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3 minuti fa, Ponchiaz dice:

I timeout per bloccare un parziale li chiamano i Popovic, i Kerr, i Phil Jackson.

Può chiamarlo anche Brase senza per questo alterare il grande progetto strategico per la conquista del mondo. 

Condivido ma va dato atto al nuovo utente dal nick lunghissimo di aver argomentato davvero molto bene il suo pensiero. Io personalmente credo che sia un periodo di “taratura” sul metro arbitrale e sul basket europeo in generale x Brase. Magari fra qualche partita modificherà la sua filosofia chiamando time out in modo diverso. 
ps. Benvenuto a song of two humans

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3 minuti fa, Ponchiaz dice:

I timeout per bloccare un parziale li chiamano i Popovic, i Kerr, i Phil Jackson.

Può chiamarlo anche Brase senza per questo alterare il grande progetto strategico per la conquista del mondo. 

Certo, ma il concetto che ho provato ad esporre in modo forse confuso è un altro.

Non ho scritto che NON DEBBA chiamare timeout per bloccare un parziale, ma che il parziale in sé non sia per lui una condizione sufficiente: sono due concetti ben distinti.

Evidentemente ha valutato che fermare il gioco in quel momento potesse avere più controindicazioni che non fermarlo.

E può di certo aver sbagliato, ma non difendevo la scelta nello specifico (era la premessa), bensì cercavo di leggerla in un contesto.

Non lo avesse chiamato Caja, non avrei capito la scelta, fatta da Brase sì, il che non significa che sia giusta, ma che sia coerente.

Cambierà idea, la adatterà, lo rileggerà come un errore? Possibile, magari pure probabile, ma ora la leggo in questa direzione. E non si tratta di progetto strategico per la conquista del mondo, ma di creare un'identità precisa e questo lo fai anche rischiando.

Poi a nessuno piace perdere, ma questa è la mentalità che ci ha fatto giocare alla pari con Brescia e dentro ci metto anche la gestione dei giocatori che ha Brase. Spero di essere stato più preciso.

Posted
8 minuti fa, walk dice:

Condivido ma va dato atto al nuovo utente dal nick lunghissimo di aver argomentato davvero molto bene il suo pensiero. Io personalmente credo che sia un periodo di “taratura” sul metro arbitrale e sul basket europeo in generale x Brase. Magari fra qualche partita modificherà la sua filosofia chiamando time out in modo diverso. 
ps. Benvenuto a song of two humans

Grazie.

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1 hour ago, A Song of Two Humans said:

Grazie.

Benvenuto! - 

E grazie per i tuoi primi post che sono ricchi di spunti e argomentazioni, trovo che siano molto esplicativi della materia e soprattutto vi si parla di basket.?

PS non so se l'hai notato ma qui vanno per la maggiore post di poche righe e a volte criptici  oltre a quelli addirittura OT.

 

Posted
10 ore fa, A Song of Two Humans dice:

Certo, ma il concetto che ho provato ad esporre in modo forse confuso è un altro.

Non ho scritto che NON DEBBA chiamare timeout per bloccare un parziale, ma che il parziale in sé non sia per lui una condizione sufficiente: sono due concetti ben distinti.

Evidentemente ha valutato che fermare il gioco in quel momento potesse avere più controindicazioni che non fermarlo.

E può di certo aver sbagliato, ma non difendevo la scelta nello specifico (era la premessa), bensì cercavo di leggerla in un contesto.

Non lo avesse chiamato Caja, non avrei capito la scelta, fatta da Brase sì, il che non significa che sia giusta, ma che sia coerente.

Cambierà idea, la adatterà, lo rileggerà come un errore? Possibile, magari pure probabile, ma ora la leggo in questa direzione. E non si tratta di progetto strategico per la conquista del mondo, ma di creare un'identità precisa e questo lo fai anche rischiando.

Poi a nessuno piace perdere, ma questa è la mentalità che ci ha fatto giocare alla pari con Brescia e dentro ci metto anche la gestione dei giocatori che ha Brase. Spero di essere stato più preciso.

Benvenuto. E ti quoto subito. Quest'anno dal punto di vista del gioco e della conduzione delle partite ci sono novità. E questo di per sé è molto interessante. Ci dobbiamo abituare. È chiaro che se sei vincente allora diventa tutto più facile. Se invece raccogli poco tutti rumoreggiano. E posso capire. Ma spesso sono gli stessi che rumoreggiavano x la mezza ruota di caja etc etc... 

