Jump to content

VareseFansBasketNews

  • simon89
    C’è poco da ridere, in casa Openjobmetis, nonostante la vittoria su Roma che permette ai biancorossi di interrompere a quota cinque la serie di sconfitte consecutive. 98-88 il risultato che è la miglior cosa di una serata faticosa, per certi aspetti surreale e soprattutto molto triste: Jalen Jones, il giocatore appena acquistato per ridare vigore alla squadra si è infatti infortunato in modo grave subito dopo aver esordito.
    Poco dopo la metà del primo periodo, e dopo 31” di gioco effettivo, Jones è ricaduto in modo strano sulla gamba sinistra e ha subito segnalato un guaio: la prima occhiata si è rivelata (quasi certamente) quella giusta, ovvero la rottura del tendine d’Achille che mette già fine alla sua stagione. Una tegola pesantissima per un’Openjobmetis che anche contro Roma ha faticato tantissimo a trovare una identità e che è riuscita a vincere soprattutto per la situazione difficilissima in casa capitolina. Pur con un paio di ragazzini in campo, la squadra di Bucchi ha lottato fino all’ultimo evitando fughe in avanti di Varese e chiudendo con un divario davvero ridotto.
    Il giudizio sui singoli varesini non è malvagio: sei giocatori in doppia cifra, con spunti positivi anche da quegli uomini come Ruzzier e Douglas che vengono da un periodo davvero complicato. Bene anche Morse, forse il migliore in campo, mentre Scola ha chiuso con un eccellente 19+15 senza brillare in modo particolare. Varese però chiude con il minimo sindacale, perché in difesa – quella che per anni è stata l’arma in più dei biancorossi – la OJM subisce quasi 90 punti da un’avversaria che di fatto ha avuto tre bocche da fuoco e null’altro. Insomma, la gara di Masnago non induce all’ottimismo tanto più che ora si va incontro a due partite dalle difficoltà altissime, contro Trento e contro Milano, prima della pausa per le nazionali.
    A questo punto la società dovrebbe trattenere Denzel Andersson, che era in procinto di salire sul primo aereo per la Svezia, prima di prendere altre decisioni. Se già lo spazio di manovra, a livello economico, era assai ridotta prima di chiamare il povero Jones, l’operazione più logica è quella di tergiversare con l’ala nordica e poi cercare di capire dove e come intervenire. La classifica, almeno, si è mossa ma le sensazioni venute dal campo sono tutt’altro che positive e crediamo che questa squadra sia in netta difficoltà, anche se naturalmente speriamo di sbagliarci.
    PALLA A DUE
    Nella partita delle assenze, è assolutamente inconsueto il quintetto base proposto da Bulleri che manda in campo tre playmaker, ovvero De Nicolao, Ruzzier e Douglas, accanto a Strautins e Scola. L’esordiente Jones quindi comincia in panchina, dove siede anche De Vico, inutilizzabile. Out anche Ferrero, come previsto. Un grintoso Bucchi si ritrova senza Robinson e Hunt; l’ex Cervi va in panchina senza giocare, il pivot è quindi Biordi, nazionale sanmarinese.
    LA PARTITA
    Q1 – Avvio faticoso per Varese che non riesce ad accendersi e concede anche il +6 ai giallorossi sostenuti dalle scorribande di Campogrande. Bulleri resta con il quintetto basso anche quando Ruzzier esce per un leggero infortunio ma è ben peggio quel che accade a Jones, appena entrato: penetrazione da sinistra, ricaduta strana e mani nei capelli. La sua partita – e non solo – finisce qui.
    Prima della sirena del 10′, almeno, Varese si scuote grazie all’iniezione di energia apportata da Morse: alla pausa è 20-17.
    Q2 – Superato lo shock per Jones, la Openjobmetis sembra correre più tranquilla e il secondo periodo è di gran lunga il migliore perché Varese colpisce dall’arco con Jakovics e con un buon Ruzzier, brillante in questa frazione. Il vantaggio sale sino al +18 (45-27) che resterà il massimo vantaggio della gara; squadre negli spogliatoi sul 48-33.
    Q3 – Come di consueto però, il rientro dalla pausa lunga è difficoltoso: Roma capisce che la OJM è ingolfata e prende vigore col solito Campogrande ma anche con Beane e Wilson. Per fortuna, stavolta, Douglas c’è e si fa sentire: 11 nel periodo con tre triple che tengono a distanza i testardi giallorossi, 71-61.
    IL FINALE
    Dopo la seconda “scavigliata” di Ruzzier, Roma si avvicina fino al -7 e crea apprensione ma anche imbarazzo per una Varese poco brillante. I biancorossi però ritrovano in tempo la mira; Douglas segna dalla media, Scola e Jakovics dall’arco, e il margine torna a lievitare. Bastano però due passaggi a vuoto in attacco per tornare a un risicato +10 perché la difesa di Bulleri concede troppo; Roma trova anche una tripla di tabella sui 24” (Hadzic) e non si arrende mai. Tocca allora a Strautins trovare gloria mentre Morse e Scola dominano l’area avversaria: non c’è il rischio di perderla, però Varese non riesce a ristabilire un distacco più netto su una Roma che dà oltre 11′ al 17enne Ticic e 4 al 18enne Iannicelli (un canestro ciascuno). Alla fine Bulleri concede 7” d’esordio a Librizzi, Van Velsen e Virginio, forse gli unici a ricordare per sempre in positivo questa serata.
    Damiano Franzetti
     

  • simon89
    Il contatore delle battute d’arresto arriva a cinque, con la terribile prospettiva di non volersi fermare. La trasferta di Pesaro finisce come tutte le precedenti partite da un mese a questa parte per la Openjobmetis, con una sconfitta sulla quale c’è poco da recriminare: il punteggio finale premia regolarmente gli avversari (85-78 il risultato per la Carpegna Prosciutto) e lascia solo l’amaro in bocca per gli appassionati di fede varesina.
