giorno incriminato, in radio, ha detto, parlando dei rom, “banda di ladri, mascalzoni, delinquenti, farabutti”. Ma che non si può “paragonare L’Olocausto a problemi di convivenza che molti nel paese non vogliono guardare in faccia. Io ci sto, ai gazebo, al quartiere Ortica di Milano, di fronte alla gente, ai pensionati, alle casalinghe, agli operai. Gente che prima votava a sinistra e ora mi dice ‘meno male che ci siete voi’. Gente che magari ha due figli disoccupati e però sa che gli imprenditori preferiscono prendere in nero gli immigrati perché li pagano meno, gente che ora viene a firmare petizioni con la fotocopia del documento perché è stata scippata due volte. Spesso da immigrati. Ma dirlo non è razzismo. Sono fatti. E se è vero che le parole possono eccitare gli animi, io non me la sento di fare la verginella e chiudere gli occhi. Possibile che se dico a un bergamasco mascalzone è un insulto e se lo dico a un rom è razzismo?”. Siegel si sente, oltreché ghandiano, “rivoluzionario”: “Noi vogliamo fare la rivoluzione con la forza delle idee, e la rivoluzione, si sa, non la fa chi ha la pancia piena. Chi sta bene non vuole cambiare nulla. Ripeto: dirlo non è razzismo, sono fatti. Così facendo, a forza di chiamare razzismo il mio dire ‘mascalzoni’, si rischia di banalizzare. Ci sarà un effetto al lupo al lupo quando e se il rischio dovesse essere reale”.

Un fatto che mette d’accordo Siegel e Lerner è che quando un ascoltatore facinoroso, nel giorno incriminato, il 27 settembre del 2007, ha detto, all’indirizzo dei rom, “razza da sterminare, ci vorrebbe un uomo con i baffetti”, Siegel l’ha fermato: “No, credo che oggi ci possano essere metodi un pochino più democratici e civili… sa noi siamo ghandiani e cerchiamo di fare altri percorsi che non quelli”, ha detto. Lerner, interpellato in proposito, riconosce che in quel punto della trasmissione Siegel ha cercato di “contenere”, ma ribadisce che è il tenore di tutto quello che Siegel ha detto a costituire “un manifesto d’odio razziale preliminare a atti di violenza”. Lerner aveva portato la trascrizione della trasmissione al ministro Maroni, durante un convegno sulle leggi razziali organizzato dalla comunità ebraica. Maroni, inizialmente, come ricorda Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, disse di volersi costituire parte civile contro Siegel. Poi non l’ha fatto. Lerner racconta di aver ricevuto tempo fa una telefonata privata dal ministro in cui il ministro adduceva motivazioni tecniche riconducibili a un no dell’Avvocatura dello stato. “Ma avrebbe potuto fare un gesto simbolico”, dice Gad.

“Alla radio chiama gente di tutti i tipi”, dice Siegel riferendosi agli ascoltatori del suo filo diretto. “Solo che in Italia ci sono poche radio senza filtri, noi e Radio Radicale, e non è un caso che Marco Pannella sia venuto, dopo la prima Pontida, unico, a dialogare con la Lega, acclamato con una standing ovation perché nessuno allora voleva parlare con un movimento fuori dall’arco costituzionale”.

Siegel non è neppure una versione padana di Rush Limbaugh, il conduttore radiofonico americano ultraconservatore che sparò nell’etere una canzone dal titolo “Magic negro” contro Obama. Limbaugh, ascoltato da decine di milioni di ascoltatori, è comunque in qualche modo establishment. Siegel no. L’ex missino Siegel si avvicinò alla Lega quando vide “quei tavolacci, quelle persone non impalcate, come si dice qui al nord, che dicevano cose vere, cose anche brutte ma che non sentivo in bocca a nessuno dei politici marmittoni. Per me, dopo anni di lontananza dalla politica, fu un’altra scelta di libertà”. Dopo gli anni di piombo Siegel si occupò di sport e basta. Unico ricordo positivo di vita pubblica: il sindaco Carlo Tognoli, socialista, che gli dà un pubblico riconoscimento per la sua attività di volontariato (“e poi sono stato direttore della Tazzinetta benefica”, dice, come a voler lavare con questo l’accusa di razzismo: “Ai poveri non si guarda in faccia. Ti pare che io do da mangiare a un povero e guardo il colore della pelle?”).

I fatti sono l’ossessione di Siegel. Li elenca: campionati vinti, elezioni vinte. Sono fatti appesi, sotto forma di manifesti, alle pareti verdi della sede della Padania e di Radio Padania, dove il sabato Leo Siegel passa a salutare direttore, colleghi e collaboratori, nei dedali di un palazzetto lontano dal centro di Milano, immerso nel nitore dei villini a schiera, un nitore inadatto all’immagine che ha “l’impresentabile” base leghista nel mondo rispettabile, quello che con Eugenio Scalfari si chiede “chi sarà la gente con cui parla Bossi?”. Ma il giornale e la radio non sono “base”, anche se per lavoro ascoltano la base. I ragazzi del giornale, di fronte a Siegel, ricordano i momenti di gloria – la nazionale padana ha avuto un risultato importante in Finlandia. Peccato per la troppa luce da notte bianca nordica e i troppi moscerini e le troppe paludi di erba e ghiaccio appena sciolto. Accanto alla scrivania di Leo Siegel si aggira una signora d’età indefinibile e aspetto da zia inglese al tè delle cinque. E’ una collaboratrice della radio esperta di musica classica, candidata come altri collaboratori alle amministrative con la Lega. Ha i santini elettorali in borsa, prende la campagna con filosofia ma non è fiduciosa per via dell’alto numero di candidati leghisti nella sua zona: chiedo il voto e le persone mi dicono che si candida anche il loro amico e il loro parente, dice rivolta a Siegel, sospirando e lasciando squillare due cellulari.