Comunque io ho visto cose positive. 

Adesso sotto con Trento. 

Autorizzo Brase a non chiamare nemmeno un minuto. 

Basta vincere! 

#govarese 

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9 ore fa, marisa dice:

Benvenuto! - 

E grazie per i tuoi primi post che sono ricchi di spunti e argomentazioni, trovo che siano molto esplicativi della materia e soprattutto vi si parla di basket.?

PS non so se l'hai notato ma qui vanno per la maggiore post di poche righe e a volte criptici  oltre a quelli addirittura OT.

 

Grazie Marisa. Quanto al P.S. credo che sia in parte comprensibile e inevitabile in un forum circoscritto quasi per definizione, pure territorialmente rappresentato come è inevitabile sia e dove molti componenti si conoscono e abbiano un vissuto condiviso anche fuori da qui. Poi, parlando in generale, sono sempre le modalità (e pure le quantità) a fare la differenza.

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11 hours ago, A Song of Two Humans said:

Ciao a tutti,
aggiungo qualche considerazione sparsa sulla questione timeout, rimuovendola dallo specifico della partita di Brescia.
La gestione dei timeout va inserita non tanto nella mentalità americana quanto in quella della filosofia di gioco che Brase e la società vogliono portare a Varese.
Al netto del fatto che possa anche cambiare in corsa o semplicemente permearsi con l'uso nostrano, questa è perfettamente coerente con il tutto nel quale è inserita.
La concezione del basket di Brase non è, in sé, migliore o peggiore di quella di Messina o di Caja o di qualsiasi altro allenatore. È, semplicemente, molto diversa da quelle cui siamo abituati. Ed è molto riconoscibile, una squadra con questa impostazione la vedi subito, è come veder giocare una squadra di Guardiola: può piacerti come no, ma la certifichi subito come sua.
Si è detto spesso che uno dei capisaldi di questa idea di basket (e di sport) è la responsabilizzazione dei giocatori in campo, sempre coinvolti, sempre costretti a stare nell'azione e sempre stimolati a vedere i propri compagni; è ovviamente tutto vero e, per quanto mi riguarda, anche molto bello.
Uno degli aspetti forse meno richiamati è quello che chiama in causa la leggerezza, nel senso più nobile del termine: un giocatore può sbagliare senza temere rimproveri plateali o cambi punitivi e non deve avere nemmeno il tempo di rimuginare sull'errore perché deve essere subito presente nell'azione successiva. Niente scenate o urla motivatrici, si sbaglia e si gioca, si tira anche se non si è preso il ferro nell'azione precedente. E in questa ottica il ritmo di gioco, così come la normalità dell'errore (e quindi dei parziali subiti, perché il basket è fatto di parziali fatti e subiti) fanno parte dell'ordinario. E' ovvio che l'errore lo devi limare per crescere e migliorare, ma non a scapito della continuità di gioco o del tuo modo di essere. Chiamare timeout è sì spezzare il ritmo all'avversario, ma lo anche spezzare il proprio e Brase ha finora pesato le due cose e la sua frase "li chiamo quando servono" ci fa capire che prendere un parziale non è in sé condizione sufficiente, ma al limite solo necessaria. Può non piacerci, ma non è uno sprovveduto e pure questo fa parte del processo di formazione di una mentalità. Dire "io lo avrei chiamato" ci fa fare bella figura al bar quando si perde, ma niente di più di questo.
Come tutti i processi formativi (pure di Brase, ovviamente), anche questo prevede delle tappe e queste prevedono cadute che - forzo un po' il concetto - prese singolarmente potrebbero anche essere evitate, a scapito però del disegno nel quale ci si vuole muovere e di certo a scapito di miglioramenti in quella direzione.
Non è integralismo o scarsa propensione ad adattarsi, è credere in un qualcosa di più organico (che può benissimo non piacere per nulla, ma non è questo il punto).
Con il nostro gioco, perderemo sempre più palloni di quanti ne perderemmo giocando in altro modo, ma avremmo meno "altre cose", saremmo insomma un'altra squadra e non quella che è nella mente di Brase e società. E la gestione dei timeout è tutta qua dentro, isolarla per contestarla - legittimamente, beninteso - ha, secondo me, poco senso.

Complimenti per l’analisi. Io sono uno di quelli che non si è scomposto più di tanto per la sconfitta con Brescia e quindi riesco perfettamente a recepire il tutto nella maniera più serena possibile.