    Che sono, ancora una volta, costretti a interrogarsi sul rendimento di una squadra dove continuano a emergere i difetti di costruzione a partire – stavolta è particolarmente evidente – da un Toney Douglas arrivato con grandi speranze e sempre più zavorra come sottolinea il suo score: 9 punti con 1 su 9 nel tiro da 3 punti, quella che dovrebbe essere la specialità della casa. Ma, per carità, non stiamo cercando il capro espiatorio perché i problemi sono tanti e un po’ in tutti i reparti.
    Come contro Cantù, Varese non è stata capace di sfruttare l’assenza (per Covid) dell’uomo chiave degli avversari: allora toccò a Jaime Smith, stavolta al grande ex Tyler Cain, miglior rimbalzista della Serie A e architrave della formazione marchigiana. E proprio come contro Cantù la Openjobmetis non è riuscita a difendere un discreto vantaggio maturato nella prima parte di gara (-12 a un certo punto), facendosi recuperare e sorpassare subito dopo l’intervallo lungo. Certo, squadra accorciata dalle assenze di De Vico e di Ferrero – ma è altrettanto evidente come siano troppe le mancanze attuali per pensare di battere una squadra in cui l’esperienza di Repesa (in panchina), Delfino e Filloy (in campo), le giocate di Robinson, l’atletismo di Filipovity e la voglia di rivalsa di Tambone hanno fatto la differenza.
    A stupire in negativo ci sono diversi spunti: da una difesa che non riesce a contenere gli uno-contro-uno avversari a un attacco che spreca (nei momenti clou) anche canestri banali in terzo tempo sino al linguaggio del corpo di un Bulleri che appare in continua difficoltà nel tenere le redini di un gruppo spaesato. Oggi, tra l’altro, c’è un Morse impiegato meno di 3′ senza un perché e c’è un Ruzzier partito con buon piglio ma presto tornato a una partita piatta. Qualche segnale di risveglio si è visto da Andersson, che però si appresta a lasciare il posto a Jalen Jones in arrivo dagli States, speriamo con qualche potere divino che fino a oggi non si è ancora palesato. Altrimenti non basterà a dare la sterzata a un veicolo malconcio e col motore ingolfato.
    PALLA A DUE
    Varese si presenta in riva all’Adriatico senza Giancarlo Ferrero e con Niccolò De Vico in organico ma solo per fare numero, senza la possibilità di scendere in campo per via dell’infortunio. Una grande assenza anche tra i padroni di casa, quella di Tyler Cain, fermato dal tampone covid risultato positivo. Il centro titolare pesarese è quindi Zanotti mentre l’altro ex Tambone esce dalla panchina alle spalle di Robinson e Massenat; c’è subito la sfida argentina Scola-Delfino; quintetto confermato per Bulleri che ha poche alternative.
    LA PARTITA
    Q1 – Buon avvio di Varese che si giova di un Ruzzier finalmente intraprendente e di un Andersson che combina un paio di buone cose. Scola dà presto solidità a un break dal quale Pesaro risale con le triple di Robinson, senza tuttavia raggiungere la Openjobmetis nel punteggio. Si vede anche Morse per il +9 (poi non metterà più piede in campo…) anche se la Carpegna risale prima della pausa, giunta sul 16-21.
    Q2 – Si va a strappi nella seconda frazione: Varese prova a strappare con qualche tiro da fuori ma perde troppi palloni e non si scrolla di dosso i padroni di casa. Si accende Strautins anche se con minor impatto rispetto a Sassari, tuttavia gli ospiti toccano il +12 con una rara bomba di Ruzzier. Il finale di quarto però non induce a pensare positivo: la Vuelle imbastisce un parziale firmato Robinson per il 34-39.
    Q3 – Le avvisaglie diventano realtà a inizio ripresa: ancora Robinson ottiene subito il pareggio, poi Pesaro mette il naso avanti e ci resta nonostante le due triple firmate Scola e Andersson. Sale di tono anche Delfino che chiuderà con un tabellino sontuoso anche se, un po’ a sorpresa, la OJM imbastisce un controsorpasso (55-56) con Scola e Jakovics. Ancora una volta però, nel finale di periodo Varese si scioglie: la sirena suona sul 61-57.
    IL FINALE
    A questo punto, Pesaro fa quello che deve fare una squadra che vuole completare l’opera: in pochi minuti consolida il vantaggio sugli ospiti trovando in Tambone uno degli uomini fondamentali. Dalla parte opposta Douglas continua nella sua recita tragica dall’arco e così la Carpegna tocca il +11: la reazione varesina è del solito Scola che mette in campo 3′ di classe assoluta ma poi viene tradito dal ferro sulla quinta tripla della serata (dopo averne segnate 4). I punti del General valgono comunque la scia di Pesaro che però non balbetta ai liberi (al contrario della OJM) e non commette errori non forzati: Varese resta lì ma è chiaro che solo l’inerzia la tiene viva. Quando anche Filipovity imbuca dall’arco e quando Tambone piazza due punti in faccia a Jakovics, la partita è decisa. Ingus ha il tempo per riaprirla con una tripla, ma è sempre lui a fallire il tiro disperato per provare a confezionare un miracolo in extremis.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    È uno schianto di proporzioni bibliche, quello della Openjobmetis in terra di Sardegna. Uno sfascio che lascia sgomenti e preoccupati i tifosi, increduli davanti a una squadra che viene completamente travolta nei primi 20′ di gioco da una avversaria sì forte – ci mancherebbe – ma pure mutilata, il Banco di Sardegna, presentatosi in campo senza tre giocatori (due infortunati e uno positivo al Covid), senza allenatore (Pozzecco) e che ha pure perso un titolare – Burnell – espulso nel terzo periodo.
