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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Cinque vittorie in 6 giornate, tra cui 4 scontri diretti, per coronare un sogno playoff alimentato a forza di imprese compiute nella corsa a perdifiato guardandosi le spalle per mettersi al sicuro. L’Openjobmetis ormai certa del posto in serie A per il 2018-19 può celebrare la salvezza più veloce degli ultimi 4 anni: la pratica archiviata a livello aritmetico dopo 24 turni significa aver fatto meglio del Caja I (2014-15, festa alla giornata 27), del Caja II (2016-17, analogamente giornata 26) e dell’era Moretti I (2015-16, giornata 26). Dalla ripresa odierna con la doppia seduta di allenamento per riattivarsi dopo 3 giorni di vacanza si alza l’asticella, pur con un margine di errore limitato vista la necessità di rimontare 2 punti e 3 posizioni in classifica in una bagarre che coinvolge 8 squadre per 4 posti.
    Sulla carta il calendario può aiutare Varese, che ha già esaurito le sfide contro le 4 grandi Milano, Venezia, Brescia e Avellino. Il percorso delle ultime 6 gare partirà domenica da Capo d’Orlando, snodo cruciale per alimentare l’attuale serie positiva a preludio di due scontri diretti decisivi. Il 15 aprile la squadra di Caja riceverà al PalA2A la Grissin Bon Reggio Emilia, che dopo l’eliminazione dall’Eurocup insegue a sua volta la rimonta playoff contando anche su due recuperi casalinghi (uno dei quali in programma stasera). Partita da vincere con un occhio rivolto anche alla differenza canestri (all’andata -10 al PalaBigi) per presentarsi col vento in poppa il 22 aprile al PalaDozza sul campo della Virtus Bologna, all’andata corsara con beffa a Masnago (+5 all’overtime). Poi il doppio impegno casalingo contro una Brindisi ormai salva (29 aprile) e lo scontro diretto del 5 maggio con Cremona (si parte dal -8 dell’andata) prima della chiusura di mercoledì 9 maggio a Torino (-3 al Pala2A).
    In pratica la rimonta playoff passa dalle vendette rispetto alle cinque sconfitte consecutive di fine girone d’andata, e dalla necessità di guadagnare un quadro favorevole negli scontri diretti oltre a quello attuale che prevede un 2-0 su Cantù e un 1-1 svantaggioso con Sassari (meno 17 nel doppio confronto). Anche se la quota 32 punti raggiungibile con 5 vittorie - lasciando dunque un margine di errore su uno dei due scontri diretti esterni - potrebbe bastare senza bisogno di classifiche avulse e differenze canestri. Presto per studiare tabelle di marcia parametrate agli avversari visto l’alto numero di scontri diretti ancora da disputare negli ultimi 6 turni. Però il “giochino” della stima dei calendari sommando i punti delle avversarie da incontrare indica che il cammino di Varese è sulla carta il più favorevole (120 punti contro i 122 di Cantù e i 138 di Bologna: Trento ne ha 140, Sassari 154, Cremona 158 e Torino 164). Se la squadra di Caja avrà ancora benzina fisica e psicologica da gettare in campo dopo le 7 vittorie nelle prime 9 giornate del girone di ritorno, la rimonta playoff è difficile ma non impossibile...
    Giuseppe Sciascia

  • M'artagnan
    Pensando a Parravicini e alla sua tripla fenomenale che ha portato ai 100 punti ricordate un momento della vostra carriera in cui ancora giovanissimi vi siete resi conto che quella era una piccola grande soddisfazione?
    Ferrero: Per me il grande momento che posso paragonare a quello di Parra è quando ho esordito in Lega2 a Casale Monferrato. Avevo più o meno la sua stessa età quindi 17/18 anni. Ho esordito a Imola ed è stato un momento molto bello, a cui non ero preparato. Di solito l’esordio avviene quando la squadra è molto avanti, invece l’allenatore dell’epoca, Franco Gramenzi, mi ha buttato in campo alla fine del secondo quarto. Quando ho sentito il mio nome è stato un momento molto emozionante: è stata la mia prima volta in un campionato professionistico.