L’unica cosa però che andrebbe aggiunta è che agli americani è sempre stato veramente difficile capire il problema delle retrocessioni e, se fosse stata quella di Brescia una partita di quelle decisive di fine stagione come ormai da anni ci capitano, il mancato time-out, con tutta probabilità, ci sarebbe costato un occhio della testa.

Edited by UNSELD
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11 ore fa, A Song of Two Humans dice:

Ciao a tutti,
aggiungo qualche considerazione sparsa sulla questione timeout, rimuovendola dallo specifico della partita di Brescia.
La gestione dei timeout va inserita non tanto nella mentalità americana quanto in quella della filosofia di gioco che Brase e la società vogliono portare a Varese.
Al netto del fatto che possa anche cambiare in corsa o semplicemente permearsi con l'uso nostrano, questa è perfettamente coerente con il tutto nel quale è inserita.
La concezione del basket di Brase non è, in sé, migliore o peggiore di quella di Messina o di Caja o di qualsiasi altro allenatore. È, semplicemente, molto diversa da quelle cui siamo abituati. Ed è molto riconoscibile, una squadra con questa impostazione la vedi subito, è come veder giocare una squadra di Guardiola: può piacerti come no, ma la certifichi subito come sua.
Si è detto spesso che uno dei capisaldi di questa idea di basket (e di sport) è la responsabilizzazione dei giocatori in campo, sempre coinvolti, sempre costretti a stare nell'azione e sempre stimolati a vedere i propri compagni; è ovviamente tutto vero e, per quanto mi riguarda, anche molto bello.
Uno degli aspetti forse meno richiamati è quello che chiama in causa la leggerezza, nel senso più nobile del termine: un giocatore può sbagliare senza temere rimproveri plateali o cambi punitivi e non deve avere nemmeno il tempo di rimuginare sull'errore perché deve essere subito presente nell'azione successiva. Niente scenate o urla motivatrici, si sbaglia e si gioca, si tira anche se non si è preso il ferro nell'azione precedente. E in questa ottica il ritmo di gioco, così come la normalità dell'errore (e quindi dei parziali subiti, perché il basket è fatto di parziali fatti e subiti) fanno parte dell'ordinario. E' ovvio che l'errore lo devi limare per crescere e migliorare, ma non a scapito della continuità di gioco o del tuo modo di essere. Chiamare timeout è sì spezzare il ritmo all'avversario, ma lo anche spezzare il proprio e Brase ha finora pesato le due cose e la sua frase "li chiamo quando servono" ci fa capire che prendere un parziale non è in sé condizione sufficiente, ma al limite solo necessaria. Può non piacerci, ma non è uno sprovveduto e pure questo fa parte del processo di formazione di una mentalità. Dire "io lo avrei chiamato" ci fa fare bella figura al bar quando si perde, ma niente di più di questo.
Come tutti i processi formativi (pure di Brase, ovviamente), anche questo prevede delle tappe e queste prevedono cadute che - forzo un po' il concetto - prese singolarmente potrebbero anche essere evitate, a scapito però del disegno nel quale ci si vuole muovere e di certo a scapito di miglioramenti in quella direzione.
Non è integralismo o scarsa propensione ad adattarsi, è credere in un qualcosa di più organico (che può benissimo non piacere per nulla, ma non è questo il punto).
Con il nostro gioco, perderemo sempre più palloni di quanti ne perderemmo giocando in altro modo, ma avremmo meno "altre cose", saremmo insomma un'altra squadra e non quella che è nella mente di Brase e società. E la gestione dei timeout è tutta qua dentro, isolarla per contestarla - legittimamente, beninteso - ha, secondo me, poco senso.

Seeeee è così ci togli uno dei punti fermi?? Io mi sento un vero coach quando urlo “chiama time ouuuuuuuttttttttt”, esclusivamente, di solito, perché me la sto facendo sotto

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Mah.

Capisco tutto il ragionamento su mentalità e novità. Però se in un certo momento la tua squadra ha perso 2 palloni con conseguenti contropiedi e fa fatica a a fare la rimessa perchè sono dispersi per il campo il TO lo devi chiamare. Non per per il parziale; per evitare di perdere il terzo pallone sulla rimessa. Con la consapevolezza che il TO potrebbe non risolvere il problema.

In pratica ribalto il ragionamento, non parlo della mentalità "Brasica" ma del fatto specifico di Brescia, pur convinto che non sia quella la ragione della sconfitta.

Poi so benissimo che il 90% degli spettatori chiamerebbe il triplo dei TO disponibili e, una volta chiamato, non saprebbe cosa dire ai giocatori.

