Jump to content

VareseFansBasketNews

  • simon89
    Salgono le quotazioni della conferma di Jalen Jones come primo straniero dell’Openjobmetis che verrà. Gli esiti dei test effettuati dal preparatore biancorosso Silvio Barnaba e delle visite dal dottor Rodolfo Rocchi (il luminare di Reggio Emilia che lo ha operato a dicembre 2020 al tendine d’Achille) hanno riscontrato un completo recupero dall’infortunio e una condizione atletica comunque soddisfacente sette mesi dopo l’intervento.
    L’ala texana ha svolto anche qualche esercizio col pallone all’Enerxenia Arena assieme agli italiani sotto contratto tornati a lavorare martedì con gli assistenti Cavazzana e Seravalli. L’entusiasmo e la voglia di tornare in campo sono al 101 per cento, come già evidenziato dalle Stories pubblicate dal giocatore sul suo account Instagram da qualche settimana a questa parte.
    Se da una parte il recupero fisico è completo, serviranno però altri due mesi di intenso lavoro per ritrovare il 100 per cento della reattività e dell’esplosività che Jones aveva mostrato a novembre 2020 al suo sbarco a Varese. Il gap nei parametri dinamici è fisiologico dopo un infortunio come quello riportato dall’ex Vitoria che, proseguendo sui ritmi attuali, dovrebbe comunque essere pronto per l’eventuale raduno attorno a Ferragosto e completamente recuperato in vista del via al campionato a fine settembre. Sul piano fisico, comunque, Jones è abile.
    Che poi sia anche arruolabile lo si stabilirà entro metà luglio, quando scadrà l’escape dal contratto per il 2021/22 stipulato dall’Openjobmetis lo scorso autunno. Nel processo decisionale sarà ovviamente coinvolto anche Adriano Vertemati, quando il coach di Cornaredo potrà finalmente insediarsi al timone dopo la conclusione dei playoff della Bundesliga con il Bayern Monaco.
    Oggi Jones non è pronto per un 5 contro 5 a tutto campo, ma c’è tutto il tempo per tirarlo a lucido; chiaro che bisognerà correre il rischio di utilizzare uno dei cinque slot stranieri per un giocatore agonisticamente inattivo dal 7 marzo 2020. Dunque, almeno in avvio, non si dovrà sovraccaricarlo di responsabilità cercando incastri con altri lunghi che possano dare minuti anche nello spot di ala forte (eventualmente cercando caratteristiche complementari nella scelta del centro titolare, o del suo cambio se sarà straniero come nel 2020/21).
    Se comunque, come pare assai probabile, l’Ojm deciderà di scommettere sulla voglia di rivalsa di Jones, darà un indirizzo chiaro alle altre scelte di mercato stranieri, mentre sul fronte delle ali italiane sarà un weekend di riflessione su molti aspetti.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Alla scoperta di Adriano Vertemati con una guida d’eccezione. In attesa di scoprire dal vivo il coach che avrà il timone del progetto triennale per il rilancio di Varese, a raccontare chi è e come lavora il nuovo tecnico dell’OJM è Alberto Mattioli. Ossia colui che lo ha avuto dal 2011 all’estate 2020 in A2 a Treviglio, e lo aveva caldeggiato al Settore Squadre Nazionali per la guida della Nazionale Under 20 (prima della neutralizzazione degli Europei dello scorso anno causa Covid). Trattandosi della persona che dal 1996 al 2008 ha avuto la delega della FIP per lavorare con la Nazionale A, operando di concerto con tecnici del livello di Ettore Messina, Boscia Tanjevic e Carlo Recalcati, l’esperienza e la competenza sono fuori discussione.