    Natali: A me è successa una cosa molto simile. Anche io avevo 17 anni e giocavo per la squadra della mia città, Montecatini Terme, all’epoca in A2. Ero aggregato a tutte le trasferte ma non giocavo mai. Un giorno eravamo a una partita a Capo d’Orlando e come per Giancarlo non era una situazione ben definita: non stavamo vincendo o perdendo di tanto. Insomma, non si sa come mai il mio allenatore mi abbia messo dentro ;-). Quello fu il mio esordio. Feci anche un tiro e il mio primo canestro in A2. Fu un’emozione incredibile, molto simile a quella di Parra. Abbiamo perso, ma il giorno dopo a scuola tutti che ti fanno i complimenti…
    Sempre riguardo al discorso studi e lauree, tu Giancarlo ti stai laureando mentre Nicola tu sei laureato ma so che studi lingue. Come pensate di usare le vostre lauree in futuro? Insomma, cosa volete fare "da grandi"?
    Ferrero: Onestamente non ho ancora ben capito che cosa vorrei fare ma sto studiando Economia e Managment. Si tratta di un settore a cui sono interessato e che posso applicare al basket oppure no. La mia formazione, come per Nicola, è una formazione che aiuta a crescere, ad aprire gli orizzonti, a vedere le cose in modo diverso, ti dà gli strumenti per affrontare il post carriera. Quando finiremo di giocare avremo degli strumenti in più.
    Natali: Riallacciandomi al suo discorso, neanche io so esattamente quale sarà la mia professione nel momento in cui smetterò di giocare. Ritengo comunque fondamentale, e con questo mi rivolgo soprattutto a voi giovani, il cercare di capire il prima possibile che cosa vi piace fare. Puntate tutto su quello! Leggete, informatevi, non solo in ambito scolastico, ma nel tempo libero. Oggi con internet c'è modo di approfondire e imparare moltissime cose anche da soli, a casa. Facendo questo tipo di lavoro, noi abbiamo la fortuna di non avere avuto la necessità immediata di capire che lavoro volessimo fare. Normalmente, possiamo permetterci di giocare fino ai 35 anni, così abbiamo approfittato di questi 15 anni di carriera per costruirci un futuro basato sulle nostre passioni e su quello che ci piacerebbe fare.
    Io mi sono laureato in Management dello Sport e adesso sto studiando la lingua cinese. Anche se non so esattamente quello che farò mi piacerebbe stare nel mondo del business, del management e dello sport. Conto nel giro di magari cinque anni di imparare il cinese. Basta leggere i giornali per rendersi conto che la Cina sta entrando nel mondo dello sport in maniera dominante.
    Sono tutti strumenti che spero mi serviranno in futuro.
    Chiedendo ai giocatori che aria si respirasse in spogliatoio hanno aggiunto che vivono serenamente l'esperienza a Varese perché tra compagni si è instaurata una forte amicizia. Hanno detto di stare bene assieme, di scherzare e spesso di prendersi in giro, com'è giusto che sia. Sicuramente il compagno più irrequieto è Aleksa, definito come una "trottola" carica di energia sempre pronta a saltare e cantare incomprensibili canzoni in serbo. Stando in tema di musica anche gli americani fanno la loro parte, portandosi sempre dietro le loro casse hip-pop. I compagni allora, scherzosamente: “Tyler, metti un po’ di musica?” “In che senso, volete che alzi il volume?” “No no, metti musica vera, questa non è musica!”
    Progetto VareseFansBasket con Liceo Classico Ernesto Cairoli, 
    Elisa Romano e Martina Rossato

  • simon89
    L'Openjobmetis cala il tris contro Pesaro e prova ad alzaie l'asticella degli obiettivi stagionali. La truppa di Caja festeggia davanti ai 4.365 tifosi del PalA2A la certezza aritmetica della permanenza in serie A, abbattendo con un avvio a tutto gas la resistenza dell'ultima della classe Vuelle. Varese ribadisce la forma smagliante ritrovata dopo gli stop contro Pistoia e Trento sulla base della solita ricetta fatta di intensità difensiva e scelte lucide in attacco.