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12 ore fa, A Song of Two Humans dice:

Ciao a tutti,
aggiungo qualche considerazione sparsa sulla questione timeout, rimuovendola dallo specifico della partita di Brescia.
La gestione dei timeout va inserita non tanto nella mentalità americana quanto in quella della filosofia di gioco che Brase e la società vogliono portare a Varese.
Al netto del fatto che possa anche cambiare in corsa o semplicemente permearsi con l'uso nostrano, questa è perfettamente coerente con il tutto nel quale è inserita.
La concezione del basket di Brase non è, in sé, migliore o peggiore di quella di Messina o di Caja o di qualsiasi altro allenatore. È, semplicemente, molto diversa da quelle cui siamo abituati. Ed è molto riconoscibile, una squadra con questa impostazione la vedi subito, è come veder giocare una squadra di Guardiola: può piacerti come no, ma la certifichi subito come sua.
Si è detto spesso che uno dei capisaldi di questa idea di basket (e di sport) è la responsabilizzazione dei giocatori in campo, sempre coinvolti, sempre costretti a stare nell'azione e sempre stimolati a vedere i propri compagni; è ovviamente tutto vero e, per quanto mi riguarda, anche molto bello.
Uno degli aspetti forse meno richiamati è quello che chiama in causa la leggerezza, nel senso più nobile del termine: un giocatore può sbagliare senza temere rimproveri plateali o cambi punitivi e non deve avere nemmeno il tempo di rimuginare sull'errore perché deve essere subito presente nell'azione successiva. Niente scenate o urla motivatrici, si sbaglia e si gioca, si tira anche se non si è preso il ferro nell'azione precedente. E in questa ottica il ritmo di gioco, così come la normalità dell'errore (e quindi dei parziali subiti, perché il basket è fatto di parziali fatti e subiti) fanno parte dell'ordinario. E' ovvio che l'errore lo devi limare per crescere e migliorare, ma non a scapito della continuità di gioco o del tuo modo di essere. Chiamare timeout è sì spezzare il ritmo all'avversario, ma lo anche spezzare il proprio e Brase ha finora pesato le due cose e la sua frase "li chiamo quando servono" ci fa capire che prendere un parziale non è in sé condizione sufficiente, ma al limite solo necessaria. Può non piacerci, ma non è uno sprovveduto e pure questo fa parte del processo di formazione di una mentalità. Dire "io lo avrei chiamato" ci fa fare bella figura al bar quando si perde, ma niente di più di questo.
Come tutti i processi formativi (pure di Brase, ovviamente), anche questo prevede delle tappe e queste prevedono cadute che - forzo un po' il concetto - prese singolarmente potrebbero anche essere evitate, a scapito però del disegno nel quale ci si vuole muovere e di certo a scapito di miglioramenti in quella direzione.
Non è integralismo o scarsa propensione ad adattarsi, è credere in un qualcosa di più organico (che può benissimo non piacere per nulla, ma non è questo il punto).
Con il nostro gioco, perderemo sempre più palloni di quanti ne perderemmo giocando in altro modo, ma avremmo meno "altre cose", saremmo insomma un'altra squadra e non quella che è nella mente di Brase e società. E la gestione dei timeout è tutta qua dentro, isolarla per contestarla - legittimamente, beninteso - ha, secondo me, poco senso.

Ciao anche a te,

premetto che sono convinto che la sconfitta di Brescia, seppure maturata in modo scioccante per noi, sia stata una buona partita e che abbiamo fatto vedere ottime cose a tratti. Capisco il tuo punto di vista sulla filosofia di impostazione della squadra però in passato abbiamo visto come per una team tipo Varese, con basso budget e molti giocatori nuovi ogni anno, gli episodi abbiano fatto la differenza fra una buona stagione e il soffrire per 8 mesi, come spesso è successo.

Vincere con Brescia ci avrebbe dato uno slancio notevole oltre a incamerare 2 punti, che le altre potenziali concorrenti per la salvezza difficilmente potranno conquistare. Per cui purtroppo, io la vedo come un momento chiave della stagione in cui un'occasione non è stata sfruttata; domenica con Trento possiamo solo vincere, per continuare positivamente, perché perdendo saremmo di nuovo coinvolti in una di quelle stagioni di sofferenza come abbiamo già passato.

