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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Senza tra uomini e con le spalle al muro, la Openjobmetis rompe la serie nera (arrivata a sei partite perse) e si risolleva in maniera sorprendente nella trasferta di Trieste. Un ruggito nella notte giuliana, quello che arriva dal parquet dell’Allianz Dome, dove la squadra tornata nelle mani di Vertemati riesce a stringersi a coorte, a radunare tutte le forze a disposizione e a mandare al tappeto i padroni di casa, fino a ora imbattuti sul proprio campo.
    Un successo netto, 70-86, strameritato, costruito fin dal principio: Varese è infatti rimasta in vantaggio per gran parte della gara, trovando anche la forza per reagire quando (era il terzo periodo) l’Allianz aveva forzato i tempi, bucato la zona con Fernandez e si era spinta in avanti nel punteggio. Ma se in quel momento la reazione è stata immediata, nell’ultimo quarto i biancorossi hanno rotto gli argini, andando a segno a ripetizione mentre dall’altra parte gli uomini di Ciani avevano esaurito la propria spinta. Con gli occhi sorpresi di chi non si aspettava tanta energia dagli avversari, né tanta imprecisione da se stessa.
    Già l’energia, perché prima di celebrare i singoli va sottolineato quel che tutti gli effettivi di Varese (appena 7, con Virginio a fare l’ottavo per un minuto sul campo) hanno offerto alla causa comune. Contro una Trieste solidissima sotto canestro, la OJM ha strappato ben dieci rimbalzi in più; e dove non è arrivato il tagliafuori, ecco le mani rapide e le gambe reattive per rubare 10 palloni, contro i soli 3 recuperati dai giuliani. Indici di un impatto completamente diverso tra le due compagini (un applauso se lo merita anche Vertemati che ha scelto senza remore la zona a oltranza), a legittimare un risultato che riaccende le speranze dei tifosi varesini, con la squadra che lascia Pesaro da sola all’ultimo posto e che va a riacciuffare almeno la Fortitudo.
    I singoli dicevamo, vanno citati eccome: Ale Gentile prima di tutto, ai limiti del perfetto nello sfruttare il fisico e ricavare due punti a ogni possesso. 11-14 da 2 punti e 5 assist, con Mian e Campogrande sistematicamente messi in croce. E poi Trey Kell, che ha colpito due volte nello scatto iniziale ma che ha tenuto il meglio per la fine, quando ha (finalmente) fatto il “capo” gestendo al meglio i possessi che hanno allargato il divario. Sotto canestro, con Varese priva dei pivot Egbunu e Caruso, ci ha pensato invece un monumentale Sorokas autore di una doppia doppia da applausi, mentre Beane ha disputato una gara rovinosa per mezz’ora, salvo decollare fino in cielo nell’ultimo periodo di gioco. E forse proprio il suo sblocco, ha dato alla OJM quello sprint in più per staccare i rivali, rimettendosi così in carreggiata per la corsa salvezza che passerà anche dalla sfida interna a Tortona di sabato prossimo. Con l’augurio che i vari ex (Cain e Wright) seguano la stessa strada di Banks e Cavaliero a Trieste, quella di non fare male ai vecchi amici varesini.
    PALLA A DUE
    C’è Vertemati che ha smaltito il covid, non Wilson, Egbunu né Caruso tanto che a completare la squadra vengono chiamati Virginio e due giovanissimi, Frangos e Bottelli. Kell inizia da play titolare affiancato da Beane, Sorokas va a fare il pivot di fronte a Konate ma gli abbinamenti di fatto non contano, perché Varese è fin da subito a zona per proteggere l’area. Banks e Mian, ex di turno, sono i due esterni che affiancano il play Sanders nell’Allianz, mentre Cavaliero inizia di rincorsa.
    LA PARTITA
    Q1 – La zona ospite funziona: Trieste sparacchia da lontano e viene subito colpita da un Gentile implacabile in avvicinamento: 3-11 e timeout Ciani. L’Allianz prova allora a fornire palla in area e risale, respinta però da una doppietta dall’arco di Kell. Infine, dopo il -5 giuliano, una palla rubata è convertita da De Nicolao sulla sirena nel contropiede del 15-22.
    Q2 – L’uomo giusto per Ciani è Juan Fernandez che da lontano non sbaglia un colpo: Trieste si avvicina ma viene colpita dall’unica cosa buona di Beane (rubata e contropiede) in mezzo a una serie di errori infinita. Varese tiene quindi il vantaggio, anche perché Gentile continua a infilare canestri mentre Sorokas, pur con qualche amnesia clamorosa, regge l’urto sotto i tabelloni. Trieste con Sanders tocca anche il -2 ma un canestro di Jones e un’altra gestione ottima di Gentile mandano le squadre al riposo sul 36-43.
    Q3 – L’Allianz comunque è pronta a rientrare e ci riesce a inizio ripresa, quando Varese – tolto l’ennesimo duepunti di Alegent – pasticcia in diverse occasioni. Sulla spinta della rimonta, Trieste passa anche davanti con il solito Fernandez e tocca pure il +4, subito riassorbito dalla fiammata di Kell che rimette subito il match in parità. E parità sarà anche alla mezz’ora, 59-59, con Lever che impatta sulla sirena dopo i primi tentativi andati a buon fine di Beane.
    IL FINALE
    Ma proprio Beane, pur con percentuali disastrose al tiro, è quel che serviva a Varese per decollare in attacco. Dopo l’ultimo vantaggio interno (1 su 3 di Campogrande ai liberi), la guardia americana e Sorokas mettono la freccia, col lituano che infila anche un triplone centrale. Qui Trieste barcolla di brutto e allora Beane replica la prodezza dall’arco mentre Gentile e Jones reggono anche a guardia del canestro. Ciani riprova con Banks che finalmente dà un paio di segni di vita ma è troppo poco, perchè l’Allianz è preda della paura e non segna più, concedendo invece a Kell di apparecchiare il gran finale. Tocca a lui chiudere i conti con un paio di triple e una schiacciata in entrata che spazza via gli ultimi dubbi. La Openjobmetis torna a vincere (70-86) e a sperare: ora però si continui così.
    Damiano Franzetti

