Jump to content

VareseFansBasketNews

  • simon89
    Le altre trattative. Czyz pista aperta, Jenkins si allontana
    Spunta una pista francese a complicare il ritorno di Eric Maynor a Varese. La società di piazza Monte Grappa sta seguendo con grande interesse la situazione del playmaker statunitense “riattivato” con buoni riscontri a Las Vegas dopo i 10 mesi di stop successivi all’infortunio al ginocchio sinistro dell’ottobre 2015.
    Ma sul giocatore del 1987 sarebbe piombato un club transalpino con una proposta “lucrosa” in grado di deviare Maynor dalla sua volontà di scegliere l’Italia - con preferenza per Varese - per il ritorno in campo dopo il secondo infortunio in 18 mesi a due diverse ginocchia. La prossima settimana si capirà se la trattativa potrà andare a buon fine, oppure la società di piazza Monte Grappa dovrà cambiare nuovamente obiettivo dopo l’abboccamento senza esito per Mike Green. Resta aperta la pista Olek Czyz: l’ala forte polacca non ha scartato la proposta di Varese, c’è ancora distanza tra le parti ma il tempo lavora in favore dell’Openjobmetis che confida nella vetrina internazionale per convincere il giocatore ex Roma e Pistoia ad accettare l’offerta biancorossa, completando il parco lunghi e lo slot dei 4 giocatori europei insieme a Kristjan Kangur, Aleksa Avramovic e O.D. Anosike. Se Czyz dovesse accettare fra qualche giorno la proposta di Varese, all’appello mancherebbero i tre “slot” extracomunitari nei ruolo di playmaker, guardia ed ala piccola. Ciò significa che radar biancorosso esce definitivamente Chris Czerapowicz, giocatore considerato complementare a David Moss ma ormai non più compatibile con la scelta di un pivot in quota europei come il centro di passaporto nigeriano.
    Difficile anche la pista Michael Jenkins: la guardia ex Cantù è nell’elenco degli obiettivi di Avellino, dove ritroverebbe Pino Sacripanti, che lo aveva allenato nel 2013-14 in Brianza. Anche se l’esterno statunitense non è il primo della lista in casa Sidigas, e potrebbe tornare d’attualità se dovesse sfumare quella pista. Ma una volta scelto il centro titolare, il prossimo ruolo chiave nel quale Varese vuole mettere un punto fermo è quello del playmaker, che darà poi un indirizzo per caratteristiche, costi ed esperienza agli ultimi tasselli.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Varese blinda Daniele Cavaliero e segue con interesse Olek Czyz. In attesa di nuovi acquisti, la società di piazza Monte Grappa ha esteso per altre due stagioni l'accordo già valido per il 2016-17 con il suo capitano la guardia triestina resterà in maglia biancorossa fino al 2019, un record di fedeltà importante per un giocatore italiano che è entrato nel cuore dei tifosi per la sua leadership silenziosa e l'attaccamento alla maglia espresso anche nei 2 mesi in cui ha dovuto restare ai box per l'infortunio alla spalla sinistra (nei quali l'Openjobmetis ha vinto una sola partita su 6 disputate).
    Intanto però impazzano le trattative per completare il roster: per lo spot di cambio dei lunghi è concreto l'interesse per la massiccia ala forte polacca laureata negli Stati Uniti alla Nevada University. L'atleta mancino del 1990 ha disputato un'ottima stagione 2015-16 nelle file di Pistoia (11.2 punti e 5.7 rimbalzi) : si tratta di un giocatore dalla notevole potenza fisica (2,03 metri per 109 chili), che ha però migliorato la pericolosità perimetrale rispetto alla stagione 2013-13 a Roma e può coprire entrambi gli spot del reparto interni. Per questo il giocatore interessa a Varese, che vorrebbe inserire un elemento con energia e propensione interna (la specialità di Czyz è il rimbalzo offensivo) a fianco di un lungo tecnico e con buon tiro frontale come Campani, cercando poi un centro titolare - Cotonou, europeo o americano lo si vedrà a seconda degli incastri - con spiccate doti atletiche.