    Certo, che a basket si possa giocare e vincere anche in sette/otto ce lo aveva già dimostrato Cremona due settimane fa, ma ciò non toglie che Varese non abbia saputo approfittare della situazione e anzi, sia stata travolta senza neppure organizzare un tentativo di riscossa. Inutile commentare una difesa che in 20′ ha concesso 67 punti agli avversari, andati a segno con l’81,2% nel tiro da 3, ogni volta con un giocatore libero o comunque in grado di avere spazio per la conclusione. Inutile commentare un attacco con troppo tiro pesante in relazione ai risultati, senza altre soluzioni, con molti giocatori per nulla incisivi quando c’è da colpire.
    La partita, di fatto, si è chiusa alla prima accelerazione del Banco, a metà primo tempo, dopo un timido vantaggio binancorosso: 20-1 di parziale sardo, Varese moribonda e avversari inferociti e implacabili. Poi il secondo periodo, ancora peggiore mentre dopo l’intervallo si è proseguiti alla pari senza mai dare neppure l’idea di un rientro parziale della squadra di Bulleri. E proprio l’allenatore, che a caldo si è preso tutta la responsabilità della disfatta, è il primo a finire sulla graticola per le mancanze tattiche e tecniche palesate nelle ultime uscite, ma non rischia il posto.
    Certo, però, non può essere l’unico capro espiatorio della situazione visto che anche i giocatori in campo hanno tonnellate di colpe. Che dire di Ruzzier? E di Douglas? E di Jakovics? Su Andersson inutile sparare, visto che arriverà Jones a rimpiazzarlo, ma ancora una volta non si salva quasi nessuno. Togliamo dal mazzo un generoso Strautins, prendiamo per buoni i 33 (!) punti di uno Scola per altro inerme nella prima metà di gara e poco altro. Con questa situazione, stasera, la Openjobmetis è la candidata numero uno al titolo di peggior squadra della Serie A. Urge una inversione di tendenza immediata, altrimenti sono guai seri.
    PALLA A DUE
    Se Varese, al netto dell’assenza di De Vico, scende in campo al completo e con lo stesso quintetto delle volte precedenti, il Banco Sardegna deve fare i conti con ben quattro defezioni a partire da quella inattesa di Gianmarco Pozzecco: per la Mosca Atomica tampone negativo ma uno stato di malessere che ha consigliato di non essere presente al match. Tra i giocatori, Kruslin è quello con problemi legati al Covid mentre Gentile e Treier sono out per infortunio: il quintetto di Edoardo Casalone è quindi varato con due italiani in guardia, Spissu e Devecchi.
    LA PARTITA
    Q1 – Strautins appare fin da subito il biancorosso più in palla, quello che reagisce al primo sprint sassarese (7-2) e che confeziona – insieme a Scola – un paio di vantaggi nelle battute iniziali. Sul 13-14 varesino però, arriva il primo ciclone: parziale di 20-1 (un libero di De Nicolao) che diventa di 23-4 prima della sirena. Di fatto, Sassari segna sempre (6/8 da 2, 7/8 da 3) con Spissu a quota 13: il gong suona sul 36-18 per una Openjobmetis già suonata.
    Q2 – Se si può fare peggio, Varese ci riesce nel secondo parziale: nessuna scossa, nessun ruggito, neppure un cambio di intensità. La Dinamo continua a bombardare implacabile con tanti uomini diversi e con un Bendzius immarcabile: il punteggio vola, con il Banco che passa in carrozza i 40 e i 50 punti realizzati, poi pure i 60 per assestarsi a 67 mentre dall’altra parte c’è una miseria (appena 32), nonostante uno Strautins commovente.
    Q3 – Luis Scola esce dallo spogliatoio con la volontà di non crollare ulteriormente a picco e inizia uno show offensivo che lo porterà a segnare in tutto 33 punti, nonostante trappole o raddoppi. Ma a parte Strautins, non avrà molte imitazioni: il lettone riesce a eliminare Burnell a cui saltano i nervi, ma Sassari cede solo qualche piccolo scampolo di un vantaggio infinito: alla sirena è 84-58.
    IL FINALE
    Quell’84 è significativo: Varese non raggiungerà quella quota nemmeno al termine della partita. L’ultimo periodo è una passeggiata per i padroni di casa, punzecchiati qua e là da Scola che trova tanti modi per fare canestro senza tuttavia poter incidere sull’inerzia del match. Qua e là la OJM trova una giocata decente ma in difesa riesce a concedere canestri semplici con impressionante continuità: da Pusica che arriva palleggiando al ferro a Tillman servito in profondità per diversi cesti semplici. La squadra di Casalone, qua e là, sbaglia qualcosa ma può ugualmente far giocare il 20enne Re e il 17enne Sanna senza perdere terreno. Finisce 104-82, punteggio quasi “tenero” per chi era meritatamente finito ben oltre i 30 di distacco e che non cambia di una virgola il giudizio sulla partita.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    La Lega Basket evita misure straordinarie per affrontare la situazione Covid-19 sul piano sportivo. La sospensione del campionato in attesa di riavere i tifosi in tribuna e il blocco delle retrocessioni restano ipotesi paventate solo al di fuori della “stanza dei bottoni” del basket italiano. L’assemblea di ieri, giovedì 29 ottobre, tra i 16 club professionistici non ha espresso soluzioni alternative al format attuale del campionato: nessun accenno alle opzioni espresse nei giorni scorsi tra uscite pubbliche sui giornali e chiacchierate informali tra diverse società.