  • banksanity6
    Qualcuno potrebbe leggere nella partita di questa sera un buon segnale per quanto riguarda l'orgoglio di chi ha potuto scendere in campo. Mi sento di andare contro corrente e di segnalare che sono molto più preoccupanti i segnali negativi che si sono evidenziati contro una Brindisi che non è sembrata irresistibile ma che ha sempre dato l’idea di controllare il match. Gentile ha giocato una partita pessima, volendo e forzando tante conclusioni ma andando sistematicamente a schiantarsi contro la difesa preparata alla perfezione da Vitucci. Questa Varese non ha bisogno del One Man Show, ha bisogno di coralità, di unione tre i giocatori e staff, di giochi che mettano in ritmo a rotazione tutti e non di un salvatore della patria che oltre tutto non salva nemmeno se stesso. Le assenze non sono un alibi sostenibile, serve un cambiamento radicale e l’immobilismo che si respira non è la ricetta per guarire questo malato grave. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:

    kell 5 : se dal punto di vista fisico è comprensibile che non sia ancora al top la parte più preoccupate è l’aspetto mentale perché, se nel giorno in cui Gentile deraglia, quello che dovrebbe essere il secondo leader di questa squadra, sbaglia quasi sempre le letture e fatica a trattare in modo accettabile il pallone. A questa Varese serve ben altro. CONFUSO

    Gentile 4 : partita orrenda da tutti i punti di vista, dalle forzature continue, dal body language sia nei versi della panchina che nel confronto dei suoi compagni, segno chiaro che qualche problema all’interno dello spogliatoio c’è e come. Serve una inversione di tendenza immediato altrimenti si va a fondo come il piombo. ANCORA

    Amato S.V. :

    Beane 6,5 : l’unico insieme a Jones che riesce a trovare soluzioni in attacco vista l’assenza assoluta di giochi che possano rendere pericolosi i biancorossi in attacco. Certo, qualche volta commette errori banali, ma nel vuoto assoluto o quasi proposto dai compagni , è l’unica luce che ogni tanto si accende. LAMPADINA

    Sorokas 5,5 : partenza in quintetto dove sembra voler ricalcare le orme della bella prestazione (sua personale) fatta a Treviso una settimana fa. Ma il sacro fuoco si esaurisce molto, troppo in fretta e si fa sentire solo a rimbalzo. FUOCO DI PAGLIA

    De Nicolao 5 : in 26 minuti davvero un impatto inconsistente. Il fatto di partire dall’inizio avrebbe dovuto motivare e suscitare un qualcosa in lui ma nella partita di ieri si è adattato alla mediocrità generale dei sui compagni quando ci saremmo aspettati tutt’altra partita. SPENTO

    Librizzi N.E.

    Virginio N.E.

    Ferrero 6,5 : gioca diversi minuti anche per sopperire alle mancanze di Gentile e si fa apprezzare sia difensivamente che al tiro dalla lunga distanza dove chiude con un ottimo 3 su 5. Peccato per l’ultima bomba che non tocca nemmeno il ferro, sarebbe stata importante fosse entrata. DUTTILE

    Jones 6,5 : JJ ha sicuramente un impatto molto importante in attacco anche se dovrebbe cercare di limitare le forzature in entrata; caricare a testa bassa spesso non è produttivo. E’ sicuramente in serata anche col tiro dall’arco e infatti riesce ad aprire l’area maggiormente rispetto alle altre partite. In difesa però fatica ad imporsi e così ne risente tutto il sistema. ARIETE


