corny Posted May 13, 2009 Posted May 13, 2009 Corny, per l'ennesima volta: essere un VERO cristiano non significa evitare di affrontare i problemi pratici anche a costo di decisioni che possono essere difficili.La situazione non è rosea e, by the way, credo che il problema immigrazioni in Italia tocchi praticamente tutti in prima persona. E' preoccupante però che governo e destra stiano cavalcando l'onda emozionale della gente. Gli stessi dati governativi dicono che l'immigrazione in Italia è in calo, che l'Italia in Europa è uno dei grandi paesi meno toccati dal fenomeno, meno di Germania, Francia e Gran Bretagna per intenderci. Sempre secondo fonti governative dei 650.000 immigrati giunti in Italia nel 2008 solo 39.000 sono giunti via mare.... Berlusconi e i suoi seguaci non vogliono un' Italia multi-etnica, dimmi tu se non è demagogia questa .... Il 10% delle entrate fiscali e previdenziali in Italia è garantito dagli immigrati.
Ale Div. Posted May 13, 2009 Posted May 13, 2009 E' preoccupante però che governo e destra stiano cavalcando l'onda emozionale della gente. Gli stessi dati governativi dicono che l'immigrazione in Italia è in calo, chel'Italia in Europa è uno dei grandi paesi meno toccati dal fenomeno, meno di Germania, Francia e Gran Bretagna per intenderci. Sempre secondo fonti governative dei 650.000 immigrati giunti in Italia nel 2008 solo 39.000 sono giunti via mare.... Berlusconi e i suoi seguaci non vogliono un' Italia multi-etnica, dimmi tu se non è demagogia questa .... Il 10% delle entrate fiscali e previdenziali in Italia è garantito dagli immigrati. La Germania ha sempre avuto un'immigrazione particolare. Difficile paragonarla a quella italiana. Però non mi risulta che si possa varcare le frontiere ad minchiam come succede da noi..... Francia e Gran Bretagna sono state e sono in parte tutt'ora, nazioni colonialiste. L'immigrazione principalmente proviene dal maghreb per i francesi, dal Commonwealth per i secondi. E' una situazione totalmente imparagonabile con il "tutti al mare alè" che praticano gli scafisti da vent'anni. Berlusconi e i suoi seguaci non vogliono un' Italia multi-etnica, dimmi tu se non è demagogia questa .... Il 10% delle entrate fiscali e previdenziali in Italia è garantito dagli immigrati. Io voglio un'Italia di italiani. Punto e basta. Non voglio un minestrone di etnie, usi e costumi con tutti che fanno il cazzo che vogliono perchè è la loro cultura. Già siamo una Nazione scassata per i fatti suoi, ci manca solo che arrivino 400 culture diverse a far più casino di quello che c'è già... anche perchè poi, quando il musulmano va a pregare davanti al Duomo, c'è sempre un'ecclesiastica incazzatura... tutti froci con il culo degli altri ... Voglio che chi vive qui faccia parte di una Comunità, quella degli italiani, e ne condivida i valori, rispettando le regole. Chiunque lo faccia, sarà il benvenuto. E questo vale per gli stranieri come per gli italiani (e anche e soprattutto per quell'enclave autogestita che si chiama napoli!) Primo passo di questa integrazione è: entrare in Italia legalmente. C'è qualche impedimento per i rifugiati politici? Lo si analizzi e lo si risolva. Non mi pare che all'estero manchino ambasciate, consolati o alla peggio uffici comunali di rappresentanza (e sapete che questa non è una battuta!). BASTA VIAGGI DELLA SPERANZA! Una domanda: come mai gli scafisti non vanno in Grecia, magari passando per Creta? Come mai non assaltano la Spagna? Provate a indagare ... magari ci provi anche l'Onu ... la verità è che in Italia, l'immigrazione clandestina è un ricchissimo business che alimenta le casse di cooperative e caritas. Per questo si stanno incazzando un po' tutti. L'Italia si sta semplicemente adeguando a ciò che fanno tutte le nazione europee sul mediterraneo ... Per cui, cari caritas, coop, aziende-che-assumono-in-nero e Onu ... ma andatevene a fanculo voi e i vostri pelosi interessi neo-schiavisti!
Virgus Posted May 13, 2009 Posted May 13, 2009 E' falso che in Metro la maggioranza non paghi il biglietto. Hai dei dati precisi o sono solo sensazioni ?
Ale Div. Posted May 13, 2009 Posted May 13, 2009 Hai dei dati precisi o sono solo sensazioni ? No, confermo, ha ragione Claudio ... da quando hanno fatto i tornelli nuovi, non c'è più verso di multi-timbrare il biglietto nè di riciclare i resti dei settimanali C'è uno scanner, all'interno del quale passa il biglietto, o un lettore esterno che analizza le timbrate dei biglietti e la valdità degli abbonamenti. Per intenderci: è lo stesso sistema delle metro parigine.
Ale Div. Posted May 13, 2009 Posted May 13, 2009 PS: ci sarà sicuramente un modo di fregare la tecnologia, come esiste un modo per fregare qualsiasi tecnologia di sto mondo, ma mi sa che è molto sbattimento per poco guadagno. La MM (metro milanese, non merda-milano ) in fin dei conti non costa niente! 1 euro il singolo viaggio, 6.70 un abbonamento settimanale di sei giorni con due viaggi A/R. In più ci sono abbonamenti integrati treno-metro piuttosto comodi e vantaggiosi. Non ho dati, ma guardandomi in giro, il numero di chi paga il biglietto è aumentato sicuramente.