Fatto sta che ora un capriccio del caso o della storia mette di fronte in tribunale, oltreché due visioni opposte di chi è razzista e di chi non lo è, di chi istiga e di chi non istiga, due uomini con nome e cognome simile per assonanza e apparente lontanissima provenienza: Leo e Gad, Siegel e Lerner.

Il 27 settembre del 2007, giorno incriminato, è la mattina successiva a una puntata dell’“Infedele” di Gad Lerner sui rom. E’ un periodo in cui si parla molto di rom: c’è un fatto orribile, dei bambini rom arsi vivi in una baracca vicino a Livorno, e ci sono delle signore che, dice un ascoltatore a Siegel, al funerale gridano, all’indirizzo dei genitori dei bambini, “maledetti”, come a voler dire: siete voi i veri colpevoli, voi che li avete lasciati soli per andare “a rubare”. Sono giorni di rapine e stupri nelle ville di campagna, di amministrazioni comunali – anche di centrosinistra – che a Firenze e a Bologna lanciano l’allarme e spaccano giunte per via dell’emergenza sicurezza (e dei provvedimenti che vorrebbero prendere o hanno preso per risolvere il problema degli insediamenti abusivi e degli eserciti di lavavetri).

Siegel – come si legge dalla trascrizione agli atti del processo (la stessa leggibile sul sito di Lerner), apre il programma radiofonico con una “premessa”: “Premesso che questa trasmissione e questi spazi sono fatti apposta per dare sfogo alle vostre legittime istanze, ai vostri risentimenti… una cosa la voglio dire prima di attivare le linee. Io non so se ieri sera avete assistito a quella oscenità condotta da Gad Lerner che aveva per tema la beatificazione di una banda di ladri cioè i nomadi o i rom, chiamateli voi come volete chiamarli. E prego che nessuno venga a dire ‘ma ladri come? Ma lei come si permette?’ Ladri sì perché chiunque non ha un lavoro e campa, delle due l’una: o ruba oppure compie i miracoli nottetempo, gli danno un panino lo moltiplica, diventan cinquanta, cento oppure ci spieghino loro come fa a campare uno che non lavora. Va bene che ci sono i don Colmegna in giro che fanno di tutto di più però se è vero che sono centocinquantamila o giù di lì da queste parti eh, beh, centocinquantamila che vivono con la sussistenza dei vari don Colmegna… che poi don Colmegna non è che sia un benestante, don Colmegna cucca i soldi delle istituzioni e dei benefattori cioè i soldi nostri che poi non sono i benefattori xy, nome e cognome, no, sono i vari enti che campano con i sussidi dello stato, delle regioni, delle province e dei comuni…”. Dopo la premessa, e prima di prendere le telefonate, Siegel dice: “Il problema è un altro, e cioè io vedo mettere in croce chi? L’assessore di Firenze che pretende di coniugare l’amministrazione con la le-ga-li-tà !… la punta di diamante di ieri è stata quando eh… il Gad Lerner eh.… così, veramente col cuore in mano ehm… la coscienza da un’altra parte però lasciata fuori, ha detto: ‘Va bene, voi togliete gli accattoni dai semafori’, togliete i vùlavà da semafori, va bene, fa: ‘Ma vi preoccupate?, ma vi siete preoccupati di quale può essere la strada del recupero di queste persone quando non avranno più la possibilità di lavare i vetri ai semafori?’… Cioè, siamo arrivati a questo, ma io fossi stato in studio, io saltavo addosso a Gad Lerner lo pigliavo per il collo, in senso figurato, e gli chiedevo: ‘Senti un po’, nasone ma ti sei mai chiesto per quale motivo si deve preoccupare un’amministrazione del recupero dei vulavà di gente irregolare di gente che campa di espedienti e non si deve preoccupare allora in egual misura o ancor con maggior misura del dramma del pensionato che non campa fino a fine mese? Oppure di quello che viene licenziato e perde il posto di lavoro?’”.

Da questa miccia è disceso il resto: un’altra accusa di nasone, un altro “banda di ladri ai rom”, la non accettazione dell’accostamento rom-ebrei. E vari ascoltatori: opinioni non infiocchettate, magari rozze, magari repellenti, magari da bar o peggio, magari inaccettabili, se si vuole. Sicuramente poco udite e non udibili nel mondo dei rispettabili. Siegel oggi dice: “Il problema non si risolve con la censura, meglio che la gente parli piuttosto che meni le mani”. Lerner la vede esattamente al contrario: quello che dice Siegel può portare la gente a menare le mani. In attesa che un giudice decida, Leo Siegel continua “a parlare con la gente”, dice. Gente di periferia, di provincia. Gente al mercato, gente che prende l’autobus. Gente che, piaccia o non piaccia, esiste, parla, vota, si sposa, si lamenta, generalizza, sbraita, ha paura (paura fondata e non fondata). Gente che al mondo Rispettabile forse non è mai comparsa davanti, se non come eco visiva di un servizio giornalistico da Pontida o da una fabbrica un tempo “rossa”. Gente che può apparire egoista, urlante, preda di istinti belluini scomposti. Gente in difficoltà. Gente sparita dall’elettorato di centrosinistra. Gente che fa pensare “chi sono questi?” a uno che vive nel mondo democratico e Rispettabile – non è un bell’istinto, ma chi fa parte del mondo pulito e senza paure e senza campi nomadi sotto casa vorrebbe lì per lì escludere dalla vista e dal campo uditivo chi parla come Siegel e i suoi ascoltatori, e magari trattare i concittadini che dicono ai rom “banda di ladri” con guanti di lattice mentali, speculari a quelli che Francesco Merlo, in un pezzo su Repubblica, vedeva, al contrario, avvolgere la pelle (e la mente) di chi non vuole farsi arrivare come un pugno in faccia l’immagine degli immigrati piangenti e respinti in Libia, toccati da guardie italiane “con mani schifate e dunque inguantate”.