    L'appeal inferiore dell'avversaria di turno rispetto alle big Avellino e Sassari non spegne la fame di gloria della formazione biancorossa, che indirizza la partita con un perentorio 26-12 nel primo quarto frutto del consueto mix di aggressività e gestione oculata dei ritmi. Di fatto Ferrerò e compagni "regalano" al fanalino di coda soltanto i primi 5' della ripresa, rientrando molli dagli spogliatoi dopo il rotondo +20 della pausa lunga; ma dopo uno 0-15 scioccante, la compagine di Caja cala nuovamente la saracinesca in difesa (8 punti subiti tra il 24' e il 34' ) e sfrutta appieno la vena balistica dello scatenato Avramovic (10/13 al tiro e 31 di valutazione in 25 ' ) per regalale un'altra serata piacevole ad un PalA2A ormai stabilmente oltre le 4.000 presenze. Anche nella giornata normale di Okoye (9 nei primi 7', poi frenato dai falli) l'Openjobmetis ha saputo trovare protagonisti alternativi in una prova comunque all'insegna della coralità (21 assist col 58% da 2 e il 43% da 3).
    Conferma importante per l'importanza di Vene negli equilibri tecnici sui due lati del campo (più 33 di plus/mì-nus in 20' per l'estone, limitato nel finale dai postumi del problema ad una caviglia accusata in settimana), mentre Larson e Delas hanno confermato di essersi definitivamente ritagliati la loro nicchia nel sistema di gioco biancoros-so. Il play del Nevada ha saputo alternate bene i tempi della manovra risultando anche pungente al tiro, mentre il lungo croato è stato un efficace regista occulto (5 assist) alimentando la vena offensiva di Avramovic (20 punti nella ripresa) per il break che ha chiuso il match tra terzo e quarto periodo.
    Vittoria nitida e mai in discussione che premia la serietà del gruppo di Caja nell'interpretare il match con la medesima concentrazione rispetto a sfide più stimolanti. Il tecnico pavese sorride a 32 denti per la salvezza aritmetica conseguita in largo anticipo e premia i giocatori concedendo tre giorni di vacanza. Ma di certo Varese non ha alcuna intenzione di staccale la spina una volta tagliato il traguardo stagionale indicato dalla società. Le 7 vittorie ottenute in 9 gare del girone di ritorno fotografano una squadra in piena salute tecnica e mentale. E i 2 soli punti di svantaggio dalla zona playoff aumentano sogni di gloria impensabili tornando con la mente all' ultimo posto al giro di boa del 14 gennaio.
    La trasferta sul campo dell' altro fanalino di coda Capo d'Orlando sarà un altro test importante per capire se Ferrerò e soci saranno in grado di alimentare ulteriormente il magic moment in vista dei successivi scontri-verità contro Reggio Emilia e Bologna. Messa al sicuro la serie A anche per il 2018-19, ora l'OJM ha la possibilità di divertire e divertirsi ancora senza affanni. Considerando quota 32 come minima per l'accesso ai playoff, il margine di errore nelle ultime 6 partite è quasi azzerato, ma la fame di questa Varese sembra insaziabile...
    Giuseppe Sciascia

  • Valeria Franco
    Nella 24° giornata di Campionato, Varese si è trovata ad affrontare la squadra di Pesaro, allenata dal coach Massimo Galli e famosa per la sua insoddisfacente posizione nella classifica (sedicesima in un elenco di sedici). Nonostante la “cattiva fama” che circonda questa squadra, essa può vantare di possedere alcuni elementi molto validi, ovvero i due americani Rotnei Clarke e Eric Mika. Questi due giocatori sono riusciti a emergere e a farsi notare, anche se non sono stati in grado di ribaltare a loro favore l’esito della serata.
    Tornando alla partita, lo squilibrio fra le due squadre era evidente. Esse inizialmente hanno utilizzato il medesimo schema difensivo: la difesa a zona, ma sebbene quella di Varese fosse inscalfibile, quella di Pesaro ha concesso molte opportunità alla squadra avversaria, che le ha colte e sfruttate per segnare numerose volte. Al contrario, per quanto gli attaccanti di Pesaro si sforzassero di spezzare la difesa avversaria ci sono riusciti soltanto in rare occasioni. Varese si è trovata per tutta la partita in forte vantaggio grazie alla sua forte difesa e ai suoi aggressivi attaccanti, che sono stati in grado di mettere in risalto fin da subito le loro abilità, portando gran beneficio alla squadra.
    Il giocatore che più è riuscito a emergere, vincitore del titolo MVP, è stato il serbo Aleksa Avramovic: numero 4 e guardia di Varese. Avramovic ha dato mostra delle sue abilità sia in attacco che in difesa esibendo molteplici assist e numerose barricate difensive ben riuscite e regalando alla squadra la bellezza di 29 punti.