Virgus Posted May 13, 2009 Posted May 13, 2009 No, confermo, ha ragione Claudio ... da quando hanno fatto i tornelli nuovi, non c'è più verso di multi-timbrare il biglietto nè di riciclare i resti dei settimanali C'è uno scanner, all'interno del quale passa il biglietto, o un lettore esterno che analizza le timbrate dei biglietti e la valdità degli abbonamenti. Per intenderci: è lo stesso sistema delle metro parigine. Non prendo la MM dai tempi dell'università , quindi più o meno dal cretacico ... non sapevo nemmeno avessero ambiato i tornelli . P.S. a Parigi la percentuale dei paganti è più o meno quella di Howell dalla lunetta ...
Ponchiaz Posted May 13, 2009 Posted May 13, 2009 Corny, qui ho l'impressione che QUALSIASI provvedimento preso dal governo su qualsiasi soggetto si becchi l'accusa da sinistra di "Cavalcare l'onda emozionale della gente". Nel caso specifico, come hai sottolineato tu poi, mi pare che a cavalcare la simbologia siano l'opposizione e la chiesa, dal momento che mentre vengono respinte poche centinaia di persone sul mare...via terra sta entrando l'armata delle tenebre. Quando Maroni proporrà, come probabilmente necessario, il ripristino di alcune frontiere come era pre Schengen allora cosa si farà? Siccome è via terra allora andrà bene oppure no? Ho sentito parlare Fassino a Radio 24 e mi pare per altro abbia detto che anche i governi di sinistra hanno respinto barconi e che non trova la cosa sconvolgente, probabilmente anche Franceschini nel suo intimo la pensa così ma siccome la strategia mediatica della opposizione è prendere tutte le dichiarazioni del governo e metterci il segno meno davanti allora...ben venga questa grottesca alleanza con il clero che certamente mieterà consensi alla Italsider o a Termini Imerese.
corny Posted May 13, 2009 Posted May 13, 2009 Non è demagogia dire che non si vuole un'Italia multi-etnica, quando la realtà dei fatti dice che è già così? Ha me sembra che si stia cercando di spostare il problema della crisi economica alla caccia allo straniero clandestino visto come la causa di tutti i mali italiani. Visto poi nell'ottica che praticamente tutti i sondaggi danno la stragrande maggioranza degli italiani favorevoli alle recenti prese di posizione governative. Alla Italsider o a Termini Imerese o a Mirafiori gli operai, se avranno la fortuna di conservare il loro posto di lavoro, continueranno a votare Berlusconi, con la consapevolezza però che nulla per loro è cambiato..... e probabilmente cambierà. Però non continuiamo a spostare sempre il discorso da una questione prettamente morale a quanto sia meglio o sia peggio per noi. Io continuo a non capire personaggi che fanno della morale cristiana il loro cavallo di battaglia solo quando viene comodo a loro.....
ROOSTERS99 Posted May 13, 2009 Posted May 13, 2009 12 maggio 2009 La deterrenza Onu, Zapatero, rotte via terra. Tre paradossi per capire la nuova linea contro i trafficanti di uomini I respingimenti delle barche del traffico di immigrati indietro, verso le coste di partenza in Libia, stanno provocando alcuni cortocircuiti logici. Uno riguarda le Nazioni Unite e Tripoli. La Libia, quel regime africano degli orrori descritto dai giornali nelle cui fauci il governo non esiterebbe a rigettare gli immigrati clandestini, ha presieduto dal 2003 e per tre anni la Commissione dell’Onu per i diritti umani. Oggi fanno parte della Commissione altri campioni dei diritti dell’uomo: Cuba, Cina e Arabia Saudita. A questo punto bisogna mettersi d’accordo: o la denuncia dell’Onu è autorevole, competente e imparziale, ma allora la Libia, membro guida, non è – non dovrebbe poter essere – questo inferno sulla terra descritto sui giornali; oppure la Libia è veramente un inferno per gli immigrati, ma allora l’Onu non è credibile e i giornali italiani possono risparmiarsi i titoli allarmati sulla denuncia delle Nazioni Unite. Il secondo paradosso riguarda la capacità di deterrenza. I respingimenti possono svuotare i centri di detenzione libici. E’ già successo in passato, sulle coste vicine del Marocco. Gli sbarchi in Italia nel 2004 sono stati 14 mila e nel 2005 23 mila, un aumento del 90 per cento. Che cosa è successo nel 2005? Che la Spagna ha adottato politiche assai più drastiche delle nostre contro l’immigrazione clandestina, poi sfociate negli scontri di Ceuta e Melilla che sono costati la vita a cinque migranti colpiti dai soldati spagnoli – con proiettili di gomma e anche con veri colpi di fucile – mentre tentavano di scavalcare il reticolato alto sei metri che impedisce l’accesso all’enclave spagnola in Marocco. L’esercito del premier socialista José Luis Zapatero ha così dirottato parte della pressione migratoria dal Marocco alla Libia, e quindi dalla Spagna all’Italia. La linea italiana dell’accoglienza sempre e in ogni caso attira – attirava – come una calamita i migranti verso la Libia, da dove la rotta è più breve verso l’Italia. I respingimenti, al contrario, eliminano la Libia dalla lista dei paesi ponte del traffico di uomini. La nuova politica del governo italiano è cominciata da meno di una settimana, e già ci sono i primi effetti: il generale Hammad Issa, capo della polizia investigativa di Tripoli, ieri diceva nelle interviste a Stampa e Corriere della Sera che il flusso di immigrati sta già provando a tracciare nuovi percorsi, “una parte ripiegherà verso la Tunisia, l’altra, quella più consistente, proverà a entrare attraverso l’Egitto fino alla Grecia”. C’è una terza questione. I respingimenti sono già routine consolidata a terra, ai valichi degli aeroporti e a bordo delle navi, per esempio sui mercantili, che attraccano nei porti. Nel 2000 sono stati respinti alle nostre frontiere – per mancanza dei requisiti, come documenti validi, visto d’ingresso, documentazione idonea a comprovare scopo del soggiorno e disponibilità di adeguati mezzi di sussitenza – 42 mila migranti. La regola generale è: chi non ha i requisiti viene respinto. Con una sola eccezione: le barche tutte e scandalosamente sovraccariche di migranti lasciate in mezzo al mare. Indovinate qual è diventato il mezzo preferito dai trafficanti di uomini. Il calcolo è semplice: è più redditizio e offre anche più garanzie abbandonare alla deriva i propri clienti su un vecchio barcone in prossimità della costa che accompagnare gli stessi clienti via terra. di Daniele Raineri