Il giudice dirà se ci sono gli estremi dell’istigazione all’odio razziale nel caso Siegel. Non dirà se il problema è Leo Siegel oppure tutte le persone, in blocco, che, per quanto sgradevoli possano essere le loro opinioni, dal mondo Rispettabile non si sentono rappresentate. Non dirà neppure, il giudice, che cosa il mondo Rispettabile dovrebbe fare quando incrocia gli Impresentabili – fuori dal tribunale – se vuole che gli Impresentabili smettano di essere, sentirsi o apparire tali.

di Marianna Rizzini

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giovedì 21 maggio 2009, 09:19

Egitto, fece uccidere popstar libanese Tamim: politico sarà impiccato

Il Cairo - Fece uccidere Tamin, sarà impiccato.

E' stato condannato a morte stamane dalla Corte d'Assise del Cairo l'imprenditore edile e parlamentare egiziano Hisham Talaat Mustafa, riconosciuto colpevole di aver pagato due milioni di dollari ad un ex agente della sicurezza, Mohsen el Sukkari, anch'egli condannato a morte, per l'uccisione della cantante libanese Suzanne Tamim, avvenuta a Dubai il 28 luglio 2008.

Aggressione ai fotografi Alla lettura della sentenza di condanna a morte dell'imprenditore e parlamentare Mustafa e dell'ex agente di sicurezza Sukkari che uccise per suo conto la cantante libanese Suzanne Tamim ci sono stati momenti di tensione: il fratello dell'imprenditore, Tarek, ha aggredito fotografi e operatori che inquadravano gli imputati ed ha rotto alcune macchine fotografiche e telecamere.

Il pianto del padre Il padre di Sukkari, il generale Mounir el Sukkari è crollato in un pianto dirotto e poi è svenuto cadendo a terra. All'esterno dell'edificio - nel centrale quartiere di Abdeen - si sono avuti piccoli scontri tra sostenitori di Mustafa ed agenti di polizia che impedivano loro di entrare. Leggendo la sentenza, il presidente della corte ha comunicato che la sentenza definitiva (con le motivazioni) sarà resa pubblica il 25 giugno, quando il Gran Muftì d'Egitto la ratificherà, secondo le procedure che prevedono questo pronunciamento perché la decisione della magistratura sia resa formalmente valida.

_______________________________________

Notizia tragica, durissima, che fa riflettere :

Pena di morte : terribile, inaccettabile, tutttavia "comprensibile" di fronte ad un omicidio di questo genere ?

Velocità dell giustzia : in Egitto, 10 mesi dal delitto per arrivare alla sentenza definitiva........

Pubblicazione sentenza e motivazioni : poco più di un mese..........

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Pena di morte : terribile, inaccettabile, tutttavia "comprensibile" di fronte ad un omicidio di questo genere ?

Velocità dell giustzia : in Egitto, 10 mesi dal delitto per arrivare alla sentenza definitiva........

Pubblicazione sentenza e motivazioni : poco più di un mese..........

Mi stupisco come un cattolico praticante come te possa pensare comprensibile una condanna a morte.

Per il resto l'Egitto è un paese dove "democrazia" è solo una parola scritta sui dizionari.

Posted
Mi stupisco come un cattolico praticante come te possa pensare comprensibile una condanna a morte.

Per il resto l'Egitto è un paese dove "democrazia" è solo una parola scritta sui dizionari.

Ho definito la pena di morte "terribile ed inaccettabile" e ho virgolettato il resto.....

Mi pareva evidente che pensavo a quanto possa essere "adeguata" la pena per uno che paga milioni per far uccidere un essere umano...

Non stavo discutendo la forma di governo egiziana.....

Leggi bene. :rolleyes:

Posted
Per Alby ed altri "specialisti".... :rolleyes:

21 maggio 2009

Ecco l'inchiesta che ha fatto arrabbiare Gad

Lo strano caso del dr Lerner e mr Siegel

Il conduttore dell’Infedele ha querelato un conduttore di Radio Padania per diffamazione con l’aggravante d’istigazione all’odio razziale verso i rom. Non si capisce chi sia il debole e chi il prepotente, o forse si capisce .........

di Marianna Rizzini

E poi il premier si incazza per quello che scrivono su di lui i giornali non allineati.

Un piccolo esamino di coscienza dovrebbe farselo.

Come il fatto che Libero subito dopo la sua vicenda personale, sbatte sul giornale le foto di una Veronica con le tette all'aria.......

Singolare poi come in questo articolo viene dipinto Lerner, specie per il suo passato di attivista di Lotta Continua.

Forza Italia senza la presenza di persone che gravitavano nell'area di quel giornale sarebbe decimata.

Comunque così va il mondo, è sempre sbagliato quello che fanno gli altri, mai quello che fai tu .........

Posted
E poi il premier si incazza per quello che scrivono su di lui i giornali non allineati.

Un piccolo esamino di coscienza dovrebbe farselo.

Come il fatto che Libero subito dopo la sua vicenda personale, sbatte sul giornale le foto di una Veronica con le tette all'aria.......

Singolare poi come in questo articolo viene dipinto Lerner, specie per il suo passato di attivista di Lotta Continua.

Forza Italia senza la presenza di persone che gravitavano nell'area di quel giornale sarebbe decimata.

Comunque così va il mondo, è sempre sbagliato quello che fanno gli altri, mai quello che fai tu .........

Corny..........cosa c' entra ???? :blink::blink::blink:

Posted (edited)
Corny..........cosa c' entra ???? :blink::blink::blink:

Chissà perchè quando leggo un'articolo fazioso come questo mi viene in mente il povero Silvio. Che in questo caso non centra nulla maprova a pensare se un'articolo del genere fosse stato scritto su Berlusconi?

Certa stampa può scrivere quello che vuole, altra stampa sarebbe meglio di no.

Dai Rooster, Lerner potrà essere antipatico e quello che vuoi tu, ma la Rizzini, che non conosco ne me ne frega di conoscere a sto punto, certe esternazioni gratuite poteva pure risparmiarsele.