    A metà partita si poteva già intuire il futuro successo della squadra varesina, infatti il tabellone segnava: 48 a 28. Nonostante il vantaggio, però, i Bianchi di Caja hanno deciso di modificare il proprio schema difensivo nel mezzo della partita e di trasformarlo in una marcatura a uomo, più diretta e aggressiva contro i singoli attaccanti. Sebbene questo modello inizialmente sembrava funzionare a breve ha lasciato spazio a Pesaro per una lieve ripresa, soprattutto durante il penultimo atto. In questo tempo la squadra di Varese ha perso l’energia con la quale era entrata in campo, forse perché dava già per scontata l’imminente vittoria. Resta di fatto che gli attaccanti di Pesaro hanno colto l’occasione per risanare un poco il loro risultato, anche se non sono riusciti ad affiancare quello avversario. Alla fine del terzo tempo si sono trovati con un punteggio di 62 a 47 per Varese.
    La partita si è conclusa con un 88 a 68, decretando così la vittoria di Varese che, dopo una breve parentesi, è riuscita a ristabilire il proprio prestigio e a sopraffare definitivamente l’avversario.
     
    Progetto Varesefansbasket con Liceo Classico “Ernesto Cairoli”,
    Valeria Franco

  • M'artagnan
    Varese 88-68 Pesaro nella 24° giornata di Campionato
    Stasera al Pala2a una Openjobmetis più che carica. Al fischio d’inizio gli avversari di Pesaro rubano la palla al quintetto base varesino (Cain, Vene, Larson, Okoye, Wells). Si fa da subito notare un prepotente Mika che è il primo a segnare, ma le sorti sembrano scritte fin dall’inizio: segue un fantastico assist di Larson che porta Vene, ormai perfettamente inserito nella squadra, a segnare i primi punti per Varese. Il giocatore si fa vedere tra triple, liberi e assist.
    Dunque un ottimo inizio per i ragazzi di Caja che al primo time-out chiesto da Pesaro, si trovano in una posizione già vincente con i loro 13 punti contro i soli 4 degli avversari. Riprende la partita, neanche Okoye sta con le mani in mano. E’ perfetto il gioco di squadra, sia in difesa che in attacco. Continuano gli assist, non si ferma neanche Cain, anche se non brilla come le altre volte.
    Per Pesaro non è una partita facile. Perde palla più volte, traballa sotto canestro e fallisce nella difesa, ma non mancheranno piccoli momenti di gloria. Il primo quarto si chiude con un -14 di Pesaro sui 26 punti di Varese.
    Il secondo quarto non sembrerebbe aprirsi nel migliore dei modi: fallo di Tambone e canestro di Ancelotti. E’ a questo punto che si sveglia un Avramovic più scattante che mai. Prende la palla sotto il canestro avversario, comincia a correre e non si ferma prima di aver segnato i primi 2 dei suoi 29 punti, che gli valgono ancora una volta il titolo di MVP. Senza che i tifosi abbiano il tempo di realizzare questa azione, corre di nuovo alla rete e tira dalla linea da tre.
    E’ ovvio il time-out chiesto da coach Galli che vede la propria squadra in difficoltà. Siamo a 33-16 per l’Openjobmetis. Alla ripresa, sono ancora molti i tentativi di attentato al canestro difeso da Varese, ma praticamente sempre vani, demoralizzati da un Aleksa, ogni minuto più deciso, che regala alla squadra continui assist e punti. Tra gli avversari comincia lentamente a farsi notare Clarke che subisce il primo fallo di Avramovic e segna, con i 2 liberi che gli sono concessi dalla lunetta. Saranno suoi i momenti migliori nel terzo tempo di Pesaro, nonché nell’intera partita. Il secondo quarto si chiude sul suono della sirena con 2 punti di Wells che alzano il bilancio a +20 per la squadra di casa.