A Brase (e Galbiati forse), che non conosco, più che il time out non chiamato, io rimprovero i cambi degli ultimi minuti. Sono convinto che con dentro qualsiasi altro giocatore che non fosse Wolde nei momenti in cui abbiamo perso tutti quei palloni, avremmo vinto la partita. Il ragazzo era fuori fase e si vedeva bene e pur essendo un ottimo elemento, in quel momento andava messo in panca. E forse chiamando time out prima anche lo staff avrebbe potuto riflettere su questo.

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33 minuti fa, tatanka dice:

e, una volta chiamato, non saprebbe cosa dire ai giocatori.

Esatto! È un “arimo” di quando si giocava a rialzo

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Due cose

A. Sui timeout, potrà sembrarvi avanguardia pura, ma si chiamano anche per riposare eh, mica solo per spezzare il ritmo all'avversario o disegnare schemi immaginifici.

B. Dal momento che stiamo innovando con l'uso di algoritmi e di statistiche avanzate, forse deve essere sfuggita una statistica "Avanzata" nel senso che è rimasta fuori. Ovvero che gli ultimi quarti delle prime due partite sono finiti rispettivamente 17-26 con Sassari e 15-28 con Brescia. Un'indicazione che userei per capire domenica come preservare qualche energia in vista del quarto periodo. Sempre che arrancare con la lingua fuori sia una condizione necessaria e sufficiente per fermare il gioco, se no tutto ok basta arrivare sopra di 20 al terzo quarto ed andare di conserva.

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12 ore fa, A Song of Two Humans dice:

Certo, ma il concetto che ho provato ad esporre in modo forse confuso è un altro.

Non ho scritto che NON DEBBA chiamare timeout per bloccare un parziale, ma che il parziale in sé non sia per lui una condizione sufficiente: sono due concetti ben distinti.

Evidentemente ha valutato che fermare il gioco in quel momento potesse avere più controindicazioni che non fermarlo.

E può di certo aver sbagliato, ma non difendevo la scelta nello specifico (era la premessa), bensì cercavo di leggerla in un contesto.

Non lo avesse chiamato Caja, non avrei capito la scelta, fatta da Brase sì, il che non significa che sia giusta, ma che sia coerente.

Cambierà idea, la adatterà, lo rileggerà come un errore? Possibile, magari pure probabile, ma ora la leggo in questa direzione. E non si tratta di progetto strategico per la conquista del mondo, ma di creare un'identità precisa e questo lo fai anche rischiando.

Poi a nessuno piace perdere, ma questa è la mentalità che ci ha fatto giocare alla pari con Brescia e dentro ci metto anche la gestione dei giocatori che ha Brase. Spero di essere stato più preciso.

Ho letto con attenzione i tuoi interventi e mi sono molto piaciuti, anche se - come avrai capito - non ho condiviso per nulla la scelta di Brase.
E soprattutto non mi è piaciuta la risposta che mi ha dato in sala stampa: poteva tranquillamente spiegare (non a me, ma ai tifosi-lettori) quello che hai scritto tu. Invece ha scelto una formula permalosa per non spiegare, e questo non è proprio il massimo, secondo me.

Ciao

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3 ore fa, UNSELD dice:

Complimenti per l’analisi. Io sono uno di quelli che non si è scomposto più di tanto per la sconfitta con Brescia e quindi riesco perfettamente a recepire il tutto nella maniera più serena possibile.

L’unica cosa però che andrebbe aggiunta è che agli americani è sempre stato veramente difficile capire il problema delle retrocessioni e, se fosse stata quella di Brescia una partita di quelle decisive di fine stagione come ormai da anni ci capitano, il mancato time-out, con tutta probabilità, ci sarebbe costato un occhio della testa.

Indubbiamente il concetto di retrocessione non è cosa americana.

Per il resto e uscendo dalla questione timeout, io credo ci debba staccare dalla voglia di cercare colpe in un evento puntuale davanti ad una sconfitta; soprattutto quando la partita è tirata, elementi puntuali che, se differenti, avrebbero portato 1-2 punti in più ce ne sono a decine (e ce sono pure per chi vince), anche se di certo hanno un peso differente all'interno della partita stessa.

 

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2 ore fa, Fran dice:

Ciao anche a te,

 

premetto che sono convinto che la sconfitta di Brescia, seppure maturata in modo scioccante per noi, sia stata una buona partita e che abbiamo fatto vedere ottime cose a tratti. Capisco il tuo punto di vista sulla filosofia di impostazione della squadra però in passato abbiamo visto come per una team tipo Varese, con basso budget e molti giocatori nuovi ogni anno, gli episodi abbiano fatto la differenza fra una buona stagione e il soffrire per 8 mesi, come spesso è successo.