    E nelle parole di Mattioli si coglie tanta stima per un coach che secondo il 75enne dirigente orobico ha fame di dimostrare di valere quella serie A inseguita da qualche anno e ora colta al volo con la proposta di Varese. «Adriano è un grande lavoratore, che con tanta arguzia e tanto ingegno vuole fortemente arrivare al vertice. E’ un ottimo lettore delle partite degli altri, sa cosa fare dal mercoledì alla domenica pomeriggio per poter battere la squadra avversaria con la preparazione tattica» racconta l’ex presidente della FIP lombarda, che approfondisce anche l’aspetto chiave per Varese sulle competenze di Vertemati nel far migliorare i giovani prospetti come i vari Gaspardo, Flaccadori, Pecchia, Mezzanotte e Palumbo, lanciati da Treviglio fino alla Nazionale A. «Con noi ha svezzato e fatto crescere tanti ragazzi, migliorando non solo quelli arrivati in serie A ma anche altri elementi meno dotati che si sono costruiti carriere in A2 come Cesana e Nwohuocha. Nessuno negli ultimi 9 anni ha lanciato tanti giovani come Treviglio, e sicuramente il lavoro di Vertemati è stato fondamentale in tal senso».
    Ma il tecnico di Cornaredo è pronto per giocarsi una chance in serie A, categoria che non ha mai disputato sia pur con una lunghissima esperienza in A2 e l’avventura oltremodo formativa da assistente in Eurolega al Bayern Monaco? «A mio avviso è assolutamente pronto per la serie A, merita una chance al massimo livello, soprattutto alla luce del fatto che l’A2 è una palestra estremamente formativa per gli allenatori, perché con soli 2 stranieri e 8 italiani il peso della guida tecnica è ben più rilevante che con i 5 o 6 stranieri in serie A. Se come pare il mandato è a lungo termine, potrà avere l’investitura e la serenità per poter incidere davvero, e se avrà continuità nello staff tecnico sarà un vantaggio» è il parere di Mattioli, che aggiunge un dettaglio importante sull’impatto nella gestione di una squadra col 50% di stranieri, fatale invece a Gianmarco Pozzecco al suo primo approccio in A quando venne a Varese dopo l’esperienza a Capo d’Orlando. «Adriano è bravo a studiare gli stranieri; a volte ha corretto in corso d’opera, però conosce i giocatori e comunque parla benissimo l’inglese. Sono certo che si troverà meglio con 5 stranieri in A rispetto ai 2 dell’A2, anche perché ha la capacità di non guardare in faccia a nessuno: a Treviglio ha messo fuori per qualche periodo italiani o stranieri senza pensarci due volte quando serviva per il bene della squadra».
    L’ultimo aspetto che l’ex consigliere federale della FIP analizza è quello caratteriale: di sicuro al futuro coach di Varese non mancano personalità e carattere, ovviamente dovrà guadagnarsi il credito a dispetto dello status da esordiente. «La sua faccia e le sue espressioni sono sempre molto eloquenti: non è tipo che nasconde le emozioni, sia in partita che in allenamento. Lui è esattamente come lo vedi, esterna in maniera completa i suoi stati d’animo, cosa che oggi non è abituale. E’ un allenatore più sanguigno e meno “paraculo” rispetto alla media della sua generazione».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    L’Openjobmetis inizia a ragionare sul parco giocatori con vincoli contrattuali in attesa dell’insediamento di Adriano Vertemati. Dialogo concreto da aprire in settimana sul primo snodo in vista della costruzione della Varese che verrà: il club biancorosso ha 5 italiani senior sotto contratto e nella logica della squadra versione 2021/22 vuole “asciugare” le rotazioni a 4 promuovendo in prima squadra un giovane dell’Academy (quotazioni elevate per l’azzurrino Nicolò Virginio).
    Ma il discorso è più ampio rispetto alla semplice dicotomia fra Giancarlo Ferrero, vera bandiera dei tempi moderni con 6 anni di militanza e un peso sostanzioso in spogliatoio ma con 33 primavere sulle spalle e una escape leggerissima dal contratto per il 2021/22, e Nicolò De Vico, nella seconda metà della stagione passata “congelato” da Massimo Bulleri ma più fresco (classe 1994) e titolare di un contratto garantito eventualmente da transare in caso di addio.