    Al momento attuale però le parti non sono ancora vicinissime, anche se la società di piazza Monte Grappa confida nel richiamo delle coppe europee e nel gradimento per la destinazione italiana per un giocatore interessato alla ribalta internazionale come Czyz (comparsata da 0.5 punti e 1.3 rimbalzi a Eurobasket 2015 con la maglia della Poloniaed esperienza in Eurocup nel 2014-15 con il Turow). I prezzi a Las Vegas sono comunque ancora fuori portata per la maggioranza assoluta dei club italiani, si confida che l'ultima decade di luglio consenta a Varese di raccogliere i frutti del costante lavoro di "cesello" svolto dal d.g. Claudio Coldebella e da Max Ferraiuolo nella sua missione a Las Vegas.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Mike Green no, Eric Maynor forse. Nella caccia al playmaker titolare, giocatore chiave nello scacchiere di Paolo Moretti, torna d'attualità il nome del 29enne regista già visto nella seconda metà del 2014-15 in maglia biancorossa. Martedì sera Max Ferraiuolo ha seguito con attenzione l'amichevole organizzata dalla sua agenzia statunitense per consentire agli eventuali acquirenti di tutto il mondo di valutare il grado di recupero del giocatore dall'infortunio al ginocchio sinistro (quello "sano", visto che nel marzo 2014 si era infortunato al destro) riportato ad ottobre 2015. Era una delle tappe principali del viaggio a Las Vegas del team manager biancorosso, che ha anche avuto modo di scambiare qualche battuta con l'ex giocatore di Varese.
    Ferraiuolo non era l'unico italiano presente (in tribuna anche un emissario di Torino), alla luce della volontà espressa da Maynor di cercare collocazione nella nostra serie A per costruirsi una ulteriore opportunità professionale dopo la seconda carriera europea aperta grazie ai 4 mesi in maglia Openjobmetis nel 2015. Chiaro che tutto dipende dallo stato di forma del giocatore e dalle garanzie sulla sua tenuta fisica dopo due seri infortuni nel giro di 18 mesi; se però l'esibizione di martedì avrà dato materiale sufficiente per convincere Varese a prendere in considerazione l'operazione, allora l'interesse di Maynor per la soluzione Italia e il feeling reciproco tra l'atleta e la città creatosi nella seconda metà della stagione 2014-15 potrebbero creare le basi per un clamoroso ritorno. Anche perché dopo un anno di stop il prezzo sarà molto diverso da quello dell'estate scorsa, quando il giocatore del 1987 lasciò cadere la proposta da 180mila dollari del club biancorosso, firmando a 280mila al Nizhny Novgorod.
    Se Maynor è fisicamente abile, le motivazioni potrebbero valere doppio, al contrario di quanto accaduto con Mike Green: l'atleta del 1985 avrebbe declinato le proposte di Varese, considerate troppo basse rispetto agli ultimi contratti (poco più di 300mila dollari al Paris Levallois, poco meno di 300mila a Venezia). Il playmaker di Philadelphia sta cercando l'ultimo ingaggio importante della sua carriera europea iniziata nel 2008, dunque ha preferito attendere alternative più "lucrose" anche a rischio di iniziare la stagione senza squadra ma tenendosi pronto per entrare in corsa. Nella sua ricerca di un veterano di garanzia per coach Moretti, Varese cerca un giocatore che sposi il progetto tecnico e apprezzi la vetrina delle coppe europee, non potendo allettare nessuno sul piano meramente economico; potrebbe essere la soluzione ad hoc per un Maynor in grado di dare ragionevoli certezze sul piano della tenuta fisica, vedremo se nei prossimi giorni la società di piazza Monte Grappa deciderà di formalizzare una offerta anche in base alla relazione di Max Ferraiuolo. Intanto la pista Michael Jenkins si raffredda visto l'interessamento di Avellino, che ha risorse superiori e l'appeal di Pino Sacripanti (già coach della guardia americana nel 2013-14 a Cantù).