 

Vincere con Brescia ci avrebbe dato uno slancio notevole oltre a incamerare 2 punti, che le altre potenziali concorrenti per la salvezza difficilmente potranno conquistare. Per cui purtroppo, io la vedo come un momento chiave della stagione in cui un'occasione non è stata sfruttata; domenica con Trento possiamo solo vincere, per continuare positivamente, perché perdendo saremmo di nuovo coinvolti in una di quelle stagioni di sofferenza come abbiamo già passato.

 

A Brase (e Galbiati forse), che non conosco, più che il time out non chiamato, io rimprovero i cambi degli ultimi minuti. Sono convinto che con dentro qualsiasi altro giocatore che non fosse Wolde nei momenti in cui abbiamo perso tutti quei palloni, avremmo vinto la partita. Il ragazzo era fuori fase e si vedeva bene e pur essendo un ottimo elemento, in quel momento andava messo in panca. E forse chiamando time out prima anche lo staff avrebbe potuto riflettere su questo.

 

Quanto dici degli episodi è corretto, ma credo valga per tutte le squadre, perché capiterà anche a noi di vincere in rimonta o grazie ad episodi favorevoli o quant'altro; le variabili in gioco sono sempre molteplici e non tutte prevedibili.
In linea teorica, ogni partita persa è cruciale per la classifica finale perché son due punti non guadagnati, ma credo sia un errore parlare già di momento chiave o snodo cruciale dopo due partite con due squadre di una fascia superiore alla nostra, una delle quali pure vinta.
Quanto a Wolde, è possibile sia vero quanto dici, al netto però del fatto che non è che avessimo molte alternative. credo che dovremo scordarci la versione delle sue prime partite perché ora lo conoscono, perché è cambiato fisicamente e il suo apporto dovrà essere valutato diversamente e in modo più completo. Credo che Brase e Galbiati puntino molto su di lui sui due lati del campo e pure lui dovrà abituarsi a valutare le sue prestazioni in modo differente. A me sta piacendo molto la sua dedizione e la sua voglia, i punti da lui torneranno presto.

 

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2 ore fa, tatanka dice:

Mah.

Capisco tutto il ragionamento su mentalità e novità. Però se in un certo momento la tua squadra ha perso 2 palloni con conseguenti contropiedi e fa fatica a a fare la rimessa perchè sono dispersi per il campo il TO lo devi chiamare. Non per per il parziale; per evitare di perdere il terzo pallone sulla rimessa. Con la consapevolezza che il TO potrebbe non risolvere il problema.

In pratica ribalto il ragionamento, non parlo della mentalità "Brasica" ma del fatto specifico di Brescia, pur convinto che non sia quella la ragione della sconfitta.

Poi so benissimo che il 90% degli spettatori chiamerebbe il triplo dei TO disponibili e, una volta chiamato, non saprebbe cosa dire ai giocatori.

Penso che le due valutazioni non siano alternative. Io ho provato a dare un’interpretazione sulle modalità di chiamate dei timeout, tu la porti giustamente sullo specifico dove è possibile, se non probabile, che il concetto da cui Brase parte sia stato applicato in modo troppo forzato e teorico. Poi ci sta tutto e il suo contrario, non avendo noi - io per primo - la controprova né del fatto che quanto da me scritto si avvicini al pensiero effettivo di Brase né di cosa sarebbe successo chiamando il minuto.

 

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1 ora fa, Ponchiaz dice:

Due cose

A. Sui timeout, potrà sembrarvi avanguardia pura, ma si chiamano anche per riposare eh, mica solo per spezzare il ritmo all'avversario o disegnare schemi immaginifici.

B. Dal momento che stiamo innovando con l'uso di algoritmi e di statistiche avanzate, forse deve essere sfuggita una statistica "Avanzata" nel senso che è rimasta fuori. Ovvero che gli ultimi quarti delle prime due partite sono finiti rispettivamente 17-26 con Sassari e 15-28 con Brescia. Un'indicazione che userei per capire domenica come preservare qualche energia in vista del quarto periodo. Sempre che arrancare con la lingua fuori sia una condizione necessaria e sufficiente per fermare il gioco, se no tutto ok basta arrivare sopra di 20 al terzo quarto ed andare di conserva.