    Si ricomincia. Buona la stoppata di Wells, ma la palla è ripresa da Mika che la passa a Clarke. Ed è subito tripla. Ne seguono altre due, segnate da un impazzito Clarke. Varese chiede il time-out sui 48-40. La situazione si fa più critica. La squadra di Galli si porta a -5. Ma è solo una “fiammata” come affermato da Caja in conferenza stampa: infatti arriva Larson a salvare la situazione con una bella tripla e a rinforzare l’animo all’Openjobmetis. Ora tutto sembra ristabilizzarsi per Varese. Assistiamo a bei tentativi di Vene e Avramovic in difesa. Pesaro è di nuovo in difficoltà: chiede il time-out. Il terzo quarto si chiude a 62-47 per i varesini.
    Palla agli uomini di casa per l’ultimo quarto. E’ un susseguirsi di falli subiti da Varese, a partire da Omogbo su Vene, passando per Serpilli su Delas e così via. Avramovic continua a far sognare insieme ai suoi unitissimi compagni di squadra. Con una tripla di Larson si raggiungono gli 80 punti contro i 55 avversari. Avra segna i suoi ultimi punti toccando gli 87-62, a cui andrà aggiunto sono un tiro libero di Delas per gli 88 punti finali. La squadra avversaria chiude invece a -20. Per finire in bellezza, coach Caja, che si dice orgoglioso del lavoro svolto dai suoi, decide di far giocare due giovani promesse, Seck e Bergamaschi.
    Martina Rossato
    progetto liceo classico "E. Cairoli" con Varesefansbasket

  • banksanity6
    E’ una partita dominata per lunghi tratti, fatta eccezione l’inizio del terzo quarto con un parziale di 15 a 0 a favore dei pesaresi, quella che si svolge sotto le volte di Masnago alla vigilia di Pasqua. Varese parte fortissimo e mette subito la VL a distanza di sicurezza e non la fa più rientrare in partita nonostante una prestazione sotto tono, per come ci aveva abituato, di Okoye ma come ormai accade sovente se all’appello manca un protagonista ne emerge un altro e questa volta tocca ad Avramovic essere assoluto mattatore dell’incontro. Ma veniamo alle valutazioni :
    Avramovic  9 : esce dalla panchina e si capisce subito che questa può essere la sua serata; assatanato difende come un ossesso e trasforma in oro praticamente quasi ogni pallone che tocca. RE MIDA
    Bergamaschi S.V.
    Natali S.V.
    Vene  7,5 : resta in campo solo 20 minuti ma quando c’è si vede e si sente (clamoroso il suo plus/minus di +33). E’ il vero collante del quintetto e stasera ci abbina anche ottime scelte di tiro ripagate dalle percentuali. Unica nota negativa il suo problema alla caviglia (che si era presentato già in settimana) che non gli ha permesso di fare il giro d’onore. Incrociamo le dita e speriamo che per la trasferta a Capo il Vichingo risponda presente. GLADIATORE
    Okoye 6 : Stan parte a spron battuto come ormai ci ha abituato ma poi limitato dai falli, coach Caja gli regala una partita con molti minuti in meno rispetto ai suoi standard e così facendo molto probabilmente non trova mai il suo ritmo ed è quindi autore di una prestazione "normale".THE INVISIBLE MAN
    Seck S.V.
    Tambone 5 : prestazione sotto tono per il play nato a Graz che non riesce mai ad entrare pienamente in partita e a dettare i tempi di gioco tant’è che resta in campo per soli 10 minuti e il suo tabellino rimane praticamente immacolato. LAVASBIANCA
    Cain  7 : altra partita solidissima dove sfiora l’ennesima doppia doppia E dove lotta sempre ed è pronto a trasformare palloni provenienti dalla spazzatura in 2 punti o assist preziosissimi. Forse soffre troppo Mika nei suoi movimenti in post basso. GARANZIA
    Delas 7,5 : Mario da Spalato sta ritrovando la condizione fisica e conseguentemente i suoi movimenti da centro puro che non poteva aver dimenticato improvvisamente. Ma in campo fa molto altro: mette 2 tiri dalla media essendo stato colpevolmente battezzato dalla difesa marchigiana, difende bene sul suo diretto avversario e smazza 5 assist come fosse un play puro. REGISTA OCCULTO
    Ferrero 5 : serata non certo memorabile quella del capitano che ha un impatto tutt’altro che positivo sia in attacco che nel suo marchio di fabbrica e cioè in difesa. Ce la mette comunque tutta e questo gli va riconosciuto ma oggi è una voce fuori dal coro. STONATO
    Wells 6,5 : Cameron questa sera è autore di una partita ordinata dove ha il suo picco di rendimento nei primi 2 quarti per poi lasciare il ruolo da protagonista ad altri. Sicuramente ha l’intelligenza di capire che, essendo le sue polveri bagnate, è meglio non strafare. RAUDO
    Larson 7,5 : da quando la combo a stelle e strisce è sbarcata a Malpensa questa è sicuramente la partita in cui è riuscito ad esprimersi ai più alti livelli. Mostra a tutti quello che è il suo pezzo forte e cioè uno step back ubriacante che spedisce sistematicamente al bar il suo avversario per poi rifilargli una bomba in faccia. Ordinato e ispirato in cabina di regia dispensa sulle ali dell’entusiasmo 7 assist. SPIELBERG

  • Matteo01
    1) Oltre al basket hai qualche altra passione e come riesci a conciliarla con il basket e la tua vita privata?