ROOSTERS99 Posted May 13, 2009 Posted May 13, 2009 I barconi respinti e gli umanitari che la fanno facile Quand’è che abbiamo deciso l’abbattimento delle frontiere, caro monsignor Marchetto? Per l’Europa si sa, e al termine di un lungo processo di armonizzazione legale e politica tra paesi depositari di una storia analoga vennero gli accordi per la libera circolazione delle persone (Schengen), sempre sottoponibili a procedure di sospensione in casi di emergenza. Non che non ne siano derivati acuti problemi di integrazione. Non che da quella libera circolazione interna non sia scaturita un’ondata di paura sociale (la questione romena). Ma con l’Africa subsahariana e con il resto del mondo, con quella parte di globo dove proliferano indigenza e guerre e violazioni dei diritti umani, come la mettiamo? Miliardi di asiatici e africani aspettano le nostre decisioni. E’ appena ovvio che l’applicazione del diritto d’asilo generalizzato a masse anonime migranti in provenienza dai diversi buchi neri della Terra, perché questo poi significa accettare i barconi organizzati e attrezzati dagli schiavisti del mare invece di soccorrerli per respingerli con umanità verso il punto di provenienza, vuol dire abbattere le frontiere e suggerire a un pezzo d’Africa di trasferirsi clandestinamente, a suo rischio e pericolo, in condizioni che sappiamo, nella costa nord del Mediterraneo, via Malta e Lampedusa. Ho grande stima per il segretario del Pontificio consiglio dei migranti, per questo prelato ricco di risorse e di combattività intellettuale ed etica, ma non c’è ragionevolezza nella piattaforma dei diritti umani agitata da monsignor Marchetto, e alla fine non vedo nemmeno giustizia e umanità in questo modo di ragionare. Non mi piace Zapatero, anche quando spara ai disperati di Ceuta e Melilla, ma soccorrere imbarcazioni allo sbando nel canale di Sicilia e sbarcare i povericristi sulle coste di provenienza dei barconi, nelle mani delle organizzazioni internazionali di assistenza ai profughi, è inevitabile e, per quanto tragico, profondamente giusto anche da un punto di vista umanitario. Il senso comune dice che c’è una catena da spezzare, quella del traffico clandestino di uomini donne e bambini, e una catena da intrecciare, quella di un flusso governato e legale di trasferimenti in Italia e in Europa, di raccolta ordinata per l’identificazione e il vaglio delle procedure di emigrazione e di asilo dei profughi. Il respingimento alle frontiere di provenienza, concordato da Prodi e Amato e Berlusconi con Gheddafi, è uno strumento, doloroso da usare, per disincentivare il mercato di carne umana che infesta il Mediterraneo. Bisogna sempre pensare al fatto che c’è anche una nostra responsabilità di cordiali e benevoli ospitanti, capaci di una filosofia dell’accoglienza che salva le nostre coscienze, nel destino di sciagura che si abbatte così spesso sui boat people della disperazione. Quanta gente è morta in mare a causa della speranza di varcare una frontiera abbattuta che noi abbiamo suscitato? Montaigne diceva che in ogni compassione c’è ua sottile vena di crudeltà, perché il cuore dell’uomo è fatalmente ambiguo se l’intelligenza non lo soccorra con i suoi argomenti di verità e di giustizia. D’altra parte, visto che adesso gli umanitari che la fanno facile parlano dell’Africa da cui i povericristi provengono come di un “inferno”, diciamo che di fronte alla crisi di quel mondo un altro abbattimento delle frontiere, un percorso strategico di libertà, è stato pur proposto. Ma avete detto di no. Portare la democrazia nel mondo arabo-islamico e dovunque i diritti umani siano calpestati, forzare il corso della storia come spesso è provvidenzialmente avvenuto in passato, e in nome di idee rivoluzionarie di liberazione, di tolleranza, di costituzionalismo e di sviluppo schiettamente occidentali, è un progetto che la chiesa e gli umanitari che la fanno facile non condividono. Lo considerano neocolonialismo, imperialismo, ingenua pretesa di instaurare con la forza ciò che può sorgere solo da una lunga coltivazione di valori. E allora, se la storia ti dà un mondo invivibile e uno vivibile che si chiama occidente, che cosa si fa, si riversa un mondo nell’altro? E si pensa di poterlo fare senza grandi problemi, con una pura petizione volontaristica di principio in favore dello spirito di accoglienza? Per finire a via Anelli? Per finire con i ghetti e i muri? Giuliano Ferrara