  • simon89
    Chiude con una sconfitta – la quinta consecutiva in sei gare di campionato – una settimana tremenda per la Pallacanestro Varese, cui non riesce un miracolo in terra trevigiana. Al PalaVerde fa festa la Nutribullet padrona di casa con un punteggio, 96-78, che non racconta nel modo giusto l’accaduto, anche se il successo dei veneti è meritato sull’arco dei 40′ di gioco.
    La Openjobmetis, questa volta, ha più di un sussulto anche se per il momento non sappiamo se quanto visto sia una vera reazione al momento nero o, soltanto, uno scatto di nervi fine a se stesso. E di certo la prossima partita (in casa contro una Brindisi lanciatissima) non è il miglior banco di prova per stabilire a che punto è Varese. Tuttavia da questa serata si può provare a trarre indicazioni positive: i biancorossi, affidati al duo Cavazzana-Seravalli per l’assenza del contagiato Vertemati, comandano il match per 20′ e, a inizio quarto periodo, trovano anche la forza di risalire sino al -5. Poi però il blackout definitivo, il crollo che concede a Treviso una serie di canestri mentre dall’altra parte arrivano quasi solo palle perse a polverizzare ogni speranza di fare l’impresa.
    Difficile, obiettivamente, portare a casa la pelle dala PalaVerde viste le condizioni: Varese si è presentata senza pivot (Egbunu con il virus, Caruso dito rotto) e senza l’impalpabile Wilson (anch’egli Covid) che purtroppo pare aver passato il testimone a Kell. Se infatti ogni giocatore della Openjobmetis ha provato a dare il proprio contributo, il play pescato in Polonia è stato insufficiente lungo tutto l’arco del match, dando forse lo strattone decisivo nell’affossare la OJM che forse, con lui in bolla, avrebbe potuto prolungare il testa a testa e togliere qualche certezza alla Nutribullet. Tre punti, 1-6 al tiro, giusto 4 assist per non affondare del tutto: non può essere questo il tabellino di uno che dovrebbe bilanciare la presenza di un giocatore come Gentile nella rosa della squadra.
    L’ex azzurro ha vissuto una serata a due volti: ottimo nella prima parte quando ha affettato Bortolani ma poi in calo verticale dopo l’intervallo, specie nel terzo periodo, quando Sokolowski lo ha contenuto bene mettendolo anche in croce nella metà campo biancorossa. Perso il suo apporto e sceso anche quello di Jones, Varese si è affidata a un pimpante Beane e a un coraggioso Sorokas ma la varietà di soluzioni trevigiane (dove ha brillato l’ex Dimsa) si è fatta via via incontenibile per una OJM che per un buon periodo si è affidata alla zona cavandone anche diversi risultati positivi, checché ne dica il comandante in capo Vertemati, contrario a questo genere di tattiche. Cavazzana – non impeccabile nella gestione di Gentile e nelle tempistiche dei timeout – non ha invece avuto remore a mixare le difese rallentando a più riprese il gioco di Treviso. Ma alla lunga le trappole si sono esaurite e per i veneti il finale si è messo in discesa.
    PALLA A DUE
    De Nicolao in quintetto, Beane dalla panchina e Sorokas pivot: questo il bouquet di scelte iniziali di Vincenzo Cavazzana che in difesa comincia subito a zona 2-3 per rallentare l’impatto di Treviso. Menetti lancia Bortolani e Akele in quintetto con quest’ultimo che affianca Sims, temuto viste le assenze nel pitturato di Varese. Comincia da seduto invece l’ex Dimsa che si dimostrerà decisivo.
    LA PARTITA
    Q1 – Buon piglio iniziale della OJM che scatta sul 5-12 (due stoppate di Gentile a Bortolani) vincendo la scommessa sull’arco, da dove i tiratori veneti hanno ancora le mani fredde. Il timeout di Menetti risveglia i suoi ma i balzi di Jones vicino a canestro e una raffica da 3 punti di Beane danno a Varese il vantaggio alla prima boa, 24-30.
    Q2 – La OJM riparte bene, ancora con Jones, e tocca il +11 ma poco dopo una schiacciata fallita di Beane apre il campo per la tripla di Sokolowski e Treviso è alle spalle. La replica è di Gentile e De Nicolao però per i veneti cresce Akele, una sentenza dalla media distanza; è proprio lui a impattare sul 44-44 poco prima della seconda sirena, con Kell e Gentile che sbagliano gli ultimi due attacchi.
    Q3 – Il solito tallone d’Achille – l’impatto nella seconda metà di gara – è di nuovo fatale alla OJM che ricomincia la gara con due triple sul groppone per il primo break trevigiano. Stavolta su Gentile c’è Sokolowski e l’ala varesina ne risente, inizia a forzare e fatica anche in difesa. Il periodo si tinge di biancoazzurro con l’accoppiata Akele-Russell a colpire; la OJM va sotto ma riesce almeno a non sbragare: 67-59.
    IL FINALE
    La squadra di Menetti prova quindi a dare l’ultima spallata, trovando finalmente maggiore continuità da Sims. Sembra la strada giusta ma intorno al 34′ Varese mette i brividi ai tifosi locali perché Ferrero infila la bomba, Sorokas segna su assist di Gentile e poi ne offre uno a Jones. A 5′ dalla fine Treviso si deve rifugiare in timeout con la Openjobmetis alle costole, ma nel giro di 2′ i biancorossi perdono tre palloni: i veneti ringraziano e non hanno pietà nel colpire a ripetizione. In pochi istanti, il divario si allarga sino alla sirena, con i ragazzini in campo, suonata sul -18, 96-78. Troppo, per quel che si è visto, ma la realtà è questa.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Il CdA della Pallacanestro Varese ratifica il ruolo da timoniere di Luis Scola. “El General” sarà il nuovo plenipotenziario dell’area tecnica biancorossa, acquisendo le competenze decisionali del dimissionario Andrea Conti. L’a.d. nominato il mese scorso avrà la gestione strategica del club, avvalendosi di figure già presenti nell’organigramma societario per la gestione dell’ordinaria amministrazione.
    Al team manager Max Ferraiuolo toccheranno i compiti da “ufficiale di collegamento” tra la squadra e Scola, mentre Mario Oioli si occuperà dei rapporti con gli agenti e degli aspetti burocratici. Come previsto non ci saranno nuovi ingressi nell’organigramma biancorosso al posto di Conti, limitandosi ad anticipare il ruolo centrale di Scola nella fase embrionale del suo impegno progressivo nelle quote della società biancorossa (in tempi relativamente brevi l’acquisizione del 10%, ma a culmine del progetto quinquennale la stella argentina dovrebbe arrivare al 51%).