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    C'è anche Michael Jenkins nel lungo elenco della spesa che l'Openjobmetis sta sfogliando in attesa di trovare la giusta combinazione di prezzi e passaporti. La 30enne guardia statunitense (191 centimetri per 88 chili) è un giocatore che la società di piazza Monte Grappa segue con attenzione visto il mix di talento, solidità ed esperienza internazionale.
    L'atleta del 1986 ha all'attivo due esperienze in Italia: nel 2012-13 fu grande protagonista in LegAdue a Brescia, saltando però per un infortunio ad un polso la finalissima disputata contro la Giorgio Tesi Group Pistoia di Paolo Moretti. Una stagione eccellente (17,0 punti col 41 % da 3 più 4,5 rimbalzi e 2,4 assist) che attuò le attenzioni di Cantù, dove ha disputato l'annata 2013-14 a 10,0 punti e 2.1 assist in campionato (11,4 e 3.2 col 45% da 3 in Eurocup). Lo statunitense aveva poi inseguito il sogno NBA disputando la Summer League 2014 con Oklahoma City ed accettando il "declassamento" in D-League, lasciata a gennaio per filmare in Turchia al BSB Istanbul (16.3 punti di media in 15 gare). Un rendimento eccellente che gli è valso un lucrosissimo contratto ad Ankara: biennale da un milone di dollari siglato nell'estate 2015 con il Turk Telekom nell'ottica di campionato e FIBA Europe Cup, decisamente indicativo della differenza di potenziale economico tra una squadra di terza fascia in Turchia e l'Italia (solo Milano nella nostra serie A ha contratti più onerosi).
    Ma nonostante il solido fatturato di Jenkins (14.5 punti e 4,1 rimbalzi di media nella BSL turca), le cose non sono andate per il verso giusto: complice anche un'assenza per infortunio di oltre due mesi, la squadra è retrocessa nella seconda lega turca, ed ora il secondo anno di contratto è un peso che Ankara non vuole più accollarsi. Per questo Varese può avere chances di inserirsi nell'ambito di una transazione (buonuscita dai turchi e ingaggio più basso a Masnago) che potrebbe rendere Jenkins appetibile non soltanto sul piano tecnico, ma anche economico. L'atleta del 1986 ha ottime referenze umane e grande propensione alla coralità, caratteristiche che ne fanno un giocatore automaticamente gradito a coach Moretti. Certo non potrebbe essere lui la "prima punta" dell'attacco, ma vale sempre il concetto della funzionalità del giocatore all'interno di un sistema.
    Al momento attuale però il mercato di Varese non ha ancora preso una direzione precisa: troppi i tasselli mancanti per eliminare almeno alcune delle sliding doors ancora possibili a seconda degli incastri sui passaporti (a Las Vegas si seguono lunghi americani ma anche Cotonou o europei, la pista Czerapowicz sembra essere un po' più fredda rispetto a qualche giorno fa). Mettere un punto fermo americano, per caratteristiche tecniche e ruolo, sarebbe il primo e fondamentale snodo per creare un successivo effetto domino negli altri 4 spot "vacanti". Però tra la necessità di lavorare di cesello per limare i costi e l'esigenza assoluta di non sbagliare le scelte estive per far fruttare al meglio le risorse messe a disposizione dell'area tecnica, siamo ancora nella fase della semina con i frutti da raccogliere nell'ultima decade di luglio.