corny Posted May 13, 2009 Posted May 13, 2009 Centrali in Puglia, Sardegna e Piemonte contro i rischi di terremoti e inondazioni La mappa dell'Enea. L'innalzamento dei mari mette fuori gioco larghi tratti di costa di MAURIZIO RICCI ROMA - In Sardegna, dalle parti di S. Margherita di Pula a sud. O anche sulla costa orientale, fra S. Lucia e Capo Comino. O più giù, davanti a Lanusei, alla foce del Rio Mannu. In Puglia, sulla costa di Ostuni. Lungo il Po, dal vercellese fino al mantovano, dove già esistevano le centrali di Trino e di Caorso. I siti dove localizzare le nuove centrali sono pochi e rischiano di essere molto affollati. Nei prossimi mesi, dovranno essere stabiliti i parametri, in base ai quali decidere dove collocare le future centrali. Sarà una fase di intenso mercanteggiamento con le autorità e le comunità locali, ma i margini di manovra sono ristretti anche dalla particolare conformazione geologica e costiera italiana. Si può partire dalla mappa dei possibili siti che il Cnen (poi diventato Enea) disegnò negli anni '70. E' una mappa, però, largamente superata dagli eventi. In molte aree si è moltiplicata la densità abitativa, che il Cnen considerava un parametro sfavorevole. Soprattutto, è cambiato il rapporto con l'acqua. Le centrali hanno bisogno di molta acqua per raffreddare i reattori (questa acqua circola, naturalmente, fuori dal reattore) e, per questo vengono, di solito, costruite vicino ai fiumi o al mare. Il rischio, quando si tratta di fiumi, sono le piene, più frequenti negli ultimi decenni. Ma è un pericolo relativo: la centrale di Trino Vercellese, sette metri sopra il livello del Po, è sopravvissuta all'asciutto a due piene catastrofiche. Il problema, in realtà, non è troppa acqua, ma troppo poca. Il riscaldamento globale sta diminuendo la portata dei fiumi e c'è il dubbio che, in estate, la portata del Po non sia sufficiente per il raffreddamento delle centrali, mentre, contemporaneamente, si acuisce il problema di salvaguardare le falde acquifere, ad esempio in una zona di risaie, come il vercellese. L'alternativa sono le coste e l'acqua del mare. Ma il riscaldamento globale innalzerà progressivamente, nei prossimi decenni, il livello dell'Adriatico, del Tirreno e dello Jonio, ponendo a rischio allagamento centrali costruite per durare, mediamente, una cinquantina d'anni. Il Cnen, ad esempio, aveva indicato fra le aree più idonee il delta del Po e quello del Tagliamento, nell'Adriatico settentrionale. Ma il suo successore, l'Enea, definisce tutta la costa adriatica a nord di Rimini come la zona italiana a più alto pericolo di allagamento, con un innalzamento - minimo - del livello del mare di 36 centimetri. In effetti, quest'altra mappa dell'Enea ripercorre gran parte della costa italiana. Sia Piombino che l'area della vecchia centrale di Montalto di Castro, nel Lazio, ad esempio, scontano un innalzamento minimo del livello del mare di 25 centimetri. E lontano dalle coste? Qui, il problema sono i terremoti. Sono poche, come mostra la storia recente e meno recente, le zone italiane esenti dal rischio sismico. Secondo la carta dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, davvero al riparo dai tremori della terra ci sono solo, oltre alla Sardegna, l'area di confine fra Piemonte e Lombardia e l'estremo lembo della Puglia. Naturalmente, una centrale può essere costruita con le più avanzate tecniche antisismiche. Qui, però, il problema non è tanto - o soltanto - l'eventualità di uno scuotimento catastrofico, che spacchi il reattore e riversi all'esterno la radioattività. Il problema sono fenomeni che compromettano il funzionamento del reattore. In Giappone, la più grande centrale atomica al mondo (Kashiwazi-Kariwa, non lontana da Tokyo) è ferma da due anni, in seguito ad un terremoto. L'impianto era stato costruito per reggere terremoti fino al grado 6 della scala Richter, ma si è rivelato un parametro ottimistico. Il terremoto del 2007 è stato pari a 6,8 gradi, una differenza enorme: dato che la scala è logaritmica, un grado in più significa un terremoto trenta volte più distruttivo. Non ci sono stati pericoli alla salute pubblica o fughe di radioattività, ma la Tepco (Tokyo Electric Power) ha dovuto, dal luglio del 2007, fermare i reattori, con un danno economico di quasi 6 miliardi di dollari, solo nel primo anno. Solo in questi giorni la Tepco si prepara a riavviare uno degli otto reattori della centrale. Se sovrapponete la mappa dell'Enea sull'allagamento delle coste a quella dell'Istituto di geofisica, le aree a totale sicurezza (a prescindere dagli altri possibili parametri) che ne risultano sono quelle poche zone della Sardegna, della Puglia e del corso del Po. Qui, presumibilmente, si dovrebbero concentrare le centrali del piano nucleare italiano. Ma quante? Il governo ha finora parlato di quattro centrali. L'obiettivo dichiarato, tuttavia, è arrivare a soddisfare, con il nucleare, il 25 per cento del fabbisogno elettrico italiano. Le quattro centrali di cui si è, finora, parlato, arrivano, però, a poco più di un terzo. Secondo le previsioni della Terna, che gestisce la rete italiana, infatti, il fabbisogno elettrico italiano richiederà, già nel 2018, una potenza installata di 69 mila Megawatt. Le quattro centrali prospettate - che, peraltro, anche nell'ipotesi migliore, sarebbero completate 7-8 anni più tardi del 2018 - ne offrono solo 6.400, cioè il 9,2 per cento. Per arrivare al 25 per cento del fabbisogno, occorrono 17.500 Megawatt di potenza, quasi il triplo. In buona sostanza, per centrare quell'obiettivo non bastano quattro centrali da 1.600 Mw, come quelle ipotizzate finora. Ce ne vogliono 11. Tutte in Sardegna, Puglia e Piemonte? E a quale costo? L'industria francese calcola, oggi, per la costruzione in Francia di una centrale tipo quelle italiane, un costo minimo di 4,5 miliardi di euro. I tedeschi di E. On scontano, per la costruzione di una centrale analoga, in Inghilterra, un costo di 6 miliardi di euro. Se si ritiene più attendibile, nel caso italiano, la valutazione di E. On per la centrale inglese, il costo complessivo dei quattro impianti italiani sfiora i 25 miliardi di euro. Per 11 impianti, da varare in rapida successione, si arriva vicini a 70 miliardi di euro, una cifra superiore al 4 per cento del prodotto interno lordo nazionale.