    Ma il ragionamento è più ampio, legato anche a Strautins e Beane che nella seconda metà del 2020/21 fungeva da cambio anche del numero 3. Per una OJM performante che navighi verso la zona tranquillità e possa gettare lo sguardo verso i playoff l’assetto perimetrale Ruzzier, Beane, Strautins non è considerato sufficientemente competitivo: l’idea sarebbe proporre alla guardia Usa la conferma come sesto uomo dietro il sostituto di Douglas e un’ala piccola titolare. Che potrebbe non essere il lettone, considerando la sua duttilità nell’interpretare anche il ruolo di ala forte, con la possibilità di partire dalla panchina cambiando entrambi gli spot di ala. Ovviamente il tutto va pesato in funzione delle aspettative dei giocatori che dovranno eventualmente accettare di uscire dalla panchina (Varese e Beane hanno entrambi uscita al 30 giugno, Strautins ha escape per le coppe analoga a quella dell’accordo con Ruzzier). Altrettanto vero, però, che se Strautins occuperà la casella del cambio delle ali, lo spazio per Ferrero e De Vico - che hanno caratteristiche molto simili a quelle del lettone - sarà sostanzialmente ridotto all’osso. Insomma di tre giocatori con peculiarità da 4-3 o 3-4 ne resteranno due se Strautins sarà confermato titolare nello spot di ala piccola, o addirittura uno solo se prevarrà la logica dell’aggiunta di un altro straniero perimetrale da titolare.
    Insomma, gli snodi sono ancora parecchi e come sempre si deve ragionare ad incastri tra ruoli e passaporti: dando per scontata la conferma della formula con 5 stranieri e 5 italiani, e che tre slotdel quintetto - guardia, ala forte che potrebbe essere Jalen Jones e pivot - saranno a stelle e strisce, l’eventuale scelta dell’ala piccola straniera potrebbe spingere fuori Beane e aprire a un italiano da cambio degli esterni. Oppure, con Beane confermato, potrebbe generare la necessità di un lungo italiano di riserva. Così come l’eventuale planata di Milano su Ruzzier aprirebbe la necessità di cercare un altro italiano da quintetto.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Toto Bulgheroni guarda con rinnovata fiducia al futuro di una Openjobmetis rinforzata sul piano delle ambizioni, delle risorse e della progettualità dalla futura new entry dirigenziale Luis Scola. Il consigliere biancorosso, che conosceva a perfezione i retroscena dell’operazione con la stella argentina i cui dettagli saranno definiti a settembre, conferma i venti di rilancio legati all’entusiasmo del “General” e del main sponsor Rosario Rasizza: «Abbiamo preso atto con soddisfazione della volontà di Scola ad entrare in società, come confermato martedì sera dallo stesso Luis sia pure con modalità e forme da definire, e della disponibilità del cavalier Rasizza di stilare un programma più ambizioso che permetta a Varese di tornare ad occupare una posizione di spicco della classifica e riaffacciarsi in Europa. L’ambizione è condivisa anche da Scola e da tutti noi, avendone i mezzi per poterle portare avanti».
    Dunque una Openjobmetis più ambiziosa per dare consistenza al progetto triennale e risalire la china dopo il penultimo posto del 2020/21, pur con la necessità di quantificare sul piano pratico - leggi risorse fresche - l’ingresso in società di Scola e i nuovi investitori che hanno avvicinato Rasizza. «C’è tanto da fare per questi progetti, ma la volontà chiara è fare un passo avanti, e aver trovato altre persone disponibili a impegnarsi per il bene della Pallacanestro Varese dà fiducia ed entusiasmo. Compatibilmente con le disponibilità cercheremo di fare del nostro meglio per realizzare questi progetti».
    Intanto però “El General” si è messo a disposizione come consulente dell’area tecnica biancorossa, affiancando Bulgheroni e Conti nelle prime scelte strategiche: «Ognuno di noi porterà il suo contributo, fatto di esperienze e conoscenze ma anche di innovazione che potrà portare Luis. Fa piacere che un personaggio della sua caratura si sia immedesimato nei valori storici della nostra società. L’unico rammarico è che non abbia potuto giocare con il pubblico in tribuna: non so cosa pagherei per riuscirci, ma non credo sarà possibile. Già lo scorso anno aveva accettato Varese dopo aver verificato se ci fossero tutte le condizioni ideali per giocare al top. Purtroppo ritengo che stavolta non sia una soluzione percorribile».