    Per quanto riguarda gli aspetti tecnici, confermata la fiducia ad Adriano Vertemati al quale è stato chiesto un cambio nelle strategie tecniche funzionale alle idee del “General”, al momento non sembrano in vista operazioni di mercato imminenti in attesa di verificare il personale tecnico attuale nel contesto della nuova identità.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Il disastro tecnico, la disfatta tattica e, infine, la spaccatura interna alla società. La Pallacanestro Varese non si fa mancare niente in una serata da tregenda, un anticipo di Halloween dove di arancione non c’è una zucca ma un pallone che si ostina a entrare nel canestro difeso (parola grossa…) dalla Openjobmetis mentre non infila mai il cerchio dall’altra parte del campo.
    A Masnago, suo vecchio feudo, torna a fare festa Attilio Caja che conduce senza incertezze una Reggio Emilia già bella di suo e resa scintillante dalla mancata opposizione di quella che sarebbe dovuta essere l’avversaria di turno. Per l’ennesima volta infatti, Varese neppure ci prova a evitare di farsi travolgere e il cattivo approccio alla gara si trasforma in resa incondizionata con il passare dei minuti fino al disastroso -39 della sirena, 67-106, una delle maggiori umiliazioni ricordate da queste parti in tanti anni. Un crollo completo, imbarazzante, difficile anche da commentare e che – è la cosa peggiore – fa scopa con il -41 di Bologna e il -16 di settimana scorsa a Cremona, proporzione differente ma stessa identica matrice.
    E la rumba prosegue nel dopo gara, quando Caja – che prova a lungo a parlare solo dei suoi – non rinuncia a sganciare un siluro verso Andrea Conti («il rapporto con lui è stato pessimo fin dal primo giorno») e con lo stesso Conti che pochi minuti dopo, commosso, spiega come da domani non sarà più direttore generale. Una decisione covata da tempo per «scarsa chiarezza» e il riferimento (lo dice lui stesso) è al ruolo assunto da Luis Scola in società, di fatto sovrapponibile a quello del dirigente nato a Rho. Una situazione su cui in molti si erano interrogati che, però, probabilmente non avrebbe creato problemi nel breve se la squadra avesse avuto un cammino normale. «Non sono qui a rubare lo stipendio e non sono un codardo – chiude Conti – La scelta non viene dalla partita di stasera, reputo Vertemati un grande allenatore che va sostenuto e credo che l’instabilità in società si sia riflessa anche sulla squadra».
    Nel mezzo tra Caja e Conti ha invece parlato Vertemati che ha potuto fare poco per difendere l’indifendibile Openjobmetis di oggi e non solo, ma che ha anche detto a chiare lettere di non avere paura di perdere il posto. «Non sono abituato a vivere così il mio mestiere, non posso allenare se ho paura, poi sta ad altri prendere decisioni». “Altri” che però da questa sera sono soltanto Toto Bulgheroni e lo stesso Luis Scola, visto l’addio del dg: a prima vista è difficile pensare a una sterzata anche in panchina (un inattivo ci sarebbe, ha i baffi e si chiama Romeo) ma è chiaro che questa squadra debba trovare immediatamente una scossa. A oggi è per distacco la peggiore della Serie A, con il lato “mentale” preoccupante tanto quanto quello sportivo, atletico e tecnico. Vertemati stesso spiega che in queste situazioni, talvolta, la soluzione sia più vicina a quello che si creda e vorremmo credergli. Ma in questo momento – con ancora le immagini di 3-4-5 rimesse sbagliate dai suoi giocatori – non ce la facciamo proprio.
    PALLA A DUE
    Tanti applausi e qualche sporadico fischio per Attilio Caja alla “prima volta” a Masnago dopo il burrascoso divorzio di 13 mesi fa. Troppo profondo il segno lasciato dall’Artiglio a Varese per raccogliere zizzania al suo ritorno. Applausi anche per l’altro ex Arturs Strautins che in avvio resta in panchina perché nel ruolo Caja schiera il temuto Olisevicius, opposto a Gentile. Vertemati deve rinunciare a Beane che non si è allnenato per via di un doloroso problema dentale: in quintetto torna quindi Wilson.
    LA PARTITA
    Q1 – Caja mette Reggio a zona per la primissima azione della gara. Poi torna a uomo ma lancia subito un avvertimento: possiamo provare con ogni modo a rompervi gli schemi. Varese prende canestro ogni volta che Reggio tira, poi riesce a darsi una raddrizzata e a sorpassare grazie a qualche tripla. Nel finale però, i biancorossi balbettano in lunetta, Cinciarini regala assist a tutti e Reggio conduce 19-25.
    Q2 – Un divario che va subito in doppia cifra a causa di Crawford ma anche di palle perse in modo imbarazzante dai giocatori di casa, che regalano la sfera anche sulle rimesse ai dirimpettai. Lo stesso Crawford è una furia, mette in croce De Nicolao e conduce i suoi sino al 30-49 di metà gara.
    Q3 – «Almeno stavolta, in casa, vedremo una reazione» ci si racconta nell’intervallo e invece le speranze vanno immediatamente in fumo. Il tempo di un canestro di Gentile, poi la UnaHotels prende di nuovo il sopravvento con estrema facilità bucando a ripetizione la difesa. Strautins si “gasa”, segna 11 punti nel periodo ed è il protagonista dell’ennesimo strappo che porta a +26 i suoi (50-76).
    IL FINALE
    Gli argini sono ormai rotti. Jones prova almeno a fare bottino per sé (non lo consideriamo un complimento…) ma è l’unico con Egbunu a dare segnali di vita. Reggio invece non si ferma e fa proseliti perché i tifosi varesini, stufi di fischiare i proprio giocatori, si mettono ad applaudire gli avversari con convinzione. Olisevicius e festeggiato al raggiungimento di “quota 100”, poi tocca a Caja prendersi cori e applausi sempre più forti. Suona la sirena, 67-106, Vertemati esce a spron battuto dal campo nonostante Egbunu lo richiami per il saluto finale. Non funziona nulla. E il dopo gara riserverà una ulteriore sorpresa.
    Damiano Franzetti