    Giuseppe Sciascia 

  • simon89
    La Pallacanestro Varese prepara una nuova serie di investimenti sul palasport di Masnago. Tante novità al vaglio in vista del cambio del naming che porterà Openjobmetis anche sulla facciata della casa biancorossa, oltre che sulle maglie della squadra di Paolo Moretti. La novità più importante riguarda l'interesse del club di piazza Monte Grappa per un nuovo tabellone di ultima generazione: un impianto "a cubo" con tanto di megaschermo da posizionare al centro del campo di gioco, in modo da renderlo fruibile agli spettatori di tutti i settori dell'impianto biancorosso. L'idea circolava già da un paio d'anni, ma stavolta sembra esserci la volontà concreta di sostenere un investimento importante (il costo si aggirerebbe tra i 250 e i 300mila euro) che potrebbe però ripagarsi in tempi ragionevolmente limitati grazie al maggior appeal nei confronti degli sponsor. I tempi per l'acquisto e l'installazione non sono comunque brevi, se ne parlerebbe eventualmente per la prossima estate; di certo un tabellone del genere, neppure paragonabile a quello attuale con i nomi dei giocatori ancora "composti" a mano, aiuterebbe la società e il suo main sponsor a valorizzare il brand Pallacanestro Varese attraverso tante nuove iniziative di marketing e comunicazione, nelle quali credono molto sia la coppia Rasizza-Vittorelli che il nuovo d.g. Claudio Coldebella.
    Nel frattempo però, si lavora su altri progetti per rendere più accogliente la casa del basket varesino, pur con tutti i limiti strutturali di un impianto che con i suoi 52 anni di età è oggi il più vecchio tra i 16 della serie A attuale. Allo studio c'è prima di tutto l'annosa questione del punto vendita per il merchandising, che nell'estate 2015 si pensava di risolvere con l'allestimento di un "gabbiotto" esterno poi sparita dai radar. L'idea sarebbe quella di utilizzare gli spazi degli uffici del settore giovanile, posizionati nell'area di accesso al parterre, creando una struttura che garantisca visibilità all'esterno dei prodotti griffati Pallacanestro Varese più ampia e fruibile dell'attuale "Red Corner" posizionato nell'angolo della parete che si vorrebbe usare per intero per dare la giusta visibilità - anche nei giorni in cui non ci sono partite - al materiale biancorosso, al di là del potenziamento dell' e-commerce grazie al restyling del sito dedicato.
    Intanto si studia la logistica di Masnago anche per trovare una "location" fissa al museo delle "memorabilia" della Pallacanestro Varese allestito per il compleanno numero 70 lo scorso dicembre: l'iniziativa è lodevole per animare il palasport anche durante la settimana, il problema resta quello degli spazi ormai ridotti all'osso dopo le migliorie già apportate negli ultimi anni (raddoppio degli spogliatoi, sala stampa e area hospitality). E lo stesso problema, acuito dai vincoli burocratici specifici del settore, rende quasi impossibile costruire un ristorante che diventi punto di riferimento per i tifosi nel post-partita, come avviene abitualmente nelle arene di ultima generazione. L'idea di produrre ricavi grazie al palasport è ottima, e chi l'ha percorsa investendo sull'impianto - esempio virtuoso sono i tedeschi del Bamberg - sta ricavandone dividendi copiosi. Ma va ovviamente messa a confronto con la realtà di un impianto datato 1964 come quello di Masnago...
    Giuseppe Sciascia

  • pxg14
    Sondaggio per Czerapowicz, lievita Green 
    Spunta la pista Chris Czerapowicz nel mercato ad incastri dell’Openjobmetis. La 25enne ala piccola svedese, già allenata da Paolo Moretti nel precampionato del 2013-14 a Pistoia e affrontato nella FIBA Cup 2015-16 con la maglia del Sodertalje, è una ipotesi concreta nell’ottica del cambio di strategia sui tre slot extracomunitari da utilizzare per la formula 3+4+5.