    Bulgheroni torna poi alla scelta della mancata riconferma di Bulleri: «Sul piano umano sono dispiaciuto per Massimo: è una persona seria che ha scelto la carriera di allenatore, certo gli manca esperienza ma lo sapevamo anche quando lo abbiamo scelto. Ha lavorato al meglio in condizioni difficili, c’è il rammarico di avergli affidato una squadra non costruita da lui, e con l’oggettivo impedimento di infortuni e Covid che lo hanno ulteriormente condizionato».
    E pur senza nominare il nuovo coach per motivi di opportunità, spiega le ragioni della scelta di Adriano Vertemati, per il quale è ai dettagli un accordo 2+1 legato alla scadenza temporale dei 3 anni del progetto di rilancio Rasizza-Scola: «Il risultato sportivo ottenuto da Bulleri è fuori discussione e gliene vanno riconosciuti i meriti. Ma l’orientamento è stato quello di puntare su un tecnico con caratteristiche diverse in grado di garantirci quell’energia e quella dedizione nello sviluppo dei singoli che richiediamo dal nostro futuro allenatore».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Luis Scola è vicino al ritiro, anche se la decisione finale avverrà soltanto durante l’estate. Lo spiega lo stesso giocatore – una leggenda del basket mondiale – collegato via internet dalla sua Argentina dove dovrebbe iniziare a preparare le Olimpiadi ma dove ha trovato una situazione difficile a causa del Covid-19, «l’equivalente della zona rossa italiana» spiega.
    La platea è ridotta e coinvolge i giornalisti che abitualmente seguono la Openjobmetis, una scelta precisa perché Varese resta molto presente nelle parole di Scola, sia parlando di basket sia di vita.
    SMETTO DOPO I GIOCHI (PROBABILMENTE)
    «Ad oggi – sono le prime parole di Luis – la situazione più probabile è che smetta di giocare. Ho 41 anni e questo è questo è il motivo fondamentale. Poi, durante l’estate, potrebbero succedere altre cose e quindi lascio aperta una piccola finestra nel caso dovessi cambiare idea. Intanto ho parlato con i dirigenti e ho detto loro di pensare a costruire una squadra che non preveda la mia presenza in campo. Se poi dovessi giocare, la Openjobmetis non dovrà essere fondata su di me».
    ACCANTO ALLA PALLACANESTRO VARESE
    A Varese l’attesa era alta anche per l’eventuale coinvolgimento del “General” nelle vicende del club biancorosso. Scola, di fatto, ci sarà: Prima di partire ho parlato con molti dirigenti a partire da Toto Bulgheroni e Andrea Conti e mi hanno prospettato di restare all’interno della società. Un’idea che mi piace molto; per qualsiasi decisione definitiva bisognerà aspettare il mese di settembre, quando avrò finito le Olimpiadi e potrò dedicarmi a tempo pieno a Varese, però ho dato disponibilità per essere contattato durante l’estate. Il telefono è acceso e se mi chiedono consigli, opinioni o scambio di pareri sono pronto. Farò il consulente ma fino a settembre non ci saranno decisioni più operative».
    SCOLA AZIONISTA? FORSE, MA SERVE TEMPO
    Per quanto invece riguarda un coinvolgimento all’interno della proprietà, quindi con l’acquisizione di quote di Pallacanestro Varese, Scola dà un orizzonte più ampio. «Abbiamo parlato anche di questa possibilità: è chiaro che per prendere un ruolo simile ci vorrà un po’ più di tempo perché servono innanzitutto alcuni passaggi tecnici come una due diligence e un controllo sulla gestione. Ne parleremo da settembre in avanti; intanto escludo un coinvolgimento dei miei amici Javier Zanetti ed Esteban Cambiasso. Loro saranno invitati al palazzetto e magari – ride – all’aperitivo dopo le partite».