    Da Cantù a Reggio Emilia
    L’emergenza sanitaria è conclamata: sempre ieri Reggio Emilia ha comunicato la positività di Filippo Baldi Rossi, portando a 9 su 16 i club che hanno almeno un caso di Coronavirus nel Team Squadra. Al momento, però, non è in discussione la prosecuzione sulla rotta tracciata tra maggio e giugno con i rituali e le regole di una stagione normale, pur col costoso - ma indispensabile - paracadute dei tamponi e la possibilità di rinvio delle partite in caso di focolaio. Per ora solo Cantù è incappata nel caso peggiore di contagio diffuso (otto positivi: salta anche la sfida con Trieste): la politica del presidente di Legabasket, Umberto Gandini, è quella di evitare rischi inutili, come dimostra la scelta di domenica scorsa, quando ha disposto il rinvio del match fra Treviso e Acqua San Bernardo anche se la situazione non rientrava nei canoni dei protocolli FIP. Ma è evidente che le assenze per positività potranno falsare i risultati sportivi e se pure il problema può toccare tutti, l’alea che permea il quadro generale è parecchio lontana dall’equità competitiva alla base di un campionato.
    Senza Piano B
    Comunque, per ora non c’è un piano B alla regular season da 30 giornate con playoff per le prime 8 e retrocessioni per le ultime due, anche perché nessun club con idee differenti ha sollevato ipotesi differenti, rinviate alla prossima assemblea soltanto se la situazione sanitaria dovesse peggiorare. L’attenzione si è dunque concentrata sugli aspetti economici, meno “impattanti” per i tifosi rispetto all’interruzione delle partite o al cambio del format in chiave salvezza. Ma certamente più delicati e importanti per le società, alle prese con l’azzeramento definitivo almeno per un mese dei ricavi da botteghino. Le società professionistiche fanno parte dei codici Ateco per la richiesta dei contributi a fondo perduto del Decreto Ristoro (50 milioni da suddividere per tutto lo sport italiano, dunque arriveranno solo briciole).
    Nessuna richiesta al Governo
    La Lba non chiede aiuti di Stato sotto forma di soldi freschi, ma misure che diano ossigeno immediato a casse asfittiche. L’unico sostegno liquido richiesto riguarda un contributo per i costi dell’attività di screeningdei tamponi che potrebbero superare ampiamente le previsioni iniziali di 100mila euro l’anno. Le altre richieste al Governo sono la sospensione dei versamenti di contributi e ritenute fino al 31 dicembre e la possibilità di accedere a finanziamenti agevolati tramite il Credito Sportivo per spalmare a lungo termine (10-15 anni) le ingenti perdite del 2020/21.
    Jones firma per l’OJM
    C’è la firma della Pallacanestro Varese sul contratto che la legherà a Jalen Jones. Ultimo passo formale della trattativa con la 27enne ala forte ex Cleveland, Dallas e New Orleans avvenuto nella giornata di ieri, avviando le pratiche per il tesseramento attraverso il Consolato di Houston (luogo più vicino alla residenza nel Texas del nuovo acquisto biancorosso).  L’emergenza Covid-19 impazza anche negli Stati Uniti, dunque non sono ancora definiti i tempi tecnici del rilascio del visto attraverso la posta prioritaria anziché tramite il ritiro di persona negli uffici del Consolato.
    Debutto a Pesaro?
    L’auspicio di Varese è che il giocatore possa arrivare entro la metà della prossima settimana e debuttare quindi l’8 novembre a Pesaro. Quel che è certo è che l’Openjobmetis potrà tesserare regolarmente Jones nel momento in cui tutti i documenti saranno pronti. Ieri si era sparso l’allarme per un possibile blocco del mercato biancorosso da parte della FIBA per un lodo perso con Antonio Iannuzzi, ma in realtà la società ha saldato il debito lo scorso 3 agosto, dunque si è trattato di un errore della Federbasket internazionale poi prontamente rettificato.

    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    La terza sconfitta consecutiva della Openjobmetis in campionato è, tutto sommato, la più accettabile vista la caratura dell’avversaria di turno, una Virtus Bologna costruita per fare strada in Europa e per provare a insidiare Milano in Italia. Ma non per questo, il KO dei biancorossi di Bulleri fa meno male (72-85 il risultato), vista la rivalità storica con le Vu Nere e la necessità di fare punti per una classifica che da magica si è presto trasformata in preoccupante.
    Per battere la Segafredo, Varese avrebbe avuto bisogno di una partita con i motori al massimo, o comunque di una prova regolare e con poche sbavature, e invece Strautins e soci hanno pagato a caro prezzo un primo tempo in cui l’esperienza e la qualità degli uomini di Djordjevic hanno fatto la differenza. Certo, la Openjobmetis ha saputo reagire, dimostrando di saper ascoltare le richieste del proprio coach che alla vigilia aveva predicato un altro atteggiamento rispetto alle ultime uscite; con la grinta e con i nervi, però, si può arrivare vicini ad avversari del genere ma poi servirebbe anche qualcosa di più.
    Per esempio il cinismo e la precisione nei momenti cruciali, e invece quando Varese è rientrata sino al meno 5 con tutto ancora da decidere, sono arrivati errori al tiro, palle perse e scelte forzate che hanno permesso agli ospiti di tirare il classico sospiro di sollievo, tanto poi dall’altra parte c’è uno – Milos Teodosic – che nel momento del bisogno sa come si chiudono i conti. Il serbo è stato il migliore in campo non solo per i 21 punti (23 quelli di Scola, top scorer) e i 7 assist, ma anche per la sensazione di avere sempre le mani sul match. A margine della gara in sé, fa piacere vedere un duello a distanza tra due stelle indiscusse della storia recente del basket, una chicca di cui godere in un momento assai complicato.