  • banksanity6
    Forse la più brutta partita disputata da Varese in casa insieme a quella del 2015 persa contro Caserta nell'era Moretti. Mai stati in partita e con un linguaggio del corpo da parte di tutti i componenti della squadra che non hanno fanno intravedere nulla di buono nemmeno per il prossimo futuro. Perché sbagliare una partita, seppur fondamentale, ci sta ma sbragare sotto tutti gli aspetti come è successo ieri contro Reggio Emilia ha dello sconcertante. E come se non bastasse, a fine partita arrivano anche le dimissioni del Direttore Generale Andrea Conti che evidenziano ancora di più, se ce ne fosse bisogno, che i problemi sono dentro, fuori e intorno alla squadra. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:

    Kell 5 : preso il suo tabellino la sua prestazione non sembrerebbe nemmeno tremenda. In realtà vive sulle sue individualità e non riesce mai a coinvolgere né tantomeno ad attivare i suoi compagni. Non il play che dovrebbe essere. SOLISTA

    Gentile 4,5 : non riesce a ripetere le ottime prestazioni delle partite precedenti anzi si intestardisce nel voler risultare il salvatore della patria ma fa la fine di Napoleone a Waterloo. CAPORETTO

    Amato 4 : buttato nella mischia nella speranza di trovare una scintilla ma fatta eccezione per una bomba della sua prestazione rimangono solo tanti sdeng sul ferro e una incapacità costante di tenere il suo uomo.  SPENTO

    Beane N.E.

    Sorokas 4 : chiamato presto a dare il suo contributo per l’inizio partita di Jones totalmente negativo non sembra nemmeno lui riuscire a dare un contributo sufficiente perdendo consistenza col passare dei minuti. SOVRASTATO

    De Nicolao 4,5 : fatto a fette da Crowford in tutti i modi e nonostante una serata che lo vede perfetto al tiro è costretto a uscire per 5 falli. Non riesce a dare il giusto contributo in regia. AFFETTATO

    Wilson 4 : ennesima prova fallita dalla guardia americana che illude segnando il primo tiro ma poi torna nel suo status di oggetto misterioso. Non è solo lui a non aver funzionato ieri ma il suo atteggiamento certo non aiuta né lui né i compagni. PULCINO

    Librizzi N.E. :

    Egbunu 4 : long John sta vivendo il momento più difficile da quando è sbarcato in Italia. Forse gli si stanno chiedendo cose che non appartengono propriamente al suo bagaglio tecnico e la sua reazione “esplosiva” ad un richiamo in panchina di Vertemati non fa altro che confermare questa tesi. Certo anche lui, sembra spesso spaesato e in difficoltà su quello che deve fare. PETARDO

    Ferrero 4 : questa volta il capitano non riesce a dare un contributo utile alla causa; sparacchia e male in attacco e non riesce, se non commettendo fallo, a fermare nessuno. PALO DELLA LUCE

    Jones 4,5 : inizio da incubo in cui ogni sua iniziativa si trasforma in una palla persa. Solo nel finale, quando le maglie della difesa di Reggio si allargano, riesce a segnare ma come già successo a Cremona con i giochi abbondantemente fatti. La potenza è nulla senza controllo cit. PIRELLI

    Caruso S.V.