    L’INCIDENZA DELL’ULTIMA STAGIONE
    Il campionato da poco terminato è stato senza dubbio complicato, sia per le vicende di campo sia per quelle legate al Covid che tra l’altro ha colpito la Openjobmetis e lo stesso Scola. Quanto ha inciso sul possibile ritiro? «Ho cercato di prendere la decisione con la mente più sgombra possibile, al di là dei risultati di questa stagione. È chiaro e umano che se una annata va bene, una persona è più portata a vedere le cose positive e viceversa, però ho davvero cercato di togliere tutti questi pensieri prima di scegliere.
    Smettere di giocare è un momento che arriva, non credo che qualcuno voglia arrivare in campo a 45 anni e non credo succederà a me. Ripeto. Lascio una finestra aperte in estate, ma a un certo punto bisogna capire quando la carriera finisce».
    LA SCELTA DEL PROSSIMO ALLENATORE
    Dopo l’addio di Bulleri, Varese è ufficialmente senza allenatore (ma Adriano Vertemati è largamente favorito ndr). Scola in un certo senso è stato coinvolto ma lui spiega la modalità: «In tutte le squadre del mondo i dirigenti parlano e chiedono pareri ai giocatori e alle persone più coinvolte nel team per quanto riguarda allenatori, acquisti e futuro. Poi però i giocatori devono giocare e i dirigenti devono fare le scelte. Quindi è successo di parlare di allenatore ma è una situazione che riguarda tante persone, non me in particolare».
    HO SCOPERTO VARESE AL MOMENTO GIUSTO
    Di certo, la famiglia Scola – Luis, moglie e quattro figli – resterà a vivere a Varese, in una residenza nel verde di Mustonate. «A noi piace l’Italia, ci è piaciuta Varese e abbiamo deciso di stabilirci qui indipendentemente dal fatto che io giochi o lavori con la Pallacanestro. Dopo tanti anni passati in diverse nazioni siamo arrivati in Lombardia, un territorio nel quale ci troviamo bene: due mesi dopo aver iniziato a giocare a Milano, abbiamo pensato di stabilirci in questa zona. Poi l’anno scorso la proposta di Varese è arrivata al momento giusto, la città ci è piaciuta e ci siamo fermati qui».
    L FUTURO DELLA PALLACANESTRO VARESE
    Scola, però, guarda avanti quando parla della società. «Quando sono arrivato qui conoscevo la grande tradizione di Varese e so bene quale sia la base di tifosi e di passione che la accompagna. La cosa meno facile è capire come funziona la società: ci sono “sul tavolo” tanti pezzi e bisogna capire quale possa essere il percorso virtuoso che possa ripore la squadra dove le compete. A partire dal disputare i playoff in Italia per poi tornare a giocare le Coppe e magari a tornare in un’Eurolega e via dicendo. Vedo tante cose buone che però vanno sistemate un po’ per tornare a fare quei risultati».
    Se questo fosse già un discorso programmatico, ci sarebbe da leccarsi i baffi.
    Damiano Franzetti
     

  • simon89
    L’Openjobmetis è pronta ad affidare ad Adriano Vertemati le chiavi del progetto pluriennale di crescita indicato da Rosario Rasizza come conditio sine qua non per rilanciare le ambizioni del club. Varese ha rotto gli indugi e preso la sua decisione sull’erede di Massimo Bulleri: l’uomo nelle cui mani la società biancorossa vuole affidare il timone è il 40enne coach di Cornaredo, attualmente vice di Andrea Trinchieri al Bayern Monaco.
    Il profilo di Vertemati, inizialmente indicato dal g.m. Andrea Conti come elemento ad hoc per sviluppare il capitale tecnico della Varese che verrà, sarebbe stato condiviso dalle altre figure dell’area tecnica Ojm. Sia il consigliere delegato Toto Bulgheroni che il futuro “socio d’opera” Luis Scola avrebbero dato l’ok per affondare il colpo ed affidare il mandato ad un tecnico emergente ed affamato come l’ex Treviglio.
    L’Openjobmetis ha scelto Vertemati, che però dovrà contraccambiare le attenzioni del club biancorosso: il coach due volte campione d’Italia con le giovanili di Treviso è in scadenza di contratto in Baviera, ma avrebbe la possibilità di rinnovare il rapporto insieme all’head coach che lo ha voluto con sé 12 mesi fa. Toccherà al 40enne allenatore decidere se accettare la sfida di iniziare un percorso pluriennale per provare a riportare Varese verso le zone nobili della classifica italiana, oppure restare al Bayern respirando nuovamente l’aria dell’Europa che conta dopo aver conteso fino all’ultimo secondo le Final Four di Eurolega a Milano? In soldoni, parafrasando Giulio Cesare: meglio il primo a Varese o il secondo a Monaco di Baviera?