    FERRERO: Una mia grande passione è il tennis, fino a tre o quattro anni fa lo guardavo semplicemente e poi durante un’estate con un maestro e qualche amico “scarso come me” ho iniziato a giocare. Ovviamente posso giocare a tennis soltanto durante l’estate per evitare infortuni, ma quando pratico anche quest’altro sport mi diverto moltissimo e è un modo per trascorrere del tempo con i miei amici. Il tennis quindi è per me un piacevole svago.
    Per riuscire a conciliare sia il basket che quest’altra mia passione all’interno della mia vita privata ho capito che ci vuole molto equilibrio ed una persona che stia accanto a te, sostenendoti emotivamente e nel mio caso posso ritenermi fortunato perché accanto a me ho la mia ragazza. Dopo una partita, non si ritorna a casa sempre con il sorriso, è quindi importante tenere a mente un obbiettivo fisso e saper mantenere il giusto equilibrio anche nei momenti difficili. Oltre alla mia ragazza, molto importante per me è anche la mia famiglia, che mi permette di “performare” nel modo migliore la partita della domenica, che è solo l’ultima parte di una lunga preparazione vista e attesa dai tifosi. Ho scelto queste persone, perché con loro sto molto bene e riescono a capirmi, aiutandomi nei momenti pre e post partita, che sono importanti come la partita vera e propria della domenica.
    NATALI: Su questa domanda ho molti aspetti simili a lui, che ha fatto il modesto ma in realtà si sta laureando e deve trovare il tempo anche per questo; anche io mi sono laureato due anni fa e ora sto continuando un altro percorso di studio, perché mi è sempre piaciuto imparare cose nuove e lo uso anche come svago, che posso quindi considerare come una passione. Nel momento in cui non sono in palestra, mi piace utilizzare il tempo libero per imparare, leggere e guardare video e posso ritenermi fortunato perché con il lavoro che faccio ho molto tempo a disposizione, visto che non devo stare otto ore al giorno in ufficio. Altre mie passioni sono il marketing e la lettura di biografie; è importante per coltivare queste passioni trovare il tempo, senza sottrarre energie all’allenamento e sopratutto alla partita. Queste mie passioni, come il basket, le ho coltivate sin da quando ero più giovane e dal liceo, io ho fatto quello scientifico, in cui ho iniziato ad organizzarmi per riuscire sia a giocare a basket che a portare avanti lo studio, svegliandomi il mattino presto per ultimare gli ultimi compiti (ne sappiamo qualche cosa anche noi del classico!). Tornando alle biografie, sono molte e diverse quelle che ho letto: l’ultima è stata l’autobiografia di Nelson Mandela, ma anche di alcuni personaggi del business e del marketing e è difficile per me trovarne una migliore dell’altra.
     
    2) Qual è la vostra reazione nei confronti degli errori commessi in campo durante una partita e sopratutto sotto gli occhi dei tifosi?
    FERRERO: Gli errori fanno parte del gioco, però molto spesso quando sbagli sei tu il primo che si accorge di aver sbagliato. Durante la partita non puoi fermarti a pensare, il basket è un sport così veloce, in cui bisogna essere concentrati sulla cosa dopo: hai sbagliato un tiro, ma c’è una difesa da fare, hai sbagliato una difesa ma c’è un attacco o viceversa. L’errore è bello rivederlo in modo positivo durante i giorni seguenti, ma non immediatamente, perché se ti fermi a pensarci non è utile per te.