Ponchiaz Posted May 13, 2009 Posted May 13, 2009 12 maggio 2009La deterrenza C’è una terza questione. I respingimenti sono già routine consolidata a terra, ai valichi degli aeroporti e a bordo delle navi, per esempio sui mercantili, che attraccano nei porti. Nel 2000 sono stati respinti alle nostre frontiere – per mancanza dei requisiti, come documenti validi, visto d’ingresso, documentazione idonea a comprovare scopo del soggiorno e disponibilità di adeguati mezzi di sussitenza – 42 mila migranti. La regola generale è: chi non ha i requisiti viene respinto. Con una sola eccezione: le barche tutte e scandalosamente sovraccariche di migranti lasciate in mezzo al mare. Indovinate qual è diventato il mezzo preferito dai trafficanti di uomini. Il calcolo è semplice: è più redditizio e offre anche più garanzie abbandonare alla deriva i propri clienti su un vecchio barcone in prossimità della costa che accompagnare gli stessi clienti via terra. di Daniele Raineri I barconi respinti e gli umanitari che la fanno facile D’altra parte, visto che adesso gli umanitari che la fanno facile parlano dell’Africa da cui i povericristi provengono come di un “inferno”, diciamo che di fronte alla crisi di quel mondo un altro abbattimento delle frontiere, un percorso strategico di libertà, è stato pur proposto. Ma avete detto di no. Portare la democrazia nel mondo arabo-islamico e dovunque i diritti umani siano calpestati, forzare il corso della storia come spesso è provvidenzialmente avvenuto in passato, e in nome di idee rivoluzionarie di liberazione, di tolleranza, di costituzionalismo e di sviluppo schiettamente occidentali, è un progetto che la chiesa e gli umanitari che la fanno facile non condividono. Lo considerano neocolonialismo, imperialismo, ingenua pretesa di instaurare con la forza ciò che può sorgere solo da una lunga coltivazione di valori. E allora, se la storia ti dà un mondo invivibile e uno vivibile che si chiama occidente, che cosa si fa, si riversa un mondo nell’altro? E si pensa di poterlo fare senza grandi problemi, con una pura petizione volontaristica di principio in favore dello spirito di accoglienza? Per finire a via Anelli? Per finire con i ghetti e i muri? Giuliano Ferrara Cosa aggiungere.
Ale Div. Posted May 13, 2009 Posted May 13, 2009 (edited) Non è demagogia dire che non si vuole un'Italia multi-etnica, quando la realtà dei fatti dice che è già così? Io ho un'altra idea del multi etnico, se multi-etnico è quello che chiede l'ecclesiastico o il pupazzo dell'Onu ... Martedì scorso la giunta regionale del Veneto ha approvato il programma annuale di iniziative e interventi in materia di immigrazione per il 2009, su relazione dell’assessore ai flussi migratori Oscar De Bona. La sua adozione diverra’ definitiva dopo il parere da parte della competente commissione del Consiglio Regionale, mentre in precedenza si erano espressi favorevolmente la consulta per immigrazione e il tavolo unico regionale di coordinamento. «Il programma 2009 - fa presente l’assessore De Bona - rappresenta l’ultima annualità del piano triennale 2007-2009 e le priorita’ individuate per l’anno 2009 hanno dovuto tener conto del quadro generale di recessione. Infatti, anche il processo di normalizzazione e di integrazione dei flussi, per il quale il Veneto è considerato all’avanguardia in Italia, deve comunque confrontarsi con la crisi economico-finanziaria internazionale.» Infatti, già al termine dell’anno scorso vi è stata una contrazione delle assunzioni di lavoratori stranieri pari a circa il 20%, in linea con quella osservata per la manodopera italiana mentre negli elenchi dei disoccupati gli stranieri sono il 24% dei flussi totali in ingresso. Così la Regione ha deciso anche di monitorare regolarmente la situazione del mercato del lavoro, rafforzando l’informazione sulla disponibilità di servizi, attività e progetti rivolti ai cittadini a rischio di perdita di lavoro o ai nuovi disoccupati. Le disponibilità finanziarie saranno quindi finalizzate ad interventi di sostegno dell’integrazione degli immigrati stabilizzati e delle loro famiglie piuttosto che ad interventi di accompagnamento di nuovi ingressi. Saranno inoltre sviluppati progetti di reinserimento occupazionale degli immigrati nei Paesi di origine. Questi i numeri del programma 2009: un utilizzo di risorse complessivamente pari a quasi 4 milioni di euro, di cui 1,4 milioni destinati ai progetti di integrazione scolastica e sociale, un milione all’inserimento alloggiativo, 872 mila euro alla formazione, mentre 490 mila euro spetteranno all’attivita’ della Rete informativa e dell’Osservatorio regionale Immigrazione e 100 mila euro saranno riservati alla gestione e all’accoglienza dei flussi migratori per motivi di lavoro. Quattro milioni investiti dal solo veneto per un sistema che sfrutta la manodopera straniera a basso prezzo per guadagnare qualche soldino in più. Quattro milioni di euro che vanno nelle casse delle associazioni umanitarie. Perchè possiamo star qui a menar la rava e la fava, a invocare il pugno di ferro o la pietas, ma poi quando c'è da guadagnare qualche soldino in più se ne fregano tutti altamente. Multietnico un cazzo! Edited May 13, 2009 by Ale Div.