    Di certo l’OJM non ha più dubbi, e vorrebbe avviare la fase delle negoziazioni con l’agente dell’oggetto dei suoi desideri, mettendo sul piatto un accordo con orizzonte temporale adeguato ai tre anni indicati dal main sponsor biancorosso per rifare grande Varese. Proprio la volontà di mettere a punto un ciclo a lungo termine ha rafforzato ulteriormente l’intendimento iniziale della dirigenza biancorossa nel volersi affidare ad un coach dal profilo considerato come perfettamente calzante alle caratteristiche ricercate dopo la decisione di non confermare Massimo Bulleri. Non significa che nelle idee dell’area tecnica dell’OJM Vertemati sia migliore di Meo Sacchetti, ma semplicemente è considerato più adatto del c.t. dell’Italbasket alle attuali strategie del club del presidente Vittorelli.
    Una scelta razionale senza farsi condizionare dal richiamo “di pancia” di una figura iconica per i tifosi come quella dell’ex bandiera della DiVarese degli anni ’80. Sviluppi attesi nei prossimi giorni, tenendo comunque conto degli impegni del coach milanese con il Bayern Monaco: i playoff della Bundesliga tedesca sono soltanto al secondo atto dei quarti di finale.
    Qualora filasse tutto per il verso giusto, l’eventuale operatività da nuovo head coach dell’OJM dovrà slittare fino a quando non avrà esaurito i suoi impegni della stagione 2020/21 con la società bavarese.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    La Pallacanestro Varese non si è fidata a ripartire con Massimo Bulleri. La decisione di puntare su di lui dopo il traumatico e repentino divorzio da Attilio Caja, la fiducia sempre confermatagli anche nei momenti sportivamente più neri della stagione appena trascorsa, gli apprezzamenti pubblici una volta conquistata la salvezza: tutto questo non ha avuto più peso quando le bocce si sono fermate e il gioco ha lasciato il posto a una riflessione profonda.
    Sfociata, nel pomeriggio di oggi, nella decisione di dire addio al coach di Cecina dopo solo nove mesi di rapporto, sfruttando la clausola d’uscita del contratto firmato a settembre 2020. Una risoluzione a sorpresa, tenendo conto di quanto sopra scritto e di un borsino che nelle ultime ore era parso addirittura in ascesa per il Bullo. Non era così.
    Perché i dirigenti biancorossi - in primis Andrea Conti - di dubbi sul conto di quello che ora è diventato l’ex condottiero ne avevano invece parecchi. E hanno infine optato per il divorzio, dopo aver ottenuto il bene placito del consiglio d’amministrazione e non senza una certa inquietudine interiore, immaginiamo soprattutto di Toto Bulgheroni, anima della scommessa Bulleri l’anno scorso.
    E proprio da quel momento bisogna partire per cercare di comprendere i motivi della scelta odierna. Varese affidò la panchina a un ex giocatore (e a una persona) molto stimato ma senza alcuna esperienza da capo allenatore, consapevole di correre gli ovvi rischi del caso. Fu tuttavia una decisione da prendere in fretta e furia, nell’imminenza dell’addio ad Artiglio e con una stagione già iniziata da portare avanti: si chiusero gli occhi e ci si buttò, spinti dall’istinto e dalla considerazione.
    Oggi è tutto diverso: c’è il tempo sia per programmare, sia per porre le basi necessarie a non rischiare più come invece accaduto nell’ultimo campionato. Qui sta il punto. Varese ha riconosciuto a Bulleri l’oggettivo traguardo della salvezza, raggiunta in modo non scontato, ma ne ha valutato anche l’intero cammino, fatto pure di errori e incertezze nella gestione complessiva e in quella individuale dei giocatori, a pagare un’inevitabile inesperienza. Che è la parola chiave: ora Varese non vuole più essere a repentaglio, vuole un professionista più formato, vuole evitare di vivere un’altra annata tribolata, consapevole che il prossimo anno le retrocessioni saranno come minimo due e che il budget a disposizione ancora una volta non permetterà voli pindarici. E in virtù di queste volontà è allora disposta anche a sconfessare ciò in cui per mesi ha creduto.