    Sfumata l’idea David Moss nell’ottica della scelta di play, guardia ed ala piccola a stelle e strisce, “radio mercato” segnala invece sondaggi in corso da parte di Claudio Coldebella per una serie di centri statunitensi dal potenziale atletico importante che sono già all’opera alla Summer League di Orlando, o lo saranno da oggi a Las Vegas sotto gli occhi dell’emissario biancorosso Massimo Ferraiuolo. E allora Varese è pronta a valutare con attenzione il tiratore del 1991, che fece malissimo ai biancorossi nel match di andata della prima fase della competizione internazionale (30 punti con 12/14 al tiro di cui 6/7 da 3 punti), chiudendo l’avventura in FIBA Cup a 12.2 punti e 3.9 rimbalzi di media. Czerapowicz è un giocatore poco appariscente ma molto solido, con buoni fondamentali costruiti in 4 anni di NCAA a Davidson e un mix interessante di qualità perimetrali e impatto difensivo.
    Un elemento di complemento che potrebbe essere una scommessa “ragionata” in un reparto esterni con Daniele Cavaliero e una guardia americana che possa “scalare” anche nello spot di ala piccola; l’atleta del 1991 ha certamente la giusta fame per provare a mettersi in luce in Italia dopo i due titoli consecutivi vinti in Svezia con il Sodertajle. E i costi decisamente abbordabili consentirebbero inoltre a Varese di lavorare su quelle “economie di scala” indispensabili per arrivare a quel giocatore di riferimento per carisma ed esperienza fortemente voluto da Paolo Moretti per dare un’identità forte alla squadra.
    L’operazione Mike Green è ancora in fieri, dovendo comunque maturare prima di tutto le condizioni economiche per provare ad avvicinare i costi del play in uscita da Venezia. Ma è chiaro che il risparmio su almeno uno dei 5 giocatori che mancano all’appello, e nel contempo la ricerca di un centro esplosivo stile Bryant Dunston, significa che tra le numerose ipotesi in fase di valutazione a seconda di costi e passaporti c’è anche uno scenario ad hoc per provare a rimettere la bacchetta del comando nelle mani del playmaker di Philadelphia. Ancora da individuare invece il profilo dell’altro lungo europeo che completerà la rotazione a quattro con Kangur e Campani: sul piatto ci sono due opzioni, quella che porta ad un’ala forte frontale (era stato valutato Nikola Dragovic, poi accasatosi al Villeurbanne; altra opzione considerata quella del 29enne lituano Edgaras Zelionis), oppure ad un giocatore più interno che possa coprire gli spot di 4 e 5, a seconda di come Paolo Moretti deciderà di utilizzare Kangur (se da ala forte titolare potendo “scalare” da 3 per qualche minuto o da cambio di ala e centro) nel suo scacchiere tattico.
    Giuseppe Sciascia
     

  • simon89
    Un consorzio di privati che si prefigge di sostenere economicamente la Pallacanestro Varese in forma diretta e indiretta. "Il Basket Siamo Noi" ha lanciato ufficialmente ieri la sua iniziativa a sostegno della società di piazza Monte Grappa: i 15 soci fondatori del supporter Trust lanciato dall'avvocato varesino Luca Villa hanno illustrato ragioni, scopi e modalità di adesione alla forma moderna di azionariato popolare che permetterà ai privati di entrare nella proprietà della Pallacanestro Varese (pur senza obbligo di sottoscrivere aumenti di capitale e ripianare perdite).
    «L'idea è quella di acquisire una partecipazione azionaria della Pallacanestro Varese, iniziando dall' 1 per cento per salire al 5 entro 12 mesi - ha spiegato il presidente di "Il Basket Siamo Noi" - Vogliamo offrire ai tifosi la possibilità di diventare proprietari di un patrimonio che ha pochissimi eguali per seguito ed interesse in città. Il mecenatismo sportivo ha esaurito il suo corso e la nascita del consorzio delle aziende è stata un'operazione innovativa; la nostra è una realtà gemella aperta ai privati». Attraverso il sito ufficiale http://www.ilbasketsiamonoi.it/ si potrà aderire nei 3 tagli disponibili (100 euro per il Silver, 500 per il Gold; 50 per gli Under 18 ) : se attraverso il "passaparola" di due settimane si è arrivati attorno a 100 iscrizioni e quasi 20mila euro, l'obiettivo è quello di arrivare almeno a quota mille.