  • simon89
    L’Openjobmetis crolla sotto il peso delle sue inadeguatezze, regalando ad Attilio Caja un dolcissimo ritorno a Masnago. E nel dopopartita da “day after” anche lo choc delle dimissioni di Andrea Conti dalla carica di general manager, annunciate poco dopo la sirena finale. Toccherà alla società valutare la situazione, ma sicuramente il gesto dell’ex giocatore ha un peso importante.
    Quarto stop consecutivo per Varese, travolta dalle geometrie di una solida Unahotels (8 in doppia cifra e 27 assist), capace di impartire una severa lezione ad una squadra senza arte né parte. Una figuraccia inspiegabile per una serata da tregenda che fa suonare l’allarme rosso: l’OJM travolta da Reggio Emilia con un passivo da minime al Polo Nord (per la seconda volta in 5 gare dopo il meno 41 di Bologna) dà la sensazione di essere tecnicamente mal assortita e psicologicamente labile. Oggi Varese è di gran lunga la peggior squadra della serie A, e il pur modestissimo Wilson non è certo il problema principale di una squadra che oggi batte in testa nel suo asse portante, se il leader offensivo Gentile va fuori giri e quello difensivo Egbunu è un disvalore che pesa doppio considerando quanto è costato confermarlo.
    Un disastro totale del quale non si aveva memoria dai tempi dell’anno della retrocessione in LegAdue, o del meno 35 casalingo nel derby contro Cantù costato l’esonero a Giulio Cadeo. La squadra di Vertemati non è semplicemente esistita in ogni aspetto del gioco, a partire da una difesa nuovamente impresentabile come a Cremona. Varese ha concesso di tutto agli esterni ospiti (75% da 2 per l’Unahotels), e sui cambi difensivi ha subito di tutto da distanza ravvicinata. E in attacco, complice la serata no di un Gentile incaponitosi nella sfida contro il mondo, ha mostrato una disarmante pochezza che non può essere giustificabile solo con l’assenza di Anthony Beane (debilitato da una infezione che lo ha tenuto fermo per tutta la settimana). Una sconfitta pesantissima nelle proporzioni e nelle tempistiche, che riapre ovviamente il dialogo sulle scelte su Caja e sul post-Artiglio: la gente di Masnago – peraltro poca, non più di 2000 – fischia già all’intervallo e poi inneggia al coach pavese quando si precipita senza paracadute fino a meno 40. Per Varese è la notte più buia e le riflessioni devono essere profonde per scegliere indirizzi e modalità degli indispensabili correttivi.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Se questa doveva essere la partita giusta – dopo i due confronti impossibili con Virtus e Milano – per mostrare il vero volto della Openjobmetis, siamo fritti. A Cremona, come già al PalaDozza, la squadra di Vertemati esce con le ossa rotte e quel che è peggio non lascia neppure spazio a giudizi positivi. Dominata dal primo minuto, burrosa in difesa (il colabrodo è la madre di tutti i problemi), Varese è anche un minestrone insipido in attacco: organizzazione farraginosa, iniziative personali isolate (e forzate), percentuali orrende dall’arco dei 3 punti e via discorrendo.
    Tutte cose che poi, dicevamo, si riflettono anche in retroguardia perché le palle perse generano azioni rapide degli avversari, perché chi non tocca boccia in avanti non è invogliato a sbucciarsi le ginocchia a guardia del canestro, perché quando nulla funziona – questa è l’impressione – c’è poco da fare. Ne esce un disastroso 94-78, terza sconfitta consecutiva che spazza via pure le belle sensazioni che il popolo biancorosso aveva avvertito sette giorni fa, con la sconfitta in volata contro l’Olimpia. E lancia ombre sinistre sulla squadra, già sul fondo della classifica dopo appena quattro giornate, con all’orizzonte il fantasma di Attilio Caja che farà visita a Masnago tra una settimana.
    Al PalaRadi -dove tra l’altro non ha giocato Peppe Poeta, leader della Vanoli – non c’è davvero nulla da salvare: i bottini personali che leggete nel tabellino (Gentile 18, Jones 14) sono stati costruiti a partita persa, i lampi di classe mostrati da Kell con l’Armani restano stavolta impigliati tra palle perse e tiri sbilenchi ma, appunto, prima di giudicare l’impatto dei singoli ci preme sottolineare come questa Varese non abbia dato l’impressione di sapere giocare di squadra. E come a Cremona è mancato del tutto anche l’orgoglio: possibile che la OJM abbia preso 29 punti (ventinove!) sia nel primo sia nel terzo periodo? E se sbagliare l’approccio al 1′ può anche succedere, è imperdonabile che la stessa cosa accada a metà gara, dopo aver già preso sculacciate dagli avversari. Dopo una rumba del genere, fa quasi tenerezza doversi occupare di Wilson: la guardia ha combinato qualcosina, ma resta ampiamente inadeguata a questo livello, e lì si potrebbe agire per migliorare la squadra. Ma il Profeta Elijah rischia di essere una foglia di fico, visto il rendimento dei compagni e il non gioco messo in campo dall’allenatore. I campanelli d’allarme, risuonano molto forte.