    Eccole le ragioni principali del mancato Bulleri bis. Non le uniche: dietro c’è anche la strada che porta al futuro extra parquet della società. E quindi a Luis Scola. Come anticipato da VareseNoi, il quattro volte olimpionico tratterà nei prossimi mesi con l’attuale proprietà le condizioni per il suo ingresso nel capitale varesino e, con ogni probabilità, anche nel consiglio d’amministrazione. Fonti interne al club hanno in più occasioni fatto intendere che il gradimento de El General verso il Bullo non fosse ai massimi: pare allora così inverosimile che possa aver dato un parare negativo, qualora interpellato, su una sua riconferma? La risposta è no. Anzi: la deliberazione comunicata oggi non va che a dimostrare che il futuro della Pallacanestro Varese parlerà argentino. Mancherebbe solo un tassello: quello che domani farà sapere al mondo l’attuale main sponsor…
    Chi al posto del Bullo, però, ora? Prima dei nomi, le pregiudiziali. Varese vuole un allenatore con cui costruire, che punti a migliorare i giocatori attualmente sotto contratto (Ruzzier, Strautins, De Vico, De Nicolao e Ferrero) e quelli che verranno cercati su un mercato che consentirà di puntare su atleti non troppo costosi ma migliorabili con il tempo e con il lavoro. Quest’anno è accaduto solo in parte: i casi Strautins (progressivamente sempre meno considerato in corso d’opera) e De Vico (a un certo punto escluso dalle rotazioni) sono lì a testimoniarlo. Il prescelto dovrà sposare in pieno il progetto tecnico societario, che prevede tra l’altro la rinnovata adesione alla formula regolamentare del “5+5” (cinque giocatori di formazione italiana più cinque stranieri).
    Due o tre le opzioni ora valutate, con in comune l’esperienza sul campo. La prima conduce a un coach maturo, nella fattispecie a Meo Sacchetti, suggestione che a tempi alterni si è spesso incrociata con i destini biancorossi. La seconda, invece, recherebbe a un professionista più giovane ma in ascesa: potrebbe trattarsi di Adriano Vertemati, per nove anni a Treviglio e nell’ultima stagione vice di Andrea Trinchieri al Bayern Monaco. Un’ultima condizione: il nuovo allenatore non dovrà costare troppo…
    Fabio Gandini

  • simon89
    «La scelta è mia, non è stata semplice sul piano umano e tengo a ringraziare davvero di cuore Massimo Bulleri per quello che ha fatto con la nostra squadra nel corso del campionato. È cresciuto e ci ha salvato la stagione evitando la retrocessione».
    A parlare è Andrea Conti, direttore generale della Pallacanestro Varese, colui che ha comunicato al tecnico toscano la decisione della società di non proseguire nel rapporto di collaborazione. Una clausola presente nel contratto che legava il “Bullo” alla Openjobmetis: «Il termine per esercitarla era quello del 30 maggio – spiega Conti – mi è sembrato corretto farlo il prima possibile. Ribadisco che non c’è nulla di personale ma che abbiamo considerato alcuni aspetti (Conti però non li approfondisce ndr) che ci portano a voltare pagina».
    Varese quindi, pur in un momento in cui le finanze non abbondano (domani sera, giovedì 20, parlerà Rosario Rasizza e spiegherà il suo controverso tweet di alcuni giorni fa), tornerà sul mercato degli allenatori. Il toto-nomi è già iniziato anche se la suggestione Meo Sacchetti non appare una strada facilmente percorribile, almeno di primo acchito: il c.t. azzurro è ancora sotto contratto con la Fortitudo e ha costi ben più alti rispetto a quelli sostenuti per Bulleri.
