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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Un po’ un sospiro di sollievo, un po’ una occasione mancata ma l’obiettivo prioritario era la salvezza e questa Openjobmetis l’ha raggiunta al 29° turno, il penultimo, nonostante la sconfitta interna (73-79) contro una Trieste pimpante e aggressiva. La notizia migliore per Varese arriva quindi da Bologna dove la Fortitudo di un ottimo Banks – cuore biancorosso – infilza Cantù in uno spareggio senza ritorno e manda in Serie A2 i brianzoli, almeno in attesa di decisioni a tavolino. Ma la sostanza è quella: sul campo la OJM è salva grazie a tre mesi nella quale la squadra di Bulleri è riuscita a cambiare marcia e a scrollarsi di dosso errori, sfortune e paure.
    Bene fa il coach di Cecina a ricordarlo nel dopogara: «Il 25 gennaio perdemmo con Trieste, eravamo reduci dal Covid, andammo là con 7 giocatori e avevamo 6 punti in classifica. Se ci avessero detto che il 25 aprile saremmo stati salvi pur perdendo in casa avremmo firmato subito e spero che tutti siano onesti nell’ammetterlo. Diamo atto a questi ragazzi di essere usciti con pieno merito da una situazione sportivamente drammatica». Un messaggio forte, da parte del Bullo, a una squadra che oggi vale ben più di una posizione di rincalzo, ma purtroppo la classifica si fa sull’arco dell’intero anno e gli intoppi e gli sbagli della prima parte della stagione sono una tassa ancora presente.
    La matematica, nel frattempo, è benevola due volte: oltre alla salvezza raggiunta c’è infatti anche una residua possibilità di andare ai playoff, nonostante tutto. In questo pazzo campionato infatti, l’ammucchiata di squadre appena salve a quota 20 punti sono addirittura in corsa per l’ottava posizione (ma sarà difficilissimo riuscirci). Chi invece ai playoff c’è senza dubbi è proprio l’Allianz che si è lasciata alle spalle i balbettii di poche settimane fa mostrando talento, voglia e aggressività. Non è sbagliato dire che la formazione di Dalmasson abbia meritato anche se nell’ultima frazione (si partiva dal 53 pari) tutto sarebbe potuto accadere.
    La bilancia negli ultimi 10′ però ha iniziato a pendere dalla parte degli ospiti più precisi e cinici rispetto a una Varese un po’ arruffona e soprattutto poco precisa dall’arco (7 su 30). Proprio da lì i vari Alviti e Doyle hanno infilato i canestri del break da cui Varese non è riuscita a risalire. Troppi i giri a vuoto in casa Openjometis: male Scola, francobollato da Da Ros, malissimo il neo-papà Morse, male pure Strautins mentre Douglas e Ruzzier sono andati un po’ in altalena. A provare a far saltare il banco ci ha pensato di nuovo Beane tra prodezze e boiate (più frequenti le prime, va detto) ma l’assaltatore USA avrebbe avuto bisogno di qualche spalla, di qualche zampata dei veterani che però non è arrivata. E così i due punti hanno preso la strada di Trieste lasciando Varese con tanto tempo libero prima dell’ultimo match del 10 maggio a Brindisi. Si tira il fiato, doppiamente visto il verdetto di coda, ma c’è ancora spazio per una chiusura in bellezza.
    PALLA A DUE
    Nessuna novità di rilievo nel pre partita rispetto alle previsioni. Varese, alla ricerca della salvezza, è in campo al completo e con il quintetto ormai consueto, con Scola da “4” accanto a Egbunu. Dalmasson, sulla panchina avversaria, deve rinunciare a Fernandez e va con Doyle playmaker; Grazulis è invece recuperato, pur partendo nel secondo quintetto: accanto al pivot Delia c’è quindi Da Ros.
    LA PARTITA
    Q1 – Non è una gran Varese quella che approccia il match. Il punteggio in avvio è equilibrato – bravo Ruzzier nelle prime battute – ma Trieste appare più vivace e aggressiva (tre rimbalzi d’attacco in un amen) e così, dopo la metà del periodo, prova a scappare in avanti sino al +5 (8-13). Bulleri pesca allora dal mazzo Beane ed è lui a ribaltare l’inerzia: 10 punti in 6′ per l’esterno e Openjobmetis che chiude avanti 20-15 il quarto anche con un buon De Nicolao in difesa.
    Q2 – Al rientro però l’Allianz crede nelle cose buone messe in atto nella prima frazione, tende più di una trappola a Varese (che ci casca mani e piedi) e torna a condurre. Douglas e compagni forzano in attacco, sbagliano con Morse canestri già fatti e concedono azioni troppo rapide ai giuliani. Le percentuali dall’arco, inoltre, si invertono a favore degli ospiti con Doyle che colpisce due volte e la coppia Da Ros-Laquintana a seguirlo. Ne esce un parzialone di 2-16 (il solito Beane a segno) che però non basta a stroncare una Varese abile almeno a limitare i danni e chiudere sotto di 3 alla pausa lunga (37-40).
    Q3 – La migliore Openjobmetis si vede in avvio di terzo quarto: controbreak biancorosso di 12-0 e massimo vantaggio sul 49-40 fatto di difesa aggressiva e canestri in bello stile sull’asse Douglas-Beane. Qui il bivio: un’altra spallata poteva essere fatale a Trieste che invece si riorganizza e risale grazie a un paio di magie di Henry e alla tripla di Doyle. Anche De Nicolao piazza un paio di giochi di prestigio per tenere avanti Varese finché poco prima della sirena Graziulis mette tutto in equilibrio, 53-53.
    IL FINALE
    L’ultimo vantaggio interno è firmato da Ferrero con un blitz in area ma poco dopo tocca ad Alviti spingere i suoi: due triple consecutive in faccia a un deficitario Strautins aprono un solco nel quale anche Doyle passa il proprio aratro. Ruzzier allora attiva Egbunu in area, poi Beane trova anche la tripla fortunosa del -2 ma appena Varese balbetta ai liberi l’Allianz piazza uno scatto. Sotto anche di 7 la OJM non si arrende: Ruzzier fa (canestro in entrata) e disfa (0/2 dalla lunetta), poi scippa un pallone importante ma Douglas dall’arco non centra il bersaglio. Sarebbe stato il tiro del -1 e della riapertura dei giochi, rimarrà invece l’ultimo assalto infruttuoso. Laquintana arrotonda in lunetta (73-79) ma da Bologna arriva la notizia più importante. Salvezza.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    È un ruggito strepitoso quello che da Treviso rimbomba fino a Varese. Il ruggito di una squadra, la Openjobmetis, che non ha nessuna intenzione di farsi risucchiare sul fondo della classifica e che, dunque, piazza una vittoria roboante nell’affollatissima volata per la salvezza. Contro una De’ Longhi intenzionata a dare seguito a una striscia positiva che durava da sei partite, Varese ha la sfrontatezza, il coraggio e gli attributi per segnare 103 punti (a 94) in trasferta, di vincere il testa-a-testa a rimbalzo e di piegare la formazione di Menetti già certa di disputare i playoff.