......

Siegel – come si legge dalla trascrizione agli atti del processo (la stessa leggibile sul sito di Lerner), apre il programma radiofonico con una “premessa”: “Premesso che questa trasmissione e questi spazi sono fatti apposta per dare sfogo alle vostre legittime istanze, ai vostri risentimenti… una cosa la voglio dire prima di attivare le linee. Io non so se ieri sera avete assistito a quella oscenità condotta da Gad Lerner che aveva per tema la beatificazione di una banda di ladri cioè i nomadi o i rom, chiamateli voi come volete chiamarli. E prego che nessuno venga a dire ‘ma ladri come? Ma lei come si permette?’ Ladri sì perché chiunque non ha un lavoro e campa, delle due l’una: o ruba oppure compie i miracoli nottetempo, gli danno un panino lo moltiplica, diventan cinquanta, cento oppure ci spieghino loro come fa a campare uno che non lavora. Va bene che ci sono i don Colmegna in giro che fanno di tutto di più però se è vero che sono centocinquantamila o giù di lì da queste parti eh, beh, centocinquantamila che vivono con la sussistenza dei vari don Colmegna… che poi don Colmegna non è che sia un benestante, don Colmegna cucca i soldi delle istituzioni e dei benefattori cioè i soldi nostri che poi non sono i benefattori xy, nome e cognome, no, sono i vari enti che campano con i sussidi dello stato, delle regioni, delle province e dei comuni…”. Dopo la premessa, e prima di prendere le telefonate, Siegel dice: “Il problema è un altro, e cioè io vedo mettere in croce chi? L’assessore di Firenze che pretende di coniugare l’amministrazione con la le-ga-li-tà !… la punta di diamante di ieri è stata quando eh… il Gad Lerner eh.… così, veramente col cuore in mano ehm… la coscienza da un’altra parte però lasciata fuori, ha detto: ‘Va bene, voi togliete gli accattoni dai semafori’, togliete i vùlavà da semafori, va bene, fa: ‘Ma vi preoccupate?, ma vi siete preoccupati di quale può essere la strada del recupero di queste persone quando non avranno più la possibilità di lavare i vetri ai semafori?’… Cioè, siamo arrivati a questo, ma io fossi stato in studio, io saltavo addosso a Gad Lerner lo pigliavo per il collo, in senso figurato, e gli chiedevo: ‘Senti un po’, nasone ma ti sei mai chiesto per quale motivo si deve preoccupare un’amministrazione del recupero dei vulavà di gente irregolare di gente che campa di espedienti e non si deve preoccupare allora in egual misura o ancor con maggior misura del dramma del pensionato che non campa fino a fine mese? Oppure di quello che viene licenziato e perde il posto di lavoro?’”.

.....

Leggi le esternazioni di Siegel. Questo quando parla di Don Colmegna dovrebbe inchinarsi davanti a lui, uno dei pochi santi viventi che io conosca.

Edited by corny
Posted
Chissà perchè quando leggo un'articolo fazioso come questo mi viene in mente il povero Silvio. Che in questo caso non centra nulla maprova a pensare se un'articolo del genere fosse stato scritto su Berlusconi?

Certa stampa può scrivere quello che vuole, altra stampa sarebbe meglio di no.

Dai Rooster, Lerner potrà essere antipatico e quello che vuoi tu, ma la Rizzini, che non conosco ne me ne frega di conoscere a sto punto, certe esternazioni gratuite poteva pure risparmiarsele.

......

Siegel – come si legge dalla trascrizione agli atti del processo (la stessa leggibile sul sito di Lerner), apre il programma radiofonico con una “premessa”: “Premesso che questa trasmissione e questi spazi sono fatti apposta per dare sfogo alle vostre legittime istanze, ai vostri risentimenti… una cosa la voglio dire prima di attivare le linee. Io non so se ieri sera avete assistito a quella oscenità condotta da Gad Lerner che aveva per tema la beatificazione di una banda di ladri cioè i nomadi o i rom, chiamateli voi come volete chiamarli. E prego che nessuno venga a dire ‘ma ladri come? Ma lei come si permette?’ Ladri sì perché chiunque non ha un lavoro e campa, delle due l’una: o ruba oppure compie i miracoli nottetempo, gli danno un panino lo moltiplica, diventan cinquanta, cento oppure ci spieghino loro come fa a campare uno che non lavora. Va bene che ci sono i don Colmegna in giro che fanno di tutto di più però se è vero che sono centocinquantamila o giù di lì da queste parti eh, beh, centocinquantamila che vivono con la sussistenza dei vari don Colmegna… che poi don Colmegna non è che sia un benestante, don Colmegna cucca i soldi delle istituzioni e dei benefattori cioè i soldi nostri che poi non sono i benefattori xy, nome e cognome, no, sono i vari enti che campano con i sussidi dello stato, delle regioni, delle province e dei comuni…”. Dopo la premessa, e prima di prendere le telefonate, Siegel dice: “Il problema è un altro, e cioè io vedo mettere in croce chi? L’assessore di Firenze che pretende di coniugare l’amministrazione con la le-ga-li-tà !… la punta di diamante di ieri è stata quando eh… il Gad Lerner eh.… così, veramente col cuore in mano ehm… la coscienza da un’altra parte però lasciata fuori, ha detto: ‘Va bene, voi togliete gli accattoni dai semafori’, togliete i vùlavà da semafori, va bene, fa: ‘Ma vi preoccupate?, ma vi siete preoccupati di quale può essere la strada del recupero di queste persone quando non avranno più la possibilità di lavare i vetri ai semafori?’… Cioè, siamo arrivati a questo, ma io fossi stato in studio, io saltavo addosso a Gad Lerner lo pigliavo per il collo, in senso figurato, e gli chiedevo: ‘Senti un po’, nasone ma ti sei mai chiesto per quale motivo si deve preoccupare un’amministrazione del recupero dei vulavà di gente irregolare di gente che campa di espedienti e non si deve preoccupare allora in egual misura o ancor con maggior misura del dramma del pensionato che non campa fino a fine mese? Oppure di quello che viene licenziato e perde il posto di lavoro?’”.