    PALLA A DUE
    Adriano Vertemati prova a variare il quintetto base: c’è Kell dal 1′ dopo la bella prova con Milano e c’è pure Beane che scalza il deludente Wilson tra i titolari confermando poi il trio Gentile-Jones-Egbunu. Dalla parte opposta, Galbiati deve fare fronte alla pesante assenza di Poeta: la regia è affidata a Spagnolo che disputerà una partita maiuscola. Con rotazioni ridotte, il coach Vanoli schiera Harris e Cournooh tenendo di rincorsa Miller. Sotto i tabelloni c’è McNeace a sfidare Egbunu.
    LA PARTITA
    Q1 – Ale Gentile risponde da post basso ai primi punti cremonesi ma bastano 3-4 minuti alla Vanoli per scavare il primo solco. Ci pensa Harris a colpire, con la complicità di una difesa che salta per aria al primo blocco avversario. Vertemati ruota il quintetto, trova un briciolo di intensità da De Nicolao ma è poca roba anche perché dall’arco Varese non segna proprio mai (0/7) e in attacco è una forzatura unica. Quando la sirena suona, il tabellone dice 29-18 con il terribile presentimento che il copione sarà quello.
    Q2 – Nell’arco dei secondi 10′, la OJM rosicchia qualche punto e per un momento scende anche al di sotto della doppia cifra di svantaggio. Ma probabilmente ciò accade più per le forzature e gli errori di Miller che per meriti a tinte biancorosse. Tre liberi di Beane danno un minimo di speranza verso il finale del periodo che termina sul 43-33: dieci punti che paiono un buon viatico visto quel che Varese ha mostrato in campo.
    Q3 – Ma dopo l’intervallo, si rivede una Cremona al galoppo e una Varese zoppa. Il periodo è dominato da un 18enne di lusso, Matteo Spagnolo, che il Real Madrid ha prestato alla Vanoli. Il giovane talento pugliese le indovina tutte, abbinando spettacolo e concretezza. Cose che Varese non trova mai (degne di nota le prime due triple della serata, firmate Gentile, dopo il 25′) e così il divario torna ad allargarsi sino al 72-53 della terza sirena.
    IL FINALE
    Poco da scrivere nell’ultimo quarto: quand’anche Varese trova qualche guizzo con Beane, Jones e Gentile (che ingaggia battaglia con il pubblico dopo un tecnico per proteste), dall’altra parte Cremona restituisce colpo su colpo. Si va verso l’archiviazione senza sussulti, senza rimonte, senza neppure afflosciamenti dei padroni di casa che, anzi, gasati per l’andamento della partita non mollano mai, come è giusto che sia. Finisce 94-78: per Varese la notte è davvero nera.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    A tanto così dall’impresa. L’Openjobmetis uscita con le ossa rotte da Bologna sette giorni fa, arriva a un soffio dal sorprendere e battere una Milano che in Eurolega è partita con due vittorie roboanti. Il derby di Masnago finisce 79-82, con l’ultimo pallone arrivato fino al ferro con una tripla di Gentile, purtroppo non andata a bersaglio. Sarebbero stati supplementari tutti da scoprire, da giocare e chissà, da vincere. Non è andata così, e nell’aria del palazzetto aleggia pure un sentimento antico di beffa, per un arbitraggio – diciamolo subito e togliamoci il pensiero – che non è certo scandaloso definire “sbilanciato”. Con tante decisioni dubbie, scivolate a favore degli ospiti.
    Perdere il derby fa sempre male, e bene fa Vertemati a dirlo subito («Quando non si vince non si può essere soddisfatti») ma allo stesso tempo è giusto dare uno sguardo più ampio, dal quale emerge una Varese diametralmente opposta a quella in formato “agnello sacrificale” di Bologna. L’Openjobmetis che affronta l’Olimpia è un’altra cosa ma ha anche un uomo in più, Trey Kell: il play avrebbe dovuto giocare una decina di minuti e invece è rimasto in campo quasi mezz’ora mostrando ai suoi nuovi tifosi tante giocate da stropicciarsi gli occhi (e 11 punti con 4 assist). Se il buongiorno si vede dal mattino, con Kell possono cambiare gli orizzonti futuri, soprattutto poi se Gentile fa il Gentile (25 punti), se Egbunu vince le battaglie d’area (non tutte, però da lui arriva un’altra doppia-doppia) e via discorrendo.