    Se Milano è stato il capolavoro speciale, quello sotto tutti i riflettori, questo “sacco” del PalaVerde è una impresa magari meno roboante ma altrettanto bella, anche perché arrivata dopo due sconfitte non certo meritate o comunque non nette. A Treviso la Openjobmetis però non ha avuto paura di nulla: né dei continui cambi di assetto degli avversari, né dell’esperienza di Logan o della forza bruta (con mano morbida) di Mekowulu sotto i tabelloni. Tutt’altro: Varese ha trovato di volta in volta l’uomo giusto a cui affidarsi – Ruzzier in avvio, Scola nel momento del sorpasso, Douglas nel finale ma non solo – e ha confermato quella capacità di rientrare in partita anche dopo break negativi, cosa che la “vecchia Openjobmetis”, quella vista fino a gennaio, non era in grado di fare.
    E dire che sembrava un errore, specie nella prima metà di gara, l’aver accettato i ritmi tutti corsa-tiro-canestro impostati da Menetti, che ha avuto a lungo in Russell l’uomo di spinta e la coppia Mekowulu-Logan a finalizzare da sotto o da fuori. I biancorossi sono rimasti attaccati nel punteggio, scivolando – è vero – fino al -9 ma non dando mai ai padroni di casa l’impressione di volersi arrendere. Poi, azione dopo azione, Varese ha preso il controllo dei tabelloni – 37-25 il computo finale dei rimbalzi – e quando Treviso ha accusato qualche passaggio a vuoto nel tiro (siamo nel cuore dell’ultimo periodo) ha colpito inesorabilmente.
    Non con uno o due giocatori – anche se i veterani Scola e Douglas sono stati determinanti: 24 per l’argentino e 12 nella ripresa per Toney – ma davvero con il collettivo. Con gli italiani, perché Ruzzier e De Nicolao si sono alternati nel tagliare in due la difesa trevigiana (anzi, per qualche minuto sono rimasti insieme sul parquet), con le ali perché Ferrero ha aggiunto punti preziosi mentre Strautins si è occupato alla grande di Sokolowski, un po’ pure con i lunghi. Egbunu ha certamente perso il duello diretto con Mekowulu, però in fin dei conti ci ha messo qualche zampino specie nel “contestare” i tiri in area e nel lottare a rimbalzo.
    La vittoria vale quindi il sorpasso in classifica a Fortitudo e Brescia, KO quest’oggi, e il +4 su Cantù affondata a fil di sirena dalla Reggio Emilia di Caja. La salvezza è vicinissima ma non si può ancora tirare un sospiro di sollievo. Settimana prossima a Masnago arriva Trieste, e servirà un’altra prova di questo livello.
    PALLA A DUE
    C’è profumo di finale scudetto al PalaVerde. Non putroppo quello epica dei Roosters del ’99 ma quello della pallavolo femminile visto che sabato, qui, Conegliano ha battuto 3-2 Novara in una gara-1 pazzesca durata tre ore. Una battaglia che Varese vuole replicare per provare a cogliere una vittoria-salvezza: Bulleri comincia con i “soliti 5” pronto a usare Beane dalla panchina come arma tattica in difesa su Logan. Treviso affida la palla al rapido Russell e mette sotto i tabelloni il totem Mekowulu chiamato al duello con Egbunu.
    LA PARTITA
    Q1 – Dopo 2′ è già tempo di timeout per Bulleri, irretito dall’avvio morbido dei suoi giocatori tra palle perse e canestri rapidi concessi per il 9-4 senza errori trevigiani. Mekowulu domina Egbunu e poi anche Morse, però Ruzzier prende Varese per mano e – con i canestri di Strautins, Scola e Beane – c’è anche un vantaggio (18-21) anche se dura un amen. Qualche persa di troppo dà alla De’ Longhi i palloni buoni per girare in testa alla prima boa, 28-25.
    Q2 – Capitan Ferrero piazza subito un gioco da 4 punti ma Menetti pesca dal mazzo Vildera e Chillo che danno un’altra spinta in avanti a Treviso, poi sorretta da un eccellente Russell. L’americano segna e distribuisce assist spingendo sino al +9 i veneti. Scola, dopo aver subito qualche canestro da Akele e Vildera, si risolleva con l’esperienza e la precisione: l’argentino sale a quota 14 mentre Beane, a fil di sirena, trova la correzione giusta per il 52-46. Sotto canestro però Mekowulu ancora molto meglio di Egbunu.
    Q3 – Un avvio di quarto così così viene presto “mondato” dalla Openjobmetis che si affida a Scola traendone vantaggio nel punteggio. Trovata la fiducia, Varese si prende anche il vantaggio che arriva a +4 con due liberi (su tre) segnati da Ferrero. La De’ Longhi però replica subito e ci mette un paio di possessi per tornare avanti guidata da Logan: parziale di 9-0 che potrebbe stroncare un toro ma non la squadra di Bulleri che chiude il periodo alla grandissima. Varese segna infatti 4 punti in 2”, prima con un dai-e-vai vincente di Douglas e poi con Beane perché Treviso sbaglia la rimessa e mette palla in mano al numero 2 varesino che sigla il 77-79.
    IL FINALE
    Colpi simili fanno capire che Varese è pienamente concentrata sull’obiettivo e non è certo una scorribanda di Russell per l’ultimo vantaggio veneto a farla tremare. Anzi, l’84-81 è la molla che fa scattare un meraviglioso parziale di 0-9 in tre possessi con le triple di De Nicolao, Strautins e Douglas a dare alla Openjobmetis la spinta perfetta per il finale di gara. Due liberi di Sokolowski riaccendono il motore di Treviso ma prima arriva una doppietta di Scola dall’arco, poi De Nicolao e Ruzzier trovano gloria in area, infine Douglas infila un tiro favoloso e chirurgico per valicare quota 100. La squadra di Menetti trova ancora qualcosa da Mekowulu, cercato in area e preciso dalla lunetta, ma stavolta si può evitare di soffrire nell’ultimo minuto perché Douglas centra anche i liberi della sicurezza, 94-103.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Sembrava la sceneggiatura perfetta per una vittoria thrilling. Un errore, un’altra occasione, la palla che finisce con i giri giusti a Luis Scola e la tripla dall’angolo scoccata in buon equilibrio dal campione argentino per firmare la vittoria a fil di sirena. Un film intrigante, ma senza il lieto fine: Varese perde in casa con Venezia (75-77) e si ritrova di nuovo a guardarsi le spalle, perché quel tiro di Scola, purtroppo, si spegne sul ferro consegnando il successo ai lagunari di De Raffaele.