    Scola, purtroppo, è un fattore su un solo lato del campo, quello offensivo: dietro fatica nelle chiusure e deve subire i contatti e i muscoli di Gamble. L’argentino resta comunque un “plus” per la squadra di Bulleri che stavolta ha ritrovato Jakovics – 13 punti, il tentativo di rallentare l’impatto di Teodosic – e avuto sprazzi dal solito Strautins. I problemi albergano altrove e battono bandiera svedese, statunitense e italiana, nel senso che Andersson si conferma zavorra a questo livello (3 punti, poi incertezze, amnesie difensive e via discorrendo), che Douglas tradisce la fiducia con un’altra prova pessima al tiro (1/7) e che Ruzzier prosegue nel suo cammino faticoso. Tanto che, quando sul parquet si vede la garra di De Nicolao, ci si chiede se in futuro non si possano invertire i ruoli. Da invertire, di certo, c’è la rotta di una squadra che ora dovrà viaggiare due volte, in direzione di Sassari e di Pesaro. Chissà che il club non intervenga, nel frattempo, sul mercato: fosse per noi il primo intervento sarebbe sull’ala alta, ma poi bisognerà fare i conti con la realtà di quel che c’è in giro e di dove trovare i soldi. Al solito.
    PALLA A DUE
    Inconsueto “tutto esaurito” a Masnago, dove però i biglietti venduti sono appena 200 per le ovvie restrizioni in atto. Praticamente c’è il pubblico di uno di quegli scrimmage che talvolta si giocano a metà settimana, magari con squadre svizzere o di A2. Salvo De Vico, coach Bulleri ha la sua Varese al completo e conferma in toto il quintetto base, quindi con Andersson ala forte.
    Tutti disponibili anche in casa Virtus, con Teodosic pronto a uscire dalla panchina alle spalle di Markovic e Adams. Sotto canestro, Djordjevic comincia con Gamble affiancato da Ricci.
    LA PARTITA
    Q1 – Le bombe di Scola (2) e Andersson (!) permettono alla OJM di replicare a una Virtus partita forte in attacco, ma quando Varese non segna gli ospiti prendono margine e costringono Bulleri allo stop. I biancorossi reggono col tiro pesante (6/9 nel periodo), restano aggrappati al match ma due triple finali di Teodosic e Pajola scavano il solco: 23-29.
    Q2 – La difesa e i rimbalzi d’attacco concessi sono i talloni d’Achille di una Openjobmetis che soffre i ritmi alti della Virtus, sempre pronta a correre in attacco e piuttosto precisa da sotto. Jakovics non riesce a contenere Teodosic, ma Ingus regala lampi in attacco; il fattore per gli ospiti diventa Gamble, ruvido su Scola e martellante in area. Varese reagisce al primo +10 bianconero, poi però subisce un nuovo parziale e alla pausa lunga è sotto di 14, 39-53.
    Q3 – Dopo la pausa, Varese spreme un periodo bifronte: da un lato rimonta qualche punto con un basket più convinto, dall’altro lascia per strada qualche occasione per fare ancora meglio. Scola guida i suoi: punzecchiato da Gamble segna i canestri che riavvicinano Varese che ha qualcosina da Douglas e una sferzata anche da De Nicolao, attivo in difesa su Teodosic e a segno sul finire del quarto che si conclude sotto la doppia cifra di svantaggio (60-68).
    IL FINALE
    Quel “68” bianconero per alcuni minuti sembra la linea del Piave per la Openjobmetis: Bologna pasticcia in attacco, anche infastidita dalla difesa tutta nervi degli uomini di Bulleri che rosicchiano ancora qualcosa con un triplone di Jakovics che costringe Djordjevic al timeout. La Segafredo, tuttavia, non riesce a colpire subito ma Varese ha il torto di sprecare un paio di possessi pesanti con Denik e Strautins mentre a Jakovics non riesce il bis dall’arco. Una schiacciata di Hunter e un cesto del solito Teodosic ridanno colore all’attacco ospite mentre per la OJM c’è anche un pizzico di sfortuna quando la bomba di Strautins si infila nel ferro, e poi salta fuori beffarda, prendendo la rincorsa sul cerchio. L’ultimo cesto di Scola – che riesce a stare in campo con 4 falli – vale anche l’ultimo riavvicinamento (-6) ma oltre a quello Varese non riuscirà a fare anche perché Douglas resta impantanato nella propria cattiva gestione della palla. E anche il timeout conclusivo non riesce a imbastire il miracolo: finisce 73-85, giusto così, anche se resta la triste sensazione che con questo secondo tempo, Varese non avrebbe perso con Cantù e Cremona. Vere zavorre per la classifica biancorossa.