.....

Leggi le esternazioni di Siegel. Questo quando parla di Don Colmegna dovrebbe inchinarsi davanti a lui, uno dei pochi santi viventi che io conosca.

Premesso che l' articolo è, come specificato, per "specialisti", Siegel è certamente un personaggio disdicevole, e l' articolo stesso lo presenta come "l' impresentabile"...

Su Lerner, qui di seguito la risposta stizzita di Lerner e la controrisposta di Ferrara (in quanto direttore/amico) e della Rizzini .

Premetto che le "querelle" tra Giulianone e Gad mi hanno sempre appassionato, ed erano il massimo quando conducevano insieme su la 7. Se penso alla Gruber ora..... :blink::blink::blink:

Scrive Gad Lerner sul suo blog www.gadlerner.it:

"Tracciando di me un ritratto detestabile, che il suo direttore sa essere ingiusto e non veritiero, oggi “Il Foglio” eleva a fascinoso portavoce del popolo niente meno che il leghista rinviato a giudizio per razzismo. Di lui si narra una compiacente storia familiare, ma soprattutto si enfatizza (con uso smodato della parola “gente”) la quotidiana frequentazione degli umili e dei semplici. Le persone autentiche, cioe’, colpevolmente disdegnate dal mio mondo borghese, lontano com’e’ ormai dal sentire del popolo.
Al “Foglio piacciono la caricatura, i ritratti deformati per confermare il luogo comune della sinistra snob. Poco importa che sia diffamatorio nei confronti del popolo (milanese e italiano) attribuirgli tal quali gli umori belluini trasmessi quotidianamente per radio dal buon razzista. E ancor meno importa che gia’ troppe volte, incitati dalle parole violente, degli energumeni siano passati alle vie di fatto. Anch’io ho tra i miei libri preferiti “Il viaggio al termine della notte” di Céline, ma non per questo mi adeguo alla bugia -questa si’ da intellettuali sopraccio’- che il popolo sia tutto viscere e malumore, da assecondare o contenere con pelosa simpatia. Non mi lascio incantare da chi ostenta una frequentazione del popolo piu’ assidua della mia. E resto convinto della necessita’ che il linguaggio dell’odio razziale sia proibito ai mezzi di comunicazione di massa. Come prevede la legge.

La risposta di Marianna Rizzini:

“Detestabile” non mi è mai apparso Gad Lerner, ci mancherebbe. Né, tantomeno, mi è apparso “fascinoso” il conduttore radiofonico leghista. Opinabile mi appare altresì la pur rispettabile abitudine di sentirsi sempre e a tutto campo nel giusto quando – come in questo caso – tale abitudine spinge a desiderare che un tribunale sancisca l’esistenza di un “linguaggio proibito” (specie se questo linguaggio, pur detestabile, è usato da molte e molte “persone”, per non abusare oltre della parola “gente). Quanto all’abuso della parola “gente” in sé – che tanto dispiace a Gad – ebbene sì: ho abusato del termine, ammetto, e l’ho fatto di proposito, sotto effetto di un editoriale di Eugenio Scalfari in cui Scalfari si chiedeva, a mio avviso usando il termine “gente” con (detestabile?) distacco, chi fosse mai “la gente con la quale parla il leader della Lega”. Pur intrisa della mia detestabile rispettabilità, penso che un microfono, per quanto impresentabile sia l’opinione di chi parla, debba sempre restare aperto, specie se non ha il pubblico, il credito e il seguito del rispettabile e non detestabile Gad Lerner.

21 maggio 2009

Lerner si è arrabbiato per l'inchiesta su Siegel / 1

Caro Gad, mi vien voglia di prenderti per il collo

Darsi del bastardo e proporsi come perseguitato nel momento in cui si vuole tappare la bocca a un tribuno impresentabile è un gioco di vanità a forte rischio di ineleganza

Gad Lerner si è arrabbiato per un'inchiesta sulla vicenda che lo oppone a Leo Siegel, un leghista chiassoso che ha dato voce nella radio dei padani alle viscere del popolo milanese e lombardo (avversione ai Rom, "questa banda di ladri", e a giornalisti e ideologi di sinistra che censurano i sentimenti sociali di insicurezza e di paura come espressione gretta, belluina di razzismo).

Siegel è un Impresentabile, e come tale lo abbiamo descritto, non senza ironia. Pensiamo però che questa Impresentabilità, moltiplicata per milioni di voti espressi soprattutto nel Nord, sia un fenomeno sociale e politico, non un inestetismo da censurare ma qualcosa da curare e rimuovere con buone leggi e buoni e civili comportamenti in tema di sicurezza e immigrazione.

Gad invece è la Rispettabilità fatta persona, e glielo abbiamo riconosciuto, anche qui non senza ironia. Si può perfino permettere, questo vecchio e amabile estremista, di farci la lezione sul pericolo del "passaggio dalle parole ai fatti", un pericolo che tipacci come noi denunciano dai tempi dei linciaggi antifascisti militanti e del terrorismo dei compagni che sbagliano, nei "formidabili" anni Settanta.

Abbiamo fatto un'inchiesta che registrava sia l'Impresentabilità dell'uno sia la Rispettabilità dell'altro. Ci è parso però di capire che, nel caso di un potente milanese dell'establishment, darsi del bastardo e proporsi come perseguitato nel momento in cui vuole tappare la bocca a un tribuno spericolato e vociante dei desperados dell'hinterland, che hanno il vizio piccolo borghese della paura dei ladri e altri vizi compatibili con il funzionamento di una democrazia, sia un gioco di vanità a forte rischio di ineleganza. Caro Gad, ho sempre detto che sei un adorabile furbastro, e adesso che ti ribelli a un'inchiesta e fai mandar lettere dall'avvocato, mi vien voglia anche di prenderti per il collo, come voleva fare il caro Leo, lo sventurato, e darti di nasone. Tanto so che non mi querelerai. Sono un tuo pari.