    NATALI: Un aspetto “comico” dell’errore è quello durante l’allenamento, in cui si è in circa dieci compagni e ti viene da pensare che nessuno se ne accorga, in realtà anche se è una minima virgola è impossibile. Come diceva lui, non bisogna soffermarsi sull’errore, ma guardare oltre, perché se no continui a farne altri.
     
    Matteo Molinari, progetto liceo classico "E. Cairoli" con Varesefansbasket
    PALA2A Masnago - VA, 28-03-2018

  • Giosuè Ballerio
    Questo pomeriggio, insieme ai miei colleghi Martina Rossato e Matteo Molinari, tre ragazzi del Liceo Classico Ernesto Cairoli abbiamo avuto l’immenso piacere di poter intervistare Giancarlo Ferrero e Nicola Natali. Nella cornice del PalA2A, siamo stati introdotti nella sala stampa dall’addetto alle pubbliche relazioni della Pallacanestro Varese Minazzi, attraverso i corridoi tappezzati di maglie, foto e trofei che hanno fatto la storia della società biancorossa, da far venire i brividi solo a guardarli. Subito dopo siamo stati introdotti ai due giocatori, apparsi fin da subito molto cordiali e disponibili.
    Ecco riportate le domande fatte dal sottoscritto ai due giocatori:
    Siamo ormai verso la fine del campionato, tempo di primi bilanci e sguardi al futuro: cosa dite della squadra in cui avete giocato/state giocando quest’anno e cosa vi aspettate da queste ultime partite?
    FERRERO: Beh innanzitutto si è creato un bel gruppo, penso sia sotto gli occhi di tutti il fatto che stiamo bene insieme e si vede, si vede che ci divertiamo insieme, e non sempre nelle squadre succede; questa chimica di squadra non è per nulla scontata; quest’anno ci siamo riusciti appieno. Un segnale evidente di questo è che quando succede qualcosa di positivo in campo, una buona difesa o un canestro, c’è tutta la panchina, tutta la squadra che esulta, ci si da il cinque e ci si carica a vicenda, e ripeto, questo non in tutte le squadre succede. Attraverso il lavoro abbiamo creato un bel gruppo, e s vede anche dal rapporto con i tifosi, soprattutto nelle partite in casa, ci danno tanta energia mentre giochiamo, si è creato un bel clima. E per riallacciarmi alla seconda domanda, quello che vorrei dalle prossime sette partite che rimangono (quattro in casa) è proprio questo grande entusiasmo, questo grande scambio di energia con la tanta gente che viene a vederci, noi diamo qualcosa a loro, ma loro danno tanto a noi; e questo ti fa vivere il momento in modo ancora più emozionante.
    NATALI: Poco da aggiungere, la chimica che si è formata come ho già detto altre volte, è nata innanzitutto dal ritiro di dieci giorni che abbiamo fatto a Chiavenna, quando all’inizio non ci si conosce, hai sette stranieri in squadra, l’allenatore è nuovo, la società è nuova. Escludersi completamente dalla città e dal nucleo famigliare, e stare solo con i compagni ha aiutato sicuramente. E ripeto anch’io, non è scontato questo, anche perché per motivi di infortuni abbiamo dovuto aggiungere tre giocatori, e sembra che siano qui da inizio anno; siamo stati noi a farli integrare e loro ad integrarsi, capire le regole e le gerarchie dentro e fuori dal campo, e i risultati si vedono.
    Una domanda al capitano Ferrero, cioè come vedi e come vivi questo ruolo, di onore ma anche responsabilità di essere capitano?
    FERRERO: Penso che la cosa migliore da fare sia quella di cercare di essere di esempio, esempio nel lavoro, negli allenamenti, nella quotidianità, nelle cose che si fanno e nell’atteggiamento. Poi in questo gruppo non c’è questo grande bisogno, perché quando si rema tutti nella stessa direzione tutto diventa più facile. Poi sicuramente come hai detto tu è un onore, una cosa bella che ti rende orgoglioso.
    Cosa potete dire di Caja, cosa ha portato alla squadra e qual è il vostro pensiero su di lui?
    FERRERO: Sicuramente un grande lavoratore, e anche lui mette al disopra di tutto il gruppo, prima di parlare di tattica o altro cerca di creare gruppo; è un allenatore che crede molto nel lavoro, e si vede nel nostro modo di essere squadra, si creato nei momenti di duro lavoro e allenamento, ti forma una mentalità che magari ti può anche aiutare a superare momenti difficili che ci sono stati durante la stagione.