    Damiano Franzetti

  • banksanity6
    E’ una delle partite con più storia e più fascino quella che va in scena questa sera come anticipo della quinta giornata di campionato a Masnago tra Varese e Virtus Bologna, anche se causa misure contenitive per arginare il Covid19, sono solo 200 gli spettatori paganti che possono assistere all’incontro. Partita che rimane in equilibrio solo nel primo quarto, poi i viaggianti guidati da un Teodosic meno spettacolare di altre volte ma molto pragmatico, arrivano fino al massimo vantaggio. Nella ripresa Varese ha una reazione d’orgoglio e riesce ad arrivare in scia ma sul più bello spreca in malo modo più occasioni per tornare a contatto e così le V nere concludono meritatamente l’incontro vincendo per 85 a 73. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
     
    Morse 5 : impatto ancora impalpabile per il lungo in uscita dalla panchina. Gioca qualche minuto in più del solito ma è disattento in difesa in particolare nel eseguire il taglia fuori e di conseguenza nel catturare i rimbalzi. Proprio l’aver sofferto a rimbalzo ha concesso alla Segafredo di aver molte seconde possibilità per convertire in punti i loro rimbalzi d’attacco. ANNICHILITO
    Scola 6,5 : nel bene e nel male è quello che ci mette sempre tutto se stesso. In attacco e spesso poesia pura, anche se qualche passaggio a vuoto lo fa anche lui forzando conclusioni anche quando raddoppiato. Difensivamente fatica a contenere lunghi atletici e spesso a tenerlo in pista è il suo orgoglio da combattente. WARRIOR
    De Nicolao 6,5 : ancora una volta risulta il migliore della batteria dei piccoli, non tanto per il fatturato dei punti ma per aggressività difensiva e lucidità nelle scelte anche se qualche errore nel momento di massimo sforzo dei suoi lo commette. Forse meriterebbe una chance di condurre le danze sul finale di partita. BALLERINO
    Jacovics 6,5 : la miglior partita del lettone di questa stagione sportiva. Alla fine sporca le sue percentuali sparacchiando da 3 ma per lo meno ha dato ampi segnali di risveglio sia offensivamente che ringhiando in retrovia. DISGELO
    Ruzzier 4,5 : valutazione e commento che equivalgono ad una pugnalata nel costato per che sta scrivendo. Continua a essere nefasto l’apporto di Michele sia in regia che in fase realizzativa. In difesa viene sistematicamente superato e l’unica soluzione per limitare i danni è fare fallo. Non ci sono segni di ripresa purtroppo. COMA PROFONDO
    Andersson 5 : la partenza sembra promettere qualcosa di positivo ma evidentemente una rondine non fa primavera. Dopo la prima bomba messa a segno galleggia in campo e le sue successive conclusioni sono inguardabili. INVERNO
    Strautins 6,5 : anche stasera dimostra di essere tra i suoi compagni il più dinamico e il più esplosivo. Una certezza a rimbalzo e sfortunato su qualche tiro che viene sputato in maniera subdola dal ferro. Nel finale diventa un po’ arraffone per la voglia di strafare. MOLLA
    Ferrero 6 : buono l’impatto iniziale sia come pericolosità che tenuta difensiva; poi nel secondo giro in campo è tra quelli che provano a ricucire lo strappo anche se non con qualcosa di eclatante ma con il suo consueto lavoro sporco. TAGLIACUCI
    Douglas 4,5 : nei momenti migliori di Varese si trova seduto in panchina. Quando è sul campo non sembra mai avere il pieno controllo della situazione tant’è che tante scelte risultano rivedibili così come le sue percentuali al tiro. In difesa soffre tutti i piccoli di Bologna, insomma decisamente una brutta partita. SCONSIDERATO
    Librizzi N.E.
    Virginio N.E.
    Van Velsen N.E.

  • banksanity6
    Terza giornata che poteva valere la vetta della classifica in coabitazione con l’Olimpia Milano,e che invece fa registrare un brutto tonfo casalingo per la “banda Bulleri” che perde il derby con i brianzoli, nonostante nel pomeriggio abbiano dovuto estromettere dai convocati anche il loro faro Smith. Proprio questa notizia ha probabilmente fatto buttare il cuore dei canturini oltre l’ostacolo e illuso Varese di avere vita facile, idea prontamente smentita dai fatti accaduti sul parquet. Ma veniamo alle valutazioni:
    Morse 5 : presenza abbastanza impalpabile, infatti il suo minutaggio rimane molto marginale. Fatica in attacco, un po’ meglio difensivamente ma gli si chiede sicuramente un impatto più consistente. TENERONE
    Scola 7 : certamente è il cardine del gioco biancorosso, da lui e dal suo rendimento passano le fortune sue e dei suoi compagni; ieri prestazione sontuosa anche se troppo dipendente dalle sue giocate e così si diventa troppo prevedibili. ACCENTRATORE
    De Nicolao 6 : utilizzato con un minutaggio fin troppo limitato, visto come è stato gestito l’ultimo quarto; con poche idee e ben confuse forse sarebbe potuto essere una alternativa a quel continuo gioco a 2 tra Douglas e Scola, visto che alla fine il suo plus/minus è un sorprendente +12. SURPRISE
    Jakovics 5,5 : pronti via ne combina una più di Bertoldo. 4 perse sanguinose e pure banali. Poi nel terzo quarto sembra tornare il giocatore che ha convinto la dirigenza a confermarlo anche questa stagione segnando 8 punti in striscia, regalando ai tifosi varesini l’illusione di poter dare lo strappo decisivo ma non è finita benissimo. FUOCO DI PAGLIA
    Ruzzier 5 : voto oltremodo severo per colui che è arrivato sotto le Prealpi per provare ad essere il play titolare di una squadra di serie A: per il momento, però, si sta limitando solo a svolgere il compitino senza prendersi mai né un tiro pesante ne’ responsabilità quando i suoi compagni stonano. BOCCIATO
    Andersson 4,5 : prestazione del tutto inconsistente e, per colui che è stato designato come ala forte titolare, è un impatto che non ci si può permettere ancora per molto tempo. EVANESCENTE
    Strautins 6 : confermata la propensione a rimbalzo per il  lettone naturalizzato italiano. Nel primo tempo è efficace anche in attacco mentre nella ripresa non riesce più a trovare la via del canestro sbagliando mira e perdendo fiducia, anche per una manovra poco fluida in regia dei suoi compagni. CANGURO
    De Vico 5 : Niccolò, questa volta, non riesce a esprimere quelle che sono le sue caratteristiche per le quali, nelle 2 uscite precedenti, aveva fatto innamorare i suoi nuovi tifosi. Unica nota positiva sono i 6 rimbalzi e poi poco altro. Purtroppo, la notizia peggiore è che nel tentativo di recuperare un pallone in tuffo cade malamente,  e si procura un serio infortunio al gomito destro. CAGNOTTO
    Ferrero 5 : partenza a razzo per il capitano: evidentemente non vedeva l’ora di tornare in campo a combattere per la causa insieme ai compagni, ma poi si spegne in modo definitivo e non riesce a contribuire in alcun modo per raddrizzare l’esito dell’incontro. SWITCH OFF
    Douglas 5,5 : stando al tabellino e leggendo la valutazione qualcuno potrebbe storcere il naso. In realtà Toney ha dimostrato, se ce ne fosse stato ulteriormente bisogno, di sapersi caricare la squadra sulle spalle ma, in questo caso, è forse il maggior responsabile della débacle  di Varese. Nell’ultimo periodo, infatti, ha cercato solo conclusioni per lui o per Scola, dimenticandosi di una delle sue migliori qualità, e cioè quella di innescare, con una visione di gioco invidiabile, il suo compagno messo nelle migliori condizioni. VENEZIA
    Librizzi N.E.