    Molto più probabile quindi che si vada su un giovane, emergente ma già con esperienza solida alle spalle. Un identikit che potrebbe corrispondere a quello di Adriano Vertemati, ex tecnico (per nove anni) di Treviglio e attualmente vice di Trinchieri al Bayern Monaco. Una suggestione che andrà verificata nei giorni prossimi: se così fosse, sarebbe una scelta intrigante.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Da capocannoniere sul campo a pilastro della società nella stanza dei bottoni. Il prossimo passo di Luis Scola nella versione da cittadino acquisito di Varese sarà quello da giocatore a membro del consiglio di amministrazione?
    Nel suo ultimo colloquio prima della partenza per l’Argentina dove si allenerà per conto proprio tenendosi in forma in vista del raduno del 16 giugno per le Olimpiadi di Tokyo, «El General» avrebbe infatti espresso ed interesse per entrare nel capitale azionario della società biancorossa.
    Il ruolo sarebbe da definire con esattezza, ma l’ipotesi al vaglio è quella che Scola possa rilevare delle quote del club della città dove ha scelto di stabilirsi con la famiglia. L’acquisto della villa di Mustonate nell’estate 2020 era stato indicativo della volontà dell’argentino di fermarsi almeno per qualche anno in città.
    In attesa di decidere se chiudere o meno la carriera dopo i Giochi giapponesi (sotto questo profilo ancora nessuna certezza, pur con più segnali verso il no), la volontà di entrare in società con un ruolo attivo è un segnale chiaro del fatto che Scola si è «varesinizzato».
    Dunque alternative anche prestigiose come il sondaggio effettuato dai Minnesota Timberwolves della NBA per un ruolo nell’area tecnica non sono state prese in considerazione. E nella sua città adottiva «El General» vorrebbe iniziare la carriera dirigenziale attraverso un impegno diretto in società. Il tutto però non potrà concretizzarsi in tempi rapidi: tra le dichiarazioni di intenti e i passi formali c’è di mezzo una serie di passaggi tecnici che andranno effettuati una volta conclusi gli impegni olimpici di Scola. Che non tornerà in Italia prima della metà di agosto, tra raduno, ritiro e preparazione con l’Argentina e l’appuntamento di Tokyo in programma dal 23 luglio all’8 agosto.
    «Per il momento registro con soddisfazione una disponibilità ed un interesse a 360 gradi per dare una mano alla società; in che modi e con quali forme saranno da approfondire quando tornerà in Italia» spiega il presidente di “Varese nel Cuore” Alberto Castelli. Evidente però che la società biancorossa farà di tutto pur di assecondare il desiderio di Scola di scendere in campo a supporto del club.
    L’opzione più plausibile è che “El General” rilevi una parte delle quote attualmente detenute per il 95% da “Varese nel Cuore” (il restante 5% è del Trust dei tifosi). Questa soluzione non produrrebbe direttamente un aumento del budget per il club: il socio non ha specifici obblighi di investimento, al contrario partecipa all’eventuale copertura delle perdite in ragione della percentuale di quote detenute.
    L’eventuale ruolo di Scola non sarebbe quello del dirigente stipendiato ma da «socio d’opera» che metterà a disposizione il suo capitale di competenze e conoscenze sia per l’area tecnica che per quella della ricerca risorse.
    L’operazione andrà perfezionata entro la fine dell’estate, ma una volta definiti i dettagli pratici per «El General» si aprirebbero le porte della stanza dei bottoni - leggi CdA - del club guidato da Marco Vittorelli. Plausibile ipotizzare una mansione da vicepresidente analoga a quella ricoperta dal suo grande amico Xavier Zanetti all’Inter?
    «Per arrivare in fondo deve passare ancora tanta acqua sotto i ponti, ed al momento siamo alla sorgente...» la battuta di Alberto Castelli, preoccupandosi di evitare fughe in avanti. Ma è chiaro che per Varese sarebbe un’occasione irripetibile da cogliere al volo: poter contare su una delle figure più conosciute del basket a livello mondiale come ambasciatore e collettore di risorse potrebbe essere una svolta epocale per il futuro del club biancorosso.
    Giuseppe Sciascia

×
×
  • Create New...