Con osservanza e distinti saluti, anche all'avvocato Dawan al quale rispondiamo nel Foglio di carta.

Giuliano Ferrara

___________________________

Ah....io sto con Ferrara ! ^_^

Posted
Premesso che l' articolo è, come specificato, per "specialisti", Siegel è certamente un personaggio disdicevole, e l' articolo stesso lo presenta come "l' impresentabile"...

Su Lerner, qui di seguito la risposta stizzita di Lerner e la controrisposta di Ferrara (in quanto direttore/amico) e della Rizzini .

Premetto che le "querelle" tra Giulianone e Gad mi hanno sempre appassionato, ed erano il massimo quando conducevano insieme su la 7. Se penso alla Gruber ora..... :blink::blink::blink:

Scrive Gad Lerner sul suo blog www.gadlerner.it:

"Tracciando di me un ritratto detestabile, che il suo direttore sa essere ingiusto e non veritiero, oggi “Il Foglio” eleva a fascinoso portavoce del popolo niente meno che il leghista rinviato a giudizio per razzismo. Di lui si narra una compiacente storia familiare, ma soprattutto si enfatizza (con uso smodato della parola “gente”) la quotidiana frequentazione degli umili e dei semplici. Le persone autentiche, cioe’, colpevolmente disdegnate dal mio mondo borghese, lontano com’e’ ormai dal sentire del popolo.
Al “Foglio piacciono la caricatura, i ritratti deformati per confermare il luogo comune della sinistra snob. Poco importa che sia diffamatorio nei confronti del popolo (milanese e italiano) attribuirgli tal quali gli umori belluini trasmessi quotidianamente per radio dal buon razzista. E ancor meno importa che gia’ troppe volte, incitati dalle parole violente, degli energumeni siano passati alle vie di fatto. Anch’io ho tra i miei libri preferiti “Il viaggio al termine della notte” di Céline, ma non per questo mi adeguo alla bugia -questa si’ da intellettuali sopraccio’- che il popolo sia tutto viscere e malumore, da assecondare o contenere con pelosa simpatia. Non mi lascio incantare da chi ostenta una frequentazione del popolo piu’ assidua della mia. E resto convinto della necessita’ che il linguaggio dell’odio razziale sia proibito ai mezzi di comunicazione di massa. Come prevede la legge.

La risposta di Marianna Rizzini:

“Detestabile” non mi è mai apparso Gad Lerner, ci mancherebbe. Né, tantomeno, mi è apparso “fascinoso” il conduttore radiofonico leghista. Opinabile mi appare altresì la pur rispettabile abitudine di sentirsi sempre e a tutto campo nel giusto quando – come in questo caso – tale abitudine spinge a desiderare che un tribunale sancisca l’esistenza di un “linguaggio proibito” (specie se questo linguaggio, pur detestabile, è usato da molte e molte “persone”, per non abusare oltre della parola “gente). Quanto all’abuso della parola “gente” in sé – che tanto dispiace a Gad – ebbene sì: ho abusato del termine, ammetto, e l’ho fatto di proposito, sotto effetto di un editoriale di Eugenio Scalfari in cui Scalfari si chiedeva, a mio avviso usando il termine “gente” con (detestabile?) distacco, chi fosse mai “la gente con la quale parla il leader della Lega”. Pur intrisa della mia detestabile rispettabilità, penso che un microfono, per quanto impresentabile sia l’opinione di chi parla, debba sempre restare aperto, specie se non ha il pubblico, il credito e il seguito del rispettabile e non detestabile Gad Lerner.

21 maggio 2009

Lerner si è arrabbiato per l'inchiesta su Siegel / 1

Caro Gad, mi vien voglia di prenderti per il collo

Darsi del bastardo e proporsi come perseguitato nel momento in cui si vuole tappare la bocca a un tribuno impresentabile è un gioco di vanità a forte rischio di ineleganza

Gad Lerner si è arrabbiato per un'inchiesta sulla vicenda che lo oppone a Leo Siegel, un leghista chiassoso che ha dato voce nella radio dei padani alle viscere del popolo milanese e lombardo (avversione ai Rom, "questa banda di ladri", e a giornalisti e ideologi di sinistra che censurano i sentimenti sociali di insicurezza e di paura come espressione gretta, belluina di razzismo).

Siegel è un Impresentabile, e come tale lo abbiamo descritto, non senza ironia. Pensiamo però che questa Impresentabilità, moltiplicata per milioni di voti espressi soprattutto nel Nord, sia un fenomeno sociale e politico, non un inestetismo da censurare ma qualcosa da curare e rimuovere con buone leggi e buoni e civili comportamenti in tema di sicurezza e immigrazione.

Gad invece è la Rispettabilità fatta persona, e glielo abbiamo riconosciuto, anche qui non senza ironia. Si può perfino permettere, questo vecchio e amabile estremista, di farci la lezione sul pericolo del "passaggio dalle parole ai fatti", un pericolo che tipacci come noi denunciano dai tempi dei linciaggi antifascisti militanti e del terrorismo dei compagni che sbagliano, nei "formidabili" anni Settanta.

Abbiamo fatto un'inchiesta che registrava sia l'Impresentabilità dell'uno sia la Rispettabilità dell'altro. Ci è parso però di capire che, nel caso di un potente milanese dell'establishment, darsi del bastardo e proporsi come perseguitato nel momento in cui vuole tappare la bocca a un tribuno spericolato e vociante dei desperados dell'hinterland, che hanno il vizio piccolo borghese della paura dei ladri e altri vizi compatibili con il funzionamento di una democrazia, sia un gioco di vanità a forte rischio di ineleganza. Caro Gad, ho sempre detto che sei un adorabile furbastro, e adesso che ti ribelli a un'inchiesta e fai mandar lettere dall'avvocato, mi vien voglia anche di prenderti per il collo, come voleva fare il caro Leo, lo sventurato, e darti di nasone. Tanto so che non mi querelerai. Sono un tuo pari.