    NATALI: Confermo quanto detto, aggiungo come sia evidente che ogni anno con lui almeno uno/due giocatori esplodono, escono nelle loro piene potenzialità, sintomo di quanto ti aiuti durante l’anno e ti faccia migliorare attraverso il lavoro, soprattutto per quanto riguarda la durezza mentale e l’attenzione psicofisica costante: sempre al 100% della concentrazione fisica e mentale, dopo una partita persa si parla degli errori ma in funzione di un miglioramento con positività, e dopo una partita vinta per non rilassarsi ci si concentra sui dettagli, sempre al 100% di attenzione. Esempio di questo lo stesso Ferro (Ferrero, ndr) che l’anno scorso veniva da una situazione in cui giocava poco e col suo arrivo è esploso, oppure quello che sta facendo quest’anno Okoye è sulla bocca di tutti.
     
    Al termine dell’intervista, una foto sul parquet dove i nostri giocatori ci fanno emozionare ha posto termine all’incontro. È stato davvero un piacere avere avuto l’occasione di un’esperienza simile.
    (negli altri due articoli le risposte alle altre domande J)
    Giosuè Ballerio, progetto VareseFansBasket con Liceo Classico Cairoli

  • simon89
    Sarà Tyler Cain la prima conferma della Openjobmetis che verrà? Non siamo al momento delle firme, ma solo delle reciproche dichiarazioni di intenti che lasciano intendere disponibilità ed interesse a proseguire insieme il cammino. Ma se per rinnovare l'ormai conclamata superstar Stan Okoye servirà uno sforzo importante prima della fine del campionato, e non è detto che basti alla luce delle sue ultime prodezze contro Avellino e Sassari, il rinnovo del centro del Minnesota è una operazione che sembra offrire un percorso in discesa per la volontà di entrambe le parti.
    Evidente il desiderio della società di piazza Monte Grappa di dare continuità al rapporto con un giocatore apprezzatissimo sul piano tecnico ma soprattutto umano, uomo-squadra dentro e fuori dal campo il cui contributo va al di là di statistiche comunque sostanziose (8,6 punti più 9,1 rimbalzi, 1,4 assist e il 67% da 2; rispettivamente terzo nelle"carambole" e nella media di realizzazione). Cain è il perno del sistema difensivo costruito da Attilio Caja per la capacità di presidiare i cristalli e il pitturato e allo stesso tempo di comandare i compagni, mentre in attacco i suoi blocchi non vanno nello scout ma sono fondamentali per i tiratori ed i giochi a due con gli esterni. Il centro del 1988 possiede l'innata capacità di spremere il massimo da mezzi atletici non certo illimitati; classico giocatore che si vede (relativamente) poco ma si sente tantissimo, prova ne sia il fatturato da doppia doppia nelle 10 vittorie (10.7 punti e 10.4 rimbalzi) a fronte di quello nelle 13 sconfitte (7.0 punti e 8.1 rimbalzi).
    Che Cain sia il prototipo del giocatore allenabile e cestisticamente intelligente perfetto per il basket di sistema di Attilio Caja è acclarato. E che Varese sia una destinazione gradita al giocatore del Minnesota ed alla sua famiglia (moglie e figlioletto di poco più di un anno) è un fattore che gioca ovviamente a favore delle chances di intesa tra le parti. L'attuale disponibilità a parlarsi sulla base del reciproco feeling andrà approfondito concretamente nelle prossime settimane; ma dopo 7 anni di traslochi estivi alla fine di ogni stagione da professionista, Cain parrebbe sensibile alla possibilità di trovare stabilità lavorativa. Certo servirà un piccolo sforzo per premiare la scommessa su sé stesso effettuata dall'atleta statunitense nell'estate 2017, quando pur di tornare in Italia dopo l'esperienza in A2 nel 2013-14 a Forlì accettò un contratto a 5 cifre, inferiore del 25% rispetto all'ultimo salario francese allo Chalons-Reims. Ma in attesa che le parti si siedano al tavolo per ragionare sui numeri, sembrano esserci le condizioni giuste per mettere a segno il primo colpo del mercato 2018-19.
    Giuseppe Sciascia

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