corny Posted May 13, 2009 Posted May 13, 2009 Cosa aggiungere. Moltissimo...... Mi limito ad un paio di punti. C'è molta differenza tra il respingere gli immigrati sulla frontiera con Francia, Svizzera, Austria o Slovenia che costringerli a tornarsene sulle coste africane su dei barconi .... Quanto scrive il nuovo "teocon" Ferrara poi mi sembra solo il voler spostare nel tempo ciò che stà già diventando realtà. Siamo così sicuri che sono gli stranieri che non si vogliono integrare o siamo noi che non vogliamo si integrino?
Virgus Posted May 13, 2009 Posted May 13, 2009 Siamo così sicuri che sono gli stranieri che non si vogliono integrare o siamo noi che non vogliamo si integrino? Cosa intendi tu per integrazione ?
Ponchiaz Posted May 13, 2009 Posted May 13, 2009 L'integrazione è la fusione di diverse infelicità nella prospettiva di una infelicità diversa.
tricky Posted May 13, 2009 Posted May 13, 2009 L'integrazione è la fusione di diverse infelicità nella prospettiva di una infelicità diversa. Nel tuo caso potevi anticipare con "Dice il saggio:...."
tatanka Posted May 13, 2009 Posted May 13, 2009 L'integrazione è la fusione di diverse infelicità nella prospettiva di una infelicità diversa. Ce lo sei come filosofo. Non riesco ad intervenire nella discussione (per vostra felicità) poiche mi stanno facendo toccare con mano il concetto di "lavorare come un diversamente bianco"
Dragonheart Posted May 13, 2009 Posted May 13, 2009 Siamo così sicuri che sono gli stranieri che non si vogliono integrare o siamo noi che non vogliamo si integrino? A Varese (La Provincia di oggi) giovani stranieri di varie etniee manifestano la loro voglia d'integrazione occupando i campetti di Masnago (Via Crispi e Campus) con minacce et similia.
LUCA TONIo Posted May 13, 2009 Posted May 13, 2009 No, confermo, ha ragione Claudio ... da quando hanno fatto i tornelli nuovi, non c'è più verso di multi-timbrare il biglietto nè di riciclare i resti dei settimanali C'è uno scanner, all'interno del quale passa il biglietto, o un lettore esterno che analizza le timbrate dei biglietti e la valdità degli abbonamenti. Per intenderci: è lo stesso sistema delle metro parigine. Anche io la prendo tutti i giorni, coi tornelli nuovi e i controllori che vigilano dai gabbiotti pensare di entrare senza biglietto(non c'è possibilità di pluri obliterarlo)è quantomeno difficile. Quindi penso che la percentuale dei non paganti sia bassissima. Diversa è la questione per Pullman e Tram ATM dove, dall'inizio dell'anno, non mi è mai stato chiesto il biglietto nè l'abbonamento. Detto questo, non essendo nè una donna nè un milanese, a grandi linee penso sia giusto mettere una carrozza per donne e riservare qualche posto ai milanesi. Se non sbaglio anche in altre città ci sono state iniziative simili
uzzo Posted May 13, 2009 Posted May 13, 2009 A Varese (La Provincia di oggi) giovani stranieri di varie etniee manifestano la loro voglia d'integrazione occupando i campetti di Masnago (Via Crispi e Campus) con minacce et similia. Ma lo dice la stessa "Provincia" che annunciava per cosa fatta la famosa cordata? "se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri. (don Lorenzo Milani in "L'obbedienza non è più una virtù").