Con osservanza e distinti saluti, anche all'avvocato Dawan al quale rispondiamo nel Foglio di carta.

Giuliano Ferrara

___________________________

Ah....io sto con Ferrara ! ^_^

L'articolo scritto dalla Rizzini è li da leggere ......

Ferrara da solito paraculo considera i "desperados dell'hinterland" degni di ogni ascolto solo quando sono funzionali ai suoi scopi, un pò meno quando la loro voce viene riportata dai Santoro-Ruotolo di turno.

Ha ragione Lerner quando dice che chi da voce hai sentimenti più beceri e razzisti della povera gente se ne dovrebbe prendere poi la responsabilità.

Posted

Nella parzialissima esperienza in quel di milano, tra gente che spesso viene dall'hinterland, non posso che registrare sentimenti becerissimi e razzistissimi soprattutto tra chi, pur essendo di e votando a sinistra, si dichiara democratico e anti-razzista... salvo poi scoprire che per l'assegnazione delle case, i primi in lista sono gli altri, così come negli asili, loro pagano la retta, gli altri no .. o quando scoprono che la moglie, tornando a casa, fa un giro più lungo del solito per evitare certe zone ... e a confronto, io, il Becero, divento un mansueto difensore della multi-etnicità ... Continuate pure a ignorare la cosa, dall'alto della vostra rispettabilissima superiorità morale... ma ricordate, che l'ignoranza, dovunque si annidi, è una cosa orrenda e pericolosa.......

Posted
Nella parzialissima esperienza in quel di milano, tra gente che spesso viene dall'hinterland, non posso che registrare sentimenti becerissimi e razzistissimi soprattutto tra chi, pur essendo di e votando a sinistra, si dichiara democratico e anti-razzista... salvo poi scoprire che per l'assegnazione delle case, i primi in lista sono gli altri, così come negli asili, loro pagano la retta, gli altri no .. o quando scoprono che la moglie, tornando a casa, fa un giro più lungo del solito per evitare certe zone ... e a confronto, io, il Becero, divento un mansueto difensore della multi-etnicità ... Continuate pure a ignorare la cosa, dall'alto della vostra rispettabilissima superiorità morale... ma ricordate, che l'ignoranza, dovunque si annidi, è una cosa orrenda e pericolosa.......

Io non ho scritto che il problema non esiste.

Ho solo scritto che quando dai voce a certi sentimenti devi saper dosare con attenzione certe affermazioni.

Se per esempio a Napoli dai voce a gente di Scampia senza nessun filtro e nessun commento, stai pur sicuro che la camorra se ne esce come il miglior sistema di

governo della città.....

Non sempre chi è "desperados" o vive in condizioni disagiate è portatore di verità, come nel caso dei "presentabili" dipinti da Ferrara anche per gli "impresentabili" è giusto e lecito fare dei distinguo.

Posted

Sapete che sento Ferrara via web su radio 24?

E come lui tutte le altre radio italiane.

Non è poco, credetemi.

Posted
Io non ho scritto che il problema non esiste.

Ho solo scritto che quando dai voce a certi sentimenti devi saper dosare con attenzione certe affermazioni.

Se per esempio a Napoli dai voce a gente di Scampia senza nessun filtro e nessun commento, stai pur sicuro che la camorra se ne esce come il miglior sistema di

governo della città.....

Non sempre chi è "desperados" o vive in condizioni disagiate è portatore di verità, come nel caso dei "presentabili" dipinti da Ferrara anche per gli "impresentabili" è giusto e lecito fare dei distinguo.

Ma qui nessuno, credo, voglia assumere quella come LA realtà, ma come UNA opinione, o se preferisci UN sentimento.

Siamo nel relativo e nel parziale, non nel generale assoluto.

Se a Scampia pensano che la camorra non esiste, o che sia un fenomeno isolato e lontano, quasi ignorabile (e avendo avuto una fidanzata per 4 anni che abitava in quel quartiere di 60 mila anime, posso dirti che le cose stanno così...), è giusto che si venga a sapere che la gggente la pensa così. Ciò non significa che sia LA verità che la camorra non esiste.

Perchè censurarlo?!

Vogliamo metterci in pace con la coscienza facendo gli struzzi?!

Ci disturba il sonno sapere che c'è gggente che la pensa così?!

Pensiamo di risolvere il problema zittendolo o nascondendolo?!

Vogliamo fingere che la xeno-fobia (cosa ben diversa dal razzismo, molto ben diversa!!!) non sia un sentimento diffuso tra la gggente?!

O forse è meglio affrontare la situazione sapendo come è in realtà la situazione tra la gggente?

Quello che manca da tanto tempo in Italia, è la capacità di fare Critica, separando le opinioni razionali dai sentimenti, avendo la capacità di mettere in Crisi anche le proprie certezze per arrivare a un giudizio.

Posted (edited)
Sapete che sento Ferrara via web su radio 24?

E come lui tutte le altre radio italiane.

Non è poco, credetemi.

Anche Radio Lupo Solitario?

Alle 20.00 ora locale, c'è sempre il mitico e storico Metal Thrashing Mad ........... :spiteful[1]::toast[1]:

Edited by Ale Div.
Posted

Un'aula sorda e grigia

Scritto da corriere.it

Venerdì 22 Maggio 2009 06:27

Dopo il fascismo hanno imposto il parlamentarismo. E' tempo di uscire da quest'impasse

“IL PREMIER NON HA POTERI” - La presidente di Confindustria lo aveva esortato a sfruttare il proprio consenso per effettuare le riforme urgenti dell'assetto istituzionale. Berlusconi si è detto d'accordo, anche perché - ha spiegato - oggi il presidente del Consiglio conta poco, “dopo il fascismo hanno privilegiato il Parlamento” e sarebbe pure opportuno ridurre il numero dei parlamentari”. Ma su quest'ultimo aspetto, il premier non ha preso un impegno in prima persona: “Bisognerà passare per forza per una legge di iniziativa popolare, altrimenti sarebbe come chiedere ai capponi (nella fattispecie i parlamentari che perderebbero il posto, ndr) di votare per anticipare il Natale”.