    Un epilogo molto molto amaro al termine di una lunga ed equilibratissima battaglia in cui l’Umana costruisce la sua fortuna nell’unico vero passaggio a vuoto prolungato dalla Openjoibmetis, quello del terzo periodo quando gli ospiti piazzano un 2-17 di parziale con cui rigirano a proprio favore la contesa. Da lì, per Varese, c’è una lunga risalita coronata sì con il ritorno in parità e addirittura al comando, anche a poco più di 2′ dalla fine. Una risalita però anche “bacata” da numerosi errori ai tiri liberi, ben 10 sui 31 tentati, uno spreco eccessivo e determinante nel momento di tirare le somme.
    Un peccato, perché al di là del risultato la squadra di Bulleri ha giocato di nuovo alla pari con una grande della Serie A italiana: non va dimenticata la caratura della Reyer (il team più vincente degli ultimi anni) come non va dimenticato il punto di classifica in cui si trova Varese. Specie oggi, con Cantù capace di vincere a Brescia e di tornare a ridosso delle formazioni a quota 18. In troppi hanno guardato all’insù dopo Milano, un errore imperdonabile perché la prima battaglia da vincere deve essere quella che si gioca in coda. E finché non sarà risolta quella, non si dovrà alzare gli occhi dall’obiettivo. Venezia – pur con qualche assenza – ha potuto ingabbiare proprio Scola (appena 6 punti), con un giocatore come Stone autore di zero punti ma eccellente nello scombinare le certezze tattiche della OJM e del suo fuoriclasse.
    Dalla panchina Bulleri, va detto, ha provato a replicare alle mosse del più esperto coach avversario, e tutto sommato ha retto l’urto sul piano tattico (anche se, forse, spostare più spesso l’argentino vicino a canestro sarebbe servito), però Varese in attacco non è riuscita a sopperire del tutto alla situazione del “General” e di Douglas – anche lui sottomedia, 8 punti – braccato in ogni momento. Dal guscio è uscito Beane, utilissimo (20 punti) ma anche tanto ondivago; doppia cifra anche per i play italiani e per Egbunu che però, seppure ai punti, ha sofferto il confronto con Watt. Da salvare, senza dubbio, lo spirito con cui la Openjobmetis ha attraversato i momenti difficili e ha costruito la risalita: domenica si va sul campo di un altro osso duro, Treviso, galvanizzata dalla qualificazione ai playoff. Però Varese avrà il dovere di provarci, perché sarebbe veramente una disdetta incepparsi adesso, sul più bello.
    PALLA A DUE
    Il volto di Dodo Colombo, seduto tra Recalcati e Galli, illumina il pre partita dal maxischermo nel minuto di silenzio dedicatogli dalla Pallacanestro Varese che indossa anche il lutto sulle canottiere da gioco. In panchina, intanto, si gioca a scacchi fin da subito con De Raffaele che mette Stone da ala forte per marcare Scola (e viceversa!) e con Clark-Chappell a fare da coppia di guardie in avvio contro Ruzzier-Douglas. Il play varesino è l’unico ex in quintetto: Andrea De Nicolao e Cerella partono dalla panchina.
    LA PARTITA
    Q1 – La prima fiammata del match arriva da Ruzzier (legato da grande amicizia a Tonut): tripla, entrata vincente e 7-2 per Varese che però poi paga dazio alla qualità e al fisico di Watt sotto canestro. Il pivot conduce i suoi a ribaltare il punteggio fino al 10-14, ma i biancorossi sono bravi a non perdere fiducia e a rosicchiare punti fino a chiudere avanti al 10′, 18-16.
    Q2 – Una bella entrata vincente del Denik varesino apre il secondo tratto di gara ma si capisce subito che non ci saranno canestri facili. Nella rumba delle mosse tattiche si rivede Scola da pivot (e forse ci sarebbe stato meglio più a lungo) ma intanto Venezia sorpassa con due azioni da “canestro e fallo”. Beane prima disfa (il 3+1 concesso a Campogrande) ma poi fa: tripla, palla rubata e assist per Douglas in contropiede. In fin dei conti la OJM guadagna qualcosina, 39-35 a metà partita, con un canestro fantasmagorico, alla “Holly e Benji” di Stone che segna tirando da sotto il proprio canestro dando un effetto assurdo alla palla. Purtroppo per lui, a sirena suonata.
    Q3 – Dopo la pausa però, Varese non riparte: ci prova, per la verità, ma il motore appare ingolfato da una difesa ferrea degli ospiti che demoralizza i biancorossi. La conseguenza è che dall’altra parte del campo arriva qualche canestro facile per l’Umana che trova in Chappell il braccio armato. 2-17 di parziale prima che Beane (8 nel periodo) riesca a dare la scossa per il 56-62.
    IL FINALE
    Varese però non si è arresa, tutt’altro: all’ingresso dell’ultimo periodo concede ancora qualcosa ma poi fa muro quando Venezia si ferma a quota 68. Ruzzier ravviva Egbunu che prima schiaccia e poi collezione un paio di 1 su 2 dalla lunetta inframezzati da una tripla di Beane: i liberi di Ruzzier fissano la nuova parità a 69. E qui la speranza di colpaccio si fa concreta perché Varese mette avanti la testa due volte, prima con i liberi di Scola e poi con un piazzato da infarto di Beane. Non basta: Venezia pareggia in entrambi i casi e quando l’ex Roma forza in attacco trova con Watt il +2 che sarà l’ultimo canestro della gara. Sì perché prima Beane la perde, poi sbaglia anche Clark e Varese ha il possesso finale. Rimessa con 4”9 da giocare: il primo tentativo rischia di finire con un’incartata generale, poi Douglas la passa a Egbunu che sceglie il tiro e incastra la sfera tra ferro e tabellone. Altro possesso biancorosso, Ruz libera bene Scola nell’angolo ma nulla da fare. 75-77, e intanto Cantù sbanca – e sbianca – Brescia. Tutto da rifare.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Si ferma a quattro la più lunga striscia vincente della Openjobmetis in questa stagione ed è uno stop doloroso e amaro. Doloroso perché a battere Varese è una diretta concorrente per la lotta per non retrocedere, Reggio Emilia (che tra l’altro ha il 2-0 nel confronto diretto), amara perché la sconfitta arriva per mano di Attilio Caja, tecnico della Unahotels con il dente avvelenatissimo da ex di turno (tanto da non salutare lo staff varesino prima e dopo l’incontro, a quanto spiegano i presenti).