    La prima iniziativa per coinvolgere adesioni è quella per la scelta del logo: «Chiunque potrà sottoporre un'idea identificativa e partecipativa che verrà posta al voto degli associati a settembre -spiega Villa -. È la prima forma di soluzione aperta per far capire che il Trust è una cosa di tutti». A regime "il Basket Siamo Noi" devolverà direttamente almeno il 50 per cento dei proventi alla Pallacanestro Varese, il resto verrà investito in iniziative (tornei, merchandising, eventi) il cui ricavato sarà ancora beneficio della società di piazza Monte Grappa. E una volta entrato tra gli azionisti il Trust nominerà un membro del CdA, anche se tra i 15 soci fondatori c'è Toto Bulgheroni che già ne fa parte: «"Il Basket Siamo Noi" può essere un aiuto concreto sul piano economico se riuscirà a raggiungere numeri importanti: io sogno 2000 soci, ma allo stesso tempo giudico estremamente positiva una iniziativa che accenda e convogli un substrato di passione latente in città».
    Al momento ancora in fase di studio i benefit per chi aderirà al Trust: si pensa comunque a forme di sconti sugli abbonamenti (partendo da quelli dell'Europa) e prelazioni sui biglietti, e all'organizzazione di trasferte per famiglie unendo basket e turismo come accadeva ai tempi del vecchio Basket Club Ignis. «Pensiamo a forme di privilegio per gli associati da unire alla partecipazione diretta, la Pallacanestro Varese ha dato grande disponibilità - conferma Villa - L'idea è di creare un senso di appartenenza non solo affettivo ma anche partecipativo alla società: la sfida che lanciamo alla città è quella di consorziare il maggior numero possibile di persone».
    Giuseppe Sciascia 

  • pxg14
    C’è anche Mike Green nella lista della spesa di Varese nel ruolo nevralgico di playmaker. Il regista degli “Indimenticabili” è stato proposto alla società di piazza Monte Grappa, che riflette sulla possibilità di puntare sul mix di leadership, visione di gioco e carisma ben noto ai tifosi biancorossi che lo ricordano giocatore-capo della stagione 2012/’13.
    Al momento si tratta solo di un’ipotesi che deve passare al vaglio di almeno due aspetti fondamentali prima di essere esplorata in maniera concreta. Il primo riguarda ovviamente il discorso economico: Green è giocatore fuori portata per le casse di Varese anche ai costi dell’era Vitucci (circa 210mila dollari), e nelle ultime tre stagioni ha viaggiato ben al di sopra quelle cifre (500mila al Khimki 2013/’14, poco più di 300 al Paris-Levallois 2014/’15 e poco meno di 300 nell’annata appena conclusa a Venezia, con 11.4 punti e 5.3 assist di media).
    Ma, al di là della buonuscita incassata dalla Reyer per esercitare l’escape dal contratto 1+1 stipulato la scorsa estate, Green a Varese è stato benissimo e il gradimento per la piazza - visto che al momento non ci sarebbero alternative italiane - potrebbero giocare in favore della società biancorossa. Chiaro, però, che il mercato degli americani non si ferma ai nostri confini: c’è da capire quali alternative internazionali potrebbe trovare un play di 31 anni con molto più appeal in Italia (dove ha giocato 4 delle sue 7 stagioni da professionista) che nel resto di Europa.