    Virginio N.E.

  • simon89
    Oltre ventun’anni dopo, la Pallacanestro Varese torna a vincere sul parquet della Fortitudo Bologna. Certo, i biancoblu per lungo tempo non sono stati in Serie A, ma fa una piacevole impressione accostare il successo di allora – con i Meneghin, i Pozzecco, i Mrsic e i De Pol in campo – a quello di stasera. 83-88 il risultato, con la Openjobmetis che riesce a mettere nel sacco la Lavoropiù (beh, ci starebbe un premio partita dello sponsor…!) risalendo anche da uno svantaggio rilevante, 67-58 a 11′ dalla fine.
    L’impresa, tra l’altro, arriva in una serata non certo scintillante per Scola (favoloso in avvio, poi basta): una delle firme principali è dell’altro veterano, Toney Douglas (20 punti), però è con le ali che i biancorossi spiccano il volo decisivo. Arturs Strautins e Niccolò De Vico sono protagonisti, ognuno a modo proprio, dello sprint vincente: il primo gira l’inerzia a rimbalzo, il secondo pianta due proiettili da 3 punti nel cuore di una Fortitudo che, quando la palla si è fatta bollente, ha iniziato a balbettare, vedi anche il misero 52% ai tiri liberi.
    A proposito di numeri, va subito sottolineato che la squadra dell’esordiente Bulleri riesce a cavarsela nonostante due statistiche negative, evidenti anche senza avere in mano il foglio con i dati. La prima è quella dei rimbalzi offensivi, specialità in cui Bologna domina (18-8) e motivo per cui l’Aquila prima regge l’urto, poi scappa in avanti. La seconda è quella delle palle perse: troppe le 16 concesse (a ? dai biancorossi che anche nel finale offrono un paio di regali con cui la Lavoropiù resta in vita, doni per altro non sfruttati a pieno.
    E allora come ha fatto la Openjobmetis a “girare” il match a proprio favore? Senz’altro tirando molto bene dall’arco (17 su 34), selezionando anche in modo eccellente le conclusioni: è difficile ricordarsi una forzatura al tiro pesante, segno che la palla sta viaggiando molto bene tra le mani dei Bulleriani. E poi chiudendo bene la difesa, almeno nel quarto finale: appena 16 i punti concessi all’attacco biancoblu, privo del bomber Banks ma ugualmente ricco di punti nelle mani. Insomma, quando è suonata la campana dell’ultimo giro, Varese non ha fatto sconti ed è andata a prendersi un successo meritato, che la proietta incredibilmente (visto anche il valore delle avversarie) in testa alla classifica dopo due turni. E il prossimo è quello da non fallire per antonomasia, perché a Masnago arriva Cantù: non vediamo l’ora.
    PALLA A DUE
    Un migliaio abbondante di tifosi in tribuna alla Unipol Arena per una sfida dal sapore storico e dalle tante storie incrociate. Un peccato non avere uno dei protagonisti designati, Adrian Banks, a referto ma senza nemmeno togliere la tuta per la forte botta alla mano patita con Roma. E chissà quando avrà sofferto da casa Giancarlo Ferrero, rimasto a Varese dopo il tampone positivo al coronavirus così come il vice allenatore Cavazzana. Sul parquet, sfida tutta italiana in regia con Fantinelli e Ruzzier. Affascinante il duello sotto i tabelloni tra Scola e Happ, tutti abili e arruolati gli altri.
    LA PARTITA
    Q1 – Un meraviglioso Luis Scola firma il periodo di apertura, con 10 punti tutti di classe e con una leadership che i compagni percepiscono e sfruttano. La Openjobmetis è una macchina perfetta al tiro: 29 punti in 10′ con due rasoiate di Jakovics per l’allungo, cui replica Whiters. Il parziale è quasi stretto, 22-29 alla sirena numero 1.
    Q2 – Il tiro pesante è caratteristica che rimane nel secondo periodo, quello in cui Varese prima scappa al massimo vantaggio (Scola per il 28-37 del 14′) con bell’impatto di De Nicolao, e poi si fa risucchiare con un parziale di 10-0 immediato, nel quale spicca la netta superiorità a rimbalzo d’attacco dei felsinei. Di buono c’è che la OJM non si fa scappare i rivali, chiudendo sotto di 2 alla pausa, 45-43.