    Clamorosa, la prova balistica dei reggiani, trascinati dalla vecchia volpe Petteri Koponen: ben 22 le triple messe a segno (su 37 tentativi) record della società emiliana in Serie A per questa statistica. Otto quelle del finlandese, 6 di Leo Candi, 3 per Johnson e via discorrendo. Bravi loro, senza dubbio, ma Varese si deve interrogare per aver subito così tante conclusioni da lontano, molte delle quali ben costruite. Che per Caja questa fosse la prima opzione era una notizia quasi scontata, che Reggio avesse la mano torrido lo si è visto fin dal quarto iniziale. E allora, qualche demerito ce l’ha per forza anche una Openjobmetis che è sembrata meno aggressiva e affamata rispetto alle ultime uscite, e pure con qualche idea in meno sui due lati del campo.
    Ne è nata una partita di rincorsa, per Ferrero e compagni, sempre in scia, sempre vicini ma mai in grado di riagganciare Reggio e tanto meno di superarla (eccezion fatta per le battute iniziali). Paradossalmente, quando Varese sembrava davvero sul punto di ribaltare l’inerzia, a 3′ dalla fine (meno 3 grazie a Douglas), ha emesso il canto del cigno. Nelle battute finali infatti, la Unahotels ha segnato cinque volte consecutive dall’arco sino all’oceanico +18 conclusivo. Un punteggio che ovviamente non ricalca l’andamento della gara, anche se ciò non cambia le carte in tavola.
    Le note negative, al momento di tirare le somme, sono quindi maggiori rispetto a quelle buone. Cominciando da John Egbunu, attesissimo dopo la prova pazzesca del Forum e altrettanto deludente davanti a un Elegar marpione e molto più concreto. E poi Scola, battuto nel duello da Baldi Rossi, così come tra i battuti ci va Beane messo in croce da Koponen. Bene, di nuovo, Ruzzier, forse il miglior varesino anche in questa circostanza, ma le sue zingarate vincenti non sono bastate. E così la Openjobmetis è ancora lì sospesa di poco sopra al baratro, a interrogarsi dello 0-4 complessivo con le due squadre (Cantù e Reggio) che prima di questo turno erano alle sue spalle. Quattro le partite da qui alla fine, tutte complicate, nessuna impossibile: mercoledì c’è Venezia a Masnago, e sarà imperativo cercare un’impresa.
    PALLA A DUE
    Per l’incrocio con la sua ex squadra, Attilio Caja muove una pedina a sorpresa: rientra Elegar – e si sapeba – ma resta fuori Sims per il turnover tra gli stranieri. C’è infatti l’ex pistoiese Johnson, messo in quintetto, subito su Scola. Confermati invece gli altri accoppiamenti previsti alla vigilia, con Lemar di fronte a Douglas e Kyzlink accoppiato a Strautins, anche perché per Bulleri c’è lo stesso quintetto con cui ha rimontato la classifica nell’ultimo mese.
    LA PARTITA
    Q1 – Proprio Strautins è tra i primi a lasciare il segno in avvio, quando Varese prova un paio di strappetti (bene Ruzzier) senza tuttavia riuscire a guadagnare terreno anche perché i padroni di casa appaiono reattivi in difesa e precisi in attacco. Col passare dei minuti Reggio avanza dopo un antisportivo a De Nicolao e a una clamorosa precisione dall’arco: 5/6 al 10′ e la sirena che dice Unahotels avanti 23-19.
    Q2 – Una magia di Douglas apre la seconda frazione (23-22) però Varese non è ermetica in difesa e lascia spazio da 3 punti a Reggio che scappa con due triple in serie di Koponen e Candi. Scola fatica contro Baldi Rossi, Beane trova un bel canestro ma poi forza troppo e così le raffiche reggiane continuano a fare male. La Unahotels arriva ad avere 9/10 dall’arco prima di sbagliare qualche conclusione (salendo però di tono a rimbalzo). Che Varese sia meno riattiva del solito lo si vede sull’ultimo possesso: tiro cortissimo di Koponen e canestro di Baldi Rossi, unico a seguire con lo sguardo la traiettoria, abile a infilare da sotto il 46-38 a fil di sirena.
    Q3 – Quando finalmente, dopo l’intervallo, l’indemoniato finlandese si prende qualche minuto di digiuno, sono gli altri “panchinari” reggiani a spingere la squadra di Caja. Baldi Rossi rende difficile la serata di Scola, Candi e Johnson colpiscono da lontano e pazienza se Taylor e Lemar non riescano a incidere. Varese avrebbe bisogno di punti dai suoi leader e invece ne mette insieme solo 17, con un paio di rasoiate di Ruzzier a tenere viva la squadra (67-55).
    IL FINALE
    Serve un segnale forte per risalire, e a darlo è Toney Douglas. L’americano, fino a quel momento altalenante, accende il turbo dall’arco e colpisce con due triple pazzesche. C’è anche Ruzzier, ma è di nuovo Douglas a confezionare addirittura il -3, 80-77 a circa 3′ dalla fine. Tutto sembra apparecchiato per un testa a testa finale, e invece Varese si perde: prima lascia spazio al solito Koponen, poi regala palla ai padroni di casa con un ingenuissimo fallo di Egbunu in attacco su Elegar, infine concede un rimbalzo offensivo pesantissimo. Tre sberloni che chiudono i conti: nei minuti finali la OJM si rialza, Reggio invece no e con cinque bombe a segno finisce per trionfare (95-77).
    Damiano Franzetti

  • simon89
    C’è solo un comandamento nello stordimento di quest’ebbrezza post Forum: vietato gridare al miracolo.
    Varese ha espugnato Milano per gli stessi motivi, solo capovolti di senso, per i quali fino a due mesi fa - ovvero fino all’arrivo di John Egbunu - era una squadra che meritava la Serie A2 più di tutte le sue colleghe. Chi oggi argomenta di carri troppo piccoli su cui salire, chi grida al complotto del criticismo (nel suo significato filosofico) risalente al passato prossimo, chi vede in questa rinascita una rivincita sulle supposte cattiverie propugnate da chi per mesi si è preoccupato - a ragione - dei destini biancorossi, sbaglia due volte: in primis si abbandona alle montagne russe dell’emotività, parola che con realtà condivide solo la rima; e - in secundis - dimentica soprattutto che il basket è una scienza esatta. Quasi esatta.