    Lo scoglio economico è ovviamente quello più importante da superare, e anche compiere uno sforzo importante potrebbe non essere sufficiente se qualche estimatore russo o turco (Paesi nei quali anche club che non giocano le coppe hanno disponibilità superiori a 300mila dollari per gli americani) s’innamorasse di Green. Di certo l’identikit tecnico del play di Philadelphia corrisponde alla perfezione a quel che cerca Moretti dal sostituto diChris Wright: l’investimento su un giocatore dal rendimento garantito permetterebbe a Varese di prendersi qualche rischio in più sulla scelta di uno degli altri due americani da individuare tra guardia e ala piccola. Economie di scala per assecondare il coach aretino, che già era il primo sponsor dell’operazione Moss, nel suo desiderio di aggiungere un altro veterano in grado di dare un’identità marcata dentro e fuori dal campo alla sua Varese. Però Paolo Moretti non è Frank Vitucci nello stile della gestione tecnica della squadra: quanto è compatibile il basket votato alla coralità e alla circolazione di palla tanto caro al coach toscano con la gestione personalistica della cabina di regia di Green, sicuramente molto più a suo agio senza briglie sul collo che in un sistema controllato come dimostra la differenza di rendimento tra la Cimberio 2012/’13 e la Cantù 2010/’11? Idee da sviluppare nei prossimi giorni sull’asse Coldebella-Moretti: certo, se maturassero le condizioni economiche perché l’affare possa avere un senso per entrambe le parti, la suggestione di rimettere la bacchetta del comando nelle mani del play di Philadelphia sarebbe irresistibile...
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Sale la febbre per l'iniziativa "Il Basket siamo Noi". La forma moderna di azionariato popolare lanciato da un gruppo di "tifosi DOC" (i principali promotori sono gli avvocati varesini Luca Villa e Alberto Rimoldi) che ha proposto di acquistare una quota - inizialmente l'1%, l'obiettivo è il 5% entro 12 mesi - della Pallacanestro Varese sta raccogliendo consensi prima ancora del vernissage ufficiale del 6 luglio. Dai 15 fondatori che hanno versato 500 euro per lanciare il trust, le adesioni "informali" avrebbero già raggiunto quota 100, coinvolgendo in maniera trasversale la politica (interesse per l'adesione da Attilio Fontana e Davide Galimberti) ma anche i "tifosi della strada" che entreranno a far parte della grande famiglia della Pallacanestro Varese in maniera molto più diretta rispetto alla vecchia iniziativa del "Sostenitore Più".
    Il sogno è che i 100 di oggi diventino almeno un migliaio entro i primi 12 mesi di vita dell'associazione: numeri che al di là del mero aspetto economico (significherebbero altri 100mila euro da sommare ai 700 e rotti di "Varese nel Cuore) potrebbero consentire a "Il Basket siamo Noi" di diventare attrattivo per sponsor e altri partner biancorossi. Ma cosa comprerebbe il "tifoso medio" con i 100 euro del taglio minimo della quota annuale? Non il potere di influenzare le scelte di mercato della società; ma al di là della possibilità di concorrere in maniera diretta a costruire una squadra più competitiva, l'idea dell'associazione è quella di mettere in atto una serie di benefit per ricambiare lo sforzo economico a supporto della società di piazza Monte Grappa. Federare le persone con una passione storica per i colori biancorossi, consentendo attraverso il trust di avere un rappresentante nel CdA della Pall.Varese alle persone fisiche che non possono aderire all'iniziativa "Varese nel Cuore" riservata alle aziende, renderà sempre più concreto il legame tra la squadra e il territorio. Ma l'obiettivo finale de "Il basket siamo Noi" è quella di far assaporare una sorta di "esclusività" per coloro che sceglieranno di sostenere la Pallacanestro Varese attraverso questa forma privata di azionariato popolare. Lo spirito che si vuole ricreare è quello dello storico "Basket Club", fondamentale volano per la crescita del basket varesino nell'epoca d'oro dai primi anni '60 ai primi anni '80.
    Giuseppe Sciascia

×
×
  • Create New...