tatanka Posted May 14, 2009 Posted May 14, 2009 O forse lavorare come "diversamente dal solito" In realtà non è tanto diverso dal solito. Quando sono "sotto scadenze" ho veramente poco tempo e ci scappano anche le ore notturne. Ovviamente posso compensare con periodi di cazzeg.... ehm, con meno pressione. Alcuni commenti sulla cronaca (extra)coniugale del premier e sui respingimenti. Il problema non mi pare sia se l'andare di Berlusconi con diciassettenni consenzienti sia o meno un reato o se codesta Noemi in realtà sia una figlia illegittima e non riconosciuta del Berlusca (qualcuno l'ha già scritto chiaramente?). E non mi pare che si sia nella pura sfera privata. Qui la questione è se è accettabile che il Premier racconti palle su palle sui suoi comportamenti e sul come sceglie le candidate per le Europee, che smentisce sempre quanto ha dichiarato prima e che scarica sull'opposizione ogni contraddizione del suo operato. Il centrosx ha fallito al governo, ha perso le elezioni e non riesce a proporsi come forza alternativa a PdL + Lega. E' innegabile e lo dico da suo elettore. Ma questo può essere preso come scusa per accettare ogni comportamento del Premier? E' così assurdo pensare che il Centrodx possa governare con un Premier diverso (che ne so, Gianni Letta), con ministri che facciano i ministri? Quello che non posso accettare, per cui sono antiberlusconiano dichiarato, è il culto della personalità, l'avere un Parlamento di stipendiati del B che a lui devono tutto, l'avere un governo con 3 ministri e il resto ubbidienti esecutori e mille altre cose dovute al personaggio B, non al centrodx E non accetto che tutto possa essere giustificato perchè "Veltroni ha perso e deve stare zitto". Sui rimpatri capisco la provocazione di Corny perchè è vero che certe cose sono dogmi quando si applicano agli altri e concetti interpretabili quando toccano noi. Visto che sul caso Englaro non ero molto dalla parte Vaticana posso non esserelo anche adesso però. I respingimenti sono accettabili, ovviemente non devono mettere in pericolo di vita immediato i respinti. La posizione dell'ONU è quantomeno equivoca, critica noi senza averlo fatto per altri, senza mettere alla Berlina la Libia e senza obbligare Malta ad accettare i barconi che sarebbero nel suo spazio. Fatti i dovuti distinguo mi sembra un atteggiamento paragonabile al blocco dei beni dei sequestrati, a prima vista una forzatura illegale, di fatto l'unica via per rendere "non redditizi" certi reati. Detto questo bisognerebbe poi vedere se quanti gridano "aiutiamoli a casa loro" sarebbero disposti ad aumentare le spese per gli interventi "a casa loro". E magari facciamo anche qualche indagine su come e dove si spendono questi soldi e sul chi ci guadagna. Posso tranquillamente dire che il comportamento dei ministri della Lega non mi dispiace affatto. Zaia ha un bella gatta da pelare sulle quote latte visto che molti "fuori legge" sono suoi elettori e che c'è un conflitto fra allevatori italiani. Sulle questioni in cui difende tutti gli allevatori-agricoltori italiani invece il consenso non gli mancherà certo. Sono sempre interessato a come finisce la vicenda federalismo, al momento tanta esultanza ma finchè non vedo risultati veri non credo. Adesso che vi ho portato la luce (a proposito sono a più di 1000 KWh prodotti ) posso tornare a fare "l'abbronzato"
Ale Div. Posted May 14, 2009 Posted May 14, 2009 Mi pare che questo articolo, tratto dalla Stampa, sia magistrale per analisi ed equilibrio. A sinistra dovrebberlo stamparlo e tatuarselo sulle mani.... di Luca Ricolfi Respingimento. Su questa parola altamente evocativa gli animi si stanno dividendo. Da una parte il ministro dell’Interno Maroni e la Lega, orgogliosi che l’Italia sia riuscita - per la prima volta - a impedire a diverse imbarcazioni cariche di migranti di raggiungere illegalmente le nostre coste. Dall’altra la Chiesa, le organizzazioni umanitarie e ieri anche il Consiglio d’Europa. Preoccupati che fra i migranti vi possano essere persone che, una volta sbarcate in Italia, avrebbero chiesto e ottenuto asilo politico. In mezzo, su posizioni leggermente meno estreme, si collocano i nostri due maggiori partiti, il Popolo della libertà e il Partito democratico, il primo tentato di inseguire la Lega (nonostante i distinguo di Fini), il secondo tentato di inseguire la Chiesa (nonostante i distinguo di Fassino). Che i partiti di governo, nonostante qualche timido mugugno, plaudano all’azione del ministro dell’Interno è del tutto naturale. La sicurezza è uno dei punti chiave del programma del centro-destra, e sarebbe strano che il «respingimento» dei barconi nei porti di partenza non fosse salutato con un sospiro di sollievo. Quel che a me pare invece meno scontato è l’accanimento con cui il Pd e il suo neosegretario da tempo combattono qualsiasi idea venga partorita dal ministro Maroni. Non solo non mi pare né ovvio né normale, ma mi pare estremamente interessante, per non dire rivelatorio. L’ostinazione con cui la sinistra respinge al mittente qualsiasi proposta concreta in materia di sicurezza, senza essere minimamente sfiorata dal dubbio di aver torto, ci fornisce una preziosa radiografia dei suoi mali. L’astrattezza, prima di tutto. Astrattezza vuol dire non voler vedere la dimensione pratica, concreta, materiale di un problema. Se non fossero ammalati di astrattezza i dirigenti del Pd capirebbero che il problema dell’Italia è che attira criminalità e manodopera clandestina più degli altri Paesi perché non è in grado di far rispettare le sue leggi, e che l’unico modo di scoraggiare l’immigrazione irregolare è di convincere chi desidera entrare in Italia che può farlo solo attraverso le vie legali. A questo serve il «respingimento», ma a questo serviva anche la norma che prolunga da 2 a 6 mesi la permanenza nei centri di raccolta degli immigrati (i vecchi