    Per battere Milano, purtroppo, tutto ciò non è bastato ma l’AX Exchange ha dovuto davvero spremere minuti e sudore dai suoi uomini più importanti: Rodriguez ha diretto l’orchestra (7 assist) da cui gli assoli migliori sono arrivati da Melli (14), Hall (16) e da uno Shields impreciso ma decisivo nei momenti chiave. Contro tanta qualità però, Varese ha messo in mostra quell’impatto fisico tanto celebrato in sede di mercato (42-34 a rimbalzo) abbinandola a una grande attenzione a livello gestionale, con sole 8 palle perse. A Vertemati è mancato Wilson, per la terza volta su tre, e se giustamente il coach lascia scivolare la domanda in sala stampa sulla guardia americana, è evidente che lì Varese, in questo momento, ha un buco nero.
    Ora, per certificare il cambio di rotta, si profila all’orizzonte una partita da vincere a tutti i costi, la trasferta a Cremona su un campo troppo spesso ostico. Da martedì bisognerà progettare il sacco del PalaRadi: la Varese di stasera merita un bis. Se poi arrivasse in uno scontro importante come quello contro la Vanoli, tanto tanto meglio.
    PALLA A DUE
    Il fattore campo si sente poco prima della contesa. Gli applausi copiosi a Pozzecco ci stanno tutti, ma Milano è accolta dal pubblico quasi con indifferenza e pure la OJM non è che entri circondata dalla bolgia mentre l’impianto tronca a metà l’inno di Mameli, completato a voce dal pubblico. In tribuna anche Carlo Recalcati e l’oro olimpico varesino Federica Cesarini, accolta da un bell’applauso.
    In campo Vertemati parte con i cinque già visti con Brescia e Virtus ma la notizia più importante è la presenza a referto di Trey Kell, pronto per una manciata di minuti. Messina tiene a riposo Hines (fuori dai 12): il pivot è Tarczewski che affianca il duo azzurro Melli-Datome. Gli esterni del quintetto Olimpia sono Grant e Hall.
    LA PARTITA
    Q1 – Milano prova a ruggire nei primi minuti con Hall, ma quando Alessandro Gentile accende il turbo tocca alla OJM fare la partita. L’ex di turno è una furia e va a segno per un totale di 13 punti nei primi 10′. Milano resta comunque vicina con Hall e nel finale passa avanti nonostante un bell’impatto da parte di Kell: al 10′ è 19-21.
    Q2 – Il secondo bel momento della Openjobmetis è nella prima metà del secondo quarto quando anche Beane si apposta sull’arco e manda a segno una doppietta. Il divario ora è varesino e si allarga sino al 29-21, con il giallo di due punti non assegnati nonostante un’evidente stoppata irregolare su Sorokas. Melli e Ricci ricuciono presto il divario, però Varese non arretra: tripla di Amato e schiacciata di Egbunu su assist di Kell. Purtroppo nel finale è ancora l’Olimpia a segnare e l’intervallo arriva in parità perfetta, 40-40.
    Q3 – Negli spogliatoi l’AX capisce di dover cambiare marcia e con Rodriguez al volante ci riesce, almeno per un po’: parziale di 4-14 e partita che sembra indirizzata, però l’OJM reagisce e – senza lo spagnolo in campo – ci mette poco a recuperare. Il controsorpasso porta anche la firma di Caruso e Ferrero (3 e 5 punti), mosse che un po’ sorprendono una Milano che continua ad avere “spintarelle” dai fischietti: alla terza sirena Varese conduce a sorpresa 64-60.
    IL FINALE
    A questo punto val la pena provarci, anche se l’ingresso nell’ultimo quarto è difficile. Antisportivo (dubbio) a Gentile che si tuffa per recuperare una palla persa; poco dopo gli arbitri vanno al replay per un altro fallo dell’ala che in caso di antisportivo sarebbe espulso. Nulla di fatto e allora ecco il meraviglioso assist per la schiacciata di Egbunu in testa a Datome. Milano si affida a Ricci (tripla pesante) ma anche a Hall (canestro in entrata) e Shields, a lungo impreciso ma capace di aggiungere due punti molto utili: Varese non si arrende, entra nella volata finale con leggero svantaggio ma trova di nuovo Gentile. Canestro dalla media e poi, dopo una tripla sputata dal ferro, canestro da 3 a riaprire i giochi a una manciata di secondi dal termine (dopo guizzo precedente di Jones a ridurre ancora il divario). Ricci ha la palla per chiuderla ma Jones si allunga e lo stoppa, la OJM può imbastire un ultimo attacco nel quale Beane rifiuta la tripla e serve Gentile. L’ex ci prova e arriva a pochi centimetri dall’impresa, ma alla fine fa festa Milano. Alla squadra di Vertemati restano gli applausi dei 1.700 di Masnago, e pure un certo amaro in bocca.
    Damiano Franzetti

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