La considerazione sull'ultimo quarto ha per me molto senso se vogliamo valutare le due prestazioni e credo proprio non sia sfuggita a nessuno. Ma anche qui credo sia stata messa in conto pesandola con la crescita di una confidenza con il gioco che non prevede cambi di ritmo più di tanto (anche se poi non credo questo sia verissimo soprattutto a tendere), di certo servirà una distribuzione maggiore degli sforzi e in questo senso serviranno i minuti di Librizzi e Virginio, oltre alla crescita fisica di Owens.

 

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1 ora fa, Franz#12 dice:

Ho letto con attenzione i tuoi interventi e mi sono molto piaciuti, anche se - come avrai capito - non ho condiviso per nulla la scelta di Brase.
E soprattutto non mi è piaciuta la risposta che mi ha dato in sala stampa: poteva tranquillamente spiegare (non a me, ma ai tifosi-lettori) quello che hai scritto tu. Invece ha scelto una formula permalosa per non spiegare, e questo non è proprio il massimo, secondo me.

Ciao

Grazie. Sì, ho letto le tue valutazioni in merito e condivido il tuo disappunto per il tipo di risposta in conferenza stampa. Credo che un allenatore non si debba giustificare, bensì aiutare voi, i tifosi, i lettori a capire i motivi di una scelta o di una situazione. Poi magari non la condividi, ma ne provi a capirne la logica ed è un fatto che a che fare con la cultura sportiva condivisa.

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22 minuti fa, A Song of Two Humans dice:

Grazie. Sì, ho letto le tue valutazioni in merito e condivido il tuo disappunto per il tipo di risposta in conferenza stampa. Credo che un allenatore non si debba giustificare, bensì aiutare voi, i tifosi, i lettori a capire i motivi di una scelta o di una situazione. Poi magari non la condividi, ma ne provi a capirne la logica ed è un fatto che a che fare con la cultura sportiva condivisa.

In effetti uniti i 2 punti di vista si farebbero progressi: da un lato il coach favorevole al gioco fluido se fosse stato fluido nella risposta alla domanda di Franz sarebbe stato coerente con la sua filosofia; dall'altra si potrebbe non focalizzare troppo su singoli episodi . Il guadagno sarebbe nella serenità di tutti che mi pare un obiettivo della società...oltre a punti salvezza ? ovviamente

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Non avendo letto tutto, perché dopo massimo 10 righe passo oltre (ma è un mio problema) dico che qualsiasi allenatore (tranne Brase) quando vede che il vantaggio acquisito si sta riducendo rapidamente, chiama timeout..anche con Sassari era successo la stessa cosa poi brown per fortuna ha messo una bomba e ci siamo salvati; poi magari avremmo perso lo stesso ma chiamare timeout quando ormai eravamo sotto di due a mio parere è stata una cagata pazzesca 

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16 ore fa, A Song of Two Humans dice:

Ciao a tutti,
aggiungo qualche considerazione sparsa sulla questione timeout, rimuovendola dallo specifico della partita di Brescia.
La gestione dei timeout va inserita non tanto nella mentalità americana quanto in quella della filosofia di gioco che Brase e la società vogliono portare a Varese.
Al netto del fatto che possa anche cambiare in corsa o semplicemente permearsi con l'uso nostrano, questa è perfettamente coerente con il tutto nel quale è inserita.
La concezione del basket di Brase non è, in sé, migliore o peggiore di quella di Messina o di Caja o di qualsiasi altro allenatore. È, semplicemente, molto diversa da quelle cui siamo abituati. Ed è molto riconoscibile, una squadra con questa impostazione la vedi subito, è come veder giocare una squadra di Guardiola: può piacerti come no, ma la certifichi subito come sua.
Si è detto spesso che uno dei capisaldi di questa idea di basket (e di sport) è la responsabilizzazione dei giocatori in campo, sempre coinvolti, sempre costretti a stare nell'azione e sempre stimolati a vedere i propri compagni; è ovviamente tutto vero e, per quanto mi riguarda, anche molto bello.
Uno degli aspetti forse meno richiamati è quello che chiama in causa la leggerezza, nel senso più nobile del termine: un giocatore può sbagliare senza temere rimproveri plateali o cambi punitivi e non deve avere nemmeno il tempo di rimuginare sull'errore perché deve essere subito presente nell'azione successiva. Niente scenate o urla motivatrici, si sbaglia e si gioca, si tira anche se non si è preso il ferro nell'azione precedente. E in questa ottica il ritmo di gioco, così come la normalità dell'errore (e quindi dei parziali subiti, perché il basket è fatto di parziali fatti e subiti) fanno parte dell'ordinario. E' ovvio che l'errore lo devi limare per crescere e migliorare, ma non a scapito della continuità di gioco o del tuo modo di essere. Chiamare timeout è sì spezzare il ritmo all'avversario, ma lo anche spezzare il proprio e Brase ha finora pesato le due cose e la sua frase "li chiamo quando servono" ci fa capire che prendere un parziale non è in sé condizione sufficiente, ma al limite solo necessaria. Può non piacerci, ma non è uno sprovveduto e pure questo fa parte del processo di formazione di una mentalità. Dire "io lo avrei chiamato" ci fa fare bella figura al bar quando si perde, ma niente di più di questo.
Come tutti i processi formativi (pure di Brase, ovviamente), anche questo prevede delle tappe e queste prevedono cadute che - forzo un po' il concetto - prese singolarmente potrebbero anche essere evitate, a scapito però del disegno nel quale ci si vuole muovere e di certo a scapito di miglioramenti in quella direzione.
Non è integralismo o scarsa propensione ad adattarsi, è credere in un qualcosa di più organico (che può benissimo non piacere per nulla, ma non è questo il punto).
Con il nostro gioco, perderemo sempre più palloni di quanti ne perderemmo giocando in altro modo, ma avremmo meno "altre cose", saremmo insomma un'altra squadra e non quella che è nella mente di Brase e società. E la gestione dei timeout è tutta qua dentro, isolarla per contestarla - legittimamente, beninteso - ha, secondo me, poco senso.