    Una compagine con un organico che non possiede né i chili, né i centimetri, né le capacità tecniche per competere in una zona nevralgica come quella adombrata dai canestri - sia in attacco, che in difesa - non può che fallire in uno sport che si chiama pallacanestro. La semplifichiamo al minimo, tralasciando sfortune, Covid, esperimenti, esoneri di allenatori e tutte quelle piccole cose che hanno fatto parte della storia minima di questa stagione, materia per le bocce ferme: fino a due mesi fa Varese era una squadra colpevolmente - sottolineiamo colpevolmente - costruita senza un centro di ruolo, una squadra che ha perso del tempo prezioso per trovarlo, una squadra che in virtù di tale mancanza è stata portata a disfare ogni tela costruita, a subire caterve di punti, a essere prevedibile in attacco, a ingolfare i propri esterni di responsabilità e pressioni, a non avere chimica, a far sembrare scarsi giocatori che non lo erano affatto, a ridurre al minimo le potenzialità di un vecchio (ma ancora potenzialmente decisivo) campione come Luis Scola. Dobbiamo andare avanti?
    No, ci fermiamo. Perché ormai tutto questo è uno ieri che val, tuttavia, la pena di ricordare: rende molto più piena, molto meno casuale, molto più ragionata e quindi fragrante la gioia odierna. Quella di una formazione che adesso - con quell’indispensabile, agognato, evocato con la gola secca per le troppe grida, fondante cambiamento sotto canestro - ha invertito totalmente la parabola. E non solo ha ripreso a vincere: permette a tutti di constatarne le beltà, addirittura i punti di forza.
    Con Egbunu a presidiare l’area, a cambiare le parabole altrui e ad aiutare in difesa, e a fare da boa del gioco in attacco, la Openjobmetis ha potuto scoprire di avere un leader dalla mente d’acciaio, dal tiro mortifero e capace di una pressione sulla palla micidiale come Tony Douglas; ha ristorato le qualità di un playmaker razzente, intelligente e talentuoso come Ruzzier; ha dato un senso alla classe di Scola; ha lasciato il giusto spazio alle scorribande di Beane (oggi, però, il meno luccicante), pedina (e modifica nel roster) peraltro non indispensabile. 
    Tutte qualità che oggi si sono viste abbondantemente, insieme a una dignità fisico-atletica che è stata davvero la pepatencia sul piano partita di Milano: ogni volta che la squadra di Messina ha provato a sottomettere l’Openjobmetis con i muscoli, è stata rispedita al mittente. A quel punto si è trovata nuda, irretita da quella stanchezza (innegabile) che al momento non le permette di far valere le differenze di classe che comunque permangono e permarranno sempre. Anche perché davanti aveva una Varese che la sua classe - non banale - è riuscita a farla emergere.
    Nessun miracolo, quindi, semmai un’impresa. Che rende giustizia non a chi oggi fa il giochino dell’asilo del “te l’avevo detto”: togli Egbunu e questa squadra va dritta in A2; lo metti dentro e può battere addirittura Milano…
    Rende giustizia, invece e solamente, a chi non ha smesso di remare un minuto nelle varie tempeste che si sono abbattute - i giocatori - e a chi ora dimostra di gestire in modo sapiente la bacchetta da direttore con la stessa faccia impenetrabile di quando non ne infilava (non poteva infilare, meglio…) una giusta, Massimo Bulleri. Gente (loro sì) che adesso potrebbe dire “te l’avevo detto”, ma che invece sta zitta, se la gode, e combatte un’altra battaglia, una battaglia che non è ancora finita e chissà dove può portare. Complimenti a loro, tutti loro.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Dall’inferno alla favola in quattro mosse: dopo Sassari, Pesaro e Trento la Openjobmetis cala il poker e lo fa nella maniera più bella, sperata, sognata. Espugnando cioè Milano in un derby pazzesco, emozionante, vibrante fino allo scadere, deciso da una magia di Ruzzier a 8” dalla fine – canestro più fallo, con arbitri in dubbio su cosa assegnare – e da un errore di Gigi Datome sull’ultimissimo assalto milanese al ferro. Sul tabellone luminoso di Assago brillano quattro cifre, 81-83, e c’è da stropicciarsi gli occhi per non restare abbagliati dal risultato finale.
    Varese vince, Varese vince di nuovo, Varese vince dove non vinceva da otto lunghissimi anni, contro una squadra destinata a mangiarsi tutto – Milano – che, però, sta attraversando un momento difficile. E proprio lì la Openjobmetis è stata bravissima a inserirsi, a reagire ogni volta che l’Olimpia ha provato a mostrare i propri lustrini, ogni volta che qualche campione milanese – Punter, Rodriguez, Hines – ha cercato di sventolare la propria classe davanti ai soldati di Bulleri. Ma questa squadra non si spaventa più, non si scioglie quando viene il difficile e, anzi, ha capito che proprio in situazioni del genere ci si può esaltare.
    Come di solito accade, in casi del genere, la vittoria ha tanti padri ma è giusto spendere le prime due parole per due uomini che fino a un paio di mesi fa sembravano zavorrati e che invece, anche questa sera, si sono alzati in volo. Uno sta in campo, ed è Michele Ruzzier, MVP della serata e non solo per l’ultima, decisiva giocata vincente; l’altro sta in panchina, si chiama Massimo Bulleri e ha battuto, lui esordiente, il leggendario Messina che tante volte lo ha allenato. Il viso del Bullo, alla fine, si riga di due lacrime significative: ha sbagliato tanto, si è preso una grande dose di critiche, non ha mai mollato e stasera si gode la sua più bella impresa della sua breve carriera da coach.
    Innegabile come questa Openjobmetis abbia imparato a giocare in modo completamente diverso, innegabile che la presenza di Egbunu in area dia alla squadra un assetto più aggressivo, pericoloso in difesa e variegato in attacco dove “l’alzata” per il nigeriano può essere sempre una opzione. Ruzzier addirittura l’ha utilizzata per provare a chiudere la partita, trovando però l’opposizione del monumentale Hines, ultimo ad arrendersi tra i suoi. Ma nemmeno il pivot che ha dominato in lungo e in largo l’ultimo decennio di Eurolega ha trovato l’opzione giusta per fermare una Varese affamatissima. Che stavolta respira anche guardandosi alle spalle, e sogna osservando quel che c’è più in alto. Ma non è tempo di voli pindarici: domenica si va a fare visita a Reggio e ad Attilio Caja, per salvarsi servono altri punti e prenderli alla Unahotels sarebbe un colpo doppio. Forse definitivo.
    PALLA A DUE
    Con Brindisi (e Virtus) vicinissime, a due soli punti, e con la trasferta in Salento di domenica prossima, l’Olimpia di Messina non vuole permettersi distrazioni. Out per infortunio Dealney e Roll, Milano schiera quasi tutti i pezzi grossi, da Rodriguez ad Hines con quest’ultimo affiancato da Wojciechowski sotto canestro e non da Tarczewski, unico “big” a riposo.
    L’Openjobmetis non ha certo turnover o pretattiche da sfruttare, e così Bulleri – ex di turno insieme a Scola – mette in campo il quintetto base delle recenti march madness, con Egbunu ad affiancare l’argentino.
    LA PARTITA
    Q1 – Varese sbatte sul muro difensivo milanese per 3′ e parte ad handicap (7-2) ma trova in Ruzzier l’uomo giusto per darsi una scossa. La Openjobmetis si scalda, pareggia e nella seconda metà del periodo mette addirittura il turbo perché l’Olimpia va in rottura prolungata in attacco: quando Beane e Ferrero colpiscono dall’arco è massimo vantaggio esterno, un clamoroso 13-24. Messina, con due urli, rimette i suoi in bolla (difensiva): negli ultimi minuti l’AX ritrova il canestro per il 18-24 del 10′.
    Q2 – Anche in questo caso, Varese non esce esplosiva dai blocchi di partenza, ma neppure imbambolata. Di fatto le due squadre si rincorrono, con Milano un po’ più veloce. L’Olimpia, con Leday e i liberi di Punter mette la testa avanti due volte, però Scola punto nell’orgoglio replica dalla parte opposta. Ed Egbunu – canestro in palleggio e stoppatona a Leday – riporta Varese nell’area colorata. Peccato per la “puntura” di Leday quasi sulla sirena, 41-45.
    Q3 – Dopo l’intervallo si rivede anche in attacco Ruzzier che, lasciato libero, stampa dall’arco il +9. L’Olimpia si affida allora a Punter, aggressivo su Douglas e produttivo in attacco: il duello da Eurolega tra le due guardie è spettacolare, Milano riesce a risalire ma mai a sorpassare perché Varese trova sempre qualcosa di buono. E, addirittura, prova a distendersi con Scola che punisce Leday da lontano e da vicino. Peccato per l’ultimo minuto in cui si scatena Rodriguez: se l’AX è a -6 (63-69) alla mezz’ora il merito è suo.
    IL FINALE
    Lo spagnolo inizia così anche il periodo finale nel quale l’Olimpia è ferocissima in difesa contro un quintetto – con Morse, De Nicolao e Beane – un po’ azzardato di Varese. 10-0 di parziale e sorpasso prima di una tripla di Ruzzier e una di Douglas. La OJM si rimette avanti, lucra tre liberi con Strautins ma ne fallisce due (su tre) con Scola e soprattutto, avanti di 4, sbaglia due triple con il lettone e Ruzzier che avrebbero forse chiuso la partita. Così Milano sa di potersela giocare: Ruzzier fa una frittata sbagliando una rimessa e dando a Rodriguez la palla del -2 poi Hines è pazzesco nello stoppare Egbunu servito da Ruzzier sopra il ferro e nel segnare 3 punti (canestro e fallo) per l’81-80 milanese. Ma Ruzzier, sempre lui, brucia il difensore, subisce fallo ma deposita a canestro: la prima decisione sembra per l’annullamento dei due punti ma poi gli arbitri – giustamente – convalidano e danno il libero che Michelino trasforma. Messina chiama il primo timeout della serata e al rientro Milano va per un tiro da due di Datome, ben costruito ma sputato dal ferro. Gli Armani’s restano con gli occhi sgranati a guardare la palla che se ne va, tutta Varese impazzisce di gioia con i giocatori che saltano e si abbracciano di continuo. Manca il “cata sü” per l’assenza dei tifosi, ma siamo sicuri che sui divani e nei salotti di Varese e provincia, sia stata la frase più urlata della settimana. E ora sotto con Reggio Emilia.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Non sappiamo dove sia sparita la Openjobmetis impacciata, sprecona, timida di cui vi abbiamo parlato fino a qualche tempo fa. Non lo sappiamo e non ci interessa perché questa nuova versione biancorossa riesce a regalare emozioni che parevano sopite e soprattutto è capace di correre un po’ più in alto rispetto al precipizio chiamato retrocessione. Varese travolge anche Trento (88-70), riservando ai bianconeri un trattamento ancora più potente di quanto fatto con Sassari e Pesaro, intasca il terzo successo consecutivo – tutti in casa – e almeno per questa volta non chiuderà la giornata nel drappello di coda.
    Ciò non significa che la lotta salvezza sia alle spalle: la bagarre è sempre molto aperta e sarebbe un errore madornale pensare di essere fuori dalle sabbie mobili con una classifica così corta. Però, dal punto di vista del morale, Varese in questo momento sta benissimo, e sta benissimo anche sul piano del gioco e dell’intensità. La Openjobmetis ha piegato una Trento che sulla carta è più potente, feroce e completa e lo ha fatto sfidandola proprio sul discorso della energia, prima ancora che su quello dei punti fatti. Non è un caso che poi, negli ultimi 6/7 minuti, il divario si sia ampliato fino a toccare il +24: quando i bianconeri sono stati respinti per l’ultima volta, le loro difese sono letteralmente crollate lasciando ai ragazzi di Bulleri lo spazio per i colpi di grazia.
    Un trionfo, in fin dei conti, che dà ai biancorossi pure il 2-0 negli scontri diretti, anche se l’impressione è che Trento alla fine non resterà impigliata nella battaglia per l’ultimo posto. A firmare il tutto, la prestazione clamorosa del terzetto Ruzzier-Douglas-Beane che sono stati veri e propri motori fuoribordo. Il playmaker ha messo a referto una prova da 20 punti e 6 assist, l’esperto americano ha aggiunto 18 punti (6 bombe) arricchite da una difesa rocciosissima, una costante dell’ultimo periodo. E poi l’esterno ex Roma, sempre un po’ solista ma capace di salire nel tabellino sino a diventare il top scorer del match con 21 punti che hanno fatto ammattire la difesa di Molin.
    Il tutto condito dalla nuova prestazione da stopper di Egbunu, la cui presenza continua a essere debordante in area colorata (10 punti e 11 rimbalzi) anche contro un lungo celebrato come Williams. Una situazione che permette a Scola di passare una serata “normale” e comunque produttiva.
    E ora? Ora si va a Milano nel giorno di Pasquetta, appuntamento sulla carta impossibile che però potrà servire a testare ulteriormente la condizione e il nuovo assetto dei varesini, La AX Exchange ha perso, intanto, il big match con Venezia e non vorrà lasciare altro spazio alle inseguitrici, ma è chiaro che avrà un po’ di pressione sulle spalle. Serviranno miracoli, ma a quelli nel caso penseremo da domani. Oggi è tempo di celebrare un’altra vittoria davvero convincente della banda Bulleri, coach che – giustamente – oggi va applaudito dopo le tante fatiche dei mesi precedenti.
    PALLA A DUE
    Oltre 20mila euro di incasso per una partita senza spettatori: piccolo record per la Enerxenia Arena grazie all’iniziativa de “Il basket siamo noi” e della società chiamata “Sold out di passione” con quasi mille aderenti che hanno dato il proprio nome alle sagome-tifoso sparse sugli spalti.
    A referto non ci sono particolari segnalazioni: Bulleri va con il nuovo assetto che prevede Scola da “4” accanto a Egbunu; Molin recupera Martin (non in quintetto) e si affida ai guastatori Browne e Forray e alla potenza di Williams sotto i tabelloni.
    LA PARTITA
    Q1 – Michele Ruzzier domina i primi minuti di gioco con i primi 7 punti di Varese che scatta forte sul 7-2 e corre sino al 15-4 mostrando i denti in difesa prima ancora che in fase realizzativa. Williams ci mette un po’ a superare Egbunu ma Trento dà segnali sul finale di quarto, 21-13.
    Q2 – Gli ospiti poi esplodono il parziale a inizio ripresa con uno 0-10 che vale il sorpasso, suggellato da una tripla di Sanders. Presa una sberla però, la Openjobmetis la restituisce con un contro-break di 7-0 in cui brilla Beane, un po’ fuori dai giochi ma efficace palla in mano. Ripreso il vantaggio, Varese non lo molla sino alla pausa lunga con la Dolomiti (benissimo Sanders) sempre incollata: il divario del 20′ (41-36) arriva da due triple di Douglas, poi sfortunato sull’ultimo tiro sputato dal ferro.
    Q3 – Un passo alla volta, la marcia di Varese si fa importante. Certo, c’è da soffrire perché Morgan mette in croce Strautins e riavvicina i suoi (46-43), però i biancorossi rispondono ai colpi ospiti con un cameo di Scola e qualche folata dei due esterni USA, Douglas e Beane, sempre più in partita e nel frattempo sporcano le percentuali trentine mettendo nel frattempo le mani sulla lotta a rimbalzo. La terza sirena risuona sul 62-50 e lascia spazio a un certo ottimismo.
    IL FINALE
    La Dolomiti però non si arrende e replica proprio con il suo capitano, Toto Forray, autore dell’ultima carica della cavalleria ospite. Passata la buriana (2-8 di parziale dopo un cesto iniziale di Beane) Varese però riprende in mano la partita e questa volta in via definitiva. Anche perché, quando Trento comincia a barcollare e a forzare dall’arco, i biancorossi scelgono di dare il colpo finale con i lunghi. L’assist di Beane per l’affondata di Morse è solo l’aperitivo, poi sarà Egbunu l’uomo più cercato e a quel punto i bianconeri chiedono la resa. La OJM tocca anche il +24 con un paio di pezzi di bravura dall’arco di Douglas, poi regala qualche punto a Williams che arrotonda le statistiche. Ma quella che più conta è il risultato finale: 88-70. Olé.
    Damiano Franzetti

  • banksanity6
    Varese incontra a Masnago una delle squadre più in forma del momento e cioè quell’ Aquila Trento che nelle ultime 2 partite ha battuto prima la capolista Milano e poi Brescia. Anche la OJM viene da 2 vittorie e a sostenerla questa volta ci sono 1500 sagome che rappresentano degli spettatori virtuali e che regalano anche un colpo d’occhio diverso da quello purtroppo a cui siamo costretti da ormai un anno, e cioè quello del palazzetto desolatamente vuoto. Partita intensa, del resto Trento è squadra fisica ma che Varese riesce a domare e che nell’ultimo quarto vede prendere il largo dei padroni di casa che portano a casa la terza vittoria consecutiva e che gli permette di abbandonare il fondo della classifica. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
     
    Beane 7,5 : da dimostrazione di avere una tecnica individuale come pochi eguali. Trova il canestro in mille modi e spesso il suo marcatore viene disorientato dalle sue finte. Se aggiungiamo che non disdegna di passare bene il pallone e che sa difendere duro anche su avversari più stazzati possiamo dire che è una signora guardia. Unica pecca la sua non continuità. FAGIOLO MAGICO
    Morse 6 : prima rotazione in campo dove non sembra essere nella sua giornata migliore. Decisamente meglio nelle successive apparizioni dove grazie anche a belle rotazioni del pallone trova i 2 punti abbastanza agevolmente. PUNTUALE
    Scola 7 : ormai ci stiamo abituando a questa versione di Scola 2.0 cioè non più quel giocatore che catalizzava quasi tutti i palloni arrivando spesso anche a conclusioni forzate e che a fine gara segnava molti punti ma non sufficienti per vincere. Luis si è rimesso in discussione, tornando a fare anche lavoro sporco e questa suo adattamento ha portato grandi risultati. UMILTE’
    De Nicolao 5,5 : oggi Giovanni non riesce a dare quel cambio di ritmo difensivo per il quale si sta guadagnando la stima dei tifosi, forse anche perché l’intensità messa in campo da Trento lo penalizza oltremodo. UNDERSIZE
    Ruzzier 8 : si gioca la candidatura di miglior giocatore in campo con Beane e Douglas ma questa volta mi sento di dire che se l’è decisamente meritata. Nel primo quarto è inarrestabile nonché infallibile al tiro. Nel proseguo dell’incontro sbaglierà solo una conclusione da 3 ma distribuirà assist e responsabilità anche a suoi compagni. HOMBRE DEL PARTIDO
    Strautins 5,5 : perde lo scontro diretto con Morgan soprattutto difensivamente. In attacco non riesce a trovare ritmo ne con le conclusioni da lontano tantomeno entrando con la sua consueta irruenza, tant’è che l’unica volta che ci prova va a sfondare. BULLDOZER
    Egbunu 7 : la sua presenza in campo equivale ad una difesa aggressiva e difficilmente battibile. Buona attitudine anche ad uscire fuori dall’area facendo show sui piccoli avversari grazie ad una discreta rapidità di piedi. Se la palla viaggia sopra i 3 metri, beh aspettatevi sempre qualcosa di spettacolare. JOHN PIE’ VELOCE
    De Vico 5 : dopo diverse partite dove non entra nelle rotazioni prestazione che non lascia traccia se non per uno sfondamento molto ingenuo. ARRUGINITO
    Ferrero 5 : come per De Vico non trova mai il ritmo partita, Martin non è il tipo di giocatore che può marcare e questo disagio è stato molto evidente. DETRONIZZATO
    Douglas 7,5 : partenza in salita dove non si hanno buoni presagi; poi Toney si accorge di giocare contro Trento e quindi prende in mano le redini dell’incontro e alterna raffiche da 3 ad assist telecomandati e in difesa è da filmare e da far vedere ai giovani. TUTORIAL

  • simon89
    La metamorfosi è completa sia per quanto riguarda il gioco sia (speriamo vada avanti così) per i risultati. La Openjobmetis replica il bel successo ottenuto con Sassari battendo anche Pesaro (81-68) con una certa autorevolezza, soprattutto respingendo ogni tentativo di rientro dei marchigiani, bravi in più occasioni a provare la rimonta ma costantemente stoppati dalla squadra di Bulleri.