Ma il Fini giustifica i mezzi

Scritto da repubblica.it

Venerdì 22 Maggio 2009 06:25

Il cameriere è come sempre dalla parte delle vetuste oligarchie dei mediocri

E' di nuovo scontro tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini. Dopo l'attacco di Berlusconi al meeting di Confindustria, dove il Cavaliere ha parlato di "Parlamento pletorico" e di "numero di deputati da ridurre", Fini non ha tardato a replicare. Il presidente della Camera ha affermato che "il Parlamento è un interlocutore ineludibile, qualificato e impegnato così come è percepito dalla società all'interno delle nostre istituzioni".

Berlusconi propone di ridurre a 100 il numero dei parlamentari ... cosa pensano i Grillo, gli Stella e gli altri qualunquisti che si scagliano sempre contro sprechi e privilegi? Staranno con il Silvio? O gli daranno contro perchè l'ha porposto Silvio?

Fini: un'altra occasione colta per dimostrare che ormai è di un altro schieramento...........

Posted
Berlusconi propone di ridurre a 100 il numero dei parlamentari ... cosa pensano i Grillo, gli Stella e gli altri qualunquisti che si scagliano sempre contro sprechi e privilegi? Staranno con il Silvio? O gli daranno contro perchè l'ha porposto Silvio?

Fini: un'altra occasione colta per dimostrare che ormai è di un altro schieramento...........

Ale, un solo appunto. Premesso che io non sono d'accordissimo sui 100 parlamentari, indipendentemente da chi lo propone. Una riduzione sì, ma non di un terzo.

Quello che però volevo dirti è che se si denunciano sprechi e privilegi non per forza si è qualunquisti. semplicemente si segnalano storture che a noi comuni mortali danno fastidio. In questo senso Stella con "La casta" ha riportato dati oggettivi.

Ti aggiungo un'esperienza personale. Anche Poletti (credo lo saprai) dopo aver fatto il parlamentare per i Verdi ha scritto "Papponi di Stato" dove denunciava sprechi e comodità. L'ho intervistato e chiesto una tra le tante cose che le sembravano assurde. Risposta: "Che per tutta la vita un parlamentare non paga l'autostrada o i treni". E gli ho detto: "Beh, privilegi a cui tu hai rinunciato, immagino...". Altra sua risposta: "Come faccio? Oramai li ho anche io"... Ecco una cosa che mi fa incazzare. Non certo Stella. Caro Poletti, basta che vai al casello e paghi senza chiedere il rimborso oppure ti fai un bel biglietto del treno pagando con la tua carta di credito e non con il tesserino di ex parlamentare...

Posted
Ale, un solo appunto. Premesso che io non sono d'accordissimo sui 100 parlamentari, indipendentemente da chi lo propone. Una riduzione sì, ma non di un terzo.

Quello che però volevo dirti è che se si denunciano sprechi e privilegi non per forza si è qualunquisti. semplicemente si segnalano storture che a noi comuni mortali danno fastidio. In questo senso Stella con "La casta" ha riportato dati oggettivi.

Ti aggiungo un'esperienza personale. Anche Poletti (credo lo saprai) dopo aver fatto il parlamentare per i Verdi ha scritto "Papponi di Stato" dove denunciava sprechi e comodità. L'ho intervistato e chiesto una tra le tante cose che le sembravano assurde. Risposta: "Che per tutta la vita un parlamentare non paga l'autostrada o i treni". E gli ho detto: "Beh, privilegi a cui tu hai rinunciato, immagino...". Altra sua risposta: "Come faccio? Oramai li ho anche io"... Ecco una cosa che mi fa incazzare. Non certo Stella. Caro Poletti, basta che vai al casello e paghi senza chiedere il rimborso oppure ti fai un bel biglietto del treno pagando con la tua carta di credito e non con il tesserino di ex parlamentare...

A Stella non rimprovero la ricerca giornalistica, solo la scelta del momento, così editoriale ...... mi stupisce che un giornalista del Corriere, solitamente molto istituzionale nelle sue opinioni, abbia scoperto sprechi e privilegi che esistono quasi dalla fondazione della Repubblica.... ho il dubbio che la Casta sia uscito in un momento particolarmente favorevole senza per altro favorire una presa di coscienza nei cittadini, nelle elites culturali, nell'establishment politico che fosse finalizzata a una discussione critica e positiva alla risoluzione del problema... cui prodest?

Per altro, io sono di quelli che ritiene il ruolo del parlamentare fondamentale nella vita di una Nazione e non mi scandalizza sapere che esistono privilegi: governano uno Stato, è un impegno altissimo per chiunque creda nelle istituzioni. Ciò che mi scandalizza è l'incapacità di avere una Visione Politica e di saper ragionare sulla molteplicità che la Politica dovrebbe avere. Mi disgusta e mi scandalizza questo dualismo balordo e farisaco che impone di stare o qua o là. Nella fattispecie: o con Berlusconi o contro Berlusconi.

Che abbiano il biglietto gratis sui treni me ne frega poco ... perchè poi penso a chi sta a casa tre giorni in malattia perchè si è svegliato con il mal di schiena e si fa un po' di ferie a carico del servizio sanitario che tutti noi poi siamo costretti a pagare con le tasse. Non è uguale? Non è qualunquismo lamentarsi per le brioche gratis e non denunciare, magari con inchieste e libri, tutti quegli sprechi che noi cittadini, NOI CITTADINI, quotidianamente compiamo?

:spiteful[1]::toast[1]:

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