Cpt, ora ridenominati Cie), una norma necessaria ma ottusamente combattuta dall’opposizione. Senza il respingimento (in mare) i trafficanti di immigrati continuerebbero a scaricarli sulle nostre coste, senza il prolungamento dei tempi di permanenza (nei Cie) l’identificazione sarebbe perlopiù impossibile, e continuerebbe la prassi attuale, per cui il clandestino viene trattenuto qualche settimana e poi rimesso in circolazione senza possibilità di riaccompagnarlo in patria. Io capisco che si possano avere seri dubbi sulle cosiddette ronde, o sui medici-spia (denuncia dei malati clandestini) o sui presidi-spia (denuncia dei genitori clandestini di bambini accolti nelle nostre scuole), e io stesso ne ho molti. Ma non capisco il rifiuto pregiudiziale di provvedimenti di puro buon senso, la cui unica funzione è di ristabilire quello che tutti i governi degli ultimi vent’anni avevano sbriciolato, ossia un minimo di deterrenza. Tra l’altro questo è uno dei pochi punti fermi degli studi sulla lotta al crimine: minacciare pene più severe serve pochissimo, quel che serve è rendere credibile la minaccia. Ma non c’è solo astrattezza, c’è anche molta presunzione, per non dire molto snobismo. Lo sa il segretario del Pd che la maggior parte degli italiani approva l’azione del ministro Maroni? Sì, probabilmente lo sa, ma si racconta la solita fiaba autoconsolatoria. Gli italiani non sono quelli di una volta, Berlusconi li ha rovinati, la Lega li ha incattiviti, noi politici illuminati non possiamo farci guidare dai sondaggi, noi dobbiamo riforgiare le coscienze, corrotte e intorpidite da vent’anni di berlusconismo. E’ la solita storia: «alla sinistra non piacciono gli italiani», come scrisse fulmineamente Giovanni Belardelli quindici anni fa, allorché la «gioiosa macchina da guerra» di Occhetto, sconfitta e umiliata, non si capacitava che un rozzo imprenditore lombardo avesse potuto sconfiggere una classe politica colta e raffinata qual era quella del vecchio Pci. E qui si arriva all’ultimo e più grave male della sinistra, la sua distanza dai problemi delle persone normali, specie se di modeste origini o di modesta cultura. Quando si parla di criminalità, di sicurezza, di immigrazione clandestina, nella gente c’è certamente anche molto cattivismo gratuito, molta insofferenza, molta intolleranza. Ma una forza politica dovrebbe sapere che i cattivi sentimenti non vengono dal nulla, e quelli buoni hanno talora origini imbarazzanti. L’insofferenza verso gli immigrati è più forte nei ceti popolari perché è nei quartieri degradati che la sicurezza è un problema grave; ed è innanzitutto per chi non ha grandi risorse economiche che la concorrenza degli stranieri per il posto di lavoro e per servizi pubblici può diventare un problema serio. L’apertura verso gli stranieri, il sentimento di solidarietà, l’attitudine a tutti accogliere albergano invece in quelli che lo storico inglese Paul Ginsborg ha battezzato i «ceti medi riflessivi», e raggiungono l’apice fra gli intellettuali, dove - soddisfatti i bisogni primari - ci si può dedicare all’arredamento della propria anima: chi ha un lavoro gratificante e un buon reddito, chi può permettersi di vivere nei quartieri migliori di una città, chi non deve combattere per un posto all’asilo o per una prenotazione in ospedale, può coltivare più facilmente un sentimento di apertura. Insomma, l’insofferenza degli uni è spesso frutto dell’emarginazione, il solidarismo degli altri è spesso frutto del privilegio. Possibile che la sinistra, che pure continua a dire di voler rappresentare gli umili, non riesca a rendersi conto del paradosso? Ma forse in questi giorni assistiamo anche, lentamente, quasi impercettibilmente, a uno smottamento. Nel Pd qualche timida voce di concretezza e di pragmatismo si è pur fatta sentire: prima Fassino, poi Parisi, poi Rutelli. Speriamo che non siano rapidamente sopraffatti dalla forza del passato, dai tanti luoghi comuni che essi stessi hanno alimentato e che ora frenano il cambiamento. Uso le parole di uno che non è sicuramente dalla mia parte per dire che negli ultimi anni, proprio in quei ceti meno abbienti, spesso di tradizione cigiellin-comunista, sta montando un odio indiscriminato verso gli immigrati che sommandosi all'intolleranza che già esisteva dall'altre parte politica (e spesso superandola!), ha creato le basi per il consenso all'operato di Maroni. Molto probabilmente,se facessero un referendum, con buona pace di Fini e dei laico-progressisti, i medici/presidi spia sarebbero approvati dalla maggioranza degli italiani, cos' come le ronde. Il problema "immigrazione" c'è. L'emergenza "immigrazione clandestina" c'è e la vediamo tutti i giorni per le nostre strade. Il problema "sicurezza", secondo me, è un po' montato ad arte, anche se pure quello: c'è. Non affrontare il problema o negarlo nascondendolo dietro a fantomatici "rifugiati politici" che viaggiano sui barconi degli scafisti, è immorale e pericoloso. Altro è il discorso di chi, come Uzzo, la cui posizione non condivido, ma capisco, chiede frontiere libere e aiuti a tutti: almeno c'è coerenza e non l'opportunismo di quelle associazioni/imprese che sull'immigrazione di ogni tipo ci fanno i guadagni.
tatanka Posted May 14, 2009 Posted May 14, 2009 Mi pare che questo articolo, tratto dalla Stampa, sia magistrale per analisi ed equilibrio... Concordo con tutto l'articolo. Piccoli distinguo li avrei proprio sulla parte in neretto. Se è vero, e probabilmente lo è, che c'è più insofferenza per l'immigrazione nei ceti popolari non è detto che sia corretto cavalcarla, magari bisognerebbe ridurre la concorrenza. Se io non sopporto l'immigrato perchè mi rende difficile mandare il figlio al nido forse si potrebbe cercare di rendere meno difficile trovare posto negli asili nido invece che togliere l'immigrato.
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