Ciao "Songer" e benvenuto nel ns. Forum da un vecchio tifoso che vive lontano.

Ho letto i tuoi post ed ho la sensazione che - se continuerai cosi' - contribuirai ad alzare il livello dei commenti dal punto di vista tecnico.

Poi, se vorrai, un giorno ci spiegherai il perche' del tuo nome utente. Ciao.

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E' certo che una partita è la somma di centinaia di episodi da 2 o 3 punti.  E bisogna lavorare su tutti, sulla percentual dei tiri liberi, sulle particolari situazioni difensive, sulla gestione dell'ultimo possesso etc.  E fra queste anche la gestione dei time out, perchè alla fine non prendere 2 punti perchè ho gestito bene un T.O. o fare 2 tiri liberi in più valgono lo stesso numero di punti. Per cui come si fa in modo che un giocatore alzi la sua percentuale ai t.l. si deve fare in modo che il coach gestisca meglio alcune situazioni contingenti. 

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9 minuti fa, tatanka dice:

E' certo che una partita è la somma di centinaia di episodi da 2 o 3 punti.  E bisogna lavorare su tutti, sulla percentual dei tiri liberi, sulle particolari situazioni difensive, sulla gestione dell'ultimo possesso etc.  E fra queste anche la gestione dei time out, perchè alla fine non prendere 2 punti perchè ho gestito bene un T.O. o fare 2 tiri liberi in più valgono lo stesso numero di punti. Per cui come si fa in modo che un giocatore alzi la sua percentuale ai t.l. si deve fare in modo che il coach gestisca meglio alcune situazioni contingenti. 

Sono più che d'accordo ed è compito dello staff tecnico fare questo, ognuno per la propria competenza.

Quello che, sempre a mio parere, dovremmo evitare di fare noi è prendere un episodio e dire che l'abbiamo persa (o vinta) lì, perché identificare una singola situazione- scelta arbitrale compresa - per quella decisiva ci fa sentire molto competenti, ma si smette di parlare di basket.

Poi ci sono situazioni la cui scelta diventa non leggibile a posteriori, perché se la percentuale dei liberi o la gestione dell'ultimo possesso inficiano evidentemente i punti che fai, chiamare o meno un TO o lasciare o meno in panchina un giocatore fa parte dell'ipotetico a posteriori.

In altre parole, diamo per scontato che il modo per gestire certe situazioni sia quello che siamo abituati a vedere. Forse a ragione, ma tendo a concedere il beneficio del dubbio non avendo gli elementi per capirlo fino in modo, soprattutto in avvio di stagione.

Posted (edited)

Sintetizzando: ASOTH dice di lasciarlo lavorare. 
 
Mi pare che lui veda il bicchiere mezzo pieno di cannonau ed altri quello mezzo vuoto di Franciacorta. 

Edited by Ponchiaz
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7 minuti fa, Ponchiaz dice:

Sintetizzando: ASOTH dice di lasciarlo lavorare.

ripeto, io il timeout lo vedo come defibrillatore essendo io un cagASOTH

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