    “Stoppati” è il termine giusto visto che Varese ha fortificato la propria difesa, fino a poche partite fa grande tallone d’Achille, ed è evidente che la presenza di Egbunu in mezzo all’area stia dando parecchi frutti sui due lati del campo. Basti vedere i soli 68 punti segnati dalla Carpegna – con tanto di 6 stoppate rifilate agli attaccanti ospiti (ben 4 di Long John) – oppure il netto cambiamento nella selezione dei tiri: solo 17 conclusioni dall’arco tentate dalla OJM (41% a segno) contro le 41 da dentro l’arco con ben 42 punti segnati in area colorata.
    Insomma, una squadra completamente diversa nel modo di stare in campo rispetto a un mese fa, e anche meno. Con il nuovo assetto sono in tanti a brillare: Morse è quasi implacabile, Ruzzier sta ritrovando quella sicurezza che forse non aveva mai avuto fino a qui mentre il nuovo arrivo Egbunu lascia più e più volte il segno anche contro un giocatore forte e temuto come Tyler Cain. E poi ci sono i veterani: Scola, dopo due partite complicate dal punto di vista personale, ha ritrovato punti (20) e una sorta di doppia dimensione tra il perimetro e le tacche, Douglas ha segnato poco (3 punti nei primi 39′) giocando ugualmente da leader, per poi prendersi la scena sulla tripla che ha definitivamente abbattuto Pesaro. Chi paga dazio è, invece, ancora De Vico al secondo match consecutivo senza mettere piede in campo, ma gli spazi per lui (e Ferrero) sono forzatamente ridotti in questo momento.
    Un successo quindi ancora pesante per una Openjobmetis che sta dimostrando nei fatti di voler provare a salvarsi a tutti i costi. Ed è quasi un peccato che domenica prossima i biancorossi restino a guardare le rivali per via del “buco di calendario” causato dalla sparizione di Roma. L’augurio è che Ferrero e soci non perdano l’abbrivio anche perché al ritorno sul parquet – domenica 28, sempre a Masnago – ci sarà una diretta rivale della zona calda, Trento, oggi ferma per lo stop imposto al Banco Sardegna (causa Covid). La strada per restare in Serie A è ovviamente ancora lunga, ma è assolutamente reale e concreta. Sta a Varese percorrerla fino in fondo, con partite del genere che sono senza dubbio corroboranti.
    PALLA A DUE
    Nessuna novità in casa varesina al momento di scendere in campo: Egbunu resta titolare dello spot numero 5 affiancato da Scola in ala alta, con l’argentino impegnato in un duello generazionale con Henri Drell, vent’anni esatti in meno. Ruzzier e Douglas sono le guardie anche se la marcatura dei diretti avversari (Robinson e Filloy) non è sempre speculare. Gli ex: Cain se la vede con Egbunu, Tambone parte di rincorsa su indicazione di Paolo Calbini che sostituisce Repesa in panchina. Note a margine: in parterre anche Andrea De Nicolao a tifare il fratello Giovanni; in società rientra nel consiglio di amministrazione Fabrizio Fiorini che sostituisce Marcello Laudi (la “famiglia” è sempre quella del consorzio).
    LA PARTITA
    Q1 – Luis Scola si prende la scena del primo quarto: l’argentino è una sentenza sia perché segna 13 dei 26 punti biancorossi, sia perché elimina Filipovity, presto seduto con tre falli. Pesaro inizia meglio ma trova la rapida risposta di Strautins, poi Scola apre il fuoco ben assistito dai compagni e la Openjobmetis scappa anche a +11. La sirena arriva sul 26-18 che sembra quasi risicato.
    Q2 – L’attacco fluido visto nella prima fase non si ripete al rientro: Pesaro stringe le maglie dietro, la OJM mostra minori idee ma si tiene davanti nel punteggio, resistendo anche quando Robinson arma la mano dopo un avvio trasparente. Passata la sfuriata, Varese ritrova la via del canestro, chiudendo avanti 40-28 (quindi incrementando il margine) sfruttando anche un Morse presente dentro all’area.
    Q3 – Dopo l’intervallo è il momento di Egbunu. Il pivottone nigeriano parte con due erroracci (sbaglia schiacciata e appoggio in due azioni) ma poi si rianima, fa canestro con il gancio, riceve e segna sopra al ferro e – soprattutto – riesce a mettere la museruola in difesa a Cain, quasi sorpreso da tanta energia. Come in ogni periodo, anche in questo la Carpegna ci prova con la freschezza di Drell e l’esperienza di Delfino ma non basta: alla sirena è 61-49 interno.
    IL FINALE
    Morse allunga subito il margine, Pesaro resta un po’ interdetta forzando qualcosa in attacco e così la Openjobmetis corre sino al massimo vantaggio, +17 (67-51) quando anche Beane taglia in due la difesa. Ma con la Openjobmetis non si può mai stare tranquilli: Robinson arma il braccio da lontano e sigla due triple che costringono Bulleri al timeout. Peggio, perché un pasticcio sulla rimessa dà a Pesaro altri punti facili e la sicurezza di poter affrontare la volata per la vittoria. Lo scatto ospite arriva quando in attacco Varese torna a faticare e così il margine si riduce e diventa pauroso quando gli arbitri assegnano un dubbissimo antisportivo a Ruzzier (con Pesaro a zero falli nel periodo…) che ricorda l’amarissimo finale con Treviso. E quando Filloy sigla il -4 dalla lunetta dopo rimbalzo d’attacco, i biancorossi vedono i fantasmi. Però questa Varese sa anche rinsaldarsi al momento giusto: Ruzzier “elimina” Filipovity (quinto fallo) e converte i liberi, Pesaro forza e sbaglia mentre Douglas, sornione, esplode una tripla “issima”: bellissima, difficilissima e pesantissima. Un colpo secco sul quale la Carpegna piega le ginocchia tanto da perdere anche il vantaggio nel doppio confronto, con gli stessi due – Ruzzier in lunetta e Douglas da lontano – a completare l’opera per l’81-68.
    Damiano Franzetti

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