    Q3 – Questo è il periodo in cui la Lavoropiù prova ad agguantare il match: si va avanti spalla a spalla per lungo tempo (lampi di Douglas, Strautins e bel cesto di Ruzzier), poi però Whiters e soci trovano un altro break di 7-0 con cui consolidano un vantaggio arrivato anche a +9. Ancora Toney, nel finale, limita i danni: 67-62
    IL FINALE
    I ragazzi di Bulleri riescono a non perdere l’aggancio grazie a un tap in schiacciato di Morse e ai tiri da lontano di De Nicolao e Douglas. Il pareggio non è un sogno, Douglas e Ruzzier lo acciuffano con altre triple a segno (76-76): è qui che Varese riesce anche ad aumentare i giri in difesa, concedendo anche qualche libero che peraltro la Fortitudo non riesce a sfruttare. Strautins a rimbalzo fa la voce grossa e aggiunge anche punti, ma sono soprattutto due bombe di un glaciale De Vico a dare la spallata alla partita. La Effe si incarta, trova qualcosa – ma non tantissimo – da Happ che pure irretisce Scola, da Aradori arrivano più forzature che punti e così Varese può respirare nonostante un paio di palle perse sanguinose. Quando però i biancorossi saltano il pressing bolognese e Strautins può infilare i liberi della sicurezza, nella ridotta comitiva della Openjobmetis può scatenarsi la festa.
    Damiano Franzetti

  • banksanity6
    Finalmente si torna a giocare il campionato che assegnerà il titolo italiano a maggio 2021 e,se pur solo 700 spettatori si riaffacciano per fare da contorno ai loro beniamini, può valere comunque come un piccolo segnale di voler tornare alla normalità. 700 spettatori che fanno sentire la loro vicinanza e la loro voce visto che la partita è avvincente e, come sempre capita contro Brescia, risulta tiratissima, punto a punto, tant’è che finisce all’over time. Varese la perde 2 volte ma la vince 3 e alla fine, grazie ad un Douglas che tira fuori le “huevos”, uno Scola dominante e un De Vico stupefacente, porta a casa 2 punti che inaugurano nel migliore dei modi la carriera di capo allenatore di Bulleri. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:   Morse 6: prestazione sufficiente quella del secondo lungo di Varese che stranamente non raccoglie nemmeno un rimbalzo ma riesce a convertire, se pur con 2 conclusioni non stilisticamente perfette, le 2 palle scagliate verso canestro. FORMICHINA   Scola 7,5: era, come ovvio, l’osservato speciale da parte di tutti, dalla difesa della Leonessa ai suoi tifosi. Lui non ha tradito le attese anche se ci ha messo un po’ ad ingranare facendo un primo tempo decisamente sotto tono. Nella ripresa alza il volume della radio e inizia a fare la differenza e Varese ricuce lo strappo. Nell’ ultimo quarto Esposito la fa grossa: lo accusa di aver accentuato un contatto. Il generale non la prende bene e lì decide che i 2 punti sarebbero stati di Varese. Detto fatto. PERMALOSO   De Nicolao 6,5: ottimo piglio e grande risultato per l’esordio nella massima serie di un fratello d’arte come Giovanni. Deciso e sfrontato in entrata, pulito e ordinato in regia, aggressivo sul portatore di palla. Inventa un canestro decisivo a inizio supplementare che vale oro. FULMINANTE   Jacovics 4,5: Ingus sembra il lontano parente del giocatore visto l’anno scorso sotto la cura di Caja: fatica ad uscire dai nuovi dettami tattici e il risultato è che sembra molto poco fluido nelle sue azioni. RONZINO   Ruzzier 5,5: sicuramente la miglior prestazione del play azzurro da quando è arrivato a giocare all’ ombra del Sacro Monte, ma nel momento decisivo compie prima una persa sanguinosa e banale che un play non può permettersi, e  poi, sui liberi che potevano chiudere la partita nei tempi regolamentari, gli trema la mano e ne sbaglia 1 permettendo il pareggio di Crawford. A inizio supplementare esce commettendo il quinto fallo. BRACCINO   Andersson 6: centellinato nel suo utilizzo forse per non sforzare eccessivamente il suo ginocchio appena guarito. Da’ il suo meglio con 2 giocate di vera esplosività stoppando 2 conclusioni avversarie ad altezze considerevoli. Ha anche il merito di mettere una bomba che è stata vero ossigeno per la sua squadra. Forse sulle rotazioni difensive deve lavorare più di altri ma i mezzi fisici e la testa ci sono. ALTO POTENZIALE   Strautins 6: dominante a rimbalzo ma fortemente impreciso al tiro sia da 2 che da 3. Quando parte in transizione sembra un treno ma che da’ l’impressione di deragliare da un momento all’ altro. Poi, la bomba che conta nel supplementare la mette, ma deve cercare di limitare i passaggi a vuoto: allora può diventare davvero un fattore. BOMBA INESPLOSA   De Vico 8: coach Bulleri gli dà molto più spazio del previsto e Nicolò ricambia la fiducia con una prestazione che ha fatto spellare le mani a tutti i presenti a Masnago questa sera. Sostanzioso e redditizio su entrambi i lati del campo, inizia con il numero della cadrega tolta a Moss che, da sola, vale la standing ovation di tutti i presenti, e prosegue infilando 4 bombe fondamentali, ringhiando su ogni palla. MASTINO   Ferrero 5,5: il capitano entra in campo con il piglio giusto, segnando 5 punti nel momento in cui i suoi stavano faticando a trovare il fondo della retina. Poi, pian piano, si spegne e si limita ad una difesa attenta ma senza trovar più il guizzo e esce per 5 falli. FIAMMELLA   Douglas 7: se ci dovessimo limitare ad un voto nei tempi regolamentari sarebbe sicuramente sotto il 6. Poco intraprendente, fatica ad attaccare il diretto avversario anche se si tratta di un lungo, principalmente tende a servire i compagni. Poi partono i 5 minuti di extra time e ne fa di tutti i colori;prima mette una bomba, poi commette infrazione di campo volendo scherzare con Moss (e non è mai una buona idea), e alla fine la chiude con un altro dardo dai 6.75 con Sacchetti che gli mette la mano in faccia. LEADER   Librizzi N.E.   Virginio N.E.

×